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La Tuscia Romana I musei del territorio Il Piccolo Museo del Lavoro di Bracciano, Roma Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale Pagina in costruzione: rinnovare volentieri la pagina con il browser per essere sicuri di visualizzarne la versione più recente |
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Il lavoro – Approfondimento |
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In questa pagina L'industrializzazione del nostro territorio Gli effetti delle tre rivoluzioni industriali Prima della prima rivoluzione industriale La seconda rivoluzione industriale nella "Conca d'Oro" Gli effetti della terza rivoluzione industriale La rivoluzione industriale in Italia La persa prima rivoluzione industriale La seconda rivoluzione industriale e le guerre La terza rivoluzione industriale - dal "boom" economico alla crisi delle crisi
Pagine correlate
Luciano Russo – Una presentazione
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L'industrializzazione del nostro territorio |
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Gli effetti delle tre rivoluzioni industriali |
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[Struttura proposta
I tre periodi di forti cambiamenti, sia positivi che negativi:
- la "proto"-industrializzazione a fine Seicento - primi decenni del Settecento con l'acquedotto industriale Orsini-Odescalchi dalla Manziana al Lago di Bracciano, ad alimentare solo a Bracciano un "fornaccio", sette ferriere, la famosa cartiera, diversi mulini e grandi terrazzamenti "sotto rocca" adibiti ad orti, [ma va anche fatta una seria ricerca sul resto del territorio!];
- dalla ferrovia Roma-Viterbo, imposti del legname e transumanza di fine Ottocento alla industrializzazione e successiva ricerca d'avanguardia con a Vigna di Valle la nascita ai primissimi Novecento dell'Aviazione Italiana e poi lo sviluppo, soprattutto fra le due Guerre Mondiali, dell'Aeronautica Militare, dai dirigibili agli idrovolanti e il primo osservatorio metereologico;
- i negativi effetti della vicinanza a e dipendenza da Roma, la piaga del pendolarismo, la dilagante ed incontrollata urbanizzazione della Capitale con una conseguente e devanstante "terza colonizzazione" della Tuscia Romana.] |
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Prima della prima rivoluzione industriale |
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Il Borgo di Bracciano è
sotto il dominio dei Prefetti di Vico
dal Medioevo al
1407, quando, in
lotta con il Senato Romano per il possesso del Castello, si sostituisce loro la Famiglia Orsini che lo possiederà per
quasi tre secoli, fino al suo acquisto cioè da parte di Livio
Odescalchi nel 1696:
l’ampliamento dell'antica Rocca avviene per iniziativa di Napoleone
Orsini e risale al XV secolo, poi il Borgo verrà innalzato a
Ducato da Pio IV nel 1560
e del XVI secolo sono infatti i lavori di trasformazione ed abbellimento
dei Giardini del Castello ad opera di Giacomo del Duca, il quale lavora
anche al Casale di Vigna Grande, sul Lago di Bracciano proprio vicino
alla foce del Rio della Fiora.
L'Acquedotto Traiano
Dal Caput Aquae o "Prima Sorgente" della Fiora l'acquedotto capta e convoglia lungo un percorso di 14 chilometri a seguire le sponde dell'allora Lacus Sabatinus, oggi Lago di Bracciano, anche le ricche acque sorgive che tutte scaturiscono dalle pendici settentrionali ed orientali delle circostanti colline vulcaniche ad alimentare il bacino imbrifero del lago, come quelle delle sorgenti del Grugnole, di Cesarano e del Fosso della Spina e della Ferriera: dalla Manziana ai Bagni di Vicarello, o Aquae Apollinares Veteres, di qui a Trevignano Romano e poi fino ad Anguillara Sabazia le acque vengono fatte confluire verso il collettore principale, a nord del lago, fra Vicarello e Trevignano Romano, da dove l’acquedotto inizia poi il suo percorso nel canale di trasporto vero e proprio fino alla Capitale.
Lasciato il Lago di Bracciano, l'Acquedotto segue per un primo tratto le Via Clodia (oggi "Braccianese") e la Consolare Cassia quindi l'Aurelia e raggiunge Roma entrando dall’antica Porta Aurelia, oggi Porta S. Pancrazio al Gianicolo, dopo un percorso di oltre 32 chilometri - proprio lì un castello di distribuzione, rinvenuto nel 1850 a Villa Lais nelle vicinanze della Porta, mostra ancora le tubature originali con su annotati i nomi degli utenti, tra cui appunto la dimora dell'Imperatore Traiano in persona: ma le acque dell’originale acquedotto romano non si limitano ad essere destinate ad usi domestici, anzi, sfruttando a Trastevere la particolarità del notevole balzo di quota dal Gianicolo, vengono già dall'antichità destinate a fornire forza motrice ad una catena di mulini per grano edificati in serie lungo le pendici del colle seguendo un modello organizzativo già definibile "pre-industriale".
