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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Ieri per capire meglio l'oggi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Repubblica Sociale Italiana, 1943-1945

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Perché nasce la Repubblica Sociale Italiana

Diario di un tradimento

Un'irreparabile frattura

Non viene all'improvviso quel 25 luglio...

Un prigioniero che scotta

La rapida defascistizzazione dello Stato

8 settembre 1943 - Giorno di vergogna

Nascita, vita e morte della Repubblica Sociale Italiana

A tempo di record dal Gran Sasso al Garda

Uno Stato in armi

Il peggio deve ancora venire!

La miserabile caduta della Repubblica Sociale

 

  Approfondimento 

Costituzione della Repubblica Sociale Italiana del 23 settembre 1943

Canti della Repubblica Sociale Italiana

 

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Una doverosa pausa su Pietro Badoglio

Breve storia della Bandiera Italiana

Diario di guerra del territorio della Tuscia Romana 1943-1944

 

 

 

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

 

 

Perché nasce la Repubblica Sociale Italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo l'Armistizio di Cassibile del 5 settembre 1943, tenuto nascosto dagli Italiani e reso noto agli Italiani l'8 settembre solo grazie ad una sua inaspettata divulgazione da parte del nemico (!), quando Pietro Badoglio si da a precipitosa fuga da Roma e contemporaneamente il Re si imbarca con la Famiglia Reale a Pescara per incontrarlo di nuovo e "al sicuro" a Brindisi, già "liberata" dagli Anglo-Americani, entrambi rinnegano vigliaccamente le altissime responsabilità loro imposte dai rispettivi ruoli di Capo del Governo e Capo dello Stato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una foto, non proprio gratificante, del Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio.

 

Le rinnegano tradendo giuridicamente la Germania, cui non comunicano il proprio regresso dal Patto di Alleanza (sottoscritto dai rispettivi Ministri degli Esteri Galeazzo Ciano e Joachim von Ribbentrop a Berlino il 22 maggio 1939-XVII dell'Era Fascista) né dichiarano guerra, condannando consapevolmente lo Stato ad un totale collasso e sprofondamento a "terra di nessuno" o di chiunque, gettando Forze Armate e Autorità dello Stato nella più completa e paralizzante confusione, abbandonando i Cittadini di quello Stato, in armi e civili, al più criminale e indifeso smarrimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra, all'imminente precipitare degli eventi, un previdente Badoglio si premura di spedire in Svizzera sia figlia che nuora, qui  fotografate in quei giorni a Losanna - il testo che accompagna la foto dice: "... i vili traditori mettevano in salvo all'estero i propri familiari. La figlia e la nuora del Maresciallo Badoglio a passeggio in una via di Losanna, dove, come risulta dai giornali svizzeri, sono arrivate, direttamente dall'Italia, fin da martedì 7 settembre, cioè esattamente un giorno prima che il Popolo Italiano avesse notizia della capitolazione".

 

A destra, altri Italiani, quelli comuni, l'8 settembre continuano a morire numerosi sotto i bombardamenti "amici" dei nuovi "alleati", come qui a Frascati.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Diario di un tradimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una nota storica sugli inverosimili attori ed il succedersi degli sconcertanti eventi di quei giorni:

 

Già da subito dopo il 25 luglio1943 Badoglio cerca (!) di trovare vie d'uscita dal conflitto tenendone srtettamente all'oscuro i Tedeschi, tentativi che sfociano prima in una serie di contatti segreti in Vaticano e poi di incontri altrettanto segreti del Generale Giuseppe Castellano con gli Anglo-Americani in Spagna e Portogallo.

 

Il nuovo Governo Italiano si offre di combattere a fianco degli "Alleati" contro la Germania (tuttora nazione alleata!), ma ha bisogno di loro rinforzi a Roma prima di dichiarargli guerra.

 

La proposta non piace agli Alleati, perché è nella natura stessa della guerra che prima ci sia la resa incondizionata del nemico, quale necessario presupposto per un qualsiasi tipo di negoziazione di accordi.

 

Per dimostrare la buona fede dell'Italia (!), Castellano promette agli Alleati di fornire loro la completa e dettagliata dislocazione delle truppe tedesche sul territorio italiano, completandola addirittura con informazioni di pura intelligence sui loro punti di forza e di debolezza nelle zone chiave.

 

Dopo un estenuante andirivieni di Castellano in Portogallo, gli Alleati accordano alla fine all'Italia un patto a due (!) per la resa - denominato "the Short Terms and the Long Terms", cioè le Condizioni a Breve e Lungo Termine - inclusa la cessazione delle ostilità, la restituzione dei prigionieri di guerra alleati, la consegna degli arsenali di armamenti e la costituzione di un Governo Militare Alleato.

 

Dopodiché, in sempre più rapida successione e in dettaglio:

 

31 agosto 1943

Gli Alleati danno all'Italia un ultimato di 48 ore per arrendersi ufficialmente, impegnandosi a paracadutare subito dopo un'intera Divisione aerotrasportata a difesa di Roma da rappresaglie tedesche. 

L'Italia chiede più tempo per prepararsi a combattere i Tedeschi (ancora loro alleati!), ma gli Anglo-Americani rifiutano ulteriori temporeggiamenti.

 

3 settembre

Il Generale Montgomery sbarca 2 Divisioni nei pressi di Reggio Calabria.

Il Capo del Governo Badoglio trasmette via radio a Castellano l'autorizzazione alla resa (!).

 

8 settembre

Il Governo Italiano ha paura quando si rende conto (?) di aver concesso agli Alleati libero ingresso a Roma, co Badoglio ci ripensa e manda un messaggio criptato al Generale Eisenhower respingendo le condizioni di resa (!): quelle "a Lungo Termine" sembrano dettate da un vincitore a un vinto, ma l'Italia è ancora pienamente capace di contrastare militarmente gli Alleati.

