|
Portale
Turismo & tempo libero
|
|
|||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Tuscia Romana I musei del territorio Il Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana™ Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo, AlterEgo & Partners e AlterEgo Information Design: la Redazione ringrazia gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
Il Piccolo Museo del Lavoro e dell'Industria - Proposta grafica |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
In questa pagina Comunicazione visiva, grafica e pubblicità Il profilo grafico del Piccolo Museo Il Piccolo Museo - scala cromatica Il Piccolo Museo - scala dei grigi La Sezione "La Terra" - scala cromatica La Sezione "La Terra" - scala dei grigi La Sezione "Le Arti e i Mestieri" La Sezione "Le Arti e i Mestieri" - scala cromatica La Sezione "Le Arti e i Mestieri" - scala dei grigi La Sezione "L'Industria" - scala cromatica La Sezione "L'Industria" - scala dei grigi La Sezione speciale "I Lavori Femminili" La Sezione speciale "I Lavori Femminili" - scala cromatica La Sezione speciale "I Lavori Femminili" - scala dei grigi La Sezione speciale "La Cucina" La Sezione speciale "La Cucina" - scala cromatica La Sezione speciale "La Cucina" - scala dei grigi La Sezione speciale "Le Tradizioni" La Sezione speciale "Le Tradizioni" - scala cromatica La Sezione speciale "Le Tradizioni" - scala dei grigi Il Piccolo Museo con le tre Sezioni base e le tre Sezioni speciali
Approfondimento L'acquedotto industriale del Ducato di Bracciano Attività produttive a Bracciano nel XVIII secolo
Pagine correlate Verso un museo del lavoro e dell'industria Gli stampi dei mostaccioli della collezione privata di Massimo Perugini Catalogo preliminare del divenendo Piccolo Museo del Lavoro e dell'Industria Giuseppe Rossi - Pioniere, aviatore, imprenditore
Luciano Russo – Una presentazione
|
||||||||||
|
|
Comunicazione visiva, grafica e pubblicità |
|||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||
|
In questo portale al sito Impresa e sviluppo - Pianeta Tuscia viene citata una catena vitale per qualsivoglia "Azione di Recupero Culturale", in cui il concetto di "cultura" viene definito come il nostro "comune patrimonio di conoscenze, competenze e valori" ed in cui si asserisce che "la cultura ha rilevanza solo come 'condivisione di valori', su cui basare un comune stile di vita":
"Se non conosco, non apprezzo Se non apprezzo, non tutelo Se non tutelo, non 'valorizzo'."
Perché qualcosa si sappia occorre conoscerla, comprenderla, "con-prenderla", farla cioè propria, assimilarla: c'è chi cerca sempre e pro-attivamente nuova conoscenza, ma non certo i più, anche presi dalle esigenze e dai ritmi sempre più esageratamente (e forse altrettanto spesso inutilmente!) pressanti della quotidianità.
Dare "pubblicità" significa semplicemente "rendere pubblico", "portare alla conoscenza dei più", e nel relativo processo di "pubblicizzazione" la filosofia base del design grafico è che proprio la comunicazione visiva o per immagini sia la chiave - antica e moderna - del pubblico successo - "se non ti vedo, non so neppure che esisti". |
||||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||
|
|
La comunicazione "visiva" |
|||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||
|
|
Trasmettere
messaggi attraverso "immagini" (più che di comunicazione
"visiva" si dovrebbe parlare infatti di comunicazione "iconica",
dal Greco εíκών, eikón, a sua volta dal verbo eikénai
o "essere simile", "apparire") è un modo di rappresentare
metaforicamente la realtà: la cosiddetta comunicazione "per immagini"
è la più antica e sicuramente la più immediata, efficace e memorabilizzabile, attraverso tecniche che vanno
dalla grafica
alla scrittura, dalla pittura
alla scultura,
dall'architettura
alle moderne immagini "dinamiche" - film,
televisione
e video
- capaci cioè di
simulare l'effetto di movimento. Un'"immagine" è apparenza, sembianza, manifestazione senza reale sostanza, la rappresentazione bi- o tri-dimensionale di qualcosa di fisico (quanto meta-fisico), costituita da informazioni "caratterizzanti", che cercano di descrivere al meglio l'oggetto, la persona, il luogo, l'avvenimento o il concetto rappresentato.
|
|||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||
|
|
La grafica |
|||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||
|
|
La progettazione e la realizzazione di prodotti di comunicazione visiva viene detto "graphic design" o "progettazione grafica", oggi popolarmente conosciuta come "grafica".
