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La Tuscia Romana I musei del territorio Il Piccolo Museo del Lavoro di Bracciano, Roma Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale Pagina in costruzione: rinnovare volentieri la pagina con il browser per essere sicuri di visualizzarne la versione più recente |
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Il lavoro – Approfondimento |
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In questa pagina La Prima Rivoluzione Industriale La Seconda Rivoluzione Industriale La Terza Rivoluzione Industriale L'industrializzazione e i progressi tecnologici Le nuove tecnologie della Prima Rivoluzione Industriale L'industria energetica si rivoluziona L'industria meccanica si rivoluziona L'industria tessile si rivoluziona L'industria chimica si rivoluziona L'industria siderurgica si rivoluziona La rivoluzione industriale conquista il mondo (o almeno parte di esso) Le nuove tecnologie della Seconda Rivoluzione Industriale Il salto di qualità della metallurgia L'industria chimica e farmaceutica Anche l'agricoltura si industrializza Le nuove tecnologie della Terza Rivoluzione Industriale Squilibri di sempre, nuovi smarrimenti Le rivoluzioni industriali come rivoluzioni "ergonomiche" La smaterializzazione del mondo conosciuto
Pagine correlate L'industrializzazione del nostro territorio
Luciano Russo – Una presentazione
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L'Industria |
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Le attività "industriali" |
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"Industria", dal latino indu-stria, parola composta da endo- dentro e -struo a sua volta da strúere o in-strúere, con il significato originario di "costruire", comporre, fabbricare, come in i-stru-mentum, "strumento", genericamente "mezzo con cui si opera" per raggiungere un fine o più specificamente "arnese", strumento da lavoro, ordigno, macchina: in senso figurato manteniamo i-stru-ire, i-stru-zione, i-stru-ttore e i-stru-ttivo, tutte dalla stessa radice e con il medesimo significato, e "indu-strioso" è chiamato ancora oggi chi dimostri particolare operosità, iniziativa, attività, crescita, ingegno, diligenza, destrezza e perseveranza in qualsivoglia cosa faccia.
Industriali
vengono denominate
tutte le
attività "non-agricole" di imprese che le finalizzino alla
produzione di beni o servizi, e non necessariamente quindi
nell'accezione,
dal termine acquisita solo a fine Novecento, di imprese o
settore
"manifatturieri", cioè che trasformino
nei propri processi industriali materie prime in prodotto finito.
A differenza delle
attività agricole tradizionali
quelle industriali (agricoltura "industrializzata"
compresa!) vengono regolate
e gestite diversamente,
perché diverse sono le problematiche che devono
affrontare: - innanzitutto sono "continue" e, se cicliche, normalmente con periodicità di ore, giorni o settimane piuttosto che mesi, stagioni o anni;
- concentrano inoltre la produzione su un prodotto specifico o, al massimo, su poche "famiglie" di prodotti comunque assai simili per tipo di processo produttivo, caratteristiche tecniche, materiali impiegati e clienti;
- fanno grandi investimenti iniziali e di necessario ammodernamento anche in tempi estremamente brevi e devono quindi poter disporre di adeguati mezzi finanziari o immessi dalla proprietà o prestati da banche ed enti finanziari ma anche Stati;
- si fondano necessariamente su strutture organizzative molto complesse dovute un'alta concentrazione di macchinari e capacità lavorative;
- hanno quindi bisogno di una avanzata gestione economica data la varietà di spesa con costi "generali, di direzione, servizi, produzione, commercializzazione, amministrazione" e quant'altro;
- attribuiscono al singolo prodotto una quota di tali costi e, in caso di aumento del costo unitario di produzione, possono scegliere una strategia di incremento delle quantità prodotte in modo da ridurla o rifarsi sui propri lavoratori "dipendenti" - preferibilmente operai ed impiegati di linea, meno maestranze e middle management, quasi mai quadri o vertici dirigenziali - cosa che, come ben noto, sempre più spesso accade. |
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L'industrializzazione |
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La cosiddetta "industrializzazione"
è quel processo di trasformazione con cui una società umana passa dal
suo originario modello di vita
sociale
basato su un sistema
produttivo sì agricolo-artigianale-commerciale
ma comunque imperniato su un'economia rurale
tradizionale, ad
uno: attività non-agricole;
- in cui si adottino processi di lavorazione caratterizzati da un uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica, termica o elettrica, a sostituire del tutto il lavoro muscolare degli animali e "quasi del tutto" quello manuale dell'uomo;
- in cui si utilizzino sempre nuove fonti energetiche, come ad esempio dapprima direttamente il vento o l'acqua, quest'ultima succesivamente sotto forma di vapore, ottenuto riscaldandola con la combustione di carbone e poi di petrolio, ed infine l'elettricità, a sua volta ottenuta attraverso l'energia meccanica dell'acqua, vapore anche geo-termico o via via reazione nucleare, combustione di biomasse, energia solare ed infine eolica;
- in un contesto socio-economico in rapida progressione sempre più organizzato produttivamente ed economicamente secondo un modello che diffonda la "fabbrica" come luogo per eccellenza nel quale si possano concentrare i mezzi di produzione, cioè macchinari, forza lavoro e capitale.
Con l'introduzione di attività di tipo industriale consegue, è ovvio, un incremento quantitativo e spesso anche qualitativo della "capacità produttiva" di un Paese, ma il fenomeno è molto più complesso, specie nelle sue ricadute proprio a livello economico e sociale, e viene troppo spesso con impropriatezza quasi assiomaticamente definito di "modernizzazione", nel senso cioè di "miglioramento delle condizioni di vita individuali e collettive".
Purtroppo il
fenomeno di industrializzazzione
ed il concetto di miglioramento delle condizioni di vita
individuali e collettive di fatto storicamente non sempre coincidono,
anzi molti, in
crescente numero anche scienziati, esperti e politici, sono coloro che
tendono a mettere in forte dubbio come
l'industrializazzione possa davvero portare - e tanto meno "automaticamente"
- ad un autentico "progresso"
o forse piuttosto e in pochi casi tutt'alpiù ad un accresciuto
puro e nudo
"benessere materiale",
richiedendo però il tributo di un prezzo
spropositatamente alto per
quanto riguarda altri valori
che ancor più in profondità incidono sulla "qualità"
della vita umana.
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La "rivoluzione" industriale |
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Con rivoluzione industriale si intendono tutti quei concatenati cambiamenti, nell'ordine di natura tecnologica, poi industriale, quindi economica ed infine sociale, che si susseguono a cascata soprattutto nei Paesi Occidentali, a partire da due secoli fa fino ai nostri giorni: da quando ha inizio il moderno sviluppo industriale si alternano periodi di circa mezzo secolo caratterizzati ciascuno da importanti innovazioni.
La moderna rivoluzione industriale è essenzialmente una, ma tre sono le sue fasi essenziali anche se oggi qualcuno ne vorrebbe aggiungere una quarta: molto sinteticamente la prima sarebbe quella vera e propria nella Gran Bretagna degli anni 1780-1840, uno sviluppo dominato dalla macchina a vapore "fissa", la seconda quella degli anni 1840-1900 a sua volta dominata dalla macchina a vapore "mobile", la terza negli anni 1900-1950 con elettricità, motore a scoppio, chimica, la quarta oggi dominata da energia atomica, elettronica e trasporto aereo - personalmente preferisco attenermi alla più "classica" definizione in soli tre periodi rispettivamente a cavallo tra i secoli XVIII-XIX, XIX-XX, XX-XXI.
Comunque la si voglia strutturare, tutta questa impressionante serie di grandi conquiste tecnologiche, spesso riduttivamente percepite come "novità", sono in effetti, in bene e in male, l'essenza stessa della nostra civiltà moderna e la diretta espressione del suo spesso discutibile sviluppo economico, oggi in particolare con una sempre più accelerata integrazione fra invenzioni ed innovazioni, la rapida diffusione di un processo di crescente progresso scientifico e relativamente rapide applicazioni delle invenzioni con ricaduta sulle attività economiche.
"Rivoluzione industriale" è quindi una definizione troppo generica, a comprende oltre due secoli di radicali mutamenti, all'interno della quale va senz'altro vantaggiosamente fatta una distinzione fra "Prima", "Seconda" e, almeno fino ad oggi, "Terza" Rivoluzione Industriale: la Prima inizia a fine Settecento e riguarda in particolare l'evoluzione dei settori tessile e metallurgico con l'introduzione della macchina a vapore, la Seconda con inizio verso la metà del XIX secolo, ma scaglionata in tempi diversi nei diversi Continenti e Paesi, con l'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio, la Terza a partire dagli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso, e ancora non compiuta, con l'introduzione dell'elettronica e del computer.
Una rivoluzione industriale non è mai limitata nei suoi effetti a economia, tecnologia e struttura sociale ma contribuisce a cambiare radicalmente il modo stesso di concepirsi dell'uomo ed il suo modo di relazionarsi a tempo e spazio: la Seconda Rivoluzione, ad esempio, accelera notevolmente i ritmi della storia rendendoci la vita estremamente concitata e, in bene come in male, apre comunque totalmente inaspettate prospettive e fino ad allora impensabili scenari futuri.
Ciascuna rivoluzione industriale contribuisce a "dilatare" i confini del sapere e a "contrarre" ulteriormente spazio e tempo, non soltanto nella dimensione fisica e sociale dell'uomo, ma anche e soprattutto in quella "mentale", cioè il suo così essenziale modo di percepire la realtà, se stesso compreso: ad esempio, la quantità di informazione che una persona riceve in media durante tutta la sua vita in Gran Bretagna a fine Settecento, all'epoca cioè della Prima Rivoluzione, equivale a quella che un qualunque cittadino può leggere oggi nell'edizione di fine settimana di un qualsiasi quotidiano con allegati, anche se poi ne rimanga estremamente discutibile la qualità e, ancor di più, la rilevanza per la sua vita.
Si possono ad oggi distinguere tre abbastanza precisi periodi storici i cui i più drastici cambiamenti o, per essere positivi, i più significativi "miglioramenti" o "salti di qualità" hanno luogo, tutti nella seconda metà degli ultimi tre secoli ad intervalli regolari di circa 90-100 anni (!):
- la Prima Rivoluzione Industriale ha inizio nel settore secondario verso il 1780 in Gran Bretagna per diffondersi poi all'Europa, portando con se la macchina a vapore e, quindi, la locomotiva;
Gran Bretagna ed il resto dell'Europa Occidentale con inizio verso il 1870 e una delle sue davvero più rivoluzionarie invenzioni è il motore a scoppio, con successive applicazioni sia nell'automobile che nell'aeroplano a motore, di tale importanza da caratterizzare la nostra epoca per generazioni.
pur partendo dal terziario, influisce poi decisamente su tutti i settori produttivi ed investe questa volta non solo l'Europa ma finisce per dilagare più o meno rapidamente nel resto del mondo, con le innovazioni dell'elettronica e, subito dopo, della microelettronica, a seguito dei viaggi dell'uomo sulla Luna, e l'invenzione del computer o "calcolatore elettronico" poi reinventato nella sua popolarissima versione di PC o Personal Computer ovvero calcolatore elettronico "personale", dapprima fisso, collegato via cavo, e quindi portatile, "senza fili" o wireless, il quale, abbinato all'utilizzo della classica rete telefonica o "rame", arricchita di ponti radio anche satellitari, e della nuova rete "telematica", a costituire la cosiddetta Internet, ed usando inoltre idonei protocolli di comunicazione nel sistema della World Wide Web o "ragnatela globale", finirà per rivoluzionare sì letteralmente il nostro modo di lavorare, studiare, comunicare e divertirci ovunque nel mondo, ora non solo al suolo ma anche in sempre più numerosi voli di linea.
Seguendo
altri criteri uno schema
riassuntivo degli eventi di queste fasi storiche potrebbe
considerare le caratteristiche principali del lavoro
in ciascuna come segue: metalli, introduce la prima "automazione meccanica" dei tempi moderni, laddove il motore a vapore va a sostituire la forza animale e quindi, già a partire dal XVIII secolo, cambia per sempre il rapporto uomo-lavoro trasponendo sistematicamente tale automazione nelle fabbriche;
l'elettricità per automatizzare progressivamente tutto il settore industriale, sposta ancora di più l'attività economica centrandola dall'uomo sulla macchina, una irreversibile spinta non soltanto meccanica ed innovativa dunque, ma anche e soprattutto economica, la quale dalla seconda metà del XIX secolo segna il lavoro umano in un modo di cui ancora oggi beneficiamo ma anche soffriamo;
le attività economiche della società attraverso macchine a controllo numerico, software e Web, seconda metà del XX secolo porta gradualmente il concetto stesso di un lavoro che troppo spesso viene a mancare a cambiamenti di fatto più socio-economici che genuinamente tecnologico-industriali, mentre la rapida digitalizzazzione della nostra vita ci rende allo stesso tempo saturi di informazioni, sovrastimolati ma timorosamente incerti nel configurarci un futuro, il quale, per la prima volta nella storia umana, più che un balzo in avanti appare come una brusca frenata di ritorno a valori perduti ed una pur tarda preoccupazione per lo sfrenato abuso di risorse e potere nel mondo in cui viviamo.