Eisenhower, irritato per i mancati progressi nelle trattative di armistizio, tanto per far capire chi abbia il coltello dalla parte del manico, prima bombarda pesamtemente il Comando Tedesco del Feldmarschall Kesselring a Frascati, facendo numerose vittime anche tra la popolazione civile, e poi proclama unilateralmente, ad improvvisa, totale ed amara sorpresa della controparte, la resa dell'Italia attraverso un comunicato radiofonico alle 18.30.

Scacco matto al Governo Italiano, che viene ora a trovarsi incastrato nella peggiore delle situazioni: o accettare la resa imposta dagli Alleati, o affrontare una guerra su due fronti, sia con gli Alleati che con i Tedeschi!

Parlare qui di totale incompetenza sia politica che militare sarebbe usare un eufemismo...

Alla fine Badoglio non ha scelta ed un'ora più tardi, informa a sua volta la Nazione della resa, poi la fuga: ore 19.42, sia Italiani che Tedeschi sono ugualmente spiazzati dalla notizia - smarrita euforia da una parte, pienamente motivata, e comprensibile, costernazione e violenta ira dall'altra.

 

9 settembre

Gli Alleati sbarcano a Taranto e Salerno.

Badoglio, da Brindisi, ordina ai militari di cessare le ostilità ed i Tedeschi iniziano a disarmare il Regio Esercito: in mancanza di un qualsiasi piano difensivo predisposto dal Re o da Badoglio, le truppe Germaniche hanno facile ragione del pur forte Esercito italiano, che, senza ordini precisi né organizzazione, si disgrega, offrendo adeguata resistenza soltanto in pochissme situazioni e per coraggiosa iniziativa di singoli comandanti, i quali comunque vengono sopraffatti - 615.000 (!) soldati italiani sono fatti prigionieri e gli Ufficiali, che in molti protestano energicamente contro la forzata consegna delle armi, vengono freddati sul posto (neppure l'1% si offre di aderire ai Tedeschi).

La maggior parte del naviglio pesante e leggero della Regia Marina salpa verso Malta, come parte delle Condizioni a Breve Termine dell'Armistizio, per evitare che cadano in mano dei Tedeschi: infatti questi riescono a colpire solo la Corazzata Roma, che affonda, mentre le unità che non riescono a lasciare i propri porti vengono sabotate irrimediabilmente dai propri equipaggi.

Mentre il Capo dello Stato Re Vittorio Emanuele III e il Capo del Governo Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio sono al sicuro a Brindisi, le Forze Armate Italiane si disintegrano nella più totale confusione e mancanza di comando e di ordini: nessuno, dal più alto ufficiale al semplice soldato, sa se dover combattere i Tedeschi o no...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un'irreparabile frattura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La fiducia popolare nella diarchia “Re-Duce”, con Vittorio Emanuele III e Mussolini ugualmente ed individualmente investiti del potere sovrano, decade: quell’invocazione “per il Re e per il Duce” non ha più senso né valore, perché con la loro fuga i Savoia cessano di difendere il comune patrimonio sacro dei valori dello spirito nazionale - la vera domanda è chi ne sarà mai il più legittimo erede?

 

Con il ritiro unilaterale dell'Italia dai Patti d'Alleanza Roma-Berlino-Tokyo e quello "d'Acciaio" (!) tra Italia e Germania, le pòderose truppe tedesche di stanza in Italia da alleate si trasformano in forze di occupazione: l'Italia viene annullata come Nazione e portata a quella spaccatura che inevitabilmente prelude ad una Guerra Civile.

 

 

 

Uno dei ritratti ufficiali del Re Vittorio Emanuele III di Savoia e quello, romantizzante, di un giovane Benito Mussolini con espressione da vero "Duce".

 

Al Nord la Germania aiuterà Mussolini a fondare un altro Stato, sicuramente molto meno "fantoccio" del "Regno del Sud": la Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.).

 

La "Repubblica di Salò", sarà uno Stato autonomo, considerato dal nuovo Partito Fascista Repubblicano quale naturale e legittima continuazione del Regno d'Italia: con il Manifesto di Verona del 14 novembre 1943 si dichiarerà infatti decaduta la Monarchia, si sancirà la nascita della Repubblica Sociale e si restituirà al Partito Fascista la guida del Paese - un'Assemblea Costituente gli darà nuovi Ordinamento ed Istituzioni.

 

Costituitasi il 23 settembre 1943 nei territori dell'Italia settentrionale, Benito Mussolini ne sarà il Capo fino alla sua morte, nell'aprile del 1945: verrà riconosciuta dalla Germania nazista, che ne incoraggia e appoggia fortemente la costituzione,  dall'Impero Giapponese, il terzo alleato dell'Asse, e dalla Spagna del Generalissimo Franco.

 

Al Sud si cercherà di rianimare una "struttura costituzionale" del Regno d'Italia, ma è più un riesumarne il cadavere: il primo atto politico del cosiddetto "Regno del Sud", Stato "fantoccio" degli Anglosassoni dal 10 settembre 1943 al 4 giugno 1944 con capitale prima a Brindisi e poi a Salerno, sarà dichiarare guerra alla Germania il 13 ottobre 1943: truppe "regolari" verranno schierate al fianco di quelle degli "alleati" di oggi contro gli alleati traditi di ieri, Marina ed Aereonautica con le vecchie insegne nazionali, tutto sotto la stretta sorveglianza dei nuovi Signori.

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Questa la breve cronologia del Regno del Sud:

 

8 settembre 1943

Eisenhower rende noto l'Armistizio di Cassibile.

Il Re e Badoglio fuggono a Brindisi.

 

9 settembre

Sbarco anglo-americano a Salerno.

Nasce il Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.).

