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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico Ieri per capire meglio l'oggi Chi siamo Roma città etrusca, eccome! I Re di Roma, quasi la metà Etruschi Pagina in costruzione: rinnovare volentieri la pagina con il browser per essere sicuri di visualizzarne la versione più recente |
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La prima età regia, Latini e Sabini dominano – Approfondimento |
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In questa pagina Il quinto Re di Roma – Anco Marzio Di nuovo un sabino, fonda Ostia e costruisce il primo ponte sul Tevere I cambiamenti urbanistici della città
Pagine correlate
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Il quinto Re di Roma – Anco Marzio |
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Di nuovo un sabino, fonda Ostia e costruisce il primo ponte sul Tevere |
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La guerra contro i Latini |
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Il pendolo della politica porta nuovamente al trono un Re di di stirpe sabina, Anco Marzio o Marcio, nipote del primo Re sabino Numa Pompilio, figura ambivalente: "saggio come il nonno, combattivo come Romolo", non ama particolarmente la guerra, ma non rifiuta lo scontro armato se necessario al bene di Roma.
A dimostrazione di questo affronta lo stesso popolo dei Latini, ma seguendo scrupolosamente tutte le cerimonie rituali previste in caso di guerra, come avrebbe fatto il nonno Numa: questo rituale di dichiarazione di guerra, come già visto parlando dei Feziali, rimarrà rigidamente inalterato nel futuro di Roma.
Terminata la guerra contro le popolazioni Latine con la vittoria di Roma in una grande battaglia campale, Roma deve dilatarsi ancora di più per poter accogliere gli sconfitti , cui viene assegnato l’Aventino e, non essendo questo sufficiente, poi anche l'area tra Aventino e Palatino, dove più tardi sorgerà il Circo Massimo. |
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Roma raggiunge il mare |
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Anco Marzio capisce l'importanza strategica delle comunicazioni con il mare aperto, vi cerca un vitale sbocco commerciale, conquista allo scopo il territorio che separa Roma dalla costa e fonda Ostia, dando a Roma il suo Pireo.
Il suo governo dal 640 al 616 aC non solo arricchisce Roma di uno sbocco marittimo, ma migliora decisamente la navigabilità del Tevere tra la città e la foce del fiume: aumenta il commercio soprattutto del sale, da sempre causa primaria delle guerre con l'etrusca Vejo, attraverso la creazione di nuove saline e la costruzione di grandi magazzini lungo il fiume per conservarlo. |
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Il vitale commercio del sale |
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Le saline garantiscono all'economia di Roma una vera e propria "riserva aurea" con valenza commerciale interna ed esterna: la lungimirante strategia di Anco Marzio non riguarda solo la produzione del sale, ma anche il controllo del suo commercio - ad Ostia diventa moneta di scambio per l'acquisto di prodotti esteri e da Ostia ha una propria via privilegiata di trasporto e distribuzione via terra, la "Salaria".
Ora che non manca più il sale, prodotto al tempo vitale perché necessario alla conservazione dei cibi, se ne può distribuire gratuitamente al popolo, cosa certo gradita dalla plebe e quindi politicamente vantaggiosa, ma non solo: gli stessi Etruschi da nemici diventano interessante controparte con cui sviluppare scambi commerciali attraverso stabili rapporti d'affari a lungo termine - il nuovo, intenso traffico fluviale vede le navi scendere il Tevere cariche di legname e risalirlo altrettanto stipate di prezioso sale, destinato agli stanziamenti dell'entroterra. |
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I cambiamenti urbanistici della città |
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Anco Marzio fa anche costruire nel Foro un carcere, dato che il sovrappopolamento di Roma e l'estrema eterogeneità della sua popolazione, fanno aumentare la criminalità "non essendo più chiari i confini fra bene e male".
Come parte del piano generale di sviluppo della nuova via di comunicazione fluviale e per motivi strategici militari della sua difesa, Anco Marzio collega l'originario nucleo urbano dei colli, a sinistra del Tevere, con il Gianicolo, sul lato opposto, sostituendo il naturale guado dell'isola Tiberina con la costruzione del primo ponte in legno sul Tevere, il Ponte Sublicio, poco più a sud, mentre Roma entro le mura si avvia a dimensioni di vera città, anche grazie alla politica espansionistica romana così "rispettosa del nemico", con le ormai abituali deportazioni in massa di intere popolazioni, vale a dire la forzata integrazione delle sempre più numerose tribù locali assoggettate. |
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Il risveglio degli Etruschi |
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Poco si sa della fine di Anco Marzio, una mancata chiarezza storica che trova comunque una sua spiegazione nel successivo esito delle continue lotte per il potere: gli Etruschi, sconfitti nuovamente a Vejo, depauperati del loro monopolio sulla produzione e sul commercio del sale, seriamente impensieriti dalla rapida ascesa del nuovo astro politico-militare, a diretta difesa dei propri interessi attivano la comunità di origini etrusche in Roma, la terza etnia della città finora rimasta sullo sfondo delle vicende politiche interne - Roma si prepara ad una secolare gestione da parte di “Re Etruschi”, la quale porrà anche fine alla prima grande fase di sviluppo della città con il rifiuto del sistema di governo monarchico. |
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Note preliminari aggiuntive
Nel 639 aC è eletto nuovo re di Roma, il quarto, Anco Marzio, decisamente favorito in questo momento storico dal fatto di essere nipote di Numa Pompilio, in una Roma di nuovo portata ad un'opportunistica "sacralità" dopo la serie di "castighi divini" di cui è da tempo oggetto: durante la reggenza di Tullo Ostilio, il suo disinteresse per le pratiche religiose cancella l'operato di Numa Pompilio e le intime relazioni da lui create tra potere e religione - non si tratta di "religiosità" o meno, ma di un modus operandi prevalentemente politico.
