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Cultura e società
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La cultura siamo noi – Noi la parola La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia: la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è. Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture! Il materiale originale in questa pagina è © Enzo Merlina: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la ripubblicazione e l'adattamento nel portale |
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Libri: "La saga dei Barzini" di Enzo Merlina |
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In questa pagina
Pagine correlate
Enzo Merlina – Una presentazione
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Ludina Barzini, giornalista - all'Espresso, al Corriere della Sera e alla Stampa - e scrittrice. (Foto di archivio)
[Un cognome celebre] – “I Barzini. Tre generazioni di giornalisti, una storia del Novecento” di Ludina Barzini, Edizione Le Scie Mondadori |
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| [La terza generazione] | ||||||||
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Il nome Barzini è un marchio, anzi, un brand come si dice oggi, di qualità: buona scrittura, ricerca puntigliosa della verità, viaggi avventurosi.
Insomma, l'inviato speciale del buon
vecchio giornalismo e quello che, ahime', ancora sognano i giovani
d'oggi quando si accostano alla professione.
Tutto già detto, tutto molto conosciuto, già rintracciabile sui libri di storia.
Ma se a raccontare la storia dei Barzini è la terza generazione, allora la cosa cambia, i fatti storici si arricchiscono di particolari inediti, di aneddoti, di curiosità.
Grazie alla ricca documentazione in suo
possesso, Ludina Barzini, nipote di Luigi senior e figlia di
Luigi junior, ha scritto "I Barzini, tre generazioni di
giornalisti, una storia del Novecento", Mondadori editore, un libro di
oltre 500 pagine, delle quali solo una sessantina dedica a se stessa,
ultima (per ora) della grande dinastia.
Dalle pagine traspare "l'orgoglio di chiamarsi Barzini, il senso di giustificazione del mestiere, una grande lezione di giornalismo", come ha osservato Arrigo Levi alla presentazione del libro alla Stampa Estera di Roma.
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Luigi senior, cosmopolita classe 1874, prestigioso e popolare "inviato speciale" del Corriere della Sera di e diretto da il leggendario Luigi Albertini, viaggia, si tuffa in avventure, racconta grandi guerre, è Direttore del Corriere d’America negli USA, penna della Autobiografia di Benito Mussolini. torna in Italia e scrive per Il popolo d’Italia, il quotidiano del Duce, diventa Presidente dell’Agenzia Stefani e Senatore del Regno: muore povero nel 1947.
Sopra, Luigi Barzini, a destra, insieme al Principe Scipione Borghese, accanto all'"Itala", al loro arrivo a Berlino nel raid Pechino-Parigi del 1907. (Foto di archivio)
[Luigi senjor] |
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La prima parte è quasi un libro di storia, con il racconto delle origini dei Barzini, la loro collocazione geografica a Orvieto ("gli Orvietani sono per carattere fieri, talvolta ruvidi, abitano in cima a una rupe, che è in qualche modo come un'isola in mezzo al mare") da cui parte il primo, Luigi senior, figlio di un sarto, alla fine dell'Ottocento per cercare fortuna a Roma.
La troverà, naturalmente, perché è bravo, ma soprattutto perché è tenace e riesce a farsi notare dal Corriere grazie a un primo scoop, un'intervista a una cantante lirica che non si lasciava avvicinare dai giornalisti.
Da qui parte una carriera che non ha certo bisogno di essere raccontata in questa sede, ma che Ludina, nel libro, infarcisce di preziosi cammei, come la cintura-forziere per Senior, ideata dal Direttore del Corriere, Luigi Albertini, per trasportare 250 marenghi d'oro, unica valuta possibile in Cina, per la rivolta dei Boxer nel 1900:
"Il fatto di essere diventato io
stesso la mia segreta cassaforte", scrive Senior, "con la
responsabilità di quell'oro misterioso di cui sentivo perennemente il
peso sulle anche nude, aggiungevano alla mia esaltazione per la
straordinaria missione affidatami un emozionante tocco romanzesco".
Ma ogni corrispondenza di Barzini ha un tocco di avventura, perché il giornale lo manda ovunque serva un osservatore attento e di buona scrittura, in America come in Russia, dalla conquista della Tripolitania al focolaio dei Balcani.
Sono però i lati privati di Luigi senior che arricchiscono il libro di Ludina: il rapporto conflittuale con il Direttore-despota Albertini, il carteggio con l'adorata moglie Mantica, laureata alla Sorbonne e poco incline a diventare una donna di casa, come vorrebbe Senior.
"Oggi ho spolverato leggendo Flaubert",
è la folgorante risposta di Mantica all'ennesimo invito del marito. |
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Luigi Barzini junior, noto giornalista, una delle migliori firme del suo tempo, inviato speciale per il Corriere della Sera, scrive nel secondo dopoguerra per Il Mondo di Pannunzio e L'Europeo di Benedetti, famoso ed apprezzato autore negli Stati Uniti tra l'altro per il suo "The Italians" del 1964, best and longseller - un libro culto.
