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Il territorio della Tuscia Romana

La difesa dell'ambiente e del paesaggio

Il materiale originale e le immagini in questa pagina sono © Luca Bellincioni: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale [Struttura della Redazione]

 

 

"Ipotesi per un Parco Nazionale dell’Etruria Laziale" di Luca Bellincioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagina di ingresso

Pagina di copertina

Mappa di Natura

Mappa del portale

 

  In questa pagina 

Ipotesi per un Parco Nazionale dell’Etruria Laziale

Il patrimonio dell'ecosistema "campagna" e la fauna

Il patrimonio geologico, la biodiversità e la flora

Il patrimonio paesaggistico, storico-artistico e l'archeologia

Un patrimonio da salvare!

Un patrimonio da recuperare!

Patrimonio nazionale, europeo e mondiale – risorsa primaria regionale, territoriale e locale

 

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Ipotesi per un Parco Nazionale dell’Etruria Laziale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La vasta area compresa tra il Lago di Bracciano, i Colli Ceriti, i Monti della Tolfa e le valli del Biedano, del Mignone e del Marta, cuore dell’Etruria Meridionale, custodisce valori ambientali e paesaggistici di straordinario valore.

 

Tra la Tolfa, il Mignone e il Marta, in particolare, permangono scenari silvo-agro-pastorali spesso così intatti (e ancora non violati da fenomeni di turismo di massa) da essere ormai rari non solo nel Lazio, ma nell’intera Penisola.

 

La Maremma laziale, d’altronde, è rimasta oggi una delle poche aree della “regione di Roma” (assieme alla Sabina e al resto della Tuscia viterbese) ad aver mantenuto un rapporto relativamente equilibrato tra attività umane tradizionali (agricole e pastorizie) e ambiente naturale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il patrimonio dell'ecosistema "campagna" e la fauna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fiume Biedano nel Parco di Marturanum

 

 

La buona conservazione dell’ecosistema “campagna”, in particolare, altrove ormai in crisi e quasi scomparso a causa di un’urbanizzazione caotica e speculativa, riveste un’importanza assoluta anche quale biotipo per la persistenza di molte specie animali.

 

La fauna di questo comprensorio è infatti tra le più ricche d’Italia, specialmente per quanto riguarda i rapaci (presenti in grande varietà su queste colline), che soprattutto sui Monti della Tolfa possono trovare ecosistemi ancora in grado di soddisfare le proprie esigenze alimentari e riproduttive.

 

Alcuni studiosi sostengono addirittura che sulle rupi tolfetane nidificherebbe tutt’oggi il capovaccaio, il caratteristico avvoltoio italiano un tempo diffusissimo in tutto il Lazio e ora a rischio d’estinzione in Italia; significativa, sempre sulla Tolfa, è pure la presenza del lupo, quivi tornato sin dagli anni ‘50.

 

 

Campagna tra Blera e Luni sul Mignone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il patrimonio geologico, la biodiversità e la flora

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Geyser nella Caldara di Manziana

 

 

Anche la flora è magnifica, con innumerevoli esemplari di orchidee e vastissime coperture boschive per lo più a macchia mediterranea, ma anche con interessanti esemplari di “faggete depresse” (come quelle nei pressi di Oriolo ed Allumiere) e betullete (Manziana).

 

Dal punto di vista morfologico, inoltre, sono da notare in primo luogo le numerose e caratteristiche forre tufacee, spettacolari canyon (come quello del Biedano) scavati negli altopiani dai numerosi fiumi e torrenti di una zona ricchissima di acque; in secondo luogo, sempre sulla Tolfa ammiriamo scenografiche pareti rocciose di trachite, tra cui spiccano quelle di Ripa Maiale e dei Sassoni di Furbara.

 

Curiosa infine la presenza di un minuscolo “geyser” attivo nella Caldara di Manziana (presso Bracciano) residuo dell’antica attività vulcanica che ha conformato, assieme al lento lavorio dei corsi d’acqua, l’ambiente di questa zona come quello di tutto il resto dell’Alto Lazio etrusco.

 

 

 

Paesaggio della Caldara di Manziana

 

 

Un comprensorio, quello dell’Etruria laziale, reso peraltro unico dalla possibilità di creare percorsi integrati volti a collegare la fruizione turistica di differenti ecosistemi come la collina, la montagna, la campagna, il lago e il mare, in una ricchezza di biodiversità ristretta in una manciata di chilometri che ha pochi paragoni in Italia.

