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Verso un Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana

Le tradizioni

Gli abiti – Così vestivamo

Il materiale originale in questa pagina sono © Rosanna Vettori: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

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"Il ricamo" di Rosanna Vettori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Prove di ricamo – Anni '50-'60

PuntoVenezia

Punto a giorno

Pizzo chiacchierino

Punto pieno

Punto inglese

Punto stuoia

Punto Assisi

"Cifre"

Punto festone

Punto Palestrina

Macramè

Punto antico

Punto a merlo

Il nido d'api

I monogrammi

I merletti

 

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Prove di ricamo – Anni '50-'60

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le prove di ricamo base vengono eseguite eseguite da bambine dai 12 ai 14 anni: le prime produzioni delle bambine sono i cosiddetti "imparaticci" e sampler, cioè collezioni di esempi di esecuzione di punti e di particolari lavorazioni

 

Ogni sampler - a Bracciano e nella Tuscia Romana in generale chiamato "Santa Croce", perché contiene spesso tradizionali motivi religiosi (del tutto naturale se si pensa che ad impartire le lezioni di ricamo e di cucito sono di norma religiose!) - è in pratica il compito eseguito dalle alunne per imparare a siglare la biancheria, esercitandosi allo stesso tempo sia nella composizione di disegni che nel ricamo dell'intero alfabeto.

 

Ogni telo è diverso dall'altro: geometria, zone eseguite in verticale o in orizzontale, alfabeti, corsivi, gotici, maiuscoli, minuscoli... - il tutto mescolato ad animali, fiori e simboli religiosi a seconda della zona in cui vengono eseguiti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Punto Venezia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Detto anche "punto in aria", perché creato senza supporti in rete, né tela.

 

Una tradizione antica ed una tecnica tutta italiana, fiorita nel Cinquecento.

Viene eseguito esclusivamente ad ago e filo, su un cuscinetto cilindrico, simile a quello del tombolo, su cui si appoggia il disegno, se ne segnano i contorni e si costituisce man mano il merletto.

 

Comprende una grande varietà di punti, come il "sacola", il "ciaro", il "formigola", il "greco a la olo" e il "greco redin", tutti uniti dal punto "festona", che, delineando trafori e rilievi, danno vita a fregi e figure, il tutto creato dal nulla sulla traccia del disegno.

 

Vedi sotto la ricerca preliminare!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Punto a giorno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rientrano nei cosiddetti punti a giorno tutti i ricami eseguiti su una tela precedentemente sfilata: la tecnica consiste nel raggruppare, annodare, ricoprire fili o gruppi di fili con combinazioni ornamentali.

 

Ricamare con il punto a giorno richiede tessuti possibilmente a trama regolare, ma, soprattutto, precisione nel misurare e nel conteggiare i fili tolti o lasciati ed inoltre, in genere, si lavora dal rovescio.

 

Usato per le biancherie della casa, un tempo anche nella "langeria" o lingerie, biancheria intima, dove si fondono contemporaneamente ricami su sfilature e ricami a punti classici, come punto pieno, intaglio, punto stuoia, punto vagone.

 

Il "punto a giorno", insieme al punto quadro, è il punto a giorno più semplice ed utilizzato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pizzo chiacchierino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come dice il nome, è un lavoro da fare in allegra compagnia, perché molto semplice nell'esecuzione: bastano un filo di cotone e la "navetta", piccolo attrezzo ovale che termina a punta, e poi via con nodi, mezzi nodi "piggiolini" e tanta creatività.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Punto pieno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per realizzare un ricamo di forma rotonda, innanzitutto si esegue un'imbastitura che segue tutti i contorni del disegno, poi, per imbottire, si lavorano alcuni punti lanciati al centro del motivo, tutti nella stessa direzione oppure a stella, quindi si ricama a punti paralleli vicinissimi tra loro e perfetti nei contorni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Punto inglese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si parte con un'imbastitura, meglio se doppia, lungo tutti i contorni del disegno, poi, per i motivi rotondi, si buca il tessuto con l'apposito punteruolo oppure "a istrice", mentre per i motivi a goccia si incide con le forbici lungo tutti i contorni del disegno, a cavallo del tessuto rivoltato, verso il rovescio del tessuto stesso.

 

Il punto inglese è usato per tutta la biancheria della casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Punto stuoia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si esegue un primo punto tra due linee opposte del motivo e si esce con l'ago a metà del punto.

