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Verso un Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana Le tradizioni Le arti, i mestieri – Così lavoravamo |
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La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Bracciano – Approfondimento |
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In questa pagina I Collegi ed i Sodalizi della Roma antica Le "secessioni" della plebe durante la Repubblica La difficile vita dei tribuni della plebe Da associazioni tutelative a gabbie sociali L'origine ed il ruolo religiosi delle prime "Confraternite" Il declino e la trasformazione delle Corporazioni Il Fascismo e le nuove Corporazioni
Pagine correlate Gli 81 Soci della Società Operaia deceduti tra il 1878 ed il 1933 I simboli dei mestieri della Società Operaia di Bracciano La Confraternita della Misericordia di Bracciano
Grazie per le pagine visitate!
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La storia delle Corporazioni |
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I Collegi ed i Sodalizi della Roma antica |
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Già nella Roma antica, persone con comuni funzioni nella società, come ad esempio esercitanti la medesima arte o mestiere, si associano in "corporazioni" o "sindacati" a difesa dei propri diritti ed interessi, ponendosi sotto la protezione di una propria divinità tutelare.
Magistrati e sacerdoti si raggruppano in cosiddetti "collegi", a dire il vero più "uffici statali" che associazioni, delle quali sono invece numerose quelle di mestiere o "sodalizi": medici, maestri, letterati ed attori, scultori e pittori, flautisti, orefici, carpentieri, tessitori, tintori, cuoiai, conciatori, fabbrivasai e ramai, fornai e panettieri, mercanti e venditori, carrettieri, barcaioli e così via.
A sinistra, la bottega di un falegname romano e, a destra, il negozio di una fruttivendola, con banchetto e ceste, non diversi da quelli ancora in uso dalle nostre parti fino al secondo dopoguerra.
Tutte queste associazioni, sia civili che religiose, regolate da apposite leggi e sorvegliate da "censori", nominano propri amministratori, hanno finalità di mutuo soccorso (per questo creano una cassa comune attraverso le quote dei soci) ed una propria sede, dove riunirsi in consiglio, specie in periodi pre-elettorali, per decidere a chi dare il proprio voto - espressione di un potere sociale e politico.
La vita associativa incontra le sue più acute difficoltà, quando la Repubblica viene scossa da così profonde contraddizioni sociali da determinare la svolta autoritaria "imperiale": in 225 anni di Repubblica cinque sono le grandi proteste popolari contro le fondamenta stesse del vigente sistema antagonistico, senza però raggiungere una vera soluzione democratica.
Il negozio del tappezziere, con cuscini tende, drappi, cinture - un luogo di moda molto popolare soprattutto tra le matrone, le quali siedono comodamente (a destra nell'altorilievo), mentre titolari e schiavi mostrano le ultime novità. |
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Le "secessioni" della plebe durante la Repubblica |
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Le prime proteste plebee organizzate ("plebe" sono artigiani, operai specializzati, bottegai e piccoli commercianti), dette "secessioni", contro i problemi socio-economici della società romana, non sono altro che scioperi generali, ritiri in massa dalla città sotto giuramento di reciproco aiuto durante tutto il tempo dell'astensione dal lavoro: la prima "secessio" del 494 a.C. ottiene la creazione di magistrati popolari o "tribuni (difensori) della plebe", poi soppressi dai giochi di potere dei ricchi, basati su corruzione e clientelismo.
Nonostante le cosiddette "leggi delle XII Tavole" (tra le prime codificazioni scritte del diritto romano, dopo le "mores" o leggi nate da consuetudini e la univocamente dettata "lex regia", contenenti regole di diritto privato e pubblico compilate nel 451-450 aC) concedano ai "collegi" il diritto ad un proprio regolamento, purchè non in contrasto con il diritto dello Stato, la classe dominante le rinnega di fatto attraverso repressioni tanto arbitrarie quanto violente.
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Da sinistra a destra e dall'alto in basso, l'officina di un fabbro romano, schiavi che torchiano il mosto, molto ricercato ed usato dagli antichi Romani per gli usi più disparati, e schiavi addetti alla vendemmia e alla pigiatura dell'uva.
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Il popolo è doppiamente vessato: da una parte politicamente, costretto a combattere tutte le interminabili guerre decise dalla dominante classe patrizia, dall'altra economicamente, oppresso e ridotto in una schiavitù, se non giuridica, di fatto, a causa dei pesanti debiti ad usura, che le famiglie dei soldati devono contrarre con l'aristocrazia, per poter sopravvivere in assenza degli uomini al fronte.
