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La Tuscia Romana

I musei del territorio

Il Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo, AlterEgo & Partners e AlterEgo Information Design: la Redazione ringrazia gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Piccolo Museo del Lavoro e dell'Industria - Proposta grafica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Comunicazione visiva, grafica e pubblicità

La comunicazione "visiva"

La grafica

La pubblicità

Il profilo grafico del Piccolo Museo

Il Piccolo Museo

Il Piccolo Museo - scala cromatica

Il Piccolo Museo - scala dei grigi

La Sezione "La Terra"

La Sezione "La Terra" - scala cromatica

La Sezione "La Terra" - scala dei grigi

La Sezione "Le  Arti e i Mestieri"

La Sezione "Le  Arti e i Mestieri" - scala cromatica

La Sezione "Le  Arti e i Mestieri" - scala dei grigi

La Sezione "L'Industria"

La Sezione "L'Industria" - scala cromatica

La Sezione "L'Industria" - scala dei grigi

La Sezione speciale "I Lavori Femminili"

La Sezione speciale "I Lavori Femminili" - scala cromatica

La Sezione speciale "I Lavori Femminili" - scala dei grigi

La Sezione speciale "La Cucina"

La Sezione speciale "La Cucina" - scala cromatica

La Sezione speciale "La Cucina" - scala dei grigi

La Sezione speciale "Le Tradizioni"

La Sezione speciale "Le Tradizioni" - scala cromatica

La Sezione speciale "Le Tradizioni" - scala dei grigi

Il Piccolo Museo con le tre Sezioni base e le tre Sezioni speciali

 

  Approfondimento 

La "Via delle Acque"

L'acquedotto industriale del Ducato di Bracciano

Attività produttive a Bracciano nel XVIII secolo

Progetti

 

  Pagine correlate 

Pagina di origine

Verso un museo del lavoro e dell'industria

Il museo virtuale

Il museo diffuso

Gli stampi dei mostaccioli della collezione privata di Massimo Perugini

Catalogo preliminare del divenendo Piccolo Museo del Lavoro e dell'Industria

Le Arti e i Mestieri

"Tenutelle Vendonsi"

Giuseppe Rossi - Pioniere, aviatore, imprenditore

 

Luciano Russo – Una presentazione

 

 

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

 

 

Comunicazione visiva, grafica e pubblicità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo portale al sito Impresa e sviluppo - Pianeta Tuscia viene citata una catena vitale per qualsivoglia "Azione di Recupero Culturale", in cui il concetto di "cultura" viene definito come il nostro "comune patrimonio di conoscenze, competenze e valori" ed in cui si asserisce che "la cultura ha rilevanza solo come 'condivisione di valori', su cui basare un comune stile di vita":

 

"Se non conosco, non apprezzo

  Se non apprezzo, non tutelo

  Se non tutelo, non 'valorizzo'."

 

Perché qualcosa si sappia occorre conoscerla, comprenderla, "con-prenderla", farla cioè propria, assimilarla: c'è chi cerca sempre e pro-attivamente nuova conoscenza, ma non certo i più, anche presi dalle esigenze e dai ritmi sempre più esageratamente (e forse altrettanto spesso inutilmente!) pressanti della quotidianità.

 

Dare "pubblicità" significa semplicemente "rendere pubblico", "portare alla conoscenza dei più", e nel relativo processo di "pubblicizzazione" la filosofia base del design grafico è che proprio la comunicazione visiva o per immagini sia la chiave - antica e moderna - del pubblico successo - "se non ti vedo, non so neppure che esisti".

 

 

 

 

 

 

 

 

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La comunicazione "visiva"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trasmettere messaggi attraverso "immagini" (più che di comunicazione "visiva" si dovrebbe parlare infatti di comunicazione "iconica", dal Greco εíκών, eikón, a sua volta dal verbo eikénai o "essere simile", "apparire") è un modo di rappresentare metaforicamente la realtà: la cosiddetta comunicazione "per immagini" è la più antica e sicuramente la più immediata, efficace e memorabilizzabile, attraverso tecniche che vanno dalla grafica alla scrittura, dalla pittura alla scultura, dall'architettura alle moderne immagini "dinamiche" - film, televisione e video - capaci cioè di simulare l'effetto di movimento.
 

