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Portale
Turismo & tempo libero
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La Tuscia Romana I musei del territorio Il Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana™ Il materiale originale e le immagini in questa pagina sono © Giuseppe Curatolo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale Pagina in costruzione: rinnovare volentieri la pagina con il browser per essere sicuri di visualizzarne la versione più recente |
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La "Via delle Acque" – Approfondimento |
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In questa pagina Il progetto dell'Architetto Giuseppe Curatolo "Annotazioni sulle antiche Sorgenti di Bracciano in Località Fiora e Gatto" Il Sistema delle Antiche Fonti (secondo sopralluoghi degli anni 2000 e 2004) Una "lettura" del territorio fatta con amore, passione e professionalità Un vero tesoro nascosto, dimenticato e ignorato Una riflessione ed un rinnovato sollecito
Pagine correlate
Giuseppe Curatolo – Una presentazione
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Progetti |
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Il progetto dell'Architetto Giuseppe Curatolo |
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L'approccio |
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Riscoprire una risorsa del territorio - ormai sconosciuta ai più e considerata "obsoleta" dai pochi che la conoscono - come catalizzatore per l'innesco di nuovi processi di rivitalizzazione del territorio.
Creare acculturanti sinergie tra attività e benefici materiali ed attività e benefici immateriali. |
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Le risorse |
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Risorse primarie obsolete:
- l'Acquedotto Industriale Odescalchi; - le sorgenti idriche storiche; - il sistema dell'acquedotto, con i suoi opifici e la campagna irrigua.
Risorse collegate obsolete o sottoutilizzate:
- le fonti archivistiche e documentarie; - memorie orali e tradizioni; - idrogeologia del territorio come risorsa culturale; - beni mobili ed attrezzature artigianali antiche utilizzate nell’artigianato locale; - professionalità sottoutilizzate o non utilizzate. |
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Le finalità sociali |
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Riscoperta della "scontata" disponibilità dell’acqua come conquista civile ed unificante per la comunità.
Incitamento a rispetto e tutela della risorsa "acqua".
Sottolineamento culturale del passaggio dalla dispersione e privatizzazione delle risorse alla loro regolata condivisione (l'acquedotto anche come rete simbolica).
Rivalorizzazione storica della Via delle Acque come “rituale” di transizione economica e produttiva verso un sistema produttivo, in cui l'acquedotto è forza motrice e volano di migliorate attività rurali ed artigianali.
Recupero dell’identità tradizionale locale indotta dalla cultura del fare.
Recupero dei valori unificanti legati alla completezza del ciclo produttivo ed all'interazione sinergica dei settori.
Restituzione di segni materiali di civiltà con cui identificarsi e da cui trarre stimoli di crescita personale, professionale e collettiva.
Riscoperta delle radici della cultura locale e del Genius Loci nella visione pagana-ctonia (galleria del Gatto) e poi cristiana (Chiesa della Fiora).
Condivisione del proprio specifico patrimonio culturale di valori (evoluzione del concetto di "turismo"). |
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Le finalità economiche |
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Creazione di posti di lavoro e nuove professionalità per la gestione delle strutture realizzate.
Inserimento di aree e risorse ora passive nel ciclo produttivo.
Miglioramento ed incremento dei flussi turistici ed estensione dell'"alta stagione".
Ricerca attiva di fondi di investimento per ricerca e sviluppo nel campo storico artistico architettonico ed imprenditoriale. |
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Le azioni |
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Documentarie:
- archivio tematico dedicato (fonti e documenti); - bonifiche, ricognizioni, restituzione di dettaglio ed aggiornamento sia cartografico che fotografico; - allestimento di schede tematiche per tema e manufatto; - cartografia e studi idrografici, geologici, naturalistici e vegetazionali.
Iconografiche, promozionali e comunicative:
- segnaletica tematica sul percorso e di indirizzo; - cartografia e guide; - pubblicazioni tecniche e storiche; - cantiere-evento, mostra documentaria dei lavori in corso per pubblico ed, in particolare, scuole; - seminari preparatori e di studio.
Imprenditoriali ed economiche:
- carta delle opportunità, censimento di beni, risorse materiali/immateriali, aziende attive o attivabili per interagire con il sistema in progetto; - specifici progetti di impresa (singoli e a sistema); - punti di informazione ed illustrazione del sistema in edifici pubblici ed esercizi commerciali qualificati.
