Portale

Prima pagina | Mappa

 

Cultura e società

Prima pagina | Mappa

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cultura siamo noi Noi l'immagine

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

L'idea originale e la ricerca per questo articolo sono © Massimo Perugini

Le immagini in questa pagina sono © dei rispettivi proprietari ed editori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Orson Welles a Bracciano" di Massimo Perugini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Orson Welles Il più grande regista del XX secolo

Black Magic "La più grande pellicola degli ultimi 10 anni!"

Orson Welles Interprete principale e regista non accreditato

La scheda

Le scene girate a Bracciano

Don Quijote de Orson Welles (Don Chisciotte)

L'incompiuto capolavoro perduto di Orson Welles

La scheda

Le scene girate a Bracciano

Da il settimanale Tempo, A. IX, N. 51, Milano 20-27 Dicembre 1947

"Il pranzo della pace"

"Pizza e filetti di baccalà"

"L'americano più intelligente"

 

  Pagine correlate 

 

Massimo Perugini - Una presentazione

 

 

 

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

Orson Welles Il più grande regista del XX secolo

 

 

 

 

 

 

 

George Orson Welles nasce a Kenosha, nel Wisconsin, USA, nel 1915 e muore ad Hollywood, città amata quanto odiata, all'età di 70 anni, colpito da un attacco cardiaco, molto probabilmente causatogli dalla sua obesità: la fama che acquista dopo la sua morte supera quella pur vasta ottenuta in vita, facendone uno dei più grandi registi cinematografici e teatrali dello scorso secolo, votato nel 2002 dal British Film Institute come "il più grande regista di tutti i tempi".

 

Attore, regista, sceneggiatore, uno degli artisti più completi, versatili e celebrati del teatro, della radio e del cinema.

 

Conquista un successo sensazionale a soli 23 anni grazie alla trasmissione radiofonica, un adattamento per la radio di un romanzo di fantascienza, "La Guerra dei Mondi", in cui dimostra l'enorme impatto dei mass media sulla popolazione, provocando letteralmente il panico con il suo memorabile reportage "in diretta" del 30 ottobre 1938 di una presunta invasione marziana del pianeta...

 

A 24 anni produce il capolavoro "Quarto Potere", titolo originale "Citizen Kane", uscito dopo vari bicottaggi nel 1941, il suo massimo successo cinematografico, ancora oggi nelle classifiche dell'AFI - Center for Advanced Film and Television Studies - e del BFI - British Film Institute - nonché secondo molti critici, "il più bel film della storia del cinema".

 

Cerca con enormi difficoltà di produrre liberamente film di qualità, al di fuori degli schemi dell'industria hollywoodiana, finanziando i propri lavori con interpretazioni ed  apparizioni in film di altri registi.

 

 

 

 

 

Con "Quarto Potere" Welles non solo crea uno dei più grandi capolavori del cinema di sempre, ma rivoluziona il linguaggio cinematografico del cosiddetto "primo cinema" innovando le tecniche di ripresa (meccanica, ottica ed illuminazione).

 

Fonde magistralmente elementi propri del teatro e del cinema, applicando consapevolmente e sistematicamente una estrema "profondità di campo" o "deep focus", capace di mettere contemporaneamente a fuoco per lo spettatore primo piano e sfondo, e creando a livello narrativo l'innovativa tecnica del sistematico "passo indietro" o "finestra sul passato" o "flashback", scena avulsa dalla sequenza temporale principale, la quale riporta il racconto ad eventi già avvenuti, contro gli allora dominanti canoni classici della narrazione cinematografica lineare e sequenziale.

