Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

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Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cammino della cultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da dove veniamo e dove andiamo (continua)

Le vie dacqua e di terra del Neolitico (continua)

I collegamenti fluviali

 

Da dove veniamo e dove andiamo

Le piste del Paleolitico

I sentieri e i tratturi del Mesolitico

Le vie dacqua e di terra del Neolitico

I collegamenti fluviali

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Da dove veniamo e dove andiamo (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le vie d'acqua e di terra del Neolitico (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I collegamenti fluviali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell'antichità il trasporto su lunga distanza e quello di grandi quantità di merci, animali e persone, ha sempre luogo via acqua, il modo più facile, più sicuro, meno tecnicamente arduo ed energeticamente meno dispendioso - il mare, ad esempio, non ha mai diviso ma unito, per cui durante tutta l’antichità e fino al secolo scorso il traffico di imbarcazioni è decisamente superiore a quello dei carri.

 

Il mezzo di trasporto “natante”, capace cioè di spostarsi galleggiando, può infatti trasportare molto più volume e peso, con minima fatica, sicurezza ed alloggio a bordo, che l’alternativo attraversamento di territori sconfinati, spesso privi di comodi passaggi pianeggianti ed inoltre pericolosamente insidiati da animali ed umani, data la necessità di accamparsi in terre sconosciute.

 

 

Sui fiumi dell'Età Neolitica si naviga o con zattera, le merci o in canoa, le persone:

 

- le zattere avanzano lentamente, a vela in laghi e lagune, a spinta di palo in paludi e fiumi con scarsa corrente, a traino animale da riva in fiumi con corrente più violenta coadiuvato da un palo di guida per evitare l'incaglio a riva  

 

- le canoe invece, semplici tronchi scavati, intrecci di vimini o pelli intelaiate, con la propulsione a pagaia si muovono fino a dieci volte più velocemente.

 

 

Alla fine del Neolitico, all’inizio cioè dell’Età dei Metalli, le imbarcazioni fluviali da zattere si evolvono in catamarani e le canoe aumentano di dimensione fino a diventare navi marittime di tipo egeo-fenicio o semplici “marani”, in uso fino al Rinascimento.

 

Il “cata-marano” - dal Tamil kattu-maram, kattu “legare” e maram “albero” - è un’imbarcazione multiscafo (normalmente due concatenati da una struttura di collegamento detta, appunto, “ponte”) sia più veloce ed efficiente, sfruttando la drastica riduzione di resistenza al moto grazie a carena “dislocante”, cioè il cui migliorato galleggiamento è garantito dalla spinta idrostatica, e “filante”, cioè fortemente allungata rispetto a larghezza e immersione, con prua tagliente, arrotondata o addirittura appuntita, a creare un notevole effetto idrodinamico, sia oltremodo capiente e stabile perché con carico distribuito a bilanciere negli scafi laterali e sul ponte centrale.

 

Il suffisso “marano” denota ancora oggi il numero di scafi di una imbarcazione – cata-marano due, tri-marano tre, quadri-marano quattro scafi e così via.

 

 

La propulsione dei natanti in acque interne con poca corrente è assicurata, per imitazione delle navi marittime, da remi e vela, mentre in acque poco profonde o non libere da vegetazione, come paludi e pianure allagate da fiumi esondati, da spinta a palo, tecnica universale già dal Paleolitico.

 

La navigazione in fiumi con forti correnti avviene invece, dall'Età Neolitica e fino al Rinascimento:

 

- in discesa grazie alla stessa corrente, solo guidata con un timone di tipo a remo allungato a poppa, soluzione adottata sia dagli antichi marani marittimi che dai catamarani fluviali

 

- in risalita controcorrente attraverso il traino da riva con animali da soma, buoi, muli e cavalli, i primi lenti e ben ancorati dal peso per tratti brevi a forte controcorrente, gli altri più veloci per le più frequenti zone dolci con più o meno pendio.

 

 

La problematica del cordame di traino, necessariamente obliquo a tirare verso riva, viene risolta con addetti muniti di lunghe pertiche da puntare sul fondale camminando da prua a poppa alla stessa velocità dell'imbarcazione.

 

Inoltre per facilitare il traino animale lungo i greti fluviali vengono creati degli speciali camminamenti di ghiaia spianata, lunghi quanto il corso navigabile del fiume, salvo tratti senza notevole corrente da percorrere a spinta di palo o a vela con gli animali da tiro presi a bordo.

 

 

Lungo fiumi torrentizi, in grado di cambiare rapidamente di livello con frequenti e violente piene che tendono a danneggiare o stravolgere l’argine naturale, questi camminamenti ghiaiosi troppo deperibili.

 

Allora li si fanno necessariamente molto più stabili, con un argine rialzato artificialmente rinforzato con pali e grosse pietre, contro abrasioni e smottamenti, su cui far passare la cosiddetta “alzaia”, la prima “strada costruita” dall'uomo.

 

 

Alzaia significa infatti “camminamento rialzato”, compattato, livellato e liberato da alberi, tutti lavori che richiedono definizione di obiettivi, analisi dello stato di fatto, soluzione di problemi, pianificazione temporale e procedurale, sviluppo di tecniche composite, realizzazione collettiva con uso di arnesi appropriati e sfruttamento di forza animale, manutenzione regolare e addirittura “norme di traffico” (sempre lungo lo stesso argine, generalmente il sinistro, per la risalita, lasciando quello destro libero da pericolosi ostacoli, come cordame teso, per le imbarcazioni in discesa di corrente molto più difficilmente manovrabili, da cui il nostro “camminare tenendo la destra”!) - un salto di qualità enorme dall’uomo dei tratturi.

 

E le alzaie, per lo più ideate e realizzate da commercianti locali diventeranno ottimi percorsi sfruttabili anche da eserciti in guerra, carovane mercantili di lungo percorso e addirittura popoli in migrazione.

 

 

Di fatto come i tratturi derivano da e rimarranno propri della Civiltà dei Pastori o Cultura della Terra, più antica e “statica”, legata cioè a costumi “tradizionali”, le alzaie fluviali nascono dalla giovane Civiltà dei Naviganti  o Cultura del Mare”, resa più dinamica ed “innovativa” sotto l'impulso del contatto con altre e diverse culture, ormai presenti numerose in tutto il Bacino Mediterraneo, distributrici e raccoglitrici di costumi e idee inediti e sviluppatrici, quindi, anche di nuove tecniche dagli effetti rivoluzionari.

 

Non è affatto un caso che, del tutto paradossalmente, sia proprio da questi camminamenti di per sé escogitati per una navigazione fluviale, che nasca di fatto l'arte delle antiche strade terrestri, non più solo passivamente tracciate o nel migliore dei casi progressivamente attrezzate, ma di sana pianta “inventate e “costruite” dall'uomo, non di rado sfidando la natura ed azzerando ostacoli prima ritenutili invalicabili, fondamentale “viatico” per il passaggio dalla Preistoria a Civiltà di Età Storica.