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La cultura siamo noi – Noi la parola La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia: la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è. Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture! I testi originali in questa pagina sono © Massimo Perugini: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale |
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"Per non dimenticare" di Massimo Perugini – Continua |
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In questa pagina Parte Prima – "Scava, scava, che mamma sta qui sotto!" Sabato, 6 gennaio 1940-XVIII – Bracciano, dal cielo arriva la Befana e un CANT-Z 506 Lunedì, 10 giugno 1940-XVIII – Roma, l'Italia dichiara guerra a Inghilterra e Francia Sabato, 14 giugno 1941-XIX – Bracciano, incidente Giovedì, 11 dicembre 1941-XIX – Roma, l'Italia dichiara guerra agli Stati Uniti Venerdì, 14 maggio 1943-XXI – Civitavecchia, bombardamenti aerei alleati Sabato, 15 maggio 1943-XXI – Bracciano, bombardamenti aerei alleati Sabato, 10 luglio 1943-XXI – Italia, sbarco alleato in Sicilia Domenica, 25 luglio 1943-XXI, ore 0,33 – Germania, bombardamenti alleati su Amburgo Domenica, 25 luglio 1943-XXI, ore 2,30 – Roma, Benito Mussolini "si dimette" Mercoledì, 28 luglio 1943-XXI, ore 0,55 – Germania, tempesta di fuoco ad Amburgo Mercoledì, 28 luglio 1943-XXI – Italia, iniziano i 45 giorni di Badoglio
Pagine correlate Massimo Perugini – Una presentazione
Grazie per le pagine visitate!
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Parte Prima – "Scava, scava, che mamma sta qui sotto!" |
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Bracciano
È arrivata la Befana: nelle fredde case del paese, quasi tutte arroccate sui “Monti”, i regazzini si svegliano correndo in cucina, per vedere se durante la notte la Befana ha lasciato qualche cosa per loro sulla nera pietra del camino: i più fortunati troveranno un piccolo giocattolo di legno o di latta verniciata, qualche dolcetto ed un paio di dolcissimi mandarini, mentre per la maggioranza, la notte trascorre come tutte le altre.
Nella sua colonìa di San Zoppo, Francesco Ferretti cerca di riscaldarsi alla meglio davanti al caminetto lì a terra, in un angolo del casaletto, e di asciugare il fazzoletto intriso di sudore, quando sente un rumore che va crescendo rapidamente e si avvicina minaccioso: pochi attimi ancora e il rumore ormai fragoroso dei motori viene sovrastato da uno schianto terribile, assordante, subito seguito dallo starnazzare disperato di galline e papere dal recinto del gallinaro.
Esce fuori spaventato e vede un aereo militare, un “CANT-Z 506” (un idrovolante trimotore munito di due lunghi scafi galleggianti, che partito dalla laguna di Orbetello, per un guasto aveva tentato un atterraggio di fortuna) che aveva travolto, con i suoi enormi “scarponi”, tutta la vigna, per arrestarsi al centro del piccolo orticello di casa.
Un leggero fumo si alza dai motori mentre dai serbatoi squarciati fuoriesce la benzina con il rischio di prender fuoco da un momento all’altro.
Nota un gesto fatto da un pilota dai vetri della cabina, intatta come tutta la fusoliera, e, pochi istanti dopo, due sottufficiali riescono ad aprire il portellone e ad uscire dalla carlinga. Apparentemente, anche se doloranti e con ferite alla testa, non sembrano gravi e Francesco li aiuta a raggiungere il casaletto.
Con il suo fazzoletto, ormai asciutto, deterge il sangue dalla fronte del pilota, l’altro, il Maresciallo Monterossi, sembra non abbia riportato ferite.
Più tardi li trasporta al vecchio Ospedale Civile, caricandoli sulla sua vignarola.
Dall’Idroscalo di Vigna di Valle parte la Vigilanza, che giunta all’aereo precipitato allontana i curiosi per evitare l’asportazione di lamiere d’alluminio, introvabile materiale da riutilizzare per realizzare preziosi utensili da cucina.
Il primo aviere che monta la guardia è Costantino Bellini, abitante della frazione di Vigna di Valle. Per diversi giorni Francesco non può avvicinarsi al terreno.
