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La Tuscia Romana

I musei del territorio

Il Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana 

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo (anche immagini) e Bruno Panunzi: la Redazione ringrazia gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

La mappa originale dell'acquedotto Odescalchi, in questa pagina dettagliatamente documentata e fotografata da Luciano Russo e Bruno Panunzi prima del restauro, è di Bruno Panunzi, temporaneamente esposta presso il Museo Civico di Bracciano, destinata al divenendo Museo Territoriale dell'Industria e del Lavoro della Tuscia Romana: la Redazione ringrazia il proprietario per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

Le immagini del Cabreo Odescalchi in questa pagina sono © Sandro Carradori: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

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La "Via delle Acque" – Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagina di origine

Pagina di ingresso

Pagina di copertina

Mappa di Turismo

Mappa del portale

 

  In questa pagina 

L'acquedotto industriale del Ducato di Bracciano

La mappa originale dell'acquedotto del 1727

Le opere di Baldassarre Odescalchi

La Bracciano del '700

Bracciano inizi '700

Bracciano metà '700

I Cabrei

"Descrizzione dello stato de soprad[et]ti edificij"

"Mamma, li turchi!"

 

  Pagine correlate 

Sandro Carradori – Una presentazione

Bruno Panunzi – Una presentazione

Luciano Russo – Una presentazione

 

 

 

 

 

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L'acquedotto industriale del Ducato di Bracciano

 

 

           

 

 

La mappa originale dell'acquedotto del 1727

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le opere di Baldassarre Odescalchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le opere realizzate dal Principe Baldassarre Odescalchi tra il1709 ed il 1727, a proseguimento, completamento e ampliamento di quelle iniziate un decennio prima da suo padre, il Principe Livio, colui che acquista il Ducato di Bracciano messo all'asta dagli Orsini.

(La mappa, di proprietà di Bruno Panunzi, in originale delle dimensioni di 96x38 cm, è temporaneamente esposta nel Museo Civico del Comune di Bracciano.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da notare la particolare scala della mappa in "canne": la canna "agrimensoria" (per misurare i terreni) è di circa 2 metri in Sicilia, da 2,1 a 2,6 nel Napoletano, 2,5 a Genova e in Romagna, ma arriva fino a 2,9 metri a Firenze - il simbolo della canna agrimensoria - "@" - molto simile alla chiocciola degli indirizzi di posta elettronica dei nostri giorni...

 

"Pianta dell'Edificij Eretti dall' [...] del Sig.[nor] Duca D.[on] Baldassarre Odescalco nel Suo Distinto Feudo della Città di Bracciano dall'anno 1709 su fino all'anno 1727 - mediante le nuove accque ritrovate nelle sue Macchie alla Fiora e sotterraneamente e su archi in d[ett]o luogo condottate."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Bracciano del '700

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bracciano inizi '700

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piantina schematica di "Bracciano" (dall'alto in basso e da sinistra a destra):

 

- "[Strada da Cappuccini à] Bracciano detta Borgo Flavio" (oggi Via Principe di Napoli - Rione Cartiere);

- "Monache" (oggi Via XX Settembre, Via Cavour);

- "Osteria di Bracc[ian]o" (oggi Via Traversini, Libreria Giunti - già Bar Sabazio - e Bar del Corso);

- "Borgo Livio" (oggi Via Agostino Fausti, Via Salvatore Negretti - Rione Borgo);

- "Ponte di Bracc[ian]o" (oggi Piazza 1o Maggio, Via Umberto I);

- "S.[ant]a M.[ari]a Novella" (oggi come già allora).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bracciano metà '700

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paricolare del Cabreo rappresentante la cittadina nella foto di Sandro Carradori.

 

Conosciamo la Bracciano della metà del '700 anche attraverso il cosiddetto "Cabreo Odescalchi" di Palazzo Odescalchi a Roma.

