Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

Chi siamo

Roma città etrusca, eccome!

I Re di Roma, quasi la metà Etruschi

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima età regia, Latini e Sabini dominano – Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo (e il secondo) Re di Roma – Romolo (e Tito Tazio (continua)

Assestamenti, consolidamento ed organizzazione (continua)

Aria di guerra dentro e fuori le mura

 

Il primo (e il secondo) Re di Roma Romolo (e Tito Tazio)

Assestamenti, consolidamento ed organizzazione

Il ratto delle "Sabine"

La co-regenza con il sabino Tito Tazio

Le Gentes Romane

Aria di guerra dentro e fuori le mura

Romolo viene eliminato

 

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Il primo (e il secondo) Re di Roma – Romolo (e Tito Tazio) (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Assestamenti, consolidamento ed organizzazione (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aria di guerra dentro e fuori le mura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nonostante tutti gli sforzi congiunti la tensione fra le diverse etnie, soprattutto le due al potere - la latina e la sabina, rimane alta.

 

Tito Tazio viene assassinato in uno scontro con i Latini e Romolo, che ora deve governare da solo una popolazione praticamente spaccata etnicamente in due (con gli Etruschi rigorosamente tenuti fuori dei giochi), non trova di meglio che rimpastarla attraverso una struttura sociale "alternativa", creando cioè da una parte i Patrizi, le famiglie "patrizie" composte dai discendenti dei Patres, i fondatori storici di Roma, con esclusivi compiti religiosi ed amministrativi, e dall'altra i Plebei, appartenenti a tutte le altre etnie, in pratica gli artigiani, i commercianti e i contadini, quella che diremmo oggi la classe produttiva "operaia", con rigorosa proibizione di matrimoni misti.

 

 

In altre parole, morto o ucciso Tito Tazio, Romolo è sì ormai unico Re della nuova città, ma legato per origini solo ad un terzo della popolazione.

 

Dividere innovativamente i Cittadini Romani in "classi", razionalizzandone cioè l'organizzazione in due grandi gruppi per definizione ed intrinsecamente contrapposti, è una mossa strategica di notevole portata.

 

 

L'esplosiva competitività "qualitativa" fino ad allora legata alle rispettive etnie, in cui tutti hanno paritaria identità, problematica praticamente impossibile da risolvere pacificamente, viene sostituita da si crede essere una meno pericolosa o più gestibile "quantitativa" contrapposizione di potere - sociale, economico e militare - fra pochi "Patrizi", le famiglie che contano o "elite", ed una moltitudine di "Plebei", il resto della popolazione, "massa" anonima e disorganizzata, senza meriti né attributi, da sottomettere e governare.

 

Il crudo concetto di "potere" fa da spartiacque creando due distinti strati sociali, antitetici, decisamente separati secondo criteri economici, sociali e culturali e l'ambiguità machiavellica della riforma sta proprio nel fatto che questa divisione in classi sembri a prima vista trovare una sua continuità nel basarsi sulle origini delle persone, mentre è legittimata soltanto dalla loro ricchezza!

 

 

 

 

 

 

Alla parte della popolazione relegata fra i Plebei vengono improvvisamente tolti tutti i diritti politici, cosa che costringerà presto i singoli a cercare protezione o tutelarsi in ogni senso diventando "clienti" di un Patrizio, facendosi cioè "dipendenti" da lui, "seguaci" perché a suo seguito.

 

Questo sistema "clientelare" e mafioso ci perseguita ancora oggi, appestando molte società tra cui - prima fra tutte - la nostra italiana: denaro, lavoro e "servizi" in cambio di incolumità, protezione e "favori"...

 

 

Anche la pacificazione esterna, raggiunta con i popoli limitrofi dopo gli avvenimenti bellici seguiti all'incidente del "ratto delle Sabine", è solo un breve intermezzo nell'infinita serie di guerre successive.

 

Nata e fattasi il suo primo piccolo spazio in un forte contesto geopolitico preesistente, la vocazione di Roma diventa da subito intrinsecamente e provocatoriamente espansionistica, perché la città comincia a incrementare rapidamente la sua popolazione, per sfamare e proteggere la quale ha conseguentemente bisogno di conquistare ed annettere sempre nuovi territori.

 

 

Ma espandendo così a macchia d'olio tutt'intorno lungo i suoi confini finisce per assimilare ed integrare ulteriori nuovi popoli, che vanno a loro volta a far lievitare la popolazione... - un circolo vizioso e una spirale senza fine!


Il primo grande scontro è con la città
latina di Fidene e quello successivo con l’etrusca Vejo, entrambi nelle immediate vicinanze a nord di Roma, ed entrambe sconfitte - Fidene definitivamente, ma a Vejo, ancora troppo potente, Roma "concederà" una tregua di 100 anni.