Un'"immagine" è apparenza, sembianza, manifestazione senza reale sostanza, la rappresentazione bi- o tri-dimensionale di qualcosa di fisico (quanto meta-fisico), costituita da informazioni "caratterizzanti", che cercano di descrivere al meglio l'oggetto, la persona, il luogo, l'avvenimento o il concetto rappresentato.


Quello delle immagini è quindi un vero
linguaggio, indeterminato, che evoca significato attraverso "segni", i cui valori possono essere tanto simbolici quanto pratici, suscettibile sia di analisi che di sintesi, segni che assumono significati particolari e precisi da contesto a contesto: nella comunicazione "multi-mediale" poi le immagini sono una componente, la "visuale", di un più ricco linguaggio intimamente integrato con uno o più altri, quello "verbale", "testuale", "acustico", "dinamico", "spaziale", tutti riproducenti il reale.

La tendenza della più recente comunicazione per immagini fa crescente uso di
simboli culturalmente indipendenti, quindi "universali", non più tanto rappresentazioni di fisicità, ma soprattutto di concettualità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La grafica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La progettazione e la realizzazione di prodotti di comunicazione visiva viene detto "graphic design" o "progettazione grafica", oggi popolarmente conosciuta come "grafica".


L'
"arte grafica" nasce in Occidente nel XV secolo per produrre più copie di uno stesso testo o immagine a soddisfare le esigenze culturali una nuova classe sociale - mercantile, borghese e ricca: una volta realizzato uno stampo o "matrice" attraverso l'incisione manuale su un materiale rigido, il soggetto viene trasportato e riprodotto su fogli cartacei sotto la pressione esercitata da un torchio.

 

L'evoluzione delle tecniche di riproduzione parte da matrici in legno (con il disegno da stampare in rilievo, cosiddetta "xilografia" o "silografia"), per passare poi a lastre di rame o zinco (con la lavorazione in cavo meccanica per incisione a bulino o "puntasecca", chimica per immersione in acido, "aqua fortis" o "acquaforte" del disegno da stampare, "calcografia"), ancora matrici in pietra (nasce la tecnica della "litografia" con matite grasse), mentre oggi, a parte le opere d'arte vere e proprie, la quasi totalità della produzione grafica avviene nel settore pubblicitario e con l'aiuto di sistemi ed applicazioni digitali, quindi nell'ambito dei computer e dell'informatica.

 

A dire il vero il grafico professionalmente formato attraverso un'adeguata educazione artistica - quindi non la stragrande maggioranza dei grafici improvvisatisi tali dopo l'avvento del computer e del desktop (come se le caratteristiche di un innovativo e rivoluzionario scalpello potesse farci diventare tutti dei Michelangelo...)ama ancora utilizzare matite e pennarelli per realizzare i primi schizzi dalle idee iniziali, anche se ormai i computer ed i programmi grafici di ultima generazione rimangono indispensabili per le successive fasi del processo di progettazione grafica.

 


Il graphic design è e rimane una professione dedicata a
progettazione, programmazione e realizzazione di prodotti qualitativi di comunicazione visiva, finalizzati cioè a trasmettere messaggi specifici per selezionati gruppi sociali e questo "graficamente" comunicando idee, fatti e valori adeguatamente elaborati per sintetizzarli al massimo nella forma e nella complessità dei segni, ai fini di una comunicazione sociale, culturale, economica, estetica e tecnologica.

 

Conosciuto anche come design della comunicazione visiva (attenzione in Inglese design significa "disegno" nel senso di "progettazione" e non di disegno grafico come in Italiano!), il design grafico viene spesso associato all'industria dei massmedia, soprattutto legato allo sviluppo di nuove tecnologie e la necessità di prestare attenzione ai cosiddetti "fattori umani", che vanno oltre la competenza degli ingegneri informatici: il graphic design viene applicato e distinto nell'advertising design o pubblicità, grafica editoriale, corporate identity design o di identità aziendale, web design o progettazione di prodotti comunicabili in rete sul web, packaging design o progettazione di involucri commerciali come confezioni ed imballaggi, design tipografico, segnaletica, e design multimediale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La pubblicità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pubblicità è una forma di comunicazione diffusa su iniziativa di un operatore che tende in modo intenzionale e sistematico ad influenzare gli atteggiamenti e le scelte degli individui o al consumo di beni (pubblicità commerciale) o all’utilizzo di servizi (pubblicità commerciale ma anche di pubblico interesse).

