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Portale
Cultura e società
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La cultura siamo noi – Noi la parola La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia: la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è. Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture! Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e Pan Mediterranea e viene pubblicato nel sito su espressa volontà dell'autore, quale uno dei suoi pianificati contributi per la crescita quantitativa e, soprattutto, qualitativa del portale L'articolo è originariamente pubblicato su "Pan - Rivista mensile di politica, economia, cultura, attualità", Editore Pan Mediterranea Società Editrice per Azioni, Anno IV, Ottobre 1973, alle pagine 55, 56, 57 e 58 La Redazione, che ne ha curato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel sito [Struttura della Redazione], lo dedica con caloroso affetto alla moglie Patrizia e alle figlie Marzia e Vittoria, in memoria di Bruno - insostituibile ed indimenticabile "uno di noi" |
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"Girolamo Gastaldi: il cardinale contro la peste" di Bruno Panunzi |
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In questa pagina [La peste raggiunge Roma nel 1656] [Riti propiziatori, processioni, voti collettivi, untori, maghi e streghe] [L'opera preventiva del Cardinal Gastaldi - nuova cultura medica e radicate superstizioni] [Un vero piano di emergenza con metodi e sistematicità della moderna protezione civile] [Il progressivo perfezionamento dell'organizzazione e dell'informazione sanitaria] [La breve parentesi della peste in quel di Bracciano] ["La descrizione del male, ricette e vari rimedi"] [L'epidemia contrastata e finalmente vinta ]
Pagine correlate "Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano" "La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma" "Il 'Palazzo fuori della Porta', municipio di Bracciano"
Bruno Panunzi – Una presentazione
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La Chiesa di S. Bartolomeo nell'Isola Tiberina, trasformata dal Cardinale Gastaldi in ospedale per gli appestati durante l'epidemia del 1656.
[La peste raggiunge Roma nel 1656] |
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Quando, nei primi mesi del 1656, giunse a
Roma la notizia che c'erano casi di peste nelle vicinissime
Civitavecchia e Nettuno si capì che non era più possibile sperare di
essere risparmiati da quella terribile epidemia che durava ormai da anni
e, solo a Napoli, aveva ucciso metà della popolazione.
A Roma la paura della peste cominciò a fermentare nell'aria torbida di
quella primavera caldissima con la vischiosità di una macchia d'unto.
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[Riti propiziatori, processioni, voti collettivi, untori, maghi e streghe] |
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Come esperto indiscusso in materia, al Cardinal Gastaldi, già da tempo
Commissario per i Lazzaretti, ed ora Capo della Congregazione della
Sanità, fu affidata la difesa della città, con pieni poteri.
La peste arrivò come un'offesa personale al popolo romano e per i primi
tempi ignorata come impossibile, assurda diceria di donne, o realtà che
si può dominare con una corona di diamanti donata a qualche Madonna
celebre, accompagnata dalla promessa ammiccante di una nuova bontà che
anche se non mantenuta sarà compresa.
Poi venne la corsa ad accaparrarsi unguenti e rimedi, cibo da
nascondere, falsi lasciapassare.
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[L'opera preventiva del Cardinal Gastaldi - nuova cultura medica e radicate superstizioni] |
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A questo punto intervenne il Cardinal Gastaldi e cominciò ad ordinare
con calma, senza cedimenti, ma sempre con una sorta quasi di tenerezza e
tutti cominciarono a fermarsi nel loro agitarsi incoerente, ad
ascoltarlo, magico pifferaio che cercava di incantare la loro fantasia.
È un uomo tra gli uomini e porterà in quei giorni convulsi la sua faccia
stravolta di tragico pagliaccio come una cosa preziosa da mostrare nel
paragone terribile della peste, con un'umanità inimitabile, senza le
sfumature eroiche dei due Borromeo e senza il distacco crudele dello
studioso interessato solo a verificare le sue ipotesi.