Molti storici tendono a definire quella di Tullo una "parentesi bellica", ma in tal caso la storia stessa di Roma è una sola interminabile parentesi: la riprova ce la da proprio Anco Marzio, di indole "mite" e rispettoso dei culti, il quale non fa altro che riprendere, in piena continuità strategica politico-militare con il suo predecessore, la forte politica espansionistica verso sud di Roma andando ad affrontare e portando guerra agli stessi Latini!
Ennesima vittoria di Roma, ennesima deportazione delle popolazioni vinte - le comunità di stirpe latina vengono ghettizzate nella Valle Murcia e sul Colle Aventino - e, quindi, ennesimo accrescimento sia demografico che territoriale: la politica aggressiva di Roma è ormai molto chiara e nulla la cambierà.
Oltre questa guerra, decisiva per il futuro sviluppo della emergente potenza, ed in coerenza con la suddetta politica espansionistica e le insaziabili mire territoriali a lungo termine, Anco Marzio si dedica anche a dar vita ad una serie di opere infrastrutturali ed architettoniche lungo ed in connessione con la primaria arteria di comunicazione che collega Roma al mare: il fiume Tevere, la naturale vocazione della città e in se la ragione prima della sua esistenza.
Il Tevere viene dunque attrezzato ed ottimizzato come sbocco commerciale e militare di Roma sul Tirreno: da ora in poi lo si potrà facilmente attraversare in qualsiasi stagione e con ogni tempo, grazie al primo ponte in legno a congiungere permanentemente le due sponde, il Ponte Sublicio, ed il fiume servirà da grande via d'acqua ai rifornimenti della città, un continuo e sicuro "servizio navetta" tra scalo portuale cittadino, il nuovo Porto Tiberino, ed il terminale costiero costituito dalla in assoluto prima colonia romana, quella fondata ad Ostia, che viene doppiamente collegata con Roma anche attraverso una scorrevole via di terra, la Via Ostiense.
Tutto questo costituisce un notevolissimo salto di qualità a livello di pensiero e di azione amministrativi, sociali, politici e militari: il Ponte Sublicio è di per se una grande rivoluzione, perché dimostra la coscienza che Roma prende della cruciale importanza strategica dell'antico guado naturale all'Isola Tiberina, il quale rappresenta uno dei fattori principali della fondazione, della crescita e della fortuna di Roma, e lo va a mettere in sicurezza, a rafforzare sostituendolo con la per l'epoca futuristica costruzione di un ponte.
Di conseguenza tutta la zona adiacente al nuovo Ponte Sublicio si trasforma rapidamente in commerciale e vi viene creato il Foro Boario, cui da sud converge la via dal mare, quella del sale e delle comunicazioni di terra con la Campania, da nord-est quella della transumanza del bestiame e da nord-ovest gli obbligati passaggi che congiungono Roma alle città etrusche: la città sottolinea e consolida la propria funzione di nodo vitale per gli scambi tra l'Etruria a nord e le città latine del sud.
Agli inizi la Roma limitata a Palatino e Campidoglio può difendersi grazie a terrapieni e fortificazioni accentrate, ma ora che si espande va scoprendosi all'aperto e rischia di diventare sempre più vulnerabile: il Foro Boario, lo Scalo Tiberino e lo stesso Ponte Sublicio sono ora il nuovo centro di interesse da difendere e si rende quindi necessaria anche la fortificazione oltre lo stesso Tevere, sulla cosiddetta "Ripa Vejentana", la sponda etrusca: l'asse di espansione di Roma viene con questa manovra ruotato quasi diametralmente, dall'iniziale direzione verso nord-est lungo Palatino-Velia-Esquilino a sud-ovest lungo Palatino-Foro Boario-Gianicolo.
Le vie del sale ed il suo commercio con le popolazioni dell'entroterra rimangono decisamente una delle principali, se non la primaria, fonti economiche di Roma ed Anco Marzio decide di affiancare all'antica via del sale o Via Campania, dalla sponda destra del Tevere verso sud, con una nuova via del sale, la Via Ostiense, dalla sponda opposta del fiume verso ovest: ora Roma può contare su un rafforzato approvvigionamento di sale, la materia prima numero uno dell'epoca e motivo di continue guerre, come con Vejo, sia per assicurarsi di poter soddisfare i bisogni interni della propria popolazione sia a fini politico-economico-commerciali!
Alla morte di Anco Marzio nel 616 aC siamo ad una tappa fondamentale della storia di Roma: la città cresce a dismisura, ha sempre più fame di territori e di mano d'opera, è riuscita a consolidarsi intorno al suo nucleo originario controllando sempre più fermamente le vie commerciali tra nord e sud, a controllare la via di acqua che accede all'entroterra dell'intera Valle del Tevere, a sboccare sul Mar Tirreno costruendovi una testa di ponte a difesa della foce del fiume - comincia di conseguenza ad impensierire seriamente le città etrusche, ad infastidirle politicamente e militarmente, ad interferire pesantemente con i loro commerci...
Cosa succeda veramente morto Anco non viene narrato dagli storici romani, ma c'è una più che realistica probabilità che gli Etruschi "conquistino" Roma, non solo culturalmente ma con le armi: rimane comunque il fatto storico dell'apice dell'espansione territoriale etrusca proprio durante quel periodo, che non sarebbe ragionevolmente possibile senza una "neutralizzazione" di Roma da parte etrusca, e come spiegare altrimenti che così all'improvviso, senza palesi e documentati motivi, termini la lunga monarchia latino-sabina e di punto in bianco ci si ritrovi sulla scena politica di Roma un Re di terza etnia - non un Latino, non un Sabino, ma un Etrusco? |
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