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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

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  In questa pagina 

Gli Etruschi a Roma Ancora prima che esista

I Re di Roma Quasi la metà Etruschi

Le grandi opere della Roma etrusca

"Roma" Etimologia della parola

 

  Approfondimento 

La preistoria e protostoria di Roma

La prima età regia Latini e Sabini dominano

La seconda età regia Gli Etruschi prendono il comando

Una sconosciuta località latino-sabina diventa città etrusca

Un fiume e la sua città

L'inascoltato monito della Tomba dei Saties a Vulci – "Etruschi rimanete uniti!"

"Tecnica di un colpo di stato" di Bruno Panunzi

Roma è Roma! –  Amiamola come grande figlia, non certo come madre

 

  Pagine correlate 

La fondazione di Roma rivisitata dai bambini

 

 

 

 

 

 

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Gli Etruschi a Roma Ancora prima che esista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le prime tracce di vita umana nel territorio risalgono a circa 650.000 anni fa, lungo l'antico corso del Tevere a circa 250.000 anni e nella zona dei sette colli al 1.400 aC.

 

Tradizionalmente le relazioni fra Roma e gli Etruschi si sono fatte iniziare con le vicende legate alla dinastia dei Tarquini, nella cosiddetta "seconda età regia" di Roma, una serie di eventi storici, anche se poi rimaneggiati, che comunque incidono in modo decisivo sull'evoluzione politica ed istituzionale della città nel suo passaggio dalla fase monarchica a quella repubblicana.

 

Il Lapis niger, una lastra di pietra nera con un'iscrizione bustrofedica in alfabeto latino arcaico (scrittura con righe alternate da sinistra a destra e viceversa, come il solco continuo tracciato dai buoi nell'aratura di un campo, ed in caratteri di derivazione greco-etrusca) ritrovata nel Foro romano da Giacomo Boni nel 1899.

 

Ma la presenza in loco di popolazioni di origine etrusca sui colli dove poi nascerà Roma è oggi archeologicamente provata, tra l'altro, dal recente ritrovamento di reperti databili alla prima Età del Ferro, con chiari influssi della cultura tardo-villanoviana, oltre che da fonti epigrafiche e letterarie, le quali ultime accennano a contatti fra il Re di Alba Longa Amulio ed il Re etrusco Vel o Vipe, molto probabilmente di Vejo, prima della fondazione di Roma, convenzionalmente collocata, secondo una consolidata tradizione, a metà dell'VIII sec. aC, più precisamente il giorno 21 aprile del 753 aC, seguendo i sacri riti etruschi, come descritto da Tito Livio nell'Ab Urbe Condita, Dalla fondazione di Roma.

 

Inoltre questa presunta data coincide non solo con la fine del periodo dello sviluppo delle civiltà villanoviane etrusche, ma anche con l'inizio della colonizzazione greca nell'Italia centro-meridionale, intorno al 775 aC (stanziamento dei Greci a Pitecusa, sull’isola d’Ischia): tutto questo porta a considerare almeno plausibili contatti diretti, scambi commerciali e contaminazioni culturali delle popolazioni latine lungo il Tevere con Etruschi a nord e Greci a sud.

 

La civiltà etrusca non solo precede quella romana, ma ne va a costituire una parte essenziale e sopravviverà anche dopo la fine dell’indipendenza delle città-stato etrusche.

In età augustea una
forte corrente anti-etrusca porta a riscrivere la storia, cercando di dissociare gli Etruschi dalle origini di Roma: di fatto perö la città nasce proprio dall’unione dell’Etruria con il Lazio antico
, cui Virgilio esplicitamente riferisce con il suo "Tuscum Tiberim et Romana Palatia".

 

 

 

La principale divinità del popolo etrusco, senza corrispettivo romano, a rappresentare l'eterno mutare delle stagioni: a sinistra, unito a Pomona, ninfa della frutticoltura e degli innesti arborei, e in un mosaico romano conservato al Museo Archeologico Nazionale di Madrid.

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Dopo l'invasione dei Galli la salvezza di Roma viene dall'etrusca Cere; la prima coorte pretoria del futuro Augusto è reclutata in Etruria, una delle terre più genuinamente vetero-romane, nel Foro Romano viene collocata la statua del Dio nazionale etrusco Velthune o Veltumna o Voltumna, per i Romani Vertumno; Claudio, oltre che imperatore è storiografo ed etruscologo; l'haruspex primarius o maximus dell’Ordo LX haruspicum diventa in età imperiale l’aruspice ufficiale dell’imperatore ed aruspici vengono trovati nelle terre più lontane dell’Impero, segno, viceversa, di un’espansione della cultura etrusca anche fuori dell'Etruria e della stessa penisola italica.