L'evoluzione delle tecniche di riproduzione parte da matrici in legno (con il disegno da stampare in rilievo, cosiddetta "xilografia" o "silografia"), per passare poi a lastre di rame o zinco (con la lavorazione in cavo meccanica per incisione a bulino o "puntasecca", chimica per immersione in acido, "aqua fortis" o "acquaforte" del disegno da stampare, "calcografia"), ancora matrici in pietra (nasce la tecnica della "litografia" con matite grasse), mentre oggi, a parte le opere d'arte vere e proprie, la quasi totalità della produzione grafica avviene nel settore pubblicitario e con l'aiuto di sistemi ed applicazioni digitali, quindi nell'ambito dei computer e dell'informatica.
A dire il vero il grafico professionalmente formato attraverso un'adeguata educazione artistica - quindi non la stragrande maggioranza dei grafici improvvisatisi tali dopo l'avvento del computer e del desktop (come se le caratteristiche di un innovativo e rivoluzionario scalpello potesse farci diventare tutti dei Michelangelo...)ama ancora utilizzare matite e pennarelli per realizzare i primi schizzi dalle idee iniziali, anche se ormai i computer ed i programmi grafici di ultima generazione rimangono indispensabili per le successive fasi del processo di progettazione grafica.
Conosciuto anche come design della comunicazione visiva (attenzione in Inglese design significa "disegno" nel senso di "progettazione" e non di disegno grafico come in Italiano!), il design grafico viene spesso associato all'industria dei massmedia, soprattutto legato allo sviluppo di nuove tecnologie e la necessità di prestare attenzione ai cosiddetti "fattori umani", che vanno oltre la competenza degli ingegneri informatici: il graphic design viene applicato e distinto nell'advertising design o pubblicità, grafica editoriale, corporate identity design o di identità aziendale, web design o progettazione di prodotti comunicabili in rete sul web, packaging design o progettazione di involucri commerciali come confezioni ed imballaggi, design tipografico, segnaletica, e design multimediale. |
|||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La pubblicità |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La pubblicità è una forma di comunicazione diffusa su iniziativa di un operatore che tende in modo intenzionale e sistematico ad influenzare gli atteggiamenti e le scelte degli individui o al consumo di beni (pubblicità commerciale) o all’utilizzo di servizi (pubblicità commerciale ma anche di pubblico interesse). La pubblicità va infatti innanzitutto distinta e classificata secondo le sue finalità ultime - "profit", vale a dire "a scopo di lucro", rispettivamente "non-profit", cioè "senza scopo di lucro", da una parte quindi una pubblicità di tipo più o meno apertamente "commerciale", la quale reclamizza produttori e prodotti sul mercato (la più diffusa), dall'altra parte una pubblicità "sociale", che promuove finalità socialmente rilevanti, una pubblicità "di opinione", per ottenere consenso su temi circa i quali i Cittadini mostrino divergenze di opinioni, ed infine una pubblicità "pubblica", il cui cioè mittente sia lo Stato o la Pubblica Amministrazione per informare i Cittadini sui propri diritti e doveri.
E la pubblicità, al contrario di quanto si possa credere, non è un fenomeno dei nostri giorni, ma ha radici antichissime, di sicuro nella sua forma propagandistica, documentatamente usata già nell'antica Roma per esortare i Cittadini a votare per questo o quel candidato ad attuali elezioni, mentre altre forme di pubblicità si sviluppano a seguito dell'invenzione della stampa, a partire cioè dal XV secolo, con veri e propri annunci pubblicitari già risalenti alla prima metà del '600, ma è con la cosiddetta Rivoluzione Industriale e la conseguente esplosione della produzione di massa "in serie" che la pubblicità acquista le caratteristiche ancora vigenti, di per sé un prodotto che va man mano utilizzando tecniche scientifiche sempre più avanzate non ultima la psicologia, creando una nuova branca anche nel settore artistico-creativo, un fenomeno che arriverà alle dimensioni si industria, con ingenti investimenti di capitali economici, tecnologici ed umani, fino ad impiegare milioni di professionisti.
