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Cultura e società
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La cultura siamo noi – Noi la parola La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia: la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è. Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture! |
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Fabrizio Cristiano De André – Uomo, poeta, anarchico |
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In questa pagina L'uomo e il suo pensiero critico Per natura e "per passione" coerentemente dall'altra parte - fuori dal coro, fuori dal branco Il poeta della cultura libertaria italiana Non una moda ma un modo d'essere Le raccolte di Fabrizio De André Tutto Fabrizio De Andrè
La buona novella In direzione ostinata e contraria (Vol. 1) In direzione ostinata e contraria (Vol. 2) Liriche (in ordine alfabetico)
'A çimma
Approfondimento Il pensiero anarchico
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L'uomo ed il suo pensiero critico |
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De André non possiede verità, ma semina tanti dubbi che in menti aperte mettono radice e crescono...
Chiunque dichiari di possedere "la verità" afferma contestualmente di "non cercare", di aver finito di cercare o, al peggio, di non aver mai neppure cominciato a farlo: cosa ancora vorrebbe, potrebbe o dovrebbe "cercare" se non interminabili litanie di corollari tutti a riprova della propria "verità", argomentazioni mai dilemmatiche in un "circuito chiuso" di deduzioni-induzioni dalla e alla verità posseduta - e da cos'altro se no?
L'uomo - due cervelli, sette intelligenze, dodici sensi - con un'innata fame di conoscere senza saperne neppure il perché: chi cerca davvero, con onestà mentale, lo fa perché non ha ancora trovato e neppure mai sicuro di trovare, incurante di certezze e aperto a tutto!
De André è intellettuale perché usa la sua di ragione, non una ragione "politica" e tanto meno una "di Stato", non segue il "pensiero comune", né il "buonsenso", né giudizi a priori: osserva senza pre-giudizi, riflette prima di dire, dice quello che pensa, è disposto a lottare per poterlo dire, accusa duramente e senza riguardi, a volte con rabbia e sacrosanto furore, ma evitando sempre personalismi ed attacchi a livello personale.
Un uomo coerente, coraggioso ed autorevole nelle sue prese di posizione, sceglie quasi sempre direzioni contrarie e se ne va, libero, per la "sua" strada: lo è perché forte soprattutto della propria fragilità, perché, smarrito, segue la bussola impazzita del disorientamento, perché con un grande atto di amore si permette di lasciarsi vivere fino in fondo la propria inquietudine esistenziale, ricreando nella densità delle parole lo spessore del suo carattere e vivificandole di sentimento libertario.
De André vive e soffre: mai indifferente, sensibile ed intelligente - sensibile perché sa percepire, intelligente perché sa distinguere - mai dogmatico, compassionevole ed indignato - compassionevole perché sa riconoscere e, nonostante tutte le miserie proprie e altrui, amare se stesso e come se stesso l'altro, indignato perché sa onestamente portare alla luce e denunciare i pubblici segreti delle tante ipocrisie e delle quotidiane ingiustizie - ma mai cinico, uomo autenticamente interessato all'uomo. |
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| Per natura e "per passione" coerentemente dall'altra parte - fuori dal coro, fuori dal branco | ||||||||
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"…nottambulo, incazzato, mediamente colto, sensibile alle vistose infamie di classe …": così si descrive De André.
Irrequieto viandante con una particolare predisposizione a (poi predilezione per) la precarietà esistenziale, insofferente e discontinuo negli studi accademici, senza mai arrivare a laurearsi - tipico drop-out, decisamente outsider - libero e libertario, nemico delle convenzioni ed amante, amico e studioso del "diverso", cultore di mondi e culture "a lato", dissacratore del "sacro istituzionale", infaticabile "operatore ecologico" del sociale - lui solo e solitario - nell'appassionato recupero di perle umane dai rifiuti di una società, bulimica di tutto, così anoressica di com-passione e d'amore.
Ripudia le iniquità della propria classe sociale eppure vi rimane dentro da "borghese anti-borghese", mai inquadrato, mai etichettato, mai impastoiato, esternando senza filtri il proprio contraddittorio senso di appartenenza e allo stesso tempo di distanza, dichiarando con orgogliosa, riscattante dignità il suo essere senza riserve dalla parte degli esclusi di questa società, dalla parte delle vittime del potere di ogni tempo e di ogni geografia e delle ingiustizie di ogni tipo perpetrate in nome del dominante "buonsenso" comune.