 

Disamorato e scoraggiato dal fallimento dei suoi tentativi di produzione al di fuori del cosiddetto "sistema hollywoodiano", timbrato come "personaggio scomodo" anche dallo stesso governo americano, nel 1948 lascia gli Stati Uniti ed il resto della sua carriera, salvo una eccezione nel 1958, si sviluppa in Europa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

 

 

 

 

Nella foto sopra, angolo superiore a destra, Orson Welles, nelle vesti di un regista, ascolta attentamente le istruzioni del vero regista, Pier Paolo Pasolini, mentre partecipa alle riprese dell'episodio "La ricotta" sul set italiano di "Ro.Go.Pa.G.", un mediometraggio di critica sociale e di costume del 1963, diviso in quattro episodi, il cui titolo è la sigla identificativa dei quattro registi che vi partecipano: Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard, Pier Paolo Pasolini e Ugo Gregoretti (i rispettivi episodi "Illibatezza" di Rossellini, "Il nuovo mondo" di Godard, "La ricotta" di Pasolini e "Il pollo ruspante" di Gregoretti).

Nella versione originale de "La ricotta", sulla visione del sacro in una specie di parodia della Passione, all'epoca giudicata blasfema, riferendo a Cristo, il personaggio di Orson Welles pronuncia la famosa, poi censurata e successivamente modificata frase finale, a riprendere una didascalia iniziale: "Crepare è stato il suo solo modo di fare la rivoluzione!".

 

Tra i suoi più importanti progetti cinematografici realizzati: "Macbeth" nel 1948, "Otello", "The Tragedy of Othello: The Moor of Venice", del 1952, "L'infernale Quinlan", titolo originale "Touch of Evil", nel 1958, "Il processo" o "Le procès", nel 1962, "F come falso", titolo originale "F for Fake", 1976.

 

Nel suo peregrinare artistico in Europa alla ricerca di eccellenza per gli scenari dei sui film, si innamora di Bracciano...

 

Affascinato dalla figura di Don Chisciotte, nella cui lotta idealista e nel cui mondo di illusioni Welles sicuramente si immedesima, produce nel 1964 la serie televisiva "Nella terra di Don Chisciotte", "In the Land of Don Quixote", ma la sofferta produzione del film "Don Chisciotte" rimane incompiuta fino alla sua morte.

Pur deceduto ad Hollywood, l'abbandonerà di nuovo, questa volta definitivamente, e vorrà essere sepolto in Spagna!

 

Tre le pubblicazioni postume di Welles:

- "Don Quijote de Orson Welles", uscito incompleto nel 1992;

- "It's All True", documentario del 1993;

- "Moby Dick", cortometraggio del 1999.

 

In tutti i sensi: un grande uomo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

Black Magic "La più grande pellicola degli ultimi 10 anni!"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Orson Welles Interprete principale e regista non accreditato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titoli italiani "Gli spadaccini della serenissima" e poi "Cagliostro", titolo originale "Black Magic", una pellicola del 1949 non accreditatagli.

Il film, una co-produzione italo-americana, viene ufficialmente diretto da Gregory Ratoff.

Durante la lavorazione muore il direttore della fotografia, Ubaldo Arata, e molte delle scene vengono dirette dallo stesso Orson Welles, ma, come già detto, senza accredito.

 

La storia rielabora liberamente ed in modo alquanto fantasioso il romanzo "Joseph Balsamo memoire d'un medecin" di Alexandre Dumas padre, la vita di un avventuriero del settecento, meglio conosciuto come "Conte di Cagliostro".

 

Il piccolo Giuseppe viene rapito dagli zingari in Sicilia: il Visconte de Montaigne fa impiccare Maria, la donna che il bambino ha imparato ad amare come madre, e suo marito.

Giuseppe stesso, nonostante la sua giovane età, viene frustato e gli si dovrebbero anche cacciare gli occhi, ma viene liberato e giura vendetta.

A scoprire le sue doti paranormali, il dottor Mesmer di Vienna, e si crea la figura di "Cagliostro": molto più tardi a Parigi, per vendicarsi del Visconte de Montaigne, Cagliostro cerca di screditarlo usando una ragazza, Lorenza, perfetta sosia della Regina Maria Antonietta (il famoso caso della collana della regina).