La comunicazione pubblicitaria è dunque un fenomeno parallelo, che segue dinamicamente l'evolversi di sempre nuove esigenze economiche, sociali, politiche e culturali: progettare una idonea comunicazione visiva richiede quindi sensibilità, conoscenza, esperienza, ingegno e talento, abilità capaci insomma di concepire idee, produrre arte e completare il messaggio di offerta con testi rilevanti, per crearne interesse, ispirarne preferenza e spingerne a fruizione o partecipazione attiva: tutto ciò ancor di più qualora si tratti, come nel nostro caso, di progetti ed eventi iniziati da un'organizzazione non-profit.
Quale fenomeno parallelo al fenomeno parallelo è infine doveroso citare la sproporzionata dominanza che l'apparenza", l'"immagine" viene acqistando, fino all'oscuramento quasi totale della "sostanza": la stessa società dell'informazione - un'informazione preponderatamente "per immagini", questa società cosiddetta "dell'immagine" è una società superficiale, di superficie, in cui l'apparenza viene confusa con la sostanza, dove l'apparire è più importante dell'essere, dove un concetto estremamente "piatto", a due dimensioni, di bellezza dalle qualità esclusivamente "cutanee", "cosmetiche", di superficie, va a sostituire la profondità tredimensionale della stessa bellezza, i suoi valori essenziali anche se non visibili, le "virtù" delle persona: bontà, sensibilità, affidabilità, onestà... |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
Il profilo grafico del Piccolo Museo |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
Nella ormai sproporzionata e comunque sempre crescente competizione per attirare l'attenzione del potenziale utente fruitore di servizi - quelli culturali senz'altro inclusi - è ormai imperativo servirsi di segni e simboli che attirino quell'attenzione necessaria a creare un'interesse tale da almeno considerare se pur una veloce e sommaria lettura del messaggio.
Storicamente il "marchio" viene usato fin dall'antichità da artigiani di argilla e vetro, da muratori e fabbri, fabbricanti di manufatti pregiati e stampatori di libri, come "sigillo" a segnalare l'autore dell'opera, come pure da Re, Imperatori e Papi, notai, ambasciatori e militari per autenticare, e quindi validare, documenti ufficiali o legali con un "timbro" a secco, per impressione nella struttura della stessa carta, o a umido, con inchiostro sulla sua superficie, o a caldo, su ceralacca fusa.
La semiotica è la disciplina che studia la funzione dei segni nel processo di comunicazione, i quali, essendo strutture "non-logiche" o illogiche come tutti i segnali in generale, richiedono a volte un approccio intuitivo e il cui significato richiede quindi una interpretazione creativa, senza modelli logici prevedibili.
L'identità grafica di una organizzazione è quindi una comunicazione estremamente consensata, essenziale in quanto "chiave" di lettura per la decodificazione o interpretazione dell'intero messaggio, più articolato, cui viene allegata, ad assicurare una corretta comunicazione, un segno che per aver successo deve essere coerente e conforme con il fondamentale principio di progettazione "less is more" - letteralmente "meno è più", la forza della semplicità!
Una tale grafica di qualità si basa su ben precisi standard e caratteristiche e deve essere:
- chiaramente
leggibile nella
forma, nel colore e nel testo, anche
nella sua più piccola dimensione - direttamente riconoscibile, di grande e duraturo impatto. |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
Il Piccolo Museo |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
Figura caratterizzante è l'acquedotto - dal Latino aqua, "acqua" e ducere, "condurre" - una complessa opera tecnologica con tolleranze minime, di estrema precisione nella pendenza lungo percorsi anche di centinaia di chilometri, con cunicoli, canalizzazioni artificiali a pelo libero, ponti, sopraelevazioni, tubazioni anche in pressione, pozzi di ispezione e freschi locali sotterranei di raccolta e conservazione, ideata e costruita per trasportare un elemento essenziale alla vita come l'acqua da un luogo lontano nell'ambiente naturale - quello della sorgente - ad un altro scelto per soddisfare scopi sociali, ad uso potabile per persone ed animali, irriguo per colture, industriale per opifici.
Una di quelle eccezioni proprio l'acquedotto industriale Orsini-Odescalchi, così davvero caratterizzante del nostro territorio: alla base della proto-industrializzazione del Ducato di Bracciano a fine Seicento e prima metà del Settecento, iniiziato già dagli Orsini, ripreso ed ampliato da Livio I Odescalchi e portato a termine dal suo successore, Baldassarre Odescalchi, anche poi finanziatore degli innumerevoli opifici.
Testo "Piccolo Museo del Lavoro e dell'Industria" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".
