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Cultura e società

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Massimo Perugini e Luciano Russo: la Redazione ringrazia gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"I 'battibecchi' di Curzio Malaparte" di Massimo Perugini e Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

I battibecchi del maledetto Toscano parlano di nient'altro che Libertà e Verità: non è poco...

Gli Italiani [...] preferiscono la Menzogna alla Verità

[...] orgoglioso di essere Italiano

Imparate dai Toscani!

"Mala-parte" (che cambia spesso parte) e tutti i Bona-parte...

L'"Arcianarchico" maledetto

Dalla sua penna

L'Italia e gli Italiani visti da Malaparte Et Alteri

 

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La tomba-mausoleo di Curzio Malaparte, che domina Prato dall'alto impervio del Monte Spazzavento. (Foto di archivio)

 

 

I battibecchi del maledetto Toscano parlano di nient'altro che Libertà e Verità: non è poco...

 

 

 

 

 

 

 

 

  Gli Italiani [...] preferiscono la Menzogna alla Verità
               

 

 

 

... Questa solita Italia ha nella Verità il suo più pericoloso avversario.

 

Ma alle Cinque difficoltà di chi scrive la Verità, elencate nel suo famoso saggio da Bertolt Brecht, l'autore di Mutter Courage, dobbiamo, noi Italiani, aggiungerne un'altra, la Sesta:

 

la difficoltà di persuadere gli Italiani che una verità è una verità, che la Verità è la Verità.

 

Poichè in Italia, dove è viva la tradizione della Menzogna, ed è vivissima la tendenza a scambiar per verità le menzogne della classe dominante, la prima reazione dell'opinione pubblica di fronte alla Verità è di negarla:

 

"Non è vero, non può essere vero".

 


Gli Italiani, purtroppo, preferiscono la Menzogna alla Verità.

 

È più facile, meno pericoloso, più comodo, e più redditizio, credere nella Menzogna che nella Verità.
 

La Menzogna li lascia tranquilli, dà loro il senso della sicurezza morale e materiale.

 

La Verità non solo non li fa arrossire, ma li spaventa, turba i loro sonni, mette in pericolo i loro meschini compromessi di tutti i giorni.
 

La Verità è nemica del conformismo.

 

E purtroppo gli Italiani inclinano ad esser conformisti con la Menzogna, più tosto che con la Verità.

 

Sanno che si tratta di una menzogna, ma vi si conformano.

 

In un Paese borbonico, come il nostro, la Verità è sempre sediziosa.

 


Ecco perchè gli Italiani giudicano con sospetto tutti coloro che dicono la Verità.
 

Si domandano che cosa spinga costoro a dire la Verità contro il parere dei più, e contro il tornaconto di chi comanda, quali segreti scopi perseguano, a quali misteriosi interessi obbediscano; e il nome che essi danno a questi sediziosi è tristissimo: li chiamano "Nemici della Patria".


Chiunque dica la Verità, in Italia, è un nemico della Patria.
 

Vi sono due modi di amare il proprio Paese:

 

quello di dire la Verità apertamente, senza paura, sui mali, sulle miserie, sulle vergogne di cui soffriamo;

 

e quello di nascondere la realtà sotto il mantello dell'ipocrisia, negando piaghe, miserie, e vergogne, anzi esaltandole come virtù nazionali.

 

Tra i due modi, preferisco il primo...

 


Nè vale la scusa che i panni sporchi si lavano in famiglia.


Vilissima scusa: un Popolo sano e libero, se ama la pulizia, i panni sporchi li lava in piazza.

 

Ed è inutile e ipocrita invocare la carità di Patria.

 

La carità di Patria fa comodo soltanto ai responsabili delle nostre miserie e vergogne, e ai loro complici e servi, fa comodo a chi ci opprime, ci umilia, ci deruba, ci corrompe...

 


Io non so che farmene di una Patria che non sopporta la Verità.
 

L'Italia in cui credo, in cui ho sempre creduto, per la quale ho combattuto in trincea, ho versato il mio sangue, ho sofferto la prigione ed il confino, l'Italia per la quale sono pronto, così oggi come ieri e come domani, a lottare e a soffrire,

 

è la Patria ideale dell'Onore, della Libertà, della Giustizia, la Patria di tutti coloro che hanno sofferto e soffrono per la Verità, di tutti coloro che hanno dato la vita per combattere la Menzogna:

 

è l'Italia degli uomini semplici, onesti buoni, generosi, chiusi da secoli in quella "prigione gratis" della miseria e della delusione,

 

delle leggi borboniche e degli arbitrii polizieschi, dei privilegi di classe e della corruzione amministrativa,

 

che "Lor Signori" chiamano Libertà Italiana.

 

 

 Dalla "Prefazione", scritta a Forte dei Marmi nel 1955, per la raccolta "Battibecco"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'epigrafe sulla tomba di Curzio Malaparte: "Io son di Prato, m’accontento d’esser di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non esser venuto al mondo", da "Maledetti Toscani". E ancora: "E vorrei avere la tomba lassù, in vetta, per poter sollevare il capo ogni tanto e sputar nella fredda gora del tramontano" - in cima allo Spazzavento. (Foto di archivio)

 

 

[...] orgoglioso di essere Italiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... Io sono orgoglioso di essere Italiano, ma mi vergogno d'essere un Cittadino dello Stato Italiano...

 

 

A tutti coloro che bestemmiano l'Italia

 

per le sue leggi antiquate, per la sua magistratura, la sua burocrazia borbonica, la sua cattiva amministrazione, per gli scandali, per lo sperpero del pubblico denaro, per i soprusi, le prepotenze, gli abusi di autorità, per il concetto poliziesco con cui s'interpreta la giustizia, la libertà, la democrazia, per le condizioni di vera e propria servitù in cui il Cittadino è tenuto dallo Stato,

 

io vorrei rispondere che l'Italia non c'entra.

 

 

Tutti i mali della vita italiana nascono non già dal Popolo ma dallo Stato.

 

Poichè non è vero che ogni Popolo ha lo Stato che si merita;

è infatti lo Stato che fa il Popolo e non il Popolo che fa lo Stato...

 

A uno Stato che sperpera i denari del Popolo corrisponde un Popolo che cerca di eludere il fisco.

 

A uno Stato che avvilisce e impaurisce i Cittadini, corrispondono cattivi Cittadini...
 

 

Da "Battibecchi"
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una tipica espressione di sfida del "toscanaccio" Malaparte. (Foto di archivio)

 

 

Imparate dai Toscani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... O Italiani che usate abbracciarvi l’un l’altro, e prendere tutto in facile, e veder tutto roseo, e tutto quel che fate lo gabellate per eroico, e vi credete virtuosi, e avete la bocca piena di libertà mal masticata, e pensate tutti a un modo, sempre, e non v’accorgete di esser pecore tosate.
 

 

O Italiani che non amate la Verità, e ne avete paura.

 

Che implorate giustizia, e non sognate se non privilegi, non invidiate se non abusi e prepotenze, e una cosa sola desiderate: esser Padroni, poichè non sapete essere Uomini Liberi e giusti, ma o Servi o Padroni.
 

 

O poveri Italiani che siete Schiavi non soltanto di chi vi comanda, ma di chi vi serve, e di voi stessi; che non perdete occasione alcuna di atteggiarvi a Eroi e a Martiri della Libertà, e piegate docilmente il collo alla boria, alla prepotenza, alla vigliaccheria dei vostri mille Padroni:

 


imparate dunque dai Toscani a ridere in faccia a tutti coloro che vi offendono e vi opprimono, a umiliarli con l’arguzia, il garbato disprezzo, la sfacciataggine allegra e aperta.


Imparate dai Toscani a farvi rispettare senza timor della legge, né degli sbirri, che in Italia tengon luogo della legge, e della legge son più forti.
 

Imparate dai Toscani a sputare in bocca ai potenti, ai Re, agli Imperatori, ai Vescovi, agli Inquisitori, ai Giudici, alle Signorie, ai Cortigiani d’ogni specie, come si è sempre fatto in Toscana, e si fa tuttora.


Imparate dai Toscani che "un uomo in bocca a un altro non si è mai visto", che "un uomo vale un altro, e anche meno".

 


Imparate dai Toscani che non c’è nulla di sacro a questo mondo, fuorché l’umano, e che l’anima di un uomo è uguale a quella di un altro:

 

e che basta sapersela tenere pulita, all’asciutto, che non pigli polvere nè umido, come sanno i Toscani, che dell’anima propria son gelosissimi, e guai a chi gliela volesse sporcare, o umiliare, o ungere, o benedire, o impegnare, affittare, comprare;

 

e che vi sono anime femmine e anime maschie, e che le anime dei Toscani son maschie, come si vede da quelle che escon di bocca ai morti nel Camposanto di Pisa: il solo Camposanto che sia al mondo, tutti gli altri son Cimiteri.


Imparate dai Toscani a non temer l’odio della gente, né l’invidia, il livore, la superbia, a non temer nemmeno l’amore.


Imparate a rispondere alla malvagità coi calci bassi, al sospetto con i morsi alla gola, ai baci sulla guancia con le dita negli occhi.


 

Da "Maledetti Toscani"


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Amare l'Italia significa anche con dolore saperne dir male: "La peggior forma di patriottismo è chiudere gli occhi davanti alla realtà", parole di Curzio Malaparte scritte mezzo secolo fa ma sempre così  attuali. Di quale genuina "Identità Italiana" stiamo ancora parlando? Quella della Libertà della Menzogna e dell'Ipocrisia? Quella che addita come Traditore e Nemico della "Patria" (e certo dioceneguardi di parole come queste in bocca di taluni - son pura bestemmia!) chiunque alzi il coperchio del pentolone e dica uno schizzo di Verità? Perché quel che salta fuori son solo gli schizzetti del marcio che ci bolle dentro! (Foto e grafica di archivio)

 

 

"Mala-parte" (che cambia spesso parte) e tutti i Bona-parte...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nasce Kurt Erick Suckert, da padre tedesco e madre italiana, a Prato nel 1898.

 

 

"Curzio Malaparte" - pseudonimo davvero azzeccato viste le sue in successione diverse e addirittura contraddittorie scelte ideologiche, sempre giudicate "sbagliate"! - diventa giovane Repubblicano, poi Fascista ed in seguito Antifascista, quindi Filocomunista e, anche se in extremis, convertito Cattolico...
 

Malaparte cambia cioè "parte" come il peggior voltagabbana: ma lo fa sempre per convinzione - e con la stessa passione.

 

Complesso e intelligente, incoerente e stravagante, crudemente logico e raffinatamente di gran gusto, paradossale e bizzarro “maledetto Toscano”, è - indiscutibilmente ormai - uno degli scrittori italiani più indipendenti del XX secolo.

 


Appena sedicenne è già volontario nella Legione Garibaldina dei
"Cacciatori delle Alpi" per combattere in Francia, sulle Argonne, tra il 1914 e il 1915, e, all'entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria, si arruola nell’Esercito Italiano.

 

Dopo la Prima Grande Guerra tenta di pubblicare la sua opera prima, "Viva Caporetto!", sulla guerra appena terminata, dove una Roma corrotta è "il nemico numero uno da combattere", opera rifiutata da molti editori e alla fine autopubblicata a spese dell'autore solo nel 1921, quindi immediatamente sequestrata, ma ripubblicata quello stesso anno con il titolo "La rivolta dei santi maledetti".

 

Ed è solo l'inizio di Malaparte controverso come scrittore e, d'ora in poi, come giornalista.

 

 

Nel 1920 è "Fascista della prima ora" nel Partito fondato da Benito Mussolini e nel 1922 partecipa alla Marcia su Roma: arriva presto a gestire case editrici "di Regime", come già nel 1924 "La Voce", e, all'indomani del delitto Matteotti, si fa addirittura accanito sostenitore dello "Squadrismo Intransigente" nella rivista "La conquista dello Stato", da lui fondata e diretta, supportando tenacemente Mussolini fino al discorso di questi del 3 gennaio 1925, cioè alla proclamazione della Dittatura.

 

Firmatario del Manifesto degli Intellettuali Fascisti ancora nel 1925, è agli inizi uno degli "ideologi" del Fascismo di cui contribuisce a teorizzare movimenti anche opposti, come "Strapaese" e "Stracittà", riassumendo in sé quella contraddittorietà tipica fascista di elementi sia tradizionali, contadino-agrari, che innovativi, moderno-industriali.

 

Si firma per la prima volta "Curzio Malaparte Suckert" in "Italia barbara" sempre del 1925, poi subito cambiando in semplicemente "Curzio Malaparte".
 


Anche se nel 1928 assume la direzione della rivista "L'Italia letteraria", dal Regime Fascista comincia in effetti a prendere le distanze si può dire non appena instaurata la Dittatura, crescentemente deluso nelle sue speranze di una vera e giusta rivoluzione sociale, ed inizia a pubblicare in Francia...

 

Lì pubblica infatti nel 1931 "Technicque du cop d’état" ("Tecnica del colpo di Stato", che in Italia potrà essere stampato e divulgato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1948), da molti - sia di sinistra che di destra - superficialmente considerato un incitamento a conquistare il potere attraverso il rovesciamento violento dello Stato, ma al contrario - e coerentemente rivendicato dallo stesso Malaparte - un diretto e rischioso attacco frontale contro Hitler e Mussolini "in difesa dello Stato".

 

Fatto sta che questa sua analisi in "Tecnica del colpo di Stato" contribuisce a farlo prima "allontanare" nel 1933 dalla direzione del quotidiano "La Stampa" di Torino perché "troppo individualista" (già la "Roma corrotta" ne "La rivolta dei santi maledetti" del 1921 non era proprio andata giù al potere...) e poi confinarlo per cinque anni sull'Isola di Lipari, ora apertamente accusato di "attività antifasciste all'estero", anche se continua a pubblicare sotto lo pseudonimo di "Candido" sul "Corriere della Sera".
 

 

Altri guai glieli procura la sua appassionata relazione amorosa con Virginia Bourbon del Monte, vedova di Edoardo Agnelli, che lo porta più volte a scontrarsi con la potente famiglia Agnelli: al proposito scriverà "Meglio un giorno da leone che cento da Agnelli!".

 

Solo grazie al diretto interessamento di Galeazzo Ciano tornerà libero e a poter scrivere, come corrispondente di guerra, insieme a Dino Buzzati, per il "Corriere della Sera".

 

Nel 1936 si fa costruire dell'architetto Adalberto Libera "Villa Malaparte" a Capri, un nido d'aquila letteralmente arroccato su una scogliera a strapiombo sul mare, presto celebrato salotto mondano e punto d'incontro di artisti ed intellettuali dell'epoca.

Fonda nel 1937 la rivista "Prospettive" che dirige fino al 1943, tribuna autorevole "tra fronda e opposizione" al Regime Fascista.


 

Come uomo, giornalista e scrittore, Malaparte rimane sempre profondamente libero: una libertà di pensiero e di espressione la sua a suo profondo convincimento necessaria alla scrittura, una libertà che sola permette di arrivare alla verità - quella della letteratura o della cronaca che sia.

"Kaputt" del 1944, resoconto degli ambienti militari e diplomatici Nazisti e deciso atto di accusa contro le atrocità della guerra, e "La Pelle" del 1949, la "liberazione" di Napoli, città totalmente prostrata, da parte degli Americani, sono tipici esempi di romanzi scaturiti dalla sua diretta  esperienza di corrispondente di guerra sui fronti tedesco, polacco e finlandese durante la Seconda Guerra Mondiale, come dalle corrispondenze da Russia e Francia nascono "Il Volga nasce in Europa" del 1943 e "Il sole è cieco" del 1947, mentre come inviato dell'Unità (!) racconta l'azione dei franchi tiratori fiorentini che dalla sponda nord dell'Arno impediscono alle avantruppe anglo-americane di varcare Ponte Vecchio...

 

Sostanzialmente anarchista, iniziando dall'epoca di Napoli "liberata" del '44 a e per tutto il Dopoguerra, si avvicina sempre di più al Partito Comunista Italiano, accolto e respinto allo stesso tempo, se per molti anni gli si continua a negarne la tessera, ed in più ferocemente criticato dall'élite culturale italiana contemporanea per il suo "camaleontismo" ideologico e politico.

 


Ma Malaparte, al di là del percorso evolutivo del suo pensiero o delle sue scelte opportuniche che dir di voglia, pur attraverso tutte le immagini barocche ed uno stile decadente, denuncia, scandalizza e provoca in questi "crudi" diari giornalistici e romanzi "veristi" insieme, descrivendo disilluso degradazione e miseria, atrocità e orrori con a modo suo profonda partecipazione, umanità e sofferenza: viene decisamente da domandarsi chi siano gli ipocriti se "La Pelle" viene prontamente "messa all'Indice" dalla Chiesa Cattolica...

Tra l'altro vi scrive:

 

"Oggi si soffre e si fa soffrire, si uccide e si muore, si compiono cose meravigliose e cose orrende, non già per salvare la propria anima, ma per salvare la propria pelle.

 

Si crede di lottare e di soffrire per la propria anima, ma in realtà si lotta e si soffre per la propria pelle.

 

Tutto il resto non conta".
 

 

Vivere - direttamente in situazioni come pochi - la Prima, ma soprattutto la Seconda Guerra Mondiale, è un'esperienza di vita decisiva, che lo segna e lo forma.

Prima con il grado di Capitano nel 5º Reggimento Alpini prende parte alla Guerra Italo-Greca dall'autunno 1940 alla primavera 1941, poi è in Jugoslavia, unico corrispondente di guerra straniero al seguito delle Truppe Tedesche, assiste quindi in Croazia "alla creazione e all'organizzazione del nuovo Stato di Croazia", l'NDH, nominalmente indipendente, ma di fatto satellite delle Potenze dell'Asse sotto il Governo collaborazionista Ustascia di Ante Pavelić, dall'estate 1941 viene comandato sulla frontiera romeno-sovietica in previsione di un imminente conflitto con l'Unione Sovietica e segue una Divisione dell'11ª Armata Tedesca durante l'avanzata in Bessarabia e in Ucraina, all'inizio del 1942 viene spostato sul Fronte Orientale, dove i Nazi-Tedeschi neppure gli permettono di avvicinarsi al teatro delle operazioni militari e da cui appena un mese dopo lo cacciano per aver apertamente criticato nei suoi scritti il Regime Nazista e lodato l'efficienza dell'Esercito Sovietico...

 

Corrispondente di guerra anche sui fronti francese e polacco, la caduta di Mussolini e del Fascismo il 25 luglio 1943 lo trova da oltre un anno in Finlandia, rientra in Italia e nella sua villa di Capri viene arrestato da agenti del C.I.C., il Controspionaggio Alleato, per finire di nuovo a Regina Coeli, dove insiste perché gli venga assegnata la medesima cella che già lo ha ospitato nel 1933: ma la prigionia dura solo pochi giorni, venendogli riconosciuto dal "nemico" il ruolo di tramite avuto fra Galeazzo Ciano ed il Governo Greco nelle trattative precedenti all'attacco italiano e, anzi, ricompare presto da protagonista sulla scena storica addirittura riarruolato quale Ufficiale di Collegamento tra l’Esercito Italiano e le Truppe Alleate, nella persona del Colonnello Henry Cummings proprio del CIC, cui inoltra rapporti settimanali fino alla Liberazione...


A riprova di quanto sopra ne "La pelle" Malaparte fa la seguente, amara dedica:

"All'affettuosa memoria del Colonnello Henry H. Cumming, dell'Università di Virginia, e di tutti i bravi, i buoni, gli onesti soldati americani, miei compagni d'arme dal 1943 al 1945, morti inutilmente per la libertà dell'Europa."


 

Spirito inquieto, essendogli dopo la Guerra anche oggettivamente difficile ritrovare attualità, consenso e successo in Italia, dal 1947 si trasferisce per un lungo decennio a Parigi, dove tenta di realizzarsi in opere teatrali non apprezzate né dalla critica né dal pubblico, poi, nel 1957, via di nuovo come corrispondente, questa volta nell'Unione Sovietica di Josef Vissarionovich Stalin e ancora nella Cina Popolare di Mao Zedong, ma un tumore polmonare - molto probabile conseguenza dell'intossicazione da iprite subita già nella Prima Guerra Mondiale - lo riporta bruscamente in Italia, consumandolo a rapida morte, quello stesso anno, nella Clinica Sanatrix a Roma.


Curzio Malaparte "riposa" - si fa per dire - nella originale tomba-mausoleo costruitagli dai concittadini, secondo le sue volontà sulla cima del Monte Spazzavento a dominare l'amatissima Prato, con riportate nella pietra due famosissime frasi:

 

"Io son di Prato, m'accontento d'esser di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non esser venuto al mondo."

 

"... e vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano."

 

Entrambi i citati da "Maledetti Toscani".

 

All'inizio di pagina

 

Detto di Malaparte

 

 

"Un parlatore squisito e un grande ascoltatore..."

 

Eugenio Montale
 

 

"La più bella penna del Fascismo!"

 

Piero Gobetti

 

 

"L''arciromanzo' ['La pelle'], tra le opere maggiori del Novecento."

 

Milan Kundera, nel saggio "Un rencontre"
 

 

 

Detto da Malaparte

 

 

"Un'epigramma è una pistola corta, e ammazza più sicuramente di un archibugio."

 

"Il battibecco"

 

 

"Speriamo ora che i tempi siano nuovi realmente e non siano avari di rispetto e di libertà agli scrittori: poiché la letteratura italiana ha bisogno di rispetto non meno che di libertà…"

 

Dalla prefazione a "Kaputt"

 

 

... "mi si consenta di ricordare che io appartengo al numero di coloro, che hanno pagato con la prigione e con la deportazione nell’Isola di Lipari la loro libertà di spirito e il loro contributo alla causa della libertà."


... "le tirannie non temono gli uomini forti, nerboruti, muscolosi, e stupidi, ma gli uomini intelligenti."

 

 

... "Che tutti gli Italiani siano intelligenti, ma che i Toscani siano di gran lunga più intelligenti di tutti gli altri Italiani, è cosa che tutti sanno, ma che pochi vogliono ammettere.

Degli stupidi il Toscano ha ribrezzo, perché non si sa mai cosa possa venir fuori da uno stupido."

 

... "Se è cosa difficile essere Italiano, difficilissima cosa è l’esser Toscano."

... "maggior fortuna sarebbe, se in Italia ci fossero più Toscani e meno Italiani."

 

 

... "nel concetto dei Toscani, chi non è un uomo libero è un uomo grullo.
Può darsi che i Toscani abbiano torto, ma la schiavitù è sempre, ai loro occhi, una forma d’imbecillità: intelligenza e libertà essendo, in Toscana, sinonimi."


... "La libertà è un fatto dell’intelligenza: ed è quella che dipende da questa, non l’intelligenza dalla libertà."

 

Da "Maledetti Toscani"

 


... "Tutta a Prato, e tutta in stracci, va a finire la storia d’Italia [...]

E non soltanto la storia d’Italia, ma quella di tutta Europa finisce a Prato, fin dai tempi più remoti [...]

A Prato, dove tutto viene a finire: la gloria, l’onore, la pietà, la superbia, la vanità del mondo."

 

 

... "ha scritto di recente che io sono un anarchico.

Oh! Cominciano ad accorgersene, sebbene con un po' di ritardo".
 

Da Lettera ad Anne, 1946

 


"Tutti son buoni a far gli eroi con la pelle degli altri."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

 

La copertina di "Muss[olini] - Il Grande Imbecille": "L’errore più grave di Mussolini è stato quello di persuadere gli Italiani di non essere un gran capo. Finché gli italiani lo hanno creduto un gran capo, hanno fatto grandi cose.". (Foto di archivio)

 

 

L'"Arcianarchico" maledetto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da "Muss.[olini] - Il grande imbecille"

 

Fra le molte piacevoli storie che si raccontano a bassa voce in Italia su Mussolini, ve n’è una che dipinge assai bene quelle che saranno le condizioni morali del popolo tedesco fra qualche tempo.

 

Una sera Mussolini, stanco di stare solo in casa, infilò un pastrano, si calò un cappello sugli occhi, e, col viso nascosto dal bavero del cappotto, uscì a piedi a spasso per Roma.

 

Giunto davanti a un cinematografo, gli venne il desiderio di divertirsi come tutti quanti, prese un biglietto ed entrò.

 

Lo spettacolo cominciò con delle News Picture e, naturalmente, l’eroe delle News Picture era lo stesso Mussolini, sempre lui, sempre il solito Mussolini, a cavallo, in automobile, a piedi, in uniforme, in borghese, in camicia nera, in frac, in aeroplano, in motoscafo. Mussolini passava in rivista delle truppe fasciste, inaugurava un monumento, presiedeva un congresso di filosofi, stringeva la mano a un Cardinale, visitava una caserma, saliva sul Campidoglio, pronunciava un discorso, due discorsi, tre discorsi, un’infinità di discorsi.

 

Appena il Duce era apparso sullo schermo, tutto il pubblico si era alzato in piedi battendo le mani: soltanto Mussolini, che non è abituato ad alzarsi in piedi in proprio onore, era rimasto tranquillamente a sedere.

 

Un modesto piccolo borghese, si era alzato subito anche lui, e vedendo quel signore accanto rimaner seduto con tanta inutile imprudenza, gli toccò la spalla, si chinò al suo orecchio, e gli disse:

 

"Scusi, signore, anch’io la penso come lei, ma è meglio alzarsi."

 

 

Fra qualche tempo tutto il popolo tedesco la penserà come quel piccolo borghese italiano nel cinematografo di Roma, e, come lui, si alzerà subito in piedi battendo le mani appena Hitler apparirà sullo schermo.

 

È cosa triste a dirsi, ma soltanto allora la situazione in Germania comincerà ad essere veramente interessante.

 

Sebbene ciò che è avvenuto in quel paese in questi ultimi mesi sia mostruoso, esso è infinitamente meno grave di ciò che avverrà, in forma legale, nel prossimo futuro, se nulla d’imprevisto non interverrà a spezzare la logica degli avvenimenti.

 

La violenza non è pericolosa se è esercitata legalmente.

 

 

"I Giacobini non sono abbastanza ipocriti per essere pericolosi" diceva Talleyrand.

Egli voleva dire senza dubbio che l’ipocrisia più pericolosa è quella della legalità giacobina.

 

Fino ad ora, in Germania, non si è trattato che di violenze fisiche: e, sotto tutti i rapporti, la violenza fisica è la meno grave tra le varie forme della violenza.

Disgraziatamente, in Europa, si è, ancora, molto più sensibili ai delitti contro il corpo che ai delitti contro la coscienza.

 

La pubblica opinione di quei paesi dove le libertà civili sono ancora garantite dalle leggi, e dove le condizioni della vita sociale e politica sono ancora umane (questi paesi sono ormai molto pochi, almeno in Europa) è assai più impressionata, oggi, dalle brutalità delle truppe hitleriane, di quel che sarà, fra qualche tempo, dalle violenze morali di cui soffrirà legalmente il popolo tedesco.

 

Un uomo che picchiasse brutalmente un bambino, sarebbe meno colpevole se lo trattasse bene, ma ne violasse e ne deformasse la coscienza?

Quest’uomo sarebbe ancora meno colpevole se, invece di un uomo qualunque, fosse un uomo di Stato e violasse e deformasse la coscienza di milioni di bambini?

 

I genitori, in Italia, hanno paura dei loro figli, perché sanno che i capi delle organizzazioni giovanili fasciste li spingono, con promesse di denaro o di galloni, a esercitare lo spionaggio su ciò che si dice fra le quattro pareti della loro casa.

 

Ma le organizzazioni giovanili fasciste sono legali, l’iscrizione dei ragazzi nelle scuole in tali organizzazioni è obbligatoria per legge, e la corruzione dei bambini è in conseguenza legale e approvabile.

 

 

[Poveri bambini tedeschi, siate puri e felici, finché ne avete ancora il tempo.]

 

Il giorno in cui Hitler avrà imposto alla Germania il suo ordine e la sua legalità, anche i bambini tedeschi non saranno che dei poveri esseri tristi e tormentati, già rassegnati a un’esistenza di schiavitù e d’infelicità: delle piccole spie piene di paura e di rimorsi.

 

Che cosa dirà la gente onesta, quando Hitler col pretesto di rialzare la dignità della Germania, avvilirà e corromperà la coscienza di milioni di bambini tedeschi, educandoli alla violenza, alla menzogna e all’ipocrisia?

 

La gente onesta (che, come the gentlemen who write to the Times, è la più illogica e la più incline ai compromessi che esista, in Europa) dirà semplicemente che quello è "il sistema fascista di educazione", il più moderno e il più patriottico di tutti i sistemi di educazione dell’infanzia.

 

 

Fortunatamente per i bambini inglesi, la situazione politica in Inghilterra è ancora molto lontana dall’esser matura per introdurre a Eton, a Harrow e a Rugby il sistema di educazione di Mussolini e di Hitler, questi moderni Dottor Arnold.

 

Tale generale inclinazione a giudicare con maggior severità la violenza fisica che la violenza morale, è uno dei sintomi più caratteristici della superficialità e dell’artificialità della civilizzazione in Europa.

 

Quando Lord Iddesleigh, nella Camera dei Lords (nella seduta del 30 marzo 1933) si leva a protestare "not only on my own behalf, but as a member of the Roman Catholic Church" contro la brutalità di cui sono oggetto gli ebrei tedeschi da parte degli hitleriani, e ad esprimere la sua "real sympathy with those who are the victims of a movement which has been condemned by our Bishops", si pensa naturalmente che egli dà prova di nobilissimi sentimenti.

 

Ma quando si riflette che Lord Iddesleigh non nasconde, in varie occasioni, la sua personale simpatia per Mussolini e che non trova niente da criticare nelle condizioni di schiavitù in cui il fascismo ha ridotto il popolo italiano, vien naturale di domandarsi se Lord Iddesleigh si renda conto che per un buon cattolico, se è un uomo veramente civilizzato, la violenza morale dovrebbe essere almeno altrettanto esecrabile quanto la violenza fisica.

 

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E ancora da "Muss.[olini] - Il grande imbecille"

 

 

Non si può fare il ritratto di Mussolini senza fare il ritratto del popolo italiano.

 

Le sue qualità e i suoi difetti non gli sono propri: sono le qualità e i difetti di tutti gli italiani. Il dir male di Mussolini è legittimo: ma è un dir male del popolo italiano.

E il dir bene di lui, benché sia proibito per legge, è un dir bene del popolo italiano.

