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La Tuscia Romana

I musei del territorio

Il Piccolo Museo del Lavoro di Bracciano, Roma

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

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Il lavoro – Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Le Arti e i Mestieri

Quando le parole perdono il loro significato

Le Arti

I Mestieri

I mestieri antichi e di una volta

I "corpi" o associazioni di categoria

Le scuole di arti e mestieri

 

  Approfondimento 

Storia delle Corporazioni

 

  Pagine correlate 

Pagina di origine

Il lavoro

La Terra
L'Industria

 

Luciano Russo – Una presentazione

 

 

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

Le Arti e i Mestieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando le parole perdono il loro significato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una brevissima introduzione.

Nostre recenti ed non ancora concluse esperienze politiche lo confermano, la graduale imposizione di nuovi
"modelli" di società fanno degenerare una cultura fino ad andare a imbastardire il suo massimo strumento di espressione, il linguaggio: alla lunga questo processo di demolizione della struttura "sociale" arriva al punto di contaminare anche la nostra struttura "mentale", facendo perdere alle parole il loro significato e quindi, a noi che le usiamo, il senso.

 

Quando le parole cambiano significato o, peggio, quando vengono sistematicamente svuotate del loro senso autentico, non si spezza infatti solo il collegamento linguistico tra il suono "significante" della parola e il suo "significato", ma si deteriora la nostra "sensibilità", quella che potremmo definire la nostra acquisita competenza sociale di parlanti, con la conseguenza che quello che ci diciamo l'un l'altro diventa arbitrario, a rispecchiare la sopravvenuta confusione di concetti e di valori rispettivamente a livello di pensiero e di giudizio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il frontespizio, la pagina di titolo, dell' Encyclopédie, Tomo Primo, curata da Denis Diderot e per la parte matematica Jean le Rond d'Alembert e pubblicata in Francia da Antoine-Claude Briasson, Michel-Antoine David, André le Breton e Laurent Durand  tra il 1751 ed il 1772, riportando come motto la citazione dall' Ars poetica* di Orazio  "Tantùm series juncturaque pollet, / Tantùm de medio sumptis accedit honoris!", cioè "Tanto è il potere dei nessi e dell'ordine, / Tanto il rilievo che acquistano le voci derivate dal quotidiano!".

 

 

 

Le Arti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'"artifex" è originariamente l'uomo creativo - parola latina composta da ars, "arte" nel senso di lavoro come "professione" o "mestiere", e facere fare, che sta per "artista", "attore", "artigiano", una persona cioè in possesso di particolari abilità, oggi diremmo un "esperto", "artefice", "creatore" - e "artificium" è la sua produzione, il risultato del suo lavoro, l' "artefatto", la cosa fatta "ad arte" nel significato di risultato di una "lavorazione" o opera eseguita con adeguata necessaria abilità ("artificio" nell'accezione di mera parvenza di una realtà o "trucco" comincia ad essere usato solo dal 1600 e si riferisce alle illusioni sceniche create in ambito teatrale, ma è ormai il più usuale nel linguaggio moderno).


L'
"arte" - in Greco
τέχνη o tèchne - esprime in quella cultura un concetto strettamente collegato alla  poïésis ovvero alla "produzione" o "creazione" (dal verbo ποιέω, poièo produrre creare, da cui deriva anche *"poesia"!), processo in cui teoria e pratica sono sinergiche e l'ispirazione e la maestria di colui che crea e produce viene sia dalla sua conoscenza e sensibilità che dalla sua intuizione ed esperienza:  la parola greca per arte si sviluppa infatti dalla antichissima radice indoeuropea te-k, che significa "tessere" o "intrecciare i fili sul telaio per realizzare una stoffa", dalla quale, attraverso il Latino, si formano le nostre parole italiane "te-la" ma anche "te-sto", quest'ultima traducibile con "pensieri o parole tessuti", ancora in uso nelle espressioni "tessere le lodi di qualcuno", "tessere un discorso", cioè "comporre con arte e in modo ordinato come in un tessuto, .
 