 

 

Prototipo dell'auriga, i suoi splendidi cavalli ritrovati a Tarquinia; centro del suo culto il Fanum Voltumnae nella città di Volsinii (Bolsena), massimo centro religioso della confederazione etrusca.

 

I veri problemi per l’antichissima disciplina etrusca inizieranno solo con l’ambiguità di Costantino, il quale nel 319 dC con un primo editto proibisce la consultazione privata degli aruspici per poi raccomandarla due anni dopo, attraverso un altro editto, nel caso un fulmine sia caduto su un edificio pubblico...

 

Ancora lo stesso Costantino fonderà l’Altera Roma, Costantinopoli, nel 324, etrusco ritu, secondo i sacri riti etruschi come Romolo, per poi, tra i suoi ultimi atti ufficiali, emettere il Rescritto di Hispellum - la concessione agli Umbri di riunirsi annualmente non più a Volsinii insieme agli Etruschi, ma in Umbria in un edificio celebrativo della Gens Flavia, detto tempio, a condizione che non sia "contaminato dagli inganni di qualsiasi contagiosa superstizione", documento che, in pratica, decreta la fine dell’unione delle comunità umbre con la federazione religiosa etrusca, da tempi antichissimi con sede nel Fanum Voltumnae, a Bolsena.

 

Nonostante tutti gli attacchi e le persecuzioni subite dall’antica religione, si hanno notizie di uno sviluppo della disciplina etrusca ancora nel VI sec. dC.

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E, stranamente, la produzione letteraria etrusca è andata completamente perduta, non solo gli antichi originali, ma anche le loro più tarde trascrizioni di epoca romana, della cui esistenza abbiamo comunque numerose prove, e addirittura la stragrande parte della storiografia latina che tratti la questione etrusca...: agli inizi dell’Impero Romano, a 30 anni circa cioè dall'inizio del nostro calendario con la nascita di Cristo, sappiamo per certo ancora conservato innumerevole e preziosissimo materiale etrusco, in lingua etrusca, e sugli Etruschi, sufficiente perché l’Imperatore Claudio possa ad esempio comporre i suoi  Tyrrenikà, monumentale opera in ben 20 libri di storia, cultura e arte etrusche riguardanti un arco di tempo quasi millenario, o perché Marco Terenzio Varrone, direttore della biblioteca pubblica di Roma (!), possa far diretto riferimento a fonti storiche etrusche quando cita le Tuscae Historie nei suoi Antiquitatum rerum humanarum et divinarum libri XLI, cioè nei suoi 41 libri, divisi in 25 libri Rerum humanarum e 16 Rerum divinarum!

 

Anche le scene dipinte nella Tomba dei Saties o cosiddetta "François" a Vulci raccontano episodi storici in cui eroi etruschi combattono contro altri Etruschi di città alleate con i Romani e contro Etruschi di Roma, scene che presuppongono una tradizione storica, per il semplice fatto che gli affreschi tombali, scoperto solo alla metà del 1800, risalgono con certezza al 340-310 aC circa, mentre gli avvenimenti che rappresentano devono necessariamente essere avvenuti due secoli prima.

 

 

La lotta di eroi etruschi negli affreschi della Tomba François a Vulci: Celio Vibenna  o Caile Vìpinas liberato da Mastarna o Macstrna, identificabile come Servio Tullio, secondo Re etrusco di Roma -  opera di grandissimo interesse dal punto di vista storico della nazione etrusca, dipinta proprio all'epoca dei contrasti con l'aggressiva Roma, cui il centro costiero di Vulci, come ad una ad una tutte le altre città-stato etrusche, sarebbe stato destinato a soccombere nel 280 aC.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I Re di Roma Quasi la metà Etruschi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima fase storica di Roma è caratterizzata da un governo di tipo monarchico, il quale si conviene tradizionalmente si sviluppi dal 753 al 510 aC: il suo inizio coincide con la mitica fondazione della città e termina con una rivolta popolare che instaurerà la Repubblica - l'ultimo Re di Roma è un Etrusco e non è il solo.

 

A sua volta nell'iniziale periodo di monarchia si possono distinguere una prima ed una seconda età regia, quest'ultima etrusca, dall'inizio del VII all'inizio del VI sec aC.

