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La Tuscia Romana

I musei del territorio

Il Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Rossi - Pioniere, aviatore, imprenditore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Ars Volandi Mira Est

Pioniere del volo

Non senza rischi

Volontario in Libia

I primati e la Grande Guerra

L'idrovolante - "aereo del futuro"

Il Cantiere Aeronautico di Giuseppe Rossi

L'Italcraft

Commemorazioni

 

  Approfondimento 

La "Via delle Acque"

L'acquedotto industriale del Ducato di Bracciano

Attività produttive a Bracciano nel XVIII secolo

Progetti

 

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Pagina di origine

Verso un museo del lavoro e dell'industria

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"Tenutelle Vendonsi"

 

Luciano Russo – Una presentazione

 

 

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

 

Ars Volandi Mira Est

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pioniere del volo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nasce a Carpaneto Piacentino, Piacenza, il 15 maggio 1881 da Giuseppe e Angelica Guardiani, la cui famiglia borghese lo fa crescere in un agiato anonimato.

 

Atletico e sportivo è attivo ginnasta, pratica sollevamento pesi e lotta e si dedica con successo al ciclismo: durante la gara ciclistica Piacenza-Ponte Taro e ritorno del 1904 diventa famoso per aver bruciato i cento chilometri del tracciato in sole tre ore, una vera impresa se si tiene conto delle stato delle strade e della tecnologia delle biciclette di allora.

 

L'interesse per tutti i nuovi mezzi meccanici, la voglia di uccidere la noia della provincia e le possibilità economiche della famiglia, lo attirano da subito verso le spericolatezze delle prime automobili e poi dei primi mezzi volanti fino ad appassionarlo, entusiasmato anche dalle prodezze dei fratelli Wright, di Farman e Bleriot.

 

Una serie di coincidenze porta rapidamente il giovane "Pipòn" - come lo chiamano in paese - a diventare pioniere dell'aviazione, uno dei primi Italiani a staccarsi dal suolo con un fragile aereo di legno e tela e primo pilota piacentino: amico dell'asso motociclistico ed automobilistico Umberto Cagno, quando questi passa all'aviazione lo segue prima a Torino e poi a Pordenone.

 

Viene seriamente iniziato all'ars volandi nella Scuola di Volo di Pordenone da due istruttori di eccezione come il francese Chevret e lo stesso Cagno: nel 1910 si brevetta pilota d'aereo nei cieli friulani con la "Tessera di Pilota" italiana numero 27 rilasciata dalla Federazione Aeronautica Internazionale.

 

 

 

 

 

 

Un Giovane Giuseppe Rossi a bordo del suo biplano.

 

 

 

 

Le brughiere fra Lonate e Castano Primo, al confine tra le Province di Varese e Milano, già  per tutto l'800 e i primi del '900 aree di esercitazione militari prima degli Austriaci e poi degli Italiani, divengono nel primo decennio del XX secolo una delle culle dell'Aviazione in Italia.

 

Tra il 1909 ed il 1912 sorgono qui i primi campi d'aviazione civile con scuole di pilotaggio ed officine, su iniziativa di alcuni pionieri del volo: a Vizzola Ticino Gherardo Baragiola, Luigi Gex ed Ettore Introini, a Cascina Costa Rinaldo Togni, Giglio Gigli e Giuseppe Rossi.

A Cascina Malpensa invece già dall'aprile 1910 l'Ing. Gianni Caproni con il fratello Federico ed pochi operai danno vita ad una delle prime ditte aeronautiche in Italia, la Caproni: il primo apparecchio è un biplano, il Caproni Ca. 1, che si alza in volo a fine maggio 1910.

La Caproni si trasferirà alla fine del 1911 a Vizzola Ticino, quando il campo d'aviazione di Cascina Malpensa tornerà ad usi militari.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Manifestazione Aviatoria di Piacenza del 1911: Giuseppe Rossi a bordo del suo aereo si prepara al decollo.

