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Portale
Cultura e società
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Verso un Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana Le tradizioni Cibo, società, cultura Il materiale originale in questa pagina è riportato dal sito senza copyright P.A.G.E.S. – Piccolo Archivio di Gastronomia e Scienze leccarde, a cura di Gi(ov)anni-Emilio Simonetti e Stefano Montani con la collaborazione degli studenti del Corso di Food Design del Politecnico di Milano (Bovisa), ed inserito in Il desiderio e la rappresentazione: la Redazione ringrazia gli autori per averne così implicitamente autorizzato la ripubblicazione e l'adattamento nel portale [Struttura e testo aggiuntivo della Redazione] |
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"Ossessioni e legami" |
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In questa pagina [Food Design – Una introduzione (Politecnico di Milano, Facoltà di Design)] "I nuovi orizzonti del food-design in una prospettiva globale" – dal Programma del Corso [Le mammelle non utilizzate del maschio] [Il simbolismo culturale-religioso del latte] [La lactatio mascula e le qualità sessuate del latte] [Latte, sperma, miele e sangue] [Far crescere, rassodare o dimagrire i seni – Alcune ricette di un’ossessione] [Egitto – Fatwa choc: licenziato il teologo]
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[Food Design – Una introduzione (Politecnico di Milano, Facoltà di Design) |
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"I nuovi orizzonti del food-design in una prospettiva globale" – dal Programma del Corso |
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Obiettivo del design applicato agli atti alimentari è, da una parte, l'analisi progettuale delle forme e delle cerimonie attraverso le quali delle sostanze nutritive sono scelte, elaborate da un punto di vista culturale e consumate nell'ambito di pratiche sociali condivise - dal banchetto allo street food, dalla cena di gala al finger food - dall'altra è la ricerca di una sintesi efficace che elabori il gusto, scavi nella coerenza che esiste tra gli alimenti e i loro caratteri e promuova nuove poetiche come è stata l'avventura della eat-art, o inedite forme espressive, come il design Q, il design del cibo pensato alla stregua di una materia estetica.
Si è venuto così ad enucleare un
carattere pervasivo del cibo sul palcoscenico delle relazioni sociali
che lo hanno mutato in un fatto sociale totale, dentro il quale s'inverano
le tendenze che sviluppano i
processi della sociabilità
e si modellano le
nuove forme dell'accoglienza e della mediazione culturale
di un mondo attraversato da
complesse crisi migratorie
spesso frutto di colpevoli politiche dell'ecosistema. |
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[Il latte materno] |
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Nulla come il latte materno, la più intima delle secrezioni corporali, aggroviglia la sessualità alla vita, sia intesa nella forma di un nutrimento, che di sostanza tra le diverse – sangue, sperma, bolo fecale, orina ed altro – che disegnano la rappresentazione materiale dell’identità.
Anche se non tutte le secrezioni del corpo sono alimentari, da tempo immemorabile – proprio in conseguenza di questa rappresentazione – i legami di sangue si associano alle parentele lattee o le contrastano.
Del resto il latte, come il sangue, ha per secoli stimolato interminabili e ferruginosi dibattiti sulla sua origine tanto che, dietro l’allattamento, si sono elaborate relazioni che debordano dalla mera dimensione biologica e, spesso, erette traballanti strutture simboliche che tendono a riaffermare la supremazia del potere maschile.
É il caso di quelle culture indigene della Nuova Guinea nelle quali la donna non è altro che un “vaso” alimentato dallo sperma con cui il suo futuro sposo la “nutre” nel corso della relazione buccale pre-nuziale, prima di consumare in un altro modo l’unione.
Allo stesso modo, in altre culture dell’area, per strappare i giovani dalla irresponsabilità puberale molti riti d’iniziazione prevedono un lungo digiuno accompagnato dall’isolamento, spezzato solo dall’inghiottimento dello sperma degli adulti, che li fa “ri-nascere” uomini. Questa cerimonia ha diverse varianti, lo sperma può essere mescolato al sangue, al latte delle noci di cocco o di una nutrice anziana, impastato con la farina. Il sangue può essere ricavato da tagli praticati sugli avambracci o dall’incisione del pene.