La pubblicità va infatti innanzitutto distinta e classificata secondo le sue finalità ultime - "profit", vale a dire "a scopo di lucro", rispettivamente "non-profit", cioè "senza scopo di lucro", da una parte quindi una pubblicità di tipo più o meno apertamente "commerciale", la quale reclamizza produttori e prodotti sul mercato (la più diffusa), dall'altra parte una pubblicità "sociale", che promuove finalità socialmente rilevanti, una pubblicità "di opinione", per ottenere consenso su temi circa i quali i Cittadini mostrino divergenze di opinioni, ed infine una pubblicità "pubblica", il cui cioè mittente sia lo Stato o la Pubblica Amministrazione per informare i Cittadini sui propri diritti e doveri.


Altro è la
"propaganda politica", intesa esclusivamente e direttamente a divulgare un'idea politica o, molto più spesso, un Partito: questo portale la esclude dai suoi siti per policy!

 

 

E la pubblicità, al contrario di quanto si possa credere, non è un fenomeno dei nostri giorni, ma ha radici antichissime, di sicuro nella sua forma propagandistica, documentatamente usata già nell'antica Roma per esortare i Cittadini a votare per questo o quel candidato ad attuali elezioni, mentre altre forme di pubblicità si sviluppano a seguito dell'invenzione della stampa, a partire cioè dal XV secolo, con veri e propri annunci pubblicitari già risalenti alla prima metà del '600, ma è con la cosiddetta Rivoluzione Industriale e la conseguente esplosione della produzione di massa "in serie" che la pubblicità acquista le caratteristiche ancora vigenti, di per sé un prodotto che va man mano utilizzando tecniche scientifiche sempre più avanzate non ultima la psicologia, creando una nuova branca anche nel settore artistico-creativo, un fenomeno che arriverà alle dimensioni si industria, con ingenti investimenti di capitali economici, tecnologici ed umani, fino ad impiegare milioni di professionisti.


Comunicare con i propri utenti o fruitori, attuali e potenziali, il cosiddetto "target", è essenziale in qualsiasi tipo di attività e in particolare quelle di
servizio pubblico verso una Comunità, far conoscere le proprie attività, perché le si faccia, in cosa consistano, quali ne siano i fini: per informare occorre partire con la produzione di un sistema di identità applicandolo poi a tutti i materiali di marketing, che permettono a loro volta di comunicare con successo per sperare di poter ottenere i risultati desiderati.
 


"Grafica" è tutta quella comunicazione che molto più efficientemente ed efficacemente di altri linguaggi e "segni" crea, mantiene e sviluppa un'"immagine" identitaria capace di rendere riconoscibile con precisa immediatezza per i destinatari il mittente di qualsivoglia messaggio di massa invogliandoli ad agire in modo tale da far raggiungere i propri obiettivi di marketing.

Per avere successo, l'immagine identitaria deve necessariamente comunicare
credibilità, professionalità ed affidabilità, infondere fiducia nei potenziali clienti e sostenitori, percepire - vedere, sentire e credere - che il mittente del messaggio sia capace di mantenere le sue promesse, questo allo stesso tempo distinguendosi e rimanendo distinti nell'oceanica quantità di altri messaggi di altri mittenti con cui oggi i media "annegano" il pubblico, senza cioè perdersi fra tutte le altre offerte, le alternative prospettive di come spendere il proprio tempo, le proprie risorse e le proprie energie.

 

 

La comunicazione pubblicitaria è dunque un fenomeno parallelo, che segue dinamicamente l'evolversi di sempre nuove esigenze economiche, sociali, politiche e culturali: progettare una idonea comunicazione visiva richiede quindi sensibilità, conoscenza, esperienza, ingegno e talento, abilità capaci insomma di concepire idee, produrre arte e completare il messaggio di offerta con testi rilevanti, per crearne interesse, ispirarne preferenza e spingerne a fruizione o partecipazione attiva: tutto ciò ancor di più qualora si tratti, come nel nostro caso, di progetti ed eventi iniziati da un'organizzazione non-profit.