Il Latino sostituisce la parola
tèchne con "ars" - da artus "braccio", "articolazione" e arma "strumenti" di lavoro, di difesa, di guerra - mantenendola comunque nell'aggettivo technicus, nel senso di "maestro" di un’arte,  cioè "specializzato in una professione".

 

Nel successivo sviluppo del linguaggio l'"artigiano" - sempre dal latino artes arti - va a significare chi eserciti un'arte "meccanica" di basso livello (le "arti meccaniche" per i Romani indicano quei "lavori manuali" che richiedono grande abilità), diversificato dall'"artefice", quale addetto a lavori pur manuali ma che richiedono l'apprendimento e l'acquisizione di speciali abilità (il termine può essere usato anche in senso metaforico, come ad esempio in "artefice del proprio destino" o "artefice della propria infelicità"), e ancor più distinto dall'"artista", colui cioè che operi professionalmente nell'ambito di professioni altamente estetiche o cosiddette "belle arti", cioè la pittura, la scultura, la musica e il teatro.

 

 

La parola "tecnica" torna in uso solo con l'Illuminismo, ma già dal primo '600 in Inghilterra sotto forma dell'aggettivo tecnical, poi nel '700 in Francia con il sostantivo tecnique, finché a partire dal 1751 e per oltre due decenni non viene pubblicata l'opera illuminista per eccellenza, la fantastica"Encyclopédie", con il sottotitolo "Dictionnaire Raisonné des Sciences, des Arts e des Métiers", dove "arts" sta proprio per "tecniche", cioè "Enciclopedia o Dizionario ragionato delle Scienze, delle Arti e dei Mestieri", intentendo "Raccolta delle conoscenze umane o Dizionario illustrato delle Scienze, delle Tecniche e delle Professioni": anche in Italia il vocabolo viene reintrodotto come aggettivo - "tecnico" - a metà '700, ma come sostantivo - "tecnica" - soltanto alla fine dell' '800.


Curiosamente in
Cina l’ideogramma usato per indicare la parola "tecnica" è il simbolo del "crocevia", che significa sia "arte" che "processo".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

 

La pagina dell'Encyclopédie con lo schema del "Sistema Figurato del Sapere Umano", una struttura che organizza le conoscenze dell'uomo in tre macroaree: la Memoria fatta di Storia, la Ragione che si dedica all Filosofia e l'Immaginazione capace di creare la Poesia*.

 

I Mestieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stessa cosa vale per la parola "mestiere" - dal Latino ministerium, ufficio, compito, servigio, servizio, come ancora chiaro in "som-ministrare" o servire, fornire, dare, "am-ministrare" o gestire in nome e per conto di qualcuno - e minister significa semplicemente "ministro" nel senso di servo, significato che di fatto ancora conserva nella moderna parola "ministro": nell'organizzazione dello Stato il Ministro dell'Economia, ad esempio, non è altri che colui cui nella società è delegato il compito di gestire la nostra ricchezza comune in atto di servizio ai cittadini, come in ambito religioso il sacerdote è "ministro" nel senso di essere servitore di Dio ma anche al servizio dei fedeli.

 

Ministerium è quindi originariamente l'esercizio di un'arte meccanica, un lavoro manuale retribuito: da notare come l'"Arte manuale" si eserciti per guadagno e, proprio perché esclusivamente a scopo di lucro, sia anche denominata "Arte nobile".

 

Minister viene usato nel Medioevo in "menestrello", il piccolo ministro o servo che alla corte del feudatario intrattiene il signore ed i suoi ospiti in qualità di trovatore o giullare.  