Le sproporzioni dei compensi elargiti a generali vittoriosi e semplici soldati, che hanno combattuto la medesima guerra, sono enormi: milioni di sesterzi (il doppio se calcolato in Euro) agli uni e qualche migliaio agli altri, ed inoltre praticamente già bruciati per ripagare i debiti dei delle famiglie e dei parenti rimasti in patria senza sostentamento...I sodalizi dei liberi professionisti, dei contadini e degli artigiani, di tutti quelli cioè che vivono del proprio lavoro basato sulla competenza e sull'esercizio di un mestiere, sono quindi più che motivati in una Roma che dal III secolo a.C. fa della guerra uno strumento di ulteriore ed esclusivo arricchimento delle classi al potere.Per garantirsi poi la incondizionata lealtà dei generali, strumenti essenziali in un tale raffinato meccanismo di sfruttamento del popolo, queste classi concedono loro privilegi di ogni tipo: ad esempio, gli alti ufficiali non sono tenuti ad alcun rendiconto dei propri guadagni secondari, come la vendita dei prigionieri fatti ai mercanti di schiavi - un costantemente crescente ed incontrollato afflusso di manodopera sottocosto che contribuisce ancor più alla rovina economica (e conseguentemente sociale e politica) di contadini, artigiani ed operai. |
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La difficile vita dei tribuni della plebe |
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Nella Roma repubblicana le proteste popolari non vengono recepite dialetticamente sul piano politico, ma di regola soffocate nel sangue: il generale Silla ad esempio, arricchitosi a dismisura senza scrupoli, marcia su Roma per massacrare il popolo in una strage dalle dimensioni inedite, mette praticamente fine ad una Repubblica ormai solo di nome con l'eliminazione immediata del cosiddetto "tribunato della plebe", e reinstaura una obsoleta dittatura "sine die".
I tribuni della plebe, difensori della forza-lavoro, subiscono ogni tipo di angherie, calunnie sulla loro moralità personale e quella delle loro famiglie, pubblico disprezzo dalle classi dominanti fino a considerarli veri e propri nemici pubblici - della patria, della religione, della libertà e della proprietà privata.
A sinistra, un calzolaio romano al lavoro e, a destra, la fornita esposizione di un coltellinaio.
Clodio, tribuno della plebe nel 58 a.C., dopo una dura lotta a favore della libertà di associazione e della partecipazione popolare alla vita politica, riesce a riattivare i "collegi", proprone "leggi frumentarie" democratiche e mette sotto controllo le antiche pratiche religiose etrusche di interpretazione dei presagi, le quali, al servizio del potere e sfruttando la superstizione popolare, sono sistematicamente usate contro le assemblee popolari.Il successivo, subdolo tentativo di incriminarlo di sacrilegio, fallisce però miseramente: la plebe gli rimane fedele, per cui riesce finanche a far approvare una nuova legge di condanna all'esilio per chiunque uccida un cittadino romano senza l'approvazione del popolo - questa sua abilità politica finisce comunque per costare la vita allo scomodo tribuno e a gran parte della sua famiglia, ad opera di Cicerone, esiliato appunto per l'arbitraria uccisione di Catilina e dei suoi.
A fianco, un contadino che si avvia al mercato cittadino per vendere uova, formaggio, galline e conigli. |
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Da associazioni tutelative a gabbie sociali |
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È Giulio Cesare il primo a capire come sia impossibile fare della Repubblica un Impero dittatoriale senza l'appoggio del popolo e determina una rottura di tendenza nei rapporti con le associazioni professionali.
Cessare instaura quindi una politica accativante verso la plebe romana, costringendo prima le ricche famiglie patrizie ad assumere al proprio servizio una percentuale di uomini liberi, in proporzione agli schiavi posseduti, e offrendo nuova terra coltivabile a veterani in pensione e civili disoccupati nelle acquisite colonie occidentali e orientali.
Sopra, da sinistra a destra, un ramaio, alle prese con una nuova pentola, due vasai, un barcaiolo, che trasporta botti di vino, ed il negozio di un beccaio.