 

A breve distanza da questo pregiato entroterra, infatti, c’è il litorale di Santa Severa, Macchiatonda e Palo, che, nonostante pesanti manomissioni da parte dell’uomo, conserva alcune zone assai interessanti sotto il profilo naturalistico, paesistico, storico ed archeologico, talvolta tutelate da piccole aree protette.

 

Più a Nord, nel Viterbese, sono le belle pinete della Riva dei Tarquini e le Saline di Tarquinia, da anni riserva statale.

 

 

Sentiero nella Macchia Grande di Manziana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il patrimonio paesaggistico, storico-artistico e l'archeologia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Necropoli di Norchia

 

 

E non c’è “soltanto” la natura.

 

Oltre, come già detto, alla grande ricchezza di biodiversità, l’entroterra tolfetano e maremmano spicca per l’altrettanto eccezionale presenza di testimonianze archeologiche relative agli etruschi (e in misura minore ai romani), che fanno di questa zona forse la più interessante dell’intera Etruria: le necropoli di Cerveteri, Tarquinia, Norchia, San Giovenale e San Giuliano sono solo alcuni dei siti più noti.

 

 

 

Scorcio notturno del Castello Orsini-Odescalchi a Bracciano

 

 

Per quanto riguarda la storia più recente, invece, va ricordata la presenza di rovine medievali e rinascimentali, spesso compendiate nelle cosiddette “città morte”, qui assai diffuse, tra cui la spettrale Monterano Vecchia e la stessa Norchia sono le più suggestive.

 

Inoltre, i resti dell’antica attività estrattiva, soprattutto nel territorio di Allumiere, con pittoresche cave e miniere abbandonate, costituiscono un potenziale turistico tutto da riscoprire e valorizzare, come ad esempio è stato già fatto, con successo, in varie zone della Toscana.

 

 

 

Parco Regionale di Marturanum - Miniera abbandonata

 

 

Infine vanno ricordati gli stessi centri storici, quasi tutti ben conservati e d’aspetto medievale, tra cui spiccano Bracciano con suo poderoso castello, Tolfa e Trevignano Romano con le loro rocche dirute dai panorami mozzafiato e Blera con i suoi pittoreschi monumenti medievali, romani ed etruschi.

 

Spesso si tratta di centri perfettamente armonizzati col paesaggio e in tal senso sono casi eloquenti i borghi di Barbarano Romano, Ceri, Rota, Sasso (purtroppo deturpato l’anno scorso da una volgare lottizzazione), Civitella Cesi e la stessa Blera.

 

Le ben più celebri Tuscania e Tarquinia, dal canto loro, sono tra le cittadine medievali più affascinanti del Centro Italia.

 

 

 

Parco Regionale di Marturanum - Tomba della Coccumella

 

 

Parco Regionale di Marturanum - Tomba della Regina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un patrimonio da salvare!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Lago di Bracciano visto da Manziana

 

 

In questo vasto territorio sono state nel tempo istituite alcune piccole aree protette di estremo interesse, come il Parco regionale Marturanum, la Riserva naturale di Tuscania, le Oasi WWF di Palo e Macchiatonda, il Monumento naturale della Caldara di Manziana, la Riserva naturale di Monterano e il più “giovane” Parco regionale del complesso lacustre di Bracciano e Martignano; le Necropoli di Tarquinia e Cerveteri sono state inserite nella lista dei siti UNESCO.

 

Incredibilmente, tuttavia, il resto del territorio, e in primis la Tolfa, sono ancora fuori dal sistema regionale dei parchi, esclusione che negli ultimi tempi ha permesso il manifestarsi di inquietanti episodi di abusivismo edilizio nelle campagne, cui le amministrazioni locali non hanno saputo (né voluto) porre alcun freno.

 

 

 

Rovine di Monterano - Ponte del Diavolo

 

 

A fare da contraltare a questa situazione negativa, per fortuna, c’è stato il recente riconoscimento quali SIC (siti d’interesse comunitario) e ZPS (zone di protezione speciale) di buona parte delle zone non ancora tutelate come parchi e riserve, ciò che per lo meno renderà d’ora in poi più improbabile l’attuarsi di progetti ad alto impatto ambientale (come ad esempio la paventata demenziale centrale eolica di Freddara, ad Allumiere).

 

Allo stesso tempo, però, tali “contrassegni” non significheranno nei fatti una reale controllo sul territorio della Maremma tolfetana e viterbese, ma un semplice “monito”, purtroppo facilmente eludibile nei casi più piccoli e meno evidenti (si pensi alla proliferazione indiscriminata di ville, villette e capannoni), magari con la connivenza, più o meno tacita, di alcuni politici locali.

