Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Marcello Ramognino: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la ripubblicazione e l'adattamento nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"In nome di quale democrazia?" di Marcello Ramognino 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[È possibile imporre un sentimento?]

[È caduto un altro militare italiano]

[Col senno di poi]

["Democrazia"]

[Quale Democrazia?]

[Guarda caso...]

 

 

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Una promessa o una minaccia?

 

(Foto di archivio)

 

[È possibile imporre un sentimento?]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[È caduto un altro militare italiano]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ieri [25 giugno 2012 - Nota della Redazione] è caduto un altro militare italiano in missione in Afghanistan [: il Carabiniere Scelto Manuele Braj, 30enne di Galatina, Lecce, effettivo al 13° Reggimento "Friuli-Venezia Giulia", lascia la moglie, 28enne, e il figlio di 8 mesi - Nota della Redazione].

Tanta tristezza nel cuore, non solo per lui e per le la famiglia che ha lasciato nel dolore (e non solo), ma anche per tutti quei nostri soldati che, dall’eccidio di Kindu del 1961 in poi, sono andati in giro per il mondo a perdere la vita nel tentativo disperato, (perché disperato è), di fare in modo che la vita di altri popoli possa diventare migliore di quella vissuta prima o, in altre parole, instaurare in terre lontane il concetto della democrazia e del giusto vivere insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Col senno di poi]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Confesso che molti anni fa ci ho creduto anch’io, ma molti anni fa ero un idealista come sono idealisti tutti i giovani che sono stati educati a quelli che una volta erano definiti “sani principi” e che davano valore prioritario a questioni che attenevano più alla morale che non al portafoglio.

L’età ci porta a ragionare “col senno di poi” e allora ti accorgi che a vent’anni, la guerra la cerchi; a trent’anni la fai; a quaranta la eviti e, a cinquanta, ti fa proprio schifo.

E ragionando col senno di poi mi viene da domandarmi e da domandare a qualcuno più bravo di me se abbia un senso mandare persone a morire in nome dell’instaurazione della democrazia.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

["Democrazia"]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Democrazia: bella e luminosa parola che vuol dire che è il popolo a fare le proprie scelte di governo, di leggi, di vita e di tutto quel che ne consegue.
 

Bella e luminosa parola che già nel V secolo avanti Cristo, i Greci avevano cercato di applicare al vivere civile e con strani risultati, perché quella democrazia ha poi assunto, nel tempo, connotazioni diverse: è diventata diretta, socialdemocratica, partecipativa, etnica.
 

Anche i regimi totalitari dell’Est Europeo avevano nella loro “ragione sociale”, cioè nella loro Costituzione, il termine “Repubblica democratica”.
 

E allora mi pare lecito domandare a me stesso e a chi ne sa più di me quale tipo di democrazia l’ONU e la NATO vogliono che si vada in giro ad instaurare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Quale Democrazia?]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La nostra democrazia all’Italiana?

 

Stendiamo un velo pietoso, perché a parte quelli che hanno creduto in un’idea e, da una parte come dall’altra, hanno combattuto per quel sogno, il resto del popolo, (ed era la maggior parte), ha atteso gli eventi e si è visto “regalare” la Democrazia dagli Alleati.

 

E non è a caso che il grande Ennio Flaiano abbia scrritto che gli Italiani sono sempre i primi a correre in soccorso del vincitore.

 


Vogliamo esportare la democrazia, (peraltro più consolidata), di stampo Anglosassone?
 

Dovremmo contestualmente esportare quel modo tutto inglese di avere "la puzza sotto il naso", come se il resto del mondo fosse schifezza e non potesse essere, quell’odore, al contrario, il diverso concetto di igiene, che fa loro pensare, come diceva Beppe Grillo quando ancora faceva il comico, che il bidet sia un “lava violini”.

 


Spero non si voglia esportare il sistema di democrazia degli Americani, asservito in via prioritaria al potere economico.
 

Mi domando se quel “In God We Trust”, “In Dio confidiamo”, che è stampato su ogni biglietto verde emesso dalla Banca Federale, il termine “Dio” stia ad indicare il Padreterno, il Creatore o, piuttosto, quel biglietto verde chiamato Dollaro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Guarda caso...]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Queste domande me le pongo perché qualcuno vorrebbe che “portassimo” la democrazia in luoghi dove, probabilmente, alla gente, della democrazia non gliene frega niente, perché è una cosa lontana dalla loro cultura e dal loro secolare modo di essere.
 

La democrazia dovrebbe essere, a mio avviso, un sentimento che ti nasce nell’animo, ti prende il cervello e ti fa capire che la tua libertà finisce esattamente là dove inizia quella degli altri.

 


È possibile imporre un sentimento?

Le Organizzazioni come l’ONU e la NATO vorrebbero farlo, ma, guarda caso, là dove c’è petrolio o qualche cosa di strategico nascosto sotto terra o chi sa dove.

 
E allora ce ne andiamo in Iraq, bombardiamo la Libia e ce ne freghiamo della Siria e altri luoghi dove, magari, i bambini muoiono di fame e non per colpa di una dittatura.


Siamo anche in Afghanistan da dove sta per ritornare, in una bara di legno, il 42° soldato Italiano e continuo a domandarmi che cosa stiamo a fare là, dove non c’è petrolio, rame, oro, o qualcos’altro che non sia l’oppio.


Se per caso - Dio non voglia - si venisse a sapere che quell’oppio fa gola alle multinazionali della chimica farmaceutica, magari americane, e che i nostri vanno a morire per loro, sarà giusto che ognuno possa trarre le proprie conclusioni.