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La cultura siamo noi Noi la musica

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Giuseppe Pontuali: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Poeti a braccio" di Giuseppe Pontuali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

"Tradizioni Vocali del Lazio"

Strenna dai contenuti "esotici"

Un evento di grande importanza

La poesia "in ottava rima"

Il CD "Tradizioni Vocali del Lazio"

Le rime

Esempi contemporanei di poesia "in ottava rima"

"Il buttero"

"La Poesia"

Et alteri – Una nota a piè di pagina

Quando storia e cultura non sono cose astratte

 

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"Tradizioni Vocali del Lazio"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Strenna dai contenuti "esotici"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Regione Lazio e l’Istituto di Ricerca per il Teatro Musicale, in collaborazione con la Discoteca di Stato, hanno pubblicato, qualche tempo fa, un CD dal titolo "Tradizioni Vocali del Lazio" a cura di Giorgio Adamo e Grazia Tuzi.

 

Il CD è stato prodotto in un limitato numero di copie e non distribuito commercialmente.

Anzi credo sia stato fatto come strenna dai contenuti "esotici" da elargire a chi forse dell'ottava rima importasse poco perché non fu affatto né pubblicizzato né divulgato.

Io ne venni in possesso in maniera del tutto fortuita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un evento di grande importanza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia sorpresa fu grande nel sentire, proprio all’inizio del CD, una serie di nove ottave di saluto dedicate ad Anguillara Sabazia, incuriosito andai a leggere il libretto allegato e scoprii che quella registrazione fu fatta proprio ad Anguillara circa ventitré anni fa, e trai poeti che si dettero battaglia, c'era anche un nostro compaesano: Luigi Bernardi di Bracciano.

 

Ma anche altri poeti, pur provenienti da paesi lontani, sono ora stabilmente residenti nel territorio di Anguillara ed ancora, nonostante l'età avanzata, ancora improvvisano ottave e poesie con l'entusiasmo dei ventenni.

 

Dal momento che l’evento, per gli studiosi delle tradizioni popolari, fu senza dubbio di grande importanza, penso sia doveroso renderlo quanto più di dominio pubblico, anche con la speranza che qualcuno dei lettori si scopra interessato e (perché no?) addirittura depositario di qualsiasi forma di canto tradizionale (stornelli, canti di lavoro e narrativi, da osteria, fiabe, ecc.), in quest’ultimo caso sarei molto felice di mettermi in contatto con lui per riprendere una ricerca etnomusicologica del nostro territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La poesia "in ottava rima"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima di riportare fedelmente quanto pubblicato sul libretto allegato al CD, è opportuno illustrare in cosa consiste la poesia "in ottava rima".
 

Nella poesia a braccio hanno trovato espressione, accanto ai temi di genere, anche fatti e figure contemporanee, emozioni e passioni, l’ideologia e la lotta politica.


Il fenomeno dell’ottava rima è più
concentrato nell’Italia centro-settentrionale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo) e ovunque si canta a voce libera, senza strumenti musicali, tranne che nel nord della Provincia di Rieti dove, ormai sempre più raramente, viene accompagnata dal suono delle ciaramelle.

 
La poesia in ottava rima di oggi conserva ancora la
struttura metrico-ritmica di otto versi endecasillabi, con rima ABABABCC e recitazione cantilenante, tipica degli improvvisatori di piazza come i menestrelli e i trovatori del '300 e un ruolo importante viene assunto dal cosidetto "obbligo di rima", vale a dire l’obbligo di iniziare l’ottava con la rima del verso conclusivo dell’ottava precedente (vedi sotto).

 

Nell’alternarsi dei poeti, ciò significa da una parte avere un tempo assai ristretto a disposizione per poter inventare l’ottava di risposta, dall’altra, poter passare un "testimone" più o meno difficile al compagno /sfidante.

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

Il CD "Tradizioni Vocali del Lazio"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma leggiamo il libretto ed ascoltiamo il CD.
 

...