 

10 settembre

I Tedeschi occupano Roma.

Brindisi Capitale del Regno del Sud.

 

13 ottobre

Il Governo Badoglio dichiara guerra alla Germania.

 

22 gennaio 1944

Sbarco ad Anzio della 5a Armata Americana.

 

11 febbraio

La Capitale del Regno del Sud trasferita a Salerno.

 

14-15 febbraio

Esecrabile quanto inutile bombardamento anglo-americano dell'Abbazia di Montecassino.

 

12 marzo

Le truppe anglo-americane lanciano l'offensiva contro la "Linea Gustav".

 

4 giugno

Gli Alleati entrano a Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I vincitori nella "Città Eterna": eccoli al Colosseo, uno dei simboli per eccellenza del riesumato "Impero Romano" e a Piazza Venezia, luogo simbolo del Regime, ancora riecheggiante dei discorsi "di fuoco" di Mussolini.

 

5 giugno

Vittorio Emanuele III nomina il figlio Principe Umberto Luogotenente Generale del Regno.

 

9 giugno

Ivanoe Bonomi è incaricato di formare un nuovo Governo a Roma.

 

"Liberata" Roma e formato il Governo Bonomi si dirà di aver "restaurato" il Regno d'Italia, di fatto clinicamente morto ed in terapia intensiva fino alla Repubblica del 2 giugno 1946.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Non viene all'improvviso quel 25 luglio...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo l'invasione e l'annessione dell'Albania il 7 aprile 1939, la Guerra darà: una iniziale Campagna di Francia, dal 21 al 23 giugno 1940, che lascia sul campo 6.000 morti; la propagandistica Campagna di Jugoslavia, dal 6 al 18 aprile 1941; una Campagna di Grecia, dal 28 ottobre 1940 al 23 aprile 1941, al cui epilogo gli Italiani arretrano con elevate perdite di uomini e mezzi; le disastrose Campagne d'Africa,  Settentrionale e Orientale, dove in Etiopia i nostri contingenti sono costretti alla resa nel maggio 1942 e sul fronte libico, dopo El Alamain, nel maggio 1943 i Corpi di Spedizione Italiano e Tedesco vengono annientati; la drammatica Campagna di Russia, con il CSIR, il primo Corpo di Spedizione Italiano in Russia che, dopo la battaglia di Mosca, è respinto dall'Armata Russa per 400 chilometri, poi con il secondo Corpo di Spedizione ARMIR, dei cui 230.000 uomini nel dicembre 1942 metà muoiono o risultano dispersi, 85.000 a causa di attacchi nemici e oltre 30.000 per assideramento.

 

 

 

 

Prigionieri di guerra italiani radunati a Sidi Barrani, in Egitto.

 

 

Donne napoletane si stringono intorno ad una giovane sposa che mostra la foto del marito disperso al fronte.

 

 

Nell'interminabile "inferno bianco" la lunga marcia di sopravvivenza dei soldati italiani durante la ritirata dalla Russia.

 

 

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In Italia le condizioni di vita stanno diventando sempre più dure tra l'altro sotto i continui, pesanti bombardamenti alleati, a demoralizzare ulteriormente la popolazione, il 10 luglio 1943 inizia la cosiddetta "Operazione Husky", con lo sbarco in Sicilia della 7a Armata Americana a Gela e dell'8a Armata Inglese a Pachino e Siracusa, che una debole resistenza italo-tedesca non riesce a contrastare: il 15 luglio occupano Augusta, il 17 luglio Agrigento, il 22 luglio Palermo... (il 5 Agosto sarà poi la volta di Catania, il 17 agosto quel che resta delle truppe italo-tedesche evacuerà l'isola e, alla fine, il 3 settembre gli Alleati sbarcheranno in Calabria, sulla terraferma della penisola!).

 

In un clima di profondo malcontento generale, il Regime perde definitivamente il controllo della situazione: con la Nazione che si avvia inesorabilmente verso una schiacciante sconfitta militare ed una irreversibile crisi economica, Re in testa, e alte classi dirigenti, tra cui gli industriali di Confindustria, iniziano una trasformista manovra di sganciamento dal Fascismo - la Dittatura vacilla quando, alla fine, anche lo stesso consenso politico interno viene a mancare al Duce.

 

Già il 9 maggio il Colonnello delle SS Eugene Dollmann, osservatore di Hitler in Italia, informa i comandi tedeschi della possibilità di un colpo di stato per rovesciare Mussolini, e la situazione non migliora quando, il 13 maggio, con la resa delle truppe italo-tedesche in Tunisia, finisce la Guerra d'Africa: il Re e molti con lui, trasversalmente, richiedono che il Duce separi il destino dell'Italia da quello della Germania.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra, Dino Grandi e, a destra, il Conte Galeazzo Ciano.

 

È lo stesso direttivo politico del Partito Nazionale Fascista, il Gran Consiglio del Fascismo, che, con l'Ordine del Giorno "Grandi" del 25 luglio 1943, arriva a deleggittimare e destituire Mussolini: Dino Grandi, intellettuale e diplomatico, capeggia l'opposizione interna al Partito, coordinandosi anche con il Quirinale, e a lui si uniscono altri 18 alti dirigenti fascisti, tra cui (Gian) Galeazzo Ciano, ambasciatore e Ministro degli Esteri, genero del Duce, avendone sposato la primogenita Edda - un duro colpo d'immagine per il Regime e per Mussolini personalmente, il quale non perdonerà!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un prigioniero che scotta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'arresto di Mussolini del 25 luglio 1943 segna non solo la caduta del Regime, ma anche il conseguente scioglimento del Partito Nazionale Fascista: il nuovo governo Badoglio lo decreta ufficialmente già due giorni dopo, il 27 luglio.

