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Internet, web, siti e blog

Cosa sono, a che servono, come funzionano e come ci cambiano la vita

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

www – Il World Wide Web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

           

Pagina di ingresso

Pagina di copertina

Mappa di Redazione

Mappa del portale

 

  In questa pagina 

La "ragnatela globale"

C'è ma non esiste

I presupposti del Web

La virtualità del Web

Le origini del Web

Da dove arriva

Come nasce – Il Web "statico"

L'evoluzione del Web

Il Web Service

Il Web "semantico"

Il futuro del Web

Gli internet browser – I "visualizzatori" o "navigatori" di Internet

Cosa sono

Come funzionano

Quali sono

Come funzionano

Perché diciamo di "navigare" su Internet e nel Web?

 

  Approfondimento 

I siti

I blog

 

  Pagine correlate 

Il telefono e la rete telefonica

Il computer e la rete informatica

La rete telematica

Internet

Intelligenza ed apprendimento

Informazione e comunicazione

A misura d'uomo – Le rivoluzioni ergonomiche

Il linguaggio delle immagini

 

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La "ragnatela globale"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C'è ma non esiste

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il World Wide Web non è sinonimo di Internet, come molti erroneamente pensano, ma si basa su Internet: è solo un sistema di "codici" e "linguaggi" informatici che collega in modo "ipertestuale" documenti "multimediali" contenuti in server sparsi per tutto il mondo e ne rende così i dati e l'informazione condivisibili e accessibili da tutti, qualunque le loro coordinate geografiche, in altre parole una rete di provider o fornitori di informazione e di servizi.

 

 

World Wide Web, o www, più comunemente Web, in inglese alla lettera la "ragnatela (che copre il mondo)", è in pratica una rete "virtuale" - nel senso, pur errato, ma ormai da tutti adottato, di "non-reale" o "non-fisica" - di risorse di informazione e servizi, la quale per la trasmissione, la ricezione e l'archiviazione di dati utilizza l'infrastruttura  "telematica" di Internet, cioè il sistema integrato di connessioni, telecomunicazioni ed informatica, anche conosciuto come ICT o Information and Communications Technology ovvero Integrated Communications Technology.

 

Il Web gestisce in pratica la gestione, la ricerca e la consegna di documenti: un computer "utente" richiede ad un computer "web server" di visionare un documento e questo glielo invia: un servizio abbastanza elementare ma con il fantastico vantaggio di averlo a disposizione dovunque nel mondo e "24-7", 24 ore su 24 e 7 giorni la settimana, in quanto un web server è permanentemente attivo e raggiungibile attraverso la rete telematica.

 

Il Web consente di "navigare", spostandosi da un cosiddetto "sito" o spazio riservato ovvero contenitore di dati ad un altro e, all'interno di ciascun tale contenitore, da un insieme di dati all'altro, grazie a semplici meccanismi come il cosiddetto "ipertesto" o struttura documentale per associazioni ed i "link" o collegamenti.

 

L'intero concetto del Web presuppone infatti tre meccanismi, necessari per rendere accessibili in tempo reale le "risorse", cioè i dati e le informazioni, ma oggi sempre più i servizi, messi a disposizione - da parte di autorità, enti, società, organizzazioni, centri di studio e di ricerca e privati - di un crescente pubblico, il quale già raggiunge le centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo: questo nostro "sito" ne è un minimo esempio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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I presupposti del Web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il sistema Web ha bisogno di:

 

- un sistema uniforme di "indirizzi unici", cioè un metodo standardizzato per denominare

inequivocabilmente i punti di deposito, immagazzinamento e distribuzione delle risorse, siano esse dati, informazioni o servizi, in modo tale da poterle localizzare sulla rete, come qualsiasi indirizzo stradale (ad esempio l'indirizzo del nostro sito è un cosiddetto "URL" - Universal o Uniform Resource Locator o indirizzo web unico al mondo - www.tusciaromana.info);