Accetta, sceglie ed abbraccia piuttosto la crudezza e la materialità dell'esistenza, preferendola a qualsiasi tentazione filosofica, religiosa ed ideologica di estraniarlo da quel quotidiano fatto di vite di gente in carne ed ossa, amico di sbandati, puttane, magnaccia, suicidi, drogati e perdenti perché meglio rappresentano la realtà in cui vive di tutti i potenti, benpensanti, cialtroni, farisei, forcaioli e boia.
Coerentemente "dall'altra parte" contro la prepotenza vigliacca di chi si accanisce su un'umanità in ginocchio, già sofferente di suo, "dall'altra parte" perché sarebbe contro la sua natura umana farsi servile con i forti e forte con i deboli, "dall'altra parte" a condividere simpateticamente vite fatte di riservatezza e di dignità anche nella sofferenza e nella disperazione, "dall'altra parte" per mettere a nudo, attaccare e condannare i luoghi fisici e mentali del degrado, del sopruso e della violenza, dalle "carceri" storiche a quelle del presente "berlusconiano", i suoi miti di efficienza, professionalità e produttività ad libitum in palese e crescente contrasto con un contesto sociale sempre meno civile, meno solidale e meno morale ovvero sempre più incivile, sempre più menefreghista e sempre più immorale.
Coerentemente "dall'altra parte" di una lobby politica ormai isolata dal mondo reale di chi dovrebbe rappresentare ed i cui interessi dovrebbe promuovere ed altrettanto "dall'altra parte" della gente che, così abbandonata a se stessa, non trova né altro né miglior rifugio di barricarsi dentro il proprio privato. |
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Il poeta della cultura libertaria italiana |
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Dedicando la sua creatività artistica a dar voce a minoranze e diseredati rivendicandone i diritti, De André lascia la sua impronta così diversa sia in ambito culturale che socio-politico.
Più che della vita diventa il poeta della realtà e, soprattutto, del "vissuto", a fianco degli esclusi, degli emarginati, degli sbandati, degli oppressi, degli indesiderati, degli umili, degli scherniti, dei diversi, dei perseguitati, degli sconfitti, degli ultimi, degli esclusi di questa società.
La sua poesia restituisce dignità di esseri umani a puttane e drogati, omo- e transessuali, ubriaconi e barboni, ladri ed assassini, ribelli e suicidi, disertori e dinamitardi, detenuti e migranti, zingari, sardi e indiani pellerossa - in altre parole a tutti i poveri cristi che scontano la propria morte vivendo!
Canta un mondo ai margini e fuori di essi, pieno di miseria umana in carne ed ossa, umile ma autentico, crudo ma reale, e, soprattutto, mai squallido: perché squallido è il "potere", chi lo gestisce e come lo fa, squallida è la "politica", squallida la "chiesa".
Squallido è chi ha risposte a tutto, sempre pronte, non chi fa fatica ad onorare la propria umanità - a questi ultimi De André riserva tutta la comprensione del mondo, semplicemente perché nel loro "mal di vita" riconosce se stesso fino a sentirsi uno di loro:
"Oh dio del cielo, se mi cercherai, in mezzo agli altri uomini mi troverai."
O, in altre parole, come chiarifica lo stesso De André:
”Gli stronzi sono senza speranza e del resto non ne hanno bisogno: proprio perché sono stronzi, tutto gli sembra semplice”.
Poeta dell’essere e non dell’apparire, che s'innamora della debolezza dei vinti, piuttosto che lasciarsi ammaliare dall’arroganza dei vincitori, perché nel suo mondo la persona umana in quanto tale conta infinitamente più del "fascicolo" dei suoi errori.
De André usa il linguaggio "non allineato" del sentimento per parlare da cuore a cuore di libertà, solidarietà ed umanità, frantumando d'ironia ogni balorda convenzione, pronto a farsi tanto compassionevole avvocato difensore di singoli individui, interi popoli e idee scomode, quanto furioso vendicatore di umiliazioni, soprusi e storiche ingiustizie subiti da chiunque, in ogni luogo e in ogni tempo.
Le sue più che canzoni sono poesie in musica o, come lui stesso specifica, "la canzone è un testo cantato": scrive con la musica non per la musica, scrive "arte povera" e per questo percepita ancora più vera e vicina, una poesia fatta di umanità disincantata e di cruda realtà, pregna di senso di responsabilità civile e di accorati appelli etici. |
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Non una moda ma un modo d'essere |
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Lontano quanto mai possibile dalle mode, Nicola Piovani dice di De André:
"...mai di moda. La moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di Fabrizio restano!"