Come gli storici del futuro considereranno la nostra epoca è difficile dire, ma come noi oggi ad esempio parliamo di un'unica rivoluzione neolitica, pur caratterizzata da distinte fasi, sarebbe forse storicamente più corretto vedere le tre "rivoluzioni" quali fasi di un'unica rivoluzione industriale, sì con drastici mutamenti di rotta peculiari per ciascuna, ma anche con una continuità del processo.
In ultima analisi
una seria riflessione
andrebbe comunque fatta sul cambiamento del significato del lavoro
umano, se durante questo lungo e
combattuto periodo storico dall’età industriale a quella
post-industriale la mutata
considerazione del lavoro nella società
ci abbia condotto alla visione speranzosa di un futuro
davvero migliore o alla fine
della società industriale non ci stiamo piuttosto ritrovando
dentro incognite a breve troppo grandi
per essere seppure affrontate. |
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Un'annotazione |
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Prima di proseguire in questa
incredibile "cavalcata", sarebbe opportuno scendere
di sella a fare due passi, come gli antichi filosofi nel loro
gymnasium, per riflettere su alcuni aspetti che riguardano gli
epocali raffinamementi tecnologici
presenti in tutte le rivoluzioni industriali e causa diretta o indiretta
soprattutto di cambiamenti sociali e mentali profondi
(dei quali alcuni siamo pienamente consapevoli, altri meno o
per nulla!) nel nostro modo di vivere
la quotidianità della vita, di affrontare il lavoro
e, quindi, di produrre, e di dar dimensione
spazio-temporale-emotiva al basilare e complesso
inter-concetto di "luoghi" in cui
vivono "persone" con cui
intratteniamo o meno "relazioni
sociali".
Oggi:
- cosa
è "possibile" e cosa "impossibile"? E domani?
È "vicina"
o "lontana"
la città di Stoccolma da quest'isola di fronte a Spalato, dove mi trovo? Solo quarant'anni fa avrei risposto - e l'ho fatto - "due-tre giorni" in treno o in auto... Quanta strada potevano fare in tre ore o tre giorni i ben dotati ed allenati milites delle legioni romane? Quanto sarebbe riuscito a spostarsi mio nonno in calesse?
È "piccolo" o "grande" l'atomo? Non potrei vederlo al microscopio, eppure nell'atomo c'è un nucleo, con dentro protoni e neutroni, ed intorno al nucleo elettroni per essere "piccolo" è grande: le particelle "elementari" quelle sì sono piccole - fermioni, leptoni, muoni, tauoni, neutrini... Eppure per i filosofi greci Leucippo e Democrito ed Epicuro è "in-divisibile", ά-τομος, à-tomos: atomo!
Sono "presente" alla persona con cui "chatto" su internet? E se faccio una telefonata a qualcuno o ho una video-chiamata su Skype? Tutto "in tempo reale", quindi sono "lì" e "qui" (e mi accorgo come mi senta obbligato a specificare "reale" quando parlo di tempo!).
"Conosco"
o "non conosco" chi "incontro", vedo,
ascolto e seguo sul mio piccolo schermo: quella giornalista - ogni sera,
quel presentatore - ogni settimana,
l'attore, il comico, il politico che mi si affaccia davanti alla
nausea, la ballerina, la povera
disgraziata che ha perso tutto nell'alluvione, l'anonimo migrante che quasi
affoga su quel barcone stracolmo? "Conosco" Marte, che quella minuscola sonda cingolata mi spennella sulla retina pietruzza su pietruzza?
"Possibile" o "impossibile" ri-vivere il passato, il sorriso di mia madre su quella foto, io che leggo a mia figlia la favola della buonanotte su quella cassetta magnetica , lo sbarco in Normandia su quei filmati in bianco e nero o lo scempio del Vietnam sulla cassetta VHS a colori, il DVD con le Torri Gemelle che crollano a New York, una, dieci, cento volte? "Possibile"
per un sordo risentire, per un cieco rivedere?
Così inverosimilmente tanto ci hanno cambiato le "rivoluzioni industriali" - e continuano a farlo. |
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Invenzioni ed "innovazioni" |
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Invenzioni e innovazioni, tecniche o tecnologiche (ma non solo), non sono proprio la medesima cosa.
L'invenzione è quell'idea che offre una soluzione - nuova ed originale - a un problema tecnico, già reale e vissuto oppure scientificamente prevedibile, già risolto da altri in altro modo o non ancora risolto, che può riguardare un metodo, un processo, un prodotto: il latino in-venire signica appunto "trovare": così l'invenzione della ruota "trova", con i mezzi allora disponibili, soluzione ai problemi di trasporto dell'epoca (dimostrando ancora oggi incredibile applicabilità!), così pure l'invenzione della scrittura "trova" all'epoca e con i mezzi allora disponibili soluzione a quei problemi di comunicazione "a distanza" sia nello spazio che nel tempo (dimostrando ancora oggi estrema applicabilità nonostante la concorrenza di mezzi alternativi di comunicazione - tra umani, tra uomo e macchina ovvero da macchina a macchina), così la fusione dei metalli e così via.
L'innovazione invece, dal latino in-novare o fare "del nuovo" o fare "in un nuovo modo", può essere l'applicazione di un'invenzione tecnica o tecnologica, spesso risultato di una lunga e laboriosa ricerca e sperimentazione effettuate solitamente da gruppi di esperti, anche se non deve necessariamente derivare da un'invenzione o da una precedente innovazione tecnica, un "bene di consumo" frutto di fantasia e il cui bisogno potrebbe essere già latente nelle case o nelle imprese, ma anche - come sempre più di frequente accade - venire attivato dalla curiositá per la "novità", sotto lo stimolo di efficaci azioni massmediatiche pubblicitarie sapientemente mirate alla creazione di inediti mercati.
La sostanziale differenza è infine che la prima, l'invenzione, attività piuttosto intellettuale che pratica e generalmente risultato del pensiero geniale di una persona intellettualmente "libera", non è detto che si traduca necessariamente nella seconda, cioè un'innovazione o applicazione in determinate attività umane con probabile diffusione ad uno o più settori dell'industria o addirittura di così largo impiego da migliorare la qualità di vita dell'uomo qualunque: storica evidenza è che anche le più grandi invenzioni hanno solo molto raramente ripagato i rispettivi ideatori, mentre, al contrario, le innovazioni quasi di regola fatto ricchissimi quegli "innovativi imprenditori" che, intuitone e testandone l'interesse, vi hanno investito applicando una tecnica o tecnologia inventata da altri, con dichiarati fini commerciali. |
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La Prima Rivoluzione Industriale |
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Con la scoperta dell’America e l’esplorazione dell'Africa e dell'Estremo Oriente, a partire dal Cinquecento in Europa vengono introdotte e coltivate nuove piante come la patata, il mais, la canna da zucchero, il tè, il caffè, il cacao, dapprima oggetto di scetticismo, poi di curiosità, ma che nel Settecento arrivano a provocare una vera rivoluzione dei consumi e dei costumi.
I cambiamenti di carattere economico, tecnologico e
sociale che permettono in
Gran Bretagna l'avvio di un processo di
industrializzazione
a partire dal settore tessile tra la
seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento
sono senza dubbio: - un sistema politico parlamentare-costituzionale capace di mantenere "equilibrio" fra le classi sociali.
Disponibilità di ricchezze da investire e disponibilità di energia alla base, vaste colonie in tutto il mondo da cui ogni tipo di materie prime, una flotta che controlla la maggior parte del commercio mondiale (compreso quello degli schiavi!) e dei trasporti internazionali di merci, il primo scatto avviene con l'aumento della richiesta generale di generi alimentari, necessità numero uno dell'uomo, subito seguito dalla ulteriore domanda di abiti, biancheria e coperte.
In breve tempo l'industria
arriva a sostituirsi all'agricoltura nella formazione del reddito
nazionale (nel 1770 la metà proviene
dall’agricoltura, nel 1846 solo un
quarto mentre le attività industriali raddoppiano il proprio
contributo) e la Gran Bretagna diventa il Paese più ricco e sviluppato d'Europa
(nell'arco di un secolo, tra il 1750 e il 1850, aumenta il suo reddito
nazionale di sette volte, la
sua popolazione di tre, le importazioni di dieci e le esportazioni di
ben quattordici volte!).
Da prodotti direttamente consumati e solo in minima parte venduti si passa quidi a beni esclusivamente prodotti per la vendita, dal lavoro rurale o piccolo-commerciale individuale o familiare a domicilio a quello salariato in fabbriche con centinaia di operai.
L'accresciuta ricchezza dà alle città inglesi acquedotti, fognature nelle case e cimiteri fuori dell'abitato, elementi questi di vera modernizzazione (o ritorno agli standard dell'Antica Roma) in un periodo storico in cui l’Europa Continentale e soprattutto Orientale sfrutta ancora "servi della gleba" per coltivare le terre dei grandi proprietari: nell’Ottocento tale crescita prosegue allargandosi ad altri Paesi in Europa e negli Stati Uniti, ritardata ad esempio in Germania e in Italia dal loro frazionamento in piccoli Stati ed inoltre in Italia per mancanza di materie prime.
Da notare che mentre tutti rimarcano come prima della rivoluzione industriale oltre il 90% della popolazione sia dedita all'agricoltura e come grandi masse la abbandonino per affollare le fabbriche con conseguenze per l’intero tessuto sociale ed economico, pochissimi ricordano come anche tutto il "mondo artigiano" vive enormi quanto drammatici cambiamenti a causa del nuovo modo di trasformare le materie prime in prodotti - vale quindi la pena di sottolineare a questo proposito alcune delle importanti peculiarità della società industriale:
- conviene di più produrre mille articoli tutti uguali che dieci diversi e per questo si passa alla cosiddetta "standardizzazione" dei prodotti;
- conviene di più istruire cento operai a fare ciascuno un solo gesto che insegnare a dieci un'intera procedura e si passa prima alla cosiddetta "specializzazione" dei lavoratori ovvero "frammentazione del lavoro" e poi anche alla specializzazione dei luoghi di lavoro, i quali diventano "reparti di produzione";
- conviene di più che diversi lavoratori si dedichino allo stesso tempo ciascuno ad un dettaglio del prodotto che un solo lavoratore all'intero prodotto e si passa quindi alla cosiddetta "sincronizzazione" del lavoro, questo per poi arrivare fino al nuovo concetto di "catena di montaggio" o assembly line, in cui i lavoratori operano su parti diverse del prodotto in perfetta sincronia a tempi prestabiliti e in un dato ordine di successione fino al suo completamento;
- conviene di più puntare su una produzione di massa ed un corrispondente consumismo di massa che su piccole serie di prodotti di alta qualità a prezzi elevati e si passa quindi ad una cosiddetta "produttività" che massimizzi i profitti. |
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La Seconda Rivoluzione Industriale |
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Convenzionalmente la seconda significativa ondata nel processo di ulteriore sviluppo industriale avviene nel periodo che va dal Congresso di Parigi del 1856 e quello di Berlino del 1878 all'ultimo decennio del XIX secolo.
Nella seconda metà dell’Ottocento l’Europa Occidentale allarga e consolida la propria influenza a livello mondiale grazie ad una superiorità nel campo scientifico e tecnologico unita ad incomparabile potenza capitalistica, industriale e militare: scoperta di nuove fonti di energia, utilizzo di nuovi sistemi e mezzi di comunicazione e trasporto, incontrastato dominio del commercio mondiale.
Specialmente gli ultimi tre decenni dell’Ottocento danno una vera accelerazione al processo di industrializzazione e al suo salto di "qualità": grandi e, nei loro effetti, epocali non sono soltanto le innovazioni tecnologiche, ma anche quelle economiche.
