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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

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I Re di Roma, quasi la metà Etruschi – Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  In questa pagina 

La prima età regia Latini e Sabini dominano

Tutto da discutere!

Una monumentale celebrazione a posteriori della grandezza di Roma

I difficili perché di Romolo e Remo

Le gettate basi della società romana

Una curiosità

L'ottavo re di Roma

 

  Approfondimento 

Il primo (e il secondo) Re di Roma Romolo (e Tito Tazio)

Il terzo Re di Roma Numa Pompilio

Il quarto Re di Roma Tullo Ostilio

Il quinto Re di Roma Anco Marzio

Il sesto Re di Roma

Tarquinio Prisco

Il settimo Re di Roma

Servio Tullio

L'ottavo Re di Roma

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La prima età regia Latini e Sabini dominano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto da discutere!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una monumentale celebrazione a posteriori della grandezza di Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La fantastica storia di Romolo e Remo, come la tramandiamo ancora oggi, è quella narrata dal padovano Tito Livio (stranamente di cognomen sconosciuto), di sicuro il più grande storico dell'Età Augustea, autore di una storia di Roma, Ab Urbe Condita libri CXLII, cioè (Storia di ) "Roma dalla sua fondazione in 142 libri"...

 

È una monumentale, glorificante celebrazione di Roma e del suo Imperatore all'apice del potere di entrambi:  Livio stesso si lamenta della mancanza di fonti sicure e ne attribuisce la colpa al Sacco dei Galli del 390 aC, ma mantiene comunque una lodevole oggettività, riportando doppie versioni dei fatti più antichi, sia le tradizionali interpretazioni mitiche che le deduzioni, molto più pragmatiche e logiche, di una sua analisi dei contesti storici.

 

"Quanto agli eventi relativi alla fondazione di Roma o anteriori, non cercherò né di darli per veri né di smentirli: il loro fascino deriva infatti più dalla fantasia di chi li racconta che dalla validità dell'informazione" - al lettore la scelta!

 

 

Augusto in armi, una statua del 40 aC oggi conservata ai Musei Vaticani di Roma.

 

Tito Livio inizia a scrivere la sua opera a 37 anni, nel 27 aC e morirà a 81, nel 17 dC: dei 142 libri della raccolta completa, raggruppati in decadi, possiamo leggerne oggi solo 35, tra cui la prima decade I-X, proprio la storia dei primi secoli di Roma dalla fondazione al 292 aC, mentre degli altri 107 libri andati perduti abbiamo soltanto pochi frammenti o delle epitomi, cioè sintesi, di terza persona.

 

Possiamo comunque definire l'attendibilità scientifica del suo lavoro letterario quanto mai scarsa, dato che, proprio a livello metodologico, sceglie di utilizzare quasi esclusivamente fonti letterarie senza risalire ai documenti originali.

 

 

 

 

 

 

 

 

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I difficili perché di Romolo e Remo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questi figli di Marte (!) - dio della "guerra" e della Vestale Rhea Silvia - la pura e la giusta, "costretta" ad infrangere il suo voto di castità, cioè a rompere i suoi "patti" e rinnegare le sue promesse - non sono delle figure messe lì a caso, ma per intessere già dall'inizio una solida apologia dei comportamenti, non sempre giusti e neppure dignitosi, della pragmatica Roma conquistatrice del mondo.

 

 

Doppia scena con il dio Marte e la Vestale Rhea Silvia, raffigurati a decorazione di un antico sarcofago romano, oggi esposto al Museo Laterano di Roma.

 

Abbandonati al Tevere, sfamati da una lupa, nascosti nella sua tana, protetti dall’ombra di un fico, adottati da un pastore, cresciuti in una capanna sul Palatino, fino al loro grande iniziale disputa:  uno scontro allegorico tra "natura" selvaggia e "cultura" civile.

 

Remo rappresenta l'impulsività e l'indisciplina del nomadismo pastorale, che mal sopporta leggi e segue la natura senza rispettare "il volere degli dei", Romolo è diametralmente l'opposto - si domanda e segue "il volere degli dei" (in pratica se ne fa una sua interpretazione spesso ad hoc!), detta leggi e riti che che richiedono "ordine" e disciplina, stabilisce confini e limiti: oggi diremmo se la canta e se la suona...

 

 

 

 

 

 

 

 

Una moneta con Marte, Rhea Silvia e, al centro, la lupa che allatta i loro gemelli: la moneta risale a Massenzio, cioè inizi IV sec. dC, e proviene dalla zecca centrale di Ostia, lì trasferita da Cartagine (Ticinum ed Aquileia hanno ormai solo emissioni limitate).