Cagliostro finisce alla Bastiglia, viene messo sotto processo, ma cerca di fuggire: lo ucciderà il fidanzato di Lorenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

La scheda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale

 

Regia

 

Sceneggiatura

 

 

Musiche

 

Montaggio

 

 

 

Interpreti

 

 

 

Anno

 

Durata

 

Colore

 

Black Magic

 

Gregory Ratoff

 

Charles Bennett,

Richard Scheyer

 

Raoul Santell

 

Renzo Lucidi,

James C. McKay,

Fred R. Feitshans jr

 

Orson Welles,

Nancy Guild,

Akim Tamiroff

 

1949

 

105 minuti

 

Bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

Le scene di Black Magic girate a Bracciano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'inizio di una panoramica del Castello Orsini-Odescalchi di Bracciano nelle scene iniziali della pellicola.

 

 

All'inizio di pagina

 

Si celebra il processo sommario a carico dei due zingari che si sono presi cura di Giuseppe: saranno condannati a patire la morte per impiccagione ed il bambino stesso, morsa la mano del crudele "giudice", il Visconte de Montaigne, nel tentativo di difendere i "genitori", dovrà essere frustato ed accecato.

 

La folla si accalca fuori dei locali ed uno di loro, salito sulla finestra che affaccia all'interno sull'aula, segue il processo e racconta agli altri: in realtà una folla di "braccianesi", tutte comparse locali.

 

Sotto alcuni di loro in una foto fortunosamente e quasi miracolosamente arrivata fino a noi.

 

 

 

 

Una rarissima curiosità: dall'album privato di una delle comparse della scena sopra, la foto privata scattata durante una pausa delle riprese del "Cagliostro" a Bracciano nel 1949!

Nell'istantanea a fianco, da sinistra a destra, "Gino" Donati, l'assistente di Orson Welles, seminascosto dietro "Peppe" Passerelli,Virgilio Ricci e Antonio Congiu.

Un sincero ringraziamento al proprietario della foto, Giuseppe Passerelli, per averci permesso di studiarla, riprodurla e pubblicarla!

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

I due gitani sono stati giustiziati e le ombre degli impiccati si vedono sullo sfondo: è la volta della punizione del ragazzo.

 

Notte fonda, il maniero, reso ancora più lugubramente possente e minaccioso sullo sfondo dall'illuminazione scenica di Welles, assiste imperterrito ai colpi di frusta che martoriano la schiena nuda di Giuseppe.

 

Da qui in poi sarà un solo rincorrere la vendetta: da Giuseppe Balsamo nascerà Cagliostro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

Don Quijote de Orson Welles (Don Chisciotte)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'incompiuto capolavoro perduto di Orson Welles

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal romanzo di Miguel De Cervantes Don Chisciotte, 400 anni dopo...

Un film di Orson Welles, il suo capolavoro incompiuto, montato dal maestro spagnolo del brivido Jess Franco.

 

 

 

 

"Come ho deciso di girare Don Chisciotte?

[...]

È un po', voi lo sapete, quello che è accaduto a Cervantes, che cominciò a scrivere una novella e finì per scrivere il Don Chisciotte.

È un soggetto che non si può lasciare una volta che lo si comincia."

Orson Welles

 

Il più celebre dei grandi film incompiuti, il Don Chisciotte, che Orson Welles non riuscì a completare in 14 anni e che il suo collaboratore Jess Franco è riuscito faticosamente a ricostruire e montare.

Don Chisciotte è il film più controverso della carriera di Welles: iniziato nel lontano 1955, autoprodotto e mai terminato soprattutto per mancanza di finanziamenti, viene proiettato per la prima volta solo nel 1992.

 

L'edizione con sottotitoli in italiano è oggi disponibile in DVD, il quale comprende la versione originale del film, altri importanti contenuti critici e storici redatti in collaborazione con l'Università di Bologna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

La scheda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale

 

 

Regia

 

Sceneggiatura

 

Supervisione generale

 

Musiche

 

Montaggio

 

 

Interpreti

 

 

 

Produzione

 

 

Anno

 

Durata

 

Colore

 

Don Quijote de Orson Welles

 

Orson Welles

 

Orson Welles

 

Oja Kadar

 

Daniel J. White

 

Rosa M. Admirall,

F. Michalczik

 

Francisco Reiguera,

Akim Tamiroff,

Orson Welles

 

El Silencio Producciones SA

 

1992

 

114 minuti

 

Bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

Le scene di Don Chisciotte girate a Bracciano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Don Chisciotte, in sella a faccia indietro su Ronzinante, da sfogo alle sue fantasie in uno dei suoi altisonanti monologhi, seguito da un come al solito stanco, annoiato, preoccupato e brontolante Sancio con il suo asino trascinato a capezza.

