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UnionTuscia™, l'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana™ La progettualità di UnionTuscia – Nel nostro piccolo possiamo fare grandi cose Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale |
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Tuscia Valley™ – Approfondimento |
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In questa pagina Un fenomeno che nasce in America Un nuovo business a livello mondiale Incubatori come "acceleratori" d'impresa Un programma di incubazione fa la differenza? Storia e profili degli incubatori L'iniziativa comunitaria "B2 Europe" o "Business To Europe" L'associazione EBN – "The European BIC Network" I BIC – "Business Innovation Centres"
Grazie per le pagine visitate!
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Il boom dell'“incubazione” |
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Un fenomeno che nasce in America |
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I cosiddetti "incubatori d'impresa" e "programmi di creazione d'impresa" non si contano più...: l'incubazione, fenomeno che nasce nel Nord-America 50 anni fa, è diventata di per se un grosso business! |
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Un nuovo business a livello mondiale |
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Con l'attuale alto tasso di disoccupazione, i governi di tutto il mondo, senza distinzione sia nei paesi industrializzati che in quelli sottosviluppati, danno massima priorità alla creazione di occupazione nell'ambito dell'autoimpiego e dell'avvio di nuove imprese di piccola scala.
Dopo aver per decenni penalizzato e quasi estinto l'artigiano ed il piccolo imprenditore, la politica torna di nuovo a credere (anche per propria convenienza) in un rilancio della micro, piccola e media impresa, quale motore di una rinnovata crescita economica.
Purtroppo, invece di investire in incentivi che assicurino sopravvivenza, consolidamento, sviluppo e crescita alle imprese di piccola scala già esistenti - un vero patrimonio nazionale - le iniziative focalizzano per lo più la creazione di nuove micro-imprese.
Di fatto, però, non è "creare" la parte più difficile dell'imprenditoria, ma saper "gestire al meglio", "mantenere", anzi "accrescere" un valore iniziale attraverso nuovo valore aggiunto!
Ad esempio, come può un sistema bancario essere più disposto ad investire nel nuovo, piuttosto che migliorarsi come partner economico delle micro e piccole imprese già - e spesso da lungo tempo - clienti?
La risposta è molto semplice: gli incubatori d'impresa ed i programmi di creazione d'impresa sono ormai un'industria ed un mercato in cui si muovono enormi investimenti di capitale soprattutto pubblico, diventando di per se uno dei più grandi business durante le attuali alterne fasi di scarsa crescita ovvero stagnazione o, addirittura, recessione globale.
Alcuni esempi del fenomeno "incubazione" su siti web liberamente accessibili: |
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National Business Incubation Association Associazione statunitense che sostiene i propri membri nello sviluppo e gestione di incubatori d'impresa.
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CORDIS Business Incubator Service La Community Research and Development Information Service vuole essere interfaccia di tutti gli incubatori d'impresa europei.
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Punto focale di tutti i progetti di incubazione d'impresa nel Regno Unito - Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord.
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Self Employment Development Initiative Sviluppo, test e fornitura alle Amministrazioni Locali di programmi di informazione e formazione per aspiranti imprenditori.
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Rete europea di 160 tra incubatori, centri di innovazione e di impresa, punto di riferimento per ben 27 Stati Comunitari. |
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Business Incubator Development Program Un programma USAID per creare opportunità d'impresa in Ucraina attraverso una rete di incubatori.
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Uno studio della NBIA dal titolo "Identificazione degli ostacoli al successo degli incubatori di imprese agricole".
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ELAN - Réseau National des dirigeants de Pépinierès d'entreprises Una rete di dirigenti di strutture di incubazione d'impresa francesi... |
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Incubatori come "acceleratori" d'impresa |
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"Acceleratori di affari" è un termine divenuto popolare intorno all'anno 2000, sinonimo fantasioso di "incubatore d'impresa", nel tentativo di distinguere commerialmente alcuni programmi di incubazione "particolarmente efficaci" durante il boom del "dot-com", cioè l'esplosione di internet: pura aria fritta...