 

Ministro viene anche a significare soddisfazione di un "bisogno", necessità: il servo dipende sì dal padrone, ma la dipendenza è reciproca, in quanto anche il padrone ha bisogno del servo e ne dipende: in Francia l'antica espressione menestier è oggi sostituita dal moderno métier, ma rimane invariata in alcune regioni, come la Normandia, l'espressione "fare mestiere di qualcuno" nel senso di "aver bisogno dei servizi e delle competenze di qualcuno" - "Fa mestiere di un medico!", "C'è bisogno di un medico!".

 

Nella nostra lingua rimane l'accezione inversa in "mestierante", con il significato di "far finta di", pretendere di saper esercitare un mestiere, di possederne cioè le conoscenze, competenze ed abilità necessarie che però palesemente non si hanno, quindi essere un "azzeccagarbugli", un mistificatore, essere incompetente per quello che si fa.

 

 

Il Portoghese invece ci mostra ancor più chiaramente la trasformazione del vocabolo dal latino ministerium  prima in ministiere, poi mistière ed infine in "mi-ster" e la stessa parola la ritroviamo in Inglese, dalla trasformazione di ma-gister o maestro in ma-ster o signore, con la differenza che la prima deriva dalla radice di mi-nus o più piccolo e la seconda dalla radice di ma-gis o grande e ma-jor o più grande, il maggiore: come il mi-nistro è il servo che esercita un mi-nistero, un mestiere, il secondo è un ma-estro o ma-stro, o "Capo di Arti", cioè l'esperto o dotto in una scienza, in un arte, in un mestiere, significato che che rimane oggi integro in espressioni come "maestro di cerimonie", ma anche in titoli come "Gran Maestro" nel contesto di Ordini cavallereschi o massonici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I mestieri antichi e di una volta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La società si trasforma e purtroppo moltissimi degli antichi mestieri sono scomparsi e con loro un patrimonio di culture, nazionale, regionali, territoriali e locali, patrimoni etnografici spesso unici nel loro genere.

 

Scomparsi sono i tradizionali lavori nei campi, i lavori degli artigiani, quelli dei pescatori e dei marinai e con loro gran parte delle tradizioni popolari loro legate.

 

Chi oggi visiti un museo etnoantropologico rimane senz'altro affascinato e sorpreso dalle testimonianze di antiche arti e mestieri troppo rapidamente cancellati nelle nostre comunità, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, solo ancora per poco nella diretta memoria di alcuni, e della vita semplice e faticosa ma estremamente dignitosa di cui raccontano, della solerzia, la pazienza e la passione con cui si lavora, del legittimo orgoglio di chi un lavoro ha ben fatto, la considerazione e l'ammirazione di chi ne beneficia.

 

Nelle comunità molti mestieri non riguardano la diretta produzione di oggetti di uso quotidiano, sia privato che professionale, quanto la loro manutenzione e riparazione, in assoluta antitesi con lo stile consumista della vita moderna: tutto viene usato e riparato fino al suo estremo limite di usura per cui diventa con certezza impossibile riutilizzarlo - "Sicuro che non si può rparare?".

 

Le attività vengono esercitate nelle botteghe degli artigiani ma spesso anche all'aperto, per le strade e nelle piazze di paesi e città, e nella prima metà del novecento è spesso la bicicletta il mezzo per eccellenza per spostarsi nel territorio e offrire i propri servizi direttamente "a domicilio": professioni ambulanti che vengono urlate con tipici richiami per attirare l'attenzione delle massaie e degli anziani a casa, mestieri poveri, figli di un mondo economicamente povero, ma certamente ricco di tanto altro.

 

Ecco alcuni di questi mestieri.

 

 

Lo scopaio

Fa e ripara scope di saggina.

 

 

 

 

 

"Lo scoparo"

da "Canzoni Romane" di Alvaro Amici

Allegramente o donne, ch'è er mese de gennaro
è ritornato a Roma er celebre scoparo
de scope sopraffine, magara ne volete
fateve sotto donne che sceje le potete.

A chi de st'arte nova la scopa da me piglia
io a uffa je l'insegno, l'imparo a meraviglia
prendo 'na scopa giusta e in mano gliela metto
e lei smorfiosa dice: stò manico è lunghetto.