Materiali:
- bonifica e recupero delle risorse idriche storiche (sorgenti); - individuazione, definizione di proprietà, bonifica e restauro di sorgenti e fontanili, manufatti dell’acquedotto ed opifici e strutture da esso alimentate; - percorsi pedonali e ciclabili per visite all’acquedotto e alle sorgenti, con aree attrezzate; - relativa segnaletica con pannelli informativi.
Naturalistiche:
- creazione di nuove risorse idriche da immettere attraverso una rete di impianti di fitodepurazione lungo il percorso dell’acquedotto; - relativa segnaletica con pannelli informativi. |
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I partner |
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Istituti ed associazioni:
- con finalità di ricerca storica ed archeologica; - con finalità di promozione socio-economica; - con finalità di promozione turistica e naturalistica; - con vocazione tecnico documentaria (cartografia, fotografia, modellistica).
Studiosi locali e non.
Personale comunale dotato di specifiche cognizioni in materia storico- archivistica, restauro e strategia economica.
Propietari di beni mobili ed attrezzature di interesse museale.
Ditte proprietarie di terreni e beni interessati alla localizzazione dell’intervento.
Fondi archivistici privati e pubblici.
Testimoni di tradizioni e cultura materiale locali.
Studenti universitari e laureandi per tesi tematiche. |
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Il gruppo di lavoro |
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Progettista incaricato, coordinatore del progetto.
Staff tecnico:
- cartografia, espropri, catasto; - idraulica - arte dei giardini e del paesaggio; - v.i.a.; - macchine idrauliche; - restauro e consolidamento.
Comitato scientifico:
- ricerche storico archivistiche; - metodologia del restauro; - promozione imprenditoriale e d’impresa; - urbanistica ed architettura partecipata; - processi amministrativi; - comunicazione e trasparenza. |
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"Annotazioni sulle antiche Sorgenti di Bracciano in Località Fiora e Gatto" |
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La relazione |
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Dalla Premessa |
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"lo non sono uno studioso.
Sono un curiosatore di campagna e di rovine aiutato da un certo occhio professionale per tutto quanto è costruzione.
Quanto segue e in gran parte frutto di osservazione diretta oppure di racconti ascoltati dagli operai anziani del Comune durante la mia breve 'militanza' come funzionario addetto alle opere pubbliche.
Sono in più debitore al Professor Mariani per il suo bel libro sull'acquedotto Odescalchi.
Non posso in ogni caso trascurare di menzionare la Dottoressa Brigida Mantini e l'Architetto Cecilia Sodano, con cui, prima di incontrare il mio nume tutelare, la Dottoressa Angela Carlino Bandinelli, ho a lungo conversato dei temi di queste pagine, mantenendo vivi ricordi e sensazioni e approfittando della loro competenza tecnica e documentaria.
Queste poche pagine hanno il solo scopo di contribuire all'avvio di una doverosa opera di recupero della 'memoria dell'acqua'.
Nel caso di Bracciano la memoria dell'acqua e memoria di operosità esteriore ed interiore, prosperità e condivisione di beni in tempi che, a parte la presenza di una prosperità apparente e senz'anima, sembrano andare in tutt'altra direzione."
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Il Sistema delle Antiche Fonti (secondo sopralluoghi degli anni 2000 e 2004) |
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"Per raggiungere il luogo bisogna percorrere la Via Olmata Tre Cancelli (o forse 'Tre Cannelle' come potrebbe suggerire il fatto che lungo la strada si trovino acqua della Fiora, acqua Precilia "alta" e acqua Precilia "bassa") fino al passaggio a livello della Ferrovia Roma Viterbo, quindi girare a destra e percorrere la strada sterrata fino alla casetta comunale che ospitava il guardiano delle fonti comunali (ora disabitata).
Da quel punto inizia l'area oggi detta "Campo Pozzi" e che un tempo era la zona delle sorgenti.
Il sistema antico (ed anche quello degli anni '40 del XX secolo) era formato da una sorta di Y sul cui il braccio sinistro era ubicata la sorgente della Fiora (e forse le opere di presa di epoca romana di cui scrive il Professor Mariani), mentre sul braccio destro si trovava la sorgente della galleria artificiale detta "del Gatto".