L'Acquedotto dell'Acqua Paola
L'acquedotto Traiano, già troncato
da Goti e Longobardi
durante i ripetuti assedi barbarici di Roma, rimane solo in parte
utilizzato per tutto il Medioevo,
fino a che Papa Paolo V per garantire
l’approvvigionamento idrico ai Palazzi di S. Pietro in Vaticano non lo fa
restaurare completamente nel 1608-1609
- riutilizzandone tratti
traianei
ma anche modificandolo
per aumentarne la
portata, come immettendovi ad esempio anche acqua del Fiume Arrone, emissario del
Lago di Bracciano,
nei pressi di
Anguillara Sabazia, soluzione che rimane ancora nel condotto attuale,
correndo però rischi di salubrità - un'operazione complessa che richiede
ed occupa un nutrito gruppo di esperti, molti architetti,
sotto la guida di Giovanni
Fontana, per cui la "nuova"
infrastruttura papale sarà da ora in poi denominata "Acquedotto
dell’Acqua Paola", con dettagli ancora
oggi ammirabili quali il "Fontanone del Gianicolo" di Giovanni Fontana e
Carlo Maderno, la grande fontana di mostra vicino a S. Pietro in
Montorio.
Di questi ultimi anni è una
scoperta incredibile, il
ritrovamento del Caput Aquae
dell'originario Acquedotto Traiano al confine fra i Comuni di Manziana e Bracciano,
uno stupefacente "ninfeo",
artisticamente e per importanza storica del tutto paragonabile al Canopo di Villa Adriana o al Ninfeo di Egeria
nel Triopo di Erode Attico sull’Appia Antica: il Caput Aquae -
oggi nascosto da una grotta artificiale, opera inizio 1700 degli
Odescalchi - è un ninfeo con volte colorate in blu egizio
di straordinaria bellezza, una cappella centrale,
forse dedicata al dio della sorgente o alle ninfe, con due due vasche
laterali per raccogliere l’acqua prima di incanalarla nel condotto
dell'acquedotto, locali la cui caratterizzante ampia volta viene
fedelmente riportata nell'immagine,
con la figura semisdraiata di un
dio fluviale "sotto un grande arco" affiancato da colonne, sulla moneta commemorativa
che Traiano fa coniare
per autocelebrare la conclusione dell'opera costruita peraltro tutta a proprie spese.
L'Acquedotto industriale Orsini-Odescalchi
All'ingegneria idraulica
l’architetto barocco Carlo Fontana
dedica nel 1696 il suo "Utilissimo trattato delle
acque correnti”, un manuale più pratico
che teorico “dove le scienze dimostrative possino
unirsi con l'Esperienze, e la Teorica si possa con la Pratica
congiungere", nel cui Primo Libro
dedica ampio spazio all'applicazione pratica della
progettazione degli acquedotti con
un'analisi storica dei maggiori
condotti idrici di Età Romana, una dettagliata descrizione di tutti gli
aspetti tecnici di cui tenere conto
in simili realizzazioni e le per l'epoca disponibili migliori
soluzioni a tali problematiche, mentre il
Secondo Libro tratta delle applicazioni idrauliche
nell'arte delle fontane e dei giochi d’acqua per ville e
giardini e il Terzo Libro la
diretta analisi dell'imponente progetto idraulico di
fine Seicento di ripristino e potenziamento dell'Acquedotto Traiano,
quello dell'Acqua Paola, a
lui assegnato fra il 1682 e il 1714: il volume raccoglie “narrative, sommari, accessi e memoriali”
collegate all'approvvigionamento di altre 1.000 once d'acqua dal Lago di
Bracciano ad incrementare il pre-esistente flusso di acque sorgive del condotto, evidenziando gli errori
tecnici compiuti ma soprattutto le soluzioni da lui adottate per
correggerli.
La ricca documentazione dell'Archivio Odescalchi permette di ricostruire in dettaglio sia la costruzione che i costi dell'acquedotto eseguito dal Buratti per gli Odescalchi e comunque quanto positivamente l’iniziativa del Principe venga accolta dalla popolazione di Bracciano, la quale nel 1702 decide di partecipare alle spese dell'opera con un contributo spontaneo di 2.500 scudi alle maestranze, come pure le mappe del cosiddetto "Catasto Gregoriano" - o, più correttamente, Catasto Piano-Gregoriano, primo catasto "piano", cioè di tipo "particellare" moderno dello Stato Pontificio, a sostituire il precedente Catasto Alessandrino a tradizionale veduta "tridimensionale" dei cabrei - a loro volta ne consentono la ricostruzione dell'intero tracciato extra-urbano, dalla Manziana a Pisciarelli alla Doganella fino a Bracciano.