Non è uomo che dia spettacolo di se e non è "uomo di spettacolo", anzi: ricusa le morbosità mediatiche sulla sua persona come "belinate!" (genovese per "cazzate!") ed evita il più a lungo possibile di esibirsi su un palcoscenico, una paura che affronterà e supererà solo col tempo, suonando e cantando in una specie di penombra e rilassato dall'alcol.
Non entra mai in "schieramenti" e mantiene la sua parola libera perché "diversa", si estranea dalla propria borghesia perché maggioranza che lascia sempre meno spazio alle minoranze, spoglia l'accoglienza dell'altro da tutte le accumulate stratificazioni "divine" reimpregnandone il concetto di fratellanza con umana pietas, il più lontano possibile da dottrine e da dogmi, da false sacralità e da verità assolute, che considera ripugnanti strumenti di potere e micidiali armi di distrazione di massa.
Rifiuta di partecipare al cinquecentesimo anniversario della scoperta dell'America e arriva a sostenere il Movimento Indipendentista Sardo, in diretta protesta rispettivamente contro i diritti lesi degli Indiani del Nordamerica e dei Sardi, popoli entrambi dominati e rinchiusi in riserve fisiche e culturali, si allontana addirittura dalla lingua italiana quando non la sente più come migliore espressione ed emanazione della propria cultura, alla riscoperta della ricchezza linguistica del suo dialetto - il genovese - ridandogli la perduta dignità di lingua, e si mette alla ricerca di sopravvissuta autenticità nella musica etnica, traendo nuova ispirazione dalle tradizioni turca, greca e berbera.
In italiano o in dialetto le sue parole rimangono preziosamente "rilevanti", con ciascuna il suo significato ben preciso, una apprezzabilissima qualità soprattutto nel brusio di parole vuote che ci confonde in questa falsa "età dell'informazione e della comunicazione": come sempre e fortunatamente va per la sua strada! |
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"Io anarchico" |
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Molto prima, durante e dopo gli anni della contestazione del Maggio francese si professa "orgogliosamente anarchico", propagandista onesto che sceglie di non far mai propaganda, refrattario a dogmi politici come religiosi, schivo di parole d'ordine e slogan di piazza: nella migliore tradizione il suo "essere anarchico" è prima di tutto uno stato mentale piuttosto che appartenenza politica - "Anarchy is a State of Mind!" - e, di conseguenza, un personalissimo percorso di vita in cui la sua natura rivoluzionaria si realizza in una piena libertà di pensiero e di azione.
Altrimenti neppure le parole di De André avrebbero alcun valore o significato se non venissero validate dalla sua vita, sarebbero banali come tante altre se non fossero l’espressione autentica del suo modo di essere e di pensare: per onestà intellettuale non può essere "di destra", ma è "di sinistra" senza fanatismi, scegliendo un modo tutto suo di far politica sociale, occupandosi e preoccupandosi cioè più degli altri che di se stesso: il suo è fondamentalmente un esistenzialismo anarchico, il quale ben si adatta al disagio personale di borghese solitario e malinconico, perché di fronte ad una gestione umana del potere così tirannica, ad una giustizia così ingiusta e ad una storia così contraffatta, lo spirito libero inevitabilmente si isola, si rifugia nella propria "diversità" per difenderla, fa ricorso a tutta la debolezza e l'insufficienza del proprio essere trasformandole, sole vere risorse cui attingere, in strumenti di sopravvivenza.
Viene documentatamente schedato e spiato dai servizi segreti italiani almeno per un decennio, come se si nutrisse un "sospetto" sulla sua appartenenza politica, nonostante lui - intervista dopo intervista, concerto dopo concerto, produzione artistica dopo produzione artistica - si dichiari apertamente e senza mezzi termini anarchico:
"Il mio identikit politico è quello di un libertario tollerante. Se poi 'anarchico' l'hanno fatto diventare un termine orrendo... In realtà vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità".