 

In alto, è riconoscibile il Castello, con a destra la Chiesa di Santo Stefano, e le mura di difesa, più sotto, dalla Chiesa di Santa Maria Novella con ben discernibile il ponte di Bracciano di accesso alla parte fortificata della Città, la strada di Borgo Flavio verso Cappuccini (oggi Via Principe di Napoli), rettilinea perpendicolare verso il basso dell'immagine, nell'angolo inferiore destro l'antica strada di ingresso a Bracciano, oggi Via Giuseppe Palazzi e, dal Vecchio Ospedale, Via Cupetta del Mattatoio, che va a ricongiungersi con la Braccianese-Claudia al semaforo in località La Rinascente, mentre, dal centro (Palazzo del Municipio) verso l'estrema sinistra in alto, la serie di ferriere descritte nell'articolo, quasi imperniata sulla Chiesa della Madonna del Riposo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I Cabrei

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cabreo - dal latino cabreum o capibrevium o caput breve = elenco condensato, sommario, lista per sommi capi - indica in origine la lista dei privilegi della monarchia nella Castiglia del Medioevo, redatta nella prima metà del 1300 su iniziativa di Alfonso XI.


Più tardi il termine cabreo va poi ad indicare, in senso più lato, l'
inventario dei beni appartenenti a grandi organizzazioni, siano esse amministrazioni ecclesiastiche di tipo religioso, ordini di cavalieri o famiglie nobiliari, Comuni.

 

I Cabrei prendono il nome o dal proprietario dei beni (come qui, "Cabreo Odescalchi") o da quello del luogo dei beni (come il "Cabreo della Pieve" o di Làtera o della Tuscia).

 

 

Il magnifico Cabreo settecentesco della Città Papale di Viterbo.

 

I Cabrei sono commissionati sia come atti giuridici pubblici, per definire confini e rapporti con confinanti, eredi ed istituzioni, sia come simboli di stato sociale, quindi dipinti sulle pareti o sui soffitti dei saloni del proprio palazzo (è il caso del nostro Cabreo Odescalchi), sia come garanzia contro eventuali dispersioni dei beni o tentativi di usurpazione di diritti (come gli erbatici, legnatici, fungatici ed usum aquae in occasione di transazioni o cessioni) cioè dei propri e veri inventari.


La realizzazione di questi documenti viene affidata ad un
notaio o direttamente ad un cosiddetto agrimensore (minimo capomastro, ma il più delle volte architetto, e, dal 1700, anche  geometra) o regio compassatore, agrimensore ufficiale nominato dal Re, sulla base di precisi rilevamenti topografici, riportati in mappa o in legenda, con gli esatti confini e le aree di ogni proprietà, con antiche unità di misura locali vigenti i quello Stato (non esiste ancora una standardizzazione).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dall'alto in basso e da sinistra a destra, il Cabreo, datato 1774, della Commenda della Chiesa di San Pancrazio a Genova, quello di Piana di Settimo, in Toscana, del 1760, ed il Cabreo del complesso del Gran Priorale del Sovrano Militare Ordine di Malta in Venezia del 1766.

 

I documenti che normalmente lo compongono sono mappe di interi territori, ma anche particolareggiate di singole particelle, elenchi di beni mobili ed immobili, diritti e servitù, valutazioni economiche delle proprietà: il cabreo classico consiste infatti di una parte descrittiva, con ubicazioni, misurazioni, prezzi, canoni e quant'altro, corredata da allegati, spesso stupende tavole disegnate e acquerellate, ricche di particolari.

 

Oggi i Cabrei rappresentano di fatto una delle più valide, consistenti ed omogenee fonti archivistiche a nostra disposizione per poter documentare l'evoluzione del paesaggio sia urbano che rurale e per lo studio della storia del territorio.

 

 

 

A sinistra, la "Tavola 14 della Grancia di Laurenzana" del "Cabreo Inventarium sive Platea Commendae Terrae Grassani, Anno 1737-38", Taranto (nell'Italia Meridionale il cabreo viene anche chiamato "platea") e, a destra, il Cabreo "de’ Beni, con Casa Masserizia ed Orto" della Tenuta La Tordela, Bergamo, del 1790.