 

C'è una a lungo covata voglia, una gran fretta di disfarsi del Duce: già nel pomeriggio del 25 luglio, dopo una breve visita al Re nel corso della quale si dice abbia accettato la richiesta di dimissioni da Capo del Governo (?), Mussolini viene arrestato e poi tenuto prigioniero per alcuni giorni in una caserma dei Carabinieri a Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un insolito primo piano di Benito Mussolini sulla copertina din un numero d'epoca della rivista americana Life.

 

Dal 28 luglio viene confinato sull'Isola di Ponza, ma c'è il rischio che venga liberato: allora il 7 agosto lo si trasferisce di nuovo, questa volta sull'Isola della Maddalena per poi, il 28 agosto, trafugarlo in fretta e furia, via Vigna di Valle, ai piedi del Gran Sasso ed, infine, farlo salire il 3 settembre fino al "nido delle aquile", il rifugio di Campo Imperatore.

 

Ma non basteranno i ben 250 (!) tra Carabinieri e Guardie di Pubblica Sicurezza posti a sua custodia, molti dei quali, ancora a lui fedeli, non opporranno alcuna resistenza, ma aiuteranno, anzi, a facilitarne la liberazione da parte di un manipolo di Parà tedeschi, stringendosi subito dopo, sorridenti ed orgogliosi, intorno al Duce per posare davanti al fotografo ufficiale dell'audace intervento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La rapida defascistizzazione dello Stato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno degli aspetti tuttora inspiegabili del golpe del 25 luglio, così determinante per il futuro del paese, è che Mussolini avrebbe potuto facilemente bloccarlo, o non convocando il Gran Consiglio, le cui riunioni erano peraltro affatto frequenti, o non permettendo che la mozione di sfiducia venisse messa ai voti...

 

Sia Grandi che Ciano, entrambi autocandidati alla successione, di sicuro a non altro mirano che un rimpasto "all'italiana" del Governo, un riaggiustamento degli equilibri interni del Partito, ma i loro ottimistici ed ingenui scenari politici vengono totalmente traditi: non è il Generale Enrico Caviglia, oppositore "pulito" di Mussolini, a prendere la successiva iniziativa, al contrario sale per l'ennesiva volta alla ribalta il solito "arrivista" Badoglio, persona davvero non gradita, nè a Grandi nè a Ciano nè a nessuno dei altri Gerarchi.

 

 

La Stampa "del giorno dopo" - un semplice passaggio di potere: "Badoglio a capo del Governo, le dimissioni di Mussolini accettate dal Re" e dichiarzioni rassicuranti, poi di sprono, e, per finire, una doverosa minaccia : "Un messaggio del Sovrano: 'L'Italia per il valore dei suoi soldati, per la decisione di tutti i suoi cittadini ritroverà la via della riscossa - Il proclama del Maresciallo: 'Assumo il Governo militare con pieni poteri. La guerra continua. Chiunque turbi l'ordine pubblico sarà inesorabilmente colpito' ".

 

Tutti sono di fatto completamente spiazzati dalle inaspettate e drastiche conseguenze del proprio voto: Badoglio, cavalcando l'onda di un'improvvisa euforia popolare, quella che nasce da una crescente disperazione, tradisce tutte le loro aspettative, "rimonarchizzando" a tappe forzate l'intero apparato del potere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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8 settembre 1943 - Giorno di vergogna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il neo-Capo del Governo, Pietro Badoglio, da dunque machiavellicamente ad intendere di voler perseguire una continuità di guida nella linea politica del Paese, smorzando le aspettative di pace con "La guerra continua." in un proclama divulgato per radio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora la foto di un sorridente Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio, Capo del Governo e delle Forze Armate Italiane - ma c veramente molto poco da ridere.

 

Dietro le quinte, però, già il 3 settembre patteggia e mercanteggia con gli Alleati le condizioni per un cessate il fuoco, a Cassibile, in Sicilia, poi perfezionato in Armistizio il 5 settembre: conta freddamente sul fatto che l'accordo raggiunto, alquanto infame a dire il vero, soprattutto verso la Germania, rimanga segreto, ma l'8 settembre 1943 gli Anglo-Americani lo proclamano unilateralmente attraverso un comunicato radio alla popolazione e simultaneamente alle stesse truppe, prima di dar inizio ad una ben pianidicata serie di pesanti bombardamenti nell'Italia centrale.

 

 

Il messaggio di Badoglio, trasmesso alla radio la sera dell'8 settembre, viene riportato dal Corriere della Sera sulla prima pagina il 9 mattina:

 

 

"Il Governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al gen. Eisenhower, comandante in capo delle Forze alleate anglo-americane.

"La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. esse, però, reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza".

 

Il che significa? È questo il medesimo Badoglio che poche ore prima, con un ripensamento degno del miglior giuda, cerca disperatamente di rimangiarsi una sua approvazione già data a condizioni di resa indecorose, perchè convinto che l'Italia sia ancora pienamente capace di contrastare militarmente gli Alleati? E quale più grave sciagura può abbatersi su una Nazione che una lacerante guerra civile?

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La famiglia reale si precipita via da Roma in preda al panico, la medesima cosa fa Badoglio, portando con se con una misteriosa valigetta piena di soldi e premurandosi di prendere un'altra via di fuga (non si sa mai): e così, senza preavviso alcuno, senza mostrare segni di un pur minimo senso di responsabilità, senza neppure offrire una qualsivoglia strategia di "uscita" ai propri collaboratori, le più alte cariche dello Stato abbandonano l'Italia al suo destino, rifugiandosi in quel di Brindisi, già controllata dagli Alleati.