Tutta la sua esperienza romana la esporrà più tardi, nel 1684, a Gorizia
durante una opera analitica che racchiude il meglio della cultura medica
del tempo e i suoi studi diretti, con intuizioni folgoranti sulla natura
contagiosa del male che, è convinto, si diffonde attraverso “semi”
somiglianti alle “particelle attivissime” del lievito di birra che si
riproduce e rigenera la fermentazione anche se ridotto a piccolissime
quantità.
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[Un vero piano di emergenza con metodi e sistematicità della moderna protezione civile] |
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Nel 1656, a Roma, quando ancora la città era immune dal contagio,
organizza un servizio di vigilanza sanitaria a tutte le porte con
stazioni di disinfezione della posta proveniente da Napoli e di
osservazione dei viandanti, che dovevano essere muniti di un foglio di
sanità rilasciato dal magistrato di sanità del paese di provenienza.
Con una decisione geniale si trasferisce nell'Isola Tiberina,
naturalmente isolata dalla acque del Tevere, e la trasforma, a
cominciare dalla Chiesa di S. Bartolomeo, in un immenso ospedale.
I tribunali e gli altri luoghi di riunione pubblica vengono chiusi e si
impone a tutti i sanitari ed ecclesiastici l'immediata denunzia dei casi
di peste.
Sono proibite le feste religiose, il commercio dei panni, non si possono
prendere cose di nessun genere dalle case infette, due ospizi vengono
aperti per i mendicanti vaganti, potenziali portatori di contagio.
Fuori Porta Portese e Porta Flaminia nascono due “espurgatori” per la
disinfezione dei vestiti ed oggetti infetti, i neonati sono allevati
artificialmente con latte di capra.
I Romani, da sempre abituati a far dipendere il proprio destino
dall'umore dei loro santi ingemmati, rimasero sconcertati
dall'efficienza tutta umana dei provvedimenti del Cardinale.
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L'Isola Tiberina a Roma, trasformata, durante l'epidemia del 1656, in Lazzaretto. |
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[Il progressivo perfezionamento dell'organizzazione e dell'informazione sanitaria] |
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Il Gastaldi continuava intanto a perfezionare la sua organizzazione
sanitaria aprendo nelle Carceri Nuove, appena costruite, uno ospedale di
quarantena destinato ai convalescenti, imponendo agli ospiti un bagno
all'ingresso ed uno all'uscita, ed altri locali per i sospetti nei
conventi di S. Vito, S. Giuliano e S. Eusebio.
Convinto dell'importanza di sterilizzare ogni tipo di panno requisisce
tutte le folloniche o invalche, piccoli stabilimenti usati per pulire e
digrassare le stoffe di fabbrica, e ne fa aprire due nuove sul Fiume
Almone ed a S. Gregorio, mentre si costruiscono in poche settimane tre
nuovi espurgatori a Porta S. Paolo, presso la Madonna del Sole e
nell'interno dei ruderi delle Terme Antonine.
Nella seconda, “purgatorio netto”, erano asciugati al sole ed al fumo di
bacche e legni aromatici.
Una delle combinazioni era: |
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- Ragia
di Pino |
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libbre 5 libbre 5 libbre 1 |
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I legni più usati erano quelli di quercia, cedro e faggio e, per ridare
il buono odore ai panni, venivano aggiunte coccole di ginepro, di alloro
ed ambra gialla.
Arriva persino a raccogliere le varie Ordinanze di
Sanità in opuscoli “Pro sanitate tuenda”, facendoli distribuire
da squadre apposite.
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[La breve parentesi della peste in quel di Bracciano] |
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Editto di sospensione del commercio con Bracciano, emesso il 24 settembre 1656 a Roma, a causa di sospetti casi di peste in quel paese.
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L'episodio di un canonico di Bracciano ammalato che nell'agosto del 1656
riuscì a passare il blocco sanitario alle porte della città, per tornare
al suo paese, appare incredibile tanto era stretta la vigilanza.
Ma quasi contemporaneamente, il 24 settembre, fu affisso un bando di
interruzione di commercio per 15 giorni con Bracciano per sospetto di
casi di peste, a prova che il servizio di informazioni del cardinale
funzionava però benissimo.
