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Cultura e società

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in inglese © Jeremy Rifkin riportato in questa pagina nella traduzione italiana © Barbara Scolart è un articolo  tratto da un saggio pubblicato su Nuntium, la Rivista Culturale della Pontificia Università Lateranense, numero 14 del giugno 2001 (Struttura parzialmente della Redazione)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"La rivincita della diversità" di Jeremy Rifkin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Pensa globale, agisci locale: un motto ancora valido

[La vera competizione fra cultura locale e cultura criminale]

Assicurare il libero accesso alle altre realtà e difendere le specificità della propria, evitando i fondamentalismi

[Le proprie risorse culturali come doni da scambiare]

La geopolitica del futuro dovrà avere interessi globali se vorrà far progredire l'economia e la dignità dell'uomo

[Difendere la cultura dell'altro significa difendere allo stesso tempo anche la propria!]

 

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Pensa globale, agisci locale: un motto ancora valido

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La politica contemporanea generalmente si divide, lungo uno spettro polarizzato, tra economia a un capo e Stato all’altro.

 

La cultura, o terzo settore, quando è presa in considerazione, è di solito in secondo piano.

Salvo rare eccezioni, essa è relegata ai margini, dove gioca, alla meglio, un ruolo passivo nelle grandi decisioni che riguardano la vita della comunità.

 

Questa situazione sta per cambiare: tanto per cominciare, lo Stato, a ogni livello, sta perdendo il suo ruolo storico.

Molte delle sue funzioni sono state deregolamentate e privatizzate; altre funzioni sono state soppresse, anche se taluni affermano che sono state riconfigurate e rese più efficienti.

 

In ogni caso, i Governi sono sempre meno impegnati nella gestione quotidiana delle attività economiche delle comunità locali.

Contemporaneamente, però, le attività economiche stanno diventando sempre meno locali e più globali; molte stanno migrando dallo spazio geografico al cyberspazio e, nel farlo, stanno perdendo o tagliando i tradizionali legami con il territorio.

 

Così come gli Stati, anche esse sono sempre meno coinvolte a livello locale.

 

Il disinteresse del Governo e dell’economia verso le comunità locali sta lasciando un vuoto istituzionale sempre crescente che viene riempito, in alcuni casi, da un rinvigorito terzo settore e, in altri, da un sostenuto quarto settore, costituito dall’economia sommersa, dal mercato nero e dalla cultura criminale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[La vera competizione fra cultura locale e cultura criminale]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La vera competizione dei prossimi anni, in ogni regione geografica del mondo, sarà tra le istituzioni del terzo e del quarto settore per il controllo del territorio, come conseguenza del suo parziale abbandono da parte dello Stato e del mondo economico.

 

Perché prevalga il terzo settore, occorre che esso si politicizzi e faccia convergere le sue diverse istituzioni, attività ed interessi intorno ad una missione comune.

Perché questo accada, occorre riconoscere l’importanza del territorio e delle radici comuni.

 

Se le attività delle reti globali, del commercio elettronico e della produzione culturale rappresentano un aspetto della nuova politica di potere nel secolo appena iniziato, l’altro aspetto deve essere rappresentato dalla ricostituzione di profondi scambi sociali, di una nuova fiducia sociale e del capitale sociale e la ricostituzione di comunità locali forti.

 

I due grandi movimenti sociali del ventunesimo secolo saranno quelli per la protezione della biodiversità e della diversità culturale.

Essi sono intimamente legati.

 

Tutte le culture hanno radici comuni nella natura; esse scaturiscono da un’intima connessione con la terra.

La musica, il canto, la danza, le leggende, le arti, i riti e le feste sono profondamente legati ai ritmi e alla realtà del mondo naturale.

Le piante, gli animali, i paesaggi, i ritmi circadiani e l’alternanza delle stagioni sono stati fonte di ispirazione e di metafore per modellare forme ed espressioni culturali.

 

Le culture sono nate dal costante rispetto e dalla devozione verso le sorgenti della vita che hanno dato vita al mondo naturale.

Molte delle nostre espressioni culturali contemporanee risalgono ai nostri primi rapporti con la terra stessa.

 

Le pratiche e le istituzioni culturali sono celebrazioni della vita; parlano del nostro debito verso la natura e ci riportano alle più grandi forze della vita di cui siamo espressione.

La riaffermazione del valore della vita è il cuore di ciò che chiamiamo "valore intrinseco".

 

 

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Assicurare il libero accesso alle altre realtà e difendere le specificità della propria, evitando i fondamentalismi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cultura, dunque, è in netto contrasto con la sfera economica, nella quale tutti i fenomeni sono ridotti a una utilità e dove l’espropriazione e l’opportunismo divengono norme di comportamento condivise.

 

I movimenti a sostegno alla biodiversità e della diversità culturale stanno già cominciando a lavorare fianco a fianco su un’ampia gamma di temi, ivi inclusi l’opposizione all’introduzione di colture alimentari geneticamente modificate, la sfida alle disposizioni degli accordi economici regionali e mondiali che minacciano sia l’ambiente sia la diversità culturale, il sostegno alle comunità indigene di creare sistemi sostenibili di coltivazione per proteggere gli ecosistemi locali.