L'acqua delle due sorgenti, captate e regimate, confluiva alla camera di manovra sotterranea posta... |
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Una "lettura" del territorio fatta con amore, passione e professionalità |
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In una valle poco lontano da Manziana, ma ancora in territorio Braccianese, una fitta selva di fichi e sambuchi nasconde alla vista dei più un piccolo tesoro di architettura e di storia locale che, per i motivi che dirò poi, meriterebbe ben altre sorti ed attenzioni.
Il nome del luogo, per chi ha dimestichezza con la storia locale, è legato alle sorgenti d’acqua, che fin dall’epoca romana venivano attinte per le esigenze degli antichi insediamenti prima e poi per Bracciano stessa: “La Fiora” deriva dalla presenza di una piccola chiesa, detta di “Santa Fiora”, sul fianco della collina che, salendo, giunge fino a Manziana.
In realtà la chiesetta è invisibile dall’esterno della massa di fogliame che l’avvolge e la copre - trovarla, per chi non conosce il sito, non è cosa da poco: l’incuria ed i secoli hanno fatto sì che la terra della collina lentamente coprisse la volta della navata e delle cappelle laterali, trasformando una costruzione in parte elevata sul terreno, in una specie di cripta.
La chiesa fa parte di un sistema di captazione più esteso, che drenava ricche sorgenti sgorganti in due diversi punti della stessa valle.
L’altra sorgente, detta “del Gatto”, era anticamente captata con un sistema di gallerie scavate nel cappellaccio vulcanico ed è tuttora visitabile, non senza la sorpresa di scoprire in ipogeo antiche opere di presa in muratura.
Le acque emunte nel sito Fiora e Gatto (probabilmente solo dalla sorgente Fiora) alimentarono prima insediamenti romani (Forum Clodii è abbastanza vicino e compatibile per quota e posizione) e poi la Bracciano di don Livio Odescalchi, attraverso il maestoso acquedotto che ancora vediamo attraversare il nostro territorio. |
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Un vero tesoro nascosto, dimenticato e ignorato |
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Penetrando una folta vegetazione e scendendo un breve ripido pendio, si prova l’emozione di scoprire una piccola navata aperta verso la valle, lunga circa 7 metri e larga 5, sulla cui parete di fondo spicca una cornice in stucco che doveva incorniciare un affresco ed a sua volta affiancata da estese tracce di colore, che fanno pensare a figure di angeli; sotto la cornice si apre una grossa nicchia rettangolare con architrave a capanna che doveva sovrastare un altare oggi scomparso o interrato.
Di più nella navata non è dato vedere, in quanto la terra ormai copre addirittura il pavimento della nicchia.
La misura dell’altezza originale della navata è intuibile dal fatto che gli archi a tutto sesto delle cappelle laterali sono interrati almeno fino alle reni: una stima istintiva fa supporre che il pavimento sia coperto da almeno 2 metri di terra e che quindi la navata fosse alta circa 7 metri.
Probabilmente alla chiesetta, costruita sulla sorgente e priva di facciata, si scendeva tramite alcune scale direttamente dal prato.
Torniamo però alle cappelle laterali: l’arco di sinistra è stato in parte demolito nella parte di chiave e fino quasi alle reni per rendere l’accesso allo spazio più comodo e pare addirittura singolare che non rovini - entrando carponi sotto la volta a crociera si ha la sorpresa di trovare non uno spazio rettangolare, quale sarebbe lecito aspettarsi, ma uno spazio limitato a sinistra da una parete diritta lunga circa 6 metri con cornice in stucco in alto ed a destra da una parete retta e poi chiusa in curva a fare spigolo con la parete di sinistra.
Al centro dello spazio voltato della cappella si apre un foro circolare, che doveva consentire un contatto con un pozzo esterno.
Sopra gli archi laterali di sinistra e di destra e dentro la cappella si trovano finestre con forte strombo murate, a confermare il fatto che la chiesa deve essere stata colpita oltre che dall’incuria anche da una frana, che ha ostruito le finestre.