Il canonico sparse l'infezione a Bracciano ma tutto fu tenuto nascosto
dal Parroco che registrò i numerosi decessi come naturali e, solo dopo
qualche anno, annotò accanto al nome del canonico come si erano svolti
realmente i fatti.
L'operazione riuscì benissimo tanto che già il 2 ottobre ci fu un
secondo editto che autorizzava il libero commercio con il paese,
essendosi rivelate infondate le voci di casi di peste nel suo
territorio.
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Editto di restituzione di libero commercio con Bracciano, essendosi accertata l'infondatezza di casi di peste in quel paese. |
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["La descrizione del male, ricette e vari rimedi"] |
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Questa atmosfera di calma e di fiducia la ritroviamo in un documento
dell'archivio Odescalchi datato 18 agosto 1656, in pieno contagio
dunque, pubblicato qui per la prima volta, che contiene la descrizione
del male, ricette e vari rimedi.
Scritto in quell'Isola Tiberina trasformata in ospedale e diretta
personalmente dal Cardinale Gastaldi, se non addirittura di sua mano,
sicuramente dettato od ispirato da lui. contagioso ma non totalmente pestifero, contagioso per la facile comunicanda di soggetto in soggetto coli medesimi segni, cioè de buboni e pustole, come chiaramente si vede non totalmente pestifero, perché non a tutti vi duce subitamente la morte col non offendere la testa, come parte più fragile del corpo, dando parimente tempo di potere soccorrere con medicamenti adeguati, come si dirà sotto nella sua cura.
buboni nell'inguine destro e sinistro, con carboni in diverse
parti del corpo, non essendo essi carboni luogo determinato con febre,
quale serva la natura di maligna qualità, con sete ardentissima, lingua
arida, e con petecchie.
giacinto, alchermes, perle, acqua triacale di cardo santo, conserva di bugalosa, e simili e, perché in tal modo non vi è tempo d'espurgare rettamente il corpo dalle soprabondanze, et putredine, con medicamenti lenienti e solutivi, e perché sono condotti cadaveri spiranti si è veduto essere a sufficienza un christiero medicinale e poi li sudoriferi.
impossibile il resanarli, così anche quelli, che hanno buboni
vicino le parti animate e vitali, come si è osservato in atto pratico
per la sua mala qualità.
carnificano, e poi si adoperano medicamenti resistenti alla
putredine e velenosità di essi, e questi medicamenti sono fatti con
triaca trementina, sugo di scabiosa, e di consolida maggiore.
Sta perciò di diritto tra i fondamenti di quella “scienza nova”
propugnata dal Galilei che si andava lentamente e faticosamente
affermando.
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[L'epidemia contrastata e finalmente vinta ] |
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Le due chiese gemelle di Piazza del Popolo a Roma, terminate a spese del Cardinale Gastaldi.
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Iniziata nel 1656, la peste era completamente vinta alla fine dell'anno
successivo.
Il Cardinale Gastaldi riprese a Roma la sua vita di
Curia, fitta di
incarichi che lo portarono spesso anche in altre città, ma non smise mai
di studiare e catalogare tutto il materiale raccolto durante la peste
romana che volle pubblicare nel pieno di un'altra epidemia, con sfida
simbolica alla sua vecchia nemica.
Era diventato, nella voce popolare, una specie di santo taumaturgo,
scienziato a tempo perso, che vinceva la peste con la sua sola presenza.
Nei suoi ultimi anni non seppe sottrarsi alla mania del costruire tipica
dei cardinali ed a sue spese fece ultimare a Roma le due chiese gemelle
di Piazza del Popolo, all'inizio del Corso, rimaste incompiute da anni.
Morì nel 1685, settantenne, e fu sepolto a S. Maria dei Miracoli, una
delle due chiese dovute alla sua generosità, in una tomba molto curata,
forse l'unica debolezza umana che si conosca di quest'uomo rigoroso.
Tutto il suo patrimonio passò invece all'Ospizio dei Nuovi Convertiti,
con perfetta coerenza allo stile di tutta la sua vita.
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Il monumento funebre del Cardinale Gastaldi in S. Maria dei Miracoli. |
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