Geza Roheim, nei suoi studi sulla mitologia australiana, scrive che il latte può anche derivare dal mudyi, l’albero del latte che troneggia nella vita culturale della tribù e attraverso il quale si gestiscono le cerimonie alimentari e i divieti che le “singolarizzano”.
Di contro, là dove risulta
indebolita l’importanza del sangue, il latte materno gioca un capitale
ruolo parentale a livello uterino. |
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[Le mammelle non utilizzate del maschio] |
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In questo contesto l’incapacità
degli uomini a produrre latte fa da
pivot alle ossessioni con le quali una tale manque si muta in
un fantasma.
Le conclusioni di Aristotele
sono un capolavoro di diplomazia sociale, solo dal settimo mese
in avanti, quando è stata scaldata
dalla gravidanza, la donna può cominciare a trasformare il suo
sangue in latte, un sottoprodotto dello
sperma.
Ipotetica sul piano scientifico
la constatazione di Charles Darwin,
per la quale la circostanza che i “mammiferi” sono portatori di mammelle
non può escludere a priori una anteriore e
perduta partecipazione dei maschi all’allattamento dei
cuccioli. |
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[Il simbolismo culturale-religioso del latte] |
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Il latte, questa sostanza del seno femminile, coglie meglio la vera natura
del “fantasma” maschile altrove, nelle affabulazioni del
misticismo cristiano
per il quale è paragonato ad un
nutrimento celeste.
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[La lactatio mascula e le qualità sessuate del latte] |
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In Oriente, del resto, il fantasma ha anche furiosi poteri di metamorfosi, lo vediamo nel trapasso della società berbera a quella araba, in cui compare, tra i discendenti di Maometto, anche lo sharif Bubazzul, cioè “dotato di seni”, signore di una lactatio mascula, capace, per mezzo di una perversa attelage, di curare le ossessioni e le perversioni femminili.
Qui, la forma di potere non è solo rivendicata, ma funziona da volano del costume, proteggendo le donne dalle loro manie s’impedisce, al contempo, che cadano preda di esseri sovrannaturali che portano in dote, con il godimento, più di un potere divinatorio e una coscienza senza limiti.
Così, se la
lettera è il supporto del linguaggio, essa s/barra (barre) agli
uomini la change d’impadronirsi, sul piano dell’immaginario, del
latte femminile, del frutto dell’albero (arbre).
Ne consegue,
per reazione, la funzione di esca del latte
– che non è oggetto, né realtà – di
colmare, per così dire, la falla aperta dalla mancanza ad essere. Le qualità sessuate, con le quali si accompagna il suo carattere, finiscono con il rendere questa sostanza estremamente pericolosa, tanto da costringere gli uomini ad elaborare una teoria di “produzione” a partire da altre sostanze, cominciando dall’evidenza contagiosa di ciò che si mangia e sulla quale s’ingarbugliano nugoli d’interdizioni, soprattutto nei confronti dei cibi definiti incautamente virili, come la selvaggina, che avvelenerebbe il latte per contaminazione, o simbolici, che trasferirebbero sul neonato i caratteri negativi del “mangiato”.
Ancora una volta,
però, in questa cronaca sono importanti i divieti.
La madre non può avere rapporti sessuali finché allatta e il bambino non può assolutamente bere il latte di altre donne, se non vuol perdere la sua identità familiare e di riflesso sessuale.
Tutto questo, in qualche modo, finisce con l’acquisizione, da parte della comunità, dell’ordine del linguaggio, che consente l’evolversi di una coscienza di sé come di un’entità distinta.
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[Latte, sperma, miele e sangue] |
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Un altro aspetto di
questo fantasma maschile, cosi come viene alla luce presso alcune
comunità indigene del Sud America e dell’Africa,
è legato alle marche sessuali.
L’infedeltà
dell’uomo durante
l’allattamento della donna è contaminante,
trasmette caratteri estranei e può portare alla morte.