Dell'opera extra-urbana, certamente attribuibile al Buratti, rimangono oggi perfettamente conservati la botte principale realizzata ampliando un precedente bottino costruito dagli Orsini, i tre ordini di arcate di Bocca di Lupo sul fosso e alcuni tratti di arcate però fatiscenti e trascurate, ad esempio sulla Braccianese-Clodia nella zona di Bracciano Nuova in direzione Manziana, ma degli originari venticinque arconi del Ponte al Prato del Gallo restano soltanto pochi ruderi, mentre dei resti dell'ultimo troncone cittadino si continua senza vergogna né pubblico-amministrativa né privata a fare scempio, come pure degli opifici oggi o distrutti o irriconoscibilmente deturpati, salvo una piccola parte di una ferriera ancora in uso se solo per hobby da uno degli ultimi discendenti dell'importata famiglia di fabbri del Principe Odescalchi, i Pomponi.
Il vuoto storiografico riguardante le attività economiche - e in particolare imprenditoriali - dei territori del Centro-Italia può essere in parte spiegato con lo scarso rilievo per la storia economica dato negli archivi privati delle Familiari Aristocratiche dai rispettivi committenti e dai produttori stessi della documentazione, a sua volta derivante anche da un certo "pudore" per l'imprenditorialità mostrato dalle famiglie gentilizie ovvero dalla loro scarsa consapevolezza della sua importanza.
Questi archivi costituiscono una importantissima fonte di documentazione per la storia economica e sociale necessaria per una più approfondita indagine sulle innovazioni agronomiche ed industriali promosse dal Seicento-Settecento in poi.
La storia delle attività proto-industriali sviluppate in ambito aristocratico romano andrebbe senz'altro approfondito molto più che non sia stato finora fatto in chiave sociale ed economica, anche se i temi di storia economica contenuti nella documentazione pribata di queste famiglie sono più spesso e quasi esclusivamente quelli di rendite fondiarie derivanti dal sistema feudale e rendite finanziarie intrecciate ad inevitabili indebitamenti anche con catastrofiche conseguenze.
Per approfondire visita volentieri in questo portale le
pagine già dedicate all'Acquedotto Odescalchi, come: - L'acquedotto industriale del Ducato di Bracciano - Attività produttive a Bracciano nel XVIII secolo - Progetti
Il ritrovamento del Caput Acquae dell'Acquedotto
Traiano
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La seconda rivoluzione industriale nella "Conca d'Oro" |
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Di prossima pubblicazione
Per approfondire visita volentieri in questo portale le pagine già dedicate a Vigna di Valle, come:
- Nasce qui anche la meteorologia italiana - Dopo gli idroplani arrivano gli idrovolanti - Idroscalo Militare Sperimentale tra le due Guerre - L’Era Balbiana e gli “anni d’oro” - La Regia Aeronautica – tra primati, crociere e trasvolate - Le prime Crociere Individuali - L'epopea delle Crociere Collettive - Bracciano – Aeroscalo nazionale, europeo ed intercontinentale - La fine di un sogno che non finirà mai
- Il travagliato cammino verso un Museo Areonautico - "Il Museo di Vigna di Valle – Un gioiello da valorizzare" - L’Aeronautica Militare Italiana – Un’introduzione - "Lago sulle rotte dell'Imperial Airways"
- "Un piccolo spazio personale"
- Una doverosa pausa su Pietro Badoglio - Diario di guerra del territorio della Tuscia Romana 1943-1944 |
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Gli effetti della terza rivoluzione industriale |
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Di prossima pubblicazione |
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La rivoluzione industriale in Italia |
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La persa prima rivoluzione industriale |
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Durante la Prima Rivoluzione Industriale l'Italia non esiste ancora come Nazione ma la penisola è ancora completamente frammentata, con vaste regioni sotto dominazione straniera - come il Lombardo-Veneto governato dall'Impero Austro-Ungarico e il Meridione del Regno delle Due Sicilie dalla Spagna - mentre il resto risulta suddiviso in Stati e Staterelli - Regno di Sardegna con Savoia, Piemonte e Sardegna, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Ducato di Lucca, Gran Ducato di Toscana, Repubblica di San Marino, Stati Papali con Romagna, Marche, Umbria, Stato Pontificio di Roma, Pontecorvo e Benevento.
Le prime locomotive a vapore
in Italia non sono italiane ma di costruzione inglese,
francese e belga e la loro
importazione è un grave onere per gli Stati Pre-Unitari prima e per la
neo-Nazione poi, così verso la seconda metà del XIX secolo se ne
inizia la costruzione propria di modelli molto semplici, pur non
riuscendo a liberarsi subito e del tutto
dall'importazione, che continuerà da fabbriche bavaresi e
prussiane almeno fino ai primi decenni del XX secolo.
