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Cultura e società

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La cultura siamo noi Noi l'immagine

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

"No comments!" – Dal web senza commenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figli di un altro dio?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Foibe

"Mala tempora currunt" atque peiora premunt

Cos'è una "foiba"?

L'origine della parola

Il fenomeno geologico

Luogo di massacri e di occultamento di cadaveri

Le foibe nel contesto storico

La "reazione" contro l'Italia fascista

25 luglio-8 settembre 1943

L'OZAK e la RSI

Foibe, campi di sterminio e fosse comuni

I "numeri della discordia" non sono cifre, ma uomini, donne, vecchi e bambini

Tragedia quasi "negata"

Il genocidio e l'esodo italiano dall'ex Jugoslavia

I fluttuanti confini nord-orientali dell'Italia

Vergogna Francia, vergogna "Occidente"!

Trieste 1945

Trieste 1953

Vergogna Italia!

Le "foibe" finora conosciute

Abisso di Bertarelli, Pinguente

Abisso di Semich, presso Lanischie

Abisso di Semez

Cava di bauxite di Gallignana

Cava di bauxite di Lindaro, presso Pisino

Foiba di Barbana

Foiba di Basovizza, Trieste

Foiba di Beca

Foiba di Brestovizza

Foiba di Campagna, Trieste

Foibe di Capodistria

Foiba di Casserova

Foiba di Castelnuovo d'Istria

Foiba di Cernizza

Foiba di Cernovizza, Pisino

Foiba di Cocevie

Foiba di Corgnale

Foiba di Cregli

Foiba di Drenchia

Foiba di Gargaro, Gorizia

Foiba di Gimino, Pola

Foiba di Gropada

Foiba di Iadruichi

Foiba di Jurani

Foiba di Monrupino, Trieste

Foiba di Obrovo, Fiume

Foiba di Odolina

Foiba di Opicina

Foiba di Orle

Foiba di Pucicchi

Foiba di Podubbo

Foiba di Raspo

Foiba di Rozzo

Foiba di San Lorenzo di Basovizza

Foiba di San Salvaro

Foiba di Scadaicina

Foiba di Semi, Istria

Foiba di Sepec, Rozzo

Foiba di Sesana

Foiba di Surani

Foiba di Terli, Comune di Barbana d’Istria

Foiba di Treghelizza

Foiba di Vescovado

Foiba di Vifia Orìzi

Foiba di Vines

Foiba di Zavni, Foresta di Tarnova

Nostalgie pericolose

Eccessi di "italianità"

Per non dimenticare

Giù le mani dalla storia!

 

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Figli di un altro dio?:

- Hiroshima

- Cortina di ferro

- Vietnam

- Cambogia

- Afganistan

- Cecenia

- Tibet

- Balcani

- Iraq

Uomo di colore

 

 

 

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

 

Avvertimento

ai nostri lettori più piccoli e a quelli più sensibili!

 

Questa pagina contiene "forte" documentazione fotografica

non censurata né manipolata.

 

La pubblichiamo senza strumentalizzazioni,

in nome della coscienza sociale, dell'onestà mentale e della decenza politica,

per dare dovuta voce alle vittime di tragedie a lungo ignorate o già dimenticate,

da reinserire in quel patrimonio di "memoria collettiva" che è la nostra storia!

 

La Redazione

 

 

 

Foibe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Mala tempora currunt" atque peiora premunt

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"'Sono tempi duri', ma di ancora più duri ne sono alle porte" (... se dimentichiamo o, peggio, se cerchiamo di cancellare la nostra storia!).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cos'è una "foiba"?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'origine della parola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'italiano fòiba è la corruzione dialettale friulana foibe del latino fovea, che significa letteralmente "fossa", "cava" o "buca", nell'antichità una specie di trappola per farvi cadere le fiere.

 

Per estensione il termine verrà ad associarsi alle uccisioni di massa delle popolazioni italiane delle regioni Giuliano-Veneta, Fiumana, Istriana e Dalmata, durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, principalmente a seguito delle repressioni da parte dei partigiani jugoslavi soprattutto nella città di Trieste e nelle regioni nord-orientali italiane.

 

Altri neologismi che ne derivano: il verbo infòibare, che sta per "spingere qualcuno in una foiba", "ammazzare una persona gettandola in una foiba" o "uccidere una persona e gettarne il cadavere in una foiba", quindi gettare o seppellire in una foiba, da cui infòibato, ed i sostantivi infòibatore, "colui che infoiba", ed infòibazione "l'atto o l'effetto dell'infoibare".

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il fenomeno geologico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La foiba è un vuoto circolare o ellissoidale con ingresso a strapiombo, un pozzo naturale di grandi dimensioni che può raggiungere una profondità di 200 metri ed oltre, tipico delle valli carsiche, cosiddette doline, dallo sloveno appunto "valle" o avvallamento, depressione, caratteristiche nella Provincia di Trieste, ma diffuse anche nell'ex Venezia Giulia, in quasi tutta la penisola Istriana ed in molte zone della Dalmazia.

 

La foiba è normalmente l'abisso o inghiottitoio che un fiume si apre per iniziare il suo corso sotterraneo: di queste voragini, che si creano quindi per millenaria erosione idrica assumendo una tipica forma ad imbuto capovolto, ne esistono circa 1.700 soltanto nella penisola d'Istria.

 

Geologicamente la formazione della foiba avviene a causa della conformazione del terreno, il quale favorisce lo scorrimento delle acque in una direzione forzata, dove infine la pioggia ed i corsi d'acqua che se ne formano vanno a disciogliere le sottostanti rocce ad alto contenuto di carbonato di calcio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Luogo di massacri e di occultamento di cadaveri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'utilizzo delle foibe come luogo di massacri e di occultamento di cadaveri avviene in due ondate di terrore:

 

- la prima dopo l'8 settembre 1943, coperta da una insurrezione della comunità slava in Istria e Dalmazia

all'annuncio Armistizio tra il Regno d'Italia e gli Alleati: migliaia di Italiani vengono uccisi indiscriminatamente per "vendicare" i torti subiti dai nazi-fascisti...;

 

- la seconda alla fine della guerra, principalmente a Gorizia e Trieste tra il 1º maggio e il 12 giugno 1945,

quando i partigiani di Tito uccidono altre migliaia di Italiani, molti gettandoli vive nelle foibe.

 

 

 

Le foibe vengono usate per l'occultamento di cadaveri a tre scopi ben precisi e convergenti:

 

- pura vendetta ed arricchimento personali, spesso per appropriarsi dei beni delle vittime;

- cruda dimostrazione di potere, per terrorizzare la popolazione italiana all'esodo dalle zone;

- dura eliminazione degli oppositori politici italiani, sloveni e croati, fascisti e anti-fascisti, anche partigiani.

 

Il vice di Josip Broz, nome di battaglia "Tito" ed in seguito "Maresciallo Tito", lo sloveno Edvard Kardelj, pseudonimo Sperans e nome partigiano "Krištof", dichiarerà: "Ci chiese di mandare via gli Italiani con tutti i mezzi e fu fatto!".

