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Verso un Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana

Le tradizioni

Le arti, i mestieri – Così lavoravamo

Le immagini in questa pagina sono © Socrate Pontanari: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

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"Antonio Mollicone 'er bottaro'" di Socrate Pontanari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

La bottega e gli arnesi

La botte – Tecniche di lavorazione

La produzione della botte e le abilità del mestiere

Il cerchio

La doga

L'impostazione

L'“abbozzo”

La piegatura

Il serraggio

La "tostatura"
La rifinitura
La marchiatura
I fondi
La battitura dei cerchi
Le botti di grande volume
La conservazione del vino in botte

 

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La bottega e gli arnesi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

La botte – Tecniche di lavorazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La classica, tradizionale botte è sempre stata e rimane di legno: quella a fondo circolare è la più comune, perché più semplice da realizzare e più agevole negli spostamenti, ma esistono anche botti a fondo ovale, di più molto più difficile costruzione.

 

Il taglio delle cosiddette "doghe", le assi di legno che andranno a formano la botte, è la prima e più delicata operazione da affrontare per la creazione di una botte: il legno utilizzato per lo più di rovere (quercia) o castagno.

 

Per una botte piccola e media - dai 225 ai 350 litri di capienza - si utilizzano doghe cosiddette "a spacco", le più costose per il grosso spreco di materiale, ma sicuramente le migliori data la loro bassa porosità.


Per una
botte grande - capace di contenere cioè dai 7 ai 10 ettolitri - occorrono invece doghe segate.


Fondamentale per la qualità delle doghe, e quindi la riuscita della botte, è la loro
stagionatura, poiché il legno poco stagionato darebbe al vino un carattere amaro e astringente: va da un minimo di un anno e mezzo per le doghe più sottili a cinque anni per quelle più spesse.


Innanzitutto il
legno delle doghe va accuratamente selezionato, scartando materiale in qualsiasi modo difettoso, poi le doghe lavorate devono avere precise forme e angolature di taglio così perfette da garantire un'assoluta aderenza tra doga e doga e, quindi, l'ermeticità della botte.


Le doghe vanno inoltre portate a
curvatura verso l'interno lungo il loro asse, operazione che richiede umidità, calore e pressione meccanica in sinergia.

Oggi tale curvatura viene eseguita quasi sempre a vapore, ma il metodo a fuoco, il più antico, è quello qui documentato: si fissano le doghe in alto con uno e poi più cerchi provvisori, poi si inserisce un braciere all'interno e all'estremità bassa della nascente botte, ancora senza cerchi, si applica un cavo d'acciaio che, con l'aiuto di acqua e fuoco a rendere il legno plasmabile, viene lentamente stretto fino a far combaciare le doghe anche alla loro estremità inferiore.


Alla fase di piegatura delle doghe
segue immediatamente quella della loro cosiddetta "tostatura", in cui per circa un altro quarto d'ora si provoca un consistente rilascio di sostanze estrattive dal legno.

Una fase molto delicata questa, perché il "carattere" del legno così tostato verrà poi ceduto dalla botte al vino in essa contenuto, arricchendolo di aromi e sfumature più o meno "pesanti", a seconda del tipo di legno usato e delle modalità e dei tempi di tostatura.

Il tipo di tostatura da ottenere non avviene quindi per approssimazione né tantomeno per caso, ma dipende da una precisa scelta fatta dal committente della botte e realizzato ad arte, seguendo le istruzioni ricevute, attraverso l'abilità e l'esperienza del "mastro bottaro": di fatto una delle scelte produttive enologiche più importanti, per dare al vino un determinato "stile".


L'
assemblaggio finale della botte vede i cerchi provvisori o "di lavoro" sostituiti con altri definitivi, portati a misura battendoli uniformemente lungo l'intera circonferenza con mazza, mazzetta e punzone fino al loro fissaggio.

I fondi della botte vengono assemblati a parte, segati, piallati, rifiniti ed incastrati con esattezza alle due estremità delle doghe.

La pancia della botte può essere ulteriormente piallata - ad eliminare piccole inesattezze di spessore o curvatura tra doga e doga - lisciata e addirittura levigata ma solo esternamente: l'interno della botte, specialmente se piccolo-media, non viene di regola rifinita in modo da garantirne le caratteristiche di tostatura raggiunte.


La
botte finita viene sottoposta ad un collaudo finale prima dell'uso, riempiendola d'acqua per determinarne l'esatta capacità e verificarne la tenuta.

 

Il posizionamento di utilizzo della botte piccolo-media è orizzontale, ma quando la botte vuota viene pulita, in attesa del prossimo uso, la si lascia appoggiata in verticale all'aperto, con la chiusura superiore colmata d'acqua fino all'orlo per lasciare che il fondo esposto al sole sia mantenuto a tenuta stagna.

Alcune delle immagini finali della serie qui riportata, senz'altro le più poetiche, mostrano proprio questo particolare momento nella vita della botte in ambienti cittadini ed atmosfere sociali oggi del tutto scomparse o comunque rarissime da testimoniare...

 

 

 

 

 

 

 

 

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La produzione della botte e le abilità del mestiere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cerchio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I cerchi di ferro della botte sono già di per sé piccoli capolavori artigianali.

 

Normalmente una botte di piccola taglia ne necessita due coppie di diverso diametro: i più piccoli per bloccarla alle due estremità, inferiore e superiore, quelli più grandi per stringere e sigillare le doghe sulla "pancia" della botte.

 

Ciascun cerchio deve avere la propria caratteristica "scampanatura", cioè una superficie laterale a tronco di cono per poter seguire esattamente l'angolo di curvatura finale delle doghe serrate.

 

I cerchi, una volta portati alla loro forma definitiva, vengono giuntati con rivetti, ribattuti ed infine lasciati pronti per essere applicati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La doga

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La preparazione delle doghe, in legno di rovere o castagno rigorosamente stagionato all’aperto per 2-3 anni, richiede che le assi vengano tagliate "a spacco" per poi conferir loro la caratteristica forma a doppio trapezio unito alle due basi maggiori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'impostazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il montaggio della botte inizia con l'"impostazione".

 

Usando un primo piccolo cerchio terminale, chiamato appunto "di servizio", si dispongono le prime quattro doghe "di riferimento" all'intersezione degli assi ortogonali del cerchio con il ferro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'“abbozzo”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vengono poi provvisoriamente fissate le doghe intermedie fino a completamento.

 

Con altri due o tre cerchi "di lavoro" le doghe vengono arcuate a misura e definitivamente strette su un lato della botte.

 

Una volta fissate le doghe, questo “abbozzo” può essere facilmente spostato per permettere le successive fasi di lavorazione.

 

Nell'ultima foto del gruppo che segue, è possibile notare un dettaglio curioso quanto significativo, del come cioè siano state qui usate sia doghe nuove che "di seconda mano": quelle riutilizzate mostrano infatti una curvatura molto più accentuata delle altre ed inoltre la rifinitura angolata sul taglio terminale...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La piegatura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un braciere all’interno dell'abbozzo sviluppa temperature crescenti in modo da scaldare le doghe gradualmente.

 

Il calore all'interno della botte in combinazione con acqua spruzzata dall'esterno sulle doghe ancora aperte faciliterà notevolmente l’operazione della loro piegatura ottenuta con un nodo scorsoio di acciaio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il serraggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La piegatura delle doghe, una volta completata, permette il serraggio finale della botte: un cerchio andrà a fissare le doghe per mantenere la forma ormai definitiva della botte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La "tostatura"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La rifinitura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La marchiatura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I fondi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La battitura dei cerchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le botti di grande volume

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La conservazione del vino in botte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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