 

Lo smarrimento e lo sbandamento sono totali: autorità e intere classi dirigenti statali, quelle civili a tutti i livelli, ma soprattutto gli Stati Maggiori delle Forze Armate, seguendo l'esempio dei vertici, si disintegrano, si dissolvono nel nulla, rendendosi assolutamente irreperibili - questa Nazione di prodi, l'erede augusta dell'antica gloria imperiale, affoga nel caos, nella paura e nell'incertezza, ma, peggio ancora, rimane nettamente spaccata in due, a Sud occupata dalle Forze Alleate e al Centro-Nord da quelle Tedesche, compresa Roma, dove il Comandante delle Forze Armate Italiane a difesa della Capitale, Generale Carboni, si arrende ai Tedeschi il 10 settembre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un manifesto anti-Badoglio fa espliciti riferimenti a tradimento, menzogne, fuga, e bombardamenti "amici":

"Io accuso Badoglio! 'È stato, insieme con la Casa Savoia, un uomo di nome Badoglio, che ha tradito i nostri alleati germanici e nipponici. Egli ha ingannato anche tutto il popolo italiano. Il Maresciallo Badoglio, dopo avere sino all'ultima ora del giorno 8 Settembre assicurato sulla continuazione della guerra - e tutto questo quando già l'armistizio era stato firmato dal 3 Settembre - ha lasciato che gli anglo-americani completassero la distruzione di Napoli ed attuassero quella di Frascati. Compita questa ultima azione i sei mila, dico i seimila morti di Frascati lo accusano, la notte sul 9 è fuggito ignominiosamente' "

 

Di Roma, "città aperta", solamente il Pontefice Pio XII rimane in qualche modo il protettore, facendo unica leva, come già al tempo delle invasioni barbariche prima del potere temporale della Chiesa, sulla sua bene o male riconosciuta autorità spirituale, essendo stato Nunzio Apostolico della Santa Sede a Berlino...

 

Al precipitare della situazione, anche i dirigenti fascisti responsabili della decisione del 25 luglio cercano di mettersi in salvo come possono, meno Ciano che, confuso e sovrastato dagli eventi, tarda a farlo e gli è fatale.

 

Neppure il Vaticano offre alla sua famiglia un richiesto esilio protetto, cerca allora di raggiungere la Spagna, ma i tedeschi, fingendo di volerlo aiutare, lo arrestano e riportano a Verona, nell'ottobre del 1943 già territorio R.S.I., dove viene incarcerato: dopo un forzato e drammatico processo pubblico, che lo riconosce colpevole insieme agli altri quattro ex-Gerarchi Marinelli, Gottardi, Pareschi e De Bono e molti altri dirigenti giudicati in contumacia, nemmeno lo stesso  Mussolini vuole o può far nulla per lui - viene fucilato per "alto tradimento" l'11 gennaio 1944.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciano, appena giustiziato nel poligono di tiro di Verona - fucilato alla schiena e finito con tre colpi di grazia alla nuca - viene impartita la sacra unzione da un cappellano militare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nascita, vita e morte della Repubblica Sociale Italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A tempo di record dal Gran Sasso al Garda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'impresa di liberare il Duce è un'operazione politico-militare fortemente voluta da Hitler in persona e minuziosamente organizzata in tempo da record dai suoi uomini migliori, evidentemente sostenuti da una capillare ed efficace rete di intelligence, impossibilmente di esclusiva matrice tedesca.

 

Già il 12 settembre 1943, a meno cioè di quattro giorni dalla proclamazione dell'Armistizio di Cassibile, viene portata a termine da un plotone di truppe scelte paracadutate sul Gran Sasso al comando del Maggiore Otto Skorzeny: appena scarcerato, uno smunto Mussolini viene subito condotto a Monaco di Baviera, il 14 settembre incontra Adolf Hitler a Rastenburg accolto con soddisfazione da un più che interessato amico-alleato che lo invita a formare una Repubblica protetta dai Tedeschi, poi al lavoro di nuovo per riorganizzare il dissolto Partito Fascista.

 

 

Paracadutisti tedeschi e carabinieri italiani si stringono orgogliosi intorno ad un provato Benito Mussolini subito dopo la sua liberazione.

 

Mussolini rielabora l'originario programma dei Fasci di Combattimento del 1919, enfatizzandone abilmente tutti gli aspetti relativi ai movimenti repubblicano e socialista: a poco più di una settimana dalla divulgazione dell'Armistizio, il 17 settembre Mussolini annuncia a Radio Monaco la prossima costituzione del nuovo Stato Fascista.

 

Lasciata la Germania, raggiunge Rocca delle Camminate, in Romagna, dove avvia una intensa attività per la formazione della Repubblica Sociale Italiana e del nuovo Governo: formalizzata il 23 settembre la costuzione del nuovo Partito Fascista Repubblicano e del nuovo Stato (!), la Repubblica Sociale Italiana,  un neo-nominato Governo è già pronto ad insediarsi quattro giorni dopo, il 27 settembre, nella sua amena sede di Salò,  sul Lago di Garda, in Provincia di Brescia, ad un passo da Milano - nel centro cittadino Presidenza del Consiglio, Ministero degli Esteri e della Cultura Popolare, Direzione Generale della Pubblica Sicurezza e la propria Agenzia di stampa, gli altri uffici governativi nelle vicinanze.

 

 

Da sinistra, i simboli dell'originario Partito Fascista Nazionale e della nuova Repubblica Sociale Italiana.