 

Quale fenomeno parallelo al fenomeno parallelo è infine doveroso citare la sproporzionata dominanza che l'apparenza", l'"immagine" viene acqistando, fino all'oscuramento quasi totale della "sostanza": la stessa società dell'informazione - un'informazione preponderatamente "per immagini", questa società cosiddetta "dell'immagine" è una società superficiale, di superficie, in cui l'apparenza viene confusa con la sostanza, dove l'apparire è più importante dell'essere, dove un concetto estremamente "piatto", a due dimensioni, di bellezza dalle qualità esclusivamente "cutanee", "cosmetiche", di superficie, va a sostituire la profondità tredimensionale della stessa bellezza, i suoi valori essenziali anche se non visibili, le "virtù" delle persona: bontà, sensibilità, affidabilità, onestà...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il profilo grafico del Piccolo Museo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella ormai sproporzionata e comunque sempre crescente competizione per attirare l'attenzione del potenziale utente fruitore di servizi - quelli culturali senz'altro inclusi - è ormai imperativo servirsi di segni e simboli che attirino quell'attenzione necessaria a creare un'interesse tale da almeno considerare se pur una veloce e sommaria lettura del messaggio.

 

Storicamente il "marchio" viene usato fin dall'antichità da artigiani di argilla e vetro, da muratori e fabbri, fabbricanti di manufatti pregiati e stampatori di libri, come "sigillo" a segnalare l'autore dell'opera, come pure da Re, Imperatori e Papi, notai, ambasciatori e militari per autenticare, e quindi validare, documenti ufficiali o legali con un "timbro" a secco, per impressione nella struttura della stessa carta, o a umido, con inchiostro sulla sua superficie, o a caldo, su ceralacca fusa.



I
simboli - dal Greco σύμβoλoν (symbolon, esternazione di un pensiero o idea - contrario di diabolon, "diavolo" o padre della menzogna - perché, come afferma Aristotele, "non si può pensare senza immagini") e dal Latino symbolum - sono la rappresentazione visibile di un idea, un modo di esternare un pensiero, un segno o espressione attribuita ad un significato "convenzionale", cioè secondo una convenzione socialmente accettata, vuoi per la sua somiglianza reale o semplicemente immaginaria: i simboli sono in altre parole pittogrammi con un significato.

Nelle successive fasi dell'
evoluzione della comunicazione umana, il passaggio dal linguaggio parlato alla scrittura fa sì che i segni visivi vadano a rappresentare anche il passaggio, dal punto di vista percettivo visivo, da figure rappresentanti e pittogrammi iconici in segnali astratti, un sistema di notazione capace si trasmettere significati o di concetti o di parole o di semplici suoni.

 


La
comunicazione attraverso segni e simboli permette vantaggiosamente di trasmettere idee anche in culture analfabete, ma la sua utilità è paradossalmente ancora maggiore in società letterate e verbalmente sviluppate, come ad esempio nelle nostre moderne società occidentali tecnologicamente avanzate in cui la richiesta di immediata ed intuitiva comprensione, il largo utilizzo di segni e simboli risulta efficace nel produrre risposte altrettanto rapide: questi elementi visivi nella loro struttura così rigorosa e semplice risultano di facile percezione e memorizzazione.

La sola vera
differenza fra segni e simboli è che i primi - specifici per una finalità o una circostanza - possono essere capiti sia dall'uomo che, come nel caso di quelli gestuali, anche dagli altri animali, mentre i secondi - dato il loro potenziale di significato molto più ampio - esclusivamente dall'uomo.
 

 

La semiotica è la disciplina che studia la funzione dei segni nel processo di comunicazione, i quali, essendo strutture "non-logiche" o illogiche come tutti i segnali in generale, richiedono a volte un approccio intuitivo e il cui significato richiede quindi una interpretazione creativa, senza modelli logici prevedibili.


I
simboli possono essere costituiti da informazioni realistiche, estrapolate direttamente dall'oggetto o dalla scena, quindi più facili da riconoscere, ma anche da arbitrarie forme e colori di fantasia (forma e colore fondamentali elementi visivi!) che non hanno nessuna somiglianza con gli oggetti dell'ambiente naturale, quindi senza altro significato che quello artificiosamente assegnatogli, il cui valore può in ogni caso solo essere determinato in base al loro grado di penetrazione nella mente del pubblico per quanto riguarda riconoscimento e memorizzazione.

 

 

L'identità grafica di una organizzazione è quindi una comunicazione estremamente consensata, essenziale in quanto "chiave" di lettura per la decodificazione o interpretazione dell'intero messaggio, più articolato, cui viene allegata, ad assicurare una corretta comunicazione, un segno che per aver successo deve essere coerente e conforme con il fondamentale principio di progettazione "less is more" - letteralmente "meno è più", la forza della semplicità!

