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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico Chi siamo Roma città etrusca, eccome! |
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"Roma", etimologia della parola – Approfondimento |
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In questa pagina Etrusca Roma, etrusco il Tevere Il Colle Palatino ed il Foro Boario Tanto latte e "zinne" in un mondo di pastori Porta Rumanula nella Roma "quadrata" L'inequivocabile origine etrusca del nome Roma Gli Etruschi unica civiltà di riferimento e superpotenza dell'area E l'etrusco ruma perdurerà anche in altri contesti...
Grazie per le pagine visitate!
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Un fiume e la sua città |
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Etrusca Roma, etrusco il Tevere |
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Dionisio di Alicarnasso non a caso scrive come la città di Roma sia ritenuta “etrusca” da numerosi storici greci.
"Etrusca" non certo per la sua popolazione, di indubbia origine italico-latina, e neppure per i relativamente pochi Etruschi o Luceres lì residenti: no "etrusca" proprio per il suo nome etrusco e per il nome etrusco del suo fiume “Tiber” - Orazio lo chiama Tuscus amnis e Tuscus alveus e lo stesso Virgilio ne fa riferimento come Tyrrhenus Thybris.
Il tutto viene scientificamente confermato dai reperti archeologici dell'Età del ferro rinvenuti a Roma ed appartenenti alla Cultura Villanoviana, che precorre la Civiltà Etrusca: questo dimostra quanto i legami tra Roma ed il mondo etrusco siano stati strettissimi da sempre.
Anzi, da un punto di vista puramente archeologico, non sarebbe affatto azzardato dire che Roma faccia effettivamente parte del mondo etrusco, cosa oggi confermata in pratica da tutti gli studiosi.
Non è una completa novità: da molto tempo si è accertata la presenza etrusca nella zona "al di là del Tevere", Trastevere o trans Tiber, di fronte cioè alla Roma primitiva, e non dovrebbe quindi essere poi così strano che ci fossero anche dei pastori etruschi "al di qua", su quei sette, o più, colli, su uno dei quali sorgeranno i primi agglomerati della futura Roma.
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Il basso corso attuale del Tevere: prima di arrivare a Roma, attraverso la città e dopo averla lasciata per proseguire verso il mare, in una serie di foto satellitari della NASA rielaborate da Google Earth - © 2007 Google™, Image © 2008 TerraMetrics, Image © 2008 Digital Globe.
Quindi, anche se Roma nasce dallo stanziamento di gruppi di origine italico-latina, il suo nome è etrusco.
Solo molto più tardi alcuni scrittori latini ne celebreranno una storia "degna dei suoi destini", indicandone il nome latino in Valentia, traduzione del greco Рωμή, rhómee, "forza".
Una tale pseudo-etimologia è così ingenuamente palese, perché, alla nascita di quel davvero modesto agglomerato di capanne di argilla e di paglia, di certo nessuno poteva mai prevederne la futura potenza militare e politica: tutti i personaggi illustri ed i fatti mirabili che avrebbero preceduto l’Urbe, suggerendo valori di "predestinazione" alla sua storia, appare proprio per quello che è - solo una eclatante strumentalizzazione, opportuna e necessaria in epoca imperiale per cercare di cancellare le nient'affatto gloriose origini della civiltà romana. |
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Check-point Roma |
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Il guado all'Isola Tiberina |
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Sotto, delimitata con una linea rossa, l'area dell'ansa del Tevere in corrispondenza dell'Isola Tiberina, l'iniziale guado naturale(tratto punteggiato) ed il successivo ponte sul fiume (tratto unico): il piccolo quadrato ripieno indica l'esatta ubicazione del Colle Palatino, dove, a strategico controllo del passaggio, sorgerà la prima Roma.