 

Si lavora un punto trasversale di "fermo" per uscire con l'ago in basso, quindi si lancia un altro punto, più lungo, accanto al primo e si ripete l'esecuzione di uno o più punti trasversali di fermo distanziati di poco e così via.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Punto Assisi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si realizza su lino, canapa, a trama regolare, filo Mulinè a 2 o 3 fili, disegni riprodotti anche sulle ceramiche Deruta/Peruta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Cifre"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In effetti lettere maiuscole e minuscole su un cuscino dedicato a lui, su un telo di lino e, perché no, intere frasi augurali, come "Buon Giorno" e così via.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Punto festone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si lavora prima il punto che serve per imbottire per tutto il disegno, poi si inizia da sinistra verso destra seguendo l'altezza del disegno sempre uguale.

 

Usato nella biancheria da notte, dove gli orli devono essere meno spessi possibili e, allo stesso tempo ornati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Punto Palestrina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si inizia da sinistra e si lancia un punto poi si entra con l'ago verticalmente dall'alto in basso, e si passa sotto il filo appena lanciato, senza attraversare il tessuto.

 

Si passa nuovamente con l'ago sotto il filo e si forma il nodino adatto per contorni in evidenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Macramè

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intrecci di fili e nodi che formano un merletto.

 

Per questo lavoro è necessario il "filato", un cuscino dove appoggiare con spilli il lavoro.

I punti principali nodo cordoncino e nodo piatto.

 

Viene utilizzato per frange - ad esempio su scialli - e per lavori da utilizzare in casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Punto antico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È un ricamo a fili contati/cantati, che si basa sull'alternarsi di vuoti e di pieni creando disegni geometrici i cui moduli possono essere ripetuti all'infinito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Punto a merlo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il nido d'api

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I monogrammi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I merletti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ricerca preliminare su Punto Venezia e merletti

 

Il Punto Venezia, o cosiddetto "Cantù Classico", è il risultato di una continua evoluzione durata oltre tre secoli, con due tecniche primarie - quella "a fuselli" e quella ad ago.
 

Note storiche


L'arte del merletto nasce a Venezia durante il Rinascimento sotto l'alto patrocinio delle "dogaresse": un'espressione di creatività femminile, prima esclusiva delle nobili ma presto diffusa in ospizi, scuole e monasteri, diventando infine una vera filiera industriale decentralizzata di successo, dato il rapido  diffondersi dei manufatti, il crescente loro apprezzamento e la conseguente richiesta commerciale sul mercato.

 

La produzione di merletti veneziani diventa organizzata su sempre più vasta scala soprattutto negli e ad opera degli istituti religiosi, tanto che già all'inizio del XVII secolo riesce a dare occupazione a tempo pieno ad intere generazioni femminili sulle isole, prime fra tutte Burano, dove si crea il merletto ad ago, senza supporto tessile, e Pellestrina, dove invece lo si lavora preferenzialmente a fuselli.

 

La tipologia ad ago è in una prima fase senz'altro il vero grande successo commerciale di Venezia, ma nel XIX secolo la tecnica viene quasi totalmente sostituita da quella a fuselli: sicuramente anche un dettame del cambiato gusto e della moda dell'epoca, ma alla base una scelta di tecnica di produzione sempre più di volume, dato che la tecnica a fuselli risulta decisamente molto più veloce, quindi capace di produrre molti più manufatti a parità di mano d'opera e di tempo.

 

Addirittura la una volta dominante tecnica del merletto ad ago, diventa nel corso del XIX secolo quasi sconosciuta a Venezia, sopravvivendo solo a Burano, quale sì patrimonio culturale e artigianale delle donne dell'isola, ma senza per questo tutela alcuna: solo alla fine del secolo, nel gelido e magro anno di pesca del 1872 che mette in ginocchio l'economia dell'isola, si istituirà una "Scuola del Merletto", estremo tentativo per compensare i falliti introiti delle famiglie ridotte alla fame.

 

La scuola investe da subito e con lungimiranza su qualità, creatività - sempre alla ricerca sperimentale di nuovi punti, disegni e modelli - e preparazione altamente professionale delle future merlettaie: questa scelta strategica si sviluppa del tutto naturalmente in una evoluzione di tipo aziendale dell'istituzione, la quale si trasforma in una cooperativa per azioni ed assume assume nuovo personale specializzato, 

 

Già tre anni dopo lavorano a Burano un disegnatore, oggi diremmo designer, ed un centinaio di merlettaie, cui man mano si aggiungono nuove figure professionali, tra le quali un cosiddetto "viaggiatore", un unico rappresentante responsabile di marketing e vendite, con lo specifico compito di reclamizzare i manufatti della scuola-cooperativa sui mercati italiano ed esteri: bordi merlettati al metro per abiti femminili e biancheria in generale, fazzoletti, scialli, baveri, centri e tovaglie...