 

In pratica chiunque di etnia italiana e chiunque, borghese o proletario, alla disgregazione dell’Esercito Italiano alla fine della Seconda Guerra Mondiale, si opponga con motivazioni personali, religiose, politiche o nazionali all’annessione delle Terre Giuliane alla Jugoslavia viene colpito con inaudita violenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le foibe nel contesto storico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La "reazione" contro l'Italia fascista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I massacri del 1943 potrebbero anche essere visti come una "reazione" contro l’Italia fascista, contro i suoi campi di concentramento, vedi ad esempio quelli di Arbe e di Gonars, in cui finiscono "sediziosi barbari contadini slavi", contro la dura repressione politica degli "italiani fascisti assassini" e la forzata "italianizzazione" dei territori da parte di "fanatici nazionalisti estremi"...

 

Ma questi pur "legittimanti" argomenti non bastano!

 

Gli eccidi del 1945 avvengono solo in parte in condizioni di guerriglia contro partigiani croati, truppe del Terzo Reich, della RSI e collaborazionisti slavi, tra cui Cetnici, Ustascia e Domobranci: i più si consumano dopo che le formazioni partigiane jugoslave di Tito già occupano e controllano il territorio.

 

Che alcuni degli omicidi includano presunti "criminali di guerra" ci può anche stare, ma che molte delle le ritorsioni siano puramente di natura privata e/o politica è un fatto: si tratta con evidenza di una eliminazione sistematica da parte di un movimento partigiano che comunque va assumendo ruolo di "regime", struttura portante di un nascente Stato Comunista Jugoslavo, quindi terrorismo di stato contro tutti i potenziali nemici, da funzionari del Partito Nazionale Fascista, militari, pubblici ufficiali, alti dirigenti politici contrari sia a fascismo che comunismo, capi di organizzazioni partigiane anti-fasciste, Sloveni e Croati anti-comunisti, Nazionalisti Radicali e relativi collaboratori.

 

In particolare il numero elevato di omicidi li rende sicuramente "di massa" e l'accanimento delle persecuzioni contro cittadini ed intere comunità di etnia italiana rivela come questi atti abbiano non solo "portato a" ma "mirato a" un esodo delle popolazioni locali italiane, aspetti che senza dubbio legittimano di definirli come "azioni pianificate e coordinate di una pulizia etnica organizzata".

 

La palese mira strategica di Tito e della futura Socijalistička Federativna Republika Jugoslavija o Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia è indiscutibilmente quella di annettere le Terre Istriane occupate, compresa la città di Trieste: gli Alleati mostrano aperta riluttanza a ri-definire i confini nord-orientali italiani, quindi "si corre" ad occupare Trieste prima degli altri e si mette in atto un piano evidentemente già pronto per cercare di creare una popolazione "a maggioranza slava" nei territori prima di sedersi al tavolo delle trattative.

 

Questo piano prevede anche di "giocarsi" la città di Trieste come ultima moneta di scambio per assicurarsi comunque l'annessione dell'Istria, ormai, dopo cioè il "volontario" esodo delle popolazioni italiane, con una mappa etnica a quasi assoluta maggioranza slava: ed è proprio quello che avverrà!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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25 luglio-8 settembre 1943

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla caduta del Regime Fascista, il 25 luglio 1943, alla comunicazione dell'Armistizio, l'8 settembre 1943, nell'estesa area di confine nord-orientale italiana - vale a dire Friuli, Area Giuliano-Goriziana, Trieste, Istria e Dalmazia, sia i Tedeschi con i loro Alleati Slavi che i partigiani slavi comunisti mettono a punto le rispettive "contromosse" in previsione di cambiamenti di posizione dell’Italia rispetto alle Alleanze sui due fronti.

 

L'area è di primaria importanza strategica e su di essa o ai suoi confini sono presenti un groviglio di attori in armi, con i loro specifici interessi nazionali ed inoltre a rappresentare ben più vasti e lungimiranti interessi internazionali:

 

- il Regio Esercito Italiano, che controlla non solo le Province Italiane di Pola, Fiume e Zara e Spalato, ma

anche la Provincia Slovena di Lubiana e l'intera Dalmazia;

 

- i Tedeschi, che vedono il bisogno di attestarsi sui territori già controllati dall'Italia fascista, per assicurarsi

libere vie di comunicazione con i Balcani, sia da un punto di vista strategico-militare che per il transito di materie prime;

 

- i nazionalisti Sloveni, che si distinguono ulteriormente in filo-tedeschi e filo-comunisti;

 

- i Croati del Regno di Croazia, che è da considerarsi "affiliato" alla Corona d'Italia;

 

- i Croati della Croazia-NDH, Nezavisna Država Hrvatska, lo Stato Indipendente di Croazia, con Ante

Pavelić, già negli anni '20 a capo del movimento nazionalista croato Ustascia o Ustaše cioè "Insorti", estremo nazionalista, filo-tedesco, anti-ebreo e anti-italiano;

 

- i Croati filo-comunisti della Resistenza, presenti in Istria e in contatto con i partigiani comunisti italiani;

 

- i Serbi cetnici, partigiani monarchici;

 

- i Bosniaci, i Croati, gli Albanesi e gli altri delle cosiddette "Formazioni Volontarie Slave" delle "SS"

naziste, Schutzstaffel o "Reparti di Difesa";

 

- diverse componenti etnico-politiche in stretti rapporti sia con Mosca che con Londra, considerando gli

Inglesi da sempre l'area di "influenza britannica"...

 

E di tutto questo groviglio di gruppi armati l'8 settembre 1943 trova impreparate (neppure a dirlo!) soltanto le Forze Armate Italiane, le quali, abbandonate a se stesse, diventano facile preda sia dei Tedeschi e dei loro Alleati da una parte che dei partigiani comunisti dall'altra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'OZAK e la RSI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La creazione da parte dei Tedeschi dell'OZAK, Operation Zone Adriatische Küstenland o "Zona di Operazioni del Litorale Adriatico" e la nascita della RSI, la Repubblica Sociale Italiana, che va a sostituire il Regno d'Italia nella guida delle Istituzioni Civili e di Polizia - Carabinieri, Guardia di Finanza, Pubblica Sicurezza Confinaria e così via - riescono solo parzialmente a "bonificare" la zona, comunque oggetto di attacchi di guerriglia, attentati, prelevamenti e sparizioni di persone, vendette, rappresaglie e deportazioni, tutti atti chiaramente a sfondo etnico-politico.

 

Il Governo della RSI riesce a far sopravvivere la struttura amministrativa dell'area solo grazie ad una forte presenza militare rappresentata dalla Xª MAS, dal Battaglione Bersaglieri "Mussolini" e dal Reggimento Alpini "Tagliamento", dalla MDT o Milizia Difesa Territoriale, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza e dalla Pubblica Sicurezza, affiancati dalla Guardia Civica, dalle Brigate Nere ed altri raggruppamenti militari e para-militari.

 

A complicare ulteriormente a discapito degli interessi italiani la già quanto mai complessa, se non caotica, situazione politico-militare dell'area, i nazisti tedeschi ed austriaci stringono ognuno le proprie alleanze con le fazioni che numerose vanno svilupparsi nell'area: in Slovenia con Bela Garda e Domobranci, milizie armate anti-comuniste e filo-tedesche, in Croazia con Ustascia, milizie filo-naziste, ultra etnico-nazionaliste.
 

Inoltre dal 1944 i Tedeschi dislocano nell'area anche forti contingenti militari formati da Cosacchi, Caucasici e Turkmeni, con promesse territoriali nell'OZAK.

 

Parallelamente si rafforza anche la Resistenza italiana, divisa in partigiani "garibaldini" comunisti e in partigiani "osovani": dal 1944 i comunisti, in strettissima collaborazione con il IX Corpus e le armate titine della Resistenza slava, parteciperanno a prelevamenti di Italiani e uccisioni di anti-comunisti.
 