Volendolo assolutamente definire potrebbe essere un "anarchico individualista" e "steineriano", linee di pensiero queste teorizzate rispettivamente dal filosofo tedesco Johann Kaspar Schmidt, meglio conosciuto sotto lo pseudonimo "Max Stirner", nella prima metà del 1800, il quale pone l'individuo al centro vedendo la società come un'unione di "unici", e dal filosofo, esoterista e pedagogista croato austro-ungarico Rudolf Steiner, nella prima metà del 1900, il quale propone una cosiddetta "triarticolazione sociale" di libertà in ambito culturale, uguaglianza in ambito politico e giuridico, fratellanza universale in ambito economico (fonda inoltre l'antroposofia, crea una nuova pedagogia e teorizza quella che sarà l'agricoltura biodinamica).
Importante nell'L’unico e la sua proprietà di Stirner il concetto filosofico dell' "ego-ismo" o auto-valorizzazione di se stessi, che si pone al di là sia del liberalismo che del comunismo: la libertà dello spirito è propria dell'individualità di ciascun essere umano, quindi il suo "egoismo" è sinonimo di "unicità" e l'io "legge a se stesso", ma nel senso che attraverso il far bene a se stessi si fa il bene dell'umanità (impossibile non nominare qui la più grande bufala di tutti i tempi, quell' "ama il prossimo tuo come te stesso" poi trasfigurato dalla Chiesa quasi a significare "rinnega te stesso per poter amare l'altro", quando "ama te stesso, accetta te stesso, sta in pace con stesso" è di fatto "il" presupposto per poter amare, accettare e, dunque, vivere in pace ed in armonia con l'altro...).
De André non è quindi un militante politico nel comune senso del termine, ma profondamente anarchico nel sentire e nel reagire, cioè "anti-conformista", "anti-politico", "anti-militarista" ed "anti-clericale", senza far mai di questo un fatto semplicemente "ideologico", schierandosi al contrario contro i prepotenti e gli arroganti di ogni epoca e di ogni appartenenza, sfidandoli con la frusta dell'ironia e del sarcasmo: scegliere un’ideologia può sempre e comunque essere questionabile, scegliere di stare dalla parte dei socialmente "senza voce", degli umanamente "deboli", degli irrimediabilmente "ultimi" non può mai essere sbagliato! |
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Giù le mani da De André! |
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Proprio nell'apocalittica fase storica che sembra segnare la fine di tutte le "utopie" ed il sopravvento nel mondo intero di una delle più terrificanti "normalizzazioni" in un trionfo capitalista di sfrenato consumismo, De André vive e testimonia l'importanza dell'utopia - la stella polare che non raggiungerai mai ma che ti da la rotta nel continuo, quotidiano "tendere a" - nella sua visione di e nell'aspirazione a un mondo migliore, senza padroni né schiavi, senza dogmi né guerre, rifiutando al tempo stesso, anzi proprio per questo, qualsiasi etichetta che la faccia scivolare nel puro ideologico:
"Intellettuali d'oggi
Ai suoi funerali anarchici con tanto di fazzoletto rosso e bandiere nere, eppure ancora oggi è deprimente costatare quanto i massmedia si mostrino "imbarazzati" parlando di De André anarchico: ad esempio nove programmi televisivi su dieci spiattellatici in occasione del decimo anniversario della sua morte omettono del tutto il suo credo politico, mentre il decimo (citazione autentica!) lo accenna appena dipingendolo in acquarello "un po' [?] anarchico"...
Di fatto la sua allora condannata ed oggi "osannata" poesia affonda con radici profonde e trova ragione d'essere proprio nella sua presa di posizione politica contro la società in cui vive e di cui testimonia gli immorali interessi di classe.
Da anarchico non può neppure credere nel dio delle chiese e, insofferente di ogni forma di potere, arriva a farsi feroce critico della chiesa in quanto "istituzione", sostituendone santi e madonne con uomini e donne eroici senza piedistalli né aureole: contestatore di ogni abuso politico della religione, dei comportamenti contraddittori delle gerarchie ecclesiastiche (loro sì dissacratori in primis della "buona novella"!), della troppo voluta confusione tra "credo", "religione" e "chiesa", di chiunque cerchi di fare dello "spirituale" un sinonimo di "religioso", se De André si avvicina a Cristo è il Cristo rivoluzionario e anche violento nella sua indignazione, quello come lui mai "intregrato", quello come lui perennemente "per natura contro" - contro l'arroganza dei potenti, contro il bigottismo dei farisei, contro l'ipocrisia dei benpensanti, contro le ingiustizie sociali intrinseche in ogni "borghesia" - in altre parole un Cristo decisamente anarchico!