L'efficacia dei programmi di incubazione per le imprese di piccola scala non va tanto misurata sull'avvio di nuova imprenditorialità, quanto sulla capacità delle nuove aziende di sopravvivere e, soprattutto, crescere.
Di sicuro un programma di incubazione è serio e valido se riesce a far diminuire notevolmente la percentuale di fallimento di nuovi progetti imprenditoriali: studi internazionali mostrano come più della metà delle nuove imprese non sopravviva il suo quarto anno di operatività.
Le cause di questo fenomeno sono principalmente due:
- mancanza di esperienza manageriale, - mancanza di capitale economico.
Un programma di incubazione è in effetti un ammortizzatore tra la nuova impresa ed il suo ambiente, con una missione di assistenza e supporto a lungo termine per quanto riguarda la crescita delle capacità dell'impresa di focalizzare e di affrontare fattori critici per la sua formazione, finanziamento, sopravvivenza e successo.
Il più del lavoro viene tradizionalmente fatto sul periodo "pre-natale" dell'impresa, ma i momenti più critici per una nuova piccola azienda sono la nascita e il primo periodo "post-natale": è ancora statisticamente provato come la maggior parte delle nuove imprese di piccola scala cada proprio ai primissimi passi nelle primissime fasi di vita.
Un vero incubatore d'impresa assiste nuovi progetti imprenditoriali non solo a realizzarsi, offrendo servizi di supporto, quale assistenza nello sviluppare e promuovere un business, nel redarre piani di sviluppo e marketing, ma anche creando competenze gestionali, ricercando e ottenendo capitale economico e umano, creando accesso a una gamma di servizi e consulenze specialistici.
Che poi un incubatore possa inoltre offrire - esclusivamente a nuove imprese - spazi flessibili, macchine da ufficio condivise, servizi amministrativi, è chiaro, ma normalmente due anni (massimo tre), per poi lasciarle rendersi indipendenti, anche economicamente, ed autonome, uscendo dal programma protetto. |
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Veri incubatori e non |
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C'è una pericolosa tendenza da parte delle strutture di incubazione, per lo più basata su propri interessi di autofinanziamento:
- se un incubatore, al fine di autoconfermare l'immagine del proprio ruolo e assicurare impiego al proprio personale, fosse tentato di creare progetti non proprio rilevanti, non proprio necessari, con prevedibili scarse possibilità di successo, diciamo non proprio "veri" progetti, sostenuti da conferenze autocelebrative e convegni e articoli e stampati solo in minima parte divulgati e annunci pubblicitari... - beh, questo va contro ogni principio fondante del sano uso di denaro pubblico;
- se un altro principio, quello stesso della rigorosa selettività di un incubatore, venisse messo da parte, e, pur di riempire i propri locali (e la propria cassa) si decidesse accogliere imprese non affatto o non del tutto qualificate per l'incubazione, ad esempio già formate ed operanti sul mercato, o continuare ad offrire anno dopo anno prolungamenti di contratti agevolati, manipolando il contesto competitivo locale dell'offerta di locali pubblici e privati ad uso imprenditoriale e creando inoltre seri scompensi competitivi a svantaggio delle imprese "non incubate"... - beh, questo andrebbe contro la missione stessa dell'incubatore e contro ogni regola di mercato;
- se la terza tentazione dovesse farsi strada nei piani strategici di un incubatore, quella creare cioè zone di assoluto monopolio per se stesso, sovvenzionato economicamente con capitali pubblici, contro altri soggetti i quali privatamente cercassero di operare a favore delle imprese locali offrendo consulenze e servizi simili a quelli dell'incubatore... - beh, questo in particolare non sarebbe solo preoccupante, ma scandaloso! |
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Un programma di incubazione fa la differenza? |
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Quale sia la vera natura e dimensione degli effetti quantitativi e qualitativi dell'incubatore d'impresa sulle nuove aziende non è facile da dirsi.
E viene da domandarsi se gli incubatori siano realmente "tutti uguali" o, in caso contrario, quale tipo di incubatore sia il più efficace in un dato contesto imprenditoriale: perché, al di là di ogni dubbio, questo degli incubatori è di per se un nuovo business e un'altro strumento da tasformare facilmente in un piccolo o grande nuovo centro di potere - un altro!
