Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e Fratelli Palombi Editori, le cartoline appartengono alla collezione di Luigi Felluca, Bracciano: la Redazione ringrazia l'autore e l'editore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Il 'Palazzo fuori della Porta', Municipio di Bracciano" di Bruno Panunzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Il 'Palazzo fuori della Porta', Municipio di Bracciano" (continua)

I precedenti storici (continua)

 

Da "Lunario Romano 1985 'Palazzi Municipali del Lazio'"

"Il 'Palazzo fuori della Porta', Municipio di Bracciano"

I precedenti storici

La "fabrica fuori della Porta"

Le palazzine laterali, la fontana, il teatro

I riattamenti settecenteschi e ottocenteschi

 

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano"

Welcome to our portal! "Bracciano's Castle – Impregnable fortress, magnificent palace"

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma"

"Il cannocchiale conteso"

"Girolamo Gastaldi: il cardinale contro la peste"

 

Bruno Panunzi Una presentazione  

 

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“Il 'Palazzo fuori della Porta',

Municipio di Bracciano” (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I precedenti storici (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo la vittoria ottenuta sull'esercito pontificio Bartolomea Orsini in ringraziamento per l'aiuto ricevuto donò ai Braccianesi i suoi diritti su alcune cave di pietra vicino l'abitato ed alcuni anni più tardi il 22 marzo 1541 Francesco Orsini, abate di Farfa, donò “ai dilettissimi nostri vassalli e massari della Comunità ed a tutte le persone della terra nostra di Bracciano” i diritti feudali sul macello, la pizzicheria, il mulino, la selva e la gabella coi rispettivi frutti, utili, proventi, ragioni e giurisdizioni.
 

In cambio i “massari Bernardinus q. Pucciotti, Antonius q. Dominiconi, Nardus q. Mutii, Paulos q. Petri”, insieme a diversi altri popolani si impegnarono a difendere la loro terra da ogni nemico.
 

 

 

La selva nominata nella pergamena di donazione era l'attuale Macchia Bandita che, da allora, è sempre rimasta libera ed assoluta proprietà dei Braccianesi 4.
 

 

Nel 1552 il Cardinale Guido Ascanio Sforza di S. Fiora, tutore del minorenne duca Paolo Giordano I, concesse uno statuto a Campagnano e Bracciano sul modello di quello già emanato nel 1551 per Anguillara e che sarà dato nel 1553 a Cerveteri.
 

Con questi statuti, forse copie riformate di documenti più antichi, il Cardinale Sforza, Camerario di SRE, tentava di regolare i rapporti tra il feudatario ed i vassalli, oramai raccolti e rappresentati nelle varie Comunità, ed arginava il pericoloso interesse del governo pontificio ad intervenire in questo tipo di problemi.

 

 

Lo Statuto di Bracciano 5 oltre a confermare i diritti ed i privilegi già concessi alla Comunità regolò l'uso civico di semina, di legnatico, delle fronde, del pascolo e della spiga.
 

 

Paolo Giordano I, infine, con un atto dell'11 gennaio 1556 si rivolse ai “Dilectis nobis massariis et hominibus Castri nostri Bracchiani" e li sollevò da tutte le tasse, gabelle, imposizioni sia pubbliche che private salvo "vigilias seu nocturnas custodias circa muros facere et advenientes militis seu quosvis alios in propriis domibus ac dormiendum recipere et albergari teneatur”.
 

Al duca rimase comunque il controllo delle funzioni pubbliche ed in particolare: designare il governatore del paese, amministrare la giustizia, garantire la sicurezza attraverso gli sbirri e confermare le nomine dei rappresentanti eletti dalla popolazione.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota 4

 

E. Panunzi, Gli usi civici in territorio di Bracciano (Ancona 1979), p. 10 segg.

 

Al contesto della nota

 

 

 

Nota 5

 

La copia dello Statuto conservata a Bracciano fu trascritta da Paolo Pucci fiorentino, massaro di Bracciano, nella stessa forma di quello di Campagnano il 26 agosto 1552 e firmato ufficialmente il 10 dicembre 1552 dal Cardinale Sforza.

 

Al contesto della nota