Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e De Luca Editore: la Redazione ringrazia l'autore e l'editore   per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale [Struttura della Redazione]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Bracciano e gli Orsini – Tramonto di un progetto feudale"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano" (continua)

[Quinta parte]

 

Da "Il '400 a Roma e nel Lazio"

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano"

[Prima parte]

[Seconda parte]

[Terza parte]

[Quarta parte]

[Quinta parte]

[Sesta parte]

[Settima e ultima parte] 

 

Welcome to our portal! "Bracciano's Castle – Impregnable fortress, magnificent palace"

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma"

"Il 'Palazzo fuori della Porta', municipio di Bracciano"

"Il cannocchiale conteso"

"Girolamo Gastaldi: il cardinale contro la peste"

 

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“Gentil Virginio Orsini:

vita e imprese

di un feudatario romano” (continua)  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Quinta parte]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Durante i dieci anni successivi, tranne che per alcuni episodi militari di secondaria importanza sempre al servizio di Napoli, Gentil Virginio si dedicò all'organizzazione ed al consolidamento del suo immenso patrimonio acquistando terre, commissionando nuove costruzioni ed entrando in relazione con alcuni dei più importanti artisti del momento.

 

Particolare cura dedicò al completamento del castello di Bracciano, sua residenza ufficiale e sede degli oratori delle maggiori corti italiane presso di lui, che arricchì con decorazioni e affreschi e dove ospitò i personaggi più in vista dell'epoca.

 

 

La riconoscenza degli Aragona verso Gentil Virginio portò al matrimonio tra suo figlio Gian Giordano e Maria Cecilia d'Aragona, figlia naturale di re Ferrante, celebrato a Napoli il 15 aprile 1487.

 

Dopo la celebrazione del matrimonio il re concesse a Gentil Virginio il diritto di assumere cognome ed arma di Aragona e la iscrizione per la sua famiglia alla nobiltà napoletana al sedile di Porta Capuana.

 

 

Le trattative matrimoniali erano state condotte dall'oratore degli Orsini a Napoli Antonello Sinibaldi, autore, insieme a Bartolomeo di Bracciano, di moltissime relazioni sugli avvenimenti romani e napoletani del tempo che sono, con il ricco epistolario di Gentil Virginio tuttora in gran parte inedito, le principali fonti di notizie sul nostro personaggio ed i suoi famigliari.

 

Sempre nel 1487 fu deciso il matrimonio tra Franceschetto Cibo, figlio del papa, e Maddalena de' Medici, nipote di Gentil Virginio che, rientrato l'8 agosto di quell'anno per la prima volta a Roma, fu ricevuto dal papa “cum magna gratia et benevolentia”.

 

La splendida comitiva nuziale che condusse Maddalena a Roma nel novembre 1487, ricca di centinaia di cavalieri guidati dalla madre Clarice Orsini e dal fratello Piero, sostò a Bracciano ricevendo accoglienze fastose da Gentil Virginio.

 

L'avvenimento fu ricordato in un dipinto celebrativo nel Castello. Durante il soggiorno braccianese Piero de' Medici offrì allo zio l'investitura di Cerreto in Toscana decisa dal governo fiorentino e perfezionò con lui le trattative per il suo matrimonio con Alfonsina, figlia di Roberto Orsini, che avvenne il 20 gennaio dell'anno successivo a Napoli, alla presenza del re e della corte.