 

Non è certo la bellezza del luogo che fa cadere la scelta su Salò: la sua posizione strategica è evidente: vicina tanto a Milano - "capitale" del Nord - quanto alla frontiera austro-tedesca, protetta dalle Alpi ed equidistante da Francia e Mar Adriatico, in prossimità di fabbriche d'armi, come la Beretta, ed industrie siderurgiche ancora capaci di fornire acciaio, in altre parole al centro di quell'ultima parte dell'Italia ancora in grado di produrre a regime o quasi ed esportare merci, pur svendendole, all'unico cliente disponibile - l'alleata Germania.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Uno Stato in armi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La fondazione della Repubblica Sociale Italiana ha uno scopo preciso - continuare la guerra: Mussolini ed il Ministro della Difesa Nazionale, dal 6 gennaio 1944 "delle Forze Armate", Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani, vorrebbero un nuovo Esercito Fascista forte di 500.000 militari (pari a 25 Divisioni, di cui 5 corazzate e 10 motorizzate), poi, il 14-15 dicembre 1943, al Quartier Generale del Führer si parla di 10-15 Divisioni, ma Hitler ne decreterà alla fine solo 4, oltre a reparti minori di Genio e Artiglieria a supporto delle Forze Tedesche in Italia.

 

Ad aprile 1944 gli arruolati, volontari e di leva, sono 200.000 - molti "prestati" alle industrie tedesche o ausiliari "Flak", Fliegerabwehrkanone, il sistema di difesa contraerea - che con l'introduzione della pena di morte per i disertori, diventano poi 250.000, di cui nei contingenti territoriali di arruolamento e servizi logistici, da iniziali 29.000 a 47.000 a metà del 1944 e 27.000 con l'avanzare degli Alleati, e 50.000 nella Luftwaffe, ma ancora altre fonti attribuiscono all'Esercito della Repubblica Sociale, tra il 1943 ed il 1945, 558.000 effettivi, dei quali caduti in Italia 12.000 militari e 2.500 civili.

 

 

Militi ed Ausiliarie dell'Esercito Nazionale Repubblicano con la bandiera di guerra della Repubblica Sociale Italiana nel 1944.

 

Il territorio controllato viene già dal settembre 1943 organizzato in Comandi Militari Regionali (C.M.R.), a loro volta suddivisi Comandi Militari Provinciali (C.M.P.): 200° Roma, 201° Firenze, 202° Bologna, 203° Padova, 204° Trieste, 205° Milano, 206° Torino, 207° Perugia, 208° Macerata, 209° Chieti-L’Aquila e 210° Alessandria, destinati a decrescere con l'avanzare degli Alleati.

 

 

Una cartina geo-politica d'epoca con i confini allora attribuiti alla Repubblica Sociale Italiana - a sud la "Linea Gustav", una linea di fortificazione che tagliava praticamente l'Italia in due, da Gaeta, passando per Cassino, fino alla foce del Sangro, a sud di Pescara (a Nord Repubblicani e Tedeschi, a Sud Monarchici e Alleati).

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4 sono dunque le Divisioni regolari: I Divisione “Italia”, II Divisione “Littorio”, III Divisione “San Marco”, IV Divisione “Monte Rosa”, ognuna di 14.000 uomini, volontari e coscritti, addestrati in Germania, ma le diserzioni raggiungeranno nel settembre 1944 il 10%, l'impiego al fronte sarà fortemente limitato dai Comandi Tedeschi alle fasi e ai settori più tranquilli della Linea Gotica e le loro azioni saranno per lo più contro il movimento partigiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un manifesto della Repubblica Sociale Italiana invita i giovani all'arruolamento volontario - un po' alla "I Want You!" dello Zio Sam americano.

 

Già il 23 settembre 1943 si parla di un’Aeronautica Nazionale Repubblicana, ma il primo problema è che i Tedeschi vorrebbero arruolare il personale dell'ex Regia Aeronautica nella Luftwaffe: tra incomprensioni e diversità di vedute, Hitler nel novembre 1943 deve dare il suo personale OK affinchè nel gennaio 1944 si inizi finalmente la formazione dei Reparti: uno Caccia, su Macchi MC 205 Veltro, uno Aerosiluranti e Trasporto, su Savoia-Marchetti SM 79, tutti sotto comando tedesco, cui ad aprile 1944 va ad aggiungersi un altro Reparto Caccia, su Fiat G.55 Centauro; nel giugno 1944 si comincia a passare ai velivoli tedeschi Messerschmitt Bf-109G-6, ma i rapporti con i tedeschi precipitano, anche a causa di scarsi risultati e le ultime missioni sono del 19 aprile 1945, poi blocco totale per mancanza di carburante, distruzione del materiale e la resa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra, gli emblemi distintivi su derive e fusoliere, rispettivamente, a destra, quelli alari, applicati sui velivoli dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana dall'ottobre 1943 al maggio 1945.

 

La formazione di una Marina Nazionale Repubblicana richiede ancora più tempo ed incontra problemi ben maggiori, tra cui il reperimento del naviglio pesante e leggero, o in navigazione verso Valletta per consegnarsi agli Alleati secondo le condizioni dell'Armistizio, o sabotato nei rispettivi porti dagli stessi equipaggi.

 

Si schierano con la nuova Repubblica 10 sottomarini fuori acque territoriali (5 a Betsom, Bordeaux, 5 sul Mar Nero) e 4 Mas della Xª MAS, però "politicamente indipendente" per accordi separati con la "Kriegsmarine" e così popolare da attirare volontari fino a diventare un piccolo esercito autonomo - in altre parole, a parte 2 unità anti-sommergibili e 2 incrociatori, usati come anti-aerea a Trieste, non c'è mai una vera Marina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il teschio con la rosa tra i denti, simbolo della Decima Flottiglia MAS del "Principe Nero", Junio Valerio Borghese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il peggio deve ancora venire!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Governo Repubblicano è in pratica e per necessità dipendente dalla Germania, fa comodo al Terzo Reich per amministrare i territori occupati del Nord Italia ed è a sua volta controllato dagli onnipresenti militari tedeschi, in guardia contro nuovi tradimenti alla "8 settembre" da parte degli Italiani.