Presto d'usallo er modo je spiego con piacere
e in dù minuti è fatta padrona der mestiere
le vecchie scope o donne lassate pè la nova
la nova scopa mejo venite la do in prova.

Allegramente o donne, ch'è er mese de gennaro
è ritornato a Roma er celebre scoparo!

 

 

 

 

Il cordaio

Fa e ripara corde.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

La canapa ha storia e tradizioni: seminata in terreni umidi di pianura al 100o giorno dell’anno, per ottenere un'ottimale qualità della sua fibra è fondamentale saperne determinare con esattezza il giusto tempo di maturazione, dato che la raccolta tardiva dà una canapa grossolana, adatta solo per cordame e tela i sacco.

 

Delle piante si fanno due separati raccolti, dei "maschi" e delle "femmine" (diversamente dalla botanica, la tradizione contadina vuole che "maschio" sia quella col seme): le femmine vengono estirpate già inizio agosto, mentre il maschio non lo si sradica ma taglia al piede e solo a fine agosto o primi di settembre.

Le piante raccolte vengono lasciate essiccare per qualche giorno, voltandole almeno un paio di volte, prima di legarle a mazzi ed immergerle a macerare nell'acqua dei fossi o di appositi canali per tre o più giorni, a seconda della temperatura dell’aria.

Raggiunto l'ideale grado di macerazione, quando la fibra cioè si stacca facilmente dal legnoso, i fascetti vengono tolti dall’acqua e battuti con forza appunto per ottenere questa separazione, sottoponendoli poi a "gramolatura", cioè maciullandoli bene e comprimendoli ulteriormente con la cosìddetta "gramola".

Una volta finita di asciugare, la canapa viene "pettinata" ottenendo così dei fiocchi e sono le donne a filarla, davanti al focolare o al caldo della stalla durante le lunghe sere d'inverno.

 

Dai fiocchi di fibra messi nella "conocchia" o rocca si filano i "bioccoli", cioè lo stoppino ricavato da ciascun batuffolo di fibra viene torto con le dita a diventare filo e avvolto intorno al fuso, il quale, fatto girare velocemente come una trottola, lo stringe ancora di più compattandolo perché le bobine possano essere più abbondanti e dal fuso lo si trasferisce infine ad un annaspo di legno avvolgendolo in matasse: queste, sbiancate con la cenere e rilavate più volte, conterranno la definitiva fibra pronta per il telaio o per altro uso.

Antichi mestieri legati della canapa sono il canapaio o "canaparo" che carda canapa e lana, un mestiere itinerante raramenre ricompensato con denaro ma per lo più con farina, patate o altri prodotti alimentari, il cordaio o "cordaro", che realizza corde pagate a peso, un mestiere stanziale poiché necessita di attrezzature ingombranti, e il pettinatore o "pettinaro", l'artigiano che produce e vende gli speciali pettini per "cardare" (dal cardo, un tempo utilizzato come naturale "pettine domestico" nelle campagne), una tavoletta di legno con infissi dei chiodi o aculei di ferro spesso fissata ad un banchetto per poter lavorare seduti.

Coltivare e lavorare la canapa, che di per se già cresce solo in terreni molto umidi, comporta non di rado un aggravamento dell'insalubrità del luogo, dato che la si fa macerarein prossimità dei casolari in acque volutamente rese stagnanti: frequenti si reiterano infestazioni di malaria, oltre che un vero flagello sanitario anche un serio problema sociale come economico.
 

 

Il cestaio

Fa e ripara ceste, canestri e panieri usati per lo più in agricoltura.

Tipica la "soma", grosse ceste a coppia da porre su animali appunto detti "da soma", cioè asini e muli.

 

Il sellaio

Prepara selle e  basti per sellare ma anche "bardare" gli animali da trasporto e da tiro.

