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Verso un Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana

Le tradizioni

Feste, musiche, canti – Così ci divertivamo

Le immagini in questa pagina sono ©, tra gli altri, Mauro Carloni, Sandro Carradori, Socrate Pontanari, Luciano Russo e Lorenzo Senatore: la Redazione ringrazia gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Le fraschette" di Massimo Perugini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Poeti "a braccio", stornellatori, musica, balli e ..."fraschette"

I butteri

L'aratura

La vendemmia

I poeti dialettali

I poeti "a braccio"

Il Maestro Pino Pontuali

I suonatori

Le danze popolari

Gli stornellatori

"L'Isola del Formaggio"

"Voja de preciutto"

"Da La Moretta – Quant'è bona la porchetta!"

"Da Massimo – Bevessimo, magnassimo... le botte che ce dassimo!"

Il giardinetto rinascimentale "Perugini" sottomura

Concerto di una notte di primo autunno

"Fraschette", osterie e... coltelli

La "Fraschetta"

L'Osteria

Il coltello

Da TusciaRomana.Info a Geo & Geo

 

  Pagine correlate 

 

Sandro Carradori – Una presentazione

Massimo Perugini Una presentazione

Luciano Russo – Una presentazione

Socrate Pontanari - Una presentazione

Il Parco Regionale Naturale di Bracciano e Martignano – Una presentazione

Il Rione "Monti" di Bracciano, Roma – Una presentazione

 

 

 

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

Poeti "a braccio", stornellatori, musica, balli e... "fraschette"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Il Parco Regionale di Bracciano e Martignano presenta:

 

La musica e la poesia popolare nella tradizione e nella cultura del territorio

 

Festival dell'improvvisazione contadina

Bracciano 1 ottobre 2006

 

Una tradizione antica della vita contadina, che negli ultimi anni sta tornando sempre più viva.

 

Il Parco Regionale di Bracciano-Martignano, in collaborazione con il Comune di Bracciano, dedica una giornata alla poesia improvvisata, per scoprire o riscoprire questa arte popolare e per assaporare le delizie della cucina tradizionale.

 

Le esibizioni dei poeti a braccio e degli stornellatori saranno affiancate da degustazioni di prodotti tipici, da pasti "a tema" e da vere e proprie "fraschette" organizzate da diversi ristoranti locali, all'interno delle quali avverranno le esibizioni.

 

In più una conferenza di Alessandro Portelli, presidente del Circolo Gianni Bosio e professore di Letterature Anglo-Americane presso l'università "La Sapienza", in cui si discuteranno i vari aspetti della poesia improvvisata, degli studi e delle ricerche che hanno contribuito a tenere viva questa antica forma d'arte popolare."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I butteri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'aratura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La vendemmia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I poeti dialettali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I poeti "a braccio"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I suonatori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le danze popolari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gli stornellatori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"L'Isola del Formaggio"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Voja de preciutto"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Da La Moretta – Quant'è bona la porchetta!"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Da Massimo – Bevessimo, magnassimo... le botte che ce dassimo!"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     

 

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Il giardinetto rinascimentale "Perugini" sottomura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Concerto di una notte di primo autunno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Fraschette", Osterie e... coltelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La "Fraschetta"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È il luogo di vendita improvvisato e temporaneo, autorizzato con permesso comunale anche se spesso privo di "servizi", in cui il "vignaiolo" commercializza il proprio vino prodotto l'autunno precedente.


Quasi sempre coincide con una "cantina", spesso munita di profonda grotta retrostante, che viene arredata con tavoli grezzi e lunghe panche di legno.


Caratteristica della "fraschetta" - da cui il nome - è che venga pubblicizzata apponendo rami di verde alloro o "lauro" in dialetto ovvero altri rami di sempreverdi, a fianco dell'ingresso del locale mentre all'inizio del vicolo, sull'angolo all'incrocio con la strada principale, viene appeso un ramo di dimensioni molto più importanti che attirerà l'attenzione funzionando quale una vera e propria insegna pubblicitaria.


La "fraschetta" viene identificata fortemente con il proprietario-produttore, dato che nei paesi se ne conoscono bene i migliori e i più seri: molti di questi terminano infatti la propria mescita nel giro di pochi giorni e non è raro che i fuoriclasse addirittura terminino la mescita entro la medesima giornata d'apertura.

 

Se un produttore possiede vigne in siti diversi, si conosce anche qui in anticipo quello che darà il risultato migliore nella specifica annata e si accetta che il prezzo di quel vino lieviti di conseguenza.