 

Il tristissimo paradosso di questa "gente che ci crede ancora" - nella Patria, nella Nazione, nei valori della tradizione culturale (vera o inventata che sia) - sta nel fatto che, mentre si  dichiarano, come il Principe Borghese Comandante della "Decima", chiamati all'onore di difendere l'integrità territoriale della patria contro il pur oggettivo tradimento di Badoglio, è proprio il loro alleato per eccellenza, la Germania nazista, che per prima smembra l'Italia incorporando nel Reich Tirolo-Alto Adige con parte di Trentino e Veneto sotto il nome di Alpenvorland, o Territorio Pre-Alpino o delle Prealpi, e Venezia Giulia, Istria, Dalmazia come Adriatisches Kustenland, o Territori Costieri dell'Adriatico o Litorale Adriatico, con le Province di Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana, dall'Alto Adriatico al Bacino del fiume Sava!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Due della serie di francobolli emessi per la "Alpenvorland-Adria" dalla Germania di Hitler dopo l'8 settembre 1943 - Nord e Sud ugualmente traditi?

 

Le reclute dell'Esercito Nazionale Repubblicano vengono addestrate in Germania e le truppe tedesche messe "a disposizione" della Repubblica, hanno di fatto e principalmente un impiego repressivo in azioni di rappresaglia contro partigiani e civili, accusati di nasconderli o sostenerli, epesso culminate in stermini.

 

Oltre ai numerosi Servizi Speciali - dell'Esercito, per missioni di sabotaggio e intelligence nei territori liberati, della Marina, con il Battaglione NP della Xª MAS, dell'Aeronautica, come il Nucleo Paracadutisti Dalmati a fianco dei "cetnici" di Re Pietro II contro i partigiani "titini", della Polizia, tra cui la “Squadra servizi speciali” presso la Divisione Nazista “Herman Göring”sul fronte di Bologna ed altri Nuclei del Ministero dell’Interno - la vera, ultima "invenzione" della Repubblica Sociale Italiana saranno le cosiddette "Brigate Nere".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcuni emblemi militari classici della R.S.I.: dall'alto in basso e da sinistra a destra, il distintivo di Addestramento Militare in Germania, la fibbia degli Arditi, il simbolo delle Waffen SS Italiane, poi  “29ª Divisione volontari delle SS, 1ª italiana”, l'Italia-Patria-Onore con il gladio della Scuola Allievi Ufficiali ed il "Me ne frego", con tanto di teschio dal pugnale tra i denti, delle Brigate Nere - tutto un programma!

 

Nascono con l'idea di un “esercito di Partito”, la "Guardia Nazionale Repubblicana", il cui “Centro di Arruolamento Volontario” viene però disertato dai tesserati non ancora in armi (neppure il 10% si arruola, 47.000 su 480.000!), poi nel giugno 1944 gli Alleati entrano a Roma e a luglio c'è  l’attentato a Hitler e Mussolini si decide a creare il "Corpo ausiliario delle Camicie Nere":

organizza obbligatoriamente gli iscritti al Partito Fascista Repubblicano, tra i 18 e i 60 anni e non appartenenti alle Forze Armate, in "Squadre d’Azione", sottoposte a disciplina militare e Codice Penale Militare di guerra, trasformando la struttura già politico-militare del Partito un organismo esclusivamente militare.

 

 

Uno scosso Mussolini in visita a Hitler dopo l'attentato del 20 luglio 1944 a Rastemburg, nella Prussia Orientale (oggi Polonia).

 

 

 

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Il nome "Brigate Nere" dato poi alla Milizia le vuole contrapporre a quelle "Rosse" della Resistenza, come i Reparti "Brigata Garibaldi", "Brigata Matteotti", anche rievocando con non poca nostalgia uno "Squadrismo" da Fascismo della prima ora: ma di potenziali 100.000 militi se ne racimolano 1/5, 20.000, di cui solo 1/5, 4.000, realmente  operativi contro i partigiani - le tristemente leggendarie cosiddette "Brigate Nere Mobili".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il distintivo di una delle cosiddette Brigate Nere Mobili dominato dal fascio della R.S.I. .

 

Con armi e mezzi tedeschi ed inizialmente agli ordini di militari regolari, questi gruppi di fidati fanatici, con più di un criminale a bordo, vengono usati soprattutto per "lavori sporchi" di contro-guerriglia e peggio ancora: incendiano e saccheggiano, rubano, rapinano, massacrano per rappresaglia senza distinzione anche donne e bambini, deportano, sequestrano, torturano, eseguono arresti illegali, esecuzioni sommarie...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dall'alto in basso e da sinistra a destra, gruppo partigiano della Brigata "Garibaldi", carro merci pieno di deportati verso i campi di lavoro o di sterminio della Germania nazista, una donna cerca di difendere il proprio bambino durante un eccidio di civili e quattro partigiani impiccati lasciati a pubblico monito nella piazza di un paese...

 

Un primo entusiasmo dei Comandi Tedeschi sparisce di fronte a totale insubordinazione e conseguente impossibilità di coordinamento con la Wehrmacht: uno dei più controproducenti effetti delle azioni criminali delle Brigate Nere Mobili è il notevole aumento di volontari partigiani nelle loro zone di azione, così alla fine è il Generale Wolff in persona, Capo delle SS in Italia ormai propenso o costretto a prossime trattative con gli incalzanti Alleati Anglo-Americani, a disinnescarle, tagliando loro i rifornimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La miserabile caduta della Repubblica Sociale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La fine della Repubblica Sociale Italiana avviene in due fasi, e precisamente quando:

 

- il 25 aprile 1945 Mussolini, come ultimo atto di governo, scioglie dal giuramento Militari e Civili della

R.S.I.;

 

- il 29 aprile 1945 la "Resa di Caserta" mette fine alla Campagna d'Italia, imponendo incondizionatamente

ai Comandi Tedeschi in Italia e alle Forze Armate Repubblicane consegna di armi e stato di prigionia, a discrezione dei vincitori.