 

 

Una tale grafica di qualità si basa su ben precisi standard e caratteristiche e deve essere:

 

- chiaramente leggibile nella forma, nel colore e nel testo, anche nella sua più piccola dimensione
- per questo
liberamente e fortemente scalabile, quasi a "qualsiasi" dimensione richiesta
- facilmente
riproducibile anche attraverso tecniche diverse, senza limitazioni di materiale di supporto
- ben
distinguibile, sia le zone positive, "con presenza di", ad esempio colore, che negative, "in assenza di"
-
immediatamente memorizzabile, facile da associare e ricordare, quindi non facile da dimenticare

- direttamente riconoscibile, di grande e duraturo impatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Piccolo Museo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura caratterizzante è l'acquedotto - dal Latino aqua, "acqua" e ducere, "condurre" - una complessa opera tecnologica con tolleranze minime, di estrema precisione nella pendenza lungo percorsi anche di centinaia di chilometri, con cunicoli, canalizzazioni artificiali a pelo libero, ponti, sopraelevazioni, tubazioni anche in pressione, pozzi di ispezione e freschi locali sotterranei di raccolta e conservazione, ideata e costruita per trasportare un elemento essenziale alla vita come l'acqua da un luogo lontano nell'ambiente naturale - quello della sorgente - ad un altro scelto per soddisfare scopi sociali, ad uso potabile per persone ed animali, irriguo per colture, industriale per opifici.


Gli acquedotti vengono oggi automaticamente associati all'
Antica Roma, dato che i ruderi delle loro arcate caratterizzano il paesaggio dei Paesi di tutto l'ex Impero (ben undici confluenti nella Capitale!), ineguagliati per oltre un millennio, anche se storicamente risalgono a secoli e secoli prima, realizzati già da Assiri, Babilonesi ed Egiziani in Medio Oriente, sia per il trasporto di acqua potabile nei rispettivi centri abitati che come parte integrante di sofisticati impianti di irrigazione delle campagne.

 


Le
conoscenze, abilità ed esperienze dell'Antichità vengono perse durante il Medioevo e con una lunga interruzione in Europa fino al XIX secolo, unica eccezione il Regno di Sicilia in cui a partire dalla conquista islamica la rete idrica continua ad espandere sia per le coltivazioni che per i giardini: a parte le grandissime - per l'epoca uniche in Europa - conoscenze ed abilità degli Etruschi successivamente ereditate e migliorate dai Romani, molte tecniche idrauliche importate dai Musulmani rimangono attuali ed in uso addirittura fino agli Anni Sessanta del XX secolo, con altre pochissime eccezioni nel Lazio del XVII e XVIII secolo, mentre in tutta l'Europa l'acqua viene garantita in loco da pozzi a costo però anche di gravi problemi di salute pubblica.
 

Una di quelle eccezioni proprio l'acquedotto industriale Orsini-Odescalchi, così davvero caratterizzante del nostro territorio: alla base della proto-industrializzazione del Ducato di Bracciano a fine Seicento e prima metà del Settecento, iniiziato già dagli Orsini, ripreso ed ampliato da Livio I Odescalchi e portato a termine dal suo successore, Baldassarre Odescalchi, anche poi finanziatore degli innumerevoli opifici.

 

 

Testo "Piccolo Museo del Lavoro e dell'Industria" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".

 

Il simbolo è su fondo giallo con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" della costruzione, che viene così percepita in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastata dalla letter "m" come "museo" in rosso vivo e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, visualizzazione del concetto di "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La scala cromatica

 

La scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo generale

e figura caratterizzante

 

 

 

 

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Fondo caratterizzante

 

 

 

 

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Graffe

 

 

 

 

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Testo

 

 

 

 

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Il Piccolo Museo - scala cromatica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Piccolo Museo - scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione "La Terra"

                 

 

 

Figura caratterizzante è l'aratro, uno dei primi strumenti usati dall'uomo in agricoltura fin da tempi antichissimi - per aprire, smuovere e preparare il terreno alla semina.

 


Un'invenzione agli albori dell'agricoltura nel
neolitico, evolutasi dal semplice bastone appuntito usato verticalmente per incidere il terreno, quindi la zappa lignea e poi metallica per rivoltare la terra e portarne in superficie gli elementi nutritivi, sostituita dal "piccone" trainato da uomini e poi dal 6000 aC da buoi e dalla vera aratro a versoio, la quale, capovolgendo il terreno al suo passaggio manda in profondità erbacce e resti di precedenti colture mentre porta in superficie i percolati creativi in profondità dalla pioggia, crea un solco continuo in cui inserire i semi: il vero simbolo per eccellenza di una ininterrotta evoluzione tecnologica che dura da otto millenni.