La meccanica perfeziona notevolmente i mezzi di produzione, la siderurgia ha una sua rivoluzione nell’acciaio, una lega di ferro e carbonio robustissima, la chimica inventa alluminio, soda, coloranti artificiali e acido solforico per concimi ed esplosivi, prodigiose fonti di energia come elettricità e petrolio dilagano, quest'ulimo consentendo il rapido sviluppo di piccoli motori a combustione interna che aprono all'era di beni ancora oggi, dopo oltre un secolo, "strategici" come l’automobile e l'aereo.
Nella sopravvenuta situazione di panico falliscono imprese, altre si fondono e nei diversi settori le aziende dominanti per capacità economica e produttiva fagocitano ad una ad una le più piccole: alla teoria della libera concorrenza si sostituiscono insomma i monopoli di fatto.
Con la Seconda Rivoluzione Industriale macchine sempre più avanzate ed una automazione sempre più sofisticata finiranno per conquistare la posizione dell'uomo nell'industria tendendo ad escluderlo quasi del tutto dai processi produttivi e dando così vita ad una nuova migrazione di massa dei lavoratori che, come nella Prima Rivoluzione si spostano dalle campagne nelle fabbriche, ora dalle fabbriche si riversano nel Terziario, cioè il settore industriale dei servizi, in cui il lavoro diventa prevalentemente mentale ed il computer diventa il principale strumento di lavoro.
L'industria "classica" non scompare, ma cambia radicalmente e non più tanto a causa delle innovazioni tecnologiche, pur sempre essenziali, quanto grazie all’innovazione organizzativa: nuova valorizzazione delle abilità dei lavoratori, responsabilizzazione della forza lavoro, lavoro di gruppo o team work, metodi di produzione snelliti just-in-time, ovvero solo su domanda e senza stoccaggi, continuo miglioramento dei processi e delle procedure.
Con la progressiva globalizzazione dei mercati si passerà da un mercato geograficamente limitato ad un mercato geograficamente illimitato, dove la produzione dei componenti di un prodotto viene allocata a quei Paesi nel mondo in cui alla migliore abilità, impegno e fedeltà dei lavoratori corrispondano salari i più bassi pissibili ed altrettanto le fasi altamente specializzate del processo di produzione vengono delocalizzate laddove vengano fornite le migliori condizioni economico-politiche a garantirne il massimo profitto.
Il vero problema si rivelerà essere il fatto che i lavoratori sottooccupati o disoccupati dei tradizionali Paesi "industrializzati" in questo modo, mentre prima possono permettersi di consumare i prodotti che loro stessi producono, hanno sempre minore capacitá di acquisto per consumare gli stessi prodotti adesso fatti da altri: senza consumo di massa decade la produzione di massa. |
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La Terza Rivoluzione Industriale |
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La quantità e qualità di conoscenze scientifiche e tecnologiche accumulate già dagli inizi del '900 per lo più in contesti strettamente militari, vengono tradotte in prodotti ad uso civile e progressivamente convogliate verso il ceto medio delle società occidentali, dando sì una forte spinta al "progresso" e all'innovazione tecnologica, ma soprattutto consentendo sviluppi mai prima visti a nuovi settori industriali, provocando veri sconvolgimenti economici sia a livello di micro- che di macro-ambiente, destabilizzazione del mercato del lavoro, variazioni demografiche fuori controllo ed ulteriori, rapidi e sempre più profondi cambiamenti degli stili di vita: dopo l'Occidente, con il collasso dell'Unione Sovietica, l'emergere di Cina e India, molti di questi effetti finiscono per investire anche il cosiddetto "Terzo Mondo", pur se con variabile ritardo e/o lentezza.
La Terza Rivoluzione Industriale, iniziata negli anni Cinquanta-Sessanta del XX secolo e non ancora conclusa, nasce dallo stato di precario assestamento che i Paesi Occidentali raggiungono all'indomani di ben due Guerre Mondiali a breve intervallo l'una dall'altra, la susseguente e pericolosissima Guerra cosiddetta "Fredda" tra i nuovi "Blocchi" della NATO, guidata dagli Stati Uniti d'America, e del Patto di Varsavia, sotto il ferreo controllo dell'Unione Sovietica, i quali vedono contrapposti gli storici "alleati" vincitori contro Nazismo e Fascismo - in un clima di totale diffidenza reciproca dovuta alle più o meno dichiarate velleità dell'altro di voler raggiungere un totale predonimio economico prima che militare, politico ed ideologico sul mondo intero.
Mentre la macroarea europea per meglio affrontare il periodo di quasi totale ricostruzione postbellica crea organismi associativi comunitari, quella "Comunità" Europea che porterà all' "Unione" Europea passando da un grande mercato unico, la macroarea nordamericana, produttivamente intatta dopo la guerra ed anzi già durante il conflitto oggetto di un benessere in forte crescita, grazie all'intensa produzione industriale bellica portata a regime dal Governo Statunitense, viene ancor più ravvivata da nuovi e sempre più arditi progetti militari.
Ma il burattinaio che dietro le quinte decide è ancora la piovra delle "grandi multinazionali" con i loro insaziabili appetiti petroliferi, degnamente rappresentate dai "grandi politicanti" di turno, sostenute caldamente dai "grandi produttori di armi" e le solite organizzazioni militari tutte uguali sottopelle in tutti i Paesi del mondo, per cui: da parte delle "super-potenze" e rispettive cangianti "coalizioni" si finanziano e si combattono - e pure malamente - sempre nuove guerre sempre peggio mascherate con improbabili slogan di "esportazione di civiltà" e "difesa della democrazia" ovvero anacronistiche "guerre sante", le cui atrocità disumanità su inermi popolazioni civili non sembrano conoscere umani limiti: ed ecco siamo invasi da cieco terrorismo, paranoico controllo delle persone, pressoché totale controllo dell'informazione e pauroso imbarbarimento culturale.
Nel corso di questa Terza Rivoluzione Industriale all'incredibile aumento delle capacità funzionali dei robot e della capacità di calcolo dei computer corrisponde il crescente esubero di lavoratori dell'industria e questo porta ad una società in cui sempre più importanti diventano le conoscenze teoriche, l'utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e gli aspetti scientifico-specialistici della ricerca, con una netta crescita nella domanda di cosiddetti "lavoratori della conoscenza" o knowledge workers.
Fermo rimane - ed anzi peggiora - in questa società "post-industriale" il rapporto fra capitale e lavoro: come l'industria non distrugge l'agricoltura ma la cambia profondamente e per sempre, così la società post-industriale "della conoscenza" non scalza la società industriale, anche se nell'offerta preponderanti diventano i cosiddetti "servizi", una vastissima gamma di attività prima spesso di carattere ausiliario alla produzione ed ora autonome, indipendenti e centrali, come la raccolta, diffusione e codifica della conoscenza come fondamento di qualsivoglia organizzazione.
Rimangono forti i rischi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione sulla società in generale e sul mondo del lavoro in particolare: le organizzazioni ritornano più piatte, si allargano e frammentano in reti ed i nuovi lavoratori svolgono attività sempre più più complesse da soli e sempre più isolati: in questo senso i rischi della disgregazione sociale e della disoccupazione sono evidenti, come d'altronte evidenti sono però le nuove opportunità di sviluppo anche economico. |
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L'industrializzazione e i progressi tecnologici |
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Meglio di mille parole le immagini a vignetta delle carrellate di invenzioni ed innovazioni, portate nella nostra società moderna rispettivamente dalle tre rivoluzioni industriali fino ad ora nella storia dell'uomo, illustrano simbolicamente e danno il senso della portata dei rapidi salti di qualità ottenuti dal progredire della tecnologia durante appena due secoli e della nostra altrettanto rapida capacitá di assuefazione a tali cambiamenti:
- la prima
fotografia del 1826, - le prime immagini televisive dell'uomo sulla Luna del 1969. |
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Joseph
Nicéphore Niépce, "Vista dalla finestra a Le Gras", titolo originale
"Point de vue du Gras"
- 1826: la prima fotografia della storia, o meglio, come viene chiamata
dal suo inventore, "elio-grafia", cioè "scrittura o disegno ottenuti
usando la luce del sole", dove l'occhio umano "intravede", più che
vedere, il cortile di sua casa nel villaggio di Saint-Loup-de-Varennes,
risultato di un rivoluzionario esperimento con cui riesce a fissare una
immagine permanente della natura su un supporto artificiale (l'"Oculus
Artificialis", "occhio
artificiale" o "camera oscura" di Leonardo da Vinci del 1515 , invaderà
da ora in poi il mondo.
Le nuove tecnologie della Prima Rivoluzione Industriale |
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La Prima Rivoluzione Industriale porta con se grandi innovazioni tecniche che riguardano principalmente le macchine - sia utensili che motrici, cosa che ha forte impatto sul settore tessile, creando l'industria tessile, e l'industria cosiddetta "pesante", cioè la metallurgica e la meccanica. |
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L'industria energetica si rivoluziona |
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Una delle prime conseguenze dell'ineguagliato sviluppo industriale è il sempre crescente bisogno di enormi quantità di energia, non più le poche patate lesse o il piatto di minestra e il pezzo di pane dato all'uomo: una delle prioritá della ricerca scientifica e dell'industria stessa diventa dunque realizzare nuove macchine e nuovi motori adeguati alle produzione di massa e ai suoi nuovi ritmi.
Tra la fine del '600 e quella del '700 la macchina a vapore entra prepotentemente in contesti industriali, questo ben 1500 anni dopo la prima documentata intuizione della straordinaria forza del vapore che appunto risale addittura al II sec dC: il primo a descriverla è infatti un meccanico alessandrino nelle sue "Le pneumatiche di Erone", in cui propone di utilizzarlo in un teatro per automatizzare funzioni come aprire e chiudere porte, accendere fuochi, far muovere marionette e sistemi di sollevamento di acqua, pur sempre "macchine", anche se destinate ad effetti scenografici per rappresentazioni sacre o di divertimento, ed ancora più importanti i principi enunciati, come la capacità di "dilatazione" e "condensazione" in un sistema chiuso ed il principio di "reazione", che ne permette l'utilizzo effettuando sulla caldaia un piccolo foro, sistema oggi alla base della moderna turbina:
Basta un secolo
perché la macchina a vapore
rivoluzioni definitivamente ogni filiera produttiva
del nascente apparto industriale, sostituendosi in pratica a
tutte le altre tradizionali fonti di energia,
per la sua capacità di potenza erogata,
la sua accessibilità su richiesta,
la sua continua affidabilità nelle
prestazioni, le sue relativamente modeste dimensioni
e quindi la sua facile collocabilità
negli ambienti più disparati: neppure lontanamente le
tradizionali fonti di energia meccanica naturale
- acqua e vento - possono mai
essere paragonabili né per quantità di energia, né per disponibilità di tempi e luoghi,
basti pensare alle uniche macchine allora in uso, i mulini, con il loro
funzionamento ad acqua o a vento,
e tantomeno paragonabile è l'altra fonte "classica" di nergia,
cioè la forza muscolare di esseri viventi,
come l'uomo e gli animali, la cui quantità di energia prodotta è minima
e richiede quindi enormi numeri di unità per erogarne a
sufficienza, senza poi contare l'instancabilità delle macchine e la
specifica adeguatezza nonché precisione delle nuove "macchine utensili"
progettate unicamente per i compiti cui sono destinate. |
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L'industria meccanica si rivoluziona |
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L'importanza dell'industria meccanica diventa strategica per il resto della produzione industriale grazie all'invenzione ed il perfezionamento di nuovi macchinari per le fabbriche e al davvero rivoluzionario nuovo sistema di trasporto di materie prime e distribuzione di prodotti costituito dalla "strada ferrata" - la ferrovia - anche determinante per lo sviluppo sociale mondiale di metà '800.
La macchina
o motore a vapore
applicata ad una "locomotiva"
compare per la prima volta in Gran Bretagna
agli inizi del secolo, specificamente come sostituto meccanico
del cavallo da traino nelle miniere di
carbone, ma in brevissimo tempo le sue potenzialità divennero palesi,
soprattutto dopo l'invenzione nel 1829 della cosiddetta "caldaia
tubolare" di Marc Seguin:
anche se è infatti già del 1804 la
prima locomotiva a vapore su binari
in testa un trenino misto merci e passeggeri, come prima, vera
locomotiva a vapore viene ricordata la famosissima "Rocket"
costruita nel 1829 da George e Robert Stephenson,
rispettivamente padre e figlio molto probabilmente ispiratisi ai lavori
di Trevithick, che per la prima volta nella storia
unirà Liverpool a Manchester, una
macchina moderna nelle sue soluzioni tecniche e da subito
prototipo della "classica" locomotiva a vapore
in tutte le sue varianti nei cinque Continenti durante un secolo
e mezzo, cioè fino al suo pensionamento
che in Gran Bretagna avviene nel 1968, sostituita da macchine diesel e
poi elettriche. Il treno come mezzo di trasporto prevede tutta una infrastruttura ferroviaria che comprende oltre alla speciale "via" con una coppia di binari anche tutte le relative opere civili, come ponti, viadotti, gallerie, stazioni per traffico passeggeri e terminali merci, nonché tutti quegli impianti, che man mano si sviluppano seguendo il progresso delle tecnologie, per sistemi di trazione, di segnalamento e di sicurezza: il mondo del 1800 è un cantiere aperto che porta a popolazioni e luoghi sempre più lontani lo sbuffante precursore del cambiamento.