 

- un linguaggio comune, cosiddetto "protocollo", per poter vedere e capire quello che c'è di disponibile a

quell'indirizzo o a qualsiasi altro indirizzo web, in altre parole per accedere alle risorse sul Web, per farci capire quando chiediamo qualcosa e capire quando ci rispondono e poter ritirare o trasferire fino al nostro computer quello che vogliamo prendere (ad esempio il cosiddetto "HTTP" - Hyper Text Transfer Protocol, l'"http://" che vedi in alto a sinistra davanti al nostro indirizzo http://www.tusciaromana.info - come arrivare a destinazione e dire "Bene: io parlo italiano, tu cinese, decidiamo di usare l'inglese che capiamo entrambi!");

 

- un modo comune di muoversi, spostarsi in questo deposito in cui siamo entrati da una risorsa all'altra, da

una "pagina" all'altra di un sito, da un testo ad una foto ad un video ad una musica, tornare indietro o uscire da quel "luogo" virtuale per entrare in un altro, dove sembra ci sia qualcosa di più interessante - questa tecnica di orientamento e spostamento sul Web si chiama "ipertestuale" (ad esempio quando sei entrato nel nostro sito, per venire a leggere questo articolo hai "cliccato" con il mouse sul testo "Internet Web siti e blog" che "associa" ad esso - è il famoso "navigare su internet", facile ed intuitivo grazie al cosiddetto "HTML" - Hyper Text Markup Language, un semplice "etichettamento" degli elementi che compongono l'informazione per renderli facilmente trovabili).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La virtualità del Web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da notare come, dato che quasi tutto quanto riguarda il Web si muove a livello intangibile, le denominazioni ed i termini usati cercano di materializzare i concetti: naturalmente un "sito" non è un "libro", ma va ugualmente a prendere in prestito il concetto di "pagina" dalla nostra radicata esperienza del libro, per rendere più facilmente accessibile l'idea di cosa stiamo visitando - in realtà solo un blocco di dati, strutturati e presentati in modo tale da ricordarci una pagina...

 

La home page o pagina di ingresso o di "copertina" del portale www.tusciaromana.info: in effetti non è né pagina né copertina, ma un blocco di dati strutturato e presentato graficamente come un un'unità organizzata, da cui partono decine e decine di collegamenti ad altri blocchi di dati a loro volta presentati in forma di testi ed immagini, in modo da sembrare delle pagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La medesima cosa avviene quando ci mettono in bocca la parola "memoria" a proposito di un calcolatore elettronico come il computer o quando sul nostro schermo diciamo di gettare un "documento" nel "cestino": questo modo di farci associare cose di per se indigeribili a cose per noi quotidiane, conosciute ed in un certo senso rassicuranti attraverso metafore è o comunque risulta in una pericolosa tendenza ad indebita "umanizzazione delle macchine" in un mondo dove assurdamente tendiamo a disumanizzare la persona umana, riducendola a macchina,  strumento di produzione, forza lavoro...

 

 

Il "cestino" virtuale del nostro "desktop" o tavolo da lavoro virtuale, in cui "gettiamo" virtualmente i nostri "documenti"... virtuali: e tra non molto avremo un "agente" virtuale (anche con la nostra faccia) che lo farà per noi!

 

Oppure: una rozza figura o icona che ricorda lontanamente un cestino (americano?) con sopra un simbolo direttamente legato alla sua denominazione inglese di Recycle Bin o cassonetto di riciclaggio: cliccando su quest'area dello schermo accediamo ad un insieme di blocchi di dati che aspettano un nostro comando per essere definitivamente cancellati dal disco rigido del nostro computer (quando li marchiamo la prima volta come "da cancellare" non accade proprio nulla, in caso si cambi opinione e si vogliano recuperare i dati o se si stia per cancellare erroneamente qualcosa invece da tenere!).