 

Non senza rischi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In occasione delle solenni celebrazioni del Cinquantesimo dell'Unità d'Italia del 1911, a Piacenza si organizza una grande Manifestazione Aviatoria di tre giornate il 25, 26 e 27 marzo, cui grazie alle insistenze di Giuseppe Rossi, aderisce anche Umberto Cagno.

 

Le cose vengono fatte in grande: quattromila lire di compenso ai due piloti, viaggio e permanenza gratuiti, indennità di trasporto e custodia degli aeroplani e si stampano in gran numero cartoline-ricordo dell'evento.


La stampa locale crea un clima di orgogliosa curiosità intorno alla figura del "compaesano Giuseppe Rossi" attirando pubblico dall'intera provincia, tanto che in città vengono istituite speciali corse tramviarie a tariffe ridotte.

 

Così quel sabato 25 marzo la Piazza del Castello è gremita di folla, gli occhi magnetizzati sui due "Farman", farfalloni di tela, legno, fili e tubi montati su quattro ruote da bicicletta...


Ma il tempo è impietoso e minaccia la manifestazione: solo Cagno approfitta di una schiarita per alzarsi in un breve volo e atterra fuori le mura.

Il pomeriggio di domenica 26 marzo le condizioni non sono migliorate e tira forte vento.

Cagno decolla per primo ma si limita ad un frettoloso volteggio sul campo, poi è la volta di Rossi che spinge testardamente il motore al massimo, raggiunge una cinquantina di metri di altezza ma finisce col perdere il controllo dell'aereo, va ad con l'estremità dell'ala contro un tetto e precipita fragorosamente al suolo: lo estraggono dai rottami miracolosamente indenne ad eccezione di un piede ferito e di lì a poco il Sindaco di Carpaneto gli consegnerà una medaglia d'oro - un eroe.


Il maltempo fa spostare il rimanente programma all'1 e 2 aprile e già in quell'occasione Rossi rivola e questa volta bravamente e a lungo tra il generale entusiasmo: il
successo ottenuto porterà a far ripetere la manifestazione aerea di Piacenza anche a Ferragosto 1912, piloti questa volta Giuseppe Rossi e Romolo Manissero, che l'anno precedente è salito a 3.000 metri "sfiorando il primato del mondo".

 

Durante la due giorni Rossi si esibisce ripetutamente su Piacenza ed il 15 agosto vola fino a Carpaneto per salutare dall'alto la mamma, fatto emotivamente enfatizzato da un cronista dell'epoca così:

 

"Il viaggio a Carpaneto riusciva felicemente, roteava più volte sopra il centro abitato e tutti gli abitanti, appena avvistatolo, si riversarono sulle piazze e nelle vie, acclamando il concittadino aviatore.

Rossi compiva diversi giri sopra il paese abbassandosi fino a cento metri.

Mentre stava passando sopra la casa abitata dalla sua famiglie, egli veniva scorto e riconosciuto da una sorella che, richiamata dalle grida della folla, era accorsa alla finestra.

La signorina, allora, gridava alla madre intenta a preparare il pranzo: 'Mamma, mamma, corri, arriva Peppino'.

La signora si precipitò alla finestra , mentre sulla strada passava un'automobile puntò lo sguardo su quella, cercando il figlio Peppino che, invece, dall'alto mandava saluti e baci con la mano.

A tal sorpresa la signora, che vedeva per la prima volta il figlio volare, venne colta da un tremito, che si tramutò in una crisi di pianto a dirotto.

Rossi s'innalzava ancora a 500 metri, scomparendo verso Piacenza, dove scendeva con un applaudito volo librato".

