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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Enzo Merlina: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la ripubblicazione e l'adattamento nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Libri: "La storia dei Marchesi Casati Stampa" di Enzo Merlina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

[Amori e passioni] – “La Marchesa Casati” di Mariateresa Fiumanò, Edizioni Anordest

[Premessa]

[I protagonisti]

[La storia]

[Il romanzo]

[Particolari inediti]

[L'eredità]

La Villa San Martino ad Arcore Approfondimento

"Un furbesco acquisto e furbastri truffatori: Villa San Martino di Arcore"

[Le modalità "politiche" di fare soldi del grande maestro]

[L'“acquisto” della Villa San Martino di Arcore]

[Un delitto perfetto, ben remunerato]

[Dimora vincolata dal Segreto di Stato]

 

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La Marchesa Anna Casati. (Foto di archivio)

 

[Amori e passioni] “La Marchesa Casati” di Mariateresa Fiumanò, Edizioni Anordest

 

 

 

 

 

 

 

 

  [Premessa]
               

 

 

 

A quarant'anni dalla strage che avvenne a Roma, ai Parioli, nella lussuosa casa dei Marchesi Casati Stampa di Soncino, è uscito in questi giorni un libro che ripercorre la storia della protagonista della vicenda che, all'epoca, fece versare fiumi d'inchiostro soprattutto quando si scoprirono i torbidi retroscena legati al duplice omicidio-suicidio.

La particolarità di questa biografia, "La Marchesa Casati", edizioni Anordest, è che l'autrice, Mariateresa Fiumanò, è una parente della Marchesa (suo padre essendo cugino di primo grado della Marchesa) e che a suo tempo frequentava Anna Fallarino Casati, ricevendone le confidenze.

 

Confidenze spesso scabrose e che sono raccontate nel libro con dovizia di particolari, ma, allo stesso tempo, rivalutando l'amore e l'intesa che legava i due coniugi ed esaminando la complessa relazione dal punto di vista psicologico.

 

La Fiumanò è un Medico Chirurgo Specialista in Neurologia, Criminologia Clinica e Psichiatria Forense.

 

Il romanzo ha una prefazione scritta dal Criminologo Francesco Bruno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[I protagonisti]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rievochiamo a sommi capi la storia per chi non ricordasse o non avesse l'età per farlo, partendo anzitutto da una brevissima biografia dei protagonisti.
 


Camillo Casati è l’erede di una dinastia lombarda di antico lignaggio: un Gabrio Casati lo troviamo tra le barricate delle Cinque Giornate di Milano nel 1848, e la sorella Teresa era andata in sposa a un altro esponente del Risorgimento, Federico Confalonieri.

 

Camillo, nato nel 1927, compie i suoi studi in un collegio svizzero e non ha bisogno di guadagnarsi da vivere.

Possiede infatti varie dimore, a Roma, a Milano, e vastissime proprietà dislocate per lo più in Lombardia, tra cui una ad Arcore, oltre all’affitto per suo uso personale dell’Isola di Zannone, di fronte al Circeo.

I suoi hobby preferiti sono la caccia e le parole crociate.
 


Anna Fallarino, che Camillo sposa in seconde nozze, nasce ad Amorosi, in Provincia di Benevento, nel 1929.

Descritta dalle cronache successive alla sua morte come una “popolana” venuta dal nulla, in realtà proviene da una famiglia della media borghesia locale.

 

Trascorre un’infanzia travagliata, a causa della separazione dei genitori e dalla successiva poco felice convivenza a casa di una zia paterna.

Molto bella e sensuale, Anna è sicuramente un’arrivista ambiziosa che sgomita per entrare nel bel mondo.
 


Il terzo protagonista è Massimo Minorenti, una specie di playboy romano di 25 anni che da tempo intrattiene una “relazione” con Anna, della quale Camillo è comunque a conoscenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[La storia]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 30 agosto 1970 la Polizia viene chiamata in un lussuoso attico in Via Puccini.

 

La scena che si presenta è tremenda: molto sangue e tre corpi riversi nello studio, raggiunti da colpi d‘arma da fuoco; accanto al fucile, quello del Marchese, su una poltrona la moglie con le gambe appoggiate su uno sgabello, come se fosse stata ricomposta.

 

Poco distante, dietro un tavolino, il corpo di Massimo.

 

In breve, gli investigatori ricostruiscono l'andamento dei fatti: il Marchese ha ucciso la consorte e il giovane amante e si è tolto la vita.