Frutto della
Cultura Sumera in Mesopotamia immediatamente precedente alla civiltà urbana, cui tanto dobbiamo - gli abitanti di Šumer o "ki-en-gir", da ki terra, en signore e gir civilizzato, cioè letteralmente "luogo dei signori civilizzati", sono la prima popolazione sedentaria al mondo, nella cui scrittura cuneiforme, la prima codificata in l'aratro diventerà uno degli ideogrammi - è l' arnese che davvero ha contribuito a cambiare per sempre la vita dell'uomo!

 

 

Testo "La Terra" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".

 

Il simbolo è su fondo verde con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in verde vivo e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La scala cromatica

 

La scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo generale

e figura caratterizzante

 

 

 

 

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Fondo caratterizzante

 

 

 

 

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666666

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Graffe

 

 

 

 

000099

 

 

 

 

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Testo

 

 

 

 

00FF00

 

 

 

 

CCCCCC

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione "La Terra" - scala cromatica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Sezione "La Terra" - scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione "Le Arti e i Mestieri"

                 

 

 

Figura caratterizzante è un arnese multiuso, il "girabacchino" o anche "menarola", un ingegnoso quanto efficace trapano a biella-manovella, popolarmente detto trapano "a petto".

 

L'attrezzo è capace di trasformare la forza muscolare umana in un movimento rotatorio molto preciso e con un angolo di ingresso nel materiale da forare facilmente orientabile sotto pressione variabile, da molto lieve ad estremamente forte: il principio del suo funzionamento è quello della manovella, vale a dire con una tipica impugnatura eccentrica rispetto all’asse principale, quello cioè di rotazione.

 


Sull'asta di metallo del trapano a biella-manovella a metà lunghezza, attraverso una semplice serie di piegature a gomito e controgomito di 90°, viene ricavata una
forma eccentrica ad U: su una delle estremità, quella orientata verso il corpo dell'artigiano, viene imperniato un pomello girevole di appoggio, a forma dolcemente appiattita, su cui si fa concentrare la necessaria forza di spinta o con il palmo della mano o, per ottenere maggior pressione, con il petto appoggiandovi lo sterno a farvi confluire tutto il peso della massa corporea sotto la tensione creata da un gran numero di muscoli "base", come quelli delle gambe e del torso, mentre a metà della U centrale viene piazzata una manopola, anch’essa girevole, da impugnare con l’altra mano per imprimere all'asse il moto rotatorio, attraverso il movimento del braccio con immediatezza avviabile, regolabile, fermabile ed invertibile, cioè possibile sia in senso orario che in senso anti-orario.

 

Variando la lunghezza dello stelo o asse a seconda della destinazione d'uso, sull'estremità opposta dell'attrezzo si possono inserire varie "prese", a seconda dell'uso previsto: un mandrino per farlo funzionare da trapano manuale e viene allora detto "menarola", o una doppia chiave snodata detta "a bussola" per manovrare un "cric" manuale, oppure un semplice gancio ottenendo così un arrotolatore per tende avvolgibili, ovvero una chiave esagonale per ad esempio stringere i bulloni di uno pneumatico o regolare i piedini di stazionamento di una roulotte.

 

 

Testo "Le Arti e i Mestieri" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".

 

Il simbolo è su fondo blù con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in ciano e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.

 

 

 

 

 

 

 

 

La scala cromatica

 

La scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo generale

e figura caratterizzante

 

 

 

 

FFFFFF

 

 

 

 

FFFFFF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo caratterizzante

 

 

 

 

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Graffe

 

 

 

 

000099

 

 

 

 

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Testo

 

 

 

 

00FFFF

 

 

 

 

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La Sezione "Le Arti e i Mestieri" - scala cromatica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Sezione "Le Arti e i Mestieri" - scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione "L'Industria"

                 

 

 

Figura caratterizzante è la ruota idraulica, il modello per eccellenza di tutti i cosiddetti "motori primi", capace cioè di trasformare l'energia potenziale o cinetica dell'acqua in energia meccanica in moto rotatorio: la sua prima applicazione è di data antichissima e destinata alla macinazione di cereali con uno sviluppo massimo nel XVIII secolo, cioè fino al motore a vapore e le turbine idrauliche, che nella Prima Rivoluzione Industriale ne rappresentano in fondo la naturale evoluzione.
 