 

Siamo nella Piazza IV Novembre a Bracciano, con lo sfondo scenario del seicentesco Palazzo Comunale.

 

La magistrale inquadratura si impernia sul possente tronco della palma in primo piano e, soprattutto, sulla sua magnifica e maestosa ombra sul selciato di una piazza assolutamente deserta alle prime ore del mattino.

 

Da notare il caratteristico sedile circolare di ferro, che una volta circondava, ma anche proteggeva, le quattro palme della piazza, su cui le sere d'estate di tanti anni fa nonne e mamme sedevano tranquille a chiacchierare, mentre noi bambini ci sparpagliavamo chiassosamente ai quattro venti in una miriade di scatenati gruppetti a giocare...

All'inizio di pagina

 

 

Don Chisciotte, in completa armatura e con la spada sguainata, che fa ruotare instancabilmente a fendere l'aria, si agita e sbraita portato "a cavacecio" dal povero Sancio, grondante di sudore.

 

Siamo sulla salitella della Rotonda, di fronte alla Chiesa di Santo Stefano: si nota, in basso a destra, Piazza Saminiati, nello squarcio della volta di accesso alla grande piazza del Duomo, e l'angolo in basalto bugnato della cava di Santo Celso di Palazzo Pagnotta, in alto a sinistra.

 

Altra scena da quadro, con il caratteristico e drammatico taglio di luce, qui efficacemente diagonale, tipico di Orson Welles regista: una vera meraviglia!

 

(Da notare l'assoluta "purezza architettonica" dell'ambiente, poi spudoratamente dissacrata da sovrapposizioni di volumi osceni, ad esempio sull'edificio centrale.)

All'inizio di pagina

 

 

 

Continua la salita della Rotonda, Sancio arranca, Don Chisciotte si dimena più che mai, la spada s'innalza al cielo, lui si volta e minaccia...

 

La carrellata laterale della cinepresa porta lo spettatore a scoprire il torrione nel ritaglio del vicolo, la accompagna uno zoom progressivo che restringe sempre più l'immagine e ne schiaccia la profondità, mentre quella pur minima rotazione dell'asse dell'obiettivo da alla prospettiva "a soffitto basso" inventata da Welles, camera dal basso in alto o "prospettiva della rana", una accresciuta monumentalità agli oggetti, falsando ogni proporzione, evidenziando dettagli come quell'insignificante balconcino che ora domina la composizione.

 

E Palazzo Pagnotta ruota mostrandosi in tutta la sua elegante ed armoniosa facciata.

 

All'inizio di pagina

 

 

"Classica", di questa inquadratura non si può dire altro: è il ritratto più amoroso fatto a Bracciano!

 

Strada dell'Ospedale Vecchio, oggi Via Giuseppe Palazzi, svoltano l'angolo dietro il forno "de Biacio", a Via del Fossato, Don Chischiotte farnetica ancora sempre cavalcando Ronzinante voltato indietro, rivolto al povero Sancio che lo segue, lo segue, e dietro di lui l'asino.

 

Nei forti contrasti, ombre e luci giocano la loro partita a scacchi, le due case-pilastro, nero a destra, bianco lucente a sinistra, altre case arrampicate su verso il castello, tagliate bianche e nere, case bianche di sole sul lato nero del castello in ombra: la quinta sulla strada del muretto di cinta, il cancello centrale, un palcoscenico perfetto e sotto l'imponenza della rocca le due figurine, nette, che entrano da sinistra ed escono a destra - Don Chisciotte bianco, Sancio ancora più nero nell'ombra, Ronzinante bianco, l'asino nero, non più di una silhouette, come il padrone.

 

Che dire? Solo ammirare e imparare questo affascinante ABC dell'immagine artistica!