 

Potrebbe essere un caso di gelosia maturato in un ambiente altolocato, ma anche se i fatti si sono svolti effettivamente così, sono i retroscena che si scoprono successivamente, grazie al ritrovamento del diario del Marchese e delle foto che si scatena l'interesse morboso dei quotidiani e rotocalchi del tempo a raccontare all'opinione pubblica le abitudini sessuali dei Marchesi, in cui Anna aveva rapporti con uomini (in genere giovani e di basso ceto sociale) e donne, quasi sempre procurati da Camillo che poi assisteva agli incontri spesso ritraendoli con la sua macchina fotografica Polaroid.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[Il romanzo]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’avvincente romanzo di Mariateresa Fiumanò era nato in origine come un racconto, da inserire in un libro di racconti come mi dice Mariateresa che trascorre quasi tutti i suoi fine-settimana a Trevignano con “il cane e il marito” (l’ordine non è mio).

 

Infatti, i primi due libri, “I peccati del Lago“ e “Isole Controcorrente“ sono una raccolta di novelle.

 

“Io prediligo i racconti rispetto ai romanzi, sono più nelle mie corde.

Ma quando l’Editore Mario Tricarico ha letto il canovaccio ha insistito perché io espandessi la storia dei Casati sino a trarne un romanzo di 238 pagine.

E l’ho scritto di getto, completandolo in soli due mesi: evidentemente era una storia che mi portavo dentro da tanto tempo”.

L’Editore è certo che da questo romanzo se ne trarrà un film a breve.

Le chiedo chi vedrebbe come possibili interpreti e come regista, ma non ci ha ancora pensato, anche se sembrerebbe una storia tagliata su misura per un direttore del calibro di Tinto Brass.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[Particolari inediti]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tragedia dei coniugi Casati Stampa di Soncino e del giovane Massimo, proprio per il rapporto che univa la famiglia dell’autrice con Anna Fallarino svela anche, nell’ultima parte, alcuni retroscena che avrebbero potuto modificare l’andamento dei fatti.

 

Per esempio, al cugino Ninì Fiumanò, Funzionario di Polizia, conosciuto e rispettato anche dal Marchese, Anna aveva chiesto di andare con lei e Massimo in Via Puccini perché in preda alla paura, dopo una telefonata minacciosa di Camillo la sera precedente.

 

Il padre dell’autrice, non essendo a conoscenza di tutti i fatti, la sconsigliò di andare a parlare con il marito in presenza di terze persone, ma, sempre per questo motivo, si rifiutò di accompagnarla.  
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[L'eredità]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Infine, viene raccontata nel libro, ma con un particolare inedito, anche la curiosa appendice, già abbastanza nota, dell’eredità.

 

Titolare dell’ingente patrimonio dei Casati è la figlia di primo letto del Marchese, Annamaria, minorenne al tempo dei fatti.

Per questa ragione deve essere nominato un tutore.

 

Si fa avanti una zia materna, rifiutata da Annamaria, la quale preferirebbe (ed è questo il particolare inedito) il cugino di Anna, dicendogli:

“Mio padre ti stimava e mi piacerebbe che fossi tu il mio tutore”.

 

Ma Ninì’ non se la sente di assumersi una così grave responsabilità, soprattutto per non dar adito a pettegolezzi e congetture che avrebbero potuto ripercuotersi sulla sua carriera in polizia.

Così la scelta, alla fine, cade sul Senatore Liberale Giorgio Bergamasco e come protutore viene scelto l’Avvocato Cesare Previti.

 

 

Annamaria lascia l’Italia per il Brasile, dove si sistemerà in modo permanente.

Emancipatasi dal tutore dopo aver raggiunto la maggiore età, Annamaria si affida comunque all’Avvocato Previti per la cura dei suoi interessi in Italia, tra i quali una certa Villa San Martino ad Arcore…

 

Nel 1973, Annamaria chiede a Previti di vendere villa e parco, ma con l’esclusione degli arredi, della pinacoteca, della ricchissima biblioteca e dei terreni circostanti.

 

Ciononostante, Previti le comunica l’anno successivo di aver concluso “un affarone”, cedendo per 500 milioni (di lire) l’intera proprietà.

Annamaria, dal Brasile, non si rende conto dell’esiguità della cifra che oltre tutto non viene neppure pagata subito.

 

E che il costo fosse irrisorio, lo si scopre pochi anni dopo, quando il subentrato proprietario, tale Silvio Berlusconi, riesce a ottenere dei finanziamenti dalle banche proprio grazie alla Villa di Arcore che viene valutata oltre sette miliardi di lire.
 


E, conclude sorridendo Mariateresa Fiumanò:

“Se mio padre avesse accettato di essere il tutore di Annamaria, chissà chi vivrebbe adesso a Villa San Martino?”.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Villa San Martino ad Arcore Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La settecentesca Villa San Martino già dei Marchesi Casata Stampa di Soncino.