"Come sa bene chi ha esperienza di ricerca sul campo, le situazioni fortuite si trasformano a volte in occasioni particolarmente felici dando vita a eventi musicali di eccezionale interesse.

È quel che è accaduto la sera del 21 gennaio 1979, quando, in occasione della rimandata gara di poeti a braccio (causa pioggia) per la festa di S. Antonio, in un ristorante/osteria di Anguillara, si riuniscono i poeti invitati da alcuni appassionati locali...


...Nel disco è riportata la parte iniziale della registrazione, corrispondente in sostanza al giro 'di saluto', nel quale ogni poeta per così dire 'si presenta' e saluta i compagni.

Ma l’eccezionalità della registrazione risiede anche nel rendere possibile un confronto immediato tra gli esecutori, diversi per provenienza, età e professione, attraverso il quale è possibile identificare gli elementi di stabilità del modello e i margini di divergenza stilistica all’interno di una ben identificata e condivisa tradizione vocale che non mostrava, al momento, alcun segno di decadenza, stereotipia o involuzione.”

...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le rime

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apre la serie dei saluti Giulio Recchia di Vejano, Viterbo:

 

 

 

 

Io all’Anguillara nun c’ero mai stato,
ma m’è piaciuto tanto ‘sto paese
ogni persona sai tanto educato
così gentile, affabile e cortese;
per questo il mio saluto vi ho portato
senza a nessuno fa paga’ le spese,
proprio per questo amici son venuto
da Veiano a portarvi il mio saluto.

 

 

 

 

 

Risponde Francesco Vincenti di Bassano Romano, Viterbo:

 

 

 

 

 

Anch’io venni a dar mio contributo
e un contributo mio lo do co’ il cuore,
questo paese sempre mi è piaciuto
che per la vita ce farò l’amore;
amici cari tanti ho conosciuto
gente ‘ssai onesta e piena di calore,
un saluto vi porto da Bassano
di questo posto sai non è lontano
.

 

 

 

 

 

È la volta di Luigi Bernardi di Bracciano, Roma:

 

 

 

 

 

Or vi saluto io da Bracciano
pe’ salutarla questa gente cara,
mi ci partii da poco lontano
pe’ ritrovarla qui all’Anguillara,
dove un paese è simplice e sano
anche la gente la trovo più cara
e poi ricordo pe’ fatal destino
quella sagra si del lattarino.

 

 

 

 

 

Poi risponde Porfirio Valeri di Lariano, Roma:

 

 

 

 

 

Io venni a capitar per mio destino
assendo appassionato del mio canto,
a ‘sti poeti vorrei sta’ vicino,
che veramente a me mi piace tanto,
e qua a Anguillara vi farò l’inchino
spero che er canto mio non sarà infranto;
porto la poesia cul vero cuore,
col rispetto più degno dell’amore.

 

 

 

 

 

E quindi canta Stefano Prati anche lui di Lariano, Roma:

 

 

 

 

 

Io come voi alla musa do valore,
venni a ridisputarla la tenzone,
qui al tavolino c’è più d’un signore
sempre propenzo a darci il paragone;
vedo un Veggetti che è un grande amatore,
un Rinaldo che dà soddisfazione,
vado dovunque che poco mi costa,
‘sta sera per cantar ci venni apposta.

 

 

 

 

 

Ribatte la rima Rinaldo Adriani di Mascioni, L'Aquila:

 

 

 

 

 

Mi piace di accettare ogni proposta
e perciò di cantare prendo impegno,
a chi è poeta il canto poco costa
e di Anguillara ne faremo un regno;
ci si vie’ d’occasione oppure apposta,
ma qui le Muse si danno convegno,
che ancor per monti ed amene valli
sento tori muggir, nitrir cavalli.