Chi valuta i risultati di un incubatore e secondo quali criteri e parametri?
Le principali e più comuni finalità per un programma locale di incubazione sono fin dai suoi inizi storici:
- la creazione di nuova occupazione in una comunità; - la rivitalizzazione dello spirito inprenditoriale di una comunità; - il mantenimento in loco di attività che rischierebbero di essere rilocate; - la crescita, l'accelerazione o il consolidamento delle attività di industrie locali, anche attraverso l'introduzione di nuove tecnologie; - la diversificazione dei processi produttivi locali.
Questi ultimi obiettivi vengono particolarmente prioritati per quanto riguarda la diversificazione di economie prevalentemente rurali, trasferendo nuove tecnologie innovative dalle università e da industrie di avanguardia.
I primi programmi di incubazione comprendono e riguardano una grande varietà di industrie altamente tecnologiche o una combinazione di industria leggera, tecnologia e imrese di servizi - oggi appunto definiti come "incubatori misti".
Più recentemente nuovi programmi di incubazione focalizzano settori produttivi omogenei, come industrie alimentari, farmaceutiche, aeronautico-spaziali o informatiche, oppure ceramica, legno, vetro-cristallo, pietre e metalli preziosi, artigianato di diversi tipi.
Gli incubatori hanno poi finito per supportare soprattutto la creazione di microimprese femminili o giovanili, con finalità di cura o protezione dell'ambiente e di telecomunicazione o telepromozione.
Di sicuro per avere successo un qualsiasi programma di incubazione d'impresa deve poggiarsi su un qualitativo studio di fattibilità, in modo da garantire che ogni progetto proposto abbia a sua volta accesso ad un mercato solido, un sano finanziamento ed un forte supporto da parte della comunità – tutti fattori critici.
Una volta che l'azione dell'incubatore si sia ben integrata con i piani di sviluppo locali, devono essere creati dei modelli di incubazione d'impresa che facciano chiaro riferimento e prendano ispirazione dalle "best practices" o le "migliori esperienze" ovvero modelli di ottimizzazione gestionale dell'industria, come sostenibilità finanziaria, reclutamento di dirigenti altamente qualificati, personale altrettanto idoneo, una cultura aziendale orientata alla gratificazione del cliente. I principi e le "best practices" per un incubatore di successo, senza differenza qualunque ne siano le caratteristiche, la peculiarità, il contesto o la sua particolare missione possono esser i seguenti.
Due i principi base:
- l'incubatore deve esplicitamente aspirare ad un impatto, non solo positivo, ma anche rilevante sull'economia della comunità o del territorio, ottimizzando il successo delle imprese emergenti,
- lo stesso incubatore deve essere un valido e dinamico modello di sviluppo, un'operazione imprenditoriale sostenibile ed efficiente.
E questo il modello gestionale di qualità cui tendere:
- attenersi ai due principi base dell'incubazione d'impresa;
- ottenere consenso sulla missione dell'incubatore, che definisce il suo ruolo nella comunità, e sviluppare un piano strategico contenente chiari e quantificati gli obiettivi da raggiungere;
- garantire una sostenibilità finanziaria sviluppando ed attuando un "business plan" o piano di affari realistico;
- reclutare e compensare adeguatamente dei dirigenti capaci di raggiungere i risultati pianificati per l'incubatore aiutando le imprese incluse nel programma a crescere;
- costituire un Consiglio di Amministrazione fattivamente coinvolto nella missione dell'incubatore e nel supporto ai dirigenti che devono aiutare le imprese del programma a crescere;
- prioritare nella gestione dell'incubatore l'orientamento alla gratificazione del cliente, questo con un tutoraggio ed una guida proattivi, che risultino nel miglior successo delle imprese incubate e nella loro capacità di creare benessere a vantaggio della comunità;
- sviluppare un incubatore i cui locali, risorse, metodi e strumenti possano davvero contribuire all'effettiva fornitura della migliore assistenza aziendale alle imprese clienti, dando a ciascuna il più idoneo sostegno personalizzato;
- cercare di integrare il programma e le attività del programma di incubazione nella crescita della comunità, nei suoi più vasti piani, obiettivi e strategie di sviluppo futuro non solo economico;
- sviluppare una rete di risorse in grado di supportare efficacemente le imprese clienti, la missione e le operazioni dell'incubatore;
- creare e mantenere un sistema di informazione gestionale per la raccolta di statistiche e di ogni altra informazione necessaria per una corretta valutazione del programma di incubazione in corso, al fine di un continuo miglioramento dell'efficacia del programma attraverso un successivo adeguamento all'evolversi dei reali bisogni delle imprese clienti.