E come i trasporti terrestri anche quelli marittimi verranno rivoluzionati... |
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L'industria tessile si rivoluziona |
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Fino alla metà del XVIII secolo la antichissima produzione dei tessuti rimane per millenni un'attività domestica, con una lentissima fase di filatura: prima della sua meccanicizzazione occorrono cinque filatori per ogni telaio a mano, poi...:
- nel 1733 la prima piccola rivoluzione con la cosiddetta spoletta "volante", brevettata da John Kay;
- nel 1765 la "giannetta" o Spinning Jenny, inventata da James Hargreaves, capace di allargare il "collo di bottiglia" della filatura velocizzandola da 6 a 24 volte;
- nel 1767 il filatoio idraulico detto Water Frame di Richard Arkwright porta la fase filatura ad essere addirittura centinaia di volte più veloce di quella eseguita nel telaio a mano, rendendolo inesorabilmente obsoleto.
decenni anche se con modifiche e perfezionamenti.
Il risultato finale di questa rivoluzione del tessile sarà che verso il 1825 in Gran Bretagna un solo operaio (ed è spesso un triste, classico esempio di lavoro femminile o, più spesso e peggio, minorile!) è sufficiente a sorvegliare ben due telai meccanici: sul mercato nazionale la produzione delle due macchine sarebbe tranquillamente equiparabile a quella ottenuta da circa quindici tessitori qualificati usando dei telai a mano, ed un secondo significativo paragone, questo sul mercato internazionale, mostrerebbe come per produrre un quintale di tessuto di cotone in Gran Bretagna con le nuove macchine occorrano neppure 300 ore lavorative, mentre in India, ancora a mano, oltre 220.000 ore di lavoro (cioè, quasi 750 volte più tempo!) - la rivoluzione industriale del settore tessile britannico spazza via ogni residua competitività da parte di Paesi più poveri, quindi non industrializzati. |
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L'industria chimica si rivoluziona |
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Non solo l'industria tessile esplode, ma l'esponenziale aumento quantitativo della sua produzione stimola a sua volta un notevole sviluppo dell'industria chimica: nella catena dei processi produttivi dei tessuti più competitive diventano anche le successive fasi di ottimizzazione, finitura ed ulteriore valorizzazione del grezzo, come ad esempio quelle di candeggiatura, tintura e stampa.
Come nel caso dell'industria meccanica, da questo successo in poi i rapidi progressi dell'industria chimica acquisteranno un'importanza sempre più strategica e in pratica per tutti i settori industriali e non solo, dato che anche l'agricoltura ne diverrà crescentemente e purtroppo oltremodo dipendente. |
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L'industria siderurgica si rivoluziona |
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Con l'avvento delle macchine la richiesta di ferro e sue idonee leghe sale enormemente e già all'inizio del XVIII secolo si hanno quindi progressi decisivi nella siderurgia.
Già nella sua diretta fase pre-industriale, la siderurgia ha conseguito dei notevoli sviluppi quando Abraham Darby, per la lavorazione dei minerali ferrosi, invece del carbone di legna comincia ad utilizzare il carbone cosiddetto "coke", vale a dire l'antracite distillata a secco ad eliminarne sostanze inquinanti per i processi di fusione: questa epocale innovazione permetterà in pratica alla siderurgia di riuscire soddisfare i nuovi crescenti bisogni di sempre più enormi quantità di ferro da parte della nascente industria, cosa del tutto impossibile e "per limiti naturali" se si continuasse con l'uso del tradizionale carbone di legna per il semplice fatto che tale sviluppo non sarebbe "sostenibile" per mancanza di materia prima a seguito di una eventuale conseguente, tanto rapida quanto totale, deforestazione delle Isole Britanniche.
Dato però che la combustione del
coke va sostenuta negli
altiforni con l'apporto di ininterrotte ed intense correnti d'aria
non affatto ottenibili con i vecchi mantici azionati da mulini,
anche in questo caso il problema viene risolto proprio con l'utilizzo
della nuova macchina a vapore, la
quale con la sua prima applicazione in fonderia
in un circolo virtuoso darà lavoro e permetterà sviluppo
alla siderurgia. |
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La rivoluzione industriale conquista il mondo (o almeno parte di esso) |
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Per motivi di competitività e di convenienza questi processi di "industrializzazione della produzione" vincono giocoforza terreno in molti altri Paesi fra il XVIII e il XIX secolo, riproducendovi, in tempi più o meno brevi, una simile rivoluzione industriale apportandovi i medesimi vantaggi economici al capitale ma purtroppo anche creandovi le medesime problematiche politico-sociali: unica differenza che mentre in Gran Bretagna la rivoluzione industriale è il risultato di iniziative puramente private mai inquadrate in alcun "piano generale di sviluppo", negli altri Paesi diventa spesso un "programma di intervento statale", a seconda delle ideologie imperanti, con positivi ovvero - molto più spesso - catastrofici risultati per quanto riguarda la concentrazione del potere e la distribuzione del benessere, in altre parole i processi di democratizzazione delle rispettive società. |
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Fratelli Auguste Marie Louis Nicholas e Louis Jean Lumière, "L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat", titolo originale "L'Arrivée d'un train en gare de La Ciotat" - 1896: uno dei più famosi "cortometraggi" (ed è già una esagerazione, perché dura meno di un minuto!) che apre la strada ad uno dei settori industriali di maggior successo della storia, quello del cinema, ancora oggi supportato da sempre rinnovate tecnologie ed integrato sempre più nel concetto di "intrattenimento" in fusione con quello delle "notizie/giornali" e della "lettura/libri" domina, e quasi sicuramente sempre più dominerà, i mercati mondiali.
Le nuove tecnologie della Seconda Rivoluzione Industriale |
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Lo sviluppo tecnologico che ha inizio dal 1870 in poi in Europa e Stati Uniti d'America è davvero senza precedenti: i Paesi Occidentali conquistano una quasi assoluta supremazia tecnica sul resto del mondo grazie ad una serie di innovazioni, frutto questa volta, non come nella Prima Rivoluzione Industriale di scoperte occasionali ovvero invenzioni di singoli individui, ma di ricerche avanzate, condotte da gruppi di esperti in laboratori scientifici ed università spesso finanziate dagli stessi imprenditori o dai rispettivi Stati, che puntano sistematicamente al miglioramento dell'apparato produttivo, ottenendo risultati significativi soprattutto nei settori manifatturiero, agricolo ed alimentare. |
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Il salto di qualità della metallurgia |
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Ferro, acciao e ghisa
Il ferro è un elemento chimico - simbolo Fe - presente in natura (in piccole quantità anche nel nostro corpo) sotto forma di minerale, cioè legato ad altri elementi e sporco di terra, rocce e altre impurità, da cui viene prodotto industrialmente il cosiddetto "ferro dolce", con scarse proprietà meccaniche e chimiche anche se con la caratteristica di condurre bene il campo magnetico, quindi si preferisce legarlo al 2-4% con carbonio in un "altoforno" da cui la "ghisa", materiale più resistente e lavorabile senza però ancora grandi caratteristiche meccaniche, a meno che non se ne abbassi la percentuale di carbonio sotto il 2% in un cosiddetto "raddrizzatore" (in cui l'ossigeno soffiato nella lega fusa si porta via carbonio sotto forma di CO2) ottenendo così l' "acciaio", meccanicamente più resitente e duttile della ghisa, con il solo svantaggio di arrugginire, a meno che durante il processo di raddrizzamento della ghisa non vengano aggiunti altri elementi chimici che lo fanno divenatre "inossidabile" (in realtà continua a legarsi con l'ossigeno, ma non sotto forma di idrossido di ferro, cioè ruggine.
Il forno Martin-Siemens
L'acciao permette di realizzare macchine e utensili più forti, resistenti e quindi duraturi di quelli in ferro: il forno Martin-Siemens o "open-heart", a cuore aperto, inventato negli anni 1850 da Sir Carl Wilhelm Siemens ed il cui brevetto viene acquistato nel 1865 dall'ingegnere francese Pierre-Emile Martin, permette di ottenere direttamente l'acciaio dalla "ghisa grezza" o pig iron diminuiendo i consumi di combustibile fino all'80%.
Il convertitore Bessemer
Un particolare forno
inventato da Henry Bessemer nel
1856, il primo a permettere la
produzione in massa
dell'acciaio in un'unica fase di
lavorazione e quantità fino a 50 tonnellate all'ora (l'acciaio
britannico continuerà comunque ad essere generalmente ottenuto tramite "cementazione",
una produzione di ferro puro in barre, tipo quella svedese di Öregrund,
poi seguita da una rifusione in crogiolo per ottenere l'acciaio, il
cosiddetto metodo del "pudellaggio" lungo e costoso.
Il procedimento Thomas-Gilchrist
Adottato nel 1878 permette di utilizzare materiali di ferro con alta percentuale di fosforo nella produzione dell'acciao: proprio questa è l'innovazione che consente alla Germania così tradizionalmente agricola, ma ricca di questi minerali ferrosi in Alsazia e Lorena e di carbone (come combustibile) nel bacino della Ruhr, di trasformarsi in Paese industriale fino a superare la stessa Gran Bretagna nella produzione dell'acciaio: il nuovo materiale aprirà a inedite soluzioni sia nella meccanica che nell'edilizia.
Il "cemento armato"
L'antico "calcestruzzo" romano - cemento con pozzolana e calce come leganti, in latino betunium da cui il moderno betong - torna in auge dal 1870 quando si comincia a fare grande utilizzo di acciaio nelle rivoluzionarie tecniche edilizie rispettivamente in Europa del cemento "armato", una miscela di cemento, acqua, sabbia e ghiaia con, completamente annegate, armature di barre di acciaio o "tondini" idoneamente sagomate ed interconnesse, e negli Stati Uniti d'America delle strutture a torre in putrelle scandite da piani, "ossatura portante" tipica dei grattacieli. |
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Arriva l'elettricità! |
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Si investe dappertutto fortemente nella produzione di elettricità con la rapida costruzione di centrali idro e termo-elettriche, a carbone "bianco", cioè corsi d'acqua, le prime e a carbon fossile, nero e combustibile, le seconde: più lenti la sperimentazione e lo sviluppo di idonee apparecchiature elettriche per l'industria che però fanno un vero salto di qualità a partire dal 1870 con i primi generatori, come la dinamo, e il motore elettrico, mentre si diffonde con graduale accelerazione la rete elettrica ad uso civile agli inizi soprattutto nell'ambito dell'illuminazione urbana, che, molto più efficiente di quella a gas, rende le città più sicure con una vita notturna più intensa, e successivamente anche nelle fabbriche, dove i ritmi di lavoro fino ad allora limitati dalla luce diurna cambiano drasticamente fino a turni ininterrotti nelle 24 ore, e nelle abitazioni private, dove fanno la loro comparsa anche i primi apparati "elettro-domestici". |
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L'industria chimica e farmaceutica |
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Le industrie chimiche ingaggiano fortissime competizioni e la loro intensa ricerca porta in pochissimi anni a scoperte strabilianti, generando e portando sul mercato tantissimi nuovi prodotti, come fertilizzanti per l'agricoltura e coloranti sintetici, ammoniaca, dinamite e soda per l'industria, oltre a prodotti farmaceutici come cloroformio, disinfettanti ed analgesici. |
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I progressi della medicina |
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La Seconda Rivoluzione Industriale, più
che la prima, stimola a numerose importantissime scoperte
in campo scientifico ed in particolare in
quello medico, in cui si approfondiscono anatomia comparata, fisiologia
e genetica.