 

All'inizio di pagina

 

 

Ed ecco, all'"Ara", dietro il mucchio di "cama", pula o loppa, cioè il guscio di resta aderente al seme del grano, accumulatovi dopo la trebbiatura, si apre con respiro maestoso il paesaggio: mucche pezzate, taglio deciso del primo piano esaltato dal sole, colline, uliveti, nero nero su fino ad uno splendente borgo, il castello, il campanile, e quella pennellata di nube nel cielo terso.

 

Un degno preludio alle prossime inquadrature, di una eleganza unica.

All'inizio di pagina

 

 

S'accentua il contrasto luce-ombra, diventa luce-buio, si semplificano all'esasperazione i tagli delle linee dominanti e tutta la composizione è racchiusa in quell'elegantissimo simbolo ad otto orizzontale dell'infinito.

 

Jing e Jang, bianco a sinistra, nero a destra, perfettamente bilanciati e complementari, e proprio lì, millimetricamente lì, in quella precisa e drammaticissima intersezione dei due, questo possente asse verticale di un "Don Chisciotte-centauro", Ronzinante e cavaliere nell'illusione ottica delle due figure fuse, un accecante riverbero sulla pur ossosa muscolatura posteriore del cavallo, lo scintillio del pettorale, la postura eretta, il capo spinto leggermente indietro, il viso a ben mostrarsi, sguardo in alto, braccio alzato, mano a declamare, in un atteggiamento colmo della solennità del guerriero e la nobiltà del cavaliere: un'autocelebrante scultura in celluloide, degna di generali o di regnanti nelle migliori piazze delle capitali del mondo intero.

 

Ma siamo a Bracciano, in campagna, e c'è odore di fieno nell'aria.

All'inizio di pagina

 

 

Don Chisciotte smonta da cavallo, o meglio scivola giù, spossato, e può rimanere in piedi solo appoggiandosi pesantemente al cavallo - Sancio, inginocchiato davanti a lui, ne ha compassione e si affretta a liberarlo spogliandolo degli attributi bellici, la spada, l'armatura: il cavaliere ha un'espressione assente, lo sguardo fisso, non collabora, ma lascia fare.

 

Altra magistrale illusione ottica: nella stilizzata, medesima cornice dell'inquadratura sopra, l'asse verticale portante collassa, ma come per magia tutto va immediatamente a ricomporsi nel caleidoscopio di Welles in un nuovo asse, questa volta orizzontale, che parte dagli occhi di Don Chisciotte in primo piano al borgo e al castello lontani sullo sfondo.

 

Orson Welles: il grande illusionista!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

Da il settimanale Tempo, A. IX, N. 51, Milano 20-27 Dicembre 1947

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per aiutare a meglio comprendere la particolarissima atmosfera di quell'irripetibile periodo storico e lo spessore di Orson Welles sia a livello privato che professionale, qui di seguito l'articolo di Emanuele Rocco - una vera rarità! - dall'originale del numero del settimanale Tempo di oltre 60 anni fa, oggi di proprietà di Massimo Perugini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Il pranzo della pace"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Togliatti ammise che i comunisti facevano poco per farsi capire dagli americani e Orson Welles riconobbe che in America c'è incomprensione per la sinistra europea; e poiché al tavolo della pizzeria c'erano altri esponenti di diverse e opposte tendenze politiche e tutto si svolse nella pia completa cordialità e comprensione, si convenne che quello fosse veramente il pranzo della pace.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, dicembre
 


Orson Welles giunse a Roma il 10 novembre e il giorno dopo fu proclamato dall'“Unità” B.B.U. '47.
Accadde infatti al giornale comunista di scambiare in tipografia il cliché di Welles con quello di un partecipante al concorso “Bambino Bello Unità 1947”, e in quella foto il regista americano aveva la barba lunga.

Welles a Roma è venuto come attore, per interpretarvi “Cagliostro”: un film diretto dal regista russo-americano Gregory Ratof e tratto dal rornanzo di Dumas “La collana della regina”.
Tratto però alla buona, quasi quanto alla buona Dumas aveva tratto il suo racconto dalla storia.
Si è rischiato di vedere nel film Luigi XV battere sulla spalla al futuro Luigi XVI e dirgli “Figlio mio”.
Chi vi cercasse poi il cardinale di Rohan rimarrebbe deluso.