Anche questo lo esprime molto chiaramente:
"L’artista non deve integrarsi. È un anticorpo che la società ha contro il potere."
Oggi si parla e sparla del suo "genio" e volentieri a farlo gli stessi che, scandalizzati prima, lo espongono da morto sugli altari della propria "cultura" - non certo la sua! - a godersene i riverberi secondo liturgie colte quanto sospette, finalizzate più che ad onorare il suo pensiero e celebrarne l'opera, ad assorbirli in sfere a lui notoriamente estranee, cercando di appiattirlo di "leccate".
Il suo è tutt'altro che l’aprir bocca e dar fiato a cazzate infinite dei piccoli e grossi criminali della parola che letteralmente dominano il proficuo mercato della manipolazione intellettuale, politica e religiosa in questa sfortunatissima fase della nostra storia…
Quindi basta con tutti i tentativi di incensarlo per integrarlo, normalizzarlo, allinearlo, incasellarlo, impossessarsene per neutralizzarlo: la sua tenerezza e la sua indignazione, il suo sarcasmo e le sue invettive, la sua pietà ed il suo amore, i suoi sogni e la sua utopia non fanno parte di questa nostra società, ma la ripudiano e la condannano.
E basta anche di cercare di farlo "portatore sano" di una religiosità che non ha e non ha mai avuto, coniando espressioni tipo "vangelo secondo De André": come se un "anarchico" non possa avere un credo, come se un "diversamente credente" non possa esistere, come se senza religione non si possa avere il "senso del sacro" – quello vero.
De André è rispettabilissimo anche e proprio perché "anarchico":
Perché, checché ne dicano, "anarchia non significa 'senza ordine', ma 'senza capi' " (V per Vendetta). Perché, a proposito di "democrazia", "se le elezioni potessero davvero cambiare le cose, sarebbero state abolite da tempo" (detto anarchico). Perché - imperativo oggi più che mai - "assicurati che nessuno possa possedere il potere!" (Michail Aleksandrovic Bakunin). Perché è indubbiamente "meglio vivere da cristiano senza esserlo, che dirsi cristiani e non farlo" (Luciano Russo).
Infine leggere i suoi testi senza musica, oltre che ascoltarli musicati e cantati, fa bene, ci nutre di parole integre e intense: ci aiuta a pensare e riflettere - e ce n'è davvero bisogno!
"E adesso aspetterò domani per avere nostalgia Signora libertà, Signorina Anarchia." |
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Le raccolte di Fabrizio De André |
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1966 - Tutto Fabrizio De André 1967 - Vol. 1
1968 - Tutti morimmo a stento 1969 - Nuvole barocche
1970 -
La buona novella 1973 - Storia di un impiegato 1974 - Canzoni 1975 - Vol. 8 1976 - Fabrizio De André 1978 - Rimini 1981 - Fabrizio De André (Indiano) 1984 - Creuza de mä 1990 - Le nuvole 1996 - Anime salve 1997 - Mi innamoravo di tutto |
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Tutto Fabrizio De Andrè |
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Amore che vieni, amore che vai
La ballata dell'eroe |
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Vol.1 |
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Tutti morimmo a stento |
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Vol. 3 |
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Il gorilla Amore che vieni, amore che vai |
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Nuvole barocche |
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E fu la notte |
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La buona novella |
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Il ritorno di Giuseppe |
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Non al denaro non all'amore né al cielo |
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Storia di un impiegato |
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Vol. 8 |
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Fabrizio De André |
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Rimini |
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Parlando del naufragio della London Valour Folaghe Tema di Rimini |
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Fabrizio De André (Indiano) |
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Anime salve |
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Mi innamoravo di tutto |
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In direzione ostinata e contraria (Vol. 1) |
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Amore che vieni, amore che vai
La città vecchia Ballata dell'amore cieco o della vanità Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers
Ave Maria Recitativo (Due invocazioni e un atto d’accusa) Corale (Leggenda del re infelice) Verranno a chiederti del nostro amore |
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In direzione ostinata e contraria (Vol. 2) |
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Nell'acqua della chiara fontana Laudate Dominum
Maria nella bottega di un falegname Un matto (Dietro ogni scemo c'è un villaggio) Le passanti (Da una poesia di Antoine Paul) Via della Povertà (Desolation Row) |
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Sogno n. 1 |
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Liriche (in ordine alfabetico) |
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'A çimma (La cima) |
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Ti t’adesciàe ‘nsce l’èndegu du matin |
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Ti sveglierai sull’indaco del mattino |
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'A cumba (La colomba) |
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Pretendente:
Gh'aivu 'na bella cùmba ch'à l'é xeûa foea de cà
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Pretendente:
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Pretendente:
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Pretendente:
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Padre:
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Padre:
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Pretendente:
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Pretendente: |
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Padre:
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Padre:
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Coro:
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Coro:
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Padre:
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Padre:
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Pretendente:
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Pretendente:
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Padre:
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Padre:
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Pretendente:
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Pretendente:
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Pretendente:
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Pretendente:
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Coro:
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Coro: |
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'A dumenega |
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Quandu ä dumenega fan u gíu |
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Al ballo mascherato |
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Cristo drogato da troppe sconfitte |
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Amico fragile |
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Evaporato in una nuvola rossa |
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Amore che vieni, amore che vai |
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Quei giorni perduti a rincorrere il vento |
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Andrea |
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Andrea s'è perso s'è perso e non sa tornare |