Tutto il resto è noia: di discorsi già sentiti, visioni vaghe o del tutto vuote e promesse mai mantenute. |
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Storia e profili degli incubatori |
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Anche se la storia degli incubatori inizia negli Stati Uniti circa 50 anni fa, con The Batavia Industrial Center, comunemente conosciuto come il primo incubatore d'impresa aperto a Batavia, nello Stato di New York, nel 1959, questo modello non attrae l'attenzione di molte comunità locali prima degli anni '70 se nel 1980 operano negli U.S.A. solo 12 incubatori (!), ma come "fenomeno" esplode e diventa tendenza di massa, emulato in Europa e nel resto del mondo, attraverso l'attenzione dei massmedia per internet, tra il 1999 ed il 2001: ad ottobre 2006 si contano in tutto il mondo oltre 5.000 incubatori d'impresa, di cui ben 1.400 solo negli Stati Uniti - indubbiamente una nuova industria e di per se un nuovo business.
Prendendo gli Stati Uniti ad esempio statisticamente significativo:
- circa il 90% degli incubatori sono organizzazioni "non-profit", finalizzate esclusivamente allo sviluppo economico locale; - il restante 10% sono invece entità "for-profit", i cui proprietari ed azionisti si aspettano un ritorno economico sull'investimento.
Classificando poi gli incubatori secondo il target, si ottiene che:
- il 47% sono “mixed-use” e danno supporto a imprese nascenti, - il 37% focalizzano su business tecnologici, - il 7% assistono imprese manifatturiere, - il 6% si dedicano a imprese di servizi, - il 3% concentrano la propria azione su progetti di rivitalizzazione di comunità locali o mercati di nicchia.
Mentre classificando ulteriormente gli incubatori di impresa secondo il loro bacino socio-geografico:
- il 44% ha clienti da aree urbane, - il 31% ospita imprese di aree rurali, - il 16% attrae imprenditori da aree suburbane, - il 9% ha clienti da fuori territorio. |
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I BIC Europei |
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L'iniziativa comunitaria "B2 Europe" o "Business To Europe" |
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La B2 Europe viene lanciata su proposta della Commissione Europea – Direzione Generale Imprese e Industria - a favore della creazione, l’innovazione e lo sviluppo di nuove aziende, in particolare micro, piccole e medie imprese, rappresentative dell’economia europea (queste vengono tuttora connotate con l'obsoleto acronimo "PMI", che non tiene affatto conto della nuova definizione europea delle imprese di piccola scala, comunque già valido da 1 gennaio 2005, che definisce la nuova "micro-impresa").
Scopo dell'iniziativa è favorire la costituzione di alleanze a livello regionale dei network comunitari, vale a dire armonizzare le attività di supporto alle PMI fornite nei Paesi Membri, tra gli altri, dalla ricca flora di "BIC" - "Business & Innovation Centres" o Centri di Innovazione Imprenditoriale, di "EIC" - "Euro Info Centres" o Centri Europei di Informazione, e di "IRC" - "Innovation Relay Centres" e così via.
Tutte queste reltà a servizio dei territori attraverso un supporto attivo agli imprenditori e alle attività di business delle imprese, avranno attraverso la B2 Europe un rafforzato impatto sulle economie locali e la qualità dei loro servizi avverrà in un’ottica di trasparenza e cooperazione tra i partner coinvolti, avendo come obiettivi ultimi la realizzazione di una strategia di assistenza alle imprese più completa e di maggiore soddisfazione, anzi gratificazione, del cliente.
