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Cultura e società
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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico Ieri per capire meglio l'oggi Chi siamo Roma città etrusca, eccome! |
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Gli Etruschi a Roma, ancora prima che esista – Approfondimento |
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In questa pagina La preistoria e protostoria di Roma La storia è sempre scritta dai vincitori Le origini di Roma nel racconto di Tito Livio Fin dall'inizio, nonostante tutto La palude del Velabro, il cosiddetto "Lupercale" ed il Vicus Tuscus L'ulteriore espansione e le Mura Serviane
Pagine correlate
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La preistoria e protostoria di Roma |
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La storia è sempre scritta dai vincitori |
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Le origini di Roma nel racconto di Tito Livio |
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Sorvoliamo rapidamente la "doppia discendenza divina" di Roma - da Enea, figlio di Venere, e Romolo, figlio di Marte: la successiva grandezza dell’Urbe sembri dar pieno diritto di nobilitarne le origini divinizzandole.
La fondazione della città viene riportata da Tito Livio, nella sua storia di Roma, come un momento magico al termine di una lunga storia...
Enea, figlio di Anchise ed, appunto, della dea Venere, sopravvive alla guerra di Troia, giunge nell'attuale Lazio e si stabilisce nelle terre del Re Latino.
Su questo "fatto" si basa poi tutto il successivo impianto narrativo - i Latini sono già qui quando gli altri popoli arrivano: è la loro terra.
L'affresco pompeiano "Enea ferito", recuperato nella cosiddetta Casa di Sirico durante gli scavi archeologici della città e databile alla metà del I sec. dC, un omaggio al mitologico racconto delle origini di Roma, oggi esposto al Museo Nazionale Archeologico di Napoli.
L'inevitabile scontro che ne segue fra Latini e Troiani termina con una pace, suggellata dal matrimonio di Enea con la figlia di Latino, Lavinia, alla quale l'eroe dedica la sua nuova città di Lavinio, in cui i due si trasferiscono e dove nasce il figlio Ascanio.
Ascanio o Iulo che sia, lascia Lavinia e fonda Alba Longa, creando un nuovo stato a sud del fiume, che gli Etruschi chiamano Tevere e i Latini Albula.
Nella discendenza di Ascanio due fratelli, il primogenito Numitore ed Amulio, il quale sottrae il legittimo potere a Numitore, elimina la possibilità di altri pretendenti al trono, costringendo la nipote Rea Silvia a farsi vestale (oggi diremmo "suora"), ma questa, nonostante il suo voto di verginità a vita, viene messa incinta dal dio Marte e partorisce Romolo e Remo.
L'olio su tela "Romolo e Remo" di Peter Paul Rubens dipinto nel 1614, con Faustolo che scopre i gemelli mentre vengono allattati dalla lupa, con la madre, la vestale Rea Silvia, ed il vecchio fiume Tevere che stanno a guardare compiaciuti: il quadro può essere ammirato nella Sala di Santa Petronilla, ai Musei Capitolini di Roma.
Essendo gemelli ed in mancanza quindi di una vera primogenitura, i fratelli lasciano che siano gli dei a decidere: Remo prende per primo i suoi auspici vedendo 6 avvoltoi sull’Aventino, a Romolo ne appaiono poco dopo 12 sul Palatino - da qui una difficile questione di interpretazione su chi dovrà fondare la città, chi abbia visto prima gli uccelli o chi ne abbia visti di più?
Fatto sta che Remo muore (probabilmente ucciso dal fratello) ed è Romolo a fondare Roma, della quale assicura la difesa con possenti mura, decidendo poi di considerarne "cittadino" chiunque indistintamente scelga di abitarvi ed introducendovi anche precise norme giuridiche a garanzia di una civile convivenza.
Fin qui il glorificante racconto di Livio. |
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Fin dall'inizio, nonostante tutto |
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Comunque la si metta, la cerimonia di fondazione della città di Roma segue una liturgia sacra tipicamente etrusca, Romolo fa sue le tradizioni etrusche, evidenzia il suo primato con dodici littori, sia fasci littori (una scure dal manico fasciato di verghe) che numero dodici sicuri simboli etruschi del potere del Re: le dodici città-stato delle tre rispettive "dodecapoli" etrusche - la toscano-laziale, la padana e la campana - forniscono ciascuna al neoeletto Re un littore a garanzia del suo potere.