Roma viene ubicata sulla riva dell'etrusco Tevere in un luogo dalle caratteristiche uniche:
- il punto fino a dove il fiume è navigabile e facilmente risalibile dal Mar Tirreno, una naturale e, per quel tempo, eccezionale via di comunicazione, oggi diremmo una per il territorio essenziale infrastruttura di collegamento fra il mare e l’intero entroterra laziale;
- inoltre, ancora più importante, dalla foce il punto più basso e guadabile del fiume, sia a piedi che a cavallo, in corrispondenza dell'Isola Tiberina, che ne divide in due la corrente, e proprio sull’asse nord-sud, via obbligata per ogni scambio commerciale e spostamento militare fra Etruria e Lazio meridionale o Latium vetus ed oltre, fino alla ricca Campania.
A quel tempo il fiume non ha argini, il suo letto è notevolmente più largo e meno profondo, la sua corrente, quindi, meno violenta, e, di conseguenza, l’Isola Tiberina occupa un’area molto più estesa dell’odierna.
La Roma primitiva sorge quindi lì in funzione del fiume Tevere e specificamente in funzione del guado all'isola Tiberina - in latino vadum, da cui il verbo vadere o ”andare”, ”spostarsi”, intatto nell’italiano e-vadere o ”andare fuori”, ”uscire”, ”scappare”, ”farsi libero”.
Quel guado non è solo la ragione d’essere della prima Roma, ma diventerà anche l’elemento primario della sua successiva prosperità ed il motivo essenziale del rapido sviluppo della sua potenza: il pieno e facile controllo strategico del check-point tra i principali territori italici della costa tirrenica, quello degli Etruschi a nord e dei Greci a sud!
L'iniziale importanza di Roma deriva proprio dal fatto che sia “città di confine” e, quindi, interfaccia geografico, culturale e commerciale, punto cruciale di incontro-scontro fra due raggruppamenti etnici, quello tirrenico-etrusco e l’altro italico-latino. |
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Il Ponte Sublicio |
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Subito a valle dell'Isola Tiberina, si costruirà sotto Anco Marzio il primo ponte sul Tevere, cosiddetto Pons Sublicius o "ponte fatto con pali di legno", costruzione facilitata dall'isola Tiberina a monte, che rompe ed attenua la corrente.
La dettagliata struttura di un tipico ponte ligneo romano da un'antica incisione.
Anche se il ponte sostituirà il guado, l’importanza strategica del luogo rimarrà essenziale per la città, fatto dimostrato dall’eroismo di Horatius Cocles o Orazio Coclite, che da solo riesce a difenderlo contro Porsenna, mentre i compagni lo tagliano alle sue spalle – vale a dire il controllo su accessibilità ovvero interruzione del passaggio continuerà ad essere essenziale per le sorti della città, non esistendo all’epoca altri ponti lungo l'intero corso inferiore del Tevere!
Pressappoco così deve apparire il Ponte Sublicio al momento della sua prima costruzione: senza dubbio uno dei "passaggi obbligati" cui si può attribuire un'importanza storica senza precedenti.
Il ponte viene distrutto, insieme agli altri, dalla violenta piena del Tevere nel 23 aC e poi sotto Antonino Pio: tutti ponti originariamente di legno su fondazioni murarie, fondazioni in gran parte distrutte da Papa Sisto IV nel 1484 ed infine totalmente eliminate nel 1877 dai funzionari del nuovo Regno d’Italia, come parte di un programma di prevenzione proprio contro i danni provocati dai ricorrenti straripamenti del Tevere. |
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Il Colle Palatino ed il Foro Boario |
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Che Roma dall'inizio sorga in funzione del guado all'isola Tiberina e del successivo, contiguo Ponte Sublicio, è confermato dal fatto che sia spesso definita anche come la ”città del ponte”.
L'Imperatore Augusto come Pontefice Massimo - "Augustus Pontifex Maximus".
Proprio da questo, secondo Varrone, il nome del pontifex, il sacerdote ”costruttore del ponte”, responsabile di funzioni sacre al di là e al di qua del Tevere, su entrambe cioè le teste del Ponte Sublicio.