La ruota si divide in due tipi, con
acqua "da sotto", come l'energia cinetica di un corso d'acqua in cui la ruota è immersa, e acqua "da sopra", come l'energia potenziale di acqua in contenitore amplificata con una notevole caduta dalla forza di gravità, la ruota da sopra in pratica l'inverso della "noria", mentre la ruota da sotto identica al motore usato per azionare la noria stessa: la noria, Spagnolo dall'Arabo ناعورة, è una ruota pescante mossa a pale con montati secchi, anfore o vasi che si riempiono d'acqua nell'arco di rotazione basso per poi svuotarla nel tragitto di rotazione superiore in una vasca di raccolta, di origine mesopotamica intorno al 200 aC poi diffusa e migliorata dagli abili ingegneri meccanici del mondo islamico.

Nel
meccanismo di trasmissione alla ruota idraulica l'acqua viene generalmente deviata di un fiume o proveniente da un bacino e condotta attraverso un canale o una tubazione, poi la forza dell'acqua scarica energia nelle pale ad imprimere una rotazione all'asse della ruota, la quale va ad azionare l'attuale macchinario: anche nel caso dell'acquedotto industriale Orsini-Odescalchi la ruota idraulica ha un ruolo essenziale. 

 

 

Testo "L'Industria" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".

 

Il simbolo è su fondo rosso con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in rosa e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.

 

 

 

 

 

 

 

 

La scala cromatica

 

La scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo generale

e figura caratterizzante

 

 

 

 

FFFFFF

 

 

 

 

FFFFFF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo caratterizzante

 

 

 

 

FF0000

 

 

 

 

666666

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Graffe

 

 

 

 

000099

 

 

 

 

999999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo

 

 

 

 

FFCCCC

 

 

 

 

CCCCCC

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione "L'Industria" - scala cromatica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione "L'Industria" -  scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione Speciale "I Lavori Femminili"

                 

 

 

Figura caratterizzante è il pizzo o "merletto" o "trina", una particolarissima lavorazione di filati ad ottenere dei tessuti molto leggeri, preziosi ed ornati con decorazioni spesso in rilievo, tradizionalmente realizzato a mano, ma oggi anche a macchina (ovviamente meno pregiato di quello fatto a mano!).

 

 

Quello fatto a mano prende spesso il nome dallo strumento che viene utilizzato per la sua lavorazione -
a tombolo, ad ago, ad uncinetto - ma può anche essere prodotto senza strumenti specifici e di ciascuna tipologia di lavorazione esistono poi
innumerevoli varianti tecniche spesso tipicamente locali, prendendo di conseguenza i nomi dalle rispettive località.


Anche dei
disegni del merletto esistono molteplici varianti sempre legate alla tecnica utilizzata e molto spesso alle tradizioni locali, dal geometrico, al simbolico, al realistico, a volte senza neppure uno schema: più il filato è sottile più il merletto viene considerato pregiato, prezioso per la sua apparente evanescenza, per questo nell'antichità si usano fili di seta, intrecciati con fili d'oro e d'argento, ma solitamente vengono oggi utilizzati filati di cotone, materiali certo meno preziosi, ma molto più facili da lavorare, anche se con la tecnica del tombolo si realizzano addirittura gioielli di filati dorati o argentati ulteriormente impreziositi con pietre preziose.

 

 

Testo "I Lavori Femminili" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".

 

Il simbolo è su fondo fucsia con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in fucsia lillato e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.

 

 

 

 

 

 

 

 

La scala cromatica

 

La scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo generale

e figura caratterizzante

 

 

 

 

FFFFFF

 

 

 

 

FFFFFF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo caratterizzante

 

 

 

 

FF00FF

 

 

 

 

666666

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Graffe

 

 

 

 

000099

 

 

 

 

999999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo

 

 

 

 

FFCCFF

 

 

 

 

CCCCCC

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione speciale "I Lavori Femminili" - scala cromatica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Sezione speciale "I Lavori Femminili" - scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione speciale "La Cucina"

                 

 

 

Figura caratterizzante sono i mostaccioli o mustaccioli, dolci tipici a forma romboidale, di origine antichissima legata all'origine all'uso del mosto nelle ricette contadine o forse da mustace, alloro, da cui il nome latino mostacea, i "mustacciuoli" della tradizione partenopea, i "mustazzoli" salentini della Puglia meridionale e della Sicilia occidentale, le "nzuddhe" o "nzudde" o "mastazzoli" calabresi, e ancora "mastazzole", "mustazzueli", "'nnasparati", "scagliòzzi", "scajèzzuli", "zozzi", "bisquetti", "pisquetti"...