Altri pericoli ancora esprime
questo fantasma nella società araba,
qui lo sperma,
ridotto ad una fente tra possesso e
godimento, induce nella
donna un pessimo latte,
da cui l’interdizione ad intrattenere rapporti sessuali con una donna
incinta o che allatta.
Ciò che si sottace è il
convincimento che il latte
sia un prodotto diretto del seme maschile,
in grado di determinare un eccesso di identità
se lo sperma del padre, che ha già contribuito a “marcare” il proprio
figlio, inquina il latte che deve crescerlo.
Questo costante scivolamento del senso comune arriva fino al punto di marcare una relazione tra sangue e miele, ancora una volta Aristotele è preda dei rigori dell’isterica, non si devono cacciare, né mangiare gli “animali” che non hanno sangue.
I Greci erano convinti che lo stupro, come il miele immaturo, avesse il potere di trasformare il frutto del desiderio in fiele.
Non è per caso che l’espressione di “ninfa” definisce la “promessa” e la larva, nella stessa costruzione simbolica che fa del thalamos il letto nuziale e la cellula alveolare o, dell’imene, sia la contesa membrana femminile che l’operculum di cera dell’alveolo.
In breve, il latte che gli uomini non hanno si trova oltre la soglia della castità e della continenza, una volta sradicata la lubricità della giovane sposa e sospeso quel suo sangue mestruale che la esclude dal sacerdozio e dall’eucaristia.
C’è un solo rimedio, l’astinenza sessuale e un rigido digiuno, tali da provocare un amenorrea, dietro la quale, oggi lo sappiamo, balugina un destino anoressico.
L’apparentamento del miele allo sperma se per un verso converge nello stesso ruolo di generatori della vita, dall’altro diverge nel mito che femminizza il sangue che versano le ferite, assimilandolo a quello mestruale.
Il miele
passa allo stato solido e dura nel
tempo, come il “latte virginale”
che i Santi dispensano ai malati e toglie ogni fame.
In questo quadro, le stesse ferite del Cristo sulla croce sono mammelle che redimono e fanno del Figlio un padre che nutre, ingarbugliando i ruoli e originando una figura alimentare che riduce gli orifizi, perché qui è cessata ogni escrementazione.
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[Curiosità] |
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Far crescere, rassodare o dimagrire i seni – Alcune ricette di un’ossessione |
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Ovidio
consiglia cataplasmi di mollica di pane giallo inzuppato nel
latte, una pseudo-metonimia.
Hermann
Boerhaave (1668-1738) olandese, divenne
medico nell’Università di Leida con una tesi da titolo: De utilitate
explorandorum in aegris excrementorum ut signorum.
A questo proposito, nella causa di
divorzio del Duca di Grafton,
avviata nel 1768, si legge che la moglie, Anna Liddell,
figlia del Barone di Ravensworth, non gli permetteva di toccarla
se prima non si era ricoperta con sei
pelli di lepre. |
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[Le "Tettine" dell’Abate] |
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La ricetta è delle Religiose del Convento do Santo Crucifixo (na Calçada das Francesinhas, ao Mocambo) a Lisbona.
Cospargere di zucchero velo
e mettere in forno, ben caldo, finché non sono dorate. |
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[Egitto – Fatwa choc: licenziato il teologo] |
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Per risolvere il caso
imbarazzante di due colleghi di sesso diverso che lavorano nella stessa
stanza, gli esperti egiziani di Diritto Islamico
hanno elaborato una fatwa
sui generis.
Uno degli ex schiavi di
Maometto, divenuto libero, aveva mantenuto l’abitudine di muoversi
liberamente nella casa del Profeta anche dopo la pubertà.
Attia nei giorni scorsi non
solo ha continuato a ripetere che allattare un uomo esclude ogni
possibilità di “relazioni impure”, ma in
un’intervista al quotidiano saudita al Watan ha anche detto che
una norma simile avrebbe tirato fuori dai guai il Presidente Clinton e
la stagista Monica Lewinski.
Per correttezza va aggiunto che questo capo-giurista, qualche giorno dopo questa fatwa, è stato costretto alle dimissioni, anche se molti hanno ammesso la sua ortodossia. Nota della Redazione] |
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