Portale

Prima pagina | Mappa

 

Cultura e società

Prima pagina | Mappa

 

 

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cultura siamo noi Noi i bambini

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli, o c'è - o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Le avventure di Pinocchio” – Capitolo IX (9)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  In questa pagina 

Capitolo IX (9)

Invito

 

  Pagine correlate 

Pagina di origine

Capitolo successivo

Capitolo precedente

 

Indice per voi bambini

 

 

 

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

redazione@tusciaromana.info

webmaster@tusciaromana.info

 

 

Pinocchio vende l’Abbecedario per andare a vedere il teatrino dei burattini.

 

 

 

 

Smesso che fu di nevicare, Pinocchio, col suo bravo Abbecedario nuovo sotto il braccio, prese la strada che menava alla scuola: e strada facendo, fantasticava nel suo cervellino mille ragionamenti e mille castelli in aria uno piú bello dell’altro.

 

E discorrendo da sé solo, diceva:

— Oggi, alla scuola, voglio subito imparare a leggere: domani poi imparerò a

scrivere, e domani l’altro imparerò a fare i numeri. Poi, colla mia abilità, guadagnerò molti quattrini e coi primi quattrini che mi verranno in tasca, voglio subito fare al mio babbo una bella casacca di panno. Ma che dico di panno? Gliela voglio fare tutta d’argento e d’oro, e coi bottoni di brillanti. E quel pover’uomo se la merita davvero: perché, insomma, per comprarmi i libri e per farmi istruire, è rimasto in maniche di camicia... a questi freddi! Non ci sono che i babbi che sieno capaci di certi sacrifizi!...

 

Mentre tutto commosso diceva cosí, gli parve di sentire in lontananza una musica di pifferi e di colpi di gran cassa: pí-pí-pí, pí-pí-pí, zum, zum, zum, zum.

 

Si fermò e stette in ascolto. Quei suoni venivano di fondo a una lunghissima strada traversa, che conduceva a un piccolo paesetto fabbricato sulla spiaggia del mare.

— Che cosa sia questa musica? Peccato che io debba andare a scuola, se

no... —

 

E rimase lí perplesso. A ogni modo, bisognava prendere una risoluzione: o a scuola, o a sentire i pifferi.

— Oggi anderò a sentire i pifferi, e domani a scuola: per andare a scuola c’è

sempre tempo — disse finalmente quel monello, facendo una spallucciata.

 

Detto fatto, infilò giú per la strada traversa e cominciò a correre a gambe. Piú correva e piú sentiva distinto il suono dei pifferi e dei tonfi della gran-cassa: pí-pí-pí, pí-pí-pí, pí-pí-pí, zum, zum, zum, zum.

 

Quand’ecco che si trovò in mezzo a una piazza tutta piena di gente, la quale si affollava intorno a un gran baraccone di legno e di tela dipinta di mille colori.

— Che cos’è quel baraccone? — domandò Pinocchio, voltandosi a un

ragazzetto che era lí del paese.

— Leggi il cartello, che c’è scritto, e lo saprai.

— Lo leggerei volentieri, ma per l’appunto oggi non so leggere.

— Bravo bue! Allora te lo leggerò io. Sappi dunque che in quel cartello a lettere

rosse come il fuoco, c’è scritto: GRAN TEATRO DEI BURATTINI...

— È molto che è incominciata la commedia?

— Comincia ora.

— E quanto si spende per entrare?

— Quattro soldi. —

 

Pinocchio, che aveva addosso la febbre della curiosità, perse ogni ritegno e disse, senza vergognarsi, al ragazzetto col quale parlava:

— Mi daresti quattro soldi fino a domani?

— Te li darei volentieri — gli rispose l’altro canzonandolo — ma oggi per

l’appunto non te li posso dare.

— Per quattro soldi, ti vendo la mia giacchetta — gli disse allora il burattino.

— Che vuoi che mi faccia di una giacchetta di carta fiorita? Se ci piove su,

non c’è piú verso di cavarsela da dosso.

— Vuoi comprare le mie scarpe?

— Sono buone per accendere il fuoco.

— Quanto mi dai del berretto?

— Bell’acquisto davvero! Un berretto di midolla di pane! C’è il caso che i topi

me lo vengano a mangiare in capo! —

 

Pinocchio era sulle spine. Stava lí lí per fare un’ultima offerta: ma non aveva coraggio: esitava, tentennava, pativa. Alla fine disse:

— Vuoi darmi quattro soldi di quest’Abbecedario nuovo?

— Io sono un ragazzo, e non compro nulla dai ragazzi — gli rispose il suo

piccolo interlocutore, che aveva piú giudizio di lui.

— Per quattro soldi l’Abbecedario lo prendo io — gridò un rivenditore di panni

usati, che s’era trovato presente alla conversazione.

 

E il libro fu venduto lí su due piedi. E pensare che quel pover’uomo di Geppetto era rimasto a casa, a tremare dal freddo in maniche di camicia, per comprare l’Abbecedario al figliuolo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina

 

 

 

Voglio leggere subito il prossimo capitolo! (clicca sul testo!)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Invito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vi piacerebbe illustrare le avventure di Pinocchio?

Spediteci i vostri disegni con una mail a redazione@tusciaromana.info.

Se necessario, fatevi aiutare a scuola o a casa con lo scanner e la posta elettronica.

Li pubblicheremo con i vostri nomi, scuola e Comune!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All'inizio di pagina