Così come altre forme e simboli di potere tradizionali etruschi si ritrovano fin dall’inizio nella vita pubblica di Roma, come la toga orlata di porpora, cosiddetta toga pretesta, o la sedia curule, posta un carro, da cui il magistrato giudicante emette le sue sentenze: storicamente contestualizzato, il pur mitizzante racconto di Tito Livio sulle origini di Roma, rappresenta nonostante tutto una credibile realtà locale della preistoria e protostoria della futura Urbe o "città per eccellenza", inclusa la tutta profonda influenza e la onnipresente contaminazione culturale etrusca nei suoi costumi, vita e società.
Il frammento cosiddetto "Rilievo dei littori", già elemento decorativo di un'ara funeraria o di un monumento celebrativo con scena sacrificale di epoca augustea, proveniente dalla colonia romana Iulia Concordia, oggi Concordia Sagittaria o, in friulano concordiese, Cuncuardia, Venezia. |
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La città dei sette colli |
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Il Saeptimontium |
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Prima della cosiddetta “fondazione di Roma” esiste già un villaggio sul Palatino, o meglio più insediamenti umani sulle due alture del colle, il Germalo o Germalus, in latino arcaico Cermalus, a nord-ovest, ed il Palatium, separate da un avvallamento detto intermontium, e sul Velia, propaggine dell'Esquilino, tra Palatino e Oppio, in gran parte sbancata negli anni 1930 da Mussolini per l'apertura della nuova, pomposa Via dei Fori Imperiali.
A questo villaggio, che ha, secondo l’uso etrusco, un capo o re sicuramente con compiti sacerdotali, fanno riferimento anche gli altri agglomerati sui colli circostanti: sull'Esquilino, il colle più alto ed esteso della zona, con le già citate alture del Cispius a nord, Oppius a sud (il nome gli verrà dato più tardi, dal tuscolano Opiter Oppius, che difenderà Roma da attacchi nemici mentre Tullo Ostilio assedierà Vejo), e Fagutalis ad ovest (a ridosso del futuro Colosseo, confinante con Velia e Cispio), sul Celio (prima denominato Querquetulanus per il suo querceto, poi Caelius dall'eroe etrusco Celio Vibenna), sulla Subura o Suburra (alle pendici di Quirinale e Viminale verso l'Esquilino).
Tutti questi nuclei diventano con il tempo così interdipendenti che, per assicurare la propria esistenza, difesa e sopravvivenza decidono di costituire una lega, con vincoli federali, il cosiddetto Settimonzio o Saeptimontium, la Federazione, cioè, "dei Sette Colli".
Sopra, a sinistra, i "tradizionali" sette colli principali con, a destra, le loro - forse meno conosciute - rispettive alture, propaggini e depressioni intermedie: - Aventino o Mons Aventinus; - Palatino o Mons Palatinus; - Quirinale o Collis Quirinalis, con le alture secondarie dei Colles Latiaris, Mucialis e Salutaris; - Viminale o Collis Viminalis; - Celio o Mons Caelius, con la propaggine orientale del Celiolo o Caeliolus; - Esquilino o Mons Esquilinus; - Campidoglio o Mons Capitolinus, con le sommità nord, Arx, e sud, Capitolium, separate dalla "sella" dell'Asylum.
La letteratura latina a noi pervenuta parla di "feste", riportate come istituite dal Re Numa Pompilio e celebrate nei mesi di Maggio e Dicembre, comprendenti tra l'altro una processione lungo tutti i sette colli "originari", ma che originari sappiamo non essere: è chiamata "del Saeptimontium" (di cui sopra), con sacrifici sulle 27 tombe o sacraria degli Argei.
Secondo Varrone gli Argei sono eroi che, venuti in Italia con Ercole, strappano quelle terre laziali a tribù di Siculi e Liguri, stabilendosi poi in un villaggio addirittura "fondato dal Dio Saturno" ma "sul Campidoglio": i sacrari potrebbero comunque simboleggiare un'antica divisione territoriale, di sicuro precedente a quella delle 4 Regiones di Servio Tullio, legata proprio al Settimonzio e alle Curie, e, a ulteriore conferma delle sue lontanissime origini e del suo evolversi con la successiva espansione urbana, la celebrazione è riservata dapprima alle popolazioni di origine latina, venendo poi estesa ai Sabini del Quirinale e diventando infine "di tutta la città" e perdurando, svuotata però del suo significato originario, fino in epoca imperiale. |
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La palude del Velabro, il cosiddetto "Lupercale" ed il Vicus Tuscus |
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Questa realtà esiste quindi già quando Romolo, secondo la tradizione, fonda la sua città sul Mons Palatinus e gli scavi archeologici lo confermano con importantissimi reperti molto antichi dei primi insediamenti di tipo urbano, sia sul colle che sulle sue pendici verso il Tevere, nella zona del Velabrum, un area pianeggiante tra Palatino e Campidoglio, così chiamata in antico dal latino a vehendis ratibus, cioè "da attraversare in zattera".