 

Il greco metafora o μεταφορά significa "trasporto" ed indica un trasferimento del tutto arbitrario di significato con una tecnica di sovrapposizione di una parola ad un'altra e la conseguente sostituzione del suo significato, in retorica creando immagini mentali, espressioni dal forte potere comunicativo e, nel nostro caso, portando con se tutto quello che già sappiamo e applicandolo nel nuovo contesto: ad esempio il concetto di "pagina", qualcosa di limitato in cui si possono avere "testi" ed "immagini", che si può "leggere", su cui si può "scrivere", "sfogliabile", cui si può tornare, visitabile e rivisitabile, parte di un contesto un libro, un quaderno, un giornale...

 

Occhio quindi, perché qui si cammina su ghiaccio sottilissimo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le origini del Web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da dove arriva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima proposta di un sistema "ipertestuale" si viene dagli studi dell'americano Vannevar Bush, successivamente pubblicati nel suo storico articolo As We May Think ("Come potremmo pensare") del 1945.

 

Una illustrazione d'epoca della futuribile macchina descritta da Vannevar Bush nel suo articolo: la Memex ("Memory Expansion", il futuro Personal Computer) tutta concepita partendo da tecnologia esistente a metà anni '40 - i primi barlumi della moderna informatica!

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Sotto, l'albero "genealogico" di tutti i sistemi operativi, da Memex ai nostri giorni: 60 anni di rapida evoluzione (tra il 1962 ed il 1964 Ivan Sutherland crea "Sketchpad", un sistema grafico di comunicazione tra uomo e macchina, il primo sistema di interfaccia grafico e di programmazione non procedurale al mondo - nello schema sotto si trova infatti subito dopo Memex, come punto di origine per lo sviluppo di tutti i moderni sistemi operativi informatici).

 

 

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L'"ipertesto" altro non è che un normale testo ma a dimensione multipla, il che in pratica significa informazione formata da blocchi di dati leggibili in qualsiasi ordine si voglia: si parte da un blocco o "pagina" e ci si muove liberamente secondo "percorsi" che seguono il diramarsi di collegamenti o link ad altri blocchi, senza quindi dover limitarsi ad un ordine di sequenza prestabilito staticamente: per semplificare ulteriormente, la lettura lineare è ad esempio quella di un romanzo, in cui si è costretti a leggere dal primo all'ultimo capitolo nell'ordine stabilito dall'autore per non perdere il filo rosso del racconto, mentre la lettura cosiddetta "iper-testuale" può paragonarsi a quella di una enciclopedia, dove si salta arbitrariamente da un qualcosa che ci interessa all'altra, seguendo liberamente le associazioni del nostro pensiero.

 

La particolarità dell'ipertesto che verrà poi realizzato nel Web è che i blocchi di informazione o le pagine, che man mano si vanno a visitare sulla rete, possono essere immagazzinate su computer diversi, fisicamente anche a migliaia di chilometri uno dall'altro, in paesi e continenti diversi dal quello in cui ci troviamo!

 

 

 

 

 

 

 

 

Un ipertesto può essere paragonato alla classica costruzione con elementi Lego: si sa dove si inizia, ma spesso non dove si finisce ed i blocchi vanno a collegarsi liberamente l'un l'altro man mano che si va avanti.

 

Questi pensieri innovativi rimangono in attesa di realizzazione fino alla formulazione del concetto di World Wide Web, l'utilizzo pratico della visione di Bush, che arriva solo mezzo secolo dopo, quando l'informatico inglese Tim Berners-Lee pubblica il primo sito in assoluto utilizzando la rete Internet: è il 6 agosto 1991 la data di nascita del "www"..

 

Web è un primo cosiddetto "dominio" o spazio riservato in collegamento Internet, creato dalla IOD o Image Online Design solo nel 1995 e all'inizio difficilmente raggiungibile.