 

 

 

 

 

Lancia il suo saluto Vittorio Bigetti di Leonessa, Rieti:

 

 

 

 

 

Ma io sento parlar per monti e valli
di questa cara e nobbile Anguillara
dove tutte le sere ci scavalli
e ci passi la vita tua più cara;
Pe’ gli altri no’ li faccio gl’intervalli
e per parlar di ognuno si prepara,
bensì che la mia ottava poco spessa,
ma il saluto vi porto da Leonessa.

 

 

 

 

 

Non è da meno Pompilio Tagliani di Tolfa, Roma:

 

 

 

 

 

Col dolce canto e la sentenza stessa
vin’ Anguillara per da’ il mio contributo,
Ma la pioggia non la e che ne cessa
ma d’io con salute vi saluto
con la dolce rima genuflessa
all’omo intelligente e ancor più astuto,
saluto la giovane e la vecchia
Anguillara nel lago a te si specchia.

 

 

 

 

 

Chiude la fase dei saluti Edilio Romanelli di Arezzo:

 

 

 

 

 

Di ritornarci voglia ne aveo parecchia,
ed anche il tempo se ne fu contrario
alzai l’apparecchio, misi l’orecchia
tu mi dicesti tutto il necessario;
ed oggi incontro tanta gente vecchia
che ormai descritto dentro il mio diario,
vuol dir che questi incontri a tutti giovi
e le speranze dò ai vecchi e ai nuovi.

 

 

 

 

 

Come era prevedibile, i CD disponibili, distribuiti gratuitamente, si esaurirono subito!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

Esempi contemporanei di poesia "in ottava rima"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Il buttero"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulla figura del buttero, figura di spicco della nostra tradizione, scritta nel 1993 da Tazzini, di Canale Monterano, Roma, ora purtroppo deceduto.

 

 

 

 

 

Il buttero

 

D’aspetto è fiero e tenero di cuore,
agil di membra, ha polso fermo e mano,
di cavalli selvaggi è domatore:
ecco il buttero vero maremmano.
Va tutto il giorno sopra il corridore
per selve, monti , dentro valli e piano,
senza paura di pioggia, neve e venti
per prodigarsi a custodir gli armenti

Il pungolo nodoso e i forti accenti
son l’armi con cui sovente giostra
contro puledri indòmi e i ferri ardenti,
tra forre e belli siti in casa nostra,
ora incipiente il piè’ e or lo senti
mira contro il torel che il corno mostra
e che con la pazienza ed il mestiere
riduce l’animale al suo volere.

E lodarlo pertanto è mio dovere
per la passion, l’ardire ed il suo coraggio,
sopporta le fatiche con piacere
dallo spuntar al tramontar del raggio;
giunto alla sera alfin lui va a giacere
sopra un letto fatto di foraggio,
ivi riposa, il suo dover l’ha fatto,
è stanco si, ma sempre soddisfatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

"La Poesia"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scritta nel 2007 da Giuseppe "Pino" Pontuali, nato a Bracciano, Roma, e da lungo tempo residente ad Anguillara Sabazia, Roma.

 

 

 

 

 

La Poesia

 

Da sì ch’er monno c’è, ce sta la guerra,
la guerra serve all’omo, è naturale,
p’accaparrasse i frutti de la terra,
pe’ questo lui è ‘n pessimo animale.
Senza pietà l’attacco sempre sferra,
perché lui gode si l’artro ce sta male:
per cui poi sta’ sicuro, è garantito,
che si te senti male nun move 'n dito.

E come tanti, questo l’ho patito;
pe’ questo nun me sento poverello.
ma pe’ fortuna che ce sta ‘n ber sito
ch’è tutto arinserrato ner cervello,
‘n dove l’artri ‘n ponno, senza invito;
e solo io ce posso sta’ a pennello,
è li ch’ho da passa’ la vita mia,
perché è ‘na gran cosa la poesia.

