Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

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Roma città etrusca, eccome!

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

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La Tabula Peutingeriana” o “Codex VindobonensisApprofondimento  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il viaggio: Peregrenor ergo sum - Mi muovo, quindi esisto (continua)

L'evoluzione del “viaggio” (continua)

Il "viaggio" nell'antichità

 

Il viaggio: Peregrenor ergo sum - Mi muovo, quindi esisto

Il "viaggio" come esperienza

L'evoluzione del "viaggio"

Il "viaggio" nell'antichità

Il "viaggio" nel'Età di mezzo

Il "viaggio" nel nostro tempo

L'impossibile evasione

Il cosiddetto "viaggio turistico"

Turismo è davvero "viaggiare"?

La distruzione dell'esperienza

 

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Il viaggio: Peregrenor ergo sum - Mi muovo, quindi esisto (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'evoluzione del “viaggio” (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bucchero raffigurante gli Argonauti - Età del Ferro

 

Gli Argonauti - in Greco antico 'Aργοναuται, Argonâutai - cinquantina di Eroi di una delle più affascinanti narrazioni mitologiche greche, l'avventuroso viaggio sulla nave "Argo" ('Aργώ, Argó, cioè "la rapida", da cui il loro appellativo) guidati da Giasone alle ostili terre della Colchide, nell'attuale Georgia sul Mar Nero Orientale, alla riconquista del cosiddetto "vello d'oro", mito che si rifa ai pionieristici viaggi dei mercanti-marinai proto-greci in cerca d'oro, metallo nobile estremamente scarso sulla propria Penisola Greca.

 

 

Il “viaggio” nell'antichità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il classico viaggio dell'antichità è quello dell'"Eroe" e serve a legittimare molte cose in quel tipo di società: per prima il "Fato", l'inevitabile destino, poi il ruolo degli "dei" nella vita di noi mortali, i quali devono esserci, senza via di scampo, da ultima, ma non meno importante, il ruolo dell'"eroe" stesso nella comunità, con chiare finalità pedagogiche o, volendo dirla tutta, propagandistiche.

 

Tutto è meno che un viaggio "di piacere", perché è un percorso cui l'uomo non può sottrarsi, pieno di sfide e prove imposte dal Fato, enormi fatiche, sacrifici e sofferenze, indescrivibili insidie, pericoli e tranelli: "Forze Superiori" esigono, comandano e infliggono, però l'Eroe ne guadagna già in vita fama, gloria, status sociale e, anche da morto, rimarrà punto di riferimento della comunità ed esempio da emulare per le future generazioni - il sistema perpetua se stesso!

 

 

Il mito dell'eroe è indispensabile alle origini di una civiltà, quando la società stenta ancora ad organizzarsi con leggi civili: l'eroe insegna al suo popolo la coltivazione, la metallurgia, la scrittura, la guerra e fonda città, stabilisce le prime norme di convivenza.
 

Le storie di dei ed eroi dei poeti-cantori greci, che si spostano di città in città, fanno spettacolo, vengono recitate con l'accompagnamento della lira, si tramandano di generazione in generazione, vanno ampliandosi col tempo, si rigenerano e si adattano: in effetti la televisione di allora!
 

 

Le incredibili imprese di Eracle, o Ercole, eroe primigenio le cui "fatiche" derivano dal folklore locale e forniscono inesauribile ispirazione per una serie di leggende, ne deriva addirittura una "stirpe" di eroi - gli "Eraclei", poi il viaggio di Giasone e gli Argonauti, seconda generazione di eroi in un ciclo epico così popolare da fare concorrenza alle avventure di Odisseo, o Ulisse, cioè la terza e sicuramente  più significativa fase di questa Età di Eroi, Iliade, Odissea, la Guerra di Troia e quel che dopo accade - fino all'Eneide e oltre.

 

Sempre la stessa storia: un lungo ed accidentato percorso fisico e non in cui il povero "prescelto" viene ridotto ai minimi termini, spogliandosi del "superfluo" delle proprie ambizioni, offrendo piuttosto tutte le sue energie in lotte spesso impari, ma che comunque qualcun altro ha deciso "da farsi", rimanendo sempre più solo lungo il cammino, e tutto questo per "scoprire il suo vero io", essere umano al servizio della comunità, per ritornare in "patria" ad elargire della "saggezza" conquistata attraverso le dure esperienze...

 

 

Attenzione: stranamente, ma non proprio, anzi molto volutamente, nella della storia dell'eroe il suo autoannientamento fisico non lo distrugge mentalmente, perché questa equazione didattico-educativa si propone appunto di insegnare che "morendo a se stessi si rinasce più forti" - d'altro canto basterebbe tornare a neppure un secolo fa per rivivere le stesse melodie in altra salsa...

 

La categoria "viaggiatori-eroi" viaggia quindi sì per sfidare e sfidarsi, ma viaggia soprattutto perché "deve" e la necessità del viaggio non sta nell'arrivare a, ma nel tornare al punto di partenza, alla propria terra cui si è e si rimane legati - come persona "nuova", rigenerata, famosa nel mondo come famosa ora la sua patria, arricchita di nuove conoscenze ed esperienze, in altre parole capace di arricchire a sua volta la propria comunità nel ruolo di figura educatrice, tutto secondo l'allora vigente "filosofia di vita" in ambito sociale e pedagogico, "viaggia per imparare e riporta con te l'esperienza spendendola per il benessere e lo sviluppo della tua comunità".

 

 

Dunque il viaggio nell'antichità è in pratica un νόστος o nostos, Greco per "ritorno a casa" - e, non a caso, Νόστοι, "Ritorni", sono chiamati i poemi greci del ciclo epico, quelli Omerici inclusi - un viaggio circolare in cui punto di partenza e di arrivo coincidono.