La cappella di destra è invece murata e, affacciandosi da un piccolo sportello di ferro, si scopre uno spazio ampio, buio e profondo con due varchi uscenti voltati, uno a destra ed uno a sinistra.
Avevo notato, fin dalla prima visita, che il cunicolo di destra, destinato a condurre l’acqua raccolta dal bottino sotterraneo fino ad una ampia camera di manovra sita a valle della chiesa, era realizzato in un pregevole "opus reticulatum", con volta intonacata, ma non mi ero spinto a percorrerne da solo i circa 60 metri.
Questo è quanto avevo visto fino a pochi mesi fa e non mi sembrava poco.
La sopresa più grande è venuta dallo scoprire, durante una visita fatta insieme al Dottor Hubertus Manderscheidt ed a Marco [Gradozzi - Nota della Redazione] e Michele [Concas - Nota della Redazione] dell’Associazione Roma Sotterranea (tutti archeologi o speleoarcheologi), che quello che credevo essere un transetto, è in realtà una grossa camera (circa 6x6 m) simmetrica per forma a quella esistente sul lato sinistro ed interamente di fattura romana in "opus testaceum", con uno zoccolo alto circa 40 cm di blocchi squadrati di pietra chiara (apparentemente travertino) e con lo stesso foro circolare di diametro circa 70 cm già ritrovato sul soffitto nella cappella del lato sinistro.
Il rilievo a vista fatto durante la visita mostra con chiarezza che la navata di accesso è stata costruita in età barocca sopra una grande esedra romana con un diametro di circa 20 metri ed una “corda” di circa 6 metri.
Ciò che ha reso anche molto interessante ma problematica la conoscenza del sito, è stato l’aver trovato lacerti di pittura sulle pareti in "opus testaceum", di un vivido color celeste in alto e verde striato di marrone in basso, quasi fossero i resti di una scenografia rupestre dipinta sulle pareti.
Il soffitto reca invece ancora segni di pittura blu, quasi a copiare un cielo notturno.
Sulla camera sotterranea si apre un primo varco che da accesso a parte del retro dell’esedra e ad una piccola grotta, dove probabilmente sgorgava la sorgente, ed un secondo varco, che introduce ad un pregevole acquedotto romano realizzato per la prima parte esattamente come l’esedra ("opus testaceum" su zoccolo di pietre squadrate) e per il restante tratto in "opus reticulatum" su zoccolo pure in pietre squadrate.
È interessante notare che le pietre dello zoccolo sono abbastanza discoste l’una dall’ altra e prive di malta, quasi a consentire la captazione di altre vene d’acqua lungo il percorso.
Il cunicolo, dopo circa 60-70 metri, entra in una camera di manovra sotterranea che appare coeva dell’acquedotto Odescalchi e che prosegue nella direzione del lago e del fosso della Fiora (e di Forum Clodii).
Questo secondo tratto del cunicolo non è stato ancora da noi visitato che per i primi 20-30 metri e dovremo tornarci quanto prima.
Il sito fu visitato negli anni ‘30 del secolo scorso dall’Ashby e negli anni ‘40 da una Commissione dell’Ufficio Tevere ed Agro Romano.
L’Ashby, a quel che è dato di leggere, vide il cunicolo molto più a valle della camera di manovra, mentre la Commissione, il cui lavoro è riportato nel saggio del Professor Mariani “l’ Acquedotto Odescalchi”, pur menzionando genericamente i cunicoli, non sembra aver preso visione delle strutture sotterranee.
Nella camera di manovra, molto interessante con le sue paratie scolpite in pietra e con una antica saracinesca in ferro ancora in sito, arriva anche il cunicolo proveniente dalla sorgente Gatto e parte il cunicolo dell’acquedotto Odescalchi, che alimentava Bracciano.
La ristretta dimensione del cunicolo della sorgente Gatto non consente una esplorazione analoga a quella della sorgente Fiora, tuttavia è possibile accedere altrove alla galleria di presa della sorgente che riserva sorprese non meno interessanti.
Anche la sorgente Gatto è completamente asciutta ed è formata da due gallerie, una antica e posta più in alto (probabilmente scavata per alimentare l’acquedotto Odescalchi) ed una posta più in basso di circa 2 m, creata nella prima metà del secolo scorso per drenare acque a livello più basso, una volta disseccata la vena antica.
