Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

Chi siamo

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cammino della cultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da dove veniamo e dove andiamo (continua)

Le vie dacqua e di terra del Neolitico (continua)

Le vie

 

Da dove veniamo e dove andiamo

Le piste del Paleolitico

I sentieri e i tratturi del Mesolitico

Le vie dacqua e di terra del Neolitico

I collegamenti fluviali

Le vie

Le strade dell'“Età dei Metalli”

 

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Da dove veniamo e dove andiamo (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le vie d'acqua e di terra del Neolitico (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le vie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 6° millennio aC, sempre in Medio Oriente inizia l'“agri-coltura”, cioè la coltivazione della terra, prima tra gli impervi monti dell'Iran, poi nelle estese pianure fluviali di Mesopotamia, Egitto, Indo e Danubio, fino a diffondersi in tutto il mondo antico.

 

Arriva nella Penisola Italica solo nel 3° millennio aC, quando il clima diventa più rigido rispetto al 6° millennio.

 

 

Il termine “Neo-litico” o della “Età della Pietra Nuova per questo periodo deriva appunto dal tipo di armi ed utensili sempre più abilmente creati e usati, ancora e solo in pietra, è vero, ma una pietra lavorata liscia anziché scheggiata, che permette quindi tagli precisi, un'epoca di grandissimo progresso culturale, in cui tra l’altro vedono la luce la prima ceramica, vasi di terracotta per conservare acqua ed alimenti, la tessitura di fibre vegetali ed animali, la fermentazione di bevande alcoliche, la caseificazione del latte e, questo cruciale, la lavorazione del legno, grazie ai nuovi arnesi molto più affilati.

 

Questa rivoluzionaria tecnica della carpenteria permetterà la facile costruzione di più elaborate capanne in legno raggruppate in villaggi, questi protetti da palizzate in terra o da palafitte su acque di laghi e paludi.

 

 

Nascono quidi abitazioni solide di e per gente stazionaria, inventandosi tutta una serie di ingegnose strutture progressivamente più complesse, di pali portanti, verticali e orizzontali, e secondari, di suddivisione o murari, ricavando dalla creta intonaco per sigillare le fessure nelle pareti di pali, trasferendo il preziosamente domesticato fuoco all’interno delle abitazioni in un “focolaio”,  un braciere di pietre per cuocere il cibo e al tempo stesso riscaldare l’ambiente, con “capriate” di sostegno per coperture a tetto di spazi più ampi, soluzione poi applicata anche primi ponti lignei a lungo sbalzo...

 

E dall’esperienza della semplice raccolta di erbe, cereali e legumi a crescita spontanea si osserva, interpreta, capisce e copia la natura fino a creare fondamentali forme di agri-coltura, coltivazione della terra con crescita curata di piante nei più diversi habitat, deducendo il significato dei cicli stagionali dagli effetti pratici  delle variazioni di temperatura e umidità sulla vita si determina la cadenza di semina e raccolto, si arriva a codificare un calendario lunare e si inventano tecniche di irrigazione per migliorare la produzione, dal surplus alimentare se ne escogita l’accantonamento e la conservazione in grandi scorte annuali, si “panifica” a cottura e la fermentazione naturale di zuccheri nella frutta matura e di amidi in cereali e tuberi porta alla creazione di vino e di birra...

 

 

La più facile e garantita vita stanziale delle tribù agricole, meglio nutrite, attrae rapidamente e sempre più numerose quelle nomadi, con periodici sovraffollamenti e carestie, i quali provocano a loro volta ripetute migrazioni di popolazioni in sovrannumero, alla ricerca di nuovi territori da coltivare, generando al meglio continue contaminazioni culturali, ma anche violenti scontri etnici.

 

Da cui lo “specializzarsi” di etnie diverse in “Culture di Pianura”, “Culture di Montagna”, “Culture Marittime” e “Culture Nomadi”, a seconda della nicchia ambientale ritagliatasi e le conseguenti tradizioni di vita e di movimento consolidatesi nel tempo in bilanciata armonia con la natura ed evitato conflitto con altri gruppi organizzati di umani.

 

 

Ma l'uomo inizia anche a modificare la natura per meglio piegarla così ad un utilizzo più vantaggioso:

 

- in terre vergini fitte di foreste disbosca,

- in terreni sassosi dissoda,

- ovunque canalizza portando acqua di irrigazione,

- semina e cura la crescita delle piante fino alla raccolta,

- edifica con strutture in parte o del tutto artificiali,

- recinta per proteggere le colture non solo da animali selvatici ma anche greggi e mandrie proprie e di altre tribù, da cui crescenti conflitti di “proprietà” tra agricoltori e pastori.