 

 

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"Descrizzione dello stato de soprad[et]ti edificij"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"A. Botte dell'Accqua"

"B. Cartiera"

"C. Mola à due Macine"

"D. Carbonili"

"E. Canicchio"

"F. Camerotti"

"G. Spiazzo"

"H. Rengrane"

"I. Spiazzo"

"L. Distendino"

"M. Vasca"

"N. Prima Ferriera"

 

"O. Chioderia"

"P. Fossetto"

"Q. 2.a Ferriera"

"R. 3.a Ferriera"

"S. 4.a Ferriera"

"T. Confine di Sito di d[ett]e Monache"

"V. Arco soprastrada"

"X. 5.a Ferriera"

"Z. Confine di d[ett]o Sito entrando altro Sito"

"Y. Confine del Sito di d[ett]o Ricciotti"

"&. Sesta Ferriera"

"+. Bottaccio e Torretto di Sesta Ferriera"

 

 

 

 

"A. Botte dell'Accqua"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"A. Botte dell'Accqua... su la Strada de Cappuccini ['da Cappuccini à Bracciano detta Borgo Flavio'] dove

terminano li condotti sotterranei e superiori fatti dalla Ch:[iarissima] Me:[emoria] del Sig.[nor] P[ri]n[ci]p[e] D.[on] Livio e sino alla L[ette]ra B. sono @ 36 di longhezza, condotti fabricati in sito che era di Venanzo di Fran.[ces]co pagato con ordine al Severini Ministro quietanza in atti del Praier Cancel[lie]re di Bracc[ian]o li 17.."

 

 

Il punto A. della settecentesca mappa oggi: in zona Cappuccini-Santa Lucia, all'incrocio di Via Principe di Napoli con la Braccianese-Claudia, a sinistra guardando il Castello, evidente il sopraelevamento di una notevole superficie di  terreno, alla cui sommità è anche possibile scorgere dei tubi di sfiato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"B. Cartiera"

 

 

 

 

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"B. Cartiera di estenzione @ 9- in sito del sud[det]to sodisfatto comessopra.

 

Dalla Cartiera sino alla Mola condotto @ 92- cioè @ 20- di strada e @ 72- della Vigna Volpe spettante a

S[ua] Ecc[ellenz]a."

 

 

Punto B. della mappa, La Cartiera, oggi: all'angolo Via Principe di Napoli e Via Carlo Marchi, l'edificio è trasformato in residenziale, ma, scendendo dai Cappuccini, già qualche centinaio di metri prima dell'antica cartiera emergono i resti dell'acquedotto che alla fine "scompare inspiegabilmente" in una casa - una volta qui veniva prodotta carta pregiatissima...

 

 

 

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"C. Mola à due Macine"

 

 

 

 

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"C. Mola à due Macine di estenzione @ 5- in sito di Vigna"

 

Dalla Mola alli Carbonili del Forno condotto @ 120-, cioè @ 110- in d.[etta] Vigna, e @ 10- strada trasversale seguitando altre @ 13- condotto sino alla prime trombe del Forno in sito de' Padri di S.[ant]a M.[ari]a Novella come segue"

 

 

Della Mola al punto C. della mappa nulla rimane: la zona è angolo Via Principe di Napoli - Via Udino Bombieri, la strada che porta al Cimitero - ma nei cortili interni retrostanti quegli edifici...

 

 

 

 

 

 

 

 

"D. Carbonili"

 

 

 

"H. Rengrane"

 

 

 

 

 

"E. Canicchio"

 

 

 

"I. Spiazzo"

 

 

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"F. Camerotti"

 

 

 

"L. Distendino"

 

 

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"G. Spiazzo"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"D. Carbonili sopra il Forno e Rengrane

 

  E. Canicchio e sotto il Forno della Cola o stanza della Sciuga in [s]ito come segue

 

  F. Camerotti, e sotto il Magazzino del Ferraccio

 

  G. Spiazzo sulla Vena picchiata dove riescono Camerotti

 

  H. Rengrane da calcinare e picchiar la vena

 

  I. Spiazzo da scaricar la Vena Dalla L.[ette]ra D. sino a L.

 

  L. Distendino"

 

 

Sotto, partendo da dietro al Palazzo Municipale a destra e proseguendo verso sinistra, l'intero sistema delle 6 Ferriere della Città di Bracciano: il cosiddetto "Fornaccio", da cui l'odierna Via del Fornaccio dall'Uffico Postale alla Settevene-Palo, comprensivo del canicchio, forno da fonderia, così come rappresentato nel 1752 dagli agrimensori nel Cabreo di Palazzo Odescalchi a Roma - è lì contraddistinto come fabbricato numero 16.

