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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico Chi siamo Roma città etrusca, eccome! I Re di Roma, quasi la metà Etruschi |
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La prima età regia, Latini e Sabini dominano – Approfondimento |
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In questa pagina Assestamenti, consolidamento ed organizzazione La co-regenza con il sabino Tito Tazio Aria di guerra dentro e fuori le mura
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Il primo Re di Roma – Romolo |
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Assestamenti, consolidamento ed organizzazione |
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Il primo mitico Re di Roma si dice sia "Romolo", il cui nome deriva con tutta probabilità dalla città e non il contrario, dal 753 al 716 aC: prende gli auspici, traccia il solco dei confini della città secondo i sacri riti etruschi, elimina il fratello Remo, cerca stabilità interna e riconoscimento esterno per la sua nuova città, di amalgamarsi politicamente con i popoli confinanti - Ceninesi, Crostumini, Antemnati e Sabini. |
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Il ratto delle "Sabine" |
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Dopo la leggendaria fondazione di Roma, cerca di proteggerla cercando di stringere patti di alleanza con le popolazioni limitrofe, la cui riluttanza a riconoscerla costituisce la prima grande minaccia alla sua sopravvivenza: primi fra tutti i Sabini guidati Re Tito Tazio.
"Gens Tituria", moneta romana dell'89 aC: a sinistra il fronte raffigurante Tito Tazio, Re di Roma e collega di Romolo, sul retro la scena di due Romani che rapiscono due donne sabine.
Dopo aver invano richiesto loro alleanze ed incrocio etnico attraverso matrimoni misti, si ritrova a dover fronteggiare il problema di una crescente popolazione accozzata di soldati, avventurieri e mercanti, estremamente eterogenea e prevalentemente maschile, gente attratta dalle potenzialità del nuovo centro urbano: per raggiungere i sui scopi deve passare all'inganno, indice solenni festeggiamenti in onore di Nettuno, cui invita i popoli limitrofi che, scettici ma curiosi, accettano di parteciparvi in massa con interi nuclei familiari, mogli e figlie comprese.
Al culmine della festa le donne più giovani vengono trattenute a Roma, forse corteggiate, lusingate ed invogliate a rimanere o, come la storia viene raccontata, "rapite", da cui il "ratto" delle Sabine: "673 giovani donne ancora vergini", solo una "rapita per errore", la sabina Ersilia, che Romolo sposa - in realtà donne non solo di stirpe Sabina, dubbiosamente tutte illibate, tra cui, di sicuro non per sbaglio ma per premeditato calcolo e come parte di un piano ben preciso, la figlia del Re Tito Tazio.
Quest'alleanza o, meglio, serie di alleanze così vitali per la nuova città vengono soltanto molto più tardi "storicamente" rielaborate e sintetizzate nel simbolico episodio del "ratto delle Sabine" a sottolineare la "fusione" di quei popoli in specifica funzione anti-etrusca: di vero rimane probabilmente la celebrazione di matrimoni misti proprio sull'antica via per questo detta "Sacra".
Tornando comunque alla versione del "ratto", le famiglie colpite e le popolazioni, profondamente oltraggiate da un atto così irrispettoso delle più elementari regole dell'ospitalità, si uniscono al Re sabino per vendicarsi: i Ceninesi fanno per primi guerra a Roma, ma ne escono sconfitti, il loro Re viene ucciso in battaglia e la città conquistata, poi ci provano gli Antemnati che, approfittando dell’assenza dei Romani in guerra con i Ceninesi, ne invadono i territori, ma vengono in seguito ugualmente sconfitti, i Crostumini, scoraggiati, trovano soluzione nello scambio tra Romani, che vengono accettati nelle loro terre fertili, e molti Crostumini, che si trasferiscono a Roma (sembra a seguito dell'intercessione di Ersilia presso il marito Romolo.
Restano i Sabini, con cui si ha lo scontro più duro, con sorti alterne, di cui il più significativo episodio è quello famigerato della Rupe Tarpea: la figlia del comandante a difesa della rocca del Campidoglio, Spurio Tarpeio, corrotta da Tito Tazio per fare entrare i suoi soldati nella rocca, chiede come ricompensa "i gioielli portati dal nemico al braccio sinistro", ma i Sabini, che con la mano sinistra reggevano anche gli scudi, la uccidono seppellendola con quelli.
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La co-regenza con il sabino Tito Tazio |
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La guerra, di proposito scatenata dai Romani, finisce con Tito Tazio, Re dei Sabini, a condividere il trono di Roma con Romolo: una popolazione Sabina si stabilisce quindi sul colle da loro poi chiamato Quirinale, da Curi, città di origine del Re e capitale dei Sabini, per questo poi ciamati Quiriti.