Da ora in poi gli Imperatori dedicheranno particolare attenzione alle realtà aggregative: Cesare, e dopo di lui Augusto, riorganizzano i "collegi", diminuendone e limitandone però il numero, Marco Aurelio consente ai sodalizi di poter accettare donazioni ed altri aiuti economici, mentre Alessandro Severo cerca addirittura di dare nuova vitalità alle corporazioni, ed, infine, sia Diocleziano che Costantino fanno dei "collegi" istituzioni obbligatorie, diventando però di fatto autentiche caste sociali non abbandonabili verso la fine dell'Impero. |
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Le Corporazioni medievali |
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Le "Corporazioni", o associazioni professionali e di mestiere, sorgono e si diffondono nell’Europa dei Comuni dall’XI secolo sotto svariate denominazioni: "Compagnie" in Italia, "Gilde" nei Paesi dell'Europa Continentale e del Nord, cioè in Inghilterra, in Svezia, nei Paesi Bassi ed in Germania, "Confréries" in Francia e "Gremios" in Spagna.
Le Corporazioni sono inizialmente
a
carattere fortemente religioso e di mutua assistenza,
, dette
"Confraternite",
sviluppandosi però in seguito come
vere e proprie "associazioni di mercanti" con pretese di potere
altrettanto fortemente politiche:
Chi non sia membro della Corporazione può vendere i propri prodotti solo all'ingrosso ed è inoltre soggetto ad arbitrarie penalizzazioni e discriminanti restrizioni, come, ad esempio, il versamento di speciali tasse al Signore feudale o alla Città (la Corporazione paga annualmente una tassa ridotta per i propri membri, esenti così da qualsiasi ulteriore imposta cittadina).
Sancta Gilda, dal latino Gildus o Gilda "essere valido", martire del VII o VIII secolo. |
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L'origine ed il ruolo religiosi delle prime "Confraternite" |
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È un eremìta, tale Raniero o Ranieri Fasani da Borgo San Sepolcro, allora "Borgo a Santo Sipolcro", in Provincia di Arezzo, che nel 1260 da vita al cosiddetto movimento dei "disciplinati" o "disciplinanti".
Sono penitenti itineranti, chiamiamoli pure
dei fanatici religiosi, dediti alla
predicazione della mortificazione del corpo e alla violenta e sanguinosa
pratica della autoflagellazione,
mediante una frusta di cordicelle piene di nodi o palline di legno se non
addirittura di ferro, detta appunto "disciplina".
Li troviamo presto in tutta l'Italia
Centro-Settentrionale, a Perugia, Imola, Bologna, Modena, Reggio, Parma,
Piacenza, Tortona e Genova, con seguaci anche all'estero,
ad esempio in Austria, Francia, Germania e Polonia.
Quando non si flagellano, indossano il "cilicio" (molti lo hanno sicuramente notato nel recente film "Il Codice Da Vinci"), alle origini una veste di lana di capra (in greco kilikion) ruvida e scomoda, in dotazione tra l'altro agli stessi soldati Romani che la diffusero in Oriente, poi però una cinghia "uncinata", cintura di metallo, corda con nodi, fascia di chiodi irta di uncini metallici, da stringere intorno alla vita e/o alla coscia: pratica masochista questa ancora oggi in uso, insieme all'autoflagellazione, presso i cosiddetti "Membri Numerari" dell'"Opus Dei" (due ore al giorno di cilicio ed una autoflagellazione alla settimana!)...
Da sinistra a destra e dall'alto in basso, flagellanti in un'antica incisione tedesca, e, per quanto incredibilmente anacronistico, momenti di autolesione inflitta pubblicamente nel corso di processioni religiose dei nostri giorni, sia cristiane che islamiche, secondo "rituali" pieni di fervore, convinzione, simbolismi e, spesso, sangue.
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Bene - ma torniamo alla nostra storia, lasciando ognuno alle proprie riflessioni ed eventuali approfondimenti in materia.
Esauritosi successivamente il primo movimento peregrinante, i Disciplinati si ricostituiscono in numerosissime "Compagnie" o "Confraternite" (con aggreganti "Arciconfraternite" soltanto con sede a Roma), associazioni di laici con propri statuti e riconosciute dalla Chiesa Cattolica: speciali indulgenze papali e dure pratiche "devozionali" a parte, queste associazioni laiche si dedicano alle opere di carità e di pietà caratterizzanti le prime Comunità Cristiane, come cura degli infermi, sepoltura dei morti, suffragio dei defunti, visite ai carcerati, assistenza dei condannati a morte, accoglienza dei pellegrini, ecc.