Rohan ha nel romanzo di Dumas la parte del debole lievemente cattivo; nel film invece diventa cattivissimo, non è più cardinale e non si chiama più Rohan.

Welles non è però venuto in Italia solo per “Cagliostro”, è anche giornalista e si interessa un poco a come van le cose nel nostro paese.
Un'idea se l’è fatta al vedere la faccia contrita di un suo collega inglese che se ne è andato al Foro, vestito da antico romano, per recitarvi, sui rostri, l'orazione di Antonio del “Giulio Cesare” di Shakespeare.
Credeva di far chissà cosa e nessuno se ne è interessato.
Ha poi letto il questionario che vien dato da riempire a chi, come lui, scende in un albergo: c'era segnata la domanda “razza?”.
Ci ha scritto sopra “negra” e non ci ha pensato più.

Infine domandò di incontrarsi con qualche uomo politico italiano, segnalatamene con Togliatti.
L'incontro lo combinò Barzini, con l'aiuto di un giornalista comunista, ed ebbe luogo lunedì 8 da “Romualdo”.
È “Romualdo” una piccola pizzeria sita in Piazza della Torretta; Togliatti cominciò a frequentarla quando venne a Roma.
Il fatto si riseppe e la curiosità, che accompagna i nostri uomini politici, richiamò gente.
La piccola pizzeria ebbe più clienti e aumentò lievemente i prezzi.
Chi ci rimise in definitiva, oltre ai vecchi clienti, fu proprio Togliatti.
È una pizzeria alla buona dove vanno vecchi romani a bere mezzo litro sui tavoli disuguali.
Furono accostati due tavoli e la cena incominciò: erano le 9 di sera.
A tavola si era in sette: Togliatti, Welles, Barzini, Gorresio, Pallenberg (“Lei ha scritto molto di me senza conoscermi”, gli disse Togliatti), un giornalista comunista ed Emmet J. Hughes, corrispondente di “Time” e imputato nel processo per diffamazione intentato da Togliatti a quella rivista.
L’imputato sedette accanto al querelante.
Di fronte a Togliatti prese posto Welles.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

"Pizza e filetti di baccalà"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di fianco a Orson Welles c'è Barzini, che faceva anche da interprete.

Quello che allunga la mano per prendere uno stuzzicadenti è il giornalista Pallenberg.

È poi visibile la famosa nuca piatta di Vittorio Gorresio, quella che gli ha valso il soprannome di "cucchiaio di legno".

A destra, voltato di spalle, Emanuele Rocco, che conversa con Emmet J. Hughes.

In fondo Togliatti: non dorme, come sembrerebbe, ma ha solo chiuso gli occhi, feriti dall'improvviso lampo del magnesio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cena cominciò allegramente: Togliatti, Welles, Barzini e Hughes si misero a parlare tra di loro in spagnolo.
Dicevan lunghissime frasi ma si seppe poi che facevano solo delle gran dichiarazioni su quanto fosse difficile imparare il castigliano e quanto facile il disimpararlo.
Lo spagnolo presto languì.
La conversazione riprese in italiano - solo di tanto in tanto i due americani pronunciavano qualche frase nel loro idioma e allora
Barzini traduceva, Pallenberg come interprete si dimostrò infingardo - e si aggirò dapprima su argomenti banali.
Si scherzò sul fatto che
Barzini e Gorresio fossero diventati di sinistra - fra i liberali si intende - e Welles rise forte, scoprendo i denti e facendo voltare un paio di avventori, che non sapevano darsi ragione di tanta allegria.
Togliatti rise sottile, senza mostrare le gengive.
Welles aggiunse qualche malignità sui liberali italiani e Barzini tradusse con gran gesti di protesta.
Fu insegnato ad Hughes a non versare il vino “alla traditora”, rovesciando cioè il collo della bottiglia dalla parte esterna del braccio.
“In Sicilia, per una cosa del genere, la sfiderebbero a duello”, dissero contemporaneamente Togliatti ed un altro convitato.
Welles trovò modo di scandalizzarsi per certe affermazioni di un giornalista italiano secondo le quali alla base del conflitto fra Cesare e Bruto, quello culminato in alcune coltellate, non ci fossero altro che cambiali insolute.
Quando poi il medesimo giornalista si mise ad esaltare il paganesimo: “È perverso”, disse Welles in italiano.