E, come se non bastasse, si aggiunga a tutto questo la consolidata presenza nell'area di numerosi gruppi militari Inglesi, Americani e Russi, paracadutati a sostegno delle varie formazioni partigiane, e di militari del Regno del Sud, in missioni segrete per contatti ed incontri con rappresentanti della RSI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Foibe, campi di sterminio e fosse comuni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La miscela instabile esplode letteralmente alla caduta del fronte con il crollo della Germania Nazista ed è in questo contesto che il 1º maggio 1945 possono entrare a Trieste e Gorizia i partigiani e le truppe jugoslave, i quali, collaborando strettamente con falangi di partigiani italiani, è da supporre siano già munite di quelle liste che gli permetteranno di prelevare, deportare nei campi di sterminio e di infoibare migliaia di Italiani, fascisti e "dissidenti", come già a Zara il 30 ottobre 1944 e poi a Fiume e Pola di lì a 2 giorni il 3 maggio 1945.

 

È a questo punto difficile, anzi impossibile, non vedere nel progressivo svolgersi degli eventi un premeditato disegno di eccidio-genocidio, un preciso piano basato su mito e odio etnico e mire espansionistiche territoriali, messo sistematicamente in atto per colpire quelle popolazioni italiane, senza distinzioni politiche, razziali, economiche, di sesso o di età: perché vengono sì arrestati veri "fascisti" ma anche servitori dello Stato, come Carabinieri, Agenti di Polizia, Finanzieri, Militi della Guardia Civica, e addirittura noti "anti-fascisti" e partigiani, cattolici ed ebrei, ricchi e poveri, padroni e semplici dipendenti, industriali, artigiani, agricoltori, pescatori, uomini, donne, vecchi e bambini...

 

E le vittime delle foibe sono, nonostante tutto, solo una minima parte al confronto di quanti finiscono o in campi di sterminio o in fosse comuni: la lunga lista degli scomparsi è di migliaia e migliaia!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I massacri delle foibe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nello specifico i cosiddetti "massacri delle foibe" riferiscono in modo riduttivo alle sole uccisioni di massa di cittadini prevalentemente italiani, ma anche sloveni, compiute soprattutto nella zona della penisola di Istria nel corso e alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

 

Tutto sembra purtroppo confermare la tesi storica di una "pulizia etnica" pianificata, una vera strategia del terrore messa efficacemente in atto per spaventare le ben radicate popolazioni locali di etnia italiana e fargli abbandonare le proprie terre, ora territori occupati, a favore di un ripopolamento con genti di etnia slava.

 

C'è tuttavia una minoranza di storici sloveni e croati, ma anche di esponenti politici italiani, che vorrebbe cinicamente ridurre la questione ad un "calcolo numerico" di vittime, contestando che i massacri indiscriminati siano "di massa" o limitandoli a casi di non meglio definiti "fascisti", militari e civili, tutti "provatamente colpevoli di crimini di guerra" sul territorio poi divenuto jugoslavo...

 

Ma le prove sono schiaccianti, le salme così faticosamente riesumate, soprattutto i documenti, le testimonianze dei pochissimi sopravvissuti e quelle dei testimoni oculari tra le popolazioni locali, raccontano inconfutabilmente tutta un'altra storia...

 

È la storia che non può consistere soltanto di litanie di date, o appellarsi alle interpretazioni di questi o di quelli, che certamente non è fatta dell'aridità di numeri, ma è dolorosamente intessuta di drammi e tragedie personali e collettivi di esseri umani.

 

La storia di uomini, donne, vecchi e bambini, ovvero delle vite strappategli, degli affetti distruttigli, dei sogni rubatigli, dei patimenti inflittigli, del futuro cancellatogli!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I "numeri della discordia" non sono cifre, ma uomini, donne, vecchi e bambini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se, nonostante tutto, la si volesse portare sul piano di una "quantificazione" della tragedia e della barbarie dei massacri, la cosa non cambia:

 

- non esiste e, per evidenti motivi, non può esistere, un "conteggio" ufficiale delle vittime;

 

- alcuni calcoli danno circa 20.000 assassinati, basandosi su ragionevoli stime statistiche dei dispersi (un

tipo di calcolo adottato ed accettato ad esempio per l'Olocausto degli Ebrei, o per i genocidi nell'Unione Sovietica), in alcuni casi su perizie volumetriche delle foibe e soprattutto sulle testimonianze dirette, di autorità militari e civili e cittadini - ad esempio documenti dell'epoca indicano a "molte migliaia di persone" gli infoibati della sola Trieste e zone limitrofe, senza tener conto quindi né dell'alta Venezia Giulia, né di Istria (dove la maggior parte delle foibe finora scoperte si ammassano) della costa della Dalmazia, né delle continue nuove scoperte di foibe contenenti resti umani in luoghi difficilmente accessibili o su terreni di proprietà privata;

 

- il palese disinteresse politico da parte italiana a far piena luce sul dolente, vergognoso e quindi

"scomodo" capitolo delle foibe, il fatto che nella loro quasi totalità questi luoghi rimangano in territorio straniero, in Slovenia e in Croazia, con conseguenti ostacoli burocratici da parte dei rispettivi governi a ricerche più complete, ed in molti casi l'oggettiva difficoltà del recupero delle salme da cavità estremamente impervie, molte delle quali per giunta fatte franare brillando mine e con altri esplosivi al fine di nasconderne le tracce o in seguito addirittura "riutilizzate" come discariche pubbliche, lascia pochissime speranze di poter mai documentare i massacri nella loro totalità;

 

- come per la Sho'ah occorrerebbe finanziare una Istituzione o Commissione Internazionale permanente di

indagine sulla verità storica e di ricerca attiva dei criminali, oppure ci sarebbe bisogno un "Simon Wiesenthal delle foibe" - ma poi, anche qui, tutto l'interesse concentrato su un gruppo, gli ebrei con i due triangoli gialli a stella di David e lo "Jude", non i dissidenti politici e i comunisti col loro triangolo rosso, non i repubblicani spagnoli con la loro "S", non i "criminali comuni" marchiati di verde, e neppure i Pentecostali o i Testimoni di Geova col viola, gli "immigrati" fregiati di blù, i Rom e i Sindi cosiddetti "zingari" con il loro triangolo marrone, gli "antisociali" con uno nero, gli omosessuali maschi scherniti con quello "rosa" - del resto dei 10-14 milioni di vittime del Nazismo più 4 milioni di prigionieri di guerra non si parla e non ci si interessa altrettanto, i genocidi di Russi, di Polacchi e di altre popolazioni slave rimangono nell'ombra, il genocidio armeno conta meno, come quello ellenico, e le bombe atomiche sul Giappone non vengono considerate crimine contro l'umanità...;

 

- che le autorità Slovene e Croate riconoscano oggi ufficialmente le atrocità delle foibe e di tutti i massacri

commessi durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale contro gli Italiani nell'ex Jugoslavia è positivo, ammissione neppure più di tanto intaccata dal vedere tutto questo come "conseguenza dell'"odio anti-italiano" (Fascismo equivalente a Italia!) oggettivamente provocato dall'assimilazione forzata o "etnocidio" delle minoranze slave da parte del regime fascista, dalla sua selvaggia aggressione e dai suoi documentati crimini di guerra - tutto questo non giustifica la barbarie delle foibe, come poco armonizza, sia da una parte che dall'altra, la "guerra di date", in Italia dal 2005 il 10 febbraio come "Giorno della memoria" (data della firma del Trattato di Parigi del 1947 che assegna alla Jugoslavia di Tito i territori disputati) cui "risponde" la Slovenia proclamando il 15 settembre come "Day of Restoration of the Primorska Region to the Motherland" ovvero "Festa Nazionale di commemorazione della Riunificazione con il Litorale Istriano";