La liturgia viene applicata in seguito a tutti i ponti, ad esempio Ponte Milvio, perché la consapevolezza della sua importanza genera la credenza che il fiume sia una divinità, e che, attraversarlo, a guado o su un ponte, necessiti di funzioni sacre, riti propiziatori e comportamenti ispirati a religiosità.
Di seguito, a sinistra, monete romane con gli emblemi propri del Pontefice e del Pontificato, una in particolare con l'inequivocabile iscrizione "Augur[um] Pontifex Maximus" di preciso riferimento ai riti estruschi, e, a destra, altre recenti della Chiesa di Roma che adotterà il titolo, come del resto tantissimi altri attributi già dei sacerdoti etruschi e presi in prestito dalle antiche liturgie pagane romane, per i suoi papi.
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Così il Palatino, fra tutte le alture circostanti, diventa sede della città originaria, la cosiddetta Roma quadrata, proprio perché il colle abitabile più vicino al guado dell'isola Tiberina ed al Ponte Sublicio.
Nelle sue immediate vicinanze inoltre, sulla riva sinistra del fiume, a valle dell'isola Tiberina, tra Campidoglio a nord, Palatino a sud-est e Aventino a sud, si apre anche il Foro ”Boario”.
Il Foro costituisce fin in dall’inizio un importantissimo luogo di mercato e, come tale, è caratterizzato da intense attività religiose e commerciali: il nome Boario deriva in particolare dalla vendita ”di bestiame bovino”, una delle attività basilari nella prima economia di Roma.
Il plastico della Roma imperiale: in alto a sinistra l'Isola Tiberina, al centro il Ponte Sublicio ed il Foro Boario con, ben visibile, il Tempio di Vesta.
Il Foro Boario diventa punto di arrivo e di partenza per le più antiche vie romane, tutte facenti capo al Ponte Sublicio, e sempre lì si colloca il primo porto di Roma, cosiddetto Portus Tiberinus, tutte aree queste poi alla fine dell'Impero occupate da grandiosi magazzini. |
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Tanto latte e "zinne" in un mondo di pastori |
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Ruma, la mammella |
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Il corso inferiore del Tevere, cioè il tratto laziale, si snoda tortuoso, serpeggiante, costretto a cercarsi una via al mare tra le alture e le colline tipiche del paesaggio, ansa dopo ansa.
Tutte queste voluttuose serpentine ricordano dei seni, di donna o di animale che siano: nel caso di Roma la parola ruma, dall'arcaico italico ”mammella”, riferisce alla forma di seno che uno dei meandri disegna sul terreno, a destra del fiume, proprio all’altezza dell'Isola Tiberina e del Ponte Sublicio.
Significato ed interpretazione vengono molto esplicitamente confermati dal mito dei gemelli, Romolo e Remo, allattati da una lupa ai piedi del Palatino, sotto un albero di fico, pianta lattiginosa, che poi diventa sacro con il nome di ficus ruminalis o "fico della poppata", dove alla dea Rumina - insieme a Rea Silvia, Fauna e Acca Laurentia una delle “Grandi Madri” romane - protrettrice dei lattanti e delle mandrie e delle greggi, viene eretto un tempio, in cui la si venera ed onora esclusivamente con libagioni di latte!
Agostino nel "De Civitate Dei" o "La città di Dio" riferisce ripetutamente a Rumina, a volte chiamandola "ninfa" e a volte "dea", in particolare nei passi:
- "...in diva Rumina mammam parvulo inmulgeat, quia rumam dixerunt veteres mammam..." "...spremerebbe la mammella al bimbo nella ninfa Rumina perché gli antichi hanno chiamato ruma la mammella..."
- "...Quid necesse erat Opi deae commendare nascentes, deo Vaticano vagientes, deae Cuninae iacentes, deae Ruminae sugentes..." "...Che bisogno c’era di affidarli [i figli] alla dea Opi mentre nascevano, al dio Vaticano quando vagivano, alla dea Cunina quando giacevano, alla dea Rumina quando poppavano..."
