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Cultura e società
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Verso un Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana Le tradizioni Le arti, i mestieri – Così lavoravamo Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo |
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La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Bracciano – Approfondimento |
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In questa pagina La Confraternita della Misericordia di Bracciano Medievali le sue radici toscane La "Compagnia della Buona Morte" La Chiesa della Misericordia a Bracciano La Compagnia della Buona Morte nella letteratura
Pagine correlate "Girolamo Gastaldi: il cardinale contro la peste" di Bruno Panunzi Gli 81 Soci della Società Operaia deceduti tra il 1878 ed il 1933 I simboli dei mestieri della Società Operaia di Bracciano
Luciano Russo – Una presentazione
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La Confraternita della Misericordia di Bracciano |
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Medievali le sue radici toscane |
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La cosiddetta "Confraternita della Misericordia" nasce a Firenze alla fine del 1400 e con il nome di "Confraternita di San Giovanni Decollato dei Fiorentini": già “Alli 24 (aprile 1488) cominciarono quelli della Compagnia de' Battuti [leggi appartenenti al Movimento dei Disciplinati] ad accompagnare quelli che si andavano a giustiziare” e l'8 maggio 1488 questo gruppo di fiorentini timorati di Dio fondano infatti formalmente un sodalizio agli scopi preciso di confortare i condannati a morte durante gli ultimi istanti della loro infelice vita e, una volta giustiziati, di dare loro dignitosa sepoltura.
Redatti gli statuti i membri o soci fondatori pongono la loro, diremmo oggi, associazione non a scopo di lucro sotto l'alta protezione di S. Giovanni Battista, patrono della città di Firenze, e già due anni dopo, il 25 aprile 1490, l'allora Papa Innocenzo VIII canonizza la loro opera religiosamente umanitaria con una Bolla Pontificia - la Confraternita diventa ora "Privilegia Venerabilis Arciconfraternitas Sancti Joannis Decollati detta della Misericordia della Nazione Fiorentina in Roma".
San Giovanni Decollato a Roma, l'antichissima chiesa S. Maria de Fovea, concessa nel 1490 da Innocenzo VIII all'Arciconfraternita fiorentina della Misericordia, prende il nome dalla tavola di Giorgio Vasari Decollazione di San Giovanni (1553), l'oratorio è decorato con affreschi dei principali manieristi fiorentini, come Jacopino del Conte e Francesco Salviati, ed, attigua alla chiesa, la sede dell'Arciconfraternita.
Alla vigilia di un'esecuzione, scesa la sera, i Confratelli escono da una porticina della casa dell'Arciconfraternita nei loro sai e mantelli neri, dirigendosi di buon passo verso i carceri di Tor di Nona o di Corte Savella, al lume di candela e accompagnati dal suono di una campanella, per annunciare alla gente l'esecuzione dell'indomani: dopo la lunga veglia notturna accompagnano il condannato e lo confortano fino alla fine, se ne prendono poi cura del corpo seppellendolo "in pace con Dio" nel chiostro della Confraternita, attraverso sette botole (una per le donne), i cui coperchi di marmo portano ancora la scritta "Domine, cum veneris judicare, noli me condemnare" - "Signore, quando vieni a giudicare, non condannarci".
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Sopra, a sinistra, lo stemma dell'Arciconfraternita, con la testa di San Giovanni Battista ed il giglio di Firenze, e, a destra, il tipico saio medievale nero dei Confratelli della Misericordia con il lungo cappuccio a coprirne interamente il volto salvo occhi e bocca (sicuramente per preservarne l'anonimità). |
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Sono questi gli incappucciati dal saio nero cui toccherà di assistere fino alla sua morte sul rogo (!) l'"eretico" Giordano Bruno, come è possibile leggere nella dettagliata relazione dei Confratelli presenti, oggi conservata nell'Archivio di Stato:
Il “17 febbraio 1600 a hore due di notte fu intimato alla Compagnia che la mattina si doveva far giustizia d'uno in Ponte [S. Angelo] e però alle 6 hore di notte radunati li confortatori e cappellano in Sant'Orsola et andati alle carceri di Torre di Nona, entrati nella nostra cappella e fatte le solite orattioni ci fu consegniato il sottoscritto a morte condannato videlicet Giordano del quondam Giovanni Bruni frate apostata da Nota di Regno eretico impenitente il quale esortato da nostri confratelli con ogni carità e fatti chiamare due padri di San Domenico, due del Giesù, due della Chiesa Nuova e uno di San Girolamo, i quali con ogni affetto et con molta dottrina mostrandoli l'error suo, finalmente stette sempre nella sua maledetta ostinazione, aggirandosi il cervello e l'intelletto con mille errori et vanità, et anzi perseverò nella sua ostinazione che da ministri di giustizia fu condotto in Campo di Fiore e quivi spogliato nudo e legato a un palo fu brusciato vivo, accompagniato sempre dalla nostra Compagnia cantando le letanie e li confortatori sino ad ultimo punto confortandolo allassar la sua ostinatione con la quale finalmente finì la sua misera et infelice vita”.