 

- e comunque sia il tentativo della cosiddetta "Commissione storica italo-slovena" di ridurre nel suo

rapporto del 2000 il numero delle vittime delle foibe a "poche centinaia" definendole "esecuzioni sommarie", senza alcun tentativo di approfondimento e lasciando fuori le foibe in territorio croato, è definitivamente oltraggioso alla memoria delle vittime e delle loro famiglie e all'Italia come nazione - fatto almeno sottolineato dal rifiuto di ratifica del rapporto da parte delle Autorità Italiane, atto che conferirebbe al documento uno status di "ufficialità" e rischierebbe di sigillarlo quale "verità storica", cosa non compatibile con il principio della libera ricerca, anche storica, adottato in ogni paese che si dica democratico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tragedia quasi "negata"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che il periodo dall’autunno 1943 al maggio-giugno 1945 sia una interminabile stagione di persecuzioni in prigioni e campi di deportazione sloveni e croati è un dato di fatto

 

Che gli infoibati durante tale lasso di tempo ammontino a cifre mai definite dipende essenzialmente dalla non volontà politica di effettuare una seria, sistematica ed accurata ricerca.

 

Della campagna di torture, violenze, incendi e stupri sono evidenti e difficilmente negabili i segni: nel 1945 sono gli Inglesi a riesumare i primi corpi delle vittime dalle foibe, dopo quelli già rinvenuti dai Tedeschi nel 1943 e 1944.

 

La serie di "negazioni" inizia quindi già nel 1945, quando alla nota diplomatica dell’Ambasciata Inglese del 23 ottobre alle Autorità Jugoslave con un elenco di 2.472 cittadini italiani scomparsi dal maggio precedente, in aperta violazione dell'accordo firmato a Belgrado il 9 giugno dello stesso anno e che prevede specificamente "la liberazione di tutti i cittadini arrestati e deportati", la Jugoslavia replica semplicemente definendo il proprio comportamento verso i cittadini di etnia italiana molto "corretto e civile".

 

 

 

Questi massacri non possono essere definiti un'azione "improvvisata" - non può sfuggire come lo stesso utilizzo delle foibe, di "butti" naturali in cui per tradizione vengono gettati rifiuti, come luogo di esecuzioni e/o "sepolture" (meglio "occultamenti di cadaveri"), abbia un forte carattere simbolico di punizione, di disprezzo e di sfregio, come non possono sfuggire le tracce evidenti del macabro "rituale" (non "casuale"!) che accompagna queste esecuzioni e/o "sepolture", il ritrovamento insieme ai cadaveri delle vittime di carogne di cani neri, superstizione slovena secondo cui uccidere un cane nero e lasciarlo "a guardia dell'assassinato insepolto" libererebbe" l'assassino dalla sua colpa...

 

Gli inenarrabili orrori, che si prolungano fino alla primavera 1945, possono soltanto essere spiegati come la manifestazione di un odio profondamente radicato, il risultato di attesi regolamenti di conti personali e di classe, di rivendicazioni politiche e di fanatismi ideologici.

 

Al di là di faziosità dissacranti e malpiazzati slogan propagandistici, di fronte al silenzio, è il caso di dirlo, "di tomba" sia istituzionale che politico in Italia delle stragi delle foibe per più di mezzo secolo, questa va senza dubbio definita come una "tragedia quasi negata", intenzionalmente nascosta o ignorata!

 

Emblematico come nel 1981 l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in visita ufficiale a Trieste, renda gli onori alla "Risiera di San Sabba", campo di transito per gli Ebrei destinati a campi di sterminio nazista come Auschwitz, ma "ignori" la vicinissima Foiba di Basovizza, oggi monumento nazionale.

 

Piero Fassino nel 1989 e  Walter Veltroni nel 2005 si recano in visita alla Foiba di Bassovizza: Veltroni è il primo leader della sinistra italiana ad avere il "coraggio" di ammettere pubblicamente che "se vi fu rimozione, fu per colpa della cultura di sinistra, prigioniera dell’ideologia e della guerra fredda".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il genocidio e l'esodo italiano dall'ex Jugoslavia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Terrorismo di stato", "epurazione", "pulizia etnica organizzata", "genocidio" ed "esodo" sono parole forti, parole dure, ma è difficile trovarne altre!

 

Per rendere tutta l'"operazione" politicamente "legittimata" anche in un futuro, le vittime sono troppo genericamente definite "fascisti", un marchio di sicuro effetto.

 

I Governi della Repubblica Italiana troppo a lungo saranno interessati ad "ignorare" le stragi delle foibe per due semplici motivi:

 

- mantenere rapporti di "buon vicinato" con la

Federazione Jugoslava;

 

- non turbare gli "equilibri interni" gli allora PCI, il

Partito Comunista Italiano, e PSI, il Partito Socialista Italiano, entrambi all'epoca filo-sovietici.

 

 

 

Di fatto le stragi delle foibe le conoscono e nei più macabri dettagli: esiste fin dalle prime scoperte alla metà anni '40 tutta una serie di documenti scritti e fotografici ufficiali, i quali le descrivono, testimonianze da concordanti fonti politicamente ed ideologicamente contrapposte, quindi "oggettive", di come le vittime vengano precipitate, a volte dopo un colpo di pistola alla nuca, moltissime ancora vive, spesso legate fra di loro con fili di ferro oppure individualmente, con pesanti pietre al collo o nelle mani - le foto pubblicate in questa pagina non sono altro che frammenti di tali documentazioni.

 

Il terrore che segue al genocidio spinge all'esodo "volontario" oltre 300.000 Giuliano-Veneti, Istriani e Dalmati di etnia italiana, depredati di tutto nella terra che lasciano e vergognosamente ignorati o addirittura boicottati una volta in Italia.

 

In risposta alla lettera aperta di uno studente di Trieste sul Corriere della sera nel gennaio 2000 Idro Montanelli scrive:

 

"... quel dramma di cinquant'anni fa, che il nostro Paese ignorò perché era scomodo.

Che fare, ora?