 

Quando questa produzione di merletto raggiunge di nuovo il successo viene inesorabilmente copiata e plagiata al di fuori dell'isola, così alla fine del XIX secolo la scuola-cooperativa applica ai propri merletti un vero e proprio marchio di fabbrica - altra mossa questa contro una concorrenza sleale decisamente moderna a livello aziendale!: il nastrino bianco dei merletti "originali" di Burano porterà d'ora in avanti la scritta "Scuola Merletti di Burano, Patronato di Sua Maestà la Regina" e verrà addirittura sigillato con un piombino.

 

Il prossimo passo di questa esemplare scuola è la rapida, progressiva creazione di una propria catena di punti vendita,  partendo da Venezia a coprire il territorio nazionale ed espandendo infine all'estero: ma i cospicui interessi economici legati al rifiorire del merletto ad ago portano infine alla ripresa della sua produzione su altre isole, poi anche a Venezia e sulla terraferma, e l'"esclusività" della Scuola resta esclusivamente garantita dalla sua più pregiata qualità tecnica e all'alta creatività artistica del suo design.

 

Poi la grande crisi agli inizi del XX secolo: la moda ed i gusti che cambiano fanno improvvisamente sparire il merletto dall'abbigliamento femminile e dei bambini lasciando in vita il solo settore dell'arredamento, ed il marcato peggioramento della situazione economica generale in concomitanza con la Prima Guerra Mondiale, con tendenza al negativo più nero negli anni Venti, chiude in pratica tutti i mercati esteri.

 

Negli anni Trenta la scuola, per sopravvivere, è infine costretta ad abbandonare la sua coerente strategia di produzione qualitativa e ridursi alla manifattura di merletti meno pregiati: durante il Ventennio fascista si supporta la scuola commissionandovi complementi di abbigliamento per le dame di corte e le signore di alti esponenti del regime, ma ormai è quello dell'arredamento l'unico vero mercato e la scuola fa fatica ad adattarsi alle sue nuove mode, con conseguente diminuzione del lavoro che le merlettaie in eccesso portano inoltre con se a domicilio, per poi fornire al nero commercianti locali.

 

Superata fortunosamente la Seconda Guerra Mondiale la cooperativa viene comunque venduta e la scuola ceduta negli anni Sessanta ad un ordine religioso femminile: ormai la decadenza anche di questa peculiare attività artigianale diventa per svariati motivi irreversibile e l'invasione del mercato da parte di manufatti a basso costo dall'estremo oriente infligge il colpo di grazia con la conseguente definitiva chiusura della scuola nel 1973.

 

Più viva resta la tradizione del merletto sulle isole e nelle zone costiere adriatiche, già per secoli dominio veneziano, come in Croazia.

 

Note tecniche

 

Le principali tecniche del merletto sono due: quella "ad ago", e quella "a fuselli".

 

Il merletto a fuselli si realizza sul "tombolo", un cuscino cilindrico di stoffa imbottito su cui il disegno viene cucito ed eseguito con in progressivo intreccio dei fili che si svolgono da rocchetti di legno, detti appunto "fuselli" - oggi da un minimo di 4 fino a 200, ma una volta addirittura fino 1.500!: a parità di diametro del filo usato, il merletto a fuselli risulta definitivamente più floscio di quello eseguito ad ago.

 

Il merletto ad ago è una diretta evoluzione delle tecniche di ricamo: per produrlo bastano infatti solo filo ed ago, senza alcuna tela di supporto, da cui l'illustrativo termine di "punto in aria", sostituita da un profilo del disegno su carta, a perdere, su cui la prima cosiddetta "orditura" viene realizzata e, partendo poi da questa, le abilissime e pazientissime merlettaie passano a riempire ad ago tutto il disegno e con punti diversi, a seconda dell'effetto di chiaroscuro desiderato.

 

Oggi che la tecnica si è andata impoverendo, sono rimasti distinguibili solo due di tutti questi punti: il cosiddetto "Punto Venezia" ed il "Punto Burano", la cui diversità sta nello sfondo, a "sbari" o barrette nel primo e a rete nel secondo.

 

Durante gli anni della Scuola del Merletto il ciclo produttivo raggiunge la sua massima organizzazione e regolamentazione, diviso in sei momenti in serie ciascuno rappresentante una delle diverse operazioni necessarie per la realizzazione del merletto finale: orditura, rete, guipure o decoro, rilievo, pulitura e ripassatura.

 

Le poche vere merlettaie ancora rimaste fanno in pratica tutto questo da sole, dalla creazione del disegno alla rifinitura del merletto, facendosi aiutare da mani meno esperte solo per quanto riguarda l'orditura iniziale, la fase meno creativa di tutto il processo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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