Quando i soldati vanno via, trova che oltre ai danni provocati dal fortunoso atterraggio, che aveva semidistrutto la vigna e avvelenato l’orto per la benzina fuoriuscita, gli avevano persino segato i passoni e diverse piante da frutto per riscaldarsi durante le notti gelide!
Presenta domanda per il rimborso dei danni subiti, in tutto 1.000 lire, ma a tutt’oggi... ancora le aspetta (testimonianza della figlia Clementina).
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Roma
L’Italia consegna la Dichiarazione di Guerra agli Ambasciatori di Francia ed Inghilterra, mentre le truppe germaniche hanno già superato la Senna.
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(Abbi pazienza ed aspetta il caricamento dell'audio: dipende anche dalla qualità della tua connessione...) |
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Bracciano
Torquato Antinucci, contadino di 61 anni, rientra al paese sul suo somarello, quando, al Ponte del Parente, uno scarto improvviso della bestia impaurita lo fa cadere addosso al carro armato che sopraggiunge in direzione opposta, battendo la testa contro le “pesanti” lamiere (le corazze dei nostri blindati erano di per se così “pesanti” che in Africa venivano bucate dai fucili inglesi...).
Per lui comunque non c’è nulla da fare.
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Pearl Harbor, Hawaii, U.S.A. - ore 7:49 ora locale
353 aerei, di cui 183 caccia modello Zero, tutti appartenenti all'Imperiale Aviazione Nipponica, attaccano di sorpresa e a tradimento la flotta americana del Pacifico, all'ancora nella base militare di Pearl Harbor.
Questo prima della formale consegna della Dichiarazione di Guerra agli U.S.A., anzi proprio mentre il Governo Americano e quello di Tokyo stanno trattando per evitare l'estendersi della guerra: solo dopo 3 ore dall'attacco il Giappone la dichiara ufficialmente.
Muoiono 2.330 americani, tra civili e militari, e 1.347 rimangono feriti, i più intrappolati nelle loro navi che colano a picco dilaniate dalle esplosioni e in preda alle fiamme.
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Washington, D.C. (District of Columbia), U.S.A.
Il Presidente americano Franklin D. Roosevelt, con l'approvazione del Congresso, dichiara guerra al Giappone.
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Roma
L’Italia di Mussolini dichiara guerra agli Stati Uniti, seguita a poche ore dalla Germania Nazista.
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Washington, D.C. (District of Columbia), U.S.A.
Gli Stati Uniti estendono la Dichiarazione di Guerra agli altri paesi dell'Asse - Italia e Germania.
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Civitavecchia
48 fortezze volanti sorvolano la città in tre rapide ondate, dalle 15,25 alle 15,40, scaricando il loro carico di morte: in giornata il numero delle vittime comunicato dalle autorità locali ammonterà a soli 49 morti, per salire a 327 il 30 maggio, ma accurate ricerche successive stabiliranno il numero dei morti in quel bombardamento aereo tra 400 e 565 (fin dal primo conflitto mondiale, è usuale manipolare i dati statistici ai fini politici!).
Civitavecchia subirà altri 34 bombardamenti pesanti, mentre quelli “leggeri”, da parte cioè di aerei in ricognizione o in perlustrazione, saranno circa un centinaio.
Gli abitanti sono costretti a rifugiarsi nei paesi dell’entroterra, vivendo in condizioni precarie ed affrontando enormi sacrifici, inoltre intere famiglie vengono decimate sotto le macerie dei successivi bombardamenti, lasciando nello sconforto più assoluto i familiari superstiti.
Mia madre raccontava spesso a noi figli la sua profonda angoscia all'improvviso trasferimento di papà, proprio presso la Filiale del Banco di S. Spirito di Civitavecchia, per sostituirne il cassiere, deceduto appunto sotto uno dei bombardamenti: nella città completamente isolata, anche la Banca viene “sfollata” e per giunta in magazzini, locali di fortuna senza casseforti, fatto che lo costringerà ogni sera, a lavoro finito, a portarsi dietro i valori e dormirci nella sua stanzetta d’albergo, tenendoli nascosti alla meglio in una semplice cassetta metallica, fino all'apertura dello sportello il giorno seguente!