E l'altro grande,
l'austriaco-ceco frate agostiniano Gregor Johann Mendel, biologo, matematico e ricercatore, precursore e riconosciuto padre della
moderna genetica per le sue
osservazioni sui caratteri ereditari attraverso esperimenti di incroci
su varietà di piselli
da cui nel 1865 formula e presenta
la prima teoria di ereditarietà delle caratteristiche individuali,
creando una nomenclatura ancora oggi in uso, come i geni "dominanti"
e "recessivi". La medicina e tutto il settore medico-sanitario fanno enormi progressi anche grazie ad altre scoperte ed invenzioni: miglioramenti in chirurgia si raggiungono con l'introduzione e la drastica osservanza di procedure igienico-sanitarie, mai conosciute prima di allora ma che diventeranno standard, e per la prima volta l'efficace supporto di una vera anestesia, ottenuta con etere e cloroformio, lo stetoscopio e i cosiddetti "raggi x" rivoluzionano la diagnostica interna, ma soprattutto l'introduzione, la divulgazione e la sistematica applicazione di basilari principi igienico-sanitari e non esclusivamente negli ospedali - questo, ad esempio, a seguito degli studi del medico ungherese Ignác Fülöp Semmelweis che dimostrano come l'alto tasso di mortalità tra le puerpere sia principalmente e tragicamente dovuto ad infezioni trasmesse dalle levatrici e dai medici stessi durante il parto! - ma anche nella vita quotidiana, sui posti di lavoro e a casa nelle famiglie. |
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I trasporti |
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Il sistema ferroviario
Il sistema navale
Anche nel marittimo la vera rivoluzione si chiama macchina a vapore, la quale nel trasporto commerciale come in quello passeggeri arriva in pratica a sostituire del tutto la vela: le antichissime tradizioni della navigazione a vela - da ultime quelle sugli incredibilmente affascinanti ed eleganti "velieri", tra cui i veloci clippers o "tagliatori", navi non di grande stazza ma snelle, veloci ed estremamente manovrabili, lunghi, slanciati, aggressivi, che fendono letteralmente le acque con straordinaria naturalezza ed eleganza, scivolando via veloci e sicuri, superbi esempi di scafi marini celeri, confortevoli e funzionali - giungono alla loro naturale estinzione ed inizia così l'epoca delle "vaporiere", dei "vapori" e dei "vaporetti", anche grazie all'invenzione del motore cosiddetto "compound".
Agli inizi un "vapore" è un'imbarcazione a propulsione meccanica, in sostituzione della vela, ma che ha due grandi ruote laterali ed un’elica poppiera e rimane in servizio fino alla fine dell’Ottocento, ma il primo motore compound costruito dall’ingegnere americano James P. Allaire è del 1824, nel 1850 "reinventato" dallo scozzese John Elder che lo migliora rendendolo sicuro ed economico anche per viaggi con traversata oceanica.
Le infrastrutture
- nel 1869 viene aperto in Egitto il Canale di Suez o in Arabo قناة السويس, Qanāt al-Suwaysuna, ad ovest della Penisola del Sinai in due tratte a Nord e Sud del Grande Lago Amaro, tra Porto Said o Bûr Sa'îd sul Mar Mediterraneo e Suez o al-Suways sul Mar Rosso, singola opera che in breve tempo determina il quasi totale spostamento di tutti i traffici fra l'Atlantico del Nord e l'Oceano Indiano dalla lunghissima e pericolosa rotta di circumnavigazione del Continente Africano passando per Capo di Buona Speranza a quella molto più breve del Mar Mediterraneo e Mar Rosso, permettendo la navigazione direttamente dall'Europa all'Asia e riportando quindi il Bacino Mediterraneo all'antica importanza di tramite fra Occidente e Oriente (prima della sua costruzione già avvengono trasporti via terra sulla rotta del futuro canale scaricando le navi sulla costa del Mediterraneo e reimbarcando le merci sul Mar Rosso e viceversa;
- come poi nel 1895 il Canale di Kiel ovvero in Tedesco Nord-Ostsee Kanal o semplicemente NOK, che con i suoi 100 km facilita gli scambi commerciali fra Mare del Nord da Brunsbüttel ed il Mar Baltico a Kiel, evitando così la circumnavigazione della Penisola dello Jutland con un risparmio di 280 miglia nautiche, corrispondente a circa 520 km - una via d'acqua, la più utilizzata al mondo, nata per decisione strategica della Marina Tedesca volle collegare le sue basi nel Baltico e nel mare del Nord senza fare il giro della Danimarca;
- e nel 1914 aprì il Canale di Panama o in Spagnolo Canal de Panamá e in Inglese Panama Canal che mette in immediata comunicazione l'Oceano Atlantico in corrispondenza del Mare dei Caraibi, vicino al Porto di Cristóbal nella Baia di Limoncon, con il Pacifico, presso il Porto di Balboa, attraversando l'Istmo di Panamá per oltre 80 km, un sistema di chiuse con 6 conche che permette alle navi di superare un dislivello totale di circa 30 m, evitando la circumnavigazione dell'America Meridionale con il modesto tempo di percorrenza di circa 4/5 ore per migliaia di navi all'anno per un tonnellaggio di decine di milioni di tonnellate in entrambi i sensi.
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Il petrolio |
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Dalla parola composta del tardo Latino petr-oleum, da
petra, "roccia", e oleum,
"olio", cioè oleum petrae
o "olio di roccia", il petrolio,
oggi
anche detto "oro nero"
per il suo già alto ma pur sempre crescente valore commerciale sui
mercati mondiali, è un
liquido denso, per lo più color marrone scuro,
infiammabile, che può essere trovato in
giacimenti negli strati superiori della
crosta terrestre: una miscela di idro-carburi
derivante dalla
maturazione termica di materia organica marina
rimasta per lunghissimo tempo
sepolta in assenza di ossigeno, la quale
si decompone
prima in
pirobitume o cherogene da cui, in
condizioni di temperatura molto
elevata e sotto altissima pressione, si liberano poi gli idrocarburi.
Il petrolio,
al contrario di quanto comunemente creduto, non è una scoperta moderna,
anzi accompagna la
storia dell'uomo da secoli, essendone questi molto bene a conoscenza dei giacimenti superficiali,
e viene usato già nell'antichità sia a
scopi civili, per produrre medicinali, alimentare
lampade ed impermeabilizzare
gli scafi di legno delle navi, anche descritto più tardi da Marco
Polo nel suo "Il Milione"
come "... non è buono a mangiare, ma sí da ardere,
e buono da rogna e d'altre cose; e per tutta quella contrada [il
Medio Oriente, nota della Redazione] non s'arde
altr'olio", che a scopi militari, come
il cosiddetto "fuoco perenne" lanciato contro le navi greche
citato addirittura già da Omero nella
sua "Iliade", i micidiali
proiettili o "palle di fuoco"
catapultate dalle Legioni
Romane sui nemici per terrorizzarli, le
quali, raggiunto il suolo, esplodono in schegge che rotolano violente a
seminare il panico e bruciare qualunque cosa incontrino sulla loro
traiettoria (chi non ricorda la battaglia iniziale de "Il gladiatore")
oppure il famoso cosiddetto "fuoco
greco" dei Bizantini, una miscela
di petrolio, olio, zolfo, resina e salnitro - impossibile da spegnere
con l'acqua - che viene lanciata con frecce o catapulte sulle le navi
nemiche per incendiarle, un'arma insomma abbondantemente utilizzata sia
in battaglie campali che navali: la parola "nafta",
che ancora oggi usiamo, viene infatti dal Greco antico
νάφθα
o náphtha,
inizialmente proprio ad indicare le violente fiammate tipiche di emanazioni
gassose superficiali del
petrolio.
Quando, risolto anche il
cruciale problema dell'accensione, il piccolo motore
riesce a raggiungere prima i 600 giri/minuto e di lì a breve i notevoli
900 giri/minuto, lo si evolve
ulteriormente sia riducendone ancora di più le dimensioni che
perfezionandone il funzionamento ed è quindi possibile passare a
studiarne l'applicazione sul primo mezzo di trasporto:
questa micro-versione del motore
del 1884 viene brevettata l'anno
seguente ed eroga appena 0,25 CV, sufficienti però a montarlo su un
veicolo a due ruote, la
prima motocicletta della storia
battezzata "Reitrad", seguita
dalla realizzazione di un primo
battello a motore a scoppio e di
una slitta ferroviaria a motore a benzina,
utilizzati però principalmente a scopi pubblicitari per promuovere
ulteriormente l'attività imprenditoriale di Daimler.
Nel 1907 un nuovo materiale che cambierà letteralmente il mondo e in parte lo distruggerà,la "plastica": il primo materiale completamente sintetico è la cosiddetta "bachelite", una resina fenolica, buon isolante elettrico, chimicamente stabile, resistente a calore ed urti, piacevole al tatto, praticamente indistruttibile, economica, che diventerà uno dei materiali più diffusi ed innovativi, nel tempo seguito da rayon, cellophane, PVC - cloruro di polivinile ovvero PoliVinilCloruro, poliestere, nylon...: provocheranno per decenni una vera rivoluzione di consumi e di costumi, dal collant femminile agli utensili per cucina e articoli per casa e tempo libero, dalla formica alla pellicola trasparente per la conservazione degli alimenti e l'acrilico che nella moda sbaraglierà - almeno temporaneamente - il cotone. |
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Le comunicazioni |
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Come le comunicazioni fisiche di trasporto parallelamente anche le comunicazioni immateriali interpersonali si fanno sempre più veloci, aumentando esponenzialmente in quantità: la scoperta dell'elettro-magnetismo e l'invenzione prima del tele-grafo, capace di effettuare la "scrittura a distanza", e successivamente del tele-fono, capace di riprodurre il "suono a distanza", rendono possibile effettuare le prime comunicazioni intercontinentali.
Il telegrafo
Il "telegrafo" è in senso lato un sistema di comunicazione a distanza che adotta dei codici, conosciuti da chi trasmetta e riconoscibili da chi riceva, per trasmettere caratteri alfa-numerici o segnali convenzionali di pericolo o altro significato.
Un metodo questo già in
uso presso gli antichi Greci che sanno comunicare attraverso falò
di notte mentre di giorno segnali
sonori come corni e tamburi: i tam-tam
hanno le stesse funzioni presso molte tribù africane, i segnali
di fumo vengono direttamente associati ai
nativi nord-americani, il didgeridoo
o yidaki, l'aerofono naturale in legno, è tipico degli aborigeni
australiani e il cosiddetto "rombo",
in Inglese bullroarer, il quale, fatto ruotare più o meno
velocemente, produce dei "ronzii" molto gravi modulabili, i cui reperti
archeologi sono documentabili in Europa (Grecia e Ucraina), Asia,
Africa, Americhe e Oceania.
La tecnologia
del telegrafo elettrico è semplicissima, con un circuito che comprende
un generatore di
corrente, come una batteria, un pulsante
che chiuda il circuito se premuto, un filo di trasmissione ed un rivelatore del
segnale ottico o acustico, come una lampadina o un campanello, e il filo di
ritorno a chiudere il circuito è la terra: più tardi il cosiddetto
"tasto manipolatore" o tasto "verticale"
costituito da una base in legno pregiato e un tasto in ottone lavorato,
e ancora il "trasmettitore automatico" da nastro perforato
Alla telegrafia "senza fili"
dedica nel 1891 i suoi studi
Nikola
Tesla o Никола
Тесла, ingegnere e inventore americano di
origine serba, che già nel 1893 descrive tutti i componenti di
un sistema radio e nel 1897
brevetta un sistema di "trasmissione di energia senza fili"
capace anche di trasmettere segnali radio, ma è l'italiano Guglielmo Marconi che nel
1896 deposita per primo il brevetto
di un sistema di telegrafia senza fili con cui nel 1901 riuscirà ad inviare
dei segnali attraverso l'Atlantico: nasce così
la radio, anche se non
ancora quella della voce, ma piuttosto di
semplicissimi segnali on/off, cioè acceso/spento, come il Codice
Morse, quindi un "radiotelegrafo"
installabile anche su navi per, ad esempio, richiedere di soccorso. Con il rapido sviluppo a livello mondiale del telegrafo elettrico Morse, per la prima volta nella storia si può parlare di comunicazione istantanea a distanza, oggi meglio definita (o forse no) con l'espressione "telecomunicazione in tempo reale", da cui notevoli gli sviluppi anche del giornalismo, con la creazione delle prime agenzie di stampa, punti di raccolta e di distribuzione rapida di notizie.
Il telefono è un apparecchio per la trasmissione a distanza della voce umana, agli inizi trasportandone il suono attraverso l'aria in un sistema di tubi, come documentato già nell'antica Grecia, in epoca romana, nel 968 a Beijīng ad opera del cinese Kung-Foo-Whing, inventore del thumstein, nell'Europa dell'Alto Medioevo in palazzi e fortificazioni e in analoghe più recenti applicazioni per comunicare sulle navi da un ponte all'altro.