Rumina è quindi una vera “zinnona”autoctona, il cui sacello in riva al Tevere è, guarda caso, a due passi dal Lupercale, la grotta sotto il Palatino dove la leggenda vuole che Romolo e Remo siano allattati dalla "lupa" e dove Faunus Lupercus, all'inizio, viene di tanto in tanto a riscuotere le offerte di cacio e ricotta dei pastori perché li difenda dai lupi.
Più tardi, nella Roma di pietra, vi si svolgeranno cerimonie rituali in onore di Luperco, dette Lupercalia, presiedute dai "Luperci", sacerdoti di Marte, coperti da pelli di lupo, che offriranno alla "dea-lupa" (o alle dee-lupe, Grandi Madri di cui sopra) una cosiddetta "mola salsa", ovvero tritello d'ultima rimacina del farro con sale, appositamente preparata dalle Vergini Vestali: riusciti dalla grotta, correranno lungo la Via Sacra in cerca di giovanette da "fecondare" e colpiranno i passanti con lunghe fruste "purificatrici" di cuoio di capro, dette februe (da cui "Febbraio", mese di purificazione!).
A proposito: come nel caso di ruma, anche il longobardo zinna, oggi usato per "mammella", assume il significato generico di “sporgenza”, perché riferisce originariamente ad un merlo di muraglia, una parte del muro "che sporge più delle altre" (da non confondere con il dialettale zizza, in italiano tetta, dal latino titta, più specificamente "capezzolo").
La denominazione di quell'ansa fluviale ruma ben si adatta al contesto dell'immaginario collettivo locale, al suo mondo di esperienze e quindi alle naturali associazioni concettuali che ne possono scaturire.
Al tempo in cui si crede Roma sia fondata, la realtà del luogo si riduce infatti a poveri villaggi o, meglio, raggruppamenti di capanne, dapprima sulle alture dei famosi colli e poi, in mancanza di spazio, sempre più giù lungo i loro pendii: sovrastano e controllano in vicinanza del fiume piccole vallate paludose, in cui, a dire il vero, sono più i canneti e gli acquitrini che gli spazi adatti al pascolo di pecore e di buoi - la popolazione locale è prevalentemente composta di mandriani e pastori.
Più a sud, nella Campania pre-romana, l'antica popolazione italica degli Osci, o Oschi, non sa ancora che fra tre secoli la loro terra cadrà in mano sannita e poi romana: nel loro "osco", lingua italica di origine indoeuropea come latino e volsco, lasciano iscrizioni in caratteri greci, etruschi e latini, ancora oggi leggibili sulle facciate di edifici gli scavi hanno riportato alla luce a a Pompei (dove evidentemente ancora lo si parla in in età repubblicana) - bene, anche questi Osci chiamano indistintamente ruma sia un colle, una sporgenza che una "zinna".
E ancora oggi, ad esempio in Sardegna, la zona di "Marmilla", è così chiamata perché caratterizzata da colline "a forma di mammella" (foto sopra). |
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Rumon, il mammellario |
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E Rumon è uno dei nomi dell’antico fiume, "il mammellone" o "il mammellario" o il fiume "ricco di mammelle", cioè di anse, ma solo in quel tratto così serpeggiante: l’intero corso del fiume ha invece la sua denominazione latina più antica in Albula (di acqua "bianca" come il latte!) e quella etrusca in Tiberis.
Rumon o Rumen, la cui radice deriva dal verbo ruo, "scorrere", viene anche confermato come antico nome del fiume Tevere da Servio (vissuto tra IV e V sec. dC).
Con il Tevere - Rumon - come riferimento per eccellenza, geografico e non solo, Roma viene quindi chiamata - Ruma - la "città sul fiume". |
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Porta Rumanula nella Roma "quadrata" |
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Altri significativi dettagli dimostrano come Rumon indichi anche e particolarmente il tratto di fiume di fronte all’originaria Roma.
Una delle antiche porte della "città quadrata", nell'angolo nord-ovest del Palatino, in diretta corrispondenza della convessità del terreno, o "mammella" del fiume, viene chiamata Porta Romana o Romanula.