 

Il calderaio

Salda a stagno e ripara recipienti metallici: provvede in pratica a tutti gli utensili di casa, pentole, pentoloni, imbuti, bagneruole, usando rame o lamiera zincata.

Dato che nelle pentole in rame il metallo sprigiona sostanze tossiche a contatto con gli alimenti, vi passa o ripassa sopra uno strato di stagno rivestendole così con una lamina protettiva all'interno, da cui anche la denominazione "stagnino".
Ha due luoghi di esecuzione della sua professione, laboratorio e strada.


Il calzolaio
Mestiere antichissimo quello di costruire, aggiustare e riparare scarpe, su misura, "indistruttibili": adattarle, allargarle, risuolarle, chiodarle o almeno applicarvi su tacchi e punte i "ferretti" a mezzaluna, metterci i sopratacchi, ricucirvi le parti sdrucite...

Scarpe da lavoro di cuoio duro, robuste e solide.

Scarpe da occasione, eleganti con le loro pelli pregiate portate a perfetto lustro e rifiniture curatissime.

Scarpe che si passano in famiglia tra fratelli, dal più grande via via al più piccolo.

Scarpe che si lasciano in eredità...

 

L'arrotino

Si sposta su una sorta di bicicletta-officina la cui ruota anteriore, una volta sul posto, diventa un volano che trasmette il movimento alla mola, un barattolo con dell'acqua che sgocciolava sulla mola attraverso un piccolo rubinetto dosatore, con funzioni di lubrificante e basta.

Coltelli da tavola, arnesi da lavoro, forbici: affila e arrota tutto quello che lo necessita, con un movimento ben ritmato e continuo abili gesti delle mani passano l'oggetto sulla mola fino a che la lama non diventa perfettamente tagliente...
 

Il carrettiere
Il trasportatore di merci per conto terzi - proprietari terrieri, commercianti e costruttori - di regola con un mezzo di proprietà: un carretto e un cavallo, ma di un valore immenso, come un gioiello di famiglia..

Lo si paga a viaggio, a seconda della distanza, della difficoltà del percorso e al tipo di trasporto.

Sempre in giro per le strade, un pezzo di pane con formaggio accompagnato da un buon fiasco di vino e via, e quando gira bene si canta, arrivando a sfidarsi con la concorrenza sui canti più belli proprio su un carretto che in quell'occasione e per le feste viene bardato.

I loro canti rimangono spesso nella musica etnica a testimoniare un concetto d'arte popolare, come tecnica e qualità privilegiata.

Incontra molte persone, sa molti fatti, ha tempo di pensare ed è per questo considerato un po' filosofo, unprofondo conoscitore della vita, altro che il camionista d'oggi.

 

Il bottaio

Uno di quei mestieri considerati privilegiati e di difficile esecuzione, con procedimenti di lavorazione necessariamente a mano, che comporta la conoscenza fisica e chimica dei legni da usare a seconda dell'uso della botte per vini o liquori pregiati e di quali caratteristiche gli si vogliano imprimere.

Purtroppo la moderna tecnologia e la preferenza per contenitori di vetroresina e poi acciaio fanno scomparire la magia di un mestiere davvero affascinante.
 

Il cardatore
Si muove per i paesi stagionalmente e lavora per strada.

Rimette a nuovo tra l'altro i materassi di lana fatti a mano, ridandogli l'originale morbidezza.


L'innestatore
Un mestiere una volta molto diffuso, che non necessita di tanti arnesi, una sega ed una serie particolare di coltelli chiamati appunto "da innesto", oltre rafia e mastice.

La sua maestria si basa sulla conoscenza, dettata dall'esperienza, della compatibilità tra il portainnesto e l'innesto, marze o gemme, e del far coincidere le zone cambiali dei due soggetti.

L'abilità professionale dell'innestatore rimane oggi, ma sempre più raramente, nei vivai i quali per la maggior parte rivende alberelli e piante già pronti.