Le Confraternite, dalle quali senza interruzione discendono quelle attuali, sorgono quindi nel XII secolo, e, a differenza delle Congregazioni Religiose, organizzano i propri membri senza imporre loro né voti né vita comunità, con lo scopo primario di incrementare il culto della Religione Cristiana, così come esclusivamente interpretata dalla Chiesa Cattolica, contro ogni altro modo di viverla, che viene conseguentemente considerato "eretico". |
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Anche i Nobili si organizzano |
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Nel Medioevo le grandi famiglie cittadine derivanti dallo stesso ceppo, mantengono stretti rapporti fra loro formando "Consorzi nobiliari" o "Consorterie", un unione di forze nel bene e nel male, per accrescere il proprio potere su altri concorrenti e difendersi dai loro attacchi.
Ancora oggi è possibile vederne le case, costruite le une vicino alle altre, le Chiese, le torri, comune simbolo sì di ricchezza e di potere, ma co-finanziate soprattutto al fine di procacciarsi un luogo sicuro in cui rifugiarsi ed asserragliarsi in caso di sopravvenuto pericolo, le strade che ne portano ancora il nome.
Soprattutto l'elemento della torre testimonia e sottolinea le finalità bellicose delle "Consorterie", inevitabilmente destinate a trasformarsi in vere e proprie "fazioni" cittadine, partiti decisi ad impadronirsi del potere politico del Comune con ogni mezzo e ad ogni costo.
La Città Turrita delle Consorterie, oggi oggetto di ammirazione turistica per le sue osate caratteristiche architettoniche, di ben altro valore e significato quando viene costruita. |
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Le "Arti" italiane |
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In Italia le cosiddette “Arti” nascono nel XII secolo e si diffondono soprattutto nei Comuni dell’Italia Centrale e Settentrionale, in modo tutto particolare a Firenze.
Quando e come il movimento "corporativo" effettivamente nasca con Confraternite delle Maestranze, si intrecci o si sovrapponga a quello delle Confraternite Religiose è difficile a dirsi, perdendosi in tempi lontanissimi.
C'è però un'interessante testimonianza storica, risalente già agli inizi del XII secolo, di almeno una "Confraternita Professionale", quella dell'"Arte Ferrarese dei Callegari", il mestiere di "chi fabbrica, ripara e vende calzature" (il "calzolaio" del secolo scorso, a noi ben conosciuto da bambini, dal latino caligarius, da caliga, prima "calzatura militare" e poi, più genericamente, "scarpa").
Questo rafforzerebbe appunto l'ipotesi storica che le Corporazioni, se non derivino direttamente, siano almeno fortemente ispirate o contaminate dalle Confraternite Religiose: infatti molte associazioni professionali del pieno Medioevo adottano statuti con caratteristiche di solidarietà comuni a quelle delle Confraternite, come ad esempio l'assistenza al Socio malato, la garanzia di funerali e di sepoltura dignitosi, l'aiuto economico alla vedova e agli orfani del Socio e le Messe di suffragio.
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Una preziosa raffigurazione dei simboli di tutte le Corporazioni del Comune di Orvieto.
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Il Palazzo dell'Arte della Lana a Firenze, appunto in Via Calimala o dell'Arte della Lana, costruito agli inizi del 1300 e già dall'inizio collegato con un passaggio "segreto" direttamente alla chiesa della corrispettiva Confraternita di Orsammichele.
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Già nell'XIII secolo esistono nell'Italia Centro-Nord numerose fondazioni ospedaliere corporative - dei sarti, mugnai e mercanti a Piacenza, delle Quattro Arti a Parma, dei mercanti e tavernai a Modena, dei cambiavaluta e mercanti a Perugia - o addirittura una Corporazione può essere affiancata da una parallela e corrispondente Confraternita, la cosiddetta "Scuola", capace di soddisfare ogni esigenza religiosa ed assistenziale degli artigiani.
Nel
tardo Medioevo
le Arti, diventano più
promotrici di politiche assistenziali,
Le 24 Arti o Corporazioni di Mestiere fiorentine vengono a loro volta suddivise e classificate in:
- le Arti cosiddette "Maggiori", - le Arti "Minori", - le Arti del "Popolo di Dio" (la classe più bassa).
Le 7 Arti Maggiori:
- Arte dei Mercatanti o di Calimala [leggi "Mercanti-Banchieri"!] - Arte di Por Santa Maria e della Seta - Arte della Lana - Arte dei Giudici e Notai - Arte del Cambio - Arte dei Medici e degli Speziali ["Farmacisti"] - Arte dei Vaiai ["Pellettieri" della Scuola del Cuoio] e Pellicciai
Sotto, gli stemmi delle potenti Arti Maggiori della Città di Firenze.