 

 

 

 

 

 

 

 

"M. Vasca"

 

 

 

 

 

"N. Prima Ferriera"

 

 

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"O. Chioderia"

 

 

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"M. Vasca da lavare il Ferrino

 

La L.[ette]ra M. sito che era de P.[adre] P.[riore] di S.[anta] M.[ari]a Novella contracambiato in @.. Prato à Prato Longo di S.[ua] Ecc.[ellenz]a I[llu]str[issim]o con le solennità sugli atti

 

  N. Prima Ferriera Camerotto, Carbon[i]le e Bottaccio in sito di S.[ua] Ecc[ellenz]a"

 

  O. Chioderia contigua à d[ett]a Ferriera

 

Segue il condotto in longhezza di @ 14- sino alla L[ette]ra P."

 

 

Sotto, a sinistra la prima Ferriera, fabbricato numero 16 nel Cabreo Odescalchi, come appare a metà '700, e, a destra, con il numero 17, il Lavatoio pubblico, ancora in uso nel secondo dopoguerra ed ora, restaurato, oggi Auditorium.

 

 

 

I Pomponi, fabbri ferrai a Bracciano da 8 generazioni, entrano a gestire la Prima Ferriera agli inizi del 1800, quando le truppe francesi lasciano il Ducato: oggi l'unico ancora attivo lungo tutta la filiera è Pericle Pomponi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"P. Fossetto"

 

 

 

 

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"P. Fossetto dove principia il sito del Can.[nonic]o Coletta sino alla L.[ette]ra R. @ 44- cioè sopra fino alla 2.a

Ferr.[ier]a @ 15-, Ferr.[ier]a @ 7 ± e dopo @ 21 ± e segue"

 

 

 

 

 

 

 

"Q. 2.a Ferriera"

 

 

 

 

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"Q. Seconda Ferriera, Camerotto, Carbon[i]le e Bottaccio

 

Siegue il condotto sino al 3.o Bottaccio @ 21 ± come sopra"

 

 

Sotto, i volumi della seconda Ferriera, a breve distanza dalla prima, oggi abitazione della Famiglia Cumar (ancora visibile il muro del bottaccio sul retro), contraddistinta nel Cabreo con il numero 18.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"R. 3.a Ferriera"

 

 

 

 

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"R. 3.a Ferriera, Camerotto, Carbon[i]le e Bottaccio, cioè Bottaccio in sito del Coletta assieme S[ua]

E[ccellen]za sodisfatto con ord.[ine] al Banco di S.[anto] Sp.[irit]o di Nov[...]e 1728- I[llu]str[issim]o rogato il Cerch.[iet]ti Cancell[ie]re di Bracc[ian]o li .. C[oncorda]to Prezzo della Ferriera in sito di S.[ua] Ecc[ellenz]a

 

Siegue condotto sino alla 4.a Ferriera @ 16 ± in sito proprietario delle Monache di Bracc[ian]o sino alla L.[ette]ra T."

 

 

Sotto, la terza Ferriera e relativo bottaccio, oggi Proprietà Fanton ospita un centro fisioterapico, nel Cabreo fabbricato numero 19.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"S. 4.a Ferriera"

 

 

 

 

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"S. 4.a Ferriera, Camerotto, Ecc. in sito di d[ett]e Monache come s[opr]a.

 

Siegue il condotto sino alla L[ette]ra T. @ 32 ± ... di d[ett]e Monache di capacità liberatosi S[ua]

Ecc[ellenz]a con l'accollazione di uno Scudo l'anno da pagarsi al Canonicato del Can[oni]co Alesij à cui sogiaceva la Vigna I[llu]str[issim]o rogato Bracci[ano] Not[ar]o di Bracc[ian]o con solennità Ecc. li 5 Sett[embr]e 1726 - e fu sodisfatto il Sopraterra al Mozza sopra giust[issim]e in fibra 1725 di Comp.[...]ria a 338"

 

 

Sotto, il fabbricato numero 20 del citato Cabreo Odescalchi, oggi proprietà Tassi - la quarta Ferriera: anche qui ben visibile il bottaccio e, sul retro, l'acquedotto che prosegue verso la quinta Ferriera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"T. Confine di Sito di d[ett]e Monache"

 

 

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"T. Confine del sito di d[ett]e Monache e segue il condotto in sito di Fran.[ces]co di Nitorio @ 82- sino alla

L[ette]ra V. sodisfatto con ord[in]e al Banco di S.[anto] Sp[irit]o di ... in data Nov[embr]e 1728 sopra I[llu]str[issim]o rogato d[ett]o Cerchietti li ... d[at]a."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"V. Arco soprastrada"

 

 

 

 

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"V. Arco soprastrada dove passa l'acqua che và al 5.to Bottaccio di Longh[ezz]a @ 2 ± con l'imposte Ecc."