L'invenzione del moderno
telefono ad impulsi elettrici viene oggi ufficialmente attribuita ad
Antonio Meucci
il quale nel 1871 ne dimostra il
funzionamento chiamandolo "telettrofono"
(ne richiede brevetto provvisorio rinnovabile di anno in anno
per 10 dollari annui che temporaneamente non potrà permettersi di
rinnovare né tantomeno il pagamento di un brevetto definitivo à 200
dollari), di fatto invece spettante ad Innocenzo Manzetti,
che a sua volta già a metà secolo
realizza uno strumento elettricomagnetico, il "télégraphe
parlant", capace di trasmettere a
distanza la voce, e anche Johann Philipp Reis
nel 1860 dimostra in pubblico una
macchina elettromagnetica per trasmettere toni musicali come Elisha
Gray ne inventa una simile nel
1876, ma chi ne richiede per primo il brevetto
per una neppure funzionante (!) è l'americano Alexander Graham Bell
cui gli Stati Uniti d'America ed il
Canada attribuiscono l'invenzione, almeno fino al 2002, quando cioè il Congresso degli
USA ne riconosce storicamente l'attribuzione ad Antonio Meucci. |
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Anche l'agricoltura si industrializza |
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I profondi cambiamenti che seguono alla grande trasformazione economica e
sociale
provocata dalla Seconda Rivoluzione Industriale avvengono innanzitutto
in Gran Bretagna, dove tutto ha inizio, con spostamenti di massa nelle città:
tra il 1870 ed il 1910 i lavoratori della terra
diminuiscono dal 35% della popolazione al 25%, ma senza che la produzione agricola
cali in proprorzione e questo grazie ad una sua gestione più
scientifica
e soprattutto alla sua meccanizzazione,
un'agricoltura cioè di tipo "capitalistico-industriale":
gran parte della antichissima, tradizionale cerealicoltura viene
rimpiazzata da una coltivazione intensiva
sia di frutta che di ortaggi ed anche nell'ambito dell'allevamento si
procede ad una sistematica selezione scientifica del bestiame. |
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"That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind.", "Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l'umanità." e Neil Armstrong scende l'ultimo scalino della scaletta del modulo lunare "Eagle" poco prima separatosi dalla navetta madre "Columbia" e mette il suo piede sulla superficie lunare in quella storica missione dell'Apollo 11, la prima a portare un essere umano su un altro corpo celeste nel 1969, mentre una telecamera invia a terra le fantascientifiche immagini in diretta ad un esterefatto pubblico di 500 milioni di spettatori (e pensare che sono passati soltanto 33 anni dalle primissime trasmissioni televise pubbliche in Gran Bretagna!).
Le nuove tecnologie della Terza Rivoluzione Industriale |
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La in ordine di tempo ultima ed incomparabile trasformazione della società e dei costumi, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, avviene attraverso innovazioni in origine tenute segrete perché destinate a supportare esclusivamente la competizione militare mondiale, ma le cui conoscenze e know-how vengono successivamente declassificati e trasferiti alla produzione industriale e al mercato dell'energia e delle tele- comunicazioni ad uso civile.
A cavallo tra il secondo ed il terzo millennio, è in atto un'interazione di sei nuove tecnologie: micro-elettronica, informatica, tele-comunicazioni, nuovi materiali sintetici, robotica e bio-tecnologia: i progressi della scienza permettono la nascita e il rapidissimo sviluppo di nuove industrie, mentre le vecchie sono costrette a re-inventarsi nel cosiddetto re-engineering, in un mondo in cui i computer aumentano costantemente la loro straordinaria capacità di sostituire il lavoro umano nella sua interezza, una macchina che per la prima volta quindi non solo sostituisce le mani ma anche il cervello dei lavoratori, strumento privilegiato del sistema capitalista per abbattere i costi e rendere competitive le aziende licenziando i lavoratori, sempre più spesso non solo semplici "operai", ma tecnici "specializzati", impiegati, manager e perfino dirigenti.
In realtà non si avvera, se non in minima parte, la profezia di quelle teorie economiche caldeggiate dalla politica per cui le innovazioni tecnologiche dovrebbero, con un effetto "a cascata", favorire una nuova espansione economica così forte da riassorbire nei nuovi settori gli esuberi della tradizionale produzione industriale: al contrario anche moltissimi lavoratori altamente competenti e qualificati sono costretti a lavori dequalificanti, inoltre come se non bastasse a condizioni contrattuali di "precariato", per non uscire definitivamente dal mercato del lavoro.
La distribuzione o retailing tradizionale viene progressivamente sostituita da quella via web in cui la ricchezza che deriva dal "sapere" e dalla "conoscenza" si sostituisce all'economia basata sulla risorse materiali e la produzione industriale mentre cambia decisamente il modo in cui si acquistano i nuovi beni ritenuti "essenziali".
Ed in questo scenario nuove, profonde crisi economiche globali dimostrano come poco o nulla si sia imparato dalle durissime esperienze delle Grandi Depressioni, come la crisi prima agraria e poi industriale del 1873-1895 né quella economica iniziata nel 1929, detta anche "crollo di Wall Street", in cui mercati finanziari senza freni implodono trascinando con se intere economie nazionali: i fatti indicano come ci si avvicini di nuovo ad un punto di non ritorno con effetti a catena devastanti sia nei Paesi industrializzati che in quelli esportatori di semilavorato e materie prime, con un commercio mondiale in costante diminuzione, redditi dei lavoratori dimezzati, reddito fiscale in proporzionale calo, prezzi e profitti in crollo a caduta libera. |
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L'era atomica |
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Tra le nuove fonti energetiche l’atomo, già usato nelle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki in Giappone nel 1945, l’energia solare e del vento: l'utilizzo dell’energia atomica per usi energeticia sostituire il petrolio risulta in un pericoloso gioco d'azzardo dato il grave rischio di inquinamento sia immediato dell'ambiente naturale, da incidenti durante lo stesso processo di fissione dell’atomo, ma soprattutto futuro, per millenni a venire dalle scorie radioattive non facilmente smaltibili del materiale esausto a fissione avvenuta.
La Terza Rivoluzione Industriale porta indirettamente alla nascita di tecnologie relative a fonti energetiche "alternative" e "rinnovabili", quali soluzioni al crescente problema energetico globale dei combustibili fossili in via di esaurimento: in ogni rivoluzione industriale avvengono drastici mutamenti nella politica energetica (molti analisti li considerano addirittura una condizione per poter parlare di una nuova fase) e come nella Prima Rivoluzione Industriale della macchina a vapore l'economia si fonda sul carbone fossile, nella Seconda Rivoluzione del motore a scoppio e di quello elettrico su petrolio rispettivamente elettricità, nella Terza dopo l’uso bellico delle armi atomiche si apre l’uso civile dell’energia nucleare.
L'era nucleare ha inizio già nel 1934 proprio in Italia, a Roma, in un vecchio laboratorio di fisica dell’Università, ad opera di Enrico Fermi e dei suoi collaboratori, una scoperta degna del Premio Nobel per la Fisica, indice attendibile di una svolta sociale ed economica che arriverà con il nucleare civile del 1974 anche a seguito della crisi energetica del 1973 dovuta alla Guerra del Kippur con il quadruplicarsi del prezzo del petrolio.
L’embargo petrolifero fa reagire Stati, aziende e famiglie i quali per la prima volta si rendono conto della estrema fragilità di un sistema di approvvigionamento in balia di eventi esterni incontrollabili: i Governi sono costretti a misure d’emergenza e si approntano piani per lo sfruttamento commerciale e civile dell’energia atomica, con la Francia che arriverà ai 58 reattori nucleari a soddisfare quasi l'80% del proprio fabbisogno di energia elettrica, il Giappone che costruirà 53 centrali nucleari, gli Stati Uniti d'America 104 ma a coprire solo il 20% del proprio fabbisogno di elettricità, e complessivamente nel mondoi 438 reattori nucleari ad uso civile con una produzione totale di 352 gigawatt, pari al 16% della fornitura globale d’energia.
Gli oltre 130 incidenti nucleari in 50 anni, tra cui quelli gravissimi di Three Mile Island del 1979 negli Stati Uniti d'America, di Černobyl' nel 1986 nell'Unione Sovietica e recentemente di Fukushima Dai-ichi nel 2011 in Giappone, non fanno quindi raggiungere che un terzo dei prognosticati 1000 gigawatt per fine millennio: di fatto l’economia mondiale è ancora oggi basata sul petrolio ed, USA in testa, la maggior parte dei Paesi continuano la vecchia politica del petrolio senza neppure dare serio sviluppo a fonti energetiche alternative rinnovabili, confermando il fatto che un fenomeno non esista se non avviene negli USA. |
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Il radar |
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Nelle telecomunicazioni il
termine "RADAR" viene coniato nel
1940 dalla Marina Militare degli
Stati Uniti d'America quale acronimo per RAdio Detection
And Ranging o "Individuazione
e misura di distanza via radio", un sistema a riflessione di onde
elettromagnetiche radio o microonde, cosiddetto "backscattering",
per il rilevamento, la
determinazione delle coordinate in
distanza, altezza e azimuth di oggetti sia fissi che mobili e/o
la velocità di quelli mobili, agli inizi
esclusivamente usato per monitorare o intercettare aerei, navi, veicoli
a motore, formazioni atmosferiche e il suolo visto dall'alto, un
dispositivo segreto già utilizzato con successo dai Britannici, ma sotto
la denominazione "RDF", acronimo
per "Range and Direction Finding"
o "Individuazione di distanza e direzione", detto anche "radiogoniometro",
per verificare la direzione di provenienza di un segnale radio.
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Il laser |
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L'invenzione del laser
del 1960, destinata a cambiare per
sempre la scienza dei fotoni,
viene attribuita al fisico americano Theodore Maiman,
che, allora attivo presso gli Hudghes Research Laboratories, da vita al
primo laser funzionante, un
dispositivo capace di emettere un fascio di luce "coerente" e
monocromatica.
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La plastica moderna |
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Prima esistono già gli "antenati" della plastica, come nella seconda metà dell'Ottocento il rayon dal 1855, la parkesine e la celluloide dal 1860, la bachelite degli inizi del Novecento dal 1909, il polivinilcloruro o PVC dal 1926, dal 1935 il nylon, dal 1938 il politetrafluoroetilene o PTFE, poi "Teflon" dal 1950, la prima fibra poliestere "Terylene" ed il il poliuretano dal 1941, nel 1953 il polietilene: poi con il miracolo economico dell'Italia degli Anni Sessanta del secolo scorso tra i nuovi materiali arriva la rivoluzionaria "plastica moderna" - un'invenzione dell'italiano Giulio Natta che nel 1963 conquista il Nobel per la Chimica per aver scoperto al Politecnico di Milano, sponsorizzato dalla Montecatini, il polipropilene isotattico commercializzato come "Moplen", il quale va troppo velocemente a sostuire materiali tradizionali da millenni come ceramica, legno e metallo, in cucina, nelle rivoluzionarie penne "Biro", nei rasoi di sicurezza, poi nei televisori e più tardi nei computer: un dilagare dii prodotti di massa che muteranno per sempre il nostro modo di vivere.
Da allora infatti le case del mondo intero vengono letteralmente invase da oggetti utili quanto inutili, ravvivando improvvisamente gli ambienti con colori incredibilmente sorprendenti e vivaci, oggetti purtroppo indistruttibili, anzi "eterni", che anche una volta dismessi e gettati invadono per una seconda volta il mondo, questa volta l'ambiente naturale, accumulati ai margini delle strade, seminterrati in boschi e prati, galleggianti in mare, laghi e fiumi!
Un materiale plastico è in genere composto da
molecole polimeriche di
diversa lunghezza, per cui è necessario conoscere la distribuzione dei
pesi molecolari per determinarne le proprietà chimico-fisiche: da questa
prima innovazione
scaturiranno miriadi di altre plastiche,
dalle caratteristiche sempre più straordinarie, impossibili da rompere, capaci di resistere a temperature di centinaia di gradi,
e se ne costruiranno automobili, barche e aerei, dal difficile riciclaggio:
sacchetti di plastica per la spesa, termoplastiche, plastiche termoindurenti,
elastomeri... |
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La ricerca spaziale |
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Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la sopravvenuta "Guerra Fredda"
tra Ovest ed Est porta Stati Uniti d'America
e Unione
Sovietica
a contendersi il
primato dell'esplorazione spaziale a scopi militari e propagandistici:
nel 1957
i Sovietici conquistano successo mediatico mondiale con il lancio in orbita
prima del primo satellite artificiale,
lo Sputnik I, seguito lo stesso
anno da quello del primo essere
vivente nello spazio, la cagnetta Lajka, gli
Americani cercano di recuperare con nel 1960 il primo satellite meteorologico, il Tiros I, per trasmettere a terra dati su movimenti nuvolosi e cicloni,
e sempre lo stesso anno il
primo satellite per
telecomunicazioni, l’Echo I, collocato in orbita geo-stazionaria
con la funzione di ripetitore per segnali radio, televisivi e telefonici,
poi le sonde, sia americane, come Mariner
e Viking, sia sovietiche, come la Salijut,
per la ricerca
astronomica, ma tutto viene di nuovo surclassato nel 1961
dall'invio nello spazio del primo essere umano,
il "cosmonauta" sovietico Yuri Gagarin
a bordo dell Vostok 1.