Una cosa sola: ricordarci, quando incontriamo uno di questi esuli, o i loro figli, che di tutti gli Italiani, quelli erano i migliori."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I fluttuanti confini nord-orientali dell'Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A fianco i confini italiani sul Carso e in Istria, che le alterne vicende spostano avanti e indietro a seconda dei prevalenti poteri politico-militari:

 

- i confini del 1866, che passano tra Palmanova e

Cervignano del Friuli senza includerlo;

 

- i confini del 1920, che arrivano fino a Dolenji-

Logatec nei pressi di Lubiana e comprendono Chirchina, Idria, Postumia, Fiume, l'intera Istria e l'Isola di Cherso;

 

- i confini della cosiddetta "Linea Wilson", proposti

dal Presidente Americano Thomas Wilson subito dopo la Prima  Guerra Mondiale, secondo il proclamato "diritto all'autodeterminazione dei popoli", riconoscendo l'italianità della maggioranza della popolazione dell'Istria centro-occidentale e lasciando quindi all'Italia tutto il versante orientale delle Alpi e quasi tutta l'Istria solo Fiume esclusa, confini mai attuati (ma secondo il medesimo principio vengono negate all'Italia le Terre Dalmate già parte del "Patto di Londra", con il conseguente mito della "vittoria mutilata" strumentalizzato dai movimenti di reduci prima e dal Fascismo poi;

 

- i confini della cosiddetta "Linea Morgan", dal

Generale William Morgan, ufficiale del Generale britannico Harold Alexander, Comandante degli Alleati in Italia, secondo un accordo firmato con Tito a Belgrado il 9 giugno 1945 e che fa sì che i titini abbandonino Trieste il 3 giorni dopo), confini che iniziano a Muggia, attraversano Carso Triestino e Goriziano, seguono tutta la vallata dell’Isonzo fino alle Alpi Giulie, terminando al Passo del Predil;

 

- i confini proposti dai vincitori della Seconda Guerra

Mondiale nel 1947 - USA, Gran Bretagna, URSS Francia e Jugoslavia - bocciati i sovietici perché eccessivamente pro-jugoslavi, attraverso Pontebba, Cividale e la foce dell'Isonzo, quelli statunitensi ed inglesi, troppo "indulgenti" verso l'Italia, pur spostando a favore della Jugoslavia la "Linea Wilson", decisamente "punitivi" quelli della Francia, grazie alla quale, pur con "ritocchi" alle pretese di Tito, si cede di fatto alla Jugoslavia Fiume, quasi tutta l'Istria e Zara, costituendo il cosiddetto TLT o "Territorio Libero di Trieste", suddiviso a sua volta in una Zona "A", amministrata dagli Alleati Anglo-Americani, ed una Zona "B", amministrata dalla Jugoslavia (la Zona "A" con Trieste tornerà all'Italia solo nel 1954, mentre la Zona "B", pur ufficialmente territorio italiano, rimarrà ancora sotto amministrazione jugoslava);

 

- i confini del cosiddetto "Trattato di Pace", ma 

piuttosto Diktat, di Parigi, imposto dagli Alleati il 10 febbraio 1947 all'Italia, in cui viene adottata la proposta francese di cui sopra.

 

 

 

 

 

 

 

Fino alla situazione odierna:

 

- i confini dell'infausto e rinunciatario "Trattato di

Osimo" del 10 novembre 1975, in cui l'Italia legalizza l'annessione de facto della Zona "B" da parte di quella Jugoslavia che di lì a 15 anni si disgregherà in una nuova guerra "interna organizzata dall'esterno", cedendo anche l'estremità nord-occidentale dell'Istria, con Pirano, Isola e Capodistria, da sempre di etnia prevalentemente italiana, fino alla periferia della città di Trieste!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Vergogna Francia, vergogna "Occidente"!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Direttamente contro il sacrosanto "diritto all'autodeterminazione dei popoli", proclamato e così strenuamente difeso dal Presidente degli Stati Uniti Wilson un paio di decenni prima, in occasione del "Trattato (?) di Pace" di Parigi del 1947, restano inascoltati:

 

- Alcide De Gasperi, primo Presidente del Consiglio

dei Ministri dell'Italia Repubblicana, a capo di un governo di unità nazionale, il quale riesce ad evitare la perdita di Alto-Adige e Valle d'Aosta, ma non quella della Venezia Giulia, di Trieste e dell'Istria;

 

- Riccardo Zanella, ex-Presidente dello Stato Libero

di Fiume dal 1920 al1924, per la ricostituzione dell'Enclave Italiano del Quarnero, dei quali 60.000 abitanti nel 1945 Tito terrorizzò all'esodo ben 55.000;

 

- i rappresentanti dello stesso CLN o Comitato di

Liberazione Nazionale di Pola, i quali invocano un Referendum democratico a decidere del futuro delle terre di frontiera contese;

 

- i rappresentanti delle popolazioni istriane, la cui

delegazione, composta da istriani, fiumani e zaratini, non viene neppure ammessa al tavolo delle trattative.

 

Il Diktat di Parigi non fa quindi altro che sancire il fatto compiuto dell'occupazione militare jugoslava di Fiume, di Zara e dell'Istria, senza assolutamente ascoltare gli abitanti dei territori e determinando un esodo di proporzioni bibliche con l'esilio "volontario" di circa 300-350.000 Italiani giuliano-dalmati.

 

Ed è solo il primo atto, preludio del secondo ed ancora più doloroso martirio di questa gente: quello sul suolo italiano!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Trieste 1945

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per la città di Trieste la cosiddetta "liberazione" che conclude la Seconda Guerra Mondiale è l'inizio di un vero incubo, in cui i partigiani comunisti di Tito, che partecipano alle operazioni della IV Armata jugoslava forte di 50.000 uomini, vi imperversano per 40 interminabili giorni, la cosiddetta "quarantena titina", torturando, assassinando e deportando migliaia di cittadini.

 

Anche questa, come quella delle foibe, è una pagina volentieri dimenticata della nostra storia:

 

- 2 maggio 1945

Le truppe tedesche di stanza a Trieste si arrendono ed i partigiani jugoslavi di Tito occupano la città: i Triestini tentano comunque di resistere e muoiono 5 persone.

 

- 12 giugno 1945

I partigiani jugoslavi lasciano Trieste e vengono sostituiti dalle truppe degli Alleati Anglo-Americani: Tito non rinuncia alla Venezia Giulia.

 

- 10 febbraio 1947

Giorno di vergogna quando a Parigi la firma di un Trattato-Diktat di Pace assegna Fiume, gran parte dell'Istria e la Dalmazia alla Jugoslavia: la città di Trieste ed il suo circondario vengono staccati dall'Italia e trasformati in un cosiddetto "Territorio Libero", il quale sarà diviso in una Zona "A", Trieste compresa, sotto gli Alleati occidentali, ed una Zona "B", sotto amministrazione jugoslava (inizia l'esodo di decine di migliaia di Italiani dall'Istria abbandonando case e beni).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Trieste 1953

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- 4 novembre 1953

Durante le celebrazioni per l'anniversario della Vittoria della Prima Guerra Mondiale, i Triestini espongono il tricolore sul Municipio, la Polizia Alleata ordina di toglierlo, scoppiano incidenti in cui la Polizia, agli ordini del Generale inglese Winterton, Capo del Governo Militare Alleato, apre il fuoco sulla folla provocando 6 morti e 60 feriti.

 

Nel cinquantenario del ricongiungimento della città di Trieste all'Italia l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferisce le Medaglie d'Oro al Valore Civile alla memoria degli Italiani caduti nel novembre 1953.

 

Nel novembre del 1953 Trieste è città di confine della cosiddetta "guerra fredda", ancora sottoposta all’occupazione anglo-americana: in una serie di scontri tra cittadini che chiedono l'immediato ritorno della zona all’Italia e Polizia civile sotto comando Alleato, tra il 5 e l'8 novembre 6 morti e decine di feriti.

 

Dopo un orribile decennio, un ultimo autunno di grandi speranze ma anche di altro sangue.

 

- 5 ottobre 1954

Dopo mesi di fortissima tensione, in cui Trieste diventa uno dei simboli della Guerra Fredda, Italia, Jugoslavia, Stati Uniti e Gran Bretagna firmano a Londra un "Memorandum d'Intesa" che riunisce all'Italia la Zona "A", Trieste inclusa.

