Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

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Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cammino della cultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le piste del Paleolitico

 

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Le piste del Paleolitico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Paleo-litico o “Età della Pietra Antica” è il lunghissimo periodo che porta alla più antica industria umana, quella della pietra scheggiata:

 

- partendo dalla comparsa dei primi Ominidi, come l’Homo Habilis in Africa Orientale, tra circa 2,7 e 2 milioni di anni fa, fino agli albori della cultura, con lo sviluppo cioè della loro capacità di progettualizzare, simbolizzare e rappresentare anche artisticamente, 

 

- terminando in Europa alla fine dell’ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa, fenomeno che segnerà cambiamenti profondi di clima, fauna e flora con conseguente riorientamento dell’economia di sussistenza.

 

 

Fin dalla più lontana preistoria, i massimi indicatori di vita animale in un territorio - quella umana compresa - sono, ancor prima di tane, rifugi e abitati, i camminamenti, alcuni rimasti discernibili fino a noi, testimonianza calcata e ricalcata nel tempo di continue migrazioni.

 

La spinta prima a questo spostarsi, con grande dispendio di energia, abbandono del noto, scomodità, rischi e pericoli da affrontare, sono le variazioni climatiche.

 

 

Tra il 10° e l'8° millennio aC ben quattro successive oscillazioni di temperatura, spostano le piogge dalla zona tropicale del Sahara e della Penisola Arabica a quella temperata di Europa ed Asia.

 

 

Di conseguenza a Sud del Mediterraneo, lentamente ma inesorabilmente, la foresta si trasforma prima in savana e poi in deserto, mentre in contemporanea a Nord la tundra viene sostituta prima da macchia, poi da brughiera e infine foresta.

 

È proprio questa drastica trasformazione della vegetazione, alla base della catena alimentare, a dare il “via” alle migrazioni di mandrie di animali erbivori, in direzione da Sud a Nord, spostamenti epocali concatenati automaticamente anche a quelli dei carnivori, tra cui l'uomo paleolitico, che prevalentemente vive di caccia.

 

 

Verso la fine del Paleolitico l'Homo Sapiens africano e mediorientale colonizzerà così tutta l'Europa e l'intera Asia, diffondendo la sua innovativa tecnica di caccia con arco e frecce ora dalla punta in pietra scheggiata, da cui la denominazione di “Cultura Microlita”.

 

L’Homo paleolitico vive di caccia e si protegge in smontabili e trasportabili tende di pelle di animali, obbligato a spostarsi frequentemente e su itinerari lunghissimi a seguito delle mandrie di animali.

 

 

Quindi diventa lui stesso “migrante” senza meta, lungo quei percorsi tracciati soltanto dall’istinto di sopravvivenza degli animali, le cosiddette “piste”, di fatto i primi camminamenti del pianeta.

 

Le piste altro non sono che enormi fasce prative le quali attraversano territori sconfinati, su cui le foreste non riescono mai a crescere, proprio per il continuo calpestio di smisurate mandrie di animali in movimento.