Nel campo aerospaziale nel 1981 viene poi costruita la prima navicella spaziale riutilizzabile, statunitense, il cosiddetto "Space Shuttle", nel 1986 inizia l'assemblaggio della prima stazione spaziale di tipo modulare, la sovietica Мир o Mir, in Russo "pace", composta cioè da moduli lanciati separatamente ed assemblati poi nello spazio, completata solo dopo oltre un decennio e la cui missione terminerà nel 2001, sostituita dalla International Space Station o ISS, la Stazione Spaziale Internazionale la cui costruzione inizia nel 1998 ed il cui completamento è previsto per il prossimo 2012, con lo scopo di sviluppare e testare nuove tecnologie per l'ulteriore esplorazione dello spazio, sviluppare tecnologie cioè per mantenere in vita equipaggi umani in missioni oltre l'orbita terrestre e per acquisire esperienze operative di voli spaziali interplanetari a lunga durata, il primo dei quali verso Marte.
Proprio dalla ricerca spaziale derivano moltissime delle innovazioni che oggi, applicate per usi civili in prodotti di massa, invadono il mercato mondiale, presupposti essenziali della Terza Rivoluzione Industriale. |
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L'informatica |
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Con la nascita dei Computer si propaga l'uso di Internet, una rete ideata per il Ministero della Difesa degli Stati Uniti, dapprima circuito di comunicazione a fini militari in grado di resistere persino ad attacchi atomici, da 1985 un servizio pubblico poi di massa grazie al Web: l’informatica porta anche all'invenzione dei robot cui successivamente viene assemblata la I.A. o "intelligenza artificiale".
Sebbene la Terza Rivoluzione
Industriale abbia forte impatto su tutti i settori
economico-industriali, come ad esempio quello meccanico, chimico e dell'automazione,
si centra però soprattutto nei campi dell'elettronica,
della telematica e dell'informatica,
nuove discipline in continuo e rapido sviluppo con tale diffusione sul mercato da modificarlo a
livello tecnologico-economico-sociale imponendo nuovi stili di vita alle popolazioni dei
Paesi Occidentali ed contribuendo ad consolidare il settore industriale
terziario dei servizi.
Le macchine elaboratrici
continuano senza sosta a crescere in potenza
e velocità di calcolo mentre
le loro dimensioni si riducono almeno altrettanto, così PC a parte,
anche in molte altre macchine vengono istallati micro-processori
capaci di eseguie azioni ripetitive preordinate
usando
linguaggi di programmazione informatica - automobili, elettrodomestici,
robot industriali, serre agricole - in cui alla originaria elettronica
analogica si sostituisce la moderna elettronica digitale,
grazie all'invenzione del transistor a stato solido
e dell'opto-elettronica. |
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Le telecomunicazioni |
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Elettronica miniaturizzata, informatica e telematica vengono normalmente riunite sotto la comune denominazione di "Tecnologia dell'Informazione e della Comunicazione" o "Information and Communication Technology", contribuendo non solo ad una evoluzione tecnologica quali settori portanti dell'economia, ma, con l'avvento della cosiddetta "Nuova" Economia o New Economy, anche al cambiamento radicale del nostro modo di vivere.
Le moderne telecomunicazioni rappresentano di sicuro una delle più rilevanti rivoluzioni del nostro tempo permettendo - con crescente facilità e copertura, anche grazie ai satelliti artificiali per i rispettivi tipi di telecomunicazioni - di mettere quotidianamente in contatto miliardi di persone, basti pensare all'esplosivo uso dei telefoni cosiddetti "cellulari" (di cui l'Italia detiene il primato), a quello di Internet, la in assoluto più estesa rete di comunicazione a livello mondiale, la quale attraverso il web viene utilizzata per l'invio giornaliero di milioni di messaggi di "posta elettronica" o "e-mail" privati come di lavoro ed ora anche istituzionali, a quello della cosiddetta "domotica", dal Latino domus, casa, e dal Greco αúτóματος o automatos, "che si muove da solo" o automatico, ovvero le tecnologie mirate a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati, e alla "burotica", dal Francese bureautique da bureau, ufficio, e (informa)tique, informatica, quel complesso cioè di tecniche elettroniche ed informatiche applicate specificamente alla razionalizzazione e all'automazione del lavoro d’ufficio.
Il controllo dei contenuti dell'informazione e dei suoi flussi riveste un'importanza strategica, consentendo un controllo anche dell'economia e della politica di intere regioni geo-sociali, per cui i Paesi più sviluppati e dominanti scelgono di detenere monopolisticamente sia le fonti tecnologiche che i mezzi di comunicazione: inoltre nei Paesi ricchi il numero di televisori e computer per numero di abitanti è incomparabilmente superiore a quello nei Paesi poveri, i quali, avendo poche reti nazionali e pochi centri di produzione, molto spesso seguono trasmissioni provenienti dai Paesi più sviluppati: questo causa il fenomeno dello cosiddetto "choc culturale", derivante dal brusco contrasto tra la misera realtà della propria vita e gli stili di vita, anche esageratamente idealizzati fino alla miticizzazione, dei Paesi più ricchi. |
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La sostituzione dell'uomo |
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In contrasto con l'opinione di alcuni analisti altri affermano come non si possa ridurre una rivoluzione industriale unicamente alle fonti di energia, ma che molti altri aspetti risultino altrettanto importanti, come nella Terza Rivoluzione Industriale l’emergere dell’automazione e dell'intelligenza artificiale.
Tra le discipline fondanti di questo inimmaginabile sviluppo prima fra tutte la "cibernetica", scienza che nasce un secolo prima nell'ambito umanistico per studiare la "manipolazione delle masse" attraverso la cosiddetta "teoria dei servo-motori", cioè come sia sempre una élite politica ad avviare il volano dei grandi movimenti sociali, ma arriva poi ad interessarsi più speciificamente del funzionamento de "meccanismi" degli organismi viventi per poterli riprodurre nelle macchine (in questo contesto proprio l'applicazione ampia e sistematica di servo-funzioni, come ad esempio il "servo-sterzo" nell'auto, comporterà già di per se una vera rivoluzione!), poi l’ "informatica", capace di elaborare sempre più enormi quantità di dati in tempi brevissimi, la robotica che sidedica alla creazione di macchine capaci di sostituire l’uomo in sempre più attività ripetitive, logoranti o pericolose, le nuove scienze dei materiali, le bio-tecnologie, cioè l’applicazione di tecniche e principi propri della biologia applicati nello sviluppo di nuovi processi o prodotti agricoli, come la cosiddetta "ingegneria" genetica e la biologia "molecolare". |
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La rivoluzione invisibile |
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Di conseguenza, a partire dai primi anni Ottanta
del secolo scorso, nell'industria trainanti diventano micro-elettronica,
tele-comunicazioni, computer,
macchine utensili, robot industriali,
tutti settori in cui si tende ad applicare tecnologie cosiddette "leggere",
cioè con sempre meno bisogno di energia
e sempre meno utilizzo di materie materie prime, in
cui ricerca scientifica e progettazione dominano sulla vera e propria produzione
materiale.
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Da reale a virtuale |
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Così anche molte attività da reali diventano virtuali ed il rischio di smarrimento e confusione è grande: perché alla fine ma cosa significa davvero "virtuale" e cosa è una realtà "virtuale"?
Il concetto di "realtà virtuale" si diffonde negli ambienti informatici degli anni Ottanta del secolo scorso come sinonimo di realtà "percettiva" o "percepita", una "copia" o "simulazione" della realtà creata attraverso apparecchiature elettroniche in grado di produrre stimoli che attraverso il funzionamento reattivoi dei nostri sensi percepiamo come effetti più o meno "verosimili", simili cioè a quelli che altrimenti ci raggiungono dal mondo reale.
Nulla di nuovo e tantomeno di originale quindi, basti pensare ad una delle prime "proiezioni" pubbliche di fine '800 a cura dei fratelli Lumière, inventori della pellicola e del proiettore cinematografici (uno spettacolo costituito dalla semplice proiezione su un telo bianco di fotografie in bianco e nero scattate in rapida successione, in maniera da dare un' "illusione" di movimento, e a pagamento!): L'arrivée d'un train en gare de la Ciotat, L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, uno "spezzoncino" di film di appena 45 secondi (!) dirremmo oggi, inoltre "muto", il cui fino a quel momento inedito "effetto riprodotto" di movimento provoca tale emozione e meraviglia tra gli spettatori da sfociare in scene di panico con gente che fugge dalla sala per paura di essere travolta dalla sbuffante locomotiva... |
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Squilibri di sempre, nuovi smarrimenti |
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Di prossima pubblicazione |
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Le rivoluzioni industriali come rivoluzioni "ergonomiche" |
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In ambito industriale, più
specificamente nel cosiddetto "design industriale",
esclusivamente dal punto di vista tecnologico ed a fini
didattico-divulgativi, le rivoluzioni
industriali si possono notevolmente
"semplificare" se considerate e
definite (quali sono!), delle
cruciali rivoluzioni "ergonomiche"
che, partendo dallo studio approfondito delle capacità fisiche,
sensoriali-comunicative e mentali
dell'uomo e soprattutto i loro rispettivi limiti,
ne applicano abbastanza fedelmente il modello "funzionale"
a nuovi strumenti e macchine,
ottenendovi caratteristiche qualitativamente simili,
ma, questo l'aspetto "rivoluzionario", in certi parametri specifici
quantitativamente oltremodo superiori. L'ergonomia - parola composta dal greco έργον, èrgon, lavoro e νομία, nomía da νóμος, nómos, regola, legge, metodo, dal verbo nemein amministrare, regolare - è un nuovo termine nato proprio dalle rivoluzioni industriali, coniato a metà del 1800 poi ripreso e divulgato negli anni Cinquanta del secolo scorso, per definire prima le linee guida del "disegno" industriale di prodotti, servizi e ambienti rispondenti alle necessità dell'utente (vale a dire buone regole di progettazione di arredamenti per case e uffici, semplici ed avanzate apparecchiature, macchine per tutti i settori e usi, spazi fruibili interni ed esterni, con il preciso scopo di ridurre l'affaticamento, lo stress ed il pericolo di incidenti per i rispettivi utilizzatori ed operatori, e più tardi una vera e propria nuova scienza.
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Alcuni lucidi "storici" dall'introduzione ad una serie seminari di "Ergonomia Applicata" tenuti negli anni Ottanta dall'allora Marketing Manager Special Projects Luciano Russo alla Siemens-Elema di Stoccolma, Svezia, e presso la sede distaccata statunitense di Chicago, per il personale dei Reparti Research & Development, Quality Assurance, Marketing, Sales e User Support della Divisione Life Support Systems (apparecchiature elettromedicali di avanguardia per respirazione artificiale, anestesia e monitoraggio dei parametri vitali del paziente in Centri Trauma, Sale Operatorie e Rianimazione): questo quale avvio di una microrivoluzione interna all'azienda che porterà al design di nuovi prodotti partendo non più dalla "tradizionale" specifica tecnica, ma da una specifica validata insieme agli utenti dei compiti, ruoli, condizioni operative ed esigenze del personale medico e paramedico.
In senso teorico-scientifico più lato l'ergonomia si occupa dell' "interazione" tra gli elementi di un sistema - come ad esempio il sistema "lavoro" in cui l' "elemento" umano interagisce con altri elementi, questi tecnologici - e la loro "funzione" nel sistema: in una "progettazione" (questo è il vero significato dell'inglese design (!), mentre in Italia se ne percepisce ed usa riduttivamente l'aspetto della cura della "forma", cioè "estetico", escludendone quasi la cura della funzione e della sua usabilità): ci sono teorie, principi, dati e metodi da applicare in qualsivoglia progettazione allo scopo di raggiungere innanzitutto gli scopi per cui si progetta quello che si progetta, ma tenendo in gran conto l'ottimizzazione del suo uso, rendendo facilmente accessibili le sue funzioni e utilizzabili tutte le sue prestazioni in modo da massimare la soddisfazione dell'utente.