 

Il World Wide Web come lo conosciamo oggi è attivo da appena un decennio, avendo iniziato le proprie attività solo nel 1998.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Come nasce – Il Web "statico"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'idea del Web è del 1989, sviluppata dallo stesso Berners-Lee e dai suoi colleghi a Ginevra presso il CERN, Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire, il primo laboratorio di fisica in Europa: creano un programma per la condivisione di documentazione scientifica in formato digitale, ad uso interno dei ricercatori del laboratorio dell'istituzione.

 

Separatamente si lavora anche alla definizione sia di standard che di "protocolli" per lo scambio di dati su sistemi di calcolatori in rete o cosiddette reti informatiche: lo standard è il "linguaggio" HTML, Hyper Text Markup Language, ed il protocollo HTTP, Hyper Text Transfer Protocol, i quali all'inizio permettono semplicemente la visualizzazione di file o documenti ipertestuali, pagine HTLM "statiche" e "navigabili" con l'aiuto di programmi cosiddetti web browser o solo browser, cioè "sfogliatori (rapidi)".

 

Un browser è in pratica un programma che permette l'utente del Web di visualizzare un blocco di dati come se fosse una "pagina" e di interagire con i suoi contenuti: il primo web browser, in italiano anche chiamato "navigatore", è del 1990 e il primo web browser con interfaccia grafica del 1993, ma la parola è antecedente alla stessa nascita Web, quale termine generico per un'interfaccia di lettura di testi online.

 

 

Il nostro portale www.tusciaromana.info, come la stragrande maggioranza dei siti oggi disponibili su Web, è un buon esempio di web "statico", nel senso che da accesso ad un numero di pagine liberamente navigabili secondo i principi dell'ipertesto, ma non offre applicazioni online, cioè programmi informatici o altre risorse interattive per produrre documenti, né gestire un archivio né risolvere proprie problematiche, né video e film di intrattenimento - d'altro canto è del tutto gratuito...

 

L'altra data miliare nella storia del Web è il 30 aprile 1993, giorno in cui il CERN decide di rinunciare a tutti i diritti d'autore sul nuovo strumento di trasmissione di dati su Internet: da strumento specialistico ad esclusivo beneficio della comunità scientifica il Web diventa strumento di pubblica utilità e la sua semplicità tecnologica ne fa da subito un grande successo e in pochi anni il modo più comune di inviare e ricevere dati su Internet.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'evoluzione del Web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Web Service

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Web statico iniziale presenta forti limitazioni e per questo si passa al rapido sviluppo di nuovi strumenti, in grado di generare cosiddette pagine "dinamiche", ad esempio capaci di assemblare i propri contenuti con i dati provenienti da un server, estrendoli cioè da una opportunamente strutturata cosiddetta "banca dati": anche questa soluzione però, semplice da realizzare ma ugualmente limitante, viene presto abbandonata.

 

Per cercare di dare al Web l'auspicata interattività e la necessaria dinamicità si seguono da qui in poi due diverse strategie complementari, entrambi focalizzate sull'evoluzione dei "linguaggi":

 

- migliorarne la fruizione dati aumentando le funzionalità dei browser esistenti;

- migliorarne la fornitura dati trasformando i Web Server in cosiddetti Application Server.

 

In pratica la via obbligata del Web è quella di passare sempre più da un sistema di consultazione di dati ed informazioni ad un'offerta online di soluzioni informatiche, trasformandolo quindi in piattaforma applicativa con accesso a servizi di software disponibili in rete per la gestione di processi, soprattutto imprenditoriali-aziendali e  amministrativo-progettuali, ma anche per il normale cliente privato.

 

 

Un elementare servizio offerto online da questo sito statunitense: "Costruisci il tuo sito Web", una disponibilità di software per principianti con guida ed  istruzioni passo-passo - di questi esempi se ne trovano oggi moltissimi sul Web, come tutte le offerte di pubblicazione di un cosiddetto blog, ma anche con offerta di software più avanzati, gratuiti o a pagamento secondo l'utilizzo.