Il simbolo è su fondo giallo con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" della costruzione, che viene così percepita in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastata dalla letter "m" come "museo" in rosso vivo e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, visualizzazione del concetto di "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.
|
||||||||
|
|
|
|
|
La scala cromatica |
|
La scala dei grigi |
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo generale e figura caratterizzante |
|
|
FFFFFF |
|
|
FFFFFF |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo caratterizzante |
|
|
FFCC00 |
|
|
666666 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Graffe |
|
|
000099 |
|
|
999999 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Testo |
|
|
FF0000 |
|
|
CCCCCC |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
Il Piccolo Museo - scala cromatica |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
Il Piccolo Museo - scala dei grigi |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione "La Terra" |
||||||||
|
|
|
Figura caratterizzante è l'aratro, uno dei primi strumenti usati dall'uomo in agricoltura fin da tempi antichissimi - per aprire, smuovere e preparare il terreno alla semina.
Testo "La Terra" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".
Il simbolo è su fondo verde con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in verde vivo e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.
|
||||||||
|
|
|
|
|
La scala cromatica |
|
La scala dei grigi |
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo generale e figura caratterizzante |
|
|
FFFFFF |
|
|
FFFFFF |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo caratterizzante |
|
|
009900 |
|
|
666666 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Graffe |
|
|
000099 |
|
|
999999 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Testo |
|
|
00FF00 |
|
|
CCCCCC |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione "La Terra" - scala cromatica |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
La Sezione "La Terra" - scala dei grigi |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione "Le Arti e i Mestieri" |
||||||||
|
|
|
Figura caratterizzante è un arnese multiuso, il "girabacchino" o anche "menarola", un ingegnoso quanto efficace trapano a biella-manovella, popolarmente detto trapano "a petto".
L'attrezzo è capace di trasformare la forza muscolare umana in un movimento rotatorio molto preciso e con un angolo di ingresso nel materiale da forare facilmente orientabile sotto pressione variabile, da molto lieve ad estremamente forte: il principio del suo funzionamento è quello della manovella, vale a dire con una tipica impugnatura eccentrica rispetto all’asse principale, quello cioè di rotazione.
Variando la lunghezza dello stelo o asse a seconda della destinazione d'uso, sull'estremità opposta dell'attrezzo si possono inserire varie "prese", a seconda dell'uso previsto: un mandrino per farlo funzionare da trapano manuale e viene allora detto "menarola", o una doppia chiave snodata detta "a bussola" per manovrare un "cric" manuale, oppure un semplice gancio ottenendo così un arrotolatore per tende avvolgibili, ovvero una chiave esagonale per ad esempio stringere i bulloni di uno pneumatico o regolare i piedini di stazionamento di una roulotte.
Testo "Le Arti e i Mestieri" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".
Il simbolo è su fondo blù con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in ciano e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.
|
||||||||
|
|
|
|
|
La scala cromatica |
|
La scala dei grigi |
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo generale e figura caratterizzante |
|
|
FFFFFF |
|
|
FFFFFF |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo caratterizzante |
|
|
0000FF |
|
|
666666 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Graffe |
|
|
000099 |
|
|
999999 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Testo |
|
|
00FFFF |
|
|
CCCCCC |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione "Le Arti e i Mestieri" - scala cromatica |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
La Sezione "Le Arti e i Mestieri" - scala dei grigi |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione "L'Industria" |
||||||||
|
|
|
Figura caratterizzante è la
ruota idraulica, il modello per
eccellenza di tutti i cosiddetti "motori primi",
capace cioè di trasformare l'energia potenziale o cinetica
dell'acqua in energia meccanica in moto
rotatorio: la sua prima applicazione è di data antichissima e destinata
alla macinazione di cereali con uno sviluppo massimo nel XVIII secolo,
cioè fino al motore a vapore e le turbine idrauliche, che nella
Prima Rivoluzione Industriale
ne rappresentano in fondo la naturale evoluzione.
Testo "L'Industria" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".