In pratica l'ergonomia si
occupa dello studio dell'interazione tra esseri umani e
tecnologie, risolvendo il rapporto
"uomo-macchina" interfacciandoli al
meglio l'un l'altra: l'"interfaccia"
può essere il pannello o
quadro di comandi di una macchinario, il
volante, altri comandi e gli
strumenti visualizzatori di un
auto, la tastiera, il
mouse e lo schermo
di un computer, il telecomando
di un televisore.
Ergonomico significa
semplicemente "a misura d'uomo",
adattato alle capacità ed ai limiti dell'essere umano, per questo ancor
prima della "funzionalità"
l'ergonomia focalizza sulla "usabilità"
degli oggetti e degli
ambienti: ad esempio, le cosiddette
"barriere" fisiche , che a molti
di noi rendono arduo o addirittura impediscono il diritto di
raggiungere con ordinaria facilità
un luogo pubblico - cioè "di tutti
e per tutti" - al chiuso o all'aperto che sia, o goderne appieno
lo spazio ed i servizi o altre qualità che esso offre, sono frutto di un
lavoro progettuale tutt'al più definibile "ingegneristico", ma i cui
aspetti qualitativi non sono stati contemplati in chiave "ergonomica".
Lo studio ergonomico individua ed analizza dunque preventivamente gli eventuali effetti dannosi della moderna tecnologia sull'uomo a livello di salute, prestazione e comportamento, tutti fattori di estrema importanza soprattutto in situazioni lavorative tipicamente monotone, ripetitive o rischiose, ad evitare inutili logoramenti o danneggiamenti fisici e mentali e ad aumentare il rendimento.
La qualità del rapporto utente-mezzo utilizzato è determinata quindi dal suo livello ergonomico per quanto riguarda sicurezza, comprensibilità, usabilità, adattabilità, comfort e gradevolezza: un oggetto facilmente usabile e sicuro è altamente ergonomico, al contrario di quello di difficile impiego, che richieda cioè grande sforzo fiisico e/o cognitivo e non garantisca alcuna sicurezza per chi lo usi, lo è poco o affatto.
In termini ergonomici le tre rivoluzioni industriali tendono ad accrescere, in qualche modo "prolungare", le capacità caratterizzanti dell'uomo che opera e possono quindi essere rispettivamente definite come segue:
- la Prima Rivoluzione Industriale è quella "della forza fisica" o "muscolare" (ergonomia fisica o meccanica, anche detta "classica", generalmente già nota al grande pubblico),
- la Seconda Rivoluzione quella "della comunicazione" o "sensoriale" (i cinque sensi dell'uomo sono ergonomicamente considerabili come l'interfaccia verso l'ambiente che lo circonda e in cui opera)
- la Terza quella "dell'intelletto" o "mentale" (qui entrano in gioco tutt'altri fattori, perché si passa dal "fisico", l'ovvio, e dal "sensoriale", a metà strada tra il percepibile e il non, al "cognitivo", qualcosa fuori dalla portata del facile controllo e della immediata verifica).
L'uomo usa prima di tutto i propri muscoli - sempre e non solo nel lavoro fisico, così la Prima Rivoluzione Industriale crea macchine ed apparecchiature che aumentino, sostituiscano e moltiplichino la forza muscolare dell'uomo (e degli animali usati per facilitare il lavoro dell'uomo): oggi nulla di particolare se spingendo un semplice bottone riesca a sollevare e spostare pesi di tonnellate.
L'uomo attiva, dirige, dosa e controlla il lavoro effettuato dal proprio corpo con strumenti di percezione e di guida che lo orientano, lo istruiscono, lo mettono in relazione, gli fanno eseguire coscienti operazioni o istintive reazioni, lo avvertono di un eventuale pericolo, usa cioè i propri sensi per ricevere informazione dall'ambiente e comunicare con esso compresi gli altri umani, così la Seconda Rivoluzione Industriale crea macchine ed apparecchiature che acuizzino, sostituiscano e moltiplichino la sensibilitá e/o potenza di vista, udito, tatto, gusto e olfatto: oggi tutto é "tele", cioè attivato, eseguito o ottenuto "a distanza", perciò non meraviglia più nessuno che la propria voce possa arrivare fino in Australia o che sia possibile ascoltare una risposta da lì con un minuscolo telefono cellulare, come non risulta più strano sia possibile "vedere" a distanze di miliardi di anni luce nell'Universo attraverso un sistema di telescopi o antenne paraboliche e fino ai livelli elementari della materia con microscopi a tunnel, sensori di tutti i tipi semplificano la nostra quotidianità autoregolando le funzioni di apparecchiature a casa come in ufficio, in fabbrica, negli edifiici pubblici, per le strade, e attivano sistemi di allarme qualora certe condizioni non vengano rispettate o certi parametri non siano raggiunti o vengano ecceduti...
L'uomo usa il proprio cervello, la propria "ragione", per pensare, analizzare, dedurre, indurre, calcolare, pianificare e la Terza Rivoluzione Industriale crea macchine ed apparecchiature che supportino, siano complementari a o addirittura sostituiscano in alcuni ambiti il ragionamento umano: a parte la ricerca sulla cosiddetta "intelligenza artificiale" o "sistemi esperti" o "closed-loop system", cioè sistemi "pensanti", non solo autoregolanti ma capaci di "apprendimento" e "adattamento", soprattutto in medicina, la stragrande maggioranza delle persone viene ormai in contatto con calcolatori elettronici continuamente e dappertutto, così ogni computer, compreso il "personal" computer o PC, perché il suo nome significa proprio "calcolatore" e lo è di fatto - semplicemente questo, null'altro, infatti in francese si chiama esattamente per quello che è, senza miti né mistificazioni, "calculateur" ovvero "ordinateur personnel" - una relativamente semplice macchina capace di calcolare ad alta velocità incredibili quantità di dati usando il sistema di numerazione cosiddetto "binario" (cioè composto alla base da due sole cifre - 1 e 0, ovvero, elettromagneticamente parlando, "ON"/"OFF", acceso/spento, attivo/passivo) già inventanto nel 1600 ma la cui utilità viene solo molto più tardi capita - ed inoltre "memorizzarne" i risultati, cioè conservarli per poter essere di nuovo accessibili al bisogno, e "visualizzarli", renderli percepibili agli utenti sotto forma di per loro comprensibili espressioni e calcoli numerici, testi alfa-numerici, immagini fisse e mobili, in bianco e nero e a colori, suoni, facendoli addirittura rimanere a bocca aperta quando oggi, passata l'epoca pioneristica del primitivo "pensiero lineare" (cioè il dover attraversare sequenze di cifre quasi senza fine e per intero solo per trovarvici una pur minima cosa) comincia a saper "associare", imitando cioè alla meglio la peculiaritá propria del cervello umano di "muoversi liberamente da un pensiero all'altro", magari anche originali ed inoltre, qualora non lo fossero già, mettendoli creativamente "in relazione", capacità questa che l'informatica chiama "ipertestualità" - insomma una utilissima macchina ma che macchina (!) pur sempre rimane e rimarrà, anche se impiantata in un qualche robot dalle sembianze umanoidi la cui "voce" sintetizzata sappia darti un B-u-o-n-g-i-o-r-n-o! da far venir voglia di riandarsene a letto e addormentarsi per sempre ovvero, quale improbabile cameriera o maggiordomo, versarti il caffè (magari addosso).
Per concludere - e seriamente.
Viene allora da domandarsi
come sia mai possibile che il nostro Paese:
- abbia il più alto numero
di "morti bianche" in Europa, Come detto all'inizio, non dovrebbero le "rivoluzioni industriali" essere delle rivoluzioni ergonomiche!?... |
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La smaterializzazione del mondo conosciuto |
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Appartengo ad una generazione di umani che ancora sente impellente il bisogno e istintivo-primitivo il gusto di guardare da vicino e studiare, sentire e palpare, annusare a fondo, leccare e mordere le cose (e non solo) - come un bambino che scopre ogni attimo il mondo.
Oggi "virtuali" vengono
definiti persone, oggetti, luoghi ed attività non-reali, ma
piuttosto immagini e sequenze computerizzate: nell'uso comune al termine,
fortemente associato a "simulazioni" elettroniche, viene
infatti attribuito il significato di "illusorio"
nel senso di "ingannevole", quindi
con una connotazione decisamente negativa, mentre, al contrario, la realtà del
mondo "direttamente"
sensibile
viene valorizzata positivamente, come "vera".
Per prima cosa "virtuale"
non è assolutamente qualcosa di riduttivo, una specie di "falsa" esperienza o addirittura una
"non-esperienza": una mail non ci
è più
fasulla di una classica lettera cartacea, quando "chattiamo" non
soffriamo una
comunicazione poi tanto sminuita, ricevere un SMS non è peggio di un telegramma…
Se dico che "l'albero è virtualmente presente nel seme", significa che nel seme l'albero già c'è, ma lo è solo "in virtù", "in potenza", "virtualmente", in forma non ancora attualizzata e quindi non sensorialmente percepibile, ma c'è: perchè se non ci fosse potrei piantare milioni di semi a vuoto.
La differenza cruciale quindi è che la più corretta interpretazione della parola non contrappone il "virtuale" al "reale", come tutti purtroppo fanno oggi a seguito di questo continuo, improprio quanto errato appropriarsi da parte dei tecnocrati e delle looro nuove tecnologie di termini rubati all'ambito umanistico senza neppure comprenderli o interpretandoli volutamente in modo sì questo ingannevole, ma il "virtuale" all' "attuale", dove la "virtualità" e la "attualità" sono due diversi, ma altrettanto validi, modi di essere altrettanto "reali"!
Fatto sta che concetti solidamente cristallizzati si vanno "smaterializzando", due esempi fra tutti centrali simbologie sociali come il denaro e basilari attività umane come la comunicazione:
- l’invenzione della carta moneta è il primo passo in quel processo di smaterializzazione che oggi ci porta verso la completa virtualizzazione del denaro sul Web;
- l'invenzione del Web su Internet...
"Mandati di pagamento" sono già molto diffusi nel I sec dC, ai tempi delle Crociate i Templari utilizzano lettere di credito su carta pergamena, il 1200 inventa l'attività finanziaria con la figura del commerciante-"banchiere", nel 1239 il Comune di Milano finanzia le proprie spese di guerra emettendo dei "buoni" cosiddetti brevia o debitus communis a scadenza posticipata, del 1400 sono i primi "Buoni del Tesoro" e l'istituzione dei "Monti", titoli per la raccolta del risparmio, e i Frati Francescani (!) fondano i Montes Pietatis o banche di prestito a tassi d'interesse "modesti" da Papa Giulio III fissati al 5%, a fine Cinquecento il Banco di S. Ambrogio di Milano rilascia cedole di taglio fisso di moneta corrente con pagamento al portatore (in Cina questo avviene avviene già nell'anno corrispondente al 105 dell'Era Cristiana, in Spagna a metà XII sec e del 1276 l prima fabbrica di carta italiana di Montefano, Macerata).
A partire dagli anni
Novanta del secolo scorso la comunicazione privata e
professionale va rapidamente smaterializzandosi
con il progressivo utilizzo della
World Wide Web - sistema che
utilizza
Internet, la "rete
delle reti" - la quale entra nella vita quotidiana nelle case,
negli uffici, nelle università, nei centri di ricerca e, pur a fatica,
alla fine anche nell'Amministrazione Pubblica, mentre la
informazione di massa, già a dovere
aerosolizzata attraverso la televisione,
va ulteriormente perdendo fisicità: a luoghi fisici infatti si
sostituiscono nuovi spazi, "ambienti elettronici"
come la chat room o "sala
di conversazione" oppure il sito web
o "spazio aperto al pubblico" e disponibile all'intero mondo 24 ore su
24, 7 giorni su 7, dove si può mostrare chi si è, quello che si sa o si
ha da dire o si fa, anche pubblicizzare e direttamente vendere un
prodotto facensosi pagare - bene o servizio che sia, ma oltre alla
ricchissima offerta online,
cioè accessibile direttamente in rete, esiste una altrettanto variegata
serie di strumenti digitalizzati su supporti ottici
come ipertesti e software,
cioè programmi di utilizzo, come dizionari, enciclopedie multimediali,
materiale culturale e scientifico, giochi interattivi, e tutto un universo di
altri prodotti digitali. |
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