 

La rottura di tendenza è chiara: privati ed aziende non accetteranno in futuro di dover "investire" in funzionalità di cui non hanno permanente bisogno, come oggi all'acquisto di un programma informatico o di un qualsiasi prodotto di intrattenimento o di studio - i concetti chiave del futuro mercato digitale sono i cosiddetti servizi "on-tap", "just-in-time", "on demand" e "pay-per-use", che, tradotti in italiano, corrispondono rispettivamente a servizi "sempre a disposizione", "solo quando ne ho bisogno", "solo su mio ordine" e "pago solo quello che effettivamente consumo"!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Web "semantico"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualunque sforzo si sia finora fatto e si stia facendo, ad esempio con il Web Service, la verità è che comunque il Word Wide Web rimane tuttora e in grandissima parte soltanto una bulimica biblioteca mondiale di pagine statiche reperibili online.

 

Il linguaggio HTML in realtà altro non fa - in modo semplice sì, ma estremamente limitato - che  "forma"ttare un documento, fermandosi al contenitore ed ignorando del tutto i due aspetti fondamentali del contenuto: la struttura e, soprattutto, il significato dell'informazione, riducendo notevolmente la sua rintracciabilità e, quindi, il suo riutilizzo, in altre parole la rilevanza stessa della ricerca sul Web, a livello qualitativo inversamente proporzionale alla quantità dei risultati.

 

Un cosiddetto motore di ricerca può oggi reperire ad una semplice "richiesta" o query, in pochi millisecondi sì, ma decine e centinaia di migliaia se non milioni di documenti, la stragrande maggioranza dei quali è fastidioso "brusìo", non informazione, mentre i documenti rilevanti ed utilizzabili si riducono ad una minima percentuale del risultato della ricerca.

 

Il Web cosiddetto "semantico" vuole essere una profonda trasformazione dello spazio Web, in cui l'ambiente arricchisce, attraverso un linguaggio più articolato, tutti i documenti pubblicati, siano essi testi, immagini, file o pagine web, di ulteriore informazione riguardante, oltre che la forma, anche i loro contenuti.

 

Questa informazione supplementare associata ad ogni oggetto digitale è costituita da cosiddetti "meta-dati", invisibili all'utente semplicemente perché non visualizzati, che ne specificano il contesto "semantico".

 

Un metadato - dal greco "meta", oltre, e dal latino "datum", informazione - significa alla lettera "dato su un altro dato" o, più correttamente, "informazione su un insieme di dati": in una pagina web, ma anche in ogni documento word o creato con qualsiasi altra applicazione informatica, esiste già oggi una rudimentale descrizione supplementare generata automaticamente, come nome del file, nome dell'autore, indirizzo di immagazzinaggio, grandezza, spazio occupato su disco, data di creazione, data dell'ultima modifica, data dell'ultimo accesso, modalità di accesso come ad esempio eventuale limitazione a sola lettura e così via.

 

Il nuovo Web viene denominato "semantico" appunto perché più rivolto al senso o significato dei contenuti del documento pubblicato - dal greco "significare", da cui "semantica" o studio del significato, quella parte della linguistica che analizza il o i significati delle parole ed i mutamenti del "senso" delle parole (semantica cosiddetta "lessicale") e delle frasi (semantica cosiddetta "frasale").

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il futuro del Web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In pratica questo nuovo formato renderà molto più precisa, efficiente ed evoluta la ricerca e l'individuazione del documento sul Web, grazie a parole chiave in esso racchiuse, faciliterà la costruzione di reti di relazioni tra documenti, permetterà una loro connessione più sofisticata dell'attuale link ipertestualene, faciliterà notevolmente l'interpretazione di contenuti del documento e, se possibile e necessaria, anche una eventuale elaborazione automatica dei suoi dati.