 

- 26 ottobre 1954

Le truppe italiane entrano a Trieste per sostituire il Governo Militare Alleato, bersaglieri in testa "all'italiana", accolti da migliaia di persone in una città in festa.

 

- 4 novembre 1954

La Zona "A" torna sotto amministrazione italiana: l'Italia conserva ancora la sovranità sulla Zona "B", anche se sottoposta ad amministrazione jugoslava.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Vergogna Italia!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- 10 novembre 1975

Altro giorno della vergogna: con la firma del cosiddetto "Trattato di Osimo" l'Italia rinuncia definitivamente alla propria sovranità territoriale sulla Zona "B" - è la fine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le "foibe" finora conosciute (in ordine alfabetico)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di seguito elencate alcune delle foibe naturali e cave o pozzi minerari dai quali sono stati con certezza e documentatamente riesumati resti umani.

 

Da notare come finora sia stato possibile recuperare soltanto una minima parte delle salme e di queste sia stato a sua volta possibile identificare soltanto una minima parte.

 

La cartina del confine nord-orientale italiano con Slovenia e Croazia con la penisola di Istria: le principali foibe sono contrassegnate in blù.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Abisso di Bertarelli, Pinguente

 

 

 

In questo abisso non è possibile eseguire il recupero delle salme nel periodo 1943-1945.

Gli abitanti del luogo raccontano del passaggio di colonne di prigionieri ogni sera, ma mai nessuno di loro è tornato.

 

 

 

 

Abisso di Semich, presso Lanischie

 

 

 

Profondo 190 metri, un'ispezione del 1944 accerta che nel settembre 1943 vi sono state fatte precipitare circa 100 vittime italiane, militari e civili, uomini e donne, quasi tutti prima seviziati ed ancora vivi: gente del luogo testimonia di aver sentito per giorni le urla ed i lamenti dei rimasti in vita nella cavità.

Impossibile calcolare il numero di quelli che vi siano stati gettati a guerra finita, nel '45, e successivamente.

 

 

 

 

Abisso di Semez

 

 

 

Il 7 maggio 1944 vi vengono individuati i resti di circa 80-100 persone.

Secondo testimonianze rese, di nuovo "usato" nel 1945.

 

 

 

 

Cava di bauxite di Gallignana

 

 

 

Tra il 31 novembre e l'8 dicembre 1943 vi vengono recuperate 23 salme, di cui 6 identificate.

 

 

 

 

Cava di bauxite di Lindaro, presso Pisino

 

 

 

Lindaro o Lindar, presso Pisino o Pazin, su un promontorio a 456 metri di altitudine dal quale domina la valle del Foiba.

Don Angelo Tarticchio, 36 anni, originario di Gallesano d’Istria e parroco di Villa di Rovigno, viene arrestato il 16 settembre 1943, ingiuriato, picchiato, seviziato insieme a circa 30 dei suoi parrocchiani ed infine fatto precipitare in questa "foiba": alla riesumazione il corpo è completamente nudo, ha una corona di spine in testa ed i genitali in bocca.

 

 

 

 

Foiba di Barbana

 

 

 

In questa foiba non è possibile eseguire il recupero delle salme nel periodo 1943-1945.

 

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Foiba di Basovizza, Trieste

 

 

 

Basovizza o Bazovica, una frazione del Comune di Trieste, a nord-est della città sull'altopiano del Carso, a 377 metri di altitudine, abitata prevalentemente dalla comunità linguistica slovena.

 

La cosiddetta "foiba" è il pozzo minerario carbonifero di Šoht, dell'inizio del 1900 poi abbandonato perché improduttivo: tra il 3 e il 7 maggio 1945 viene usato dall'esercito jugoslavo per disfarsi di centinaia di cadaveri di prigionieri uccisi, sia militari che civili, di cui molti italiani.

Testimoni oculari dichiarano che vengono gettati o costretti a saltare nella foiba (oltre 500 persone sarebbero gettate nel pozzo ancora vive!) gruppi da 100 a 200 persone:

un barbaro eccidio.

Tra i responsabili degli infoibamenti a Basovizza la cosiddetta "Banda Zoll-Steffè", che imperversa nelle carceri triestine dei Gesuiti con il nome "Guardia del Popolo".

 

La "Libera Stampa" pubblica il 1 agosto 1945 un articolo dal titolo:

"Il massacro di Basovizza confermato dal CLN giuliano. Piena luce sia fatta in nome della civiltà. Una dettagliata documentazione trasmessa alle autorità alleate della zona ed al Governo italiano".

L'articolo riporta un documento di denuncia, sottoscritto da tutti i componenti del CLN e dell'Ente Costitutivo Autonomia Giuliana, dei crimini perpetrati a Trieste tra il 2 ed il 5 maggio 1945:

"Centinaia di cittadini vennero trasportati nel cosiddetto 'Pozzo della Miniera' in località prossima a Basovizza e fatti precipitare nell'abisso profondo 240 metri.

Su questi disgraziati vennero in seguito lanciate le salme di circa 120 soldati tedeschi uccisi nei combattimenti dei giorni precedenti e le carogne putrefatte di alcuni cavalli.

Al fine di identificare le salme delle vittime e rendere possibile la loro sepoltura abbiamo chiesto consiglio agli esperti che hanno collaborato, a suo tempo, al recupero delle salme nelle foibe istriane.

L'attrezzatura a disposizione dei nostri esperti non è sufficiente data l'eccezionale profondità del pozzo, il numero delle salme e lo stato di putrefazione delle stesse..." 

 

Davanti alle accuse di uccisioni indiscriminate, esponenti antifascisti inclusi, il 5 agosto 1945 il "Primorski Dnevník" smentisce l'uccisione di patrioti italiani ma ammette l'infoibamento di italiani a Basovizza, in particolare di poliziotti e finanzieri:

"... questa nuova Jugoslavia del maresciallo Tito, che per il numero delle vittime, per la vittoria comune occupa senza dubbio il secondo posto, dopo l'Unione Sovietica e che è rispettata ed onorata dalla popolazione slovena, croata e italiana di questa regione, non è possibile che abbia oltre alla Guardia di Frontiera fascista, ai poliziotti, gettato nelle foibe anche i combattenti che hanno combattuto da fratelli per la nuova Jugoslavia e dieci soldati neozelandesi...

... sulla terra che ha sofferto per 25 anni il terrore snazionalizzatore italo-fascista si è combattuto per anni contro i nazi-fascisti assieme ad onesti italiani ed antifascisti [...] non è questa la prima e nemmeno l'unica grotta dove si polverizzano le ossa dei criminali italiani e tedeschi e di quelli che si sono opposti...".

 

 

 

Questa foiba, insieme a quella di Monrupino, una delle pochissime in territorio italiano, viene tardamente riconosciuta come "monumento d'interesse nazionale" solo nel 1980 e dovranno trascorrere altri 11 anni fino a che un Presidente della Repubblica Italiana la visitasse: lo fa infatti per la prima volta Francesco Cossiga nel 1991.

 

E finalmente l'anno seguente il nuovo Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro dichiarerà, con decreto 11 settembre 1992, questo pozzo minerario abbandonato e "foiba" per i massacri di cui rimane testimone e per i resti umani che ancora custodisce, monumento nazionale insieme appunto alla Foiba di Monrupino.