 

 

 

 

"Un furbesco acquisto e furbastri truffatori: Villa San Martino di Arcore"

 

 

 

Il seguente articolo è ripubblicato dal blog speradisole.wordpress.com, originariamente pubblicato il 2 ottobre 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Le modalità “politiche” di fare soldi del grande maestro]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io non apprezzo Berlusconi, non lo stimo, non condivido nulla della sua vita, della sua politica di governo.

Nutro un disprezzo profondo verso di lui.

La sua persona mi procura un disagio fisico.

 

L'origine di tutto questo risale agli anni 1970-1980 e fu il modo con cui venne in possesso della Villa San Martino di Arcore.
 

 

Per capire il personaggio, un breve accenno alle modalità “politiche” di fare soldi, ovvero la parte finanziaria del grande maestro, quella che forse è comune anche ad altri imprenditori, più o meno furbi o spregiudicati:
 

- Fare il costruttore senza soldi, ma con i soldi della Banca Rasini di Milano, diretta da suo padre.

 

- Costruire case e palazzi fuori dai piani regolatori, più alti tanto che si costringe persino l'autorità preposta

a deviare le vie aeree, deviate anche per valorizzare le nuove costruzioni di Segrate (Milano2).

 

- Usufruire di una piccola banca, quella di Piazza Mercanti a Milano, che diventa una fonte “miracolosa” di

soldi.

In relazione a questo fatto, in quegli anni, la Lega tuona, dai suoi giornali, le famose 11 domande, che dovevano chiarire i rapporti tra Berlusconi e la Mafia, sospettata, forse a ragione, di essere l'origine nascosta dei soldi misteriosi che crescevano a vista d'occhio in quella micro banca milanese.

A queste domande, naturalmente Berlusconi non ha mai risposto.

 

- Creare un labirinto di società, intricate l'una nell'altra con a capo persone tipo casalinghe, zie e zii, cugini

vari, svizzeri e svizzere di sua conoscenza, per cui qualsiasi ricostruzione sulla loro origine, di quanto valessero, dove fossero collocate, divenne problematica.

Un intrigata faccenda, quelle delle società a scatole comunicanti, che neppure il Pubblico Ministero, Antonio Di Pietro, è riuscito a ricostruire completamente, anche se ha capito benissimo che servivano a moltiplicare i soldi, in modo miracoloso.

Soldi, a valanghe, della cui provenienza, nulla è dato a sapere.

Mistero dei misteri.
E fin qui, si parla di soldi, il piatto dolce di Berlusconi imprenditore, che intanto, con i favoritismi, le corruzioni e gli scambi di mazzette, fra lui, Craxi e Mammì, è diventato anche proprietario di tre reti televisive.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[L'“acquisto” della Villa San Martino di Arcore]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma l'episodio che, secondo me, ha svelato il vero modo di agire di questo uomo, la sua assenza di moralità, la sua spregiudicatezza e la sua cattiveria, è stato “l'acquisto” della Villa San Martino di Arcore.

 

Un acquisto che è rimasto un giallo irrisolto e soprattutto una ingiustizia feroce.
La villa di Arcore è un
ex convento rinascimentale, per secoli appartenuto alla Famiglia Casati Stampa Soncino.

Una villa con 145 stanze, arredi antichissimi, collezioni pregiate di quadri e libri, ettari di parco pieno di fiori ed alberi molto rari.


Il Marchese Casati, Camillo, il 30 agosto 1970, uccide la moglie, Anna Fallarino, sorpresa con l'amante e poi si toglie la vita.
Passata la curiosità dell'omicidio-suicidio del Marchese e della moglie,
il patrimonio passa alla figlia Annamaria Casati Stampa di 19 anni, minorenne.

In quegli anni la maggiore età si acquistava a 21 anni.


La ragazza si trova un’eredità di due miliardi e 403 milioni, che al netto delle tasse diventano 1 miliardo e 965 milioni di lire.

Annamaria decide di lasciare l’Italia e lo scandalo della morte dei suoi genitori e va a vivere in Brasile.

 

Il 27 settembre 1972 affida i suoi beni, senza limitazioni di mandato, ad un avvocato, di nome Bergamasco, suo ex tutore che, nel frattempo, era diventato un Ministro del Governo Andreotti.

Tra i vice di questo avvocato diventato ministro, c’è Cesare Previti e a lui, Annamaria, nell’autunno del 1973, affida l’incarico di vendere Villa San Martino, “con espressa esclusione degli arredi, della pinacoteca, della biblioteca e delle circostanti proprietà terriere”.

L’acquirente si materializza nella persona di Silvio Berlusconi, che ha appena costruito Milano2 e vuole smettere i panni del palazzinaro per indossare quelli di “Sua Residenza” ed è in cerca di una dimora “adeguata” per rappresentare se stesso nella elite della imprenditoria.

Il mediatore di questa compra-vendita è Cesare Previti, figlio di Umberto che negli stessi anni in cui Berlusconi costruisce il suo labirinto societario, compare in quel “busillis” di Berlusconi.

Pochi mesi dopo
il prezzo che Silvio Berlusconi riesce a “pattuire” con Previti per la villa San Martino è di 500 milioni di lire.

Cioè riesce a comprare una villa di quel tipo, settecentesca, del valore di 1 miliardo e 965 milioni di lire, pagandola un quarto del valore.

Notare che con questi soldi 500 milioni,
include anche la pinacoteca, il parco, gli arredi e la biblioteca, espressamente esclusi, su richiesta della venditrice, ma lui prende tutto lo stesso, se ne frega delle volontà della venditrice.

Un uomo già straricco, ruba e truffa una ragazza, complice ovviamente il fido Previti.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[Un delitto perfetto, ben remunerato]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli scrittori Guarino e Ruggeri, hanno scritto un libro a tal proposito intitolato “Inchiesta del signor tv” (Editore Kaos), nel quale indagano a fondo su quella vendita, che io chiamo furto vero e proprio.

Come al solito sono stati querelati da Berlusconi per diffamazione, ma nel 2000, hanno vinto la causa: nessuna diffamazione era stata scritta, solo verità supportate da centinaia di documenti.

500 milioni di lire sono nulla, per una villa settecentesca di 3.500 metri quadri con tutti gli annessi. L’acquirente ha commesso
un vero e proprio “raggiro” nel confronti della ragazza, ancora sconvolta, presumo, dalla morte violenta dei suoi genitori.

Ma
i raggiri nei confronti di Annamaria, non si limitano a pagare la villa e tutto il contorno un quarto di quello che vale, infatti Berlusconi, mette in atto altri raggiri.

- Il primo raggiro:
Berlusconi dilaziona il pagamento di questa cifra ridicola, fino al 1980 (l’atto di cessione è

del 2 ottobre 1980), ma, quel che è peggio, Annamaria continua a pagare le tasse.


- Il secondo raggiro si attua il 4 maggio 1979, quando nasce
l’Immobiliare Idra, una SpA nella già affollata

galassia societaria di Berlusconi, società che ancora oggi gestisce almeno 12 tra le dimore berlusconiane, tra cui Villa Certosa, Arcore e Macherio.

Nel Consiglio di Amministrazione della Società Idra siedono i Previti, padre e figlio e la società riesce ad ottenere dalle banche due superfinanziamenti sulla Villa di Arcore, appena pagata solo mezzo miliardo di lire: e sono 7 miliardi di lire, subito rigirati alla Cantieri Riuniti (altra società berlusconiana), più altri 680 milioni di lire.


È stato compiuto
un delitto perfetto, ben remunerato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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[Dimora vincolata dal Segreto di Stato]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arcore è poi diventata quello che sappiamo: il rifugio di Berlusconi, la cabina di regia del Governo, una dimora vincolata dal Segreto di Stato, un mausoleo che custodisce grandi segreti.

Siamo nel
1980, l’anno del terremoto in Irpinia, della strage di Bologna, delle partite di calcio truccate e della “Milano da bere”.

Si apre la stagione dell’edonismo, della crescita del debito pubblico, dell’era craxiana e della apertura, a scatola chiusa, delle televisioni private a Berlusconi, alla sua visibilità e quindi alla sua voglia di potere politico, che da oltre 15 anni sta imperando.

Comunque sia
quell’episodio di furberia, di tradimento di una ragazza che meritava il suo patrimonio, e averglielo rubato letteralmente, mi ha fatto schifo, letteralmente schifo e da allora Berlusconi potrà anche vivere centinaia di anni, diventare papa, o fare tutto quello che vuole, ma per me rimarrà un uomo privo di scrupoli, privo di coscienza, con la moralità ed il comportamento etico sotto le suole delle scarpe.

Un uomo che, tra l’altro, ha messo sotto la suola delle scarpe anche la donna che è diventata una merce da comprare e da vendere, al pari delle sue società finanziarie.

È questa la moralità che lui dice, ora, di avere introdotto nella politica italiana?

Povero Paese, Povera Italia.
 


Infine,
nel 2008, il Comune di Arcore ha concesso a Berlusconi, l’ampliamento della Villa San Martino.

Un intero paese al servizio di un uomo.

Rinnovamenti, ampliamenti, miglioramenti, cambiamenti costosi, effettuati in una dimora “coperta da Segreto di Stato” e quindi tutte spese a carico del “solito” contribuente, vale a dire: a carico nostro!

 

 

Fonti dell'articolo: “Inchiesta sul signor tv” di Guarino e Ruggieri, Edizioni Kaos, Corriere della Sera e l’Unità

 

 

 

L'imponente complesso della Villa San Martino ad Arcore con l'annesso parco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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