Analizzando tutta questa prima vicenda iniziale della storia di Roma, si possono trarre interessanti deduzioni sugli aspetti di quella che sarà la futura politica espansionistica romana:
- si provoca un popolo alla guerra (tutti i mezzi sono leciti - in assenza di una ragione, si costruisce un pretesto) e la si vince in un modo o nell'altro;
- se la supremazia romana è schiacciante, si colonizza direttamente il territorio nemico "perdonando i vinti" con la loro integrazione nella vita sociale dei conquistatori (?),
- altrimenti gli si propone prima un'alleanza, al fine di "creare un solo popolo", rendendo così i territori acquisiti "di entrambi", come pure, teoreticamente, quelli romani,
- ma il governo di questi ultimi rimane a Roma, dove viene trasferito anche il governo dei nuovi territori... (mica male!).
Il fatto del breve periodo iniziale, un anno, di co-governo Roma testimonia una reciproca e sicuramente motivata diffidenza tra le popolazioni "fuse" per il rischio di favoreggiamenti nel difficile processo di integrazione fra le diverse etnie: perché di etnie già all'origine, anche se il "ratto" vuole metterne in evidenza solo una - quella sabina, non ce ne sono due, ma tre, indirettamente provato dal nuovo ordinamento che si cerca di dare alla città organizzando i suoi abitanti in "tribù".
Nonostante tutti gli sforzi di cancellare successivamente nei secoli ogni loro traccia, questa è la prima prova storica della presenza degli Etruschi a Roma almeno fin dagli inizi, se non ancora prima (!), proprio nella zona dove si edificherà Roma. |
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Le Gentes Romane |
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Che l’origine di Roma sia multietnica è fuori dubbio e con la pace sociale viene effettuata una prima organizzazione dei gruppi dominanti in "Genti Romane", gettando così le basi dell'ordinamento e della gestione dell'embrionale Stato Romano in tutti gli ambiti - sociale, politico e militare.
Nelle forti tribù che in questo momento formano la popolazione possono essere riconosciute quella dei Ramnes o Ramnesi o Ramini di Romolo, gli abitanti di origine latina, i Tities o Tizi o Tiziensi di Tito Tazio, quelli di origine sabina, ed i Luceres o Luceri, cittadini inequivocabilmente di origine etrusca, a conferma della loro attiva presenza in Roma fin dagli albori storici della città.
Il modello adottato divide ulteriormente ciascuna tribù in dieci “curie” con propri cosiddetti "comizi curiati", assemblee cioè in cui le decisioni riguardanti la propria comunità vengono prese a maggioranza, ed un "Consiglio di Anziani", cioè il futuro "Senato", composto dai rispettivi capi delle famiglie più importanti
La ripartizione del popolo romano è dunque in 30 Curie totali che tutte contribuiscono alla costituzione di un primo esercito, prevalentemente milites o fanti, con l'aggiunta di 3 centurie di celeres o cavalieri, ciascuna proveniente da una delle tre etnie.
Sapendo che ciascuna Curia fornisce all’esercito una "cent-uria" o unità di 100 fanti ed una "de-curia" o unità di 10 cavalieri, è facile dedurre come la futura "superpotenza" Roma di fatto non disponga agli inizi che di 3.000 soldati appiedati e 300 a cavallo sotto il comando diretto o imperium dei due Re!
Nasce
contestualmente il famoso concetto di
legio o "legione" - dal verbo
legere, "raccogliere assieme" - che poi diventerà la
macro-unità base
dell'invincibile Esercito Romano, e questa intera legione viene posta .
La Curia esclude quindi dalla partecipazione al governo della città la terza etnia, i Luceri, cioè gli Etruschi, a conferma del loro particolare stato sociale ovvero per il timore della loro ancora sovrastante potenza economico-militare.
Romolo e Tito Tazio iniziano a bonificare l'area del Campidoglio, là dove successivamente verrà costruito il Foro, nucleo urbano di riferimento su cui far affacciare Curia, templi di divinità maggiori, mercati e botteghe artigianali - insomma il futuro centro politico, religioso ed economico della città. |
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Aria di guerra dentro e fuori le mura |
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Nonostante tutti gli sforzi congiunti la tensione fra le diverse etnie, soprattutto le due al potere - la latina e la sabina, rimane alta: Tito Tazio viene assassinato in uno scontro con i Latini e Romolo, che ora deve governare da solo una popolazione praticamente spaccata etnicamente in due (con gli Etruschi rigorosamente tenuti fuori dei giochi), non trova di meglio che rimpastarla attraverso una struttura sociale "alternativa", creando cioè da una parte i Patrizi, le famiglie "patrizie" composte dai discendenti dei Patres, i fondatori storici di Roma, con esclusivi compiti religiosi ed amministrativi, e dall'altra i Plebei, appartenenti a tutte le altre etnie, in pratica gli artigiani, i commercianti e i contadini, quella che diremmo oggi la classe produttiva "operaia", con rigorosa proibizione di matrimoni misti.