 

Romolo e Remo allattati dalla lupa in una siliqua, moneta romana d'argento coniata per la prima volta da Costantino, a celebrare le mitiche origini divine di Roma, nel 323 dC. Questo avviene dieci anni esatti dopo il famoso "Editto imperiale di tolleranza" di Milano, che pone ufficialmente fine alle persecuzioni religiose con la proclamazione della "neutralità" dell'Impero nei confronti di ogni fede, poi nella tradizione della Chiesa reinterpretato (e da molti ancora creduto!) come l'innalzamento del Cristianesimo a religione di Stato nell'Impero, una manipolazione storica supportata da "pie leggende cristiane", come quella dell'In hoc signo vinces, con questo segno vincerai, nella battaglia decisiva contro Massenzio, tramandata prima dall'apologista Lattanzio e poi dal Vescovo Eusebio di Cesarea, secondo i quali il segno sarebbe stato "una croce con il monogramma di Cristo", il chi-rho formato dalle lettere greche X e P sovrapposte, mentre molto più probabilmente si trattava di "un cerchio raggiato", il simbolo pagano del Sol Invictus, il sole mai sconfitto: le conseguenze dell'editto e di altri atti ufficiali dell'Imperatore Costantino verranno di fatto usati per dar inizio ad una accanita ma mai ricordata persecuzione, quella della religione etrusca, della sua antica disciplina e dei suoi sacerdoti, gli aruspici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le grandi opere della Roma etrusca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I sette Re di Roma governano la città per un periodo di circa 250 anni, dalla mitica fondazione alla Repubblica, ultimo tra loro l'etrusco Tarquinio il Superbo: gli Etruschi influiscono profondamente non solo sulle vicende storiche e culturali di Roma, ma anche sul suo sviluppo urbanistico, fino alla caduta di Vejo nel 396 aC.

 

Gli scavi archeologici, dal primo '900 ad oggi, confermano le caratteristiche di Roma come città etrusca: non dimentichiamo che la prima, scientifica ricostruzione dell’evoluzione urbanistica ed architettonica di Roma parte senza neppure conoscere dove esattamente sia ubicato il Foro Romano, preceduta da sporadici scavi nelle vicinanze degli archi di Settimio Severo e di Costantino, delle tre colonne di Castore ed il Tempio della Concordia.

 

Il salto di qualità viene con Roma Capitale del Regno d’Italia nel 1870 (appartiene fino ad allora allo Stato della Chiesa) e la successiva protezione dell’area di scavi come "zona archeologica": è merito dell'architetto ed archeologo veneziano Giacomo Boni, disegnatore di grande qualità, rispettoso del carattere storico dei monumenti antichi, cui nel 1898 l'allora Ministro della Pubblica Istruzione affida la direzione degli "Scavi del Foro Romano" - Foro, Palatino e Campidoglio.

 

La svolta arriva con le indagini sistematiche del sottosuolo, che danno subito ottimi risultati: nei pressi dell’antica Via Sacra nel Foro un cimitero arcaico dell'VIII sec. aC, sul Palatino puntelli di capanne e cocci di vasi esattamente databili al medesimo periodo.

 

 

L'architetto ed archeologo Giacomo Boni nel suo studio sul Palatino all'epoca degli scavi del Foro Romano.

 

Sull’Esquilino reperti e tracce di abitazioni e necropoli della prima metà del II millennio aC hanno già mostrato chiaramente l'avvio degli insediamenti umani sulle alture del Tevere, cui se ne vanno a sovrapporre successivi fino all'VIII sec. aC: all’improvviso i segni inconfutabili di nuove tribù di Latini, perché abitano in capanne di rami ed argilla sui colli Palatino, Esquilino e Quirinale e, dal principio del VI sec. aC, anche sui pendii dei colli, prima usati esclusivamente per le sepolture, e poi addirittura nelle piccole valli tra i colli, anche in zone paludose.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Roma" Etimologia della parola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche se Roma nasce dallo stanziamento di gruppi di origine latino-italica, il suo nome è etrusco: molto più tardi svariati scrittori latini ne diranno una storia "degna dei suoi destini", indicandone il nome latino in Valentia, traduzione del greco ρωμή, rhómee, "forza" - una palese pseudo-etimologia, perché di certo alla sorgere di quel modesto agglomerato nessuno poteva prevederne la futura potenza militare e politica.

 

La scultura a dimensioni naturali della famosissima Lupa Capitolina, con le mammelle gonfie di latte, che nutre Romolo e Remo - gelosamente custodita nei Musei Capitolini, è simbolo ufficiale della città di Roma ed icona di "romanità", conosciuta in tutto il mondo: meno risaputo è che il bronzo sia proprio un pregevole manufatto etrusco databile al V sec. aC (anche se recenti analisi farebbero di questo esemplare una copia medievale), cui Antonio del Pollaiolo, pittore, scultore ed orafo fiorentino, aggiungerà ad hoc i gemelli solo nel tardo 1400...

 

 

 

 

 

 

 

 

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