Ma guarda che poi dillo a chicchessia
che co’ li versi ce poi fa nottata,
abbasta ’n goccio poi de marvasia
che l’estro, caro mio, è cosa data;
abbasta scioje ‘n po’ la fantasia
e prepara’ al rivale l’imbeccata,
e pure si tu sei anarfabeta
potrai esse sempre ‘n gran poeta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

Et alteri – Una nota a piè di pagina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando storia e cultura non sono cose astratte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sarà pure un tipo strano, ma nessuno ci fa caso, perché qui lo siamo tutti, chi più chi meno, chi in un modo chi nell'altro, ancora fortunatamente distinguibili nelle nostre umane, individuali peculiarità, pregi e difetti – comunque una cosa è certa: Massimo Perugini non è un nostalgico.

 

Nella cantina quattrocentesca che da Via dell’Arazzaria si raggomitola sotto la lava della Bracciano più storica, da ormai decenni raccoglie e restaura amorosamente arnesi ed oggetti di una Tuscia Romana

sconsideratamente perduta, segni di tradizionali abilità artigiane e saperi contadini, noi bambini ancora vivi e vissuti, di cui presto non rimarrebbe segno, né di persone né di luoghi, né di vite né di lavoro: una cultura “terra terra” cui mai verrà dato spazio nei libri di storia o in quelli di scuola.

 

Eppure Massimo non è una rarità: di cultori e custodi della nostra identità collettiva ce ne sono molti, pur ciascuno con la sua particolare predilizione – chi, come lui, accarezzando un aratro o una botte, sa parlarti con rivivificante passione di semine e vendemmie – chi, come Pino Pontuali, si costruisce di sana pianta strumenti musicali scomparsi per improvvisarti dimenticati canti e strofe d'osteria – chi, come Angela Carlino

Bandinelli, si cala nelle necropoli di polverose sacrestie facendoti risorgere personaggi e vicende da registri anagrafici, chi, come Renzo Senatore, s'affascina di presente e documenta una quotidianità in continua evoluzione, volti e luoghi in rapida evanescenza, chi, come Bruno Panunzi, ti prende per mano inebriandoti lungo percorsi di storia e d'arte da cui non vorresti più venir via – chi, come Massimo Mondini, muovendosi fra ali stanche di gloria e motori taciturni come fossero vecchi amici, ti trasuda orgoglio finanche dalla pelle del suo giubbotto da pilota, pronto a intraprendere sempre nuovi voli – e così tanti, tanti altri...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Angela Carlino Bandinelli

Massimo Mondini

 

Bruno Panunzi

Il nostro amico, sostenitore e collaboratore ci ha lasciato il 4 marzo 2010.

Grazie di tutto, Bruno!

Massimo Perugini

 

Pino Pontuali

Renzo Senatore

 

 

 

 

 

È la magia di immagini, sensazione di luci, ombre e colori, di odori, aromi e profumi, di voci, suoni e frastuoni, di luoghi, avvenimenti ed atmosfere solo apparentemente dimenticati, ma in realtà così profonde e inconsciamente radicate nella nostra memoria individuale e collettiva, da tornare a vivere di colpo, se appena solo richiamate: non c'è persona che non riviva questa esperienza di risveglio e di trasporto, che non si entusiasmi, perché, a dire il vero, quel “passato” costituisce fortemente parte integrante del nostro presente, il perché evidente di tutto quello che siamo, che pensiamo e che facciamo: parlare di “successo di pubblico” ad ogni mostra di Massimo Perugini, ad ogni esibizione di Pino, ad ogni libro di Angela, ad ogni proiezione di Renzo, ad ogni conferenza di Bruno, ad ogni visita guidata di Massimo Mondini, non è solo un modo di dire.


Riscoprire, preservare, custodire e tramandare
la nostra storia, spiegarne alle nuove generazioni il senso e iniziarle all'attenzione, all'amore e alla lettura dei segni della nostra cultura, ci ridà di fatto e a tutto tondo quello che ci caratterizza e definisce da secoli e millenni, risollevandoci dal piattume di uniformità e d'impoverimento, di anonimità ed annullamento, cui il dilagare massmediatico di pretestuosa modernità, decontestualizzante frammentazione e antipluralistica globalizzazione tendono insistentemente a ridurci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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