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Anime salve |
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Mille anni al mondo mille ancora |
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'A pittima |
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Cosa ghe possu ghe possu fâ |
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Ave Maria |
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E te ne vai, Maria, fra l'altra gente |
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Ave Maria (Sardo) |
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Deus Deus ti salve Maria |
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Avventura a Durango (Traduzione di Romance in Durango di Bob Dylan e Jacques Levy) |
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Peperoncini rossi nel sole cocente Nun chiagne Maddalena
Dio ci guarderà
'sto deserto finirà
Dopo i templi aztechi e le rovine
Nun chiagne Maddalena
Dio ci guarderà
'sto deserto finirà
Alla corrida con tequila ghiacciata
Nun chiagne Maddalena
Dio ci guarderà
'sto deserto finirà
Che cosa è il colpo che ho sentito?
Nun chiagne Maddalena
Dio ci guarderà
'sto deserto finirà |
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Hot chili peppers in the
blistering sun
Sold my guitar to the
baker's son
No llores, mi querida
Past the Aztec ruins and the
ghosts of our people
Was it me that shot him down
in the cantina
No llores, mi querida
At the corrida we'll sit in
the shade
Then the padre will recite
the prayers of old
The way is long but the end
is near
No llores, mi querida
Was that the thunder that I
heard?
Quick, Magdalena, take my
gun
No llores, mi querida |
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Ballata degli impiccati |
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Tutti morimmo a stento |
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Ballata dell'amore cieco o della vanità |
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Un uomo onesto, un uomo probo, |
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Bocca di rosa |
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La chiamavano bocca di rosa |
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Cantico dei drogati |
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Ho licenziato Dio |
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Canzone dell'amore perduto |
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Ricordi sbocciavan le viole |
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Canto del servo pastore |
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Dove fiorisce il rosmarino |
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Canzone del Maggio |
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Anche se il nostro maggio |
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Canzone del padre |
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"Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi |
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Canzone per l'estate |
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Con tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva |
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Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers |
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Re Carlo tornava dalla guerra |
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Caro amore (poi "La stagione del tuo amore") |
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Caro amore |
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Coda di lupo |
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Quando ero piccolo m'innamoravo di tutto correvo dietro ai cani |
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Corale ("Leggenda del re infelice") |
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C'era un re |
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Cose che dimentico |
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C'é un amore nella sabbia |
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Creuza de mä |
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Umbre de muri muri de mainé |
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D'ä mæ riva |
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D'ä mæ riva |
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Delitto di paese |
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Non tutti nella capitale |
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Disamistade (= disamicizia, faida) |
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Che ci fanno queste anime |
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Dolce luna |
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Cammina come un vecchio marinaio |
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Dolcenera |
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Amìala ch'â l'arìa amìa cum'â l'é |
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Don Raffaè |
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Io mi chiamo Pasquale Cafiero |
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E fu la notte |
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E fu la notte |
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Fila la lana |
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Nella guerra di Valois |
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Fiume Sand Creek |
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Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura |
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Franziska |
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Hanno detto che Franziska è stanca di pregare |
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Geordie |
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Uomo:
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Giovanna d'Arco |
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Attraverso il buio Giovanna d'Arco |
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Girotondo |
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Se verrà la guerra, Marcondiro'ndero |
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Giugno '73 |
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Tua madre ce l'ha molto con me |
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Hotel Supramonte |
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E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo |
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Ho visto Nina volare |
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Mastica e sputa |
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Il bamborolo |
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Chi va dicendo in giro |
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Il cantico dei drogati |
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Ho licenziato Dio
Le parole che dico
Mentre fra gli altri nudi
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Chi mi riparlerà
Quando riascolterò
Io che non vedo più
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Perché non hanno fatto
E chi, chi sarà mai
E soprattutto chi
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Quando scadrà l'affitto
Mi citeran di monito
Cercando di lanciarlo
Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Tu che m'ascolti insegnami |
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Il fannullone |
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Senza pretesa di voler strafare |
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Il gorilla |
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Sulla piazza d'una città |
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Il pescatore |
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All'ombra dell'ultimo sole |