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Bracciano
Francesco Lelli, bambino di 6 anni e spensierato alunno di Iª elementare, è a scuola quando in mattinata rieca improvvisa la sirena dell’allarme aereo.
Di corsa esce con i compagni e s'incammina svelto verso casa, ma non arriva lontano: ai “Pasqualetti” una bomba gli esplode a pochi metri davanti sulla strada, scaraventandolo a terra svenuto e gravemente ferito.
Ricorda che un carabiniere, Maurizio Catena, lo raccoglie da terra e lo trasporta a braccia all’Ospedale Civile, dove gli prestano i primi soccorsi: il giorno successivo lo ricoverano all’Oftalmico di Roma, senza peraltro riuscire a salvargli l’occhio ferito.
Nello stesso istante, “Peppe” Marziali, di 12 anni, apprendista “facocchio”, lavora nella bottega di “Derfo” Pomponi, in quel momento assente, insieme al figlio Piero, in Via del Pratoterra, quando un enorme esplosione ad una decina di metri dalla porta, illumina la bottega con un lampo accecante.
L’immensa quantità di terra sollevata dall’esplosione seppellisce l’ingresso e solo più tardi, dopo che riescono ad arrampicarsi sulla finestrella in fondo alla bottega, i due riescono a sbucare su via Garibaldi.
Franco Falconetti racconta invece della stanga della “vignarola” di Edoardo Mondini, che penzola per parecchi giorni dai fili elettrici di fronte al Villino Rosi.
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Italia
Sbarco anglo-americano in Sicilia preceduto, di un mese, dalla presa di Pantelleria e di Lampedusa.
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Germania - ore 0,33
Primo attacco aereo su Amburgo da parte di 791 bombardieri inglesi seguito alle ore 14,40 dal bombardamento di altri 68 B17 americani.
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Roma - ore 2,30
Con l’approvazione dell’ordine del giorno presentato da Dino Grandi, nella lunga seduta del Gran Consiglio del Fascismo, è decretato il ritorno dei poteri da Benito Mussolini al Re Vittorio Emanuele III, sulla base dell’art. 5 dello Statuto Albertino (la Carta Costituzionale del tempo).
A tarda sera, precisamente alle ore 22,47, Giovanni Battista Arista annunciatore della radio, legge agli italiani il famoso messaggio che si concludeva con: “La guerra continua”.
Poco distante, il direttore dell’agenzia di stampa “Stefani”, Morgagni, non regge allo shock e si uccide (fu l’unico karakiri cui dette seguito il crollo del regime).
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Amburgo - ore 0,55
720 bombardieri inglesi sganciano 2.400 tonnellate di bombe più incendiarie che esplosive causando, per la prima volta, un cataclisma di fuoco infernale, la “Feuersturm” (tempesta di fuoco) provocata, in condizioni particolari, dall’innalzamento contemporaneo e ben circoscritto di aria surriscaldata, che, richiamando aria fresca dall’esterno, crea venti prossimi alle centinaia di chilometri orari e temperature dell’ordine dei mille gradi centigradi.
Centinaia di amburghesi, colpiti dal fosforo delle bombe incendiarie, vengono ricoperti di sabbia del fiume, altrimenti il fosforo, caduto sulla loro carne, a contatto dell’aria, sarebbe ritornato ad incendiarsi spontaneamente.
All’alba del giorno dopo, squadre di poliziotti e dell’esercito pongono fine alle loro atroci sofferenze, sopprimendoli con un “colpo di grazia”: le vittime sono più di 40.000.
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Italia
Iniziano i 45 giorni del “Governo Badoglio”, caratterizzato da crudeli episodi di repressione, volti esclusivamente a mantenere l’ordine costituito, con qualsiasi mezzo e con ferocia degna di un “Gauleiter” (vedi, tra gli allegati, il Decreto Roatta, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito).
A Reggio Emilia i soldati in servizio d’ordine, sparano sui dimostranti, che chiedono la fine della guerra, provocando 9 morti.
Il bilancio della repressione nei confronti dei manifestanti è altissimo: 93 morti, 536 feriti, 2.276 arresti.
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Il racconto di Massimo continua Mercoledì, 8 settembre 1943 - Annuncio dell'Armistizio di Cassibile |
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