 

 

 

Foto ricordo della Manifestazione Aviatoria di Piacenza del 1911: da sinistra il Sindaco di Carpaneto, Conte Riccardo Scotti, che consegnerà a Rossi una medaglia d'oro a nome di tutti i Carpanetesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giuseppe Rossi, pilota, che davanti con la destra impugna sicuro la cloche dando con la sinistra uno spavaldo segnale di pronto al decollo e, dietro, di lui il Capitano Mantù, passeggero, che orgoglioso saluta militarmente prima della partenza per una ricognizione aerea nell'area di Tobruk il 31 gennaio 1912: semplicemente appese sul petto del Capitano le famose due bombe "ballerine" poi sganciate sul nemico mentre sotto, tra il pilota Rossi e il Capitano, è ben visibile il "lanciabombe", un modesto tubo di metallo assicurato verticalmente da cui vedere l'obiettivo da colpire ed in cui, al momento opportuno, lasciar cadere le granate.

 

Volontario in Libia

                 

 

 

Nell'autunno del 1911 Giuseppe Rossi si arruola come volontario nella Guerra Italo-Turca e viene destinato alla Compagnia Aerea del Tenente Capuzzo sul fronte libico.

 

Da pilota militare porta effettua le prime missioni belliche di volo notturno ed ricognizione sul territorio nemico, azioni pionieristiche che gli valgono una Medaglia d'Argento al Valor Militare con la motivazione:
 

"Pilotando l'aeroplano sugli accampamenti nemici, continuò, malgrado il fuoco, il suo viaggio, dando modo al suo capitano di effettuare il lancio di una granata che produsse lo scompiglio nel campo nemico".

Tobruk, 31 gennaio 1912

 

Bollettino Ufficiale, 5 aprile 1913

Sempre a Tobruk Rossi porta a termine i
primi esperimenti aerei di telegrafo senza fili, comunicando a terra dal suo Farman nientemeno che con lo stesso Guglielmo Marconi.

 

 

A Guglielmo Marconi e "G. ROSSI PIONIERE" è dedicata la medaglia coniata in occasione del 50º Anniversario della Fondazione dell'Aeronautica Militare Italiana a commemorazione dei primi "ESPERIMENTI DI RADIO RICETRASMISSIONE TERRA-ARIA CONDOTTI DA G. MARCONI" in collaborazione con Giuseppe Rossi in "CIRENAICA" nel "1912" - di fatto l'inizio dell'utilizzo della radio di bordo su mezzi aereomobili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I primati e la Grande Guerra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1914 Giuseppe Rossi stabilisce il Primato Italiano di durata con passeggero in carlinga con un volo per 2 ore e 48 minuti e batte poi il Primato Italiano di volo su circuito chiuso con 3 ore e 48 minuti.


Durante la
Prima Guerra Mondiale, dal 1915 al 1918, comanda la Scuola di Idroaviazione di Taranto: nel 1916 affonda con il suo idrovolante un sottomarino tedesco guadagnando la seconda Medaglia d'Argento al Valor Militare nonchè gli elogi personali del Duca degli Abruzzi, all'epoca Comandante della Piazzaforte di Taranto.


Partecipa attivamente a numerose azioni belliche, come il
bombardamento di Parenzo,
in croato Poreč, sulla costa occidentale della Penisola d'Istria, sempre su idrovolante e in questa occasione insieme ad Arturo Ciano, poi Ammiraglio di Divisione della Riserva Navale ed imprenditore, zio di Galeazzo.


Come
istruttore di volo Rossi ha tra i suoi allievi il futuro trasvolatore atlantico Francesco De Pinedo e tra i passeggeri del suo idrovolante personaggi illustri quali il Principe Ajmone di Savoia, futuro Duca d'Aosta, cui fa sorvolare la flotta ormeggiata nella rada di Bari e da cui riceve in segno di apprezzamento una spilla con brillanti sormontata dalle Insegne Sabaude.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'idrovolante - "aereo del futuro"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche dopo la fine della guerra Giuseppe Rossi continua a dedicare il proprio impegno professionale all'evoluzione ed al perfezionamento degli idrovolanti.