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Il re fa rullare i tamburi (Canzone popolare francese del XIV secolo) |
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Il re fa rullare i tamburi |
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Il ritorno di Giuseppe |
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Stelle, già dal tramonto, |
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Il sogno di Maria |
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"Nel Grembo umido, scuro del tempio, |
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Il suonatore Jones |
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In un vortice di polvere |
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Il testamento |
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Quando la morte mi chiamerà |
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Il testamento di Tito |
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Tito:
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Introduzione |
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Lottavano così come si gioca |
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Inverno |
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Sale la nebbia sui prati bianchi |
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Jamin-a |
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Lengua 'nfeuga Jamin-a (3 volte) |
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Khorakhanè* ("A forza di essere vento") (* = Tribù rom di provenienza serbo-montenegrina) |
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Il cuore rallenta la testa cammina |
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|
La ballata dell'amore cieco |
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Un uomo onesto, un uomo probo, |
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|
La ballata dell'eroe |
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Era partito per fare la guerra |
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|
La ballata del Michè |
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Quando hanno aperto la cella |
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La bomba in testa |
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...e io contavo i denti ai francobolli |
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La canzone dell'amore perduto |
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Ricordi sbocciavan le viole |
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La canzone di Barbara |
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Chi cerca una bocca infedele |
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La canzone di Marinella |
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Questa di Marinella è la storia vera |
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La cattiva strada |
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Alla parata militare |
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La città vecchia |
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Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi |
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La collina |
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Dove se n'è andato Elmer |
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La Domenica delle Salme |
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Tentò la fuga in tram |
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La guerra di Piero |
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Dormi sepolto in un campo di grano |
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La morte |
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La morte verrà all'improvviso |
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La nova gelosia |
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Fenesta co’ ‘sta nova gelosia |
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La stagione del tuo amore |
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La
stagione del tuo amore |
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Laudate hominem |
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Laudate dominum |
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Le acciughe fanno il pallone |
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Le acciughe fanno il pallone |
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Leggenda di Natale |
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Parlavi alla luna giocavi coi fiori |
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Le nuvole |
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Vanno |
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Le passanti |
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Io dedico questa canzone |
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Le storie di ieri |
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Mio padre aveva un sogno comune |
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L'infanzia di Maria |
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Coro:
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Marcia nuziale |
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Matrimoni per amore, matrimoni per forza |
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Maria nella bottega d'un falegname |
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Maria:
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Mègu Megùn |
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E mi e mi e mi |
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Monti di Mola |
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In li Monti di Mola
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Sui Monti di Mola |
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Morire per delle idee |
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Morire per delle idee, l'idea è affascinante |
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Nancy |
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Un po' di tempo fa Nancy era senza compagnia |
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Nella mia ora di libertà |
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Di respirare la stessa aria |
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Nell'acqua della chiara fontana (Adattamento di Dans l'eau de la claire fontaine di Georges Brassens) |
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Nell'acqua della chiara
fontana
dal folto dei capelli mi chiese
volli coprire le sue spalle
cercai ancora nella vigna
le braccia lei mi tese allora
il gioco divertì la graziosa |
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Dans l'eau de la claire
fontaine
En détresse, elle me fit signe
Avec des pétales de roses
Avec le pampre de la vigne
Elle me tendit ses bras, ses lèvres
Le jeu dut plaire à l'ingénue |
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Nuvole barocche |
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Poi un'altra giornata di luce |
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Oceano |
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Quanti cavalli hai tu ceduto alla porta |
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Ottocento |
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Cantami di questo tempo |
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Parlando del naufragio della London Valour |
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I marinai foglie di coca digeriscono in coperta |
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Per i tuoi larghi occhi |
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Per i tuoi larghi occhi, |
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Preghiera in gennaio |
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Lascia che sia fiorito |