- 1830,
Stati Uniti d'America, Charleston-Hamburg Cuba, L'Avana-Bejucal Regno di Sassonia, Lipsia-Althen - 1838, Austria, Vienna-Floridsdorf Regno di Prussia, Berlino-Potsdam - 1838, Austria, Vienna-Floridsdorf - 1839, Regno delle Due Sicilie, Napoli-Portici Olanda, Amsterdam-Haarlem
Ungheria, Pest-Vác - 1847, Danimarca, Copenaghen-Roskilde Svizzera, Zurigo-Baden - 1848, Regno di Sardegna, Torino-Trofarello Spagna, Barcellona-Mataro
Australia, Melbourne-Port Melbourne - 1857, Egitto, Il Cairo-Alessandria d'Egitto Stato Pontificio, Roma-Frascati Argentina, Buenos Aires-San José de Flores
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La seconda rivoluzione industriale e le guerre |
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Di prossima pubblicazione |
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La terza rivoluzione industriale - dal "boom" economico alla crisi delle crisi |
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A partire dagli Anni Cinquanta e Sessanta,
l’Italia diventa protagonista di una tale crescita record nella produzione
nazionale da essere denominata il "miracolo economico"
con un picco tra il 1958 e il 1963:
la insolita buona economia porta con se il ritardato "progresso"
contribuendo a trasformare rapidamente quanto radicalmente - e a dire il
vero in bene ma anche in male - la vita degli Italiani che mai hanno
prima conosciuto tanto "benessere".
Lo
Stato interviene
fortemente, vorrebbe tra l'altro smantellare l'AGIP
- l'Azienda Generale Italiana Petroli
fondata dal Regime Fascista nel 1926, dandone incarico a Enrico Mattei,
figura centrale del sistema industriale nazionale e internazionale, ma
sotto la sua guida l'azienda viene invece riorganizzata e nel 1953 nasce
l'ENI - l’Ente Nazionale Idrocarburi:
nella visione strategica dell'imprenditore il nuovo Ente dovrebbe diventare
lo "strumento dei popoli poveri contro i popoli ricchi"
e in pratica l’Italia una guida per i Paesi del Terzo Mondo: appoggiando
i movimenti
nazionalistici africani ed asiatici, il nostro Paese potrebbe ricevere
in cambio concessioni per estrarvi petrolio, lasciando un più che equo
75% dei profitti dello sfruttamento dei giacimenti ai legittimi
proprietari per la (ri)costruzione dei
propri Stati, conquistando allo stesso tempo l'Italia ed i suoi alleati
industriali quote di mercato a contrastare così il quasi monopolio delle
multinazionali petrolifere.
A parte i "grandi giochi politici" di vaticana demo-teo-crazia è il Meridione comunque a fornire coi suoi poveri cristi la manodopera basso costo che fa ripartire l'Italia ed arricchire il solito Nord (di fanta-"Padania" ancora non si parla).
In contrasto all'euforico ottimismo generale infatti la Sinistra italiana esprime forti preoccupazioni: già nel 1951 viene forzatamente avviato un vero esodo dal Sud, che troverà la sua fine soltanto un quarto di secolo dopo, paesi decimati e intere genti costrette ad abbandonare in massa le proprie case ed affetti "in cerca di fortuna al Nord", cioè in città del Settentrione italiano come Milano, Torino e Genova, ma anche in quelle d'oltralpi, nell'Europa Continentale, come in Germania, Svizzera e Belgio - ancora alto livello di povertà, terre scarsamente fertili ed estremamente frammentate su cui mai verranno fatti i necessari investimenti di aggregazione ed ammodernamento, il prezzo ancora e di nuovo pagato dal Meridione, questa volta alla "industrializzazione del Paese", ma quasi esclusivamente nel suo Nord.
Con il sorprendente sviluppo industriale di mezzo secolo fa l'Italia lascia finalmente il suo ruolo di "Paese di Serie B" in Europa, fino ad allora scomoda eredità quale Nazione perdente nella Seconda Guerra Mondiale e quasi indelebile marchio a seguito dell'Era Fascista: niente paura però, la vocazione rimane ed ancora una volta non per nulla stiamo oggi disperatamente annaspando sulla linea di galleggiamento per non riaffondare del tutto trascinando con noi il resto d'Europa...
Che la società cambi radicalmente
a seguito della terza rivoluzione indiustriale non c'è dubbio, che le
"condizioni di vita" migliorino
davvero con un già di per se nei decenni a seguire discutibile
reale aumento del reddito medio della popolazione rimane però fortemente
opinabile, a meno che l’acquisizione di
"beni di lusso" come
automobile, televisore, elettrodomestici vari e "telefonini" (ne
deteniamo il primato mondiale!?)non venga innalzata ad indicatore di "progresso". |
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