Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e De Luca Editore: la Redazione ringrazia l'autore e l'editore   per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale [Struttura della Redazione]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Bracciano e gli Orsini – Tramonto di un progetto feudale"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano" (continua)

[Quarta parte]

 

Da "Il '400 a Roma e nel Lazio"

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano"

[Prima parte]

[Seconda parte]

[Terza parte]

[Quarta parte]

[Quinta parte]

[Sesta parte]

[Settima e ultima parte] 

 

Welcome to our portal! "Bracciano's Castle – Impregnable fortress, magnificent palace"

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma"

"Il 'Palazzo fuori della Porta', municipio di Bracciano"

"Il cannocchiale conteso"

"Girolamo Gastaldi: il cardinale contro la peste"

 

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“Gentil Virginio Orsini:

vita e imprese

di un feudatario romano” (continua)  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Quarta parte]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell'ultimo anno del pontificato di Sista IV che tanti avvenimenti, e non sempre felici, aveva prodotto per gli Orsini di Bracciano, era avvenuta la pacificazione tra Gentil Virginio e re Ferrante, che il 20 giugno 1484 lo investì unitamente al figlio Gian Giordano dei contesi feudi marsicani assegnandogli una ulteriore pensione di 6.000 scudi da esigersi sulla tassa del sale.

 

La consegna dei feudi da parte del commissario reale avvenne il 1° agosto e, data l'assenza di Gentil Virginio impegnato nella guerra colonnese, agirono come suoi rappresentanti ii figlio Gian Giordano e la moglie Isabella che ricevettero subito dopo il giuramento di fedeltà dei vassalli.

 

 

È da quel momento che il signore di Bracciano, chiusa definitivamente la parentesi delle incomprensioni con gli Aragona, divenne il naturale rappresentante del re di Napoli alla corte pontificia ed in tale veste assolverà incarichi diplomatici o militari, mischiando però a questi gli interessi della sua casata in situazioni dove non sempre è facile distinguere gli uni dagli altri.

 

Nei giorni della sede vacante i cardinali riuscirono a convincere i capi delle diverse fazioni ad uscire da Roma e Gentil Virginio si ritirò con i suoi a Viterbo, dove il 19 agosto lo raggiunse la notizia dell'elezione del cardinale Cibo con il nome di Innocenzo VIII.

 

 

Grande elettore del nuovo papa era stato il cardinale della Rovere, notoriamente ostile agli Orsini, a cui fu affidato il governo dei maggiori affari della chiesa.

 

Ma già ai primi di febbraio del 1485 il futuro Giulio II, che pure era il patrono degli interessi francesi a Roma, ebbe modo di misurare la potenza degli Orsini quando, avvicinandosi alla città il corteo del cardinale legato di ritorno dalla Francia, parecchi cardinali gli andarono incontro aspettandolo nel castello di Bracciano ed il giorno successivo, insieme all'ambasceria francese condotta da Gilbert de Bourbon, conte di Montpensier “introrno con grandissimo tronfo nella Casa di Campo dei Fiori delli signori di Casa Ursina e furono circa cento cavalli”.

 

 

Nel marzo 1485, sparsasi la voce di una grave malattia del Papa, Gentil Virginio con il cugino, Paolo Orsini di Lamentana, tentarono di impadronirsi di Roma ma furono respinti ed i Colonna, che si erano sentiti minacciati da quell'attacco, riaprirono la guerra nella campagna romana occupando le terre dei d'Estouteville e facendo prigioniero Girolamo cognato di Gentil Virginio e capo di quella famiglia che avrebbe poi tanto contribuito alle scelte francesi degli Orsini.

 

Malgrado gli inviti di Innocenzo VIII ad una tregua, dopo aver occupato Civita Lavinia, Gentil Virginio si ritirò a Vicovaro, il più importante dei suoi feudi dopo Bracciano, e lì ricevette le truppe mandate da re Ferrante ormai in guerra aperta con il Papa per l'aiuto dato da quest'ultimo ai baroni napoletani, che sotto la guida dei Sanseverino, si erano riuniti nella celebre e sfortunata congiura.