Il mietitore e lo spigolatore
Due attività quelle della mietitura e della spigolatura legate alla coltivazione del grano, quindi tipicamente stagionali e concatenate.

Questi contadini migrano verso fatica e lontananza dai propri cari accettando i lavori duri della mietitura, della raccolta delle spighe cadute fuori dai covoni e della trebbiatura delle spighe per dividere la granella dalla paglia.

 

Il pescatore

Molta audacia e la conoscenza profonda del variare delle condizioni meteorologiche e delle abitudini dei pesci.
Reti e nasse di canapa o cotone, così estremamente bisognose di continua cura e manutenzione: reti di posta con deriva "alla lungara" o senza deriva tremaglie, reti di circuizione, reti da traino "a strascico", come la paranza.
 

Il sarto e la sarta

 

La ricamatrice
Accanto al mestiere della sarta, è praticata anche l'arte del ricamo spesso eseguito per le ricche signore del paese.

Il lavoro, a secondo del capo da ricamare, o in un lungo telaio o in uno più maneggevole formato da due cerchi concentrici: punto ad intaglio, punto rodi, punto croce...
 

La magliaia

Il lavoro ai ferri, con o senza macchina, produce calze e maglioni mentre quello ad uncinetto copriletto, centrini sottovaso e tanto altro.
 

Il saponaio

 

L'impagliatore o riparasedie
Esegue l'intreccio del fondo delle sedia.

Il contadino

Lavoro da sempre molto pesante, che finisce per distruggere ed abbrutire con una immane fatica continua per tutti i 365 giorni dell'anno, dall'alba al tramonto, con fino a 14 o 16 ore di lavoro, spesso per ricavarne a malapena il vitto quotidiano per la numerosa famiglia.

Naturalmente vi si possono trovare piccoli proprietari, mezzadri e lavoratori alla giornata con condizioni di "povertà" a diversi livelli, c'è chi ha l'asino o il mulo e chi no,  ma il lavoro è sempre lo stesso: preparare il terreno con l'aratro per la semina, zappare dove necessario a mano, seminare, togliere erbacce, aspettare la pioggia, mietere, raccogliere i covoni a costituire la "gregna" e trebbiaee sotto il sole cocente.

Raccolta delle olive e vendemmia compiono spesso il ciclo di lavoro...

 

Il pastore
Cura dell'ovile, pascolo, mungitura manuale degli animali, lavorazione artigianale del latte: operazioni secondo rituali precisi che si ripetono due volte al giorno, all'alba e al tramonto, e solitudine.

 

Il vasaio o ceramista

Arte anche questa che si perde nella notte dei tempi.

Costruisce oggetti in terracotta, abile nel modellare l'umile materiale a mani nude fino alle forme più disparate: giare, brocche...

L'argilla è oggi sostituita da materiali più pregiati o più pratici, come la plastica.

Resta oggi qualche produzione artigianale di oggetti decorativi.
 

Il fabbro
Attività antichissima in officine buie e affumicate con incudine, forgia e mantice.

La forgia si accende con il carbon coke e viene alimentata dall'aria di un mantice azionato a mano, che dava Il ferro viene lavorato ad una temperatura di 350 C°, incandescente e quindi malleabile.

La lavorazione è a colpi di martello sull'incudine, una melodia dalla quale ha avuto origine il "flamenco".

Il lavoro del fabbro oggi non è più da artista, è meccanizzato e le creazioni sono spesso sostituite da prestampati.
 

Il falegname

Porte, finestre, mobilio in legni più o meno pregiati.
Il lavoro del falegname è a lungo considerato prezioso e la sua abilità e bravura apprezzate nel circondario.

I mobili sono oggi comprati e addirittura montati da se.

Oggi al massimo produce infissi esterni ed interni, di nuovo ricercati dopo la dilagante moda dell'alluminio. Seghe, pialle, trapani, asce, morse e morsetti, scalpelli e serracoli ne riempiono il laboratorio.
 