 

 

Sotto, nitido al centro e sicuro punto di riferimento per una corretta lettura del percorso dell'acquedotto industriale nel contesto del Cabreo Odescalchi, l'arco soprastrada con la deviazione a destra del muro fino al bottaccio della quinta Ferriera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"X. 5.a Ferriera"

 

 

 

 

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"X. 5.ta Ferriera, Camerotto Ecc. in sito detto Arcangelo Marinelli sino alla L[ette]ra Z. sotto la ferriera @ 9-,

qualsito sopra sino alla strada della Cisterna e di capacità Sc[u]di 1- eq. 1- nudo stimato - non ancor sodisfatto per esser papillo sopra commutarlo o pagarlo Ecc."

 

 

Sotto, la quinta ferriera con relativo bottaccio, oggi  villa privata, fabbricato numero 21 nel Cabreo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Z. Confine di d[ett]o Sito entrando altro Sito"

 

 

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Sotto, il Cabreo Odescalchi, estremamente fedele nei dettagli, mostra gli archi dell'acquedotto tra la quinta e la sesta ed ultima Ferriera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Y. Confine del Sito di d[ett]o Ricciotti"

 

 

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"&. Sesta Ferriera"

 

 

 

 

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Sotto, il complesso della sesta Ferriera, a confine con l'odierna proprietà di Villa Fedeli, con il bottaccio ed il torretto, fabbricato numero 22 nel Cabreo - visibile il proseguimento delle acque nel fosso che le convoglia a valle per l'irrigazione degli orti (e nelle immediate vicinanze c'è appunto Via degli Orti).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"+. Bottaccio e Torretto di Sesta Ferriera"

 

 

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"Mamma, li turchi!"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiedendo sinceramente scusa a tutti i Turchi...

Non c'è davvero ombra di paragone con la loro altissima civiltà!

 

E lungo tutto questo meraviglioso complesso, oggetto di incuria e di atti vandalici, sia privati che legittimati da autorità locali "non all'altezza" (vedi la demolizione del tratto superiore dell'aquedotto nel pieno centro di Bracciano su Via Principe di Napoli, tra le antiche "botte dell'accqua" e cartiera, e vedi la nota, radicale cancellazione degli ultimi resti del "distendino" lungo il tratto superiore della Via del Lago, poco prima della Chiesa della Madonna del Riposo!), evidentemente per pura mancanza di interesse, di competenza e di senso del "sacro" intrinseco in luoghi "pubblici" come questo, patrimonio  non solo "nostro" dei Braccianesi, ma di tutti - un patrimonio dell'umanità! (UNESCO?) - non una targa, non un qualsivoglia segno di memoria, che riporti autoctoni e porti turisti alla conoscenza, che inviti alla riflessione ed ispiri al rispetto...

 

Insieme al Castello Orsini-Odescalchi uno dei principali patrimoni storici, socio-culturali ed economico-turistici locali e totalmente ignorato!

 

Quel poco del rivoluzionario settecentesco acquedotto industriale del Ducato di Bracciano non ancora distrutto è in rovine, soffocato e nascosto da vegetazione selvatica, cade in silenzio pezzo per pezzo sotto le intemperie davanti ai nostri piedi oppure frana, con e senza preavviso, anche in modo spettacolare e non certo "ignorabile" (vedi la sezione di arcate in zona "Montebello" - !? - sulla strada per Manziana, che così ancora sta...), ricoperto d'edera, d'oblio, d'anonimato e di vergogna!

 

Un indicatore come un altro del nostro grado di "cultura"... (altro che mercatini, bancarelle, false sagre, pseudo-eventi e buffonate varie, degne al più di una neo-borgata, insignificante, volgarmente truccata e puttanesca all'ombra periferica di una zona "di interesse metropolitano", volenterosamente aperta ad ogni tipo di copulazione, speculazione e "sperimentazione", pur di essere notata, ricordata, non dimenticata, non abbandonata: vivaddio, chi avrebbe mai sognato di rimpiangere il "provincialismo"?).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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