Fu ordinata una pizza e gli americani vi aggiunsero i filetti di baccalà.
Hughes li trovò ottimi, Welles ne mangiò solo mezzo.
Si mangiò distrattamente però: perché la conversazione s'era fatta interessante, entrando nel delicato tema della collaborazione internazionale.
Fu una strana conversazione in cui le frasi più spesso ricorrenti erano: “È giusto”, “È vero”.

Cominciò Togliatti col lamentarsi dell'incomprensione americana nei confronti della sinistra europea.

“È vero”, ammise Welles.
“Ma non tutti quelli che han votato per Roosevelt sono morti in America.
C'è oggi una impossibilità, da parte di questo strato dell'opinione pubblica che pure lottò al fianco dei lavoratori europei, di mettersi in contatto con la sinistra europea.
Voi fate poco per ovviare a questo”
.

“È vero”, ammise Togliatti.
E la conversazione continuò su questo tono.
“In questo momento”, disse Welles, “ci sono molti giornalisti americani che incontrano loro colleghi al bar e dicono: “Devo scrivere un pezzo sulla situazione in questo paese”.
“Hai visto i comunisti?”, domanda il collega.
“Non ci sono riuscito. Dimmi cosa credi che pensino”.
"Mah, forse la penseranno in questa maniera”.
“Hai ragione”, conclude il collega che deve scrivere il pezzo e sulla base di questa deduzione lo va a scrivere.

Ora ditemi”, concluse Welles, “tra il pericolo che si inventino pezzi e quello che qualche dichiarazione di uomini responsabili comunisti venga, in buona fede o in mala fede, parzialmente travisata, il secondo pericolo è indubbiamente il minore”.
In sostanza Welles chiedeva una maggiore accondiscendenza da parte dei comunisti nei confronti delle necessità di informazione dei giornalisti americani.
E Togliatti non gli diede torto.

“C’è un paese in America dove i comunisti sono forti?”, domandò Togliatti.
“No”.
“Un quartiere di una città?”.
“No”.
“Una strada?”.
“No”, disse Welles, ma poi ammise che i comunisti americani sono forti in seno all'Unione Scaricatori del porto di San Francisco.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

"L'americano più intelligente"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Onorevole, voglio che sorrida", disse il fotografo americano a Togliatti.

Togliatti lo accontentò a metà.

Accanto al leader comunista è ritratto Emmet J. Hughes, corrispondente di "Time" e “Life" e imputato nel processo per diffamazione che Togliatti ha intentato a "Time".

Tra l’altro, nell'articolo incriminato, si diceva che "sul doppiopetto blù del leader comunista italiano c'erano tracce di sangue".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si parlò di nuovo dei liberali italiani e Togliatti disse a Gorresio quello che essi debbono fare.
Gorresio faceva di sì, diceva “È giusto”, “è vero”.
Barzini annuiva, e quando Togliatti parlò del piano Marshall e dell’elemosina che “impoverisce chi la fa e chi la riceve”, Barzini disse che lui aveva scritto tre articoli sostenendo all'incirca le stesse cose.
Risultò che nessuno li aveva letti.

La gara a darsi ragione continuò per un pezzo e quando il giornalista comunista, a Gorresio (il quale sosteneva che i liberali non han da essere anticomunisti e porsi alla destra della Democrazia Cristiana), rinfacciò: “Ma voi sul Risorgimento non avete mai fatto quella politica che adesso tu difendi”, la frase risultò ostinata e fuori posto.

Intervenne il fotografo di “Time” e tutti si misero a scherzare asserendo di non volere che la propria fotografia finisse negli archivi del Dipartimento di Stato o del Cominform.
Welles brindò al giorno in cui “uomini di fedi diverse potessero farsi fotografare tranquillamente intorno allo stesso tavolo senza che nessuno pensasse male e senza timore”.