 

 

L'impasto è costituito da vino cotto o sciroppo di "fichi secchi", nonostante il nome ottenuto dal mosto d'uva cotto, spesso buccia di agrumi, mandorle, miele, cannella, a volte cotognata, granella di nocciole, cioccolata, frutta candita, a dare una caratteristica croccantezza nel prodotto finale o ammorbidito con l'aggiunta di burro, margarina o strutto che lo rende più friabile.

 

Di questi dolci esistono oggi molte varianti, glassati al cioccolato o allo zucchero o non glassati, con canditi o miele e non, amati in particolar modo dai bambini ma non solo, in origine preparati come mustaceum, una speciale focaccia in occasione di nozze, avvolta in foglie di alloro a dargli aroma durante la cottura.


Quando i mostaccioli hanno
influenze arabe sono biscotti non lievitati, azzimi cioè come il pane arabo, consumati specialmente in occasione di ricorrenze e feste sacre: molte Regioni Italiane ne rivendicano l'origine - Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania Lazio e addirittura Lombardia.

 

 

Testo "La Cucina" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".

 

Il simbolo è su fondo marrone con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo o "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in pesca e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.

 

 

 

 

 

 

 

 

La scala cromatica

 

La scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo generale

e figura caratterizzante

 

 

 

 

FFFFFF

 

 

 

 

FFFFFF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo caratterizzante

 

 

 

 

993300

 

 

 

 

666666

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Graffe

 

 

 

 

000099

 

 

 

 

999999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo

 

 

 

 

FFCC99

 

 

 

 

CCCCCC

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione speciale "La Cucina" - scala cromatica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Sezione speciale "La Cucina" - scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione speciale "Le Tradizioni"

                 

 

 

Figura caratterizzante è l'organetto o "fisarmonica diatonica", in Francese accordéon diatonique, uno strumento aerofono a mantice, predecessore della fisarmonica, con con ance libere e bottoni per suonare insieme melodia ed accompagnamento.

 


Nato verso la
metà dell'Ottocento in ambienti colti, si diffonde in tutto il mondo entrando profondamente nelle tradizioni popolari locali, in Italia in Abruzzo, chiamato "ddù botte", in Puglia e in Calabria per "pizziche" e "tarantelle", in Sardegna per i balli Sardi, sulle Alpi dalla zona "occitana" o di lingua d'Oc all'Ovest fino a quelle confinanti con la Slovenia e l'Austria, qui con modelli a tre o più file.


Anche
all'estero, e in tutto il mondo, vengono oggi venduti ed utilizzati organetti prodotti italiana, in Francia, in Spagna, soprattutto nei Paesi Baschi, in Canada, nella Regione di cultura francese del Québec ed in particolare per la musica cajun, in Irlanda, in Germania e addirittura Svezia.

 

 

Testo "Le Tradizioni" in tutto minuscolo, a sottolineare la caratteristica di "Piccolo Museo".

 

Il simbolo è su fondo verde tè con una cornice bianca, questa in continuità con la silhouette o profilo "controluce" dell'attrezzo, che viene così percepito in negativo rispetto al fondo caratterizzante, sovrastato dal testo in azzurro e il tutto racchiuso con "graffe" o pseudo-quadrato in blù scuro, riprese dalla visualizzazione del concetto di museo "aperto" con una classica illusione ottica o, meglio, cognitiva, che fa vedere una figura che in realtà non esiste.

 

 

 

 

 

 

 

 

La scala cromatica

 

La scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo generale

e figura caratterizzante

 

 

 

 

FFFFFF

 

 

 

 

FFFFFF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo caratterizzante

 

 

 

 

009999

 

 

 

 

666666

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Graffe

 

 

 

 

000099

 

 

 

 

999999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo

 

 

 

 

99FFFF

 

 

 

 

CCCCCC

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Sezione speciale "Le Tradizioni" - scala cromatica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Sezione speciale "Le Tradizioni" - scala dei grigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Piccolo Museo con le tre Sezioni base e le tre Sezioni speciali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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