Il monumento eretto in onore e memoria di Giordano proprio sul luogo del rogo in Piazza Campo de' Fiori a Roma: "A BRUNO, IL SECOLARE DIVINATO, QUI, OVE IL ROGO ARSE".
"Giovedì mattina in Campo di Fiore fu abbrugiato vivo quello scelerato frate domenichino da Nola, di che si scrisse con le passate: heretico, ostinatissimo et havendo di suo capriccio formati diversi dogmi contro nostra fede et in particolare contro la Santissima Vergine et Santi, volse ostinatamente morir in quelli lo scelerato; et diceva che moriva martire et volentieri et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in paradiso. Ma hora egli se ne avede se diceva la verità.
Avviso di Roma lì 19 Febbraio 1600"
"Ho combattuto ed è tanto: ritenni di poter vincere... ma natura e sorte, studio e sforzi repressero. Ma già è qualcosa esser sceso in lotta, poiché vedo che in mano al fato è la vittoria. Fu in me quanto era possibile e che nessun venturo secolo potrà negarmi: ciò che di proprio un vincitore poteva dare; non aver avuto timore della morte, non essersi sottomesso, fermo il viso, a nessuno che mi fosse simile; aver preferito morte, coraggiosa, a vita posillanime."
Giordano Bruno, martire del libero pensiero, De monade
La Misericordia estende poi la sua attività alla cura degli infermi, tra cui perfino gli appestati, fondando anche appositi lazzaretti o ospedali: tra i Confratelli della Misericordia lo stesso Michelangelo, fin dal 1514.
Durante la peste il saio nero degli "incappucciati" (da cui anche il cappuccio del boia) cambia in rosso, quale segnale di pericolo di contagio. |
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La "Compagnia della Buona Morte" |
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"Il Sommario delle Indulgenze della Venerabile Arciconfraternita di San Giovanni Decollato Detta della Misericordia della Nazione Fiorentina di Roma Nella Città Ducale di Bracciano" - porta la data del 24 Gennaio 1904.
A Bracciano la Confraternita della Misericordia arriva un secolo dopo la sua costituzione, alla fine del 1500, subito ribattezzata dal popolino "Compagnia della Buona Morte", con sede nella Chiesetta, allora appena fuori porta, all'ingresso principale del paese, e ancora oggi, ormai sconsacrata, detta "della Misericordia", dove conservare lettighe, arnesi, abiti e altri oggetti necessari alle pietose attività.
La Chiesa originale viene edificata su committenza della Confraternita all’inizio del 1600, poi demolita e riedificata nel 1632 con la caratteristica struttura ad aula: è stata recentemente restaurata. |
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La Chiesa della Misericordia a Bracciano |
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Di prossima pubblicazione Foto oggetti da Bruno Panunzi (Museo Sacro S. Stefano), notizie da Massimo Perugini (morte violenta, Udino Bombieri, Rosina ecc.)
Sai o hai qualcosa che possa aiutarci a sviluppare questa ricerca? |
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La Compagnia della Buona Morte nella letteratura |
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Cesare Pascarella (Roma 1858 - 1940), come Giuseppe Gioacchino Belli prima e Trilussa - pseudonimo di Carlo Alberto Salustri - poi, scrive della cosiddetta Compagnia della Buona Morte in dialetto romanesco, come qui ne:
"Er morto de campagna
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I.