La conversazione riprese il tono idillico.
Ricominciò l'altalena di “È giusto”, “è vero”.
Poco mancò che gli americani rispondessero così a Togliatti il quale dimostrava loro (“è tanto bello sentir dire questo ad un americano”, disse Gorresio, “che passo sopra volentieri a certi nessi logici che come liberale non posso accettare”) come l'America possa apparire un paese politicamente non progredito, una forma di democrazia arretrata.

Si riparlò della collaborazione internazionale.
“Oh! Qui si parla della pace”, scattò Gorresio.
“Forse è il solo tavolo d'Europa in cui se ne parli”, disse un altro.
Fu unanimemente giudicato che un cognac ci voleva.

Era l’una e un quarto.
La cena era durata quattro ore e un quarto.
Togliatti doveva tornare alla direzione del Partito dove aveva da finire un lavoro.
Per strada disse a chi lo accompagnava:

“Questo Welles è l'americano pin intelligente che abbia conosciuto”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La foto di copertina, la cui qualità cartacea e di stampa è senz'altro superiore.
La redazione l'ha inoltre resa "leggibile" al grande pubblico apponendo su ciascun personaggio una targhetta identificativa con il rispettivo nome.

Da sinistra a destra e dall'alto in basso: Orson Welles, attento nell'ascolto di Rocco ma altrettanto pronto alla battuta, Palmiro Togliatti, seduto di fronte a Welles e temporaneamente  accecato dal lampo del magnesio del fotografo del "Time", Emmet J. Hughes, parzialmente nasccosto e rivolto a Emanuele Rocco, l'autore dell'articolo appunto Emanuele Rocco, di spalle, Vittorio Gorresio, anche lui fortemente tagliato nella foto, il braccio di Pallenberg (unica cosa visibile di lui) alla ricerca o di una ennesima sigaretta o di uno stecchinoed infine, e, a fianco di Orson Welles, il mitico Luigi Barzini Junior, interprete della eccezionale comitiva.

 

È evidente come la frugale cena sia terminata da un pezzo: secondo le maniere della semplice osteria nulla viene tolto dai tavoli, quasi un ruvido invito agli ospiti a finalmente andarsene e liberare i posti - piatti, bicchieri, posate, piattini, tovaglioli, pacchetti di sigarette mezzi vuoti, tazzine del caffè.

Ma si continua a discutere, perché la cena è solo un pretesto e poi tra poco arriverà anche l'"ammazzacaffè"!

La incredibile bellezza estetica della foto sta proprio nella sua immediatezza, senza pose di sorta, nella sua cruda ma fortissima povertà "coreografica" di immagine documentaria - e documento stupendo è: l'abile occhio del fotografo centra il tavolo, non solo per far rientrare tutti i personaggi nello stretto angolo di un normale obiettivo, ma perché è lui il vero protagonista - un umile eppure così importante "tavolo della pace" per una sera, mentre, a Secondo Conflitto Mondiale vinto di fresco, i vecchi Alleati già si avviano a passo sempre più lesto verso un nuovo e ancor più biasimabile tipo di guerra, quella "fredda" che con se porta la terribile minaccia delle armi atomiche!

 

E passati più di sessanta anni, dopo quattro generazioni, senza ormai neppure accorgercene più, viviamo ancora oggi - noi, i nostri figli ed i figli dei nostri figli - in questi interminabili strascichi di morte, dove angosce profonde e terrore per le "vecchie" armi di distruzione di massa vengono efficacemente anestetizzati con mediatici bombardamenti a tappeto di irrilevanza mai vista, attraverso l'uso sapiente delle "nuove" armi di "distrazione" di massa, televisione e web in testa: i Regimi tornano, le società regrediscono, etica e morale sono in via di estinzione, disoccupazione e povertà dilagano, il futuro non è definitivamente più quello di una volta se mai sarà tale di nuovo - ma la vita è sempre una festa, anzi un "festino", cui non siamo neppure invitati, ma cui - volenti o nolenti - siamo costretti ad assistere apparentemente impotenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina