Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e Fratelli Palombi Editori, le foto sono © Germano Lucci, Associazione Fotocineamatori Bracciano: la Redazione ringrazia gli autori e l'editore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma" di Bruno Panunzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma" (continua)

[Terza parte]

 

Da "Lunario Romano 1980 'Rinascimento nel Lazio'"

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma"

[Prima parte]

[Seconda parte]

[Terza parte]

[Quarta parte]

[Quinta parte]

[Sesta parte]

[Settima ed ultima parte]

 

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano"

Welcome to our portal! "Bracciano's Castle – Impregnable fortress, magnificent palace"

"Il 'Palazzo fuori della Porta', municipio di Bracciano"

"Il cannocchiale conteso"

"Girolamo Gastaldi: il cardinale contro la peste"

 

Germano Lucci – Una presentazione

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Il poderoso Castello Orsini di Bracciano che fu teatro nel 1496 del lungo e disgraziato assedio delle truppe papali al comando di Juan Borgia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La breve stagione di Juan Borgia

tra Bracciano, Ostia e Roma” (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Terza parte]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'inizio della campagna fu inaspettatamente facile.

 

 

I castelli degli Orsini cadevano uno dietro l'altro 3 o si arrendevano al solo apparire delle truppe papaline, trasformando la guerra in una lunga passeggiata nella Tuscia, terra da “chanson de geste”, con i suoi castelli medioevali alti sui colli vulcanici striati di boschi fittissimi con radure improvvise come pause di respiri.

 

Le vie consolari erano allora in gran parte transitabili, qua e là si disfacevano lentamente i resti di ville e templi antichi, e numerosissimi si aprivano i vani scuri delle tombe etrusche.

 

Erano stati luoghi cari alle divinità etrusche e romane, che nelle polle e sorgenti sulfuree si erano materializzate misteriose e inaccessibili: luoghi che gli Orsini avevano subito amato, ritrovandoci forse un ricordo vaghissimo delle diavolerie longobarde dalla cui razza si diceva discendessero.

 

 

Il Duca di Gandia ed i suoi compagni erano ormai alle porte di Bracciano, piccola capitale feudale del ramo principale della grande tribù orsinesca, con il suo enorme castello che tre anni prima aveva ospitato Carlo VIII di Francia entusiasmando, con la sua grandezza e

le attrezzature belliche, i cronisti di corte 4.

 

 

Esempio tra i più compiuti di costruzione militare e di palazzo di abitazione rinascimentale, alla decorazione del suo interno avevano lavorato Francesco di Giorgio Martini, Antonazzo Romano ed altri artisti operanti a Roma in quegli anni e rimasti sconosciuti, come l'architetto che l'aveva ideato.

 

 

Il castello, monumento orgoglioso di apoteosi familiare, si alzava compatto e liscio come un monte di pietra sul borgo ed era difeso da Bartolomea Orsini e da suo marito Bartolomeo d'Alviano che, ad ultima sfida, avevano alzato sulle torri la bandiera francese e scelto come grido di guerra “Francia”.

 

 

Bartolomea, lei non bella, aveva sposato l'Alviano, uno dei più brutti 

uomini di tutta la rinascenza italiana, ma di valore accertato che,

scrive il Giovio 5,

 

“haveva raccolto i soldati spogliati d'arme, di cavalli, di vestimenti, a ciascuno haveva consegnato cavalli non domati dalle mandre; con la liberalità di Bartolomea, donna d'animo virile, la quale era sorella di Virginio, gli haveva rimesso in arnese, havendo ella allegramente messo fuora le cintole maritali tutto il suo corredo, le vesti nuttiali, per farne saioni a' soldati.

 

Et anco con meravigliosa prestezza fortificò Bracciano d'un forte bastione, racconciò l'artiglierie vecchie, raunò, armò quasi tutti i contadini di quella contrada, fece lavorare molto fuoco da lanciare in pentole di terra. Furono anco poste travi cariche di pietre su la corona dei merli, per ruinarli addosso ai nemici.

 

 

Come si capì subito, una coppia dura, decisa a vendere cari la vita ed i propri averi a quel giovane alla moda circondato da preti e dignitari, che era costretto dalla resistenza della rocca di Trevignano, sulla sponda opposta del lago, a dividere poco felicemente le sue forze su due differenti fronti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota 3

 

Caddero per primi i castelli lungo la via Cassia: Isola, Campagnano, Scrofano, Sutri, Bieda e Viano.

 

Ritornate indietro sulla direttrice della via Clodia, le truppe del Papa occuparono Galeria e Cesano mentre sembra che Anguillara si arrendesse spontaneamente.

 

Al contesto della nota

 

 

Nota 4

 

Comnynes, cronista ufficiale dell'impresa italiana di Carlo VIII, nelle sue "Mémoires" scrive di Bracciano "principale place du Seigneur Virgile Ursin, qui estoit belle, forte et bien garnie de vivres".

 

Al contesto della nota

 

 

Nota 5

 

I testo è preso come anche gli altri riportati successivamente dalle "Istorie del suo tempo" di Paolo Giovio.

 

Al contesto della nota