In altre parole, morto o ucciso Tito Tazio, Romolo è sì ormai unico Re della nuova città, ma legato per origini solo ad un terzo della popolazione: dividere innovativamente i Cittadini Romani in "classi", razionalizzandone cioè l'organizzazione in due grandi gruppi per definizione ed intrinsecamente contrapposti, è una mossa strategica di notevole portata.
L'esplosiva competitività "qualitativa" fino ad allora legata alle rispettive etnie, in cui tutti hanno paritaria identità, problematica praticamente impossibile da risolvere pacificamente, viene sostituita da si crede essere una meno pericolosa o più gestibile "quantitativa" contrapposizione di potere - sociale, economico e militare - fra pochi "Patrizi", le famiglie che contano o "elite", ed una moltitudine di "Plebei", il resto della popolazione, "massa" anonima e disorganizzata, senza meriti né attributi, da sottomettere e governare.
Il crudo concetto di "potere" fa da spartiacque creando due distinti strati sociali, antitetici, decisamente separati secondo criteri economici, sociali e culturali: l'ambiguità machiavellica della riforma sta proprio nel fatto che questa divisione in classi sembri a prima vista trovare una sua continuità nel basarsi sulle origini delle persone, mentre è legittimata soltanto dalla loro ricchezza! Alla parte della popolazione relegata fra i Plebei vengono improvvisamente tolti tutti i diritti politici, cosa che costringe presto i singoli a cercare protezione o tutelarsi in ogni senso diventando "clienti" di un Patrizio, facendosi cioè "dipendenti" da lui, "seguaci" perché a suo seguito.
Questo
sistema "clientelare" e mafioso ci
perseguita ancora oggi, appestando molte società tra cui - prima fra
tutte - la nostra italiana: denaro, lavoro e "servizi" in
cambio di incolumità, protezione e "favori".
Anche la pacificazione esterna, raggiunta con i popoli limitrofi dopo gli avvenimenti bellici seguiti all'incidente del "ratto delle Sabine", è solo un breve intermezzo nell'infinita serie di guerre successive: nata e fattasi il suo primo piccolo spazio in un forte contesto geopolitico preesistente, la vocazione di Roma diventa da subito intrinsecamente e provocatoriamente espansionistica, perché la città comincia a incrementare rapidamente la sua popolazione, per sfamare e proteggere la quale ha conseguentemente bisogno di conquistare ed annettere sempre nuovi territori, ma espandendo così a macchia d'olio tutt'intorno lungo i suoi confini finisce per assimilare ed integrare ulteriori nuovi popoli, che vanno a loro volta a far lievitare la popolazione... - un circolo vizioso e una spirale senza fine!
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Romolo viene eliminato |
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Che Romolo a soli 55 anni e dopo ben 37 anni di regno come assoluto capo politico, religioso e militare, "scompaia" improvvisamente nel nulla "durante un'eclissi di sole" e questo a riprova "divina" della sua discendenza da Marte...: beh, davvero troppo pesante per potersi digerire anche dal più ingenuo o dal più fazioso degli storici.
"Gens Memmia, moneta romana del 56 aC: a sinistra il fronte raffigurante la testa di Romolo con attribuiti arcaici, sul retro Cerere seduta con un serpente ai suoi piedi.
Più credibile che i profondi rimaneggiamenti sociali introdotti e portati a termine da Romolo, con i Patrizi divenuti detentori assoluti del potere e, quindi, nuovi "signori" di Roma sui Plebei ma anche in reciproca lotta interna per sopraffarsi uno con l'altro, devono aver contribuito a renderlo tanto scomodo e contestato da costargli la vita: il suo corpo, molto probabilmente linciato, viene fatto opportunamente sparire.
Qui, come tantissime altre volte, la storia ufficiale di Roma, quella scritta cioè su ordinazione all'apice della sua potenza, va ad esaltarne le origini convertendo il complotto politico contro Romolo ed il suo conseguente assassinio in una morte "ammantata di mistero", cioè tanto misteriosa quanto gloriosa, il cui mito lo fa salire in cielo, addirittura sul carro di Marte, e lo trasforma poi in "protettore dei Romani", molto stranamente proprio con l'appellativo del suo nemico e poi co-reggente "Quirino".
Romolo - guarda caso - sparisce in una notte, non solo di tempesta, ma anche di eclissi lunare: una incredibile coincidenza di - possiamo dirlo - "oscuramento totale": nessuno c'è, se nessuno c'è nessuno può vedere, se nessuno può vedere nessuno sa...
Proprio niente di nuovo sotto il cielo! |
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