Per i più sfortunati fra i produttori - vuoi per i loro terreni infelici vuoi perché poco capaci - dopo qualche settimana la solidarietà paesana interviene collettivamente per fargli terminare la mescita e ritornare a lavorare nel vigneto.

 


La "fraschetta" si riempie a mezzogiorno di operai che la utilizzano per accompagnare con il vino il pasto giornaliero portato da casa nel capiente "tascapane" di cuoio: di solito una mezza pagnotta di pane casereccio farcita di cicoria strapazzata con salsiccia, fave o fagioli con le "cotiche", baccalà in "guazzetto", "facioletti" a crudo...

 

Nel pomeriggio arrivano poi i bambini con i "boccioni" o con i fiaschi, mandati dalla famiglia senza nemmeno affidargli denaro che tanto "passa papà o nonno a pagare!".

 

A merenda si riempie di mastri artigiani e commercianti, che interrompono per una breve sosta la propria attività, e a seguire i contadini, i braccianti e i salariati, che hanno appena ultimato la rispettiva giornata lavorativa.

 


Le donne però, mai in "fraschetta": perché "donna de vino, nun vale 'n quatrino!".


Se il capo famiglia si trattiene oltre il dovuto alla "fraschetta", la moglie chiama il figlio o il nipote (come di fatto succede frequentemente nelle famiglie plurigenerazionali dell'epoca) e con il volto truce ordina: "Corri a raccapezzà tu padre (o tu nonno) che sta dal 'Roscio' (o dal 'Rapo' o da 'Cellò'...) e fallo tornà subbito a casa !".


Un aneddoto locale racconta del Parroco che, incrociando per strada un vignaiolo, lo rimprovera per non farsi mai vedere alla Santa Messa festiva: al che il sagace contadino si giustifica subito con un "manco Voi ve fate vede quanno metto mano a la fraschetta!".

 


Il vino viene spillato dalla botte nel profondo della grotte dentro la "brocca" o "quartarone", contenente un quarto di barile da circa 45 litri: la brocca viene coperta con un pesante panno umido, per mantenere il vino fresco, e da questa si riempiono al bisogno le varie misure di vetro trasparente - regolarmente bollate - secondo l'ordine del cliente.


Una piccola curiosità nel contesto storico-sociale della "fraschetta": moltissimi contadini, dopo il Concilio di Trento che lo impose, assumeranno il cognome di "Fraschetti" proprio dalla peculiare tradizione della  "fraschetta".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'Osteria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"All'Osteria de Massimo

bevessimo e magnassimo,

le botte che ce dassimo,

eppoi ce riposassimo

all'Osteria de Massimo!"

Detto popolare romanesco

 

 

La tradizionale, vera "osteria" di una volta è l'esercizio commerciale che vende stabilmente il vino, quasi sempre acquistato da altri produttori, e dove si può mangiare qualche semplice piatto locale - anche "caldo".


La sua clientela base comprende, come per la "fraschetta", gran parte della popolazione - operai, artigiani, commercianti, contadini e famiglie - per quanto riguarda la mescita del vino da consumare in loco e da portar via, ma specialmente per il pranzo spesso viene incrementata anche da piccoli professionisti, insegnanti, avventori di ceto medio-basso, tutta gente che abita o/e lavora nelle immediate vicinanze.

 

Anche alle donne è permesso di intrattenersi all'osteria, pur sempre "nei dovuti modi", cioè accompagnate da un uomo di famiglia (le stampe tra gli altri del Pinelli ne mostrano chiari esempi e testimonianze).

 

All'ora della merenda è concesso ai clienti di consumare qualcosa portato da casa, restando però tassativamente obbligatorio il consumo del vino dell'osteria.


Di solito i piatti sono semplici e saporiti, cucinati come da antica tradizione al camino o alla "fornacella" e spesso utilizzando insaccati - salsicce e salumi - e formaggi - cacio o provolone piccante - di produzione locale: "mazzafegati", "coppiette", "beverelli", "fegatelli", "coratella", "porchetta", alici, "saraghe", olive secche o in salamoia e qualche patata cotta sotto la cenere rovente.

 


Guai all'oste che si presenti con un piatto di finocchi a "cazz'impero" ("a-la-julienne" per capirci)!

Significa che il suo vino palesemente "spunta" d'aceto (il sapore e il profumo del finocchio servirebbe in questo caso a coprire efficacemente lo "spunto"!), da cui il detto: "Non farti infinocchiare!".


