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Il territorio della Tuscia Romana

La difesa dell'ambiente e del paesaggio

Il materiale originale e le immagini in questa pagina sono © Luca Bellincioni: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale [Struttura della Redazione]

 

 

"Tra la Tolfa e la Maremma – Un territorio da salvare!" di Luca Bellincioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una breve riflessione: salviamo la Bassa Maremma!

Questo patrimonio straordinario non è un "nulla da riempire"

Se continueremo così...

 

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Una breve riflessione: salviamo la Bassa Maremma!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Monti della Tolfa e la Maremma Viterbese sono una delle zone in assoluto meno antropizzate non solo nel Lazio ma nel resto del Centro Italia, con paesaggi caratteristici ed irripetibili.

 

In particolare, nella zona compresa tra le cosiddette "Terre della Farnesiana" e le prime pendici della Tolfa (grosso modo tra Tarquinia e Civitella Cesi), si ammirano paesaggi davvero inconsueti, ove si uniscono alla perfezione il tipico paesaggio etrusco delle forre di tufo e quello classico della Maremma tosco-laziale delle grandi distese di pascoli e campi di grano, senza contare l'enorme patrimonio archeologico preistorico, etrusco, romano e medievale sparso dappertutto nelle campagne.

 

Credo che all'oggi questa zona sia una delle più suggestive, uniche e affascinanti d'Italia (meriterebbe secondo me, assieme alla Maremma grossetana, la tutela come Parco Nazionale) eppure, scandalosamente, delle più sconosciute ed ignorate, anche per la scarsa capacità delle amministrazioni locali nel saper valorizzare il proprio territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Questo patrimonio straordinario non è un "nulla da riempire"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Panorama da Civitella Cesi

 

 

Con il mio contributo vorrei portare all'attenzione la necessità di tutelare una porzione così straordinaria del nostro Paese.

 

La foto ritrae un panorama dal minuscolo borgo di Civitella Cesi, sperduto sul suo scoglio di tufo in una delle zone più intatte del Lazio.

 

Spazi vuoti che sono un patrimonio straordinario, una risorsa sui cui investire, e non un “nulla da riempire” con la speculazione e con la follia umana.

 

La campagna circostante, ordinata e verdissima con le greggi di buoi allo stato brado, assume in alcuni tratti vagamente l'aspetto della campagna inglese, per poi sprofondare immediatamente nelle gole tufacee, in un contrasto spesso mozzafiato.

 

Una campagna molto dissimile da quella classica del Centro Italia (quella emiliano-romagnola, toscana, marchigiana e sabino-umbra per intenderci), e per questo un po' straniante ed imprevedibile per chi la visiti la prima volta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Se continueremo così...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Purtroppo, tale zona, paradossalmente e assurdamente ancora al di fuori delle aree protette del Lazio (pur essendo una delle aree più belle della regione, se non la più bella in assoluto!!!) è stata interessata negli ultimi tempi da progetti impattanti e demenziali, come ad esempio un'antenna di 150 metri della RAI che avrebbe dovuto sorgere proprio presso Civitella, una centrale a biomasse presso la vicinissima Barbarano Romano e una megacentrale eolica presso l'altrettanto limitrofa Monte Romano, per non citare i vari fenomeni di abusivismo e – forse peggio – di insediamenti produttivi sparsi.

 

Progetti ancora in ballo che dimostrano l’inettitudine delle amministrazioni locali e soprattutto della politica italiana di oggi, tutta tesa a distruggere il territorio italiano per una mostruosa idea di "sviluppo mordi e fuggi", che presto ci priverà di gran parte delle nostre bellezze ambientali e culturali, e quindi della nostra più vera e profonda identità.

 

La consueta scena del muratore che costruisce la villa abusiva (e non) in una campagna ancora bellissima, con la bandiera dell'Italia sul tetto (vero simbolo di un patriottismo idiota e volgare), è ormai raccapricciante ed intollerabile, un insulto all'intelligenza e alla coscienza collettiva.

 

Se continueremo così, a gettare capannoni, villette, outlet, centri commerciali e pale eoliche in zone incontaminate e selvagge o anche solo agricole, non solo ci ritroveremo ben presto a vivere in non-luoghi, con il rischio conseguente e reale di diventare non-uomini, ma consumeremo la nostra prima fonte di vita, la terra.

 

Questa è forse la “sfida” più difficile, ineluttabile ed impellente per il nostro futuro, e la maggior parte della popolazione ancora stenta a rendersene conto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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