 

Nel 1944 gli Anglo-Americani superano la terzultima delle linee di difesa tedesche lungo la penisola, quella di Arezzo, e poi anche la penultima, la Linea dell'Arno: sono ormai a ridosso della famosa Linea Gotica.

 

La cosiddetta "Goten Stellung" - Linea Gotica o Linea Verde - è una possente linea difensiva di 320 km di lunghezza, da Massa-Carrara sul Tirreno a Rimini sull'Adriatico, e fino a 30 km di profondità al Passo della Futa, sugli Appennini Tosco-Emiliani, con campi minati, reticolati, fossati anticarro, trincee, ricoveri, bunker per artiglieria e mitragliatrici, costruita dai Comandi Tedeschi a difesa della Pianura Padana:  una volta superata questa linea il fronte non sarebbe stato più difendibile, aprendo la strada alle Alpi, ma, soprattutto, alla stessa Germania.

 

 

Le linee di difesa tedesche, da sud a nord, di Arezzo, dell'Arno ed infine la Linea Gotica.

 

Quello che resta del territorio della Repubblica Sociale Italiana di Benito Mussolini è sottoposto a continui bombardamenti, c'è una estenuante guerriglia in corso dappertutto, milizie e civili subiscono razionamenti di tutto e sempre più duri, inoltre aumentano di giorno in giorno requisizioni e sabotaggi: lo Stato è costretto ad affrontare una crescente mole di difficoltà, di ogni tipo, e non bastano più il credo politico e la propaganda, neppure le minacce - l'inevitabile collasso si fa imminente.

 

La fine politica si abbatte inesorabile sulla R.S.I. la sera del 25 aprile 1945, nei locali della Prefettura di Milano: dopo che i Tedeschi sono stati disfatti a Bologna dalle truppe alleate, dopo che il Duce non trova più né possibile né sensato neppure cercare di difendere il Capoluogo Lombardo, dopo che ogni tentativo di negoziazione di resa onorevole con il nemico, prima attraverso esponenti moderati del Partito Socialista e, in extremis, tramite l'Arcivescovo Schuster è miseramente fallito, è davvero la fine.

 

Mussolini libera militari e civili dal giuramento di fedeltà prestato alla Repubblica, trasferendo poi i poteri governativi al Ministro della Giustizia, e parte per Como: è disarmato e senza una vera meta, spera fino in fondo in un provvidenziale incontro con un qualche emissario di Churchill...

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Poi è un susseguirsi drammatico di eventi e il seguente è uno dei tentativi di ricostruzione di una delle versioni dei fatti, dove tutto avviene nel giro di poche ore e nel raggio di qualche chilometro sulla riva occidentale del Lago di Como:

 

26 aprile

Ore 7.00

Mussolini arriva a Menaggio da Como.

Pomeriggio

Mussolini, con pochissimi altri, cerca in macchina di guadagnare la Svizzera via Porlezza e il Lago di Lugano, ma da Grandola è costretto a tornare a Menaggio.

 

27 aprile

Ore 5.30

L'autocolonna di Mussolini lascia Menaggio.

Ore 7.30

Tra Musso e Dongo s'imbattono in uno sbarramento dei partigiani.

Ore 16.10

Mussolini e gli altri vengono arrestati a Dongo.

Ore 18.30

I prigionieri vengono trasferiti a Germasimo.

 

28 aprile

Ore 1.30

Si lascia Germasimo e ci si avvia verso sud, lungo il lago, fino a Moltrasio.

Ore 4.00

La colonna, ripuntato a nord, arriva ad Azzano.

Mattino

Mussolini, stremato, dorme ad Azzano fino a tardi.

Ore 16.10

Benito Mussolini, la sua amante Clara Petacci ed i gerarchi vengono giustiziati a Giulino di Mezzegra.

 

 

 

 

La macabra sequenza di immagini della fine del dittatore e delle persone fino all'ultimo a lui più vicine.

 

Ma cosa succede davvero in quelle ore?

 

Il 29 aprile i corpi massacrati ed oltraggiati di Mussolini, Petacci (colpita alla schiena!) e degli altri fucilati sul quel Lungolago di Dongo vengono portati a Milano come trofei e lì appesi a testa in giù  di proposito in Piazzale Loreto, poco distante cioè da dove, il 10 agosto 1944, i nazifascisti fucilano per rappresaglia 15 partigiani ed antifascisti lasciando esposti i loro corpi un giorno intero: occhio per occhio, dente per dente - a barbarie risponde barbarie, risponde barbarie...

 

Naturalmente anche il Partito Fascista Repubblicano si dissolve con la morte di Mussolini ed è la fine della Repubblica di Salò: la Costituzione della Repubblica Italiana metterà fuori legge il partito nella dodicesima delle sue Disposizioni transitorie e finali, vietandone senza successo "la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma".

 

Nel medesimo 29 aprile 1945 dei fattacci di Milano alle 14.00 le Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana risultano ufficialmente sconfitte, secondo le Convezioni dell'Aia e di Ginevra: grazie all'impegno, preventivamente firmato Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani, di accettare una resa militare alle stesse condizioni imposte dagli Anglo-Americani al Comando Tedesco del Sud Ovest e di quello delle SS e della Polizia in Italia, vengono esplicitamente incluse nella cosiddetta Resa di Caserta.

 

La guerra dichiarata dall'Italia il 10 giugno 1940 a Francia e Gran Bretagna e, successivamente, agli Stati Uniti d'America, l'11 dicembre 1941, è finita ed ha inizio la fase di armistizio, premessa per quel Trattato di Pace, che sarà firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, un vero e proprio diktat ai vinti da parte dei vincitori, il quale entrerà in vigore in Italia il 16 settembre 1947.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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