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Primo intermezzo |
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Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori che non so |
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Prinçesa |
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Sono la pecora sono la vacca |
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Quello che non ho |
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Quello che non ho è una camicia bianca |
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Recitativo (Due invocazioni e un atto d'accusa) |
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Uomini senza fallo, semidei |
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Rimini |
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Teresa ha gli occhi secchi
Rimini, Rimini
Rimini, Rimini
Rimini, Rimini |
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Sally |
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Mia madre mi disse - Non devi giocare |
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Secondo intermezzo |
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Sopra le tombe d'altri mondi |
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Se ti tagliassero a pezzetti |
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Se ti tagliassero a pezzetti |
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Si chiamava Gesù |
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Venuto da molto lontano |
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Sidun |
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U mæ ninin u mæ |
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S'ì fosse foco (Da un sonetto di Cecco Angiolieri) |
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S'ì fosse foco, arderei 'l mondo; |
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Sinan capudán pasciá |
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Teste fascië 'nscià galéa |
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Smisurata preghiera |
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Alta sui naufragi |
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Sogno numero due |
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Imputato ascolta, |
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Spiritual |
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Dio del cielo se mi vorrai |
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Suzanne |
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Nel suo posto in riva al fiume |
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Terzo intermezzo |
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La polvere il sangue le mosche e l'odore |
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Titti |
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Come due canne sul calcio del fucile
Titti aveva due amori
Titti aveva due amori
Come le lancette dello stesso orologio
Titti aveva due amori
Titti aveva due amori |
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Tre madri |
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Madre di Tito:
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Una storia sbagliata |
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È una storia da dimenticare |
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Un blasfemo ("Dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato") |
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Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore, |
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Un chimico |
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Solo la morte m'ha portato in collina |
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Un giudice |
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Cosa vuol dire avere |
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Un malato di cuore |
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"Cominciai a sognare anch'io insieme a loro |
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Un matto ("Dietro ogni scemo c'è un villaggio") |
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Tu prova ad avere un mondo nel cuore |
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Un medico |
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Da bambino volevo guarire i ciliegi |
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Un ottico |
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Prima parte:
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Valzer per un amore |
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Quando carica d'anni e di castità |
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Verdi pascoli |
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Gli aranci sono grossi |
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Verranno a chiederti del nostro amore |
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Quando in anticipo sul tuo stupore |
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Via del Campo |
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Via del Campo c'è una graziosa |
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Via della croce |
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"Poterti smembrare coi denti e le mani, |
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Via della Povertà (Traduzione incompleta di Desolation row di Bob Dylan) |
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Il Salone di bellezza in fondo al vicolo
Cenerentola sembra così facile
Mentre l'alba sta uccidendo la luna
I tre Re Magi sono disperati
Einstein travestito da ubriacone |
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They're selling postcards of
the hanging
Cinderella, she seems so
easy
Now the moon is almost
hidden
Now Ophelia, she's 'neath
the window
To her, death is quite
romantic
Einstein, disguised as Robin
Hood
Dr. Filth, he keeps his
world
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Ci si prepara per la grande festa
A mezzanotte in punto i poliziotti
E bravo Nettuno mattacchione
La tua lettera l'ho avuta proprio ieri |
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Across the street they've
nailed the curtains
And the Phantom's shouting
to skinny girls
Now at midnight all the
agents
Praise be to Nero's Neptune
Yes, I received your letter
yesterday |
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Volta la carta |
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C'è una donna che semina il grano |
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Zirichiltaggia |
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Di chissu che babbu ci ha lacátu la meddu palti ti sei presa
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Di quello che papà ci ha lasciato la parte migliore ti sei presa
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Ma tu ti sei tentu lu riu e la casa e tuttu chissu che v'era 'ndrentu
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Ma tu ti sei tenuto il ruscello e la casa e tutto quello che c'era dentro
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Ti ni sei andatu a campà cun li signuri fènditi comandà da to mudderi
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Te ne sei andato a vivere coi signori, facendoti comandare da tua moglie
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Ma me muddèri campa da signora a me fiddòlu cunnosci più di milli paráuli
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Mia moglie vive da signora e mio figlio conosce più di mille parole
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Candu tu sei paltutu suldatu piagnii come unu stèddu |
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E tu quando sei partito soldato piangevi come un bambino |
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