Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e Fratelli Palombi Editori, le foto sono © Germano Lucci, Associazione Fotocineamatori Bracciano: la Redazione ringrazia gli autori e l'editore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma" di Bruno Panunzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma" (continua)

[Quinta parte]

 

Da "Lunario Romano 1980 'Rinascimento nel Lazio'"

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma"

[Prima parte]

[Seconda parte]

[Terza parte]

[Quarta parte]

[Quinta parte]

[Sesta parte]

[Settima ed ultima parte]

 

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano"

Welcome to our portal! "Bracciano's Castle – Impregnable fortress, magnificent palace"

"Il 'Palazzo fuori della Porta', municipio di Bracciano"

"Il cannocchiale conteso"

"Girolamo Gastaldi: il cardinale contro la peste"

 

Germano Lucci – Una presentazione

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Uno scorcio del quattrocentesco Castello di Bracciano, con il bastione inferiore interrotto dalla porta monumentale d'ingresso costruita alla fine del sec. XVI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La breve stagione di Juan Borgia

tra Bracciano, Ostia e Roma” (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Quinta parte]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo la sortita del brigantino ne fecero un'altra fino alla periferia di Roma, mancando per caso di catturare Cesare Borgia che partecipava ad una battuta di caccia sulle pendici di Monte Mario.

 

 

L'attesa nel gocciolio esasperante della pioggia snervava Juan Borgia, inducendolo ad un comando fiacco e contradditorio.

 

Tutto sembrava lordarsi e spegnersi nel fango; vestiti, parati, le tende certo inadatte all'inverno.

 

L'insultarsi da lontano non era più divertente, se mai lo era stato, e diveniva certezza il vecchio sospetto che le vittorie rapidissime ottenute all'inizio fossero state troppo facili, una mossa degli Orsini per attirarli in un terreno sfavorevole.

 

 

Si inasprirono vecchi dissidi tra il duca di Gandia e gli altri capitani; la rabbia impotente di Fabrizio Colonna cominciò ad essere intollerabile come la freddezza distaccata del Montefeltro che pesava a tutti, rendendo inutili gli sforzi del cardinale Lunate, che tentava pazientemente di tenere insieme quella male assortita compagnia.

 

 

Il nodo principale del malumore erano i rapporti tra Juan ed il duca di Urbino che cominciava a chiedersi sempre più spesso se non aveva fatto un grosso sbaglio a mischiarsi con questi Borgia dei quali si conoscevano più le grandissime ambizioni che gli antenati.

 

Il suo modo di fissare le persone con sguardo assente, quasi disgustato, dovuto ad un principio di miopia, lo rendeva insopportabile al capitano generale, che finiva per ignorare i suoi consigli solo per il gusto di ostentare indipendenza.

 

 

Liti di paggi e staffieri scoppiavano ogni giorno sostenute, quando non provocate, dai due signori, e nella divisione del bottino fatto a Trevignano arrivarono a lasciare sul terreno due o tre morti e diversi feriti.

 

La faccenda, che andava chiusa con quel già triste risultato, si aggravò invece per l'intervento dei due giovani duchi, uno facendosi forte della sua nascita e l'altro del suo potere di figlio di "Nostro Signore".

 

 

Non era più possibile ormai nascondere l'insuccesso di un intero, anche se piccolo esercito, fermo da mesi di fronte ad un castello e quotidianamente beffato dagli assediati, dando da scrivere a tutte le cancellerie italiane che si scambiavano le novità su gli episodi più divertenti di quella guerra da opera buffa.

 

 

L'apice del ridicolo fu raggiunto quando il duca di Gandia, dimenticando forse che i suoi avversari erano vecchi soldati e contadini fedelissimi agli Orsini, li invitò solennemente, tramite gli araldi, ad abbandonare la difesa di Bracciano promettendo loro l'immunità ed una paga più alta.

 

 

Il silenzio che seguì all'annuncio fece sperare al duca di aver trovato alla fine il tono e gli argomenti giusti per quella irriducibile gente orsinesca, tanto più che il ponte levatoio del borgo cominciò ad abbassarsi tra le urla trionfanti dei soldati.

 

Passarono diversi minuti e poi dalla porta uscì un piccolo asino che si avviò deciso verso l'accampamento del capitano generale con legato al collo un cartello con su scritto:

 

“Lasciatemi andar per la mia via che vado ambasciator al duca di Gandia”.

 

 

Ma il vero messaggio, come ci informa il Sanudo, era altrove; infatti l'asino

 

“dietro la coda havia una lettera drizzata al ditto ducha, che diceva assai mal”.