Stessa identica cosa quando nel versare il vino nel bicchiere si formi un "collare" di schiuma persistente e opaco.
Nel qual caso il cliente avrebbe reagito fortemente - mio nonno in particolare, fissando la "schiumaccia", avrebbe esclamato con tono estremamente serio: "O te ne vai via tu, o me ne vado io!".

 


Dal sabato pomeriggio alla sera della domenica, l'osteria è poi il luogo certamente più frequentato dalla collettività, trasformandosi spesso e volentieri anche luogo d'incontro di domanda e offerta.


L'osteria è il posto più ricercato per farsi una partitella a carte - la classica "scopetta" a due o la "briscola e tresette" in coppie: i giocatori vengono subito circondati dai soliti amici, fatti oggetto dei loro commenti e il volontario di turno con il gessetto segna i punti sulla lavagnetta nera.

 


Nelle feste e nelle ricorrenze, all'osteria si incontrano inoltre i locali suonatori di musica popolare ad animare gioiosamente l'atmosfera di stornelli, canti e danze popolari.

 

E sempre all'osteria si svolgono interessanti tenzoni tra "poeti a braccio", che si sfidano in interminabili "ottave concatenate" e a tema "libero" o "obbligato", davanti a gruppi di clienti intentissimi a portare avanti - inchiodati davanti ai rispettivi bicchieri pieni o vuoti - la famosa "passatella", gioco tipico da osteria con origini addirittura nella Roma antica e citato sia da Catone che da Orazio e successivamente radicata tradizione romanesca nella Ciità dei Papi (il suo scopo è semplicemente non far bere uno dei partecipanti per screditarlo pubblicamente ovvero umiliarlo più o meno scherzosamente...).

 

Infine, a sera tardi e di nascosto perchè proibito, si può seguire il meraviglioso, istintivo, antichissimo rito della cosiddetta "morra", gioco già immortalato su anfore greco-etrusche e romane e secondo la mitologia popolare anche presso gli dei dell'Olimpo: man mano che la mente viene offuscata dall'alcool, la giocata scende più fluida, il gesto si fa veloce e preciso - ma guai ad imbrogliare, perché sarebbe finito a coltelli!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il coltello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'arma individuale e più coraggiosa della tradizione popolare romanesca!

 

Quello che veniva piantato sotto il tavolo, per evitare la punizione (e non una qualunque, ma di fatto la fucilazione!) da parte delle Forze dell'Ordine Francesi, e che si ritornava a recuperare il giorno successivo, con tutta calma.


Lo stesso coltello che la fidanzata donava al suo "regazzo", magari facendovi incidere sulla lama un fiore, un saluto, un nome, delle iniziali, come "Si te metto le corna, me ce dovrai da sfonnà er core!"... (provate soltanto ad immaginarvelo oggigiorno...).

 


Meraviglioso il sonetto di Cesare Pascarella "Er Cortello", che racconta di una Ninetta morta e sepolta al Cimitero, dove arde un lanternino, e del coltello da lei donato come pegno al fidanzato e che lui considera il più bell'amico da portarsi sempre in "saccoccia".

 

 

 

Er Cortello

 

Ar mio, sopra la lama ch'è rintorta
C'è stampata 'na lettra cor un fiore;
Me lo diede Ninetta che m'è morta,
Quanno che me ce messi a fà l'amore.

E quanno la baciai la prima vorta,
Me disse: -
Si m'avrai da dà er dolore
De dimme che de me nun te n'importa,
Prima de dillo sfonnemece er core. -

E da quer dì che j'arde el lanternino
Davanti a la crocetta ar camposanto,
Lo porto addosso come un abitino.

E si la festa vado a fà bisboccia,
Si bè che ci abbi tanti amichi accanto,
Er mejo amico mio ce l'ho in saccoccia.

 

Cesare Pascarella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da TusciaRomana.Info a Geo & Geo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Geo & Geo", il quotidiano programma per ragazzi in diretta su RaiTre dedicato ai grandi temi della cultura, delle tradizioni, della natura e dell’ambiente, in onda dal lunedì al venerdì alle 17.15 e condotto fin dal 1998 dalla presentatrice Sveva Sagramola, ha dedicato alle osterie e alle "fraschette" un'ampio intervento del cultore di tradizioni popolari Massimo Perugini, nostro assiduo e prezioso collaboratore, autore di questo articolo, nella puntata del 25 gennaio 2011.

 

 

 

 

 

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