 

Nel 1921 è pronto a presentare ufficialmente un quadrimotore di dimensioni gigantesche, allora il più grande idrovolante del mondo: con apertura alare di ben 31 metri raggiunge i 19 metri di lunghezza, è dotato di quattro motori ed il suo peso a vuoto è di 6 tonnellate (!), capace di decollavare in 500-700 metri, raggiungere una velocità di 200 chilometri orari ed ammarare in appena 200 metri.

 

Rossi testa con gran successo il velivolo, con a bordo dieci persone e quintali di merci, volando da Ostia ad Anzio alla velocità media di 179 chilometri all'ora.

 

Gigi Bastogi, inviato de "L'Idea Nazionale" e uno dei passeggeri durante il volo inaugurale, ne scrive:


"L'apparecchio è dovuto a Giuseppe Rossi,
uno dei nostri prìncipi dell'aria.

 

Fatto nella mattinata un volo di prova di 40 minuti girando fra Castel Porziano e Fregene, il prudente purché abilissimo Giuseppe Rossi giudicò di potersi allontanare dalla base e fu deciso di arrivare ad Anzio per la rinfrescata.

 

Sull'apparecchio ancora nudo come un atleta, c'erano già 700 chilogrammi di zavorra e 400 fra benzina, olio e acqua.

Imbarcati i dieci passeggeri, il grosso scafo lascia le acque del Tevere alle ore 16.30, vira sopra il faro, prende quota all'urlo dei quattro motori, alle 16.33 sfilano velocemente Ostia, il regale broccato della pineta di Castel Porziano, Pratica di mare e siamo al traverso di Nettuno alle 16.55.

 

La velocità media effettiva è stata dunque di circa 179 chilometri all'ora coi motori a poco più di mezza potenza, poiché il Rossi vuole arrivare solo per gradi ad esigere dal bestione volante tutto lo sforzo.

 

La navigazione come la felicità non ha storia.

Unico episodio saliente: Rossi a due riprese alza le mani e le espone con eleganza per parecchi minuti al bagno d'aria.

Ciò significa che per parecchi minuti il velivolo procede affidato soltanto alle sue meravigliose doti di equilibrio e di stabilità ed ogni minuto sono 2140 metri percorsi.

 

L'apparecchio fu deposto delicatamente dal tatto quasi intuitivo di Rossi nel porticciolo di Anejo, come se pesasse sette etti e non sette tonnellate.

 

Successo pazzesco, tutta la popolazione balneare accorre sui moli, nelle barche, a nuoto, per vedere il più potente e il più importante idrovolante del mondo.

Uno strumento formidabile per la nostra espansione aerea, non è facile averne uno uguale ma è impossibile averne uno migliore, almeno oggi.

 

Sarebbe peccato se anche questo, come tanti altri ci si arrugginisse fra le mani per mancanza di fede".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Cantiere Aeronautico di Giuseppe Rossi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si trasferisce a Bracciano, dove sulle sponde del lago, nella zona "Sposetta" poco lontano dall'Idroscalo di Vigna di Valle, apre una grande officina in un nuovo hangar di 2.200 mq coperti su un’area totale di 7.200 mq, adibita sia alla costruzione che alla revisione di idrovolanti, lavorando con aerei di tutti i tipi ed avendo come committenti sia l'Aeronautica Militare che quella Civile.

 

Alla sua innata passione per il volo unisce un'alta serietà professionale che lo porta ad esempio a collaudare di persona ciascun aereoplano prima di consegnarlo o riconsegnarlo al committente.

 

A Bracciano si fermerà definitivamente e lavorerà per il resto della sua vita.

 

Le fortune dell'attività di Giuseppe Rossi seguiranno quelle dell'idrovolante, la sua epopea fino alla Seconda Guerra Mondiale ed il suo rapido declino nell'immediato periodo postbellico.
 

Pochi mesi prima di morire, nel dicembre del 1956 torna nella sua terra per salutare parenti e amici.
Muore nel marzo del 1957 a Bracciano e riposa nel cimitero del paese natale Carpaneto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'Italcraft

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'hangar Rossi ospiterà la Cantieri Navali Italcraft, dei giovani e intraprendenti fratelli Sergio e Mario Sonnino Sorisio, che avvia le proprie attività nel 1955 alla periferia di Roma, progettando e costruendo motoscafi estremamente veloci per il diporto nautico.