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Foiba di Brestovizza

 

 

 

Il "Giornale di Trieste" del 14 agosto 1947 riporta testimonianze della fine di una donna qui infoibata:

"...gli assassini l'avevano brutalmente malmenata, spezzandole le braccia prima di scaraventarla viva nella foiba.

Per tre giorni, dicono i contadini, si sono sentite le urla della misera che giaceva ferita, in preda al terrore, sul fondo della grotta..."

 

 

 

 

Foiba di Campagna, Trieste

 

 

 

Secondo testimonianze rese nel 1946, in questa e nelle foibe di Opicina e di Corgnale vengono infoibate circa 200 persone, inclusi donne e bambini.

 

 

 

 

Foibe di Capodistria

 

 

 

Leander Cunja, responsabile della "Commissione di indagine sulle foibe del Capodistriano", nominata dal Consiglio Esecutivo dell'Assemblea Comunale di Capodistria, dichiara:

"... Nel Capodistriano vi sono 116 cavità, delle 81 cavità con entrata verticale abbiamo verificato che 19 contenevano resti umani.

Da 10 cavità sono stati tratti 55 corpi umani che sono stati inviati all'Istituto di Medicina Legale di Lubiana.

Nella zona si dice che sono finiti in foiba, provenienti dalla zona di S. Servolo, circa 120 persone di etnia italiana e slovena, tra cui il parroco di S. Servola, Placido Sansi.

I civili infoibati provenivano dalla terra di S. Dorligo della Valle. ..."

I Capodistriani vengono deportati ed uccisi nell'entroterra, verso Pinguente.

 

A rendere ancora più difficile, se non impossibile, l'ispezione delle foibe del Capodistriano, il loro dissacrante utilizzo nel dopoguerra quali pubbliche discariche di rifiuti industriali, utilizzate, tra gli altri, da un salumificio locale!

 

 

 

 

Foiba di Casserova

 

 

 

Sulla strada di Fiume, tra Obrovo e Golazzo.

Vi vengono precipitati militari tedeschi e civili italiani e sloveni, uomini e donne molti dei quali ancora vivi, poi versata benzina e gettate bombe a mano, in modo da farne saltare l'imboccatura: difficilissimo il recupero delle salme.

 

 

 

 

Foiba di Castelnuovo d'Istria

 

 

 

Un rapporto del CLN riporta come queste foibe istriane, già "usate" nell'ottobre 1943, vengano "riutilizzate" alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

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Foiba di Cernovizza, Pisino

 

 

 

Nell'autunno 1945 l'imboccatura della foiba viene fatta franare: gli abitanti del luogo riferiscono di circa 100 vittime qui infoibate.

 

 

 

 

Foiba di Cocevie

 

 

 

A 70 chilometri a sud-ovest di Lubiana.

 

 

 

 

Foiba di Corgnale

 

 

 

Secondo testimonianze rese nel 1946, in questa e nelle Foibe di Opicina e di Campagna vengono infoibate circa 200 persone, inclusi donne e bambini.

 

 

 

 

Foiba di Cregli

 

 

 

Nel dicembre 1943 vi vengono recuperate 8 salme, tutte identificate.

 

 

 

 

Foiba di Drenchia

 

 

 

Secondo testimonianze rese, vi sarebbero i cadaveri dei partigiani dell'Osoppo, di donne e ragazzi.

 

 

 

 

Foiba di Gargaro, Gorizia

 

 

 

Gargaro o Podgomila: vi vengono gettate circa 80 persone.

 

 

 

 

Foiba di Gimino, Pola

 

 

 

In questa foiba non è possibile eseguire il recupero delle salme nel periodo 1943-1945.

Ritrovato in zona il corpo di Giuseppe Cerneva con evidenti segni di lapidazione.

 

 

 

 

Foiba di Gropada

 

 

 

Il 12 maggio 1945 vi sono fatte precipitare 34 persone, secondo il "rituale" prima della svestizione e poi del colpo di pistola alla nuca.

Tra le vittime con un nome: Angelo Bisazzi, Dora Ciok, Alberto Marega, Domenico Mari, Luigi Zerial e Rodolfo Zuliani.

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Foiba di Iadruichi

 

 

 

 

 

 

Foiba di Jurani

 

 

 

In questa foiba non è possibile eseguire il recupero delle salme nel periodo 1943-1945.

 

 

 

 

Foiba di Monrupino, Trieste

 

 

 

Oggi monumento nazionale insieme alla Foiba di Basovizza.

 

 

 

 

Foiba di Obrovo, Fiume

 

 

 

Contiene con quasi assoluta certezza i resti di molti fiumani deportati senza ritorno.

 

 

 

 

Foiba di Odolina

 

 

 

Vicino Bacia, sulla strada per Matteria, nel fondo dei Marenzi.

 

 

 

 

Foiba di Opicina

 

 

 

Secondo testimonianze rese nel 1946, in questa e nelle Foibe di Campagna e di Corgnale vengono infoibate circa 200 persone, inclusi donne e bambini.

 

 

 

 

Foiba di Orle

 

 

 

In questa e nella Foiba di Sesana, nel 1946 vengono recuperati corpi infoibati.

 

 

 

 

Foiba di Pucicchi

 

 

 

Nel novembre 1943 vi vengono recuperate 11 salme, di cui 4 identificate.

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Foiba di Podubbo

 

 

 

Profonda di 190 metri, non è stato possibile il recupero delle salme, ma nel 1945 un'ispezione della voragine ne conferma il macabro utilizzo, individuando 5 corpi non identificabili a causa dell'avanzata decomposizione, tra cui quello di una donna completamente nuda.

 

 

 

 

Foiba di Raspo

 

 

 

Usata sia nel 1943 che nel 1945: imprecisato il numero delle vittime, molte di etnia italiana.

 

 

 

 

Foiba di Rozzo

 

 

 

 

 

 

Foiba di San Lorenzo di Basovizza

 

 

 

 

 

 

Foiba di San Salvaro

 

 

 

 

 

 

Foiba di Scadaicina

 

 

 

Sulla strada di Fiume.

 

 

 

 

Foiba di Semi, Istria

 

 

 

In questa foiba non è possibile eseguire il recupero delle salme nel periodo 1943-1945.

 

 

 

 

Foiba di Sepec, Rozzo

 

 

 

 

 

 

Foiba di Sesana

 

 

 

In questa e nella Foiba di Orle, nel 1946 vengono recuperati corpi infoibati.

 

 

 

 

Foiba di Surani

 

 

 

Sulle pendici del monte Croce, a Villa Surani.

Nel novembre 1943 vi vengono recuperate 26 salme, di cui 21 identificate: fra le vittime Norma Cossetto, universitaria, figlia del Segretario del Fascio locale, fucilata, le vengono recisi i seni e conficcato un pezzo di legno nella vagina.

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Foiba di Terli, Comune di Barbana d’Istria

 

 

 

Nel novembre 1943 vi vengono recuperate 24 salme, tutte identificate.

Nella zona di Fasana, le tre sorelle Radecca, Albina, 21 anni ed in avanzato stato di gravidanza, Caterina, 19 anni, e Fosca, 17 anni, vengono ripetutamente violentate: i corpi riesumati riveleranno che due di loro sono state gettate vive nell’inghiottitoio.

 

 

 

 

Foiba di Treghelizza

 

 

 

Nel novembre 1943 vi vengono recuperate 2 salme, entrambi identificate.

 

 

 

 

Foiba di Vescovado

 

 

 

Vi vengono scoperte 6 salme, di cui solo una identificata.