Il simbolo è su fondo rosso con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in rosa e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.
|
||||||||
|
|
|
|
|
La scala cromatica |
|
La scala dei grigi |
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo generale e figura caratterizzante |
|
|
FFFFFF |
|
|
FFFFFF |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo caratterizzante |
|
|
FF0000 |
|
|
666666 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Graffe |
|
|
000099 |
|
|
999999 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Testo |
|
|
FFCCCC |
|
|
CCCCCC |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione "L'Industria" - scala cromatica |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione "L'Industria" - scala dei grigi |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione Speciale "I Lavori Femminili" |
||||||||
|
|
|
Figura caratterizzante è il pizzo o "merletto" o "trina", una particolarissima lavorazione di filati ad ottenere dei tessuti molto leggeri, preziosi ed ornati con decorazioni spesso in rilievo, tradizionalmente realizzato a mano, ma oggi anche a macchina (ovviamente meno pregiato di quello fatto a mano!).
Quello fatto a mano prende
spesso il nome dallo strumento che
viene utilizzato per la sua lavorazione -
Testo "I Lavori Femminili" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".
Il simbolo è su fondo fucsia con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in fucsia lillato e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.
|
||||||||
|
|
|
|
|
La scala cromatica |
|
La scala dei grigi |
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo generale e figura caratterizzante |
|
|
FFFFFF |
|
|
FFFFFF |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo caratterizzante |
|
|
FF00FF |
|
|
666666 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Graffe |
|
|
000099 |
|
|
999999 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Testo |
|
|
FFCCFF |
|
|
CCCCCC |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione speciale "I Lavori Femminili" - scala cromatica |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
La Sezione speciale "I Lavori Femminili" - scala dei grigi |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione speciale "La Cucina" |
||||||||
|
|
|
Figura caratterizzante sono i mostaccioli o mustaccioli, dolci tipici a forma romboidale, di origine antichissima legata all'origine all'uso del mosto nelle ricette contadine o forse da mustace, alloro, da cui il nome latino mostacea, i "mustacciuoli" della tradizione partenopea, i "mustazzoli" salentini della Puglia meridionale e della Sicilia occidentale, le "nzuddhe" o "nzudde" o "mastazzoli" calabresi, e ancora "mastazzole", "mustazzueli", "'nnasparati", "scagliòzzi", "scajèzzuli", "zozzi", "bisquetti", "pisquetti"...
L'impasto è costituito da vino cotto o sciroppo di "fichi secchi", nonostante il nome ottenuto dal mosto d'uva cotto, spesso buccia di agrumi, mandorle, miele, cannella, a volte cotognata, granella di nocciole, cioccolata, frutta candita, a dare una caratteristica croccantezza nel prodotto finale o ammorbidito con l'aggiunta di burro, margarina o strutto che lo rende più friabile.
Di questi dolci esistono oggi molte varianti, glassati al cioccolato o allo zucchero o non glassati, con canditi o miele e non, amati in particolar modo dai bambini ma non solo, in origine preparati come mustaceum, una speciale focaccia in occasione di nozze, avvolta in foglie di alloro a dargli aroma durante la cottura.
Testo "La Cucina" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".
Il simbolo è su fondo marrone con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in pesca e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.
|
||||||||
|
|
|
|
|
La scala cromatica |
|
La scala dei grigi |
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo generale e figura caratterizzante |
|
|
FFFFFF |
|
|
FFFFFF |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo caratterizzante |
|
|
993300 |
|
|
666666 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Graffe |
|
|
000099 |
|
|
999999 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Testo |
|
|
FFCC99 |
|
|
CCCCCC |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione speciale "La Cucina" - scala cromatica |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
La Sezione speciale "La Cucina" - scala dei grigi |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione speciale "Le Tradizioni" |
||||||||
|
|
|
Figura caratterizzante è l'organetto o "fisarmonica diatonica", in Francese accordéon diatonique, uno strumento aerofono a mantice, predecessore della fisarmonica, con con ance libere e bottoni per suonare insieme melodia ed accompagnamento.
Testo "Le Tradizioni" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".
Il simbolo è su fondo verde tè con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in azzurro e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.
|
||||||||
|
|
|
|
|
La scala cromatica |
|
La scala dei grigi |
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo generale e figura caratterizzante |
|
|
FFFFFF |
|
|
FFFFFF |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Fondo caratterizzante |
|
|
009999 |
|
|
666666 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Graffe |
|
|
000099 |
|
|
999999 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Testo |
|
|
99FFFF |
|
|
CCCCCC |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
La Sezione speciale "Le Tradizioni" - scala cromatica |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
La Sezione speciale "Le Tradizioni" - scala dei grigi |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
Il Piccolo Museo con le tre Sezioni base e le tre Sezioni speciali |
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||