 

I fratelli, Mario lo sportivo e Sergio il tecnico, uniti dalla passione per il mare, abbandonano la tradizionale attività commerciale all'ingrosso di famiglia tentando la fortuna con la loro Italcraft e, attraverso Mario, anche partecipando attivamente a propagare l'idea nautica, tra l'altro attraverso la rivista specializzata "Nautica" per l'appunto: un ottimo mezzo per pubblicizzare i propri prodotti innovativi.

 

Nel 1958 si trasferisce infatti sul Lago di Bracciano proprio in quello stabilimento, prima condotto in locazione e successivamente acquistato, già del Cantiere Aeronautico di Giuseppe Rossi.

 

Nel 1969 la Italcraft amplierà le sue attività in un cantiere di nuova progettazione e costruzione nel Golfo di Gaeta, Latina (il primo battello da trasporto sul Lago di Bracciano - la Motonave Sabazia, in legno e acciaio -  viene costruito a metà anni '60 dai cantieri navali della Italcraft di Gaeta): diversificherà la sua produzione ad includere anche imbarcazioni da lavoro e per uso militare e seguirà o stimolerà la ricerca su materiali e tecniche costruttive, spingendosi sempre oltre nella sperimentazione e nell'utilizzo di nuovi materiali, quali leghe leggere, VTR (vetroresina) e compositi.

Le
attività commerciali arriveranno a comprendere acquisto, vendita, permuta ed installazione di motori nazionali ed esteri, assistenza tecnica - come revisione, riparazione e manutenzione delle imbarcazioni e dei motori - e consulenza ai clienti.

 

Grazie alla sue scelte strategiche lazienda, in costante ricerca e sperimentazione di soluzioni innovative, influirà in modo consistente sul progresso tecnologico della nautica mondiale.

 

 

 

 

 

Hangar "Rossi"

 

Aiuteteci a completare questa pagina!

 

Chiunque sia in possesso di notizie, documenti, fotografie o altro materiale riguardante

l'allora attività di cantiere aeronautico dell'Officina di Giuseppe Rossi o delle attività deli Cantieri Navali Italcraft a Bracciano

ovvero sia a conoscenza di dove o presso chi tale materiale possa essere rintracciato

è pregato di comunicarcelo a redazione@tusciaromana.info.  

 

Grazie della collaborazione!

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Commemorazioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domenica 25 Marzo 2007 si svolge a Carpeneto, Piacenza, la Commemorazione di Giuseppe Rossi, Aviatore Piacentino, nel 50° anniversario della sua scomparsa.

 

Gli viene dedicata dalle Autorità locali una targa-cippo alla presenza della figlia Ala Franca, che vive a Cannes, Francia, del pilota Luigi Gorrini - uno degli ultimi Assi della Regia Aeronautica con 19 aerei abbattuti durante la Seconda Guerra Mondiale e Medaglia d'Oro al Valor Militare - e con la partecipazione della Fanfara della 1° Regione Aerea.
 

Nell'oblio più completo il "monumento" che Bracciano ha riservato al pioniere del volo Giuseppe Rossi è il suo fantastico ed ancora oggi imponente hangar nella rovina, abbandono ed anonimato più completi, oggetto ormai solo di speculazioni economiche ed edilizie dopo la revoca già nel 2006 della decisone d'acquisto del 2003 da parte dell'Ente Parco per destinarlo a più utili e, di certo, più dignitosi fini.

 

Un altro capitolo della storia industriale locale e del territorio gettato via nella spazzatura "amministrativo-culturale" e forse per sempre - ma ancora fiduciosi speriamo proprio di no! - sepolto nell'ignoranza oggi saldamente stratificata a tutti i livelli della comunità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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