È proprio in quest'ansa, allora paludosa, che, secondo la leggenda, si arena la cesta con i gemelli Romolo e Remo, forzatamente abbandonati da Rea Silvia, poi trovati e nutriti dalla "lupa": e guarda caso nella Roma antica urbanizzata, il Velabro si estende lungo il Vicus Tuscus, corrispondente al lato nord-ovest dell'irregolare quadrilatero del Palatino, che dal centro del futuro Foro va a terminare verso il Tevere(o che, partendo da lì, porta nel cuore di Roma!) - ma dato che nulla nei racconti di quell'epoca è "casuale", anzi vale decisamente il contrario, l'unico significato plausibile di quella toponomastica è che sia ubicato lì perché è lì, in quell'humus etrusco, che la nuova città affonda le sue radici, dove Roma ha le sue vere origini, prima ancora di esistere!
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In alto, le rovine della residenza di Augusto sul Palatino, la Domus Augustiana e, in basso, durante recenti lavori di restauro gli archeologi credono di aver identificato, grazie ad una sonda, il luogo simbolo del mito di Roma, il cosiddetto "Lupercale", la grotta, cioè, in cui secondo la leggenda la lupa allatta Romolo e Remo, poi annessa dall'Imperatore alla sua villa. |
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La prima Roma è "quadrata" |
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L'area del Palatino comincia dunque ad essere abitata già a cavallo tra il I ed il II millennio aC: pochi ettari vivibili, circondati da paludi, ma da cui è possibile controllare il corso del Tevere nel suo punto più strategico, un agglomerato umano e poi "urbano" che rimane pressoché inalterato per 2-3 secoli, la cosiddetta "Roma quadrata", così chiamata dalla forma irregolarmente romboidale del colle.
La Roma Quadrata in una illustrazione del 1527 a cura del filologo ravennate Marco Fabio Calvo, amico di Raffaello e partecipe al suo progetto di ricostruire la Roma Imperiale: la pianta fa parte di una serie, il primo tentativo di visualizzare sistematico lo sviluppo urbanistico di Roma durante le diverse epoche storiche - molte delle sue, a volte fantasiose, "ricostruzioni" vengono poi riprodotte in incisioni di Giovanni Battista Piranesi nel 1700.
In effetti ricorrono due diverse interpretazioni della Roma Quadrata: la prima, tra leggenda e storia archeologicamente provata, la intende esclusivamente come quel primo nucleo sulla cima del Germalo, racchiuso nel pomerium o solco di confine tracciato da Romolo, solo poi sviluppatosi ad entità urbana, mentre la seconda, come nell'illustrazione sopra e riportata anche da Plinio, la vede con mura molto più estese, con "tre o forse quattro porte", già a racchiudere non uno ma quattro colli, Capitolino incluso - solo che il Campidoglio entra a far parte dell’area urbana circa due secoli dopo l'originaria Roma Quadrata...
Comunque sia, la prima espansione di questo primo nucleo avviene durante l'VIII sec. aC, un allargamento cosiddetto "a macchia d'olio" (una tendenza caratteristica, ma non certo qualitativa, che Roma purtroppo perpetuerà fino ai nostri giorni, nulla facendo neppure intravedere in questo senso auspicabili cambiamenti "culturali", né nella pianificazione urbanistica, né tanto meno in quella paesaggistica), ed il suo dilatarsi da un'unica altura in tutte le direzioni verso il territorio limitrofo lo porta alla inerziale, conseguente "fusione" geografica e sociale con le tribù stanziate nei dintorni, un'integrazione ed assimilazione che genera gradualmente quella "città dei sette colli", cui si usa riferire pensando a Roma.
Una mappa dell'antica Roma mostra chiaramente il suo graduale allargamento "a macchia d'olio" attraverso la sovrapposizione delle varie fasi di espansione della città con le relative cinte murarie.
Quindi, più che sui sette colli tradizionalmente noti, le fasi iniziali dell'espansione urbana della zona avvengono, oltre che sulle due alture del Palatino, Cermalus e Palatium, solo su quattro altre, alcune più modeste e secondarie: - il Velia, che collega il Colle Palatino con le pendici dell'Esquilino; - le tre occidentali "gobbe" dell'Esquilino, Oppius, Cispius e Fagutal.