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Arte dei Giudici e Notai |
Arte dei Mercatanti o di Calimala |
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Arte del Cambio |
Arte della Lana |
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Arte di Por Santa Maria e Seta |
Arte dei Medici e Speziali |
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Arte dei Vaiai e Pellicciai |
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L'Arte di Calimala è la prima Corporazione di Mestiere a costituirsi a Firenze, da cui deriveranno successivamente tutte le altre, e deve la sua fortuna iniziale principalmente al successo dell'industria del commercio e dei cambi: prima della costituzione della autonoma Arte del Cambio, si dedica quindi quasi esclusivamente ad affari di cambi e bancari, fino a diventare uno dei maggiori creditori finanche di Papi e di Re (nonostante tutti i tentativi di divieto della Chiesa, il prestito ad usura resta una lucrativa realtà alla fine del XIII secolo, arrivando a dare a questa Arci-Arte fiorentina un controllo pressoché monopolistico del mercato internazionale della finanza europea).
In ordine di importanza, le Arti Maggiori, le prime riconosciute in un ruolo istituzionale economico-politico nella Città, danno a Firenze i suoi Priori:
Arte dei Giudici e Notai
Le 14 Arti Minori:
- Arte dei Beccai - Arte dei Calzolai - Arte dei Fabbri - Arte dei Maestri di Pietre e Legname - Arte dei Galigai Grossi o dei Cuoiai e Galigai ["Conciatori di pelli"] - Arte dei Vinattieri - Arte degli Albergatori - Arte dei Pizzicagnoli e degli Oliandoli - Arte dei Corazzai e degli Spadai - Arte dei Chiavaiuoli e dei Ferraioli - Arte dei Correggiai, Tavolacciai e Scudai - Arte dei Linaiuoli e Rigattieri - Arte dei Legnaiuoli Grossi - Arte dei Fornai e dei Panettieri
Le 3 Arti del Popolo di Dio:
- Arte dei Farsettai - Arte dei Tintori - Arte dei Ciompi o del Popolo Minuto
A differenza delle altre, le Arti del Popolo di Dio nascono dal cosiddetto "Tumulto dei Ciompi", una rivolta di popolo prettamente economico-politica messa in atto nel 1378, in effetti tra le prime di questo carattere in Europa, da parte degli insoddisfatti quanto sfruttati "salariati" addetti alla pettinatura e cardatura della lana, appunto detti "ciompi", reclutati dagli strati inferiori della comunità.
Tra l'altro, la denominazione medievale "arte" rimane ancora ai nostri giorni nella lingua viva, come ad esempio nell'espressione "senza arte né parte", cioè senza una competenza o lavoro socialmente riconosciuti e, quindi, senza alcun peso o influenza politici. |
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Il declino e la trasformazione delle Corporazioni |
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Nel XIV secolo, con il declino dei Comuni e l'avvento delle Signorie, queste sono dominate dal "primo capitalismo" dei mercatanti-banchieri, quello caratterizzato da rapida produzione di merci su larga scala, aperta concorrenza tra produttori sui mercati e più ampia distribuzione dei prodotti, ben al di là dei confini cittadini locali.
Contrarie a questi nuovi principi improntati alla dinamicità dei processi, poco o niente adattabili, ma soprattutto incapaci di concorrere con le nuove imprese "capitaliste", sia per quanto riguarda la rapidità di una produzione ormai "di serie" che a livello economico, le Corporazioni come tali si avviano lentamente ad un inevitabile declino, perdendo infine addirittura i propri mercati e, di conseguenza, la loro fino allora così essenziale importanza economica locale: in poche riescono a sopravvivere e, in tal caso, trasformandosi di nuovo in associazioni religiose, con finalità sempre più sociali.
La nuova figura dell'"imprenditore", il mercante capitalista o cosiddetto "mercante-banchiere".
Tuttavia anche questo passaggio di
sopravvivenza da una solidarietà
corporativa, ad esclusivo beneficio del Socio, ad una più "sociale",
allargata agli strati bassi della popolazione cittadina, non è solo un
atto di pietà, ma segue sempre la logica di scelte imprenditoriali
strategiche: è infatti dagli strati
"inferiori" della comunità che le Arti, in special modo quelle nell'ambito
della manifattura, reclutano la mano d'opera salariata, quindi bisogna
prestare loro "cura" (difendere cioè l'investimento) e allo stesso tempo
su loro bisogna operare un sempre più attento controllo sociale (tenerli a
bada e soddisfatti).