 

Il fatto che i movimenti a favore della biodiversità e della diversità culturale stiano cominciando a convergere verso un unico potente fronte politico è la prova che le nostre antiche radici sociali sono ancorate al mondo naturale.

Nella misura in cui questi due movimenti saranno capaci di trovare una causa comune, il loro contributo aiuterà a modellare l’attività politica del nuovo secolo.

 

È interessante notare come le culture locali politicizzate siano, allo stesso tempo, sia una forza che si contrappone all’economia fondata su reti globali sia la condizione necessaria perché essa continui a esistere.

Indeboliamo o eliminiamo la diversità culturale e alla fine il mercato capitalistico crollerà perché, come già detto, la fiducia sociale e il capitale sociale inaridiranno e non esisteranno più le basi per il commercio e gli scambi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[Le proprie risorse culturali come doni da scambiare]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se questo dovesse accadere, ciò che resterebbe del sistema capitalistico si indirizzerebbe verso il quarto settore, come accade oggi in Russia, ed esisterebbe per lo più sotto le spoglie di una economia di mercato sommersa o nascosta, in una cultura di illegalità.

Il prerequisito, dunque, per garantire l’accesso all’economia globale del cyberspazio è garantire l’accesso e rinsaldare le culture locali diversificate.

 

Molti osservatori temono che il risorgere dell’interesse verso le culture locali conduca inevitabilmente alla xenofobia e al sentimento ultra-nazionalista.

Questo non accade quando le persone in ogni dove ritengono che le proprie risorse culturali e quelle degli altri siano doni da scambiare: le grandi migrazioni del XXI secolo possono aiutare a rifecondare la società umana e preparare il mondo per una vera epoca di globalizzazione.

 

L’estremismo dei movimenti fondamentalisti è totalmente in contrasto con molte organizzazioni della Società Civile (Civil Society Organization - C.S.O.); anche esse sono a favore della difesa della cultura locale, ma sono sensibili e rispettose del diritto delle altre culture a esistere in un mondo culturalmente diversificato.

 

Il motto "pensa globalmente, agisci localmente", quantunque, dopo anni di eccessivo uso, sia diventato un cliché, riflette ancora bene il pensiero delle organizzazioni del terzo settore di tutto il mondo.

Come i fondamentalisti, le CSO hanno radici profonde nel territorio e sono legate alle culture locali, ma esse ritengono anche che tutte le diverse culture contribuiscano insieme a definire una comune ecologia dell’esistenza umana.

 

Conservare l’identità culturale individuale difendendo allo stesso tempo un mondo culturalmente diversificato diviene la caratteristica dei movimenti CSO.

Stimolare la diversità culturale in tutte le sue forme positive è essenziale oggi come mai prima nella storia, se vogliamo far progredire gli interessi dell’economia e degli scambi globali.

 

 

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Individually, we are one drop - Together, we are an ocean, "Come individui siamo una goccia - Insieme siamo un oceano". Ryunosuke Satoro

 

La geopolitica del futuro dovrà avere interessi globali se vorrà far progredire l'economia e la dignità dell'uomo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quali, dunque, possono essere le regole empiriche appropriate per ristabilire la diversità culturale come centro legittimo della vita umana, in Italia, negli Stati Uniti o in ogni altro Paese?

 

Primo, le culture sono vive; per fiorire, hanno bisogno di continuo nutrimento attraverso l’introduzione di idee dall’esterno.

 

Questo spiega perché l’immigrazione sia una forza così vitale e necessaria: fornisce la materia prima per la crescita della diversità culturale.

Senza il continuo flusso di nuovo sangue, le culture alla fine avvizziscono e si atrofizzano.

 

Secondo, la cultura non è qualcosa che si possiede.

Non è una acquisizione da conservare.

 

Piuttosto è lì dove la gente agisce, dove sperimenta la gioia e scopre la propria umanità, attraverso l’interazione con altri esseri umani; è la più alta forma di interazione umana e qualcosa da "celebrare" piuttosto che da difendere, da "condividere" piuttosto che da imporre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Difendere la cultura dell'altro significa difendere allo stesso tempo anche la propria!]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Mahatma Gandhi ha espresso, forse, nel modo migliore la visione di molte CSO quando ha affermato:

 

"Non voglio che la mia casa sia circondata da muri su ogni lato e che le finestre siano sigillate.

Voglio che le culture di ogni terra soffino intorno alla mia casa quanto più liberamente possibile.

Ma non voglio che qualcuna di esse mi faccia volare via".

 

Assicurare un libero accesso alle altre culture, difendendo allo stesso tempo le qualità peculiari della propria, è quanto separa i movimenti CSO dai vari movimenti fondamentalisti.

 

Qualunque forza riuscirà a mobilitare e politicizzare le culture locali del mondo, sarà protagonista della politica e della geopolitica dell’era a venire.

 

Nello stesso tempo, la capacità dei partiti politici di identificarsi e di promuovere gli interessi della Società Civile e le diversità culturali sarà determinante nell’assicurare loro rilevanza e vitalità nel nuovo secolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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