Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e Fratelli Palombi Editori, le foto sono © Germano Lucci, Associazione Fotocineamatori Bracciano: la Redazione ringrazia gli autori e l'editore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma" di Bruno Panunzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma" (continua)

[Quarta parte]

 

Da "Lunario Romano 1980 'Rinascimento nel Lazio'"

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma"

[Prima parte]

[Seconda parte]

[Terza parte]

[Quarta parte]

[Quinta parte]

[Sesta parte]

[Settima ed ultima parte]

 

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano"

Welcome to our portal! "Bracciano's Castle – Impregnable fortress, magnificent palace"

"Il 'Palazzo fuori della Porta', municipio di Bracciano"

"Il cannocchiale conteso"

"Girolamo Gastaldi: il cardinale contro la peste"

 

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“La breve stagione di Juan Borgia

tra Bracciano, Ostia e Roma” (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Quarta parte]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non si era finito ancora di mettere il campo di fronte a Bracciano che il Duca di Urbino fu ferito e l'intero peso di dirigere la campagna restò a Juan, su cui si appuntarono gli occhi di tutte le corti d'Italia.

 

 

“Lo esercito quale è in la impresa de li Ursini si trova anchora ad Trivigliano non essendo possuto prima che heri arrivare l'artiglieria regia in campo, la quale facendo lo effecto si spera expugnare in brevi quello loco et N. S. farà procedere alla impresa etiam che qui_ siino tempi pluviosi et pessimi”.

 

Così scriveva da Roma il cardinale Ascanio Sforza il 22 novembre 1496 a suo fratello Ludovico il Moro.

 

 

I due d'Alviano si erano intanto divisi i compiti; lui dirigeva difesa e sortite, mentre la moglie si incaricò di tenere sollevato l'umore dei soldati, cercando contemporaneamente di abbattere quello dei papeschi con continui incitamenti ed insulti.

 

L'assedio era un'occasione unica per gesti e parole da passare alla cronaca e chissà, con un po' di fortuna, alla storia.

 

Gli esempi classici e quelli più vicini di donne famose si affollavano nella mente di Bartolomea, che scelse infine una parte a metà strada fra l'eroina romana e la castellana assediata dai turchi e, in quanto ad ingiurie, i papalini furono forse anche peggio trattati.

 

 

I giorni si macchiavano di ombre altissime che sfumavano i contorni del lago e dei monti Sabatini, viola e gialli nei loro colori invernali, mischiando la realtà delle cose con le nebbie vaganti sulla grande piana della Tuscia.

 

Gli assedianti si accorgevano che gli Orsini non erano rimasti affatto spaventati dal loro apparato di artiglieria e bandiere, né tantomeno dalle minacce e dalle proposte di resa che tamburini e banditori facevano in continuazione.

 

Anzi, provocazioni e sberleffi aumentavano di torso, facendo illividire il capitano generale, che tentava di trattenersi, ma nell'urlìo degli orsineschi si distingueva troppo facilmente “bastardo del papa” per non farlo infuriare e rispondere con insulti agli insulti.

 

 

Il ridicolo della situazione cominciò a dilagare in tutta Italia, sottolineato dalla tempesta di brevi e di messaggi che Alessandro VI infuriato inviava quasi giornalmente all'accampamento sempre più sprofondato nel fango di quell'inverno piovosissimo, fino a cadere malato per la rabbia e la preoccupazione.

 

Non si riusciva in particolare a interrompere i rifornimenti di uomini e vettovaglie tra i due castelli, che avvenivano attraverso il lago su piccole barche; ed allora il Papa, con una di quelle dimostrazioni di potenza che amava tanto, ordinò che fosse tirato in secco un brigantino dal Tevere e trasportato nel lago per bloccarli.

 

 

L'impresa dal sapore virgiliano fu affidata al Bargello ed a Troilo Savelli, che dell'eroe da poema aveva il fisico ed il coraggio.

 

Il brigantino iniziò così di notte, tra un rosseggiare di torce fumose, il suo surreale viaggio via terra verso il lago ma, a sei miglia da Roma, il convoglio fu attaccato da Bartolomeo d'Alviano che, uscito segretamente da Bracciano, mise in fuga le truppe del Bargello e bruciò il brigantino con grande disperazione di Troilo Savelli, che si ritrovò solo a fare l'eroe giovinetto, neanche preso troppo sul serio dagli avversari, che se ne ritornarono indietro ridendo grosso della beffa così ben riuscita.

 

 

Ma l'effetto dell'episodio fu contrario agli Orsini.

 

Infatti

 

“intesa questa nuova nel campo del Papa, altramente da quel ch'aveva pensato l'Alviano s'infiammarono grandemente gli animi di tutti: perciocché molte volte avviene, che anco i soldati vili s'accendono alla virtù per il dolore di qualche villania ricevuta. Furono adunque rotte le mura di Trevignano, v'entrarono dentro; gli Orsini sopra fatti dalla moltitu­dine cedettero loro; sì che la terra fu presa e messa a sacco”.

 

 

Concentrate truppe ed artiglieria a Bracciano si credette certa una rapida conclusione dell'assedio; ma ancora una volta, malgrado la conquista dei bastioni esterni, i papalini furono respinti ed umiliati dagli assediati che, uscendo campo aperto, si impadronirono delle loro artiglierie e le danneggiarono in modo irreparabile.

 

Gli Orsini sembravano incontenibili.