L'iniziativa B2Europe si basa infatti sul principio che tutti i servizi di sostegno alle attività di business europeo e di innovazione dovranno essere disponibili a tutti gli interessati con modalità di accesso eque, semplici e rapide.
Le strutture BIC, EIC ed IRC aderenti alla rete, si impegnano a razionalizzare e rendere più efficaci i servizi di sostegno alle imprese in materia di internazionalizzazione, innovazione e trasferimento tecnologico: servizi alle micro, piccole e medie imprese interessate a vendere all’estero e a scambiare tecnologie con partner europei, servizi integrati, quindi, per l’innovazione imprenditoriale, l’avvio di partnership tecnologiche internazionali, la difesa dei diritti di proprietà intellettuale, l’accesso ai mercati esteri e l’aumento della competitività. |
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L'associazione EBN – "The European BIC Network" |
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Creata nel 1984, la EBN è un'associazione "non-profit", parte dell'iniziativa comunitaria B2 Europe, con sede a Bruxelles, dove lavorano una decina di persone.
Offre servizi che mirano a coordinare le attività dei "BIC" - "Business Innovation Centres", cioè Centri di Innovazione Imprenditoriale (!), sviluppando e promuovendo il concetto o "format" dei BIC nei Paesi dell'Unione Europea e nel mondo.
Grazie al considerevole sviluppo durante questi 20 anni la rete conta oggi 160 Centri BIC in 21 paesi, oltre a circa 70 centri associati che comunque ne condividono gli obiettivi di assistenza e sviluppo delle PMI - le micro, piccole e medie imprese. |
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I BIC – "Business Innovation Centres" |
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I BIC sono un'organizzazione di supporto, pubblica o privata, per piccole e medie imprese di carattere innovativo e, in modo più generico, per gli imprenditori locali.
Sono infatti intesi quali strumenti di innovazione per lo sviluppo economico a livello regionale e, come tali, devono offrire:
- servizi di "core business", cioè essenziali alle attività imprenditoriali, quali ricerca ed individuazione attiva di progetti altamente innovativi, individuali, collettivi, di imprenditori o di imprese di piccola scala, guida strategica, poi, durante una eventuale incubazione, analisi dei rischi, aiuto alla pianificazione del business, tutoraggio, accesso a locali e finanziamenti, e, infine, al "follow-up" dopo la creazione d'impresa, metodi di ottimale gestione finanziaria, internazionalizzazione e guida attiva verso attuali provider o fornitori di servizi aziendali ed altre organizzazioni di potenziale supporto al consolidamento e alla crescita dell'impresa;
- servizi ed attività complementari, qualora in zona non vengano già offerti da altri soggetti in altro modo, come incubazione fisica e relativi servizi esclusivamente a favore di progetti innovativi, internazionalizzazione di progetti innovativi, assistenza tecnologica a progetti innovativi, cosiddetto "spin-off" e "spin-out engineering", formazione manageriale di imprenditori innovativi, cooperazione, incluso cosiddetto "clustering", tra imprese innovative.
I BIC devono quindi:
- contribuire allo sviluppo economico sia regionale che locale attraverso la creazione di nuove imprese di piccola scala innovative e progetti, di carattere altrettanto innovativo, all'interno delle imprese di piccola scala già esistenti;
- offrire una gamma completa di servizi e la guida strategica necessari all'implementazione di progetti imprenditoriali innovativi;
- agire come promotori di imprenditorialità, sì favorendo la creazione di nuove imprese davvero innovative, ma aiutando anche le imprese già esistenti a rinnovarsi, in un nuovo contesto di internazionalizzazione, gestendo le risorse nel modo più efficiente ed efficace possibile.
I BIC possono anche:
- creare Incubatori o "Business Resource Centres", specificamente dedicati all'innovazione, i quali devono essere ufficialmente riconosciuti dalla Commissione Europea attraverso una apposita certificazione. |
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