Il barbiere

Quando rasa o taglia la barba e i capelli ai maschi il "parrucchiere per signora" ancora non esiste...

La barba la si fa soprattutto la domenica e in occasione di feste, quando ci si mette l'abito "buono".

Poi la bottega del barbiere diventa luogo di incontro, una specie di circolo e nel dopoguerra le pareti si arricchiscono didonnine in atteggiamenti provocanti.

Forbici, rasoio, "strappa" per affilare il rasoio e una pietra di "allume" come dopo barba ed emostatico.
 

Il castagnaio o venditore di castagne

Presente in occasione di feste e la domenica in paese, vende caldarroste e noccioline in contenitori di fogli di giornale incartocciati a forma di imbuto, regalando un po' di tepore nelle fredde e lunghe giornate invernali.
Probabilmente una delle pochissime professioni che vanno risorgendo.
 

Il lattaio

Fin dalle prime ore del mattino, da grossi contenitori di alluminio il latte fresco viene versato con un misurino nel proprio contenitore di alluminio o vetro e via a casa a far finalmente colazione.

 

L'ombrellaio

 

Lo spazzacamino

 

Il venditore di ghiaccio
 

Il riparasedie

 

Il garzone di bottega

 

La balia

 

Il macellaio


Il salumiere

 

L'accalappiacani e l'accalappia ratti
 

Il fruttivendolo

 

L'oste

 

Il venditore di pollame

 

Lo straccivendolo o rigattiere

 

Il burattinaio ambulante

Il suonatore ambulante

 

L'orafo

 

L'intagliatore

 

Il rilegatore di libri

 

Il lampionaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I "corpi" o associazioni di categoria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Già nell'Antica Roma le guerre civili delle cosiddette "secessioni plebee", altro non sono che degli scioperi organizzati di esercitanti un mestiere al preciso scopo di difendere i propri diritti sociali, per regolamentare e tutelare le attività professionali degli appartenenti ad una medesima categoria.

 

A partire dal XII secolo soprattutto nelle Città Italiane ma anche in tutta Europa tutte le categorie di artigiani, professionisti, imprenditori e commercianti-banchieri cercano di organizzarsi in associazioni dette "Corporazioni" da corpus o ordine: nascono così in Italia le "Arti", in Francia le Guildes, in Inghilterra Guilds, in Spagna i Gremios, in Germania gli Zünften, in latino "Universitates" o "Collegia": le denominazioni latine restano ancora oggi in espressioni come ad esempio "Università" Agraria, una forma italiana preunitaria di proprietà collettiva di terreni agricoli, "Collegio" Sindacale , "Ordine" degli Architetti, "Corpo" Forestale...

 

Più o meno "politiche" le Corporazioni hanno il compito primario di difendere il monopolio del diritto all'esercizio del proprio mestiere per mantenerne alta ed omogenea la qualità e proteggerne il valore di mercato:

 

- tutelare la qualità dei manufatti,
- impedire la
concorrenza sleale attraverso guerre di prezzi,

- certificare la competenza degli esercitanti il mestiere (maestri, apprendisti e semplici lavoranti),

- curare la formazione di nuove matricole attraverso l'apprendistato presso un maestro,
 

Per saperne di più visita in questo portale nel sito Cultura e società le pagina riguardanti La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Bracciano con tra l'altro la Storia delle Corporazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il tracollo generale degli antichi mestieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da scrivere!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le scuole di arti e mestieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Roma ne esistono ancora, le "Scuole delle Arti e dei Mestieri di Roma Capitale" che fin dal 1871 vi costituiscono una delle più antiche realtà formative affermandosi come punto di riferimento, con laboratori, biblioteche e numerose altre attrezzature.


L’offerta formativa comprende
oltre 100 corsi, sia di livello base che avanzato, ingrado di far acquisire le tecniche essenziali di un'arte o di un mestiere: dalla fotografia alla pittura, dalla grafica all’informatica, dall'oreficeria al restauro ed ora anche la moda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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