Sopra, foto ad illustrare "La fine del sogno: l’insurrezione operaia", articolo di Luigi Barzini junior, inviato speciale a Berlino Ovest, tratto dal reportage pubblicato su Epoca il 28 giugno 1953: otto anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, i lavoratori comunisti di Berlino Est il 16 giugno 1953 organizzano una rivolta contro il Governo della DDR e gli occupanti sovietici per chiedere libere elezioni e migliori condizioni di vita, protesta che si estende in breve all’intera Germania Orientale trasformandosi in insurrezione politica. Il 17 giugno la grande manifestazione-sommossa di Berlino Est, viene repressa nel sangue dalle truppe sovietiche in Germania e la Polizia Popolare Tedesco-Orientale con 55 vittime accertate. Il drammaturgo comunista Bertolt Brecht, ironizza amaramente l'accaduto proponendo al Governo di "sciogliere il popolo e di eleggerne un altro". (Foto di archivio)
[Luigi junior] |
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Nella seconda parte del volume, dedicata a Luigi junior, si comincia ad avvertire una parte più intima nel racconto, per via del rapporto molto stretto che unisce il padre alla figlia, individuata in famiglia come la più idonea a seguire le orme giornalistiche, forse per via della sua curiosità innata.
Anche la vita di Junior èa dir poco avventurosa, con un taglio internazionale che gli deriva dall'aver studiato negli Stati Uniti e dal fatto che il suo libro più celebre "The Italians" è stato scritto e pensato per il mondo anglosassone e da loro molto più apprezzato che in Italia.
Del resto, Junior amava gettare scompiglio tra i letterati di casa nostra affermando:
"Solo lo scrittore è un grande giornalista e solo un grande giornalista è scrittore".
I due Barzini, padre e figlio, sono diversi come caratteri, ma guidati dagli stessi valori, il fiuto per le notizie, il gusto della sfida, la tenacia di riuscire nel proprio lavoro.
Se Senior è il "principe" del giornalismo, Junior non è stato da meno e la risposta di Ludina nel libro è:
"Ciascuno è figlio del suo tempo; ...sono giornalisti diversi, ognuno è bravo a modo suo".
E ancora:
"Nelle asprezze dei caratteri, che sono diversi ma simili: ritrosi, timidi e sfacciati, dubbiosi, alla ricerca della perfezione professionale, ironici, spiritosi, ma non sempre simpatici, anzi, spesso antipatici".
Ludina ha voluto ricostruire la storia
della sua famiglia "barzinianamente", cioè dicendo la verità, senza fare
sconti a nessuno, come quando, parlando del fratellastro Gian Giacomo
Feltrinelli, ucciso dalla bomba che stava ponendo su un traliccio a
Gaggiano, alle porte di Milano, nel 1972, dice che è stato vittima di un
fanatismo cieco. |
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Una giovanissima Ludina Barzini con il papà Luigi Barzini junior. (Foto di archivio)
[Ludina] |
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Nell'ultima parte, Ludina cambia ancora registro, ha quasi una comprensibile ritrosia a parlare di sé e del suo lavoro.
Ma se c'è un filo che accomuna i Barzini è la testardaggine e Ludina, pur dovendo competere con tale padre e tale nonno non si tira indietro.
La sfida che deve vincere non è solo con il cognome, ma anche con il fatto di essere donna, una differenza non da poco, perché, come lei racconta nel libro, "...l'attività delle donne è sempre giudicata con una speciale lente d'ingrandimento e sottoposta a eterni esami e lotte per essere riconosciuta".
Basti un episodio, da lei stessa raccontato nel volume e alla presentazione a Roma.
Alla fine degli anni '60, Ludina lavora negli Stati Uniti e viene mandata dall'Espresso a fare la "ragazza di bottega" di Alberto Moravia in occasione della spedizione dell'Apollo 11.
Tocca a lei che è bilingue organizzare e mettere a punto tutta la ricerca necessaria per fornire materiale agli articoli che firmerà Moravia.
È un lavoro appassionante e faticoso, ma, al ritorno a New York, invece delle lodi Ludina assiste a un rimprovero che Moravia rivolge al capo della redazione, Mauro Calamandrei: "Cosa ti è venuto in mente di assumere una donna?
Sarebbe stato meglio pagare un uomo
per non togliere il boccone a chi poteva averne bisogno".
Perché i Barzini si leggono facile, anche se questo lavoro è costato fatica e Ludina si è quasi isolata dagli amici per un lungo periodo perché "questo libro è il più difficile, affascinante, interessante, intrigante, complicato articolo mai affrontato", come lei stessa scrive nella parte finale.
"Ancora oggi qualcuno mi chiede se è scomodo avere avuto un nonno e un padre giornalisti e scrittori di fama internazionale. Scomodo no, impegnativo sì e, soprattutto, un grande onore".
E non è detto che la "saga" dei Barzini si concluda con Ludina.
Il figlio, Gregorio, già scrive sotto
l'ala vigile della saggista Marta Dassù e se buon sangue non mente...
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