 

Anche se proprio per quanto riguarda l'elaborazione automatica dei dati di un documento ci sarà da aspettare: neppure nuovi linguaggi o standard come l'XML o eXtensible Markup Language, creato dal fisico inglese Tim Berners-Lee, "padre" del Web, per rendere più facili i documenti, supportare meglio un maggior numero di applicazioni e creare più comprensibilità sul Web, riescono a definire un unico meccanismo universalmente condivisibile per mettere in relazione più documenti sullo stesso tema.

 

L'evoluzione ideale del Web sarebbe comunque il passaggio altamente qualitativo dal cosiddetto tipo di documento machine-representable, cioè visualizzabile da una macchina, al cosiddetto machine-understandable, cioè comprensibile da una macchina: questo comporterebbe davvero una rivoluzione - medesimi documenti cioè leggibili ed interpretabili sia da un essere umano che da un cosiddetto "agente" automatico, il quale potrebbe quindi ricercare, selezionare, acquisire, visionare, analizzare, sintetizzare e commentare un documento su semplice richiesta dell'utente.

 

Inutile dire che tutto questo fantastico sviluppo non avviene per caso: il nuovo Web semantico aprirà ai produttori di software e di contenuti un genuinamente nuovo ed estremamente lucrativo mercato.

 

Naturalmente in questa visione ottimistica, quasi euforica, del mercato acquistano una crescente importanza i nuovi volti dei cosiddetti "calcolatori" o computer: dal PC o personal computer fisso in ufficio, siamo passati al lap top o computer portatile, poi al "palmare" o computer così miniaturizzato da poter essere tenuto con una mano, e ancora allo smartphone o telefonino combinato con un computer miniaturizzato - tutti questi nuovi apparecchi vanno a combinarsi eccellentemente con il "nuovo" Web ed a rafforzarne notevolmente il valore come prodotto - non solo un Web più evoluto quindi, ma davvero alla lettera "ovunque".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gli internet browser – I "visualizzatori" o "navigatori" di Internet

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa sono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un web browser o "navigatore" è un programma informatico con cui l'utente può richiedere ad un server collegato ad Internet di mostrare un documento sul proprio schermo e di spostarsi al suo interno, limitatamente alle possibilità offerte dal documento stesso: il primo web browser viene creato nel 1990.

 

L'utente può quindi "visualizzare" testi, immagini ed altre informazioni o semplici dati di una pagina in un sito web, pubblicata e divulgata cioè o su una "rete locale" di computer, interna e riservata ad un gruppo di lavoro, o sulla rete pubblica mondiale.

 

Oltre a visualizzare, l'utente può "interagire" con gli elementi di una pagina web,  cioè impartire comandi al sito che sta visitando e ricevere reazioni o istruzioni, normalmente "cliccando" su tutto ciò che, al passaggio del mouse, trasformi la freccia del cursore in una manina o altro simbolo intuitivo di "interattività", comunicazione verso o da.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Come funzionano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il browser è dunque in grado di interpretare "codici" o scritture informatiche codicizzate, e visualizzarli in forma di "ipertesto", la cui lettura è associativa e libera invece di forzatamente lineare: un po' come la differenza tra il consultare  il fascicolo di una pratica, avanti e dietro tra una serie di documenti correlati, in ciascuno dei quali si fa riferimento agli altri con e precisazioni più dettagliate ed approfondimenti specialistici, ed invece leggere un romanzo, dal primo capitolo all'ultimo.