C'erimo io, Peppetto de li Monti,
Checco Cacca, Gigetto Canipella.
Chi antro c'era?... L'oste a via Rasella,
Stefeno er tornitore a Tor de Conti.
E, me pare, er droghiere a li du' Ponti,
Cencio la Quaja, Zio de la Renella,
Er Teoligo, Peppe... e la barella.
All'una e un quarto stamio tutti pronti.
Prima d'usci', mannassimo Nunziata
A giocacce dar Sordo un ambo sciorto:
Cinque mortorio e trenta la giornata.
Poi sentissimo bene da Gregorio,
Er mannataro, dove stava er morto,
E uscissimo a le due da l'Oratorio.
II.
Quanno stamo un ber po' for de le mura,
Dice: - Passamo pe' la scortatora,
- Ah, Nino, dico, si nun è sicura,
Bada che non uscimo piú de fora.
- Ma, dice, annamo, nun avé' paura:
Ce venni a caccia pe' la Cannelora. -
E annamo. Peppe mio, che fregatura!
Stassimo pe' la macchia un frego d'ora.
Sotto a le Capannelle de Marino
Trovassimo 'na fila de carretti,
Che veniveno a Roma a portà' er vino;
E a forza de strillaje li svejassimo,
Che dormiveno tutti, poveretti;
E lí a lo scuro je lo domannassimo.
III.
- Avete visto gnente un ammazzato?
Dice - Vortate giú pe' 'ste spallette,
Annate a dritta, traversate er prato;
Quanno sete arrivati a le Casette,
Domannatelo a l'oste der Curato
Che ve l'insegna. - Quanto ce se mette?
Dice: - si annate a passo scellerato
Ce metterete sempre un par d'orette -
Ritornassimo addietro viciversa,
Fijo de Cristo! co' le cianche rotte.
Quanno stassimo sotto a la Traversa,
Lí, li carretti ce se slontanorno,
E noi daje a girà, tutta la notte
Finché a la fine ce se fece giorno.
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IV.
Che giornata, Madonna! Nera, nera,
Che pareva dipinta cór carbone,
Che proprio nun te fo esagerazione,
Era matina e ce pareva sera.
Se mettessimo sotto a 'na macèra
Morti de fame pe' magnà' un boccone.
Venne un'acqua! Ce prese 'no sgrullone
Che nun vedemio piú celo né tera.
Spiobbe. Se rimettessimo in cammino;
Ma indovinece un po'? Riannamo a sbatte'
Sotto a le Capannelle de Marino.
Ma basta, er fatto sta, tanto cercassimo
Immezzo a li canneti, pe' le fratte,
Pe' li fossi, che arfine lo trovassimo.
V.
Stava infrociato là a panza per aria,
Vicino a un fosso, accanto a 'na grottaccia,
Impatassato drento a la mollaccia...
C'era 'na puzza ch'appestava l'aria.
Le cornacchie e li farchi da per aria
Veniveno a beccàjese la faccia,
E der pezzo de sopra de le braccia
C'era rimasto l'osso. Che barbaria!
E ne l'arzallo pe' portallo via,
Je trovassimo sotto un istrumento
Lungo cusí, che mo sta in Pulizia.
Poi don Ignazio disse le preghiere;
E tornassimo co' le torcie a vento,
Pe' la macchia, cantanno er Miserere." |
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La "Misericordia" oggi |
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Le Misericordie, compresa quella di Bracciano denominata oggi "Fraternita Di Misericordia Di Bracciano - Onlus", continuano tuttora la loro opera di carità cristiana svolgendo assistenza umanitaria di vario tipo, come assistenza sanitaria con guardia medica e trasporto con proprie ambulanze anche medicalizzate, assistenza sociale negli ambiti di lotta alla droga, famiglia, sport e giovani, immigrazione, cimiteri ed onoranze funebri, servizio civile, protezione civile, sicurezza ed autoprotezione, donazione di sangue attraverso la Consociazione Nazionale dei Gruppi Donatori di Sangue - Fratres.
Per ulteriori approfondimenti visita volentieri il sito Misericordie Network. |
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