 

Comunque sia la decisione spetterà "a Giove", che dovrà dare "un segno", e quindi si innesca la famosa reazione a catena dei potenti con  "segno-interpretazione-conclusione" che fa più comodo: la tradizione vuole che la controversia riguardi "il luogo" dove fondare la nuova città - Romolo predilige il Palatino, Remo l’Aventino - ma qui si tratta piuttosto di stabilire che "tipo" di città fondare e, quindi, che tipo di società costruire.

 

Interessante come Roma autolegittimi la sua futura politica attraverso quest'attribuire al proprio ruolo una predestinazione divina - Roma "portatrice di civiltà": conquisterà i "barbari" per portar loro la "sua" civiltà, il "suo", a proprio dire, più civile modo di vivere, tradizione eccellentemente ripresa dalla Chiesa di Roma, fino ai Bush dei nostri giorni, i quali, su simili "indiscutibili" premesse, decidono di esportare una "democrazia made in U.S.A." ora all'"incivile" Afganistan ora al "pericoloso" Iraq...

 

E tornando a Romolo e Remo le condizioni iniziali della sfida sono "chi vedrà prima il maggior numero di avvoltoi" fonderà la nuova città: Remo dall’Aventino ne avvista per primo sei, ma con i suoi dodici di Romolo decide da solo di aver vinto, perché sono di più, anche se visti più tardi, ed inoltre "provenienti da sinistra", il lato favorevole...

 

Romolo fonda quindi la sua Roma Quadrata sul Palatino, tracciando un solco di confine con l’aratro ed innalzandovi poi un muro, tutto secondo i ben noti antichi riti etruschi: Remo non ci sta, respinge l'interpretazione di vittoria del fratello, salta il muro e viene per questo "legittimamente" ucciso.

 

 

Il fascino ed il mistero del volo è fondamentale nella cosiddetta "disciplina etrusca": i sacerdoti "àuguri" traggono così precisi ed importanti "auspici" dal volo degli uccelli, fino a determinare con il loro aiuto l’orientamento stesso delle mura in una città da fondare (l'affresco da cui è tratto questo dettaglio appartiene alla "Tomba della caccia e della pesca" di Tarquinia, risalente al 530-520 aC).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le gettate basi della società romana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche se scritta dai detentori del potere e dai vincitori, la storia affonda le sue simbologie in elementi pur sempre oggettivi: il Palatino di Romolo sarà sede dell’Imperatore, l’Aventino di Remo la roccaforte dei lavoratori del vicino Porto fluviale, nella zona  dell’isola Tiberina, immigrati da città e province man mano conquistate.

 

 

 

I Colli Palatino, a sinistra, ed Aventino, a destra, come appaiono oggi.

 

Al di là comunque delle simbologie ad hoc del poi, la storia dei "gemelli" (leggiamoli come due aspetti di una medesima natura) segna il di fatto l'avvenuto passaggio di quelle popolazioni da una società nomade e piatta, la cui economia si basa prevalentemente su caccia e pastorizia, ad una civiltà stanziale e di classe, bisognosa sì di una difesa organizzata contro eventuali pericoli esterni, ma in cui regole e leggi vanno soprattutto a proteggere il potere e la proprietà dei pochi, cioè la dominante classe dei Patrizi, armata, contro una a stento sottomessa maggioranza, strumentalmente legata a lavoro e servizi, la classe dei Plebei, disarmata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una curiosità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'ottavo re di Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da bambini si scherzava lasciando dire al solito "Pierino" di argute barzellette: "I sette re di Roma erano cinque, signora maestra: Romolo e Remo!"

 

In effetti tutta la tradizione storica insiste sul fatto che i Re fossero sette: non per niente, ma come è possibile ignorare, manipolare o addirittura nascondere per secoli e millenni l'evidentissimo fatto che i Re furono otto?

 

Nessuno cita infatti il povero Tito Tazio, Re dei Sabini del Quirinale - eppure è Re "associato" con Romolo, a sigillare la più o meno pacifica unione del popolo Sabino con quello Latino dopo il fattaccio del "ratto", regna quindi, anche se solo per un anno, su Roma e rimane pur sempre suocero del secondo (o a questo punto dovremmo dire più correttamente "terzo") Re di Roma, Numa Pompilio, che ne ha sposato la figlia...

 

Piccolo mistero?

Non proprio: Roma la sua storia "se la canta e se la sona" da sempre!

 

 

 

 

 

 

 

 

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