 

Il rischio è in fatti quello di assistere in pochi anni allo scempio di questo magnifico territorio, poiché le aree più vicine a Roma (e agli assi viari principali) stanno oggi subendo un’aggressione edilizia ingente ed inquietante nella forma cancerogena dell’insediamento sparso, fenomeno che in molti casi ha già finito col banalizzare o cancellare del tutto il paesaggio originario (come da tempo è in parte accaduto attorno al Lago di Bracciano e a Cerveteri).

 

 

Eremo di Montevirginio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un patrimonio da recuperare!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grandi orizzonti selvaggi della Tolfa dalle Rovine di Monterano

 

 

Oltre alla speculazione edilizia, l’istituzione di efficaci strumenti di tutela del comprensorio della Maremma laziale meridionale vede oggi altri gravi ostacoli, in primo luogo relativi all’esistenza di vaste tenute agricole private molto restie all’istituzione di un parco naturale, visione negativa propria anche degli allevatori che pensano automaticamente ad un’area protetta come ad una limitazione delle proprie attività: considerazioni, queste, spesso fomentate dalla speculazione e conseguenti alla quasi totale assenza di una cultura ecologista, lacuna che già in passato fece fallire i progetti per il Parco Regionale dei Monti della Tolfa.

 

Un altro problema del comprensorio è poi la presenza, nella parte più settentrionale (nel Comune di Monte Romano), di un poligono militare di oltre 5000 ha, che, pur contribuendo ad un certo mantenimento ambientale degli ecosistemi, preclude tuttavia al visitatore una porzione del territorio molto ampia ed assai significativa sotto il profilo turistico ed escursionistico, anche per la presenza, nella zona militare, di un lungo tratto dell’antica Via Clodia e di una parte dell’area archeologica di Norchia.

 

Inoltre, la gestione militare di questo lembo di Maremma non ne assicura affatto un corretto utilizzo, poiché le attività militari non possono essere soggette a controllo pubblico e civile, con il risultato che anche qui potrebbero prima o poi essere compiute ingenti manomissioni senza che nemmeno vi possano essere dibattito o opposizione alcuni.

 

 

 

Scorcio di Farnese

 

 

Dal punto di vista strettamente paesaggistico, invece, va rilevata purtroppo la presenza in questo vasto terriorio di numerosi elettrodotti (talvolta ciclopici) collegati alle due centrali di Civitavecchia e Montalto, che sfigurano aree di straordinario valore ambientale e sede peraltro di attività agricole e zootecniche di grandissimo pregio, tra le più selvagge e disabitate del Lazio (in particolare in più punti sulla Tolfa e quasi dappertutto tra Tarquinia e Tuscania).

 

Queste zone – se almeno parzialmente liberate dai tralicci e valorizzate, tramite un’adeguata cartellonistica, con itinerari escursionistici, ciclistici e per che no automobilistici – potrebbero già da sole costituire un eccezionale attrattore turistico, come ormai da decenni avviene ad esempio in molte zone della Bassa Toscana, dove il paesaggio “on the road” è uno degli elementi più apprezzati dai viaggiatori.

 

Infine menzioniamo il mostruoso progetto, ciclicamente riproposto da politicanti locali e non, dell’“autostrada tirrenica” fra Lazio e Toscana, che non soltanto ferirebbe a morte l'ecosistema dell'intera Maremma, ma causerebbe - o direttamente indirettamente - anche la chiusura di molte aziende agricole e, più in generale, un forte depregiamento dell'immagine e delle valenze turistiche del  comprensorio.

 

 

Monti di Canino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Patrimonio nazionale, europeo e mondiale – risorsa primaria regionale, territoriale e locale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Valle del Marta vista da Tuscania

 

 

Concludendo, per le sue peculiarietà la Tuscia tolfetana e maremmana si configura oggi come un territorio di estremo valore non solo per il Lazio, ma anche per l’intera Penisola, sicché vi sarebbero tutte le ragioni per ipotizzare l’istituzione di un nuovo Parco Nazionale dell’Etruria Laziale, anche perché molte delle emergenze da tutelare sono pressoché assenti in qualsiasi altra parte d’Italia.

 

Un parco nazionale che costituirebbe un primo serio passo verso la tutela del paesaggio della Tuscia romana e viterbese, paesaggio in buona parte ancora miracolosamente integro ma oggi in grave pericolo, anche a causa dell’incombente degrado dell’area metropolitana e suburbana di Roma.