A loro volta le Istituzioni Cittadine - l'autorità pubblica - gestisce il sistema corporativo dei suoi imprenditori attraverso un rigoroso controllo, come a Venezia, dove non solo l'assistenza ma l'intera politica sociale viene direttamente "delegata" alle Arti, che devono naturalmente finanziarla.
Sia le Corporazioni di Mestiere (Arti) che le Scuole di Devozione (Confraternite) regolano quindi la propria attività attraverso Statuti o "Capitolari", che a Venezia sono chiamati "mariegole", probabilmente dal Latino matricula (diminutivo di matrix), cioè "lista dei Soci".
Le mariegole dell'"Arte dei Calafati" datate 1271 e 1437 (poi nel 1700 "Compagnia dei Mastri Calafati" e ancora oggi "Società di Mutuo Soccorso fra Carpentieri e Calafati") fanno addirittura pensare ad una concettualmente più che moderna "previdenza sociale" (!): il datore di lavoro viene obbligato ad assumere anziani mastri artigiani, incapaci di concorrere con i giovani "impeciatori", in proporzione al numero di quest'ultimi e, se ancora pienamente abili al mestiere, comunque retribuirli con salario pari a quello dei nuovi "lavorieri", mentre, se meno efficienti, comunque con la metà.
La cosiddetta "angaria de' veterani" veneta altro non è che una formula intelligente di sistema pensionistico, con cui si consente al "mastro veterano", il maestro anziano, di rimanere sul mercato e inoltre ricevendo un contributo equo, venendo al tempo stesso incontro ai legittimi interessi economici di chi lo deve assumere.
Considerando l'attuale mondo del lavoro, con l'esasperata precarietà dei giovani e la pressoché totale esclusione degli anziani, si verrebbe tentati di dire che il nostro oggi sia molto più "buio" del Medioevo!
L'Arsenale di Venezia, la segreta quanto temuta fucina bellica della Serenissima, nel XVI secolo la più grande fabbrica al mondo, in cui migliaia maestri d'ascia, "proti", "marangoni", "calafati", "portoneri", "masser", fabbri, balestreri e fonditori arrivano a produrre una nave al giorno (!), anche per più di due mesi consecutivi, come durante l'assedio di Cipro. |
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Il Fascismo e le nuove Corporazioni |
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Il "corporativismo" è, come visto, una dottrina secolare, quasi millenaria, che fa derivare la rappresentanza politica dal ruolo lavorativo, come le medievali associazioni di categoria dette Corporazioni, Arti o Mestieri, che controllano di fatto la vita politica cittadina nell'Italia dei Comuni.
Questa dottrina politica viene riadottata ad hoc durante il Ventennio Fascista, ad indicare l'insieme dei principi fissati dal Regime nella Carta del Lavoro del 1927, ed applicata come normativa coercitiva e dittatoriale sia della vita economica che di quella sindacale della Nazione: sarà protagonista centrale anche nell'ultima esperienza Fascista, quella della Repubblica Sociale Italiana di Salò.
Imprenditori e lavoratori sono conseguentemente inquadrati in "sindacati" fascisti, organi statali sotto la guida di dirigenti nominati dal governo, a loro volta raggruppati in Confederazioni nazionali: le altre associazioni professionali e tutti i sindacati non fascisti vengono sciolti.
La tessera di appartenenza alla Confederazione delle Corporazioni Fasciste datata MCMXXVI, cioè già nel 1926 - IV dell'Era Fascista nel cosiddetto Ventennio.
Nel 1933 vengono dunque imposte le cosiddette "Corporazioni Fasciste", regolate da una direttiva sociale dettata naturalmente dai programmi politici del governo fascista: anche la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Bracciano viene conseguentemente soppressa.
Dal 1939 la cosiddetta "Camera dei Fasci e delle Corporazioni" sostituisce addirittura la Camera dei Deputati Italiana, come "Organo Consultivo" che divide il potere legislativo con il Governo ("Il Senato del Regno e la Camera dei Fasci e delle Corporazioni collaborano col Governo alla formazione delle leggi").
I suoi circa 600 Consiglieri non sono eletti dal popolo, ma vi accedono in qualità di componenti o del Consiglio Nazionale del Partito Nazionale Fascista o del Consiglio Nazionale delle Corporazioni, decadendo dal mandato al cessare della loro posizione all'interno dei due Consigli.
Non appena caduto il Fascismo il 25 Luglio, le Corporazioni Fasciste vengono sciolte già il 2 agosto 1943, contestualmente all'abolizione per Regio Decreto del loro Consiglio Nazionale e della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. |
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