Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

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Roma città etrusca, eccome!

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

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La Tabula Peutingeriana” o “Codex VindobonensisApprofondimento  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il viaggio: Peregrenor ergo sum - Mi muovo, quindi esisto (continua)

L'evoluzione del "viaggio" (continua)

Il "viaggio" nel nostro tempo

 

Il viaggio: Peregrenor ergo sum - Mi muovo, quindi esisto

Il "viaggio" come esperienza

L'evoluzione del "viaggio"

Il "viaggio" nell'antichità

Il "viaggio" nel'Età di mezzo

Il "viaggio" nel nostro tempo

L'impossibile evasione

Il cosiddetto "viaggio turistico"

Turismo è davvero "viaggiare"?

La distruzione dell'esperienza

 

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Il viaggio: Peregrenor ergo sum - Mi muovo, quindi esisto (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'evoluzione del “viaggio”  (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Johann Wolfgang von Goethe - Ritratto "Goethe nella Campagna Romana", 1786, di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, detto Goethe Tischbein, di famiglia di pittori tedeschi, amico di Goethe e nel 1787 suo compagno di viaggio a Napoli, per un decennio poi lì direttore dell'Accademia di Belle Arti, fino all'occupazione francese.

 

Goethe, a cavallo tra Settecento e Ottocento, uno dei più grandi letterati tedeschi ed uno dei più rappresentativi personaggi "universali" nel panorama culturale europeo, dedito alla poesia, al dramma, alla letteratura, alla teologia, alla filosofia, all'umanismo, alle scienze, alla pittura, alla musica e alle altre arti, originario inventore del concetto di Weltliteratur , letteratura mondiale, con approfondita conoscenza e ammirazione di realtà culturali nazionali come l'inglese, la francese, l'italiana, la greca, la persiana e l'araba.

 

 

Il “viaggio” nel nostro tempo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il concetto di viaggio entra così nell'età moderna pronto alla sua lenta ma essenziale trasformazione:

 

- dal viaggio necessario dell'antichità, come sfida che porta alla ricompensa della saggezza, dell'esperienza e della ratificazione sociale

 

- dopo quello della cristianità medievale, come sofferenza espiatoria

 

- dopo il viaggio cavalleresco, volontario, individuale e d'avventura

 

l'Umanesimo apre le porte a:

 

- il viaggio di scoperta geografica,

- a quello successivo di studio scientifico

- ed infine al viaggio di pura erudizione.

 

 

In un certo senso il viaggio riacquista la sua perduta dimensione di “arricchente esperienza”, con finalità che presuppongono punti di partenza e di arrivo.

 

 

Questo fino a tutto il Seicento e gran parte del Settecento, quando viaggiare diventa più che mai una prerogativa dell'élite.

 

I viaggi sono per antonomasia "aristocratici": i soli a poterseli permettere sono i "molto ricchi", con una vera epopea di viaggi reali intrapresi da sovrani-viaggiatori in cosiddetti "Grand Tour", poi viaggi "d'obbligo" per ogni giovane aristocratico, il classico gentleman, attraverso Francia, Germania, Svizzera e Italia, quale tocco finale alla sua educazione umanistica, a scopo cioè decisamente istruttivo ed accademico.

 

 

Da notare come il Grand Tour, sia per lungo tempo riservato non solo all'aristocrazia, ma ai maschi dell'aristocrazia!

 

Ma la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento vengono profondamente segnati da proclamazioni di nuova "libertà", sociale ed individuale, è quindi naturale l'evoluzione del viaggio come espressione di questa libertà.

 

 

Con l'abbassamento dei costi di viaggio, non solo il "lusso" del viaggiare diventa accessibile anche alla classe borghese, uomini e donne, ma il viaggio in se stesso da libero diventa esasperato e addirittura "evasivo", fino all'autentico vagabondaggio del Romanticismo - anziché di dolore, il viaggio diventa "di piacere".

 

 

Le nuove caratteristiche del viaggio del Novecento sono il voler partire, lo scegliere la "precarietà" del muoversi (anche se in effetti i Paesi Europei dopo tante guerre sono ora più accessibili e sicuri), il liberarsi da ogni necessità, l'affermare la propria indipendenza da un contesto sociale vissuto come limitante.

 

In pratica decidere di disfarsi dei condizionamenti dell'ambiente socio-culturale cui si appartiene altro non è che la ricerca di una nuova identità, il desiderio profondo di percepire la realtà e, allo stesso tempo di essere percepito dagli altri, in modo del tutto nuovo, lo stimolante bisogno di nuovi significati.

 


Fra
Ottocento e Novecento alle "certezze" della religione e della razionalità, si sostituisce la ricerca di nuova capacità percettiva, una netta frattura di crisi, rispecchiata in pieno nella concezione del viaggio.

 

Dopo aver perso le connotazioni di "sfida", "lotta" e "sofferenza" perde anche quella del "fare esperienza", quando ormai tutto nel mondo è ormai percorso, studiato e documentato - di esperienza da fare rimane  soltanto l'arricchimento che deriva dall'"incontro con lo sconosciuto", l'umano altro e diverso.

 

 

Progredendo nel Novecento, la sua esplosione di "progresso" scientifico, tecnologico e industriale completa la distruzione dell'io conducendo l'uomo senza identità a rinnovati fenomeni di nomadismo, verso sogni irraggiungibili,  e vagabondaggio, cioè il "viaggio senza meta".

 

Proprio questo progresso freddo e disumanizzante diventa il primo ostacolo alla crescita interiore dell'uomo, anzi lo abbruttisce, riducendo la società ad una prigione alienante, imborghesita fino ad una uniformità utilitaristica e conformistica pressoché globale.

 

 

L'"uomo appiattito" neppure spostandosi trova più occasioni di esperienze autentiche.

 

Nuove vie di comunicazione portano da città a città tutte similmente borghesi ed è il boom della fuga verso il “selvaggio”, l'“esotico” e il “lontano” dove poter riacquisire ed esprimere la propria umanità - una fuga illusoria che non riesce minimamente a sanare un profondo disagio esistenziale ormai troppo profondo.