 

Nel primo caso si raccoglie informazione arbitrariamente per poi ricomporla a seconda del proprio interesse e del fine, una specie di "lego" della conoscenza, nel secondo non è solo il contenuto ma anche proprio la sequenzialità, cioè l'ordine ed il modo di susseguirsi dei vari blocchi di informazione o capitoli del libro, così come espressamente voluta dall'autore, a rendere rilevante, interpretabile e godibile l'opera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quali sono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra i più usati visualizzatori di Internet:

 

 

 

 

- Internet Explorer della Microsoft, www.microsoft.com/italy, quasi il 55% del

mercato mondiale ed oltre il 66% di quello europeo;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Firefox della Mozilla, www.mozilla-europe.org, rispettivamente oltre il 37% nel

mondo ed il 28% in Europa;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Flock sviluppato da Firefox, www.flock.com, adatto soprattutto per i codiddetti

blog;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Safari per i computer della Apple, www.apple.com/it, sembra, il terzo preferito

al mondo, anzi autodefinitosi il migliore browser del mondo, con prestazioni di velocità due volte superiori a quelle di Internet Explorer;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Opera Browser della Opera Software, quasi www.opera.com, 1,5% sul mercato

mondiale e 3,5% su quello europeo;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Netscape Navigator della Netscape Communications, solo lo 0,5% in Europa,

uscito sconfitto dalla cosiddetta "guerra" dei browser contro la Microsoft, smette di esistere il 1 febbraio 2008 - uno dei primi browser con interfaccia grafico ad uscire anche dalla storia del World Wide Web!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Perché diciamo di "navigare" su Internet e nel Web?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I browser rendono quindi possibile per l'utente di trasferirsi nel Web, un "navigare" questo i cui primi riferimenti già esistono da oltre duemila anni e cui, in tempi moderni, fa rinnovato richiamo la nuova scienza sociale della "cibernetica", dal greco kybernetike da kυβερνήτης, pilota di una nave, nocchiero, timoniere, manovratore, gestore o "govern"atore (il kybern- greco si trasforma infatti nel latino gubern-).

 

La scienza del controllo di sistemi complessi, vivi o non-vivi, è all'origine una scienza sociale, lo studio di come una ristretta élite, con caratteristiche ed interessi comuni, nella cultura come nella politica, riesca a "manovrare", mettere in movimento o "manipolare" la massa, un gran numero di persone o una intera popolazione.

 

Il termine "cibernetica" viene infatti già usato dal filosofo greco Platone nel IV secolo aC nella sua ultima opera Νόμοι , "Leggi", pubblicata postuma, poi, tra gli altri, dal fisico francese André-Marie Ampère nel 1834 nel suo tardo "Saggio di filosofia della scienza", Essai sur la philosophie des sciènces, ma viene ugualmente considerato come "coniato" a fine anni 1940 dal matematico statunitense Norbert Wiener - "Made in USA" imperat...

 

 

Rappresentazione di una nave greca arcaica databile alla metà del VI secolo aC: a poppa (a sinistra, seduto) il governatore o pilota della nave.

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La cibernetica si dedica più ampiamente allo studio dei fenomeni di autoregolazione nei sistemi, i cosiddetti controlli "automatici" e "adattativi", introduce l'importantissimo concetto di feed-back, "segnale di ritorno", e viene anche chiamata la scienza dei  "servomotori": un piccolo motore è capace di mettere in movimento il volano di un grosso macchinario, il motorino di avviamento mette in funzione un motore vero e proprio, il servo-sterzo ad una minima rotazione del volante ne moltiplica l'effetto alle ruote dell'auto, e così via.

 

In italiano viene oggi usato il prefisso "ciber" in termini come "ciber-spazio", corrispondente all'inglese cyberspace - le cui radici sono nella fantascienza di realtà virtuali la cui dimensione immateriale sarebbe popolata da "entità" nei sistemi informatici - sempre più spesso con riferimento generico all'intero "mondo immateriale" di Internet.

 

 

Una foto storica con Norbert Wiener (a sinistra), "padre" della moderna cibernetica, e Vannevar Bush (al centro, con lo sguardo verso il fotografo), "profeta" della moderna informatica e telematica, qui insieme al  Presidente americano Lyndon Baines Johnson (a destra), succeduto nel 1963 all'assassinato John Fitzgerald Kennedy, Sr..

 

 

 

 

 

 

 

 

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