 

 

 

Selva del Lamone

 

 

Va da sé che il parco potrebbe essere ovviamente esteso al resto della Maremma laziale (fino alla Valle del Fiora e al confine con la Toscana, saldandosi con la già esistente Riserva naturale della Selva del Lamone), un’area oggi (come pure gran parte della Valle del Marta, del resto) intensamente coltivata (tra l’altro con punte di riconosciuta eccellenza soprattutto nel campo oleario) ma che custodisce valori ambientali e paesistici straordinari ancora da promuovere e salvaguardare (un progetto in tal senso è già stato proposto da Legambiente per la Valle del Timone, presso Cellere).

 

In una realtà ad alta vocazione agricola come l’Alta Maremma viterbese, potrebbe essere sperimentato uno strumento come quello dei “parchi agricoli”, volti alla difesa e alla promozione delle attività tradizionali legate all’agricoltura (con l’incentivazione delle colture biologiche e di quelle utili alla produzione di biocarburante), alla silvicoltura, alla pastorizia e all’artigianato, intese come risorse economiche, sociali ed ambientali.

 

D’altro canto, la grande diffusione di agriturismi e di aziende agricole legate a prodotti tipici, che negli ultimi anni è avvenuta in maniera costante in tutta la Tuscia maremmana, e il buon successo a livello di visite delle riserve e dei parchi naturali ivi compresi (in particolare Vulci e Marturanum) e di alcuni centri storici (a partire dalla splendida Tuscania), costituiscono un segnale positivo nel contesto di una rivalutazione eco-turistica di tutta la zona.

 

 

 

Tuscania - Torri del Colle di San Pietro dalla Via Tuscanese

 

 

Ancor più coerentemente l'area protetta, finora limitata all'ambito amministrativo laziale, se effettivamente istituita come “parco nazionale” potrebbe, e anzi dovrebbe, comprendere in qualche modo anche il magnifico territorio del Basso Grossetano, sia per le evidenti similitudini ambientali e storico-archeologiche (le forre, le necropoli, le vie cave, i borghi di tufo), sia soprattutto per l'estrema integrità dei valori ambientali, che qui hanno preservato esempi fra i più importanti e perfetti del “paesaggio etrusco”, in particolare nell'ormai celebre triangolo Sorano-Sovana-Pitigliano: ciò porterebbe, d'altro canto, ad una tutela più rigorosa e completa della Valle del Fiume Fiora, il corso d'acqua forse più importante della Maremma dal punto di vista naturalistico. 

 

Nella prospettiva di un parco così esteso, tuttavia, anche le norme di tutela dovrebbero tener conto delle diverse situazioni sociali ed ambientali presenti nel territorio, nell'impossibilità, e anzi nell'inopportunità, di imporre vincoli e divieti generalmente propri di una riserva naturale (ad esempio il divieto di caccia e pesca) ad un'area così immensa.

 

 

 

Paesaggio maremmano presso S. Martino sul Fiora

 

 

Al contrario, dovrebbe essere promossa la ripresa e la salvaguardia dei rapporti tradizionali fra uomo e ambiente, e cioè delle attività agro-pastorali, le stesse del resto, che hanno preservato fino ad oggi gran parte della Maremma dal degrado edilizio ed industriale.

 

A tal proposito torna utile ricordare lo strumento dei “parchi agricoli”, che in questo contesto andrebbero a costituire “sezioni” del più grande “contenitore” rappresentato dal Parco Nazionale, zone cioè in cui non sarebbe certo possibile né sensato, essendo zone di agricoltura estensiva, applicare le norme classiche di tutela integrale di flora e fauna.

 

In ogni caso, essendo oggi il territorio maremmano un vero e proprio mosaico di ambienti e paesaggi, con l'alternanza continua di aree selvagge e naturali ed altre eminentemente rurali, è indispensabile trovare uno strumento che porti ad una tutela complessiva del comprensorio della Maremma tosco-laziale, per via della comune identità legata alle vestigia del popolo etrusco, ed un nuovo parco nazionale potrebbe essere la soluzione.  

 

 

 

Veduta di Sorano

 

 

Un comprensorio, insomma, quello dell’Etruria tosco-laziale maremmana, che rappresenta un “tesoro” nazionale sotto tutto gli aspetti, naturalistico, paesaggistico, archeologico, storico, artistico, culturale ed economico: un tesoro da salvaguardare immediatamente come parco nazionale (il nome, suggestivo, potrebbe essere quello di "Parco Nazionale della Maremma Etrusca"), e non solo in quanto perno dell’identità storica del nostro Paese, ma anche quale risorsa primaria per uno sviluppo sostenibile e duraturo delle popolazioni locali.

 

 

Veduta notturna di Pitigliano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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