Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

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Roma città etrusca, eccome!

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

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La Tabula Peutingeriana” o “Codex VindobonensisApprofondimento  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il viaggio: Peregrenor ergo sum - Mi muovo, quindi esisto (continua)

L'evoluzione del "viaggio" (continua)

Il "viaggio" nel'Età di mezzo  

 

Il viaggio: Peregrenor ergo sum - Mi muovo, quindi esisto

Il "viaggio" come esperienza

L'evoluzione del "viaggio"

Il "viaggio" nel'Età di mezzo

Il "viaggio" nel'Età di mezzo

Il "viaggio" nel nostro tempo

L'impossibile evasione

Il cosiddetto "viaggio turistico"

Turismo è davvero "viaggiare"?

La distruzione dell'esperienza

 

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Il viaggio: Peregrenor ergo sum - Mi muovo, quindi esisto (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'evoluzione del “viaggio”  (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cornicione dei Pellegrini - Torre campanaria del Duomo di Fidenza (Parma), XII secolo.

 

Bassorilievo mostra pellegrini in viaggio per Roma sulla "Via Francigena", anche detta Francisca o Romea, perché parte delle vie "romee", che dall'Europa Occidentale portano al Sud Europa fino a Roma e di qui alla Puglia per l'imbarco a Brindisi verso la Terra Santa, meta di pellegrini sì ma anche di Crociati.

 

Il pellegrinaggio a Roma per visitare la supposta tomba di Pietro è nel Medioevo una delle tre peregrinationes maiores insieme appunto alla Terra Santa e a Santiago di Compostela, come documentato a partire dal IX secolo tra l'altro in una pergamena dell'876 conservata nell'Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata: nella Tuscia Romana la Via Francigena entra da Nord Acquapendente e, seguendo l'antica Via Cassia, passa Bolsena, Montefiascone, Viterbo e Sutri, per poi raggiungere Roma.

 

 

Il “viaggio” nell'Età di mezzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Occidente Cristiano genera poi un altro tipo di viaggio: non è un percorso eroico e neppure pedagogico, ma di esilio, di penitenza e di purificazione - il cosiddetto "pellegrinaggio".

 

Per i “pellegrini” del Cristianesimo medievale - dal Latino peregrínus, "straniero", da cui peregrinàri, “viaggiare in Paesi stranieri” - tutto si rifà al “peccato originale” dell'uomo e alla conseguente cacciata dall'Eden, ossia l'“esilio” dell'uomo lontano da Dio: ad Adamo ed Eva viene imposto di viaggiare per espiare la propria colpa.

 

 

Dunque si tratta ancora di un viaggio imposto dall'alto - ed in questo nulla di diverso dal viaggio dell'eroe, e la sua caratteristica principale rimane la sofferenza - niente di nuovo neppure qui.

 

A differenza del viaggio dell'antichità classica però i sacrifici, i patimenti e i rischi servono non a vincere conoscenza, esperienza e gloria, ma a "pagare un debito", come necessaria cura purificante dei peccati che lo hanno provocato.

 

Altra differenza sostanziale è che il pellegrinaggio non prevede ritorno, non è accompagnato e sorretto dalla speranza di un "arrivo", non prevede sollievo, perché non ha la promessa di una ricompensa, anzi si avvicina ad una specie di perpetuo vagabondaggio, abbandonando il viaggiatore all'azione purificante della strada, unico luogo dove può sentirsi "a casa".

 


Questo modo di andar via ricalcando
l'esilio dei progenitori, si fonda sull'idea che il viaggio fatto a certe particolari condizioni verso specifici posti riesca a purificare il viaggiatore, una specie di riabilitazione dell'uomo peccatore.

 

Una credenza ed pratica queste così consolidate da arrivare quasi intatte fino ai nostri giorni, non solo nella tradizione religiosa cristiana, ma anche sotto forme molto simili in quella islamica e nel buddismo.
 

 

Oltre al viaggio di purificazione il Medioevo introduce anche un altro tipo di viaggio, quello intrapreso di propria volontà dal solitario “cavaliere” in cerca di gloria.

 

 

Una dimostrazione di carattere, di capacità e di indipendenza - nobiltà di animo e libertà di movimento, alla ricerca di continue avventure, fitte di incontri con esseri fantastici, nell'atmosfera misteriosa e magica di forereste incantate...

 

Il cavaliere è un viaggiatore irrequieto, che alla fine di un'avventura non trova pace né soddisfacente godimento nel potere su un regno o nelle grazie di una (ma)donna, ma solo nella ricerca di sempre nuove avventure, in un continuo susseguirsi di partenze e ritorni in effetti senza forti perché...

 

 

La rottura di tendenza nella concezione del viaggio è comunque un fatto.

 

Non si parte più per costrizione ma per scelta, facendo del viaggio un'affermazione della propria individualità.