In abitati circondati da mura le porte prendono, a memoria storica, il nome del luogo più importante o della città cui sono rivolte: vedi ad esempio le Porte “Romana” e “Fiorentina” a Viterbo, rispettivamente a sud, verso Roma, e a nord, verso Firenze.
Infine, che la Porta cosiddetta Romanula prenda il suo nome proprio dall'essere orientata “verso il fiume”, cioè verso Rumon, è confermato al di fuori di ogni possibile dubbio semplicemente dal fatto che questa porta, originaria della cinta muraria primitiva, venga poi sostituita dalla Porta Flumentana, ancora più esplicitamente la "porta verso il fiume", nelle successive Mura Serviane! |
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L'inequivocabile origine etrusca del nome Roma |
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Gli Etruschi unica civiltà di riferimento e superpotenza dell'area |
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Il nome Ruma è di sicura origine etrusca e Rumon ne diventa una forma accrescitiva, attraverso il ben noto suffisso etrusco -on.
Altrettanto noti e documentati sono altri vocaboli etruschi relativi a Roma: ad esempio Rumate e Rumax, che significano entrambi “Romano”, e i gentilizi Rumena e Rumlna , in latino Romilius e Romulius.
Inoltre, da sottolineare come il nome etrusco della città sia antecedente al periodo dei Re Etruschi di Roma, durante la secolare occupazione etrusca ad opera della dinastia dei Tarquini, dal 616 al 510 aC.
Quindi gli aspetti linguistici e le connotazioni geomorfiche e topografiche del nome Roma si supportano vicendevolmente: la città viene fondata in quel luogo specifico non a caso, ma per un motivo socio-geografico, commerciale e militare ben preciso, che poi si dimostrerà alla vera base della sua incredibile fortuna - la sua vicinanza in funzione strettamente strategica all’adiacente fiume Tevere.
Che anche la zona in cui sorge Roma abbia in quei tempi lontanissimi denominazioni etrusche non è casuale: tutta la riva destra del Tevere è territorio etrusco ed è naturale quindi si diano nomi etruschi a luoghi limitrofi sulla riva opposta.
Poco più a nord e a nord-ovest, si ergono due già potenti ed influenti città etrusche, i due centri protourbani (per quel tempo pienamente comparabili ad odierne “metropoli”), Cere e Vejo, e la riva destra del fiume, quella verso il Mar Tirreno e l’Etruria, viene per questo chiamata Ripa Vejentana o l’"argine di Vejo".
Lo stesso nome etrusco del fiume, Tevere, viene adottato dai Romani, linea di confine naturale fra Etruria e Latium vetus. |
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E l'etrusco ruma perdurerà anche in altri contesti... |
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Nella grandiosa Roma di poi, la Luperca si troverà proprio lungo il Vicus Tuscus, e l'intera zona verrà considerata, tra l'altro, un luogo di gioie terrene, a conferma del più disinvolto rapporto con il sesso degli Etruschi.
Le prostitute sono numerosissime nella Roma antica, fino a ben 32.000 secondo alcuni: di sesso se ne fa a qualsiasi titolo, anche “sacro”, come sotto l’alto patronato delle divinità Venere Ericìna, siciliana, e Prìapo, importato dall’Asia Minore, o come, documentatamente, già presso gli Etruschi, ad esempio nel santuario emporico di Pyrgi!
A questa professionista del sesso vengono affibbiati appellativi spesso profondamente dispregiativi, alcuni dei quali perdureranno purtroppo fino ai nostri giorni: come “lupa”, dall’“allupata” Acca Larentia, la prostituta che alleva Romolo e Remo, “puttana”, dal verbo latino putere, “che puzza”, e ancora “troia”, scrofa, da troiaio o porcile - sembra che il più comune e meno offensivo sia proprio “ruma”, con evidente allusione alla mercanzia volentieri esposta per farsi pubblicità, cioè le sue mammelle! |
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