Il primo asse di sviluppo urbano di Roma punta decisamente a nord-est: ad esempio, il poi famosissimo ed in tutti i sensi per Roma centrale Colle Capitolino, è ancora considerato e viene in quest'epoca descritto come letteralmente inabitabile.
Il primo villaggio sul Colle Palatino, la Roma (pressappoco) quadrata, nato dalla fusione di nuclei sparsi, molti dei quali già risalenti all'Età del Bronzo. Dagli iniziali agglomerati di capanne Roma si svilupperà in 5 grandi fasi: - questa, la prima fase o "arcaica" dal VII sec. aC, il villaggio; - la seconda o "dei Re" nel VI sec. aC, la genesi di una vera città; - dopo il periodo di crisi seguito alla monarchia, la terza fase di sviluppo, la Roma repubblicana dal V al I sec. aC, una città fortificata la cui popolazione iniziale di 100.000 abitanti si raddoppia in 4 secoli; - la quarta fase coincide con la cosiddetta "Età Augustea", intorno al nostro anno 0 (14 dC); - la quinta ed ultima fase prima del collasso, la Roma imperiale dal I al IV sec. dC, una bulimica metropoli con oltre 1 milione e mezzo di abitanti, che nel successivo periodo di maggior abbandono si ridurranno però drasticamente a soli 45.000... |
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L'ulteriore espansione e le Mura Serviane |
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Soltanto più tardi le Mura Serviane, erette nel IV sec. aC, racchiuderanno una città che, a questo punto sì, notevolmente più espansa, andrà davvero a comprendere tutti i famosi sette colli.
E per la prima volta i sempre più rapidamente numerosi abitanti di Roma si troveranno ad essere distinti in inquilini, quelli residenti nell'Urbe "entro le mura", ed exquilini o aexquilae, qualora appartenenti alla sua fascia, cosiddetta "suburbana", fuori le mura, da cui il verbo latino ex-colere, "abitare fuori (dalle mura)".
Il tracciato delle nuove mura cittadine erette nel 378 aC da Servio Tullio a difesa di Roma: la struttura urbana, dalla Roma Quadrata fino alla costruzione delle Mura Serviane ed oltre, rimane fortemente decentrata, con baricentri in ciascuna delle alture, come dimostra anche il fatto che siano entità difensive a se stanti, con una propria funzione militare indipendente.
Una ricostruzione prospettica della seconda fase dello sviluppo di Roma (l'estensione della città è evidenziato dal rosso dei tetti): questo è il vero salto di qualità, dovuto soprattutto alle opere dei Re etruschi, i cui ingegneri idraulici riescono a drenare e sanare la parte paludosa coronata dai colli, trasformandola così in uno spazio comune a congiungerli tutt'intorno, quello che poi diventerà e rimarrà il vero baricentro urbanistico, politico, religioso e commerciale della futura Roma. Da notare l'imponente Circo Massimo ed il laghetto circolare, proprio al centro dell'agglomerato urbano, dove nel I sec. aC verrà poi edificato il Colosseo.
Altra veduta "aerea", questa della terza fase dell'espansione della città Roma: una potenza politico militare in rapida ascesa, con un numero crescente di alleati ma anche di nemici da cui difendersi, e per questo le prime vere mura, non a circuire il perimetro di un singolo colle, ma a racchiudere tutti i colli, le zone intermedie e quelle limitrofe ormai altamente urbanizzate o in via di urbanizzazione intensiva, ma ancora e soltanto sulla riva sinistra o est del Tevere, data la dominanza etrusca sulla "Ripa" o riva opposta, quella appunto chiamata "Vejentana".
La quarta fase o "imperiale" della città Roma: la principale zona di sviluppo sotto Cesare e poi Augusto è il Campo Marzio, dove, tra gli altri edifici di spicco, sorgerà il Pantheon, mentre le parti ovest e sud della città rimangono ancora pressoché invariate.
La quinta fase della massima espansione Roma fino al collasso con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, cioè dal I al IV sec. dC: il laghetto centrale non esiste più e al suo posto viene terminata nell'80 dC l'imponente mole del Colosseo, mentre il perimetro della città si allarga notevolmente fino ad un vero e proprio raddoppio, segnato dalle nuova Mura Aureliane - anche l'altra riva del fiume viene inglobata ed urbanizzata ed il verde di Roma, quello rimasto a sud della città, scompare. |
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