Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

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Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cammino della cultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da dove veniamo e dove andiamo (continua)

Le vie dacqua e di terra del Neolitico

 

Da dove veniamo e dove andiamo

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Le vie dacqua e di terra del Neolitico

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Da dove veniamo e dove andiamo (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le vie d'acqua e di terra del Neolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Neo-litico o “Età della Pietra Nuova” viene definito dall’uso di strumenti di pietra levigata accanto a perfezionati strumenti di pietra scheggiata, caratterizzato da un cambiamento fondamentale nel modo di vita dell’uomo, che da parassitario cacciatore-raccoglitore diventa produttore del proprio cibo, grazie alla prima domesticazione di piante e animali, attraverso l’allevamento di bestiame e l’agricoltura.

 

La cosiddetta “rivoluzione neolitica”, esplode tra il medio Eufrate e la Palestina tra il 12° millennio e il 7500 aC, in Europa in Grecia a partire da metà dell’8° millennio, poi nel resto dei Balcani e tra 6800 e 6400 anni fa lungo le coste del Mediterraneo centrale ed occidentale.

 

 

All’evolversi dell’economia di sussistenza si spezza la forte coesione interna dei grandi gruppi umani e nascono individualità produttive in competizione tra loro.

 

Il fenomeno della neolitizzazione si propaga per migrazione e colonizzazione con lo spostamento anche rapido di popolazioni verso nuovi territori, per espansione demografica delle popolazioni a economia agricola a discapito di quelle basate su caccia e pesca, per diffusione passiva delle tecniche attraverso contatti culturali e per acculturazione attraverso la trasmissione attiva di elementi culturali attraverso scambi commerciali.

 

 

Come già sottolineato, i movimenti migratori si susseguono e si accavallano dalla preistoria fin nella storia, principalmente a causa di drastici mutamenti climatici, e lo fanno lungo due distinti assi:

 

- in direzione da Est verso Ovest, dall’Asia all’Europa, per la crescente siccità in Medioriente e il freddo intenso nella steppa russa;

 

- in direzione da Sud verso Nord, dall’Africa all’Europa - Spagna, Francia e Paesi Nordici - per la progressiva desertificazione del Sahara.

 

 

In questi flussi e riflussi, oltre a nomadi pastorali, migrano anche popolazioni ad attività pescatoria, fluviale e marittima, perché tutti risentono comunque della scarsità di nutrimento complementare da cereali.

 

Di conseguenza la Penisola Italica, al centro del Bacino Mediterraneo ed accessibile da tutte le direzioni, diventa il più grande luogo di accoglienza di questi popoli migranti, crogiolo di genti e culture diverse dai quattro angoli del mondo allora conosciuto, da cui l’incommensurabilità e, per molti versi, unicità del nostro ereditato patrimonio multietnico di esperienza umana.

 

 

Siamo tutti figli di migranti:

 

- sul fianco Est della Penisola, separato solo da uno stretto mare, le basse Coste Adriatiche risultano di estrema accessibilità, per cui verrano facilmente occupate, popolate e civilizzate da Genti Balcaniche, già di provenienza irano-anatolica e tuttora pressate verso Ovest;

 

- sul fianco Ovest, il pur limitato corridoio costiero ligure è la porta da cui entreranno i Popoli Atlantici in riflusso verso Est, tutti di grande cultura, quali gli Iberici e i Liguri;

 

- sulla corona Nord, il passaggio viene fortemente filtrato dalle ostacolanti barriere innevate delle Alpi, le quali, con l’alternarsi di particolarmente favorevoli fasi estive, saranno comunque attraversate da Popolazioni Proto-Celtiche, un difficilmente districabile miscuglio di gruppi di Neolitici Iranici, che hanno risalito il Bacino del Danubio, nomadi della steppa, quali gli Sciti, che hanno valicato la Catena dei Carpazi, e megalitici popoli Atlantici Bretoni, in riflusso da Nord-Ovest verso Sud-Est, dall'Inghilterra all'Andalusia, alla Francia meridionale, la Liguria, Sardegna, Malta, Puglia, Balcani, l'Egeo e finanche la Palestina.

 

La Pianura Padana del Neolitico viene quindi popolata, da Nord, da Genti Danubiane palafitticole, e, da Sud, da Genti Liguri castelliere, entrambi agricole, le une grandi produttrici di cereali e le altre di legumi.

 

- L'intero periplo del Centro-Sud, il “Meridione” assolato della Penisola, è letteralmente agognato ed invaso da tutti i popoli migranti, terra benedetta dagli dei, vuoi per il suo clima ottimale, vuoi per la feritlità della sua terra, vuoi per la incredibile ricchezza del suo mare e la ammutolente bellezza delle sue coste, popolato e civilizzato da navigatori provenienti da tutte le direzioni, portando ad una fusione etnico-culturale senza pari, formidabile motore di insuperato progresso civile e radice profonda del genuino futuro “genio italico”.

 

 

Ebbene, tutti questi flussi e riflussi, con incontri-scontri di genti diverse, con conseguenti contaminazioni e commistioni culturali, vengono all’inizio resi possibili soltanto grazie alle grandi arterie di comunicazione naturali, vere protagoniste della storia di qualsivoglia territorio, sia via terra, lungo gli antico-arcaici camminamenti, ma soprattutto ed incomparabilmente via acqua, il vero "ponte" per eccellenza attraverso mari, fiumi, laghi e canali.