Si accede alla galleria più recente (quella bassa) attraverso una galleria in cemento armato lunga circa 40 metri.
Alla fine della galleria in cemento armato si entra in un cunicolo scavato nel tufo, entro cui corre il tubo di ferro che portava per gravità l’acqua verso Bracciano, quando la galleria ancora era piena d’acqua.
A circa 100 metri dall’ ingresso la galleria in roccia finisce in un piccolo speco, dove giacciono vecchissime pompe diesel arrugginite.
Poco prima della fine della galleria bassa una porticina consente la salita alla galleria più antica.
Percorsi i primi 50 metri in un cunicolo più ristretto di quello lasciato in basso, arriva la sorpresa: la galleria si amplia ed è fiancheggiata da spessi muri in pietra, sommariamente intonacati, forati in basso da archetti o da piccole “gattarole” in mattoni, destinati a consolidare lo scavo e consentire il drenaggio e lo scorrimento dell’acqua.
L’intero percorso della galleria alta è lungo circa 100 metri, ha un percorso principale ed un tratto tipo bypass, scavato evidentemente per drenare una seconda sorgente.
A metà del percorso alto si trova un largo pozzo di ventilazione in muro di basalto, che si apre a cielo aperto e che consente di valutare in circa 20 metri la profondità della galleria.
Addentrarsi nella galleria antica è davvero affascinante, perché non ci si aspetta di trovare tanta abbondanza di manufatti e perché non si può non andare con il pensiero alle maestranze che realizzarono in sotterraneo e, probabilmente, immerse in parte nell’acqua, quei manufatti. |
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Una riflessione ed un rinnovato sollecito |
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Questa, per sommi capi e senza entrare in argomentazioni eccessivamente specialistiche, la descrizione del tesoro di cui si diceva nelle prime righe.
Sul tema dell’acqua e dei manufatti di presa e distribuzione, di cui abbonda Bracciano, si potrebbe dire e si dirà ancora molto, anche, spero, coinvolgendo altri amici e colleghi.
Sarebbe tuttavia ormai tempo che le Amministrazioni Comunali pensassero di investire qualche risorsa nella creazione di un marketing dei giacimenti culturali del territorio, giacimenti che erroneamente sembrano limitati all’ormai frusto binomio Lago/Castello.
Scoprire e condividere le radici della civiltà tecnica e produttiva che caratterizzano Bracciano nell’età della rivoluzione industriale, sarebbe un vero atto "politico" nel senso alto della parola.
Ma c’è qualcuno cui interessi? Finora le molte foto ed il materiale, che ho mostrato nel tempo a chi credevo potesse agire per il recupero, non sono mai serviti a nulla...
Per il futuro dobbiamo comunque avere speranza e fiducia, ma soprattutto agire in sinergia perché il Palazzo si svegli! |
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Un ringraziamento |
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Non posso concludere senza ringraziare:
la Dottoressa Angela Carlino Bandinelli, la Dottoressa Brigida Mantini e l’Architetto Cecilia Sodano per gli incoraggiamenti ed i consigli,
il Dottor Hubertus Manderscheidt, Marco [Gradozzi - Nota della Redazione] e Michele [Concas - Nota della Redazione] di Roma Sotterranea per la competenza e l’entusiamo nella progettazione e compimento della nostra piccola impresa,
ed, infine, con rinnovata simpatia, i miei amici gli operai comunali, per l’assistenza agli inizi dell’esplorazione." |
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Qualcosa si muove... |
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È partita "Salvalarte" |
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26-10-2007 – Lago On Line Notiziario telematico del Lago di Bracciano, Anno IV, 26 Ottobre 2007
"È partita "Salvalarte". Oggi pomeriggio appuntamento a Bracciano.
La campagna nazionale di Legambiente fa tappa oggi sul lago per salutare il recupero del manufatto romano di S. Fiora
È partita Salvalarte 2007 di Legambiente, la dodicesima edizione della campagna nazionale di Legambiente realizzata con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali.
La campagna è dedicata alla riscoperta e valorizzazione dei beni culturali, per denunciarne lo stato di degrado, per attivare sinergie e risorse per il loro recupero e la loro fruizione.
La locandina dell'incontro. |
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