 

 

 

 

Foiba di Vifia Orìzi

 

 

 

Gli abitanti del luogo testimoniano che nel maggio 1945 lunghe file di prigionieri, scortate da partigiani, vengono condotte verso la voragine.

Dalle testimonianze concordi è possibile calcolare a circa 200 le persone eliminate.

 

 

 

 

Foiba di Vines

 

 

 

Tra il 16 ed il 25 ottobre 1943 il Maresciallo Harzarich vi recupera 84 salme, di cui 51 identificate.

L'unico superstite, tale Giovanni Radeticchio, racconta che le vittime vengono prima torturate e poi fatte precipitare con una pietra legata con un filo di ferro alle mani e che, terminato l'eccidio, vengono lanciate all'interno della foiba delle bombe a mano: una vera "procedura" da manuale, date le numerosissime testimonianze!

 

 

 

 

Foiba di Zavni, Foresta di Tarnova

 

 

 

Contiene i resti di molti Carabinieri in servizio a Gorizia e di centinaia di Sloveni in opposizione al regime.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nostalgie pericolose

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eccessi di "italianità"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La logica dei confini e delle guerre viene spesso alimentata da rivendicazioni di "legittimo possesso" o "più diritto" di altri da parte di una nazione su un territorio confinante: non importa da quale lato lo si proclami.

 

Che l'Impero Romano sia stato presente al di là dell'Adriatico 2000 anni fa non rende queste terre "italiane", neppure che la Serenissima Repubblica di Venezia le abbia gestite per 4-5 secoli: si tratta di conquiste ed occupazioni.

 

L'Italia come Stato è uno dei più giovani in Europa ed ogni collegamento con il passato che tenda a creare una continuità pseudo-storica è da rigettare.

 

È proprio questa logica a portare alla tragedia che colpisce le popolazioni del Giuliano-Veneto, di Istria e della Dalmazia durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

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Per capire meglio, ad esempio, la tragedia del settembre 1943 bisognerebbe ampliarne il contesto storico ad includere le non certo liberali peculiarità del dominio fascista sulla Venezia Giulia dal 1922 al 1943: proibizione dei partiti politici sloveni e croati, proibizione delle scuole slovene e croate, proibizione dei giornali sloveni e croati, interdizione delle lingue slovena e croata, sentenze di tribunali speciali contro Sloveni e Croati, repressioni antipartigiane dal 1941 al 1943 in Slovenia e in Dalmazia...

 

D'altro canto, si può anche argomentare, come alcuni fanno, se davvero l'"epurazione" condotta dal capo del Partito Comunista Sloveno Kardelj, già sopra citato, non sia "esclusivamente contro il fascismo", ma occorre allora capire meglio cosa intendano gli Jugoslavi per "fascismo": in pratica sono "fascisti" tutti gli oppositori politici, nazionali ed ideologici indistintamente, sono "fascisti" lo stesso CLN di Trieste e quello di Gorizia, non comunisti e apertamente contrari alle pretese annessioni jugoslave...

 

Quelle jugoslave sono pure azioni di terrorismo nazionalista: gli eccidi, il genocidio, l'esodo forzato delle popolazioni di etnia italiana - e non solo - non hanno giustificazione storica!

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Ma di nuovo, alla fine della Prima Guerra Mondiale le truppe italiane occupano un'Istria con 200-250.000 Croati e Sloveni autoctoni, cioè con una popolazione slava di contadini dell'entroterra per circa il 60 percento, mentre il 40 percento italiano è piuttosto operai, artigiani, commercianti e proprietari terrieri, prevalentemente nei centri costieri di Capodistria, Isola, Pirano, Umago, Cittanova, Parenzo, Orsera, Rovigno, Dignano, Pola, Albona, Buie, Montona, Pinguente e Pisino.

 

Queste genti slave imparano prestissimo a subire il regime di occupazione militare italiano, l'olio di ricino e il manganello dello squadrismo fascista importato da Trieste, e questo prima della firma del Trattato di Rapallo del 1920 che assegna definitivamente l'Istria all'Italia!


I misfatti italiani perpetrati nella "prima ora" includono assassinii di anti-fascisti italiani, distruzione delle Camere del Lavoro, incendio delle Case del Popolo, sanguinose "spedizioni" in pratica contro tutti i villaggi sloveni e croati della penisola.

 

Come già visto, il Regime Fascista non fa purtroppo che peggiorare la già disastrosa situazione di quelli che chiama "allogeni" o "alloglotti" istriani, cioè nativi di Istria o di lingua slava: distrutti e/o aboliti tutti gli Enti e Sodalizi culturali, sociali e sportivi sloveni e croati, abolite le scuole slovene e croate di ogni livello di istruzione, proibiti  come "materiale sovversivo" giornali e libri nelle lingue slovena e croata, forzosamente "italianizzati" i cognomi di famiglia"italianizzati" i toponimi, obbligatoriamente in italiano le funzioni religiose nelle chiese, sostituite le lapidi in sloveno e croato nei cimiteri, democratici, socialisti, comunisti e cattolici anche italiani oggetto di attentati, arresti, processi e condanne a lunghe pene in carcere da parte del "Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato", migliaia di Sloveni e Croati al confino nelle Tremiti, a Ustica, a Ponza, a Ventotene, a S. Stefano, a Portolongone, nelle Lipari, a Favignana...

 

Tutto questo ottiene due malauguranti risultati:

 

- provoca un "volontario" esodo slavo, spinge cioè alla fuga dall'Istria circa 60.000 slavi autoctoni

sistematicamente terrorizzati;

 

- alimenta con gli esuli istriani di etnia slava i tre movimenti estremisti, da una parte quello dei partigiani

comunisti, dall'altra quelli dei nazionalisti di Ustascia e Oriunasci, opposti ideologicamente tra loro, ma ora accomunati dall'odio contro l'Italia.

 

Da notare come sia il movimento comunista jugoslavo di liberazione, sia quelli di Ustascia e Oriunasci da qui in poi rafforzino la loro tendenza nazionalista e come questa accomunante tendenza nazionalista ed espansionista (di rivalsa, in grandissima parte provocata dagli eccessi di "italianità" fascista) e non l'ideologia comunista, di uno solo dei tre movimenti, saranno la vera linfa delle stragi contro le popolazioni italiane, quelle compiute subito dopo l'Armistizio, nel settembre 1943, e alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel maggio e giugno 1945.

 

Fermo rimane comunque che le colpe degli uni non "giustificano" le colpe degli altri!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per non dimenticare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giù le mani dalla storia!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia non si cancella - se non prima certamente poi, arriva il momento in cui bisogna fare i conti con la storia: chi cancella la propria storia, cancella se stesso!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dai nostri amici visitatori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da: Laura Brussi
Spedita: il 28 ottobre 2011 04:36
To: collaborazione@tusciaromana.info; redazione@tusciaromana.info
Oggetto: Toponomastica Foibe ed Esodo Istriano, Fiumano e Dalmata
 


Gentili Signori,

molti complimenti per il vostro sito.

Desideriamo inviarvi in allegato l’elenco di tutte le Città d’Italia che hanno onorato i Martiri delle Foibe nella propria toponomastica.

Grazie molte per la cortese attenzione.

Distintamente,

Figli e nipoti di Esuli e di Caduti
Famiglia di Pola in Esilio
Volontari

 

 

 

 

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Ringraziamo Laura Brussi per le gentili parole e la sua preziosa collaborazione,

 

La Redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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