Per cui, la legge, in Italia, consente che si dica male del popolo italiano, e proibisce che se ne dica bene.

 

Io non ho l’intenzione di dir bene di Mussolini, ma nemmeno quella di dirne male.

La mia intenzione è di disegnare il suo ritratto, e che gli sia somigliante.

Se poi si giudicherà che io ne ho detto più bene che male, e mi si vorrà punire, mi si punisca pure.

Non per questo sarà dimostrato che io sia nell’errore.

 

 

Non è impresa facile, disegnare un ritratto di Mussolini.

Non è mai stata una facile impresa disegnare un ritratto del popolo italiano.

 

E infatti non esiste, nella nostra letteratura, nella nostra storiografia, un "ritratto" del popolo italiano.

Non già perché non esista un popolo italiano, ma perché il nostro è un popolo complesso, e il disegnarne un ritratto significa ritrarre press’a poco tutte le virtù e tutti i difetti degli uomini, che gli italiani possiedono in sommo grado.

 

Si può tentar di stabilire quale sia il carattere predominante nel nostro popolo: e stabilito questo carattere predominante si sarà colto l’elemento fondamentale della sua storia, del suo ritratto.

Questo carattere predominante del popolo italiano a me sembra che sia la malafede.

Dirò che la malafede è il carattere predominante di ogni popolo: come dell’inglese e del tedesco, come del francese o del russo.

 

 

Resta ora da dire quale sia il carattere della malafede italiana.

La malafede del popolo italiano lo porta a finger di credere in cose, in persone, in idee, cui non crede, e ad agire in conseguenza.

 

Tale era la malafede di Mussolini.

Di fronte a se stesso, l’italiano, a somiglianza di ogni altro popolo, è in continua malafede.

 

L’italiano finge di credersi sentimentale: e non è.

Romantico: e non è.

Idealista: e non è.

L’italiano è realista, guarda al sodo, al proprio tornaconto, al proprio "particolare" del Guicciardini.

 

È sensuale.

La sua facilità alle lacrime sol che gli si ricordi la madre, la sposa, i figli, non è che finzione.

In realtà, non è che senso, primitivo, del clan (famiglia).

Il vivere insieme in un letto, maschi e femmine, non dipende solo da miseria.

I contadini arricchiti continuano a dormire insieme.

In una stessa stanza, in un solo letto.

Si annusano l’un l’altro, amano il proprio odore e quello altrui.

 

L’italiano ama credersi un uomo libero: e non è.

Amante della libertà: e non è.

Devoto: e non è.

Fedele: e non è.

Pronto a sacrificarsi, per le proprie idee: e non è.

L’italiano non si sacrifica neppure per i propri interessi.

Si sacrifica soltanto per l’idea che egli si è fatto di sé, e per smentire, o non smentire, l’idea che gli altri si son fatti di lui.

 

"Gli altri".

Ecco il prossimo degli italiani.

Gli altri dominano la vita del popolo italiano, e di ogni italiano, con una potenza straordinaria.

Il che significa che il carattere fondamentale degli italiani è la vanità.

 

 

L’italiano si batte bene in piazza, in strada, sotto gli occhi delle sue donne, dei suoi vicini, della cittadinanza.

Si batte bene sotto gli occhi del suo Capo, del suo Re, dei suoi generali.

Sotto gli occhi dei suoi compagni, se egli è sicuro che i suoi compagni lo guardano.

Se nessuno lo sta a vedere, l’italiano non si batte.

 

L’ideale dell’italiano è l’avvocato: ma l’avvocato sotto la forma dell’oratore, e soltanto sotto questa forma.

Un oratore presuppone una folla di uditori e di spettatori, davanti ai quali recitare, come un attore.

In Italia non esistono avvocati che parlino da soli.

Nei tempi moderni, i due italiani più tipici, più rappresentativi, sono Napoleone e Mussolini.

Non per quello che Mussolini credeva, ma per quello che avevano realmente in comune, cioè le qualità e i difetti comuni a tutti gli italiani.

 

 

Altro carattere comune agli italiani è la gelosia, in tutte le sue forme.

Vanità e gelosia: due difetti che dipendono l’uno dall’altro.

 

 

Altro carattere comune è l’ingenuità.

Questo popolo di piccoli furbi, di cavillosi, di contenziosi, di legulei, di astuti, è in realtà di una ingenuità che sorpassa il ridicolo, che tocca l’imbecillità.

L’italiano è furbo nelle piccole cose: nelle grandi è ingenuo.

Tien testa al greco, al levantino, all’ebreo, ma nelle grandi cose è di una stupidità che sorpassa perfino quella dei tedeschi.

 

Tutti i nostri maggiori uomini politici, a cominciare da Cavour, per il quale una certa classe di italiani ha una stima esagerata, erano e sono di una stupidità quasi meravigliosa: sono uomini politici tipicamente levantini, siano essi nati in Piemonte, in Puglia, in Sicilia.

Eccellono nell’arte di fingere, di tessere intrighi, di corrompere: ma nelle questioni importanti, nei grandi fatti, sono piccoli e miserabili.

Spregevoli e ridicoli personaggi, perfino inferiori alla parte deteriore del popolo italiano.

 

 

Il carattere fondamentale dell’italiano in guerra non è, come tutti i popoli stranieri credono, la vigliaccheria: ma la stupidità.

I grandi dolorosi esempi di vigliaccheria di capi o di interi eserciti, tante volte ripetutisi nella nostra storia, e non soltanto in quella moderna, sono, in realtà, esempi grandi e dolorosi di stupidità.

Non già che gli italiani siano cattivi soldati, e non sappiano morire: sono ottimi soldati che non sanno combattere, o che combattono stupidamente.

 Che muoiono molte volte senza ragione, e che molte volte si sottraggono senza ragione alla morte.

 

L’italiano sa di avere dei capi stupidi, e nelle gravi occasioni, nel pericolo, agisce in conseguenza.

Le poche volte che gli italiani hanno avuto un gran capo, hanno fatto miracoli.

 

 

L’errore più grave di Mussolini è stato quello di persuadere gli italiani di non essere un gran capo.

Finché gli italiani lo hanno creduto un gran capo, hanno fatto grandi cose.

Quando hanno capito che era un piccolo calcolatore, lo hanno abbandonato.

Hanno abbandonato Mussolini come il popolo piemontese, durante il Risorgimento, ha abbandonato i suoi Re.

Si leggano le memorie di Carlo Alberto: è lui che lo dice, non io.

Il Risorgimento è la storia dei fatti compiuti dal popolo italiano al seguito di capi improvvisati, non al seguito dei Re di Sardegna. ...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Guernica" di Pablo Picasso, realizzato dopo il bombardamento aereo il 26 aprile 1937 della città omonima durante la Guerra Civile Spagnola da parte della Legione "Condor", corpo volontario della Luftwaffe, oggi il più significativo e noto dipinto del XX secolo, denuncia contro la disumanità, brutalità e disperazione della guerra. (Foto di archivio)

 

 

Dalla sua penna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’originalità di Malaparte è nel suo naturalismo e verismo, crudo realismo e profondo autobiografismo, sempre partendo dall'esperienza di vita vissuta.

"Igor Man", il giornalista de La Stampa Igor Manlio Manzella poi morto nel 2009, ricorda la stessa conversione di Malaparte come un avvicinamento finale anche alla religione ma con l'ironia ed il cinismo di sempre, pieni di dolore:

 

"Non fare il bischero - mi disse - … Quando si sta bene si piange meglio.

Ora che sto male, e male assai con questa TBC che mi mangia vivo, ora, credimi è più difficile".

 

"'Più difficile cosa?' dissi mortificato.

 

'Piangere, pregare' disse.

 

Quando Malaparte mi diceva tutto questo, non era più nella camera 34, lo avevano trasferito nella 32.

'Per essere più vicino al montacarichi dei morti' diceva volgendola in burletta".




Malaparte resta di fatto, piaccia o non piaccia, una delle personalità culturali italiane più interessanti e discusse del secolo scorso: abbraccia e rifiuta un Regime e paga sia per l'una che per l'altra scelta, dai tanti Bona-parte qualunque considerato "traditore" a prescindere da dove le sue quasi ossessive idee di libertà lo portino…
 

Fondatore di periodici politico-letterari, come "La conquista dello Stato" nel 1924 e "Prospettive" nel 1937 e poi dal 1939, come Condirettore della "Fiera", poi "Italia letteraria", dal 1928 al 1933, come Direttore della "Stampa" di Torino dal 1929 al 1931, come collaboratore e corrispondente del "Corriere della Sera", come redattore dal 1953 per il settimanale Tempo con la rubrica Battibecco... incarna ed esprime il tempo in cui vive.
 

Le sue opere come scrittore e giornalista contano e come, se si vuole almeno cercare di capire il suo tempo: contano i “ragionamenti” politico-letterali e di costume, contano le “cantate” ed i racconti epico-popolareschi, contano le prose di idillismo evocativo e magico e contano quelle di realismo o cinismo estremi, intrise di sensuale malinconia, mentre parentesi rimangono teatro e film.

 

L'interesse per l'uomo, l'attore e il testimone del suo tempo e l'artista Malaparte non muoiono certo con lui, se postume escono molte raccolte di suoi scritti, ripubblicate da articoli giornali: "Io in Russia e in Cina" nel 1958, "Mamma marcia" nel 1959, "Benedetti italiani" nel 1961, "Diario di uno straniero a Parigi" nel 1966, "Battibecco, 1953-1957" nel 1967...

 

Resta ancora oggi un personaggio ed uno scrittore tutto da scoprire: sul web la storia e gli scritti dell'Arcitaliano Arcianarchico sono oggi oggetto di una vera Malapartemania.
 

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Narrativa
 

Avventure di un capitano di sventura, La Voce, Roma, 1927, a cura di Leo Longanesi

 

Don Camaleo, Rivista La Chiosa di Elsa Goss, Genova, 1928

e di nuovo in Don Camaleo e altri scritti satirici, Vallecchi, Firenze, 1946



Sodoma e Gomorra, Treves, Milano, 1931
Fughe in prigione, Vallecchi, Firenze, 1936
Sangue, Vallecchi, Firenze, 1937

 


Donna come me, Mondadori, Milano, 1940

 

Il sole è cieco, Il Tempo, Milano, 1941,

e di nuovo Vallecchi, Firenze, 1947


Il Volga nasce in Europa, Bompiani,  Milano, 1943

ed anche in Il Volga nasce in Europa e altri scritti di guerra, Vallecchi, Firenze


Kaputt, Casella, Napoli, 1944,

poi Daria Arnati, Milano, 1948,

quindi Vallecchi, Firenze, 1960 e 1966

ed infine Adelphi, 2009


La pelle, Aria d'Italia, Roma-Milano, 1949 e 1951,

poi Vallecchi, Firenze, 1959,

quindi Garzanti, Milano, 1967

ed infine Adelphi, Milano, 2010
 

Storia di domani, Aria d'Italia, Roma-Milano, 1949

 


Maledetti toscani, 1956
Racconti italiani, Firenze, Vallecchi, 1957

 

 


Poesia
 

L'Arcitaliano, La Voce, Firenze e Roma, 1928 a cura di Leo Longanesi

e poi in in L'Arcitaliano e tutte le altre poesie, Vallecchi, Firenze, 1963
 

Il battibecco, Aria d'Italia, Roma-Milano, 1949
 

 


Saggistica
 

Viva Caporetto!, come Curzio Erich Suchert, Stabilimento Lito-Tipografico Martini, Prato, 1921,

poi con il titolo La rivolta dei santi maledetti, Aria d'Italia, Roma-Milano, 1921

più tardi con il titolo Viva Caporetto. La rivolta dei santi maledetti, Mondadori, Milano, 1980 e 1981

ed infine con il titolo Viva Caporetto. La rivolta dei santi maledetti, secondo il testo della prima edizione del 1921, con in appendice la prefazione alla seconda edizione romana del 1923, una storia editoriale del testo e una revisione testuale dall'edizione 1921 all'edizione 1923, Vallecchi, Firenze, 1995
 

Le nozze degli eununchi, La Rassegna Internazionale, Roma, 1922

L'Europa vivente, La Voce, Firenze, 1923

e in L'Europa vivente e altri saggi politici, Vallecchi, Firenze, 1923

 

Italia barbara, Piero Gobetti, Torino, 1925

e La Voce, Roma, 1927

 


Intelligenza di Lenin, Milano, Treves, 1930
 

Technique du coup d'état, in francese, Bernard Grasset, Parigi, 1931 e 1948,

poi come Tecnica del colpo di stato, tradotto in italiano, Bompiani, Milano, 1948
 

I custodi del disordine, Bugatti, Torino, 1931

 

Le bonhomme Lénine, in francese, Bernard Grasset, Parigi, 1932,

poi come Lenin buonanima, tradotto in italiano, Vallecchi, Firenze

 


Deux chapeaux de paille d'Italie, in francese, Denoel, Parigi, 1948
 

Les deux visages d'Italie: Coppi et Bartali, in francese , 1949,

poi come Coppi e Bartali, tradotto in italiano, Adelphi, Milano, 2009

 


Due anni di battibecco, 1955
 

Maledetti toscani, Vallecchi, Firenze, 1956 e 1959

 

Io, in Russia e in Cina, Vallecchi, Firenze, 1958
 

Mamma marcia, Vallecchi, Firenze, 1959,

poi con Lettera alla gioventù d'Europa e Sesso e libertà, Leonardo, Milano, 1990 e 1992

 


L'inglese in paradiso, Vallecchi, Firenze, 1960, contenentele operette incompiute Gesù non conosce l'arcivescovo di Canterbury e L'inglese in paradiso assieme a una raccolta di elzeviri pubblicati tra il 1932 e il 1935 sul Corriere della Sera, alcuni con lo pseudonimo "Candido"
 

Benedetti italiani, Vallecchi, Firenze, 1961

Viaggio fra i terremotati, Vallecchi, Firenze, 1963
 

Journal d'un étranger à Paris, in francese, 1966,

poi come Diario di uno straniero a Parigi, tradotto in italiano, Vallecchi, Firenze, 1966
 

 


Teatro
 

Du côté de chez Proust. Impromptu en un acte, in francese, Parigi, Théâtre de la Michodière, 1948, 1951

 

Das Kapital. Pièce en trois actes, in francese, Parigi, Théâtre de Paris, 1949, 1951
 

Anche le donne hanno perso la guerra, 1954
 


 

Cinema


Il Cristo Proibito, Italia, 1951, da lui diretto.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Villa Malaparte a Capri, vista - per quel poco che si può vedere, così arroccata sulla scogliera a picco - dal mare. (Foto di archivio)

 

 

L'Italia e gli Italiani visti da Malaparte Et Alteri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci scusiamo in questo contesto per l'"ordine" che segue ... se pur solo alfabetico del cognome degli autori!

 

 

 

Il bizantinismo della Politica Italiana è favorito anche dalla spasmodica attenzione che noi giornalisti dedichiamo a ogni alito che soffi dal Palazzo [...].

La Politica Italiana ruota spesso intorno al nulla.

E anche il nulla, a volte, diventa una notizia.


Francesco Adornato

 


Come spesso in Italia, l'importante è "ottemperare agli obblighi di legge", non ottenere un risultato concreto.
[...] dirigenti che fanno il loro lavoro in modo burocratico, legalista, poco fantasioso, più attaccati al rispetto dei regolamenti che ai bisogni delle persone.

 

Antonella Agnoli
 


In Italia farsi largo sulla base del talento è diventata un’impresa da alpinisti.

Sulla competenza trionfa per lo più l’appartenenza, la tessera di Partito, la spintarella di cricche e camarille.

Sarà per questo che 9 Italiani su 10 pensano che per trovar lavoro serva la raccomandazione giusta.
 

Michele Ainis, "La Stampa"
 

 

Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di province, ma bordello!


Dante Alighieri

 

 

... a Mosca nessuno sa cosa succede, ma tutti lo capiscono.

A Roma tutti sanno cosa succede, ma non lo capisce nessuno...


Luigi Barzini Junior
 

 

Ci sono tutte le piccole, infinite, innumerevoli Città-Stato delle quali si compone l'Italia; e quindi è un Paese unico al mondo, di una bellezza e di una molteplicità e varietà incredibile.


L'Italia è il Paese che ha consentito al mondo, che era antico, di diventare moderno.

L'Italia è il Paese dove è accaduto il Rinascimento, cioè il ripensamento critico del mondo antico; quindi attraverso una operazione di questo tipo, il mondo che era antico è diventato moderno.
 

L'Italiano [moderno] chi è?

È quello rappresentato da Alberto Sordi: oltre alla sua macchina e alla sua famiglia, non va.

 

Giorgio Bassani
 


Il linguaggio astruso è uno strumento di potere per mantenere il Cittadino in stato di inferiorità.
 

Franco Bassanini

 

 

Il nostro - diceva Flaiano - è un Paese di giocatori del totocalcio.
 

Enzo Biagi

 


L'Italia non ha mai avuto una borghesia moderna, che si ponesse come guida e modello di vita e di democrazia.

Una classe che fosse maestra di gusto, e insieme attenta all'amministrazione e alla cultura, alla conversazione e all'educazione dei figli.
 

Giulio Bollati
 


Con lodevoli eccezioni, le Strutture Regionali sono precarie, mal gestite, dominate dal clientelismo.

Il merito, i concorsi, le promozioni sulla base di valutazioni comparative ed aperte, la misurazione dell'efficienza, l'attenzione per i bisogni dell'utenza, sono sconosciuti nella maggior parte delle Regioni.
 

Sabino Cassese
 


Viviamo in un Paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti.
 

Italo Calvino

 

 

Uscire dalla città, a piedi, è faticosissimo.

T'investe la lava bollente del brutto, del rumore, strade sopra strade, tremendi ponti di ferro, treni, camion, tir, corsie con sbarramenti, impraticabili autostrade, un vero teatro di guerra.

È gente impazzita d'automobilismo che usa le strade con inciviltà spaventosa.
 

Guido Ceronetti

 


Ci sono Paesi dove il progresso ha cambiato solo i consumi, non la mentalità.
 

Vincenzo Consolo
 


L'Italia del Settentrione è fatta.

Non vi sono più Lombardi, né Piemontesi, né Toscani, né Romagnoli, noi siamo tutti Italiani.

Ma vi sono ancora i Napoletani [...]

V'è molta corruzione nel loro Paese.

Non è colpa loro, povera gente.

Sono stati così mal governati...

 

Camillo Benso Conte di Cavour
 


Gl'Italiani hanno voluto far un'Italia nuova, e loro rimanere gl'Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina.

[...] pensano a riformare l'Italia, e nessuno s'accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro.

L'Italia è l'antica terra del Dubbio.

[...]

Il dubbio è un gran scappafatica; lo direi quasi il vero padre del dolce far niente italiano.


Massimo d'Azeglio



"Adda passà 'a nuttata".
 

Eduardo De Filippo

 

 

In Italia c'è un cinismo che fa paura, altro che storie.
 

Giorgio De Rienzo

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"L'Italia è fatta, ora facciamo gli affari nostri".
 

Federico De Roberto



Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda.

E lui si dice: “Il mio fiore e' là in qualche luogo”.
 

Antoine Marie Roger de Saint-Exupéry

 


In Italia prevalse la rettorica, la cui prima regola è l'orrore del particolare e la vaga generalità.


Francesco De Sanctis



[Il nostro è] un popolo di santi, poeti, navigatori, nipoti e cognati.
 

Ennio Flaiano
 


Gli Italiani, generosissimi in tutto, non sono generosi quando si tratta di pensare.
Una difficilissima elaborazione e costruzione morale fatta di incredibili sforzi e autoinibizioni individuali e puri e leganti entusiasmi, darà una più perfetta socialità di quella in cui siamo oggi immersi...

Una lentissima costruzione morale, una grande cultura, una chiara visione di infiniti problemi tecnici, sociali, igienici, economici, morali, fisiologici, ecc., una calda passione per l'ordine e per il benessere generale e soprattutto una volontà tenace ed eroica potrà avviarci ad una migliore socialità.

Le parole non bastano e sdraiarsi nel comodo letto della vanità ciarliera è come farsi smidollare da una cupa e sonnolenta meretrice.

Le "parole" sono ancelle d'una Circe bagasciona, e tramutano in bestia chi si lascia affascinare dal loro tintinnìo.
 

Carlo Emilio Gadda

 


Perché in Italia l'impiego pubblico è un intreccio di diritti acquisiti che nessuno riesce (e per la verità nessuno si propone) di ridimensionare?

Perché in Italia gli Ordini Professionali sono una roccaforte di privilegi corporativi che né la Destra né la Sinistra hanno mai provato a smantellare?

E perché nel nostro Paese quasi tutti coloro che non esercitano un lavoro manuale - dai commercianti ai tassisti - possono agevolmente proteggersi dietro un sistema di licenze, di concessioni e permessi, utili solo a far pagare più cari ai consumatori beni e servizi?

In altre parole: perché gli interessi costituiti (tra i quali, dimenticavo, ci sono anche a uno dei primissimi posti le cosiddette pensioni di anzianità) da noi sono sempre vincenti?
La risposta è scontata: perché essi ricevono una tutela costante da parte di tutti gli schieramenti politici e a tutti i livelli, dal più piccolo Comune fino allo Stato centrale.

Nessun partito, infatti, è così sciocco da volersi alienare l'appoggio elettorale dei gruppi sociali che stanno dietro quegli interessi e, dunque, che esso sia al Governo o all'Opposizione, cerca di non inimicarseli.


Ernesto Galli della Loggia
 


L'Italia è un Paese pronto a piegarsi ai peggiori Governi.

È un Paese dove tutto funziona male, come si sa.

È un Paese dove regna il disordine, il cinismo, l'incompetenza, la confusione.

E tuttavia, per le strade, si sente circolare l'intelligenza, come un vivido sangue.

È un'intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla.

Essa non è spesa a beneficio di alcuna Istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana.

Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d'un ingannevole, e forse insensato, conforto.


Natalia Ginzburg
 


Senza Conservatori e senza Rivoluzionari, l'Italia è diventata la Patria naturale del costume demagogico.


Piero Gobetti
 


... uno degli antichi vizi della classe dirigente italiana: quello di affrontare i problemi uno alla volta, senza chiedersi quali siano gli effetti di certe misure nello spazio e nel tempo.

 

Riccardo Illy
 


Mi dicono pignolo, come in Italia chiamano chiunque faccia il proprio dovere.
 

Piero Jahier



Gl'Italiani non hanno costumi; essi hanno delle usanze.
 

Giacomo Leopardi

 

 

Gli Italiani non vogliono un dittatore: attendono un impresario.

Non è la libertà che manca in Italia.

Mancano gli uomini liberi.

 

Due stupidi sono due stupidi, diecimila stupidi sono una forza storica.

La fantasia è la figlia diletta della libertà.
 

In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio.
 

La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta.

"Ho famiglia".
 

Distratta, indolente, prudente, la nostra borghesia ama i suoi figli viziati e ribelli.
 

Il tempo di trascorrere il tempo, è l'arte di non inseguirlo.
 

Fra Facta e Mussolini, il Paese aveva già fatto la sua scelta: il primo è un onest'uomo, con due baffi bianchi, ignoto a tutti, incapace di uscire dalla tutela giolittiana; il secondo ha due occhi autoritari, il passo spedito, la voce risoluta.

Il primo spera, il secondo vuole, e tutti gli Italiani vogliono.
 

I buoni sentimenti promuovono sempre ottimi affari.

Nulla si difende con tanto calore quanto quelle idee a cui non si crede.
 

Il contrario di quel che dico mi seduce come un mondo favoloso.

L'ironia è il pudore della mia coscienza.

Leo Longanesi

 


La Legge in Italia, è come l'onore delle puttane.


E maggior fortuna sarebbe, se in Italia ci fossero più Toscani e meno Italiani.
 

Curzio Malaparte
 


La società sembrava malata di un cancro che le impedisse di rinnovarsi.

Nei torbidi sociali, nella violenza di piazza e nell'arretratezza, avvizziva e moriva.

Le costruzioni pubbliche erano uno dei simboli di quello spegnimento e di quell'abbandono.

Cadenti e vetuste annerivano nelle piazze.

Caserme e tribunali, scuole e ospedali si sgretolavano come il potere che rappresentavano.

Tutto quel che era pubblico imputridiva e gli unici segni di grandezza e prosperità rimasti erano quelli indegni del Ventennio.

Dilagavano invece il sotterfugio, il provvisorio, la ricchezza sconcia e volgare, l'accaparramento, il secondo mestiere, la prosperità costruita sulla pensione di invalidità di un parente scomparso, le liquidazioni milionarie, il traffico delle licenze commerciali.
 

Diego Marani

 


Per me i Partiti sono come i taxi: li utilizzo, pago il dovuto, e scendo.
 

Enrico Mattei
 


Ognuno di noi, con la complicità di un Sistema Istituzionale in gran parte sbagliato, tende a soddisfare il proprio "particulare", salvo poi indignarsi quando vede l'effetto della sommatoria di tutti gli egoismi individuali.


Gianfranco Miglio

 


Lei ha semplicemente scoperto una delle eterne regole italiane:

nel settore pubblico tutto è difficile;

la buona volontà è sgradita;

la correttezza sospetta.
 

Indro Montanelli

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Governare gli Italiani non è difficile, è inutile.
 

Benito Mussolini
 


[...] nefasto prevalere arrogante dei diritti sui doveri.
 

Geno Pampaloni
 


[In Italia] l'accesso alle persone, i contatti, le entrature valgono più delle capacità e delle regole.
 

Penati

 


Se in tanti secoli un Governo Italiano degno del nome non c'è stato, vuol dire che gl'Italiani sono individui straordinari (come dimostrano le arti e il pensiero), ma che l'Italia non esiste.

È una brutta invenzione, perché è una illusione.

L'Italia è balcanica, è levantina.

Per pranzare, andare a letto insieme, far un viaggio nulla di meglio dell'Italiano; ma come compagno di società, come concittadino, meglio gli Zulù.
 

La vita della politica attiva, alla quale il momento tragico ci chiamerebbe, ci costringerebbe per forza all'abbandono di tutte quelle cautele dello spirito, di quelle abitudini di pulizia ed elevazione, di quelle regole di onestà intellettuale, che la generale grossolanità, violenza e mala fede rendono più che mai necessario mantenere [...].

Da questo lato Fascisti e Comunisti, Liberali e Socialisti, Popolari e Democratici, appartengono ad un solo massimo comune denominatore: quello della media italianità attuale.

I loro gesti e le loro gesta, le loro idee e le loro complicità, i loro silenzi e le loro grida, i loro programmi aperti e quelli taciti, i loro sistemi di lotta, non variano molto; e quello che gli uni fanno, gli altri magari lo rimproverano, ma lo farebbero se ne avessero la possibilità e segretamente lo invidiano e se lo propongono per un'altra volta.
 

Di gente che vuole agire, di gente dotata, per una tradizione passata quasi nel sangue, delle qualità che occorrono per riescire, il nostro Paese ne ha in abbondanza.

Dove difetta, è nel resto: la coltura, la vera intelligenza (da non confondersi con la furberia), la conoscenza degli altri Paesi e della vastità del mondo e dei suoi problemi, la educazione intellettuale e morale, il senso profondo e largo dell'umanità.

È un Paese di possibilità rozze, di possibilità chiuse, di fioriture senza frutto utile, che ha soprattutto bisogno di innesti, di potature, insomma di educazione.
 

Giuseppe Prezzolini



Il buonismo non è apertura al diverso, ma indulgenza verso il prepotente.
 

Luca Ricolfi, "La Stampa"
 


Un programma [...] che dia una risposta al grande problema che l'Italia ha di fronte, quello di riavviare un processo di crescita che ci tiri fuori dal preoccupante ristagno in cui indugiamo da parecchia anni, ma senza compromettere le sorti dei più deboli.

Un messaggio che infonda al Paese ottimismo, sicurezza e fiducia, ma soprattutto dosi massicce di serietà, senso del dovere, gusto del lavoro ben fatto, onore al merito.
 

Michele Salvati
 


Qui si dice che sono stato Fascista, Monarchico, Socialista, Azionista, Comunista, Demitiano...

Ed il bello è che è tutto vero.
 

Eugenio Scalfari
 


In realtà questo Paese è invece il più governabile che esista al mondo: le sue capacità di adattamento e di assuefazione, di pazienza e persino di rassegnazione sono inesauribili.

Basta viaggiare in treno o in aereo, entrare in un ospedale, in un qualsiasi ufficio pubblico, avere insomma bisogno di qualcosa che abbia a che fare con il governo dello Stato, con la sua Amministrazione, per accorgersi fino a che punto del peggio sia governabile questo Paese, e quanto invece siano ingovernabili coloro che nei Governi lo reggono: ingovernabili e ingovernati non dico soltanto nel senso dell'efficienza; intendo soprattutto nel senso di un'idea del governare, di una vita morale del governare.
 

Leonardo Sciascia
 


Mangiar bene, comprar qualcosa, mostrarsi molto ed eccitarsi un po': potrebbe essere il motto nazionale.
 

Beppe Severgnini
 


Gli Italiani sono in Europa il popolo più fedele alla Chiesa e più dedito alle pratiche religiose: ma sono anche il popolo che osserva meno degli altri i doveri e le virtù Cristiani.

Grazie all'educazione che hanno ricevuto dalla Chiesa, gli Italiani sono diventati maestri nell'arte di mettere a tacere la voce della coscienza e di coprire con una superficiale devozione la mancanza di vero senso morale: tutti hanno imparato non a ubbidire alla coscienza, ma ad ingannarla, e tutti sono maestri nell'arte di assecondare le passioni con le indulgenze, le riserve mentali, il proposito di una penitenza e la speranza dell'imminente assoluzione.

Il grande fervore religioso degli Italiani, in definitiva, non è affatto uno stimolo alla probità; anzi, è bene non fidarsi soprattutto dei più devoti.
 

Jean-Charles-Leonard Simonde de Sismondi

 


Almeno la smettessimo d'ammirare, in Italia, i disonesti e gli immorali: sarebbe già un passo avanti.
 

Maurizio Viroli
 

 

 

 

 

 

 

La Villa Malaparte ad Anacapri, Isola di Capri, vista dall'alto di Punta Massullo: dallo stravagante scrittore